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La mente senza tempo: Là dove tutto accade - Come smascherare l’illusione e avere le risposte che cerchi
La mente senza tempo: Là dove tutto accade - Come smascherare l’illusione e avere le risposte che cerchi
La mente senza tempo: Là dove tutto accade - Come smascherare l’illusione e avere le risposte che cerchi
E-book137 pagine1 ora

La mente senza tempo: Là dove tutto accade - Come smascherare l’illusione e avere le risposte che cerchi

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Info su questo ebook

Cosa comporterebbe scoprire che la tua consapevolezza è la stessa consapevolezza di Dio?

Potrebbe cambiare in un sol colpo l’intera visione che hai del mondo e di te stesso.

È proprio quello che accade leggendo questo libro, nel quale l’autore ti prende per mano per condurti in un fantastico viaggio all’interno di te stesso e conoscere quella mente senza tempo dove l’intero mondo accade.

Un avvincente percorso alla ricerca del proprio vero Sé, con esercizi pratici che ti permetteranno di bypassare la mente razionale e fare direttamente esperienza della tua natura divina.

Un percorso di consapevolezza per realizzare in modo semplice e immediato di essere ben altro rispetto alla persona in cui ti sei identificato fino a ora, per ricongiungerti con l’immenso oceano di quiete interiore che ti appartiene da sempre per diritto divino.

Con questo libro scoprirai come:
  • Comprendere la vera natura della coscienza
  • Alzare il velo dell’illusione e guardare il mondo da “risvegliato”
  • Assaporare la quiete infinita che alberga da sempre al tuo interno
… e molto altro ancora.
 
LinguaItaliano
Data di uscita10 dic 2021
ISBN9788833802572
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    Anteprima del libro

    La mente senza tempo - Paolo Marrone

    1

    Dove eravamo rimasti?

    ♦♦♦

    Discepolo: Maestro, voglio conoscere la Verità.

    Maestro: Non posso donarti alcuna verità, perché l’unica verità è dentro di te. D: Ma Maestro, vuol dire che il mio tempo trascorso qui con lei è vano? M: Ti sei concentrato sulla prima parte della mia risposta.

    Il saggio sa che la più importante è la seconda.

    ♦♦♦

    Quel giorno avevo deciso di non far niente, ozio allo stato puro. Avevo pubblicato da circa due settimane il mio libro La Realtà Ultima, e desideravo solo godermi un po’ di riposo, felice di aver finalmente portato a termine il mio ultimo sforzo letterario.

    Fin dai primi giorni dopo la pubblicazione avevo iniziato a ricevere diversi messaggi da parte di persone che mi facevano le più disparate domande sui temi trattati nel libro. Amo leggere le opinioni dei miei lettori e sono davvero felice di poter rispondere ai loro dubbi, anche e soprattutto perché sono perfettamente cosciente del fatto che il mio sforzo di trovare una risposta il più possibile chiara e comprensibile mi costringe spesso a rivedere alcuni concetti da un punto di vista totalmente diverso, che a volte mi porta a formulare nuove idee che vanno ad arricchire le conclusioni a cui ero giunto. Grazie a questo lavoro indotto di revisione sono più che convinto che le domande rappresentino per me un prezioso e insostituibile strumento di crescita.

    Dimenticavo però che il mio ego era sempre in agguato, pronto a sfruttare qualsiasi occasione si fosse presentata per ribadire il suo pieno controllo sulla mia esistenza, e quel giorno stavo per averne l’ennesima conferma. Avevo appena chiuso gli occhi, comodamente seduto nella mia poltrona preferita, e mi accingevo a svuotare la mia mente e a visualizzare immagini rilassanti, come spesso amo fare, quando all’improvviso un beep del mio telefonino mi avvisava di un nuovo messaggio ricevuto. In altre occasioni avrei ignorato la cosa e continuato la mia meditazione, ma quella volta, non so perché, aprii gli occhi e presi il telefonino posto sul tavolino accanto alla mia poltrona per vedere chi mi avesse scritto.

