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La prospettiva teorico-metodologica della sociologia clinica: Elementi per un dibattito critico sul contributo teorico-metodologico di Vincent de Gaulejac*

La prospettiva teorico-metodologica della sociologia clinica: Elementi per un dibattito critico sul contributo teorico-metodologico di Vincent de Gaulejac*

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La prospettiva teorico-metodologica della sociologia clinica: Elementi per un dibattito critico sul contributo teorico-metodologico di Vincent de Gaulejac*

Lunghezza:
45 pagine
31 minuti
Pubblicato:
19 dic 2021
ISBN:
9788832762402
Formato:
Libro

Descrizione

Nel presente contributo si cerca di esplorare criticamente la proposta teorico-metodologica della cosiddetta ‘sociologia clinica’ così come si è sviluppata, a partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, in Francia. Di detto ambito disciplinare, prendiamo in considerazione il lavoro di Vincent de Gaulejac, recentemente tradotto in spagnolo e indicato tra i più significativi.
A partire dal fruttuoso rapporto tra psicoanalisi e sociologia, de Gaulejac si affida all’approccio biografico per comprendere le pratiche sociali stabilendo una connessione tra la storia familiare e le traiettorie sociali. L’ipotesi centrale alla base della sua proposta metodologica è il pensare l’individuo come il prodotto di una storia della quale lo stesso cerca di diventarne il soggetto.
Nella prima parte ci approssimiamo al modo in cui de Gaulejac osserva il legame tra individuo e società evidenziando al contempo gli aspetti più complessi dei suoi contributi, come l’idea della nevrosi di classe. Nella seconda parte, invece, proponiamo una riflessione sul ‘nodo’ problematico costituito dall’articolazione tra diverse categorie: esperienza, storia sociale e storia di vita.
Considerata la rilevanza crescente delle storie di vita, siamo convinti che la prospettiva della sociologia clinica può contribuire significativamente al dibattito in corso nell’ambito delle scienze sociali.
Pubblicato:
19 dic 2021
ISBN:
9788832762402
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

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Presentazione

di Gianluca Piscitelli

L’incipit non può difettare di chiarezza, per rispetto del lettore e, ovviamente, per quanto ci è possibile: il volume che ha tra le sue mani, o aperto sullo schermo del proprio electronic device, non tratterà della sociologia clinica tout court. Infatti, una riflessione estesa - e il più possibile comprensiva - sulla rilevanza della conoscenza sociologica per il benessere (e la salute!) delle persone e delle comunità dovrebbe, a nostro parere, tenere conto dell’intenzionalità e delle intuizioni di tanti pregevoli studiosi, per lo più sconosciuti ancora oggi ai più. Il riferimento va a quei ‘medici-sociologi’ e a quei ‘sociologi della medicina’ (e del mondo sanitario) che – per citarne alcuni – dal medico spagnolo Federico Rubio y Galì¹ il quale, in un articolo del 1899, intese argomentare la possibilità di una clinica sociale, allo statunitense Milton C. Winternitz² (medico e decano della tuttora prestigiosa Yale School of Medicine, convinto che la medicina dovesse essere considerata una scienza sociale), strenuo sostenitore dell’istituzione di un Dipartimento di Sociologia Clinica presso la scuola di medicina che dirigeva e che, purtroppo, mai vide la luce; passando per il medical sociologist israelo-americano Aaron Antonovsky con il suo concetto di salutogenesi e il relativo modello salutogenico di salute e malattia, studioso al quale la comunità scientifica e noi tutti dobbiamo ancora tanto per i suoi insuperati studi sullo stress e il modo in cui creativamente ci adattiamo al mondo³; citando, magari, anche chi ha insistito sulla necessità di coniugare sociologia applicata e pratica medica⁴, o chi come Achille Ardigò ha fatto luce sul valore euristico di quell’esperienza coscienziale che chiamiamo empatia⁵; fino ad arrivare alla vasta produzione scientifica e divulgativa di un Nicholas Christakis⁶, medico e sociologo greco-americano (docente alla Yale University, nel 2009 considerato dalla rivista Time tra le cento persone più influenti al mondo), hanno manifestato l’imprescindibilità della conoscenza sociologica per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone e della collettività nel suo complesso.

Eppure, al fine di fugare ogni ombra di dubbio che la sociologia clinica non possa essere meramente intesa come una particolare sociologia della salute o sanitaria (in effetti, non lo sarebbe proprio), dovremmo richiamare l’attenzione del lettore sul lavoro svolto dalla fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 del secolo scorso dai primi sociologi clinici come Louis Wirth, Harvey Zorbough e Leonard Cotrell che lavorarono in diversi contesti sanitari, svolgendo un’attivita di docenza dedicata al focus clinico e ‘formalizzando’ così la sociologia clinica. Molti, poi, sono stati gli accademici e professionisti nordamericani che a seguire si sono cimentati nello sviluppo di un approccio sociologico alla soluzione dei problemi umani e delle comunità⁷.

Oppure, dovremmo menzionare ancora

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