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Sesso e decesso
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E-book201 pagine2 ore

Sesso e decesso

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Info su questo ebook

Tre racconti uniti dal filo rosso della passione e della morte. Un mafioso ha l’ardire di innamorarsi della moglie di un capoclan, violando gravemente il codice d’onore, e per sfuggire alla vendetta dell’intera cosca chiede aiuto all’Agenzia XXI Mistero. Una badante ucraina si rivolge ai nostri, convocandoli addirittura in un cimitero; ma quella che sembrava l’imbeccata di un traffico illecito forse importante, prende una piega inaspettata. Infine, un cameriere viene rinvenuto cadavere nell’albergo in cui lavora; i sospetti convergono da subito su una delle attrici di una compagnia di sole donne, ospiti dello stesso albergo, in procinto di mettere in scena un originalissimo Amleto tutto al femminile.
Inseguendo il fil rouge da Trapani a Milano e poi a Pantelleria, con alcune irruzioni nella Storia, momenti umoristici si alternano a momenti drammatici, tra la religiosa preparazione di un cùscusu e una sparatoria.
LinguaItaliano
Data di uscita6 feb 2015
ISBN9788868990954
Sesso e decesso
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Autore

Rocco Pollina

Rocco Pollina è musicista e insegnante. Con Coppola Editore ha pubblicato i romanzi Il XXI Mistero (2008), Madre Mediterranea (2009) e Le teste di Cozzo (2011), ora riediti in versione ebook da VandA.ePublishing (2014). Sempre per Coppola Editore, ha curato con Umberto Leone il libro-cd dedicato al cantastorie Pino Veneziano Di questa terra facciamone un giardino (2009). Con il gruppo etno-rock Mondorchestra ha pubblicato il cd La mafia non esiste (2007) e si esibisce dal vivo con le sue canzoni in siciliano.

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    Anteprima del libro

    Sesso e decesso - Rocco Pollina

    Nota dell’autore

    Non c’è un modo giusto per morire.

    Se muori all’improvviso tutti diranno: «Che disgrazia! Stava così bene. Se n’è andato via in modo così inaspettato!». Se muori dopo una lunga agonia il commento più ricorrente sarà: «Non se lo meritava. Come ha sofferto!». Se muori giovane è troppo presto. Se muori vecchio è troppo tardi, perché nel frattempo hai rotto le palle con i tuoi bisogni e la tua inabilità.

    No. La morte non è mai giusta. Neanche per chi viene giustiziato: la pena capitale trasforma un assassino in una vittima.

    La morte è solo un effetto collaterale della vita. Anche se qualcuno ci fornisce le istruzioni per l’uso del vivere bene e le seguiamo con attenzione, sappiamo con certezza che smetteremo di respirare e il nostro cuore si fermerà, prima o poi. Se vivi, muori. Non se ne può proprio fare a meno.

    Tuttavia la specie umana si è sbizzarrita in diverse variazioni sul tema. Ci sono persone che scelgono di porre fine alla propria vita e persone che pongono fine alla vita degli altri. Ci sono persone che vivono come se la morte non esistesse e persone che pensano solo all’Aldilà. C’è chi protegge la vita nel grembo materno a tutti i costi e poi vorrebbe la pena di morte per i criminali. C’è chi uccide e poi prega i santi per farla franca. C’è persino chi crede di diventare santo uccidendo. Sì. L’umanità è davvero varia, e in questo campo è particolarmente creativa!

    Non puoi dire di conoscere veramente la vita se non hai mai visto morire qualcuno. Assistere alla fine di una vita è l’esperienza più tragica che possa capitare. Si può rimanere sopraffatti da questa esperienza oppure superarla e trarne insegnamento. Chi ha vissuto la catastrofe di una guerra, chi è stato testimone di stragi, chi, più semplicemente, ha ascoltato il rantolo finale di una persona cara, possiede un senso della vita molto diverso da chi è abituato a guardare ammazzatine in televisione mentre mangia o sta in panciolle sul divano.

    Immagino che a questo punto vogliate che vi parli anche di sesso. Visto il titolo di questo libro, l’aspettativa è comprensibile. Vorrei tradirla, ma non posso fare a meno di suggerirvi un percorso di discussione anche su questo argomento. Fate uno sforzo e cercate di applicare al sesso quanto ho detto della morte! Pensateci voi, che io sono già troppo stanco e sono ancora all’introduzione di questo libro. Non ci riuscite? Allora vi do una mano!