    Aprii il messaggio e, con mio immenso stupore, mi accorsi che quello ricevuto non era il solito messaggio di un lettore che mi scriveva per chiedere qualche delucidazione. Si trattava invece di un lettore abbastanza infuriato che mi scriveva per testimoniare il suo totale disappunto su quanto avevo scritto, adducendo come motivazione il fatto che secondo lui è del tutto inappropriato servirsi della fisica quantistica per arrivare a delle opinabili conclusioni riguardo all’illusorietà del mondo e che, sempre secondo la sua opinione, la scienza è una cosa seria che può essere affrontata solo da veri scienziati, gli unici ad avere titolo a parlare di certi argomenti. Il tutto condito da improperi vari e attacchi al mio lavoro e alla mia persona che oserei definire, con un eufemismo, alquanto coloriti.

    Ero esterrefatto. La calma e la tranquillità percepite solo fino a pochi istanti prima erano diventate un lontano e vago ricordo. Fui assalito da un immenso disappunto che riempiva la mia mente con pensieri negativi di ogni tipo che mi facevano pensare a quanta strada c’è ancora da fare per raggiungere un livello di consapevolezza adeguato e a quante persone fossero ancora lontane dal comprendere la vera natura del mondo. Ma sopra ogni cosa si faceva strada un’irrefrenabile voglia di rispondere a tono a quel signore per spiegargli che non ero per nulla d’accordo con il suo assolutismo e il suo dogmatico punto di vista, e forte era il desiderio di dirgli che era alta la probabilità che non avesse capito nulla del mio lavoro. Per fortuna non risposi mai a quel messaggio e, come unica controffensiva, mi limitai a eliminare il mio interlocutore dai miei contatti su Facebook.

    Chiusi di nuovo gli occhi e mi riaccomodai sulla poltrona, nella speranza di trovare un po’ di calma e riacquisire la padronanza di me stesso.

    Dopo pochi minuti caddi in un sonno profondo e mi ritrovai all’interno di un sogno stranissimo: stavo davanti al mio computer mentre scrivevo una mail piena di critiche indirizzata all’autore di un libro che non avevo per nulla apprezzato. La cosa strana era che il destinatario di quella missiva ero io stesso e, nonostante all’interno del sogno fossi cosciente di scrivere una lettera di critiche nei miei confronti, la cosa mi appariva del tutto normale e plausibile. È caratteristica comune a molti sogni il fatto di vivere delle esperienze del tutto inusuali, tanto stravaganti quanto inverosimili, ma di considerarle all’interno del sogno come se fossero del tutto normali. Ci si accorge della loro stranezza solo dopo il risveglio, quando si torna cioè a un livello di consapevolezza diverso rispetto a quello che aveva generato il sogno.

    Mi risvegliai di soprassalto con le immagini di quel sogno ancora ben vive nella mia mente. Iniziai allora a chiedermi il perché di quella brevissima esperienza onirica, e a fare ipotesi su quale fosse il suo significato nascosto. Non mi ci volle molto per comprendere che avevo appena ricevuto un messaggio forte e chiaro dal mio Vero Sé, che desiderava informarmi riguardo al reale significato di quello spiacevole episodio accaduto pochi minuti prima che mi addormentassi. Era evidente il fatto che quel sogno aveva lo scopo di farmi comprendere che l’autore di quel messaggio di critiche ero comunque io, perché come spesso affermo non c’è nulla e nessuno là fuori, se non mere proiezioni delle nostre più intime credenze. Doveva fin da subito essermi chiaro il fatto che quelle critiche rappresentavano solo l’espressione dei miei dubbi e delle mie incertezze riguardo all’illusorietà del mondo, concetto di sicuro compreso a livello intellettuale, ma ancora non perfettamente assimilato a un livello più profondo.

