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L’ODISSEA come la vede GASTONE
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E-book153 pagine2 ore

L’ODISSEA come la vede GASTONE

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Info su questo ebook

Il libro accompagna il lettore alla riscoperta dell’Odissea, immergendolo nei viaggi per mare compiuti dall’eroe Ulisse, scandendo le sue affascinanti avventure con proverbi calzanti e riflessioni suggestive. Il guerriero e gli altri personaggi sono presentati nelle loro caratteristiche umane, nelle pulsioni che a volte governano il loro agire e nei pensieri che tormentano le loro anime. Quando giunge a Scheria presso il popolo dei Feaci e il palazzo del re Alcinoo, l’astuto Ulisse tenta di ingraziarsi il sovrano dopo aver indotto all’amore la sua giovane, tenera e inesperta figlia: Nausicaa. L’eroe, reduce dalla guerra di Troia e poi da numerosi eventi nefasti, ha bisogno di sostare su una terra tranquilla; ogni volta in cui ha cercato di fare ritorno a Itaca e riabbracciare la sua famiglia, il fato o forse le sue stesse scelte lo hanno condotto altrove. Ha conosciuto o combattuto i Ciconi, i Lotofagi, Polifemo, la maga Circe, le sirene, i ‘mostri’ Scilla e Cariddi, la Dea Calipso, mentre sua moglie Penelope e suo figlio Telemaco finiscono col dover affrontare l’invasiva e indecorosa presenza dei Proci nel loro palazzo. Come il ragazzo diventa uomo – anche grazie all’allenamento con Filottete – e riesce a cacciare gli ospiti sgraditi, così anche suo padre Ulisse attraversa una mutazione suggerita dalla navigazione solitaria verso isole sconosciute, dalla nostalgia per i compagni perduti e per la sua Itaca, spesso offuscata dal desiderio di vivere nuove sfide e fare nuovi incontri.
LinguaItaliano
Data di uscita30 set 2021
ISBN9788830649859
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    L’ODISSEA come la vede GASTONE - Gastone Gastone

    cover01.jpg

    L’ODISSEA

    come la vede

    GASTONE

    © 2021 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma

    www.gruppoalbatros.com - info@gruppoalbatros.com

    ISBN 978-88-306-4216-4

    I edizione agosto 2021

    Finito di stampare nel mese di agosto 2021

    presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

    Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa

    L’ODISSEA

    come la vede

    GASTONE

    Diventerà immortale colui al quale l’aedo canterà

    la sua storia, che verrà scritta per i posteri.

    Nuove Voci

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile:

    Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere.

    Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    PREAMBOLO

    Io, ignorante, vedo a modo mio.

    La guerra di Troia è avvenuta nel 1300-1200 a. C. L’Odissea è stata scritta da Omero che è vissuto nel 700 a. C. Altri hanno scritto di questa avventura. Le date sono approssimative. Le storie si sono mischiate fino a creare l’Odissea, capolavoro a mio avviso difficilmente raggiungibile. Ma il più accreditato, con il massimo rispetto per altri meno conosciuti, o addirittura rimasti sconosciuti, è proprio lui: Omero. Il rispetto per Omero è dovuto, si tratta di un poeta sublime ineguagliabile, che mostra altrettanto rispetto verso gli eroi i quali, anche loro, erano esseri umani dotati di quei pregi e difetti che ci rendono unici. I troppo perfetti sono quelli che hanno più difetti degli altri. Il troppo stroppia.

    Comunque sia, tutti hanno iniziato a scrivere questa storia circa seicento anni dopo che era avvenuta. Veniva raccontata dai cantastorie, che si tramandavano il racconto di bocca in bocca, imparandolo a memoria. È possibile che, nel tempo, alcune modifiche siano avvenute anche per abbellire la storia e rendere il protagonista ancora più accattivante. Ed eccessivamente perfetto per chi, incuriosito, si metteva a leggere oppure ascoltare la vicenda.

    Il personaggio principale del racconto è Odisseo, ovvero Ulisse, Odisseo in lingua greca antica significa odioso – essere odiato. Questo forse per il ceto sociale di appartenenza, o perché era furbo e intelligente. La sua superiorità creava invidia e odio per chi non riusciva a stare al pari suo. Figlio di Laerte, re di Itaca, e Anticlea, sua madre, questo grande personaggio ha offuscato tutti gli altri con le sue mirabolanti imprese e segnato la fine misteriosa di altri eroi meritevoli di attenzione.

    Molti poeti hanno ripreso e raccontato a loro modo l’Odissea, interpretandola, anche in base all’epoca in cui sono vissuti.

    Gente letterata, questa, che ha esaltato con le proprie doti poetiche questa meravigliosa avventura, che dopo più di tremila anni ancora ci appassiona. Anche Dante Alighieri si è occupato dell’Odissea, con una vena poetica eccezionale, di tutto rispetto, dando un taglio molto personale a tutta la vicenda.

    Questo per dire che, fino a ora, solo letterati e studiosi hanno spiegato questa storia.

    È giunto quindi il momento di analizzare la cosa da un punto di vista diverso, senza essere contaminati da titoli di studio che portano a vedere le cose in base a un percorso che allontana dalla semplicità.