    Il sesso è solo un effetto collaterale della vita. Anche se qualcuno ci fornisce le indicazioni d’uso e le seguiamo con attenzione, sappiamo con certezza che il sesso ci farà sballare prima o poi. Anche qui la specie umana si è sbizzarrita in diverse variazioni sul tema. Ci sono persone che scopano e persone che sono scopate. Ci sono persone che vivono come se il sesso non esistesse e persone che pensano solo al sesso. C’è chi pretende la fedeltà sessuale del partner a tutti i costi e poi fotte a destra e a manca. C’è chi scopa con sensi di colpa e poi prega i santi per ottenere il perdono dei peccati. C’è persino chi crede di diventare santo facendo l’amore. Sì. L’umanità è davvero varia, e in questo campo è particolarmente creativa!

    Non puoi dire di conoscere veramente la vita se non ti sei fatto una straordinaria scopata. Fare bene l’amore è una delle esperienze più sublimi che possano capitare. Chi ha vissuto il sesso con amore e chi, più semplicemente, ha saputo provare e donare piacere, possiede un senso della vita molto diverso da chi è abituato a guardare film porno sul divano.

    Liberi di non condividere quanto ho detto fin qui, vi invito a leggere questo libro e a liberarvene subito dopo se non vi è piaciuto. Non prima. Mi raccomando. Non prima.

    Parte prima

    La falce e il martello

    E quanti erano nati terribili figli d’Urano e della Terra, tanti fatti erano segno, nascendo, del padre loro all’odio: ché, come nascevano, tutti li nascondeva giù nei baratri bui della Terra, non li lasciava a luce venire.

    E dell’opera trista, godeva Urano, e Terra gemeva, l’immane, che troppo era gravata; e un’arte pensò di malevola frode.

    Subito generò del cinerèo ferro l’essenza, una gran falce estrusse, poi disse ai suoi figli diletti, disse con animo audace, sebbene il suo cuore era triste:

    «Figli che a un padre senza pietà generai, se volete udirmi, or vendicare potremo gli affronti del padre vostro, che ai vostri danni rivolse per primo il pensiero.»

    Così disse; ma tutti coglieva terrore, né alcuno parlava.

    Il grande Crono fe’ cuore, l’accorto pensiero, ed alla sacra madre si volse con queste parole:

    «O madre, io ti prometto di compier l’impresa, ad effetto la recherò. Ché nulla del tristo mio padre m’importa, ché egli ai nostri danni rivolse per primo la mente.»

    Così rispose e molto la Terra, l’immane, fu lieta. Ed in agguato allora lo ascose, ed in mano gli pose quella dentata falce, l’inganno tramò tutto quanto.

    E venne Urano, il grande, recando la notte, e bramoso d’amor, tutto incombé su la terra, su lei tutto quanto si stese; ed ecco il figlio, la manca avventò dall’agguato, ad afferrarlo, impugnò con la destra la falce tremenda, lunga, dentata, e al padre d’un colpo recise le coglie, e dietro sé le gittò nel mare, ché via le portasse.

    Esiodo, Teogonia

    1

    (Introduzione da Miti siciliani, di Giuseppe Rallo, Edizioni Zanzibar, 2009)

    In principiu era un gran burdellu chi un sinni capìa nenti. Anzi, un c’era nenti chi l’omu po’ capìri o vìriri. Un sulu picchì un c’eranu òmini, ma picchì un c’era mancu la terra. Un c’era sutta e supra, avanti e narrè, prima e dopu. Comu si po’ capiri ’na cosa di chissi! La scienzia d’oggi dici chi sta situazioni era paraggia a chidda di li pirtusi niuri ca ci sunnu ’nta lu cielu. Soccu sunnu? Facitivillu spiegari di li scienziati! Ci voli la matimatica pi sta spiegazioni e iu di matimatica sugnu zubbu e gnuranti. Ma mi piaciunu li cunti di l’òmini e ci nnè unu c’accumincia propriu mmenzu a ddu burdellu.

    Veramenti, tutti li popolazioni di lu munnu cuntanu sta storia a la so’ manera. Li scienziati pigghianu pi fissa a cu ci cridi. La storia chi vi cuntu a mmia mi pari vera. Ci putissiru cridiri puru iddi si canciassiru lu nomu a li pirsunaggi.

    Allura, c’era ddu gran burdellu. Di ddocu niscìu fora la Terra. Cu ci fici fari? Chissa è n’autra storia. C’è cu dici chi fu cumannata e c’è cu dici di no. Arraggiunannu bona la facenna, tutti li cosi nasciunu, crisciunu e cancianu. Chissa è la liggi. Nasci, crisci e mori. Chissu u sapemu. Accussì la Terra nascìu e quannu nascìu fici nasciri lu Cielu. Picchì un c’è Cielu senza Terra. Lu Cielu c’è picchì accummogghia la Terra e quannu nascìu, iddu stava sempri appizzatu a so’ matri. Siccomu era masculu e idda era fimmina, accuminciarunu a figghiari e ficiru durici figghi. Sei masculi e sei fimmini. Ma lu Cielu era insaziabbili e la Terra suffria. Allura idda addumannau aiutu a li figghi. U cchiù picciottu, lu Tempu, arrispunniu a l’appellu di la matri e tagghiau li cugghiuna a so’ patri. Lu Cielu s’arritirau subbitu subbitu e fici arricialari la Terra. L’antichi la cuntanu accussì. Lu Tempu fici nasciri lu Spaziu.