    Ero stato messo di fronte a un’ennesima prova da superare, con lo scopo di farmi comprendere l’assoluta inutilità del solo sapere, sterile cibo per la mente di superficie. Un sapere che risulta assolutamente inutile e fine a se stesso senza che venga applicato attraverso un corrispondente cambio di paradigma interno, affinché si attui una vera e propria rivoluzione delle proprie abitudini mentali, al fine di indurre un drastico cambio nel modo di rapportarsi al mondo. A tal proposito mi vengono in mente le parole che Shakespeare scrisse ne Il Mercante di Venezia:

    «Se il fare fosse facile come sapere ciò che era bene fare, le cappelle sarebbero chiese e le case dei pover’uomini palazzi di prìncipi».

    Ebbene sì, se riuscissimo ad applicare tutto ciò che apprendiamo riguardo a cosa è bene fare, la nostra vita cambierebbe in un istante.

    Ci hanno spiegato che tutto il mondo è dentro di noi, e in quanto creatori della realtà siamo gli unici responsabili di tutto ciò che accade. Lo abbiamo letto e lo abbiamo anche creduto, ma oltre che sfoggiare queste conoscenze in qualche post su Facebook o nelle chiacchierate serali con gli amici in pizzeria, non ne facciamo poi un grande uso. Questo concetto è ancora alieno alla nostra consapevolezza, e non perdiamo occasione per lamentarci e ingaggiare assurde lotte contro il nemico di turno, nell’assurda convinzione di aver subìto qualche imperdonabile torto. Questo comportamento è il risultato dell’incessante mormorio di quella vocina di fondo che alberga costantemente nella nostra mente e ci incita a considerare il mondo come qualcosa di esterno e di ostile, e non perde occasione per prendere il controllo dei nostri pensieri e portarci a godere del lamento, dell’autocommiserazione e del giudizio, fino a indurci a pensare che è giusto che sia così, in fondo sono gli altri a comportarsi male, noi cosa c’entriamo...

    L’idea di un mondo esterno e separato da noi è dura da estirpare. È un concetto che abbiamo appreso fin da bambini ascoltando le rimostranze e le lamentele altrui, e col tempo lo abbiamo fatto nostro, credendo in esso in modo assoluto e incondizionato, arrivando addirittura a difendere con forza le ragioni di questa credenza indotta, contro chiunque avesse l’ardire di metterne in discussione la veridicità.

    La mia reazione di rabbia in risposta a quelle critiche era la naturale conseguenza dell’aver permesso al mio ego di frapporsi tra me e la mia consapevolezza, rendendomi cieco rispetto alla verità, l’unica verità plausibile riguardo al vero significato celato in quel messaggio di critiche. Era chiaro che dovevo ancora lavorare sulle mie credenze inconsce, per portare alla luce e smascherare le mie resistenze più profonde riguardo alle conclusioni a cui ero giunto nel mio lavoro di ricerca. Era stato il mio Vero Sé a farmi pervenire quel messaggio di critiche, facendolo recapitare per tramite di un ignaro lettore, al fine di mettere davanti ai miei occhi l’evidente necessità di un ulteriore lavoro di ricerca e approfondimento, sulla strada che porta alla scoperta della nostra più intima natura.

    La mia rabbia iniziale riguardo a quel messaggio di critiche, e l’evidente incapacità da parte mia di cogliere con immediatezza il suo reale significato, avevano reso necessario quel sogno, affinché potessi aprire finalmente gli occhi sulla Realtà, quella con la R maiuscola. Sfida che ho compreso e subito accettato, convinto del fatto che sia prerogativa di qualsiasi ricercatore l’essere pronto a riprendere il proprio cammino per approfondire e rimettere anche in dubbio, se necessario, ciò che credeva di aver pienamente assimilato. Ecco che allora questo libro rappresenta il naturale proseguimento di un percorso già iniziato, con lo scopo di rispondere ai numerosi dubbi sollevati dal precedente libro.

    Dove eravamo rimasti, dunque? Il viaggio descritto ne La Realtà Ultima partiva dalla descrizione di un mondo esterno, prendendo in considerazione quello che la scienza ufficiale, attraverso la fisica quantistica, ha

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