    Nelle cose semplici, arriviamo molto più vicini alla verità, piuttosto che complicarla per dimostrare di essere acculturati.

    La verità sta nella semplicità.

    Noi tutti ragioniamo con la testa, ma anche la pancia riesce a modificare il nostro pensiero.

    Prima di tutto, vi spiego come ho capito certe cose pensando ai vecchi, ai miei nonni e altri conoscenti.

    Non potendo parlare liberamente davanti a noi, piccoli all’epoca, trovavano modi di dire che loro, i grandi, capivano, mentre noi eravamo esclusi per rispetto o per loro furbizia.

    Queste cose le ho imparate in seguito. Vi riporto, ad esempio, alcuni modi di parlare. Per dire che uno faceva il vanitoso, altra parola è ampolloso; di uno che conquista le ragazze dicevano: fa il galletto cioè uno che con atteggiamenti tracotanti attira sopra di sé l’attenzione di tutti; oppure: fa il cascamorto, se si comportava in maniera sdolcinata per sedurre. Per le femmine si usava dire: fare il filo alludendo al cucito per esprimere la tendenza ad accudire la famiglia con pochi grilli nella testa. Ancora: fare la civetta – la civetta è l’uccello da richiamo preferito da tutti i cacciatori. Fare la cresta, per riferirsi a piccoli ammanchi sul resto che ti dovevano per una spesa fatta per tuo conto.

    Di una donna facile dicevano: ha l’elastico molle. S’intendeva che le mutande le cadevano sovente.

    Di coscia lente si usava per dire che apriva le gambe con troppa facilità. Dicevano: finocchio, che era un appellativo volgare per i gay (che poi, a guardare bene, quel tipo di verdura è molto simile al lato B delle persone).

    Quando volevano passare sopra una cosa dicevano: chiudere un occhio nel senso di far finta di non vedere.

    La vecchia saggezza popolare mi ha fatto capire che dietro alcuni modi di dire si nascondevano delle verità che non potevano essere espresse apertamente.

    La gran parte dei detti che andrete a leggere non sono di mia invenzione ma si tratta di detti antichi uditi oppure letti da altre fonti.

    Ho capito così che Omero e altri successori hanno avuto una visione diversa da quella che ho avuto io sulla storia di Ulisse, anche per i tempi diversi in cui hanno vissuto.

    Anche se questo può sembrare poco attinente al racconto, è un modo per far capire che non sempre possiamo dire apertamente quello che pensiamo, anzi quasi mai lo facciamo.

    In primis le donne, che da tempi remoti sono costrette a mascherare i loro desideri.

    Mentre per gli uomini è sempre stato un vanto essere donnaioli, per le donne avere più di una relazione amorosa è sempre stata una nota di demerito, fino a essere state oltraggiate da maldicenze deprecabili. Pur essendo uguali ai maschi e con gli stessi desideri, non hanno mai potuto esprimerlo apertamente, confondendo gli stessi agli occhi di tutti per non apparire delle poco di buono, dovevano regolarsi nel parlare e negli atteggiamenti.

    Fino a cento anni fa, anche mostrare una caviglia era peccaminoso.

    Costrette anche a fingere di svenire quando le situazioni diventavano compromettenti.

    Però, con sguardi e movimenti, sono sempre riuscite a far capire le proprie intenzioni, i movimenti del corpo non sono da sottovalutare, riescono a far intuire molto bene le volontà e i pensieri delle persone.

    Hanno affinato talmente bene la loro astuzia fino a diventare superiori all’uomo, sicuramente nel prossimo futuro saranno le protagoniste indiscusse della vita quotidiana.

    CAPITOLO 1

    L’INCONTRO CON NAUSICAA

    Il racconto di Ulisse cominciò quando Alcinoo, re dei Feaci, dietro consiglio di sua moglie Arete, fece una festa dedicata a Ulisse che, dopo un naufragio, era approdato sulla spiaggia della loro isola.

    Presente al banchetto c’era l’aedo, che era un cantore di professione. Veniva chiamato alle feste per allietare i commensali con storie e canzoni.

    Si pensava che, addirittura, venisse ispirato dalle divinità di moda all’epoca. Anche le divinità, nel tempo, hanno subito molte variazioni. L’aedo quando cantava o raccontava, si accompagnava con la cetra, quindi i racconti erano anche musicali.

    Di solito i cantori erano ciechi.

    Anche in questo caso c’è un detto: i ciechi cantano meglio, forse perché il fatto di non vedere li rende più attenti ai suoni musicali.

    Addirittura, alcuni cacciatori accecano i propri richiami per migliorare le loro prestazioni. Sicuramente sono pratiche non condivisibili però, fino a poco tempo indietro, molto comuni fra tutti i cacciatori. Tenere uccelli in gabbia come decorazione o per sentirli cantare era uso comune non solo ai cacciatori.

    Un mio conoscente chiamava il suo tordo da richiamo, che peraltro era molto canterino, Bocelli, in onore del grande musicista.

    Prego l’artista di non volermene in quanto sono un suo estimatore.

    L’aedo Demodoco era anche lui cieco,

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