    I Greci dicìanu chi lu nomi di lu burdellu era Chaos. La Terra era numinata Gea e a lu Cielu ci dicianu Uranu. Lu Tempu pi iddi era Crono, lu diu chi manciava i so’ figghi picchì si scantava di fari la fini di so’ patri. Quanta puisia c’è nta sta storia! Lu Tempu tagghia i cugghiuna a so’ patri e dopu si mancia i figghi!

    Qualchi grecu sparlitteru cunta chi, quannu Crono fici l’imprisa, si sirviu di ’na fauci chi poi jittau a mmari. Sta fauci addivintau Trapani, chi si chiama accussì pigghiannu lu nomu di l’antica Drepanum, chi veni a diri propriu fauci picchì avi ’na forma di fauci. Qualchi autru grecu, cchiù sparlitteru assai, cunta ’nveci chi Crono jittau a mmari li cugghiuna di so’ patri ’nsemmula cu la fauci. Li trapanisi un sannu si arricriarisi o affènnisi pi sta versioni di la storia.

    Il professor Rallo sollevò gli occhi dalla tastiera del computer su cui stava scrivendo perché aveva sentito scruscio di porta che si apriva. Dopo qualche secondo vide entrare nella stanza Nicola Sammartano, che si diresse subito verso di lui. Sembrava fuori dalla grazia di Dio come mai lo aveva visto. L’amico gli si sedette di fronte e cominciò a fissarlo. Visto che il professore taceva imbarazzato, non gli rimase che passare a una richiesta diretta.

    «Allora, spiegami meglio!», disse Sammartano alzandosi dalla sedia di scatto. Poi si mise a gironzolare nervosamente per lo studio in attesa che Peppe Rallo cominciasse a parlare.

    «Non c’è nulla da spiegare!», rispose l’amico. «Come ti dicevo al telefono, Tano Cammarata vuole parlare con te, ma ha chiesto che non si sappia in giro.»

    «E ti pare normale che un pericoloso latitante mafioso voglia parlare con uno come me, un ex tenente dei carabinieri che adesso se la spassa a fare l’investigatore privato?»

    «Non mi pare normale per niente, ma questo mi è stato detto e questo ti riferisco!»

    «Ricominciamo. Questa mattina sei andato al mercato del pesce. Come ti hanno contattato?»

    «Stavo comprando quattro saraghi alla bancarella di don Totò, quando ho sentito che qualcuno mi tirava la giacchetta da dietro. Mi sono voltato e ho visto un picciutteddu, curtu curtu e siccu siccu, con i capelli neri e ricci. Aveva una faccia simpatica ma un po’ imbronciata. Non sembrava uno di quelli che chiedono l’elemosina e non aveva nulla da vendere. Mi ha fatto segno con la mano di abbassarmi alla sua altezza e io mi sono avvicinato incuriosito. Appena arrivato a portata di orecchio mi ha detto queste testuali parole: Prufissuri, bongiornu. Tanu Cammarata voli parlari cu Sammartanu. Questioni privata è! Dicitici chi veni a farisi ’na passiata a lu molu di Bonagia dumani pomeriggiu. Accura li sbirri! U sapiti com’è!»

    «E tu cosa gli hai detto?»

    «Niente! In un viri e sviri è scomparso tra la folla del mercato.»

    «Mi sembra una cosa storta! Perché non ha contattato direttamente me?»

    «Sicuramente Tano sa che lavoriamo insieme alla XXI Mistero e che, prima o poi, sarei venuto a conoscenza dell’appuntamento. Penso che quel malacarne mi consideri una persona di cui ti fidi senza riserve. Forse ha già messo in conto di coinvolgermi ulteriormente dopo il vostro colloquio. Comunque, cosa hai deciso?»

    «Vado, certo che vado!»

    «Vuoi avvisare i tuoi ex colleghi?»

    «Assolutamente inutile. Il luogo dell’appuntamento è talmente ben visibile che qualsiasi appostamento sarebbe notato e nessuno si farebbe vivo. Poi, penso che Tano Cammarata non sia uno stupido e abbia previsto tutto nei minimi dettagli. Non a caso è ancora in giro a fare quello che cazzo vuole! No. Non li chiamo i miei ex colleghi. Prima voglio vedere le sue carte e scoprire il suo gioco!»

    «Vuoi che venga con te?»

    «Visto che sei stato designato come messaggero degli dèi e di te si fidano, non chiedo di meglio che essere accompagnato con la tua

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