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Le Immagini del mistero: Le rappresentazioni del passato che raccontano un'altra storia
Le Immagini del mistero: Le rappresentazioni del passato che raccontano un'altra storia
Le Immagini del mistero: Le rappresentazioni del passato che raccontano un'altra storia
E-book414 pagine3 ore

Le Immagini del mistero: Le rappresentazioni del passato che raccontano un'altra storia

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Info su questo ebook

Quante cose in comune hanno i mosaici della maggiori cattedrali d'Europa con gli affreschi di una sperduta chiesa di campagna, i dipinti di Giotto e Caravaggio con le monete di Caligola e i libri dell'Inquisizione?


Normalmente si pensa che le vite di Gesù e di Giovanni Battista siano prima di tutto narrate nella Bibbia. Quando guardiamo un quadro o un affresco che le rappresenta siamo portati a credere che nulla possa aggiungere a quello che già ci raccontano le "sacre scritture". Tanto meno se ci venisse presentata una moneta dell'impero romano o una vecchia stampa.

Questo libro ci offre un'alternativa a questa visione, ricavando da oggetti già intrisi di valore artistico anche quei simboli che, come una segreta chiave, aprono le porte per raggiungere le origini della nostra storia.

LinguaItaliano
Data di uscita19 set 2018
ISBN9788869344152
Le Immagini del mistero: Le rappresentazioni del passato che raccontano un'altra storia
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Autore

Mac Ricchi

Mac Dèi Ricchi è uno studioso che dal 2002 si occupa in modo particolare di storia del cristianesimo. Al suo attivo ha 14 libri nei quali individua una storia per molti versi diversa da quella insegnata negli ambienti scolastici. Da segnalare in particolare i volumi Radici cristariane in cui delinea le responsabilità del cristianesimo nella Seconda Guerra Mondiale e Da vegani a cristiani in cui mette in luce quanto questa religione sia stata una risposta, anche oppressiva, contro le abitudini alimentari di popolazioni non carnivore.

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    Le Immagini del mistero - Mac Ricchi

    Mac Dèi ricchi

    Le immagini del mistero

    Le rappresentazioni del passato che raccontano un’altra storia

    Arte e Storia

    © Bibliotheka Edizioni

    Via Val d’Aosta 18, 00141 Roma

    tel: +39 06.86390279

    info@bibliotheka.it

    www.bibliotheka.it

    I edizione, settembre 2018

    Isbn 9788869344152

    È vietata la copia e la pubblicazione, totale o parziale, del materiale se non a fronte di esplicita autorizzazione scritta dell’editore e con citazione esplicita della fonte.

    Tutti i diritti sono riservati.

    Progetto grafico: Eureka3 S.r.l.

    www.eureka3.it

    Mac Dèi Ricchi

    Mac Dèi Ricchi è uno studioso che dal 2002 si occupa in modo particolare di storia del cristianesimo.

    Al suo attivo ha 14 libri nei quali individua una storia spesso diversa da quella insegnata negli ambienti scolastici.

    Da segnalare in particolare i volumi Radici cristariane - in cui delinea le responsabilità del cristianesimo nella Seconda Guerra Mondiale - e Da vegani a cristiani - dove mette in luce quanto questa religione sia stata una risposta, anche oppressiva, contro le abitudini alimentari di popolazioni non carnivore.

    Distorica

    C’è solo un frutto che una cultura che vogli dirsi tale deve saper produrre. Tanto più in un tempo come il nostro: il tempo delle risposte a tutte le domande, il tempo delle certezze granitiche e incontestabili.

    E questo frutto, così prezioso, è il Dubbio.

    Ecco. Questa collana non vuole ottenere null’altro che questo. Dal dubbio scaturisce e al dubbio, inesorabile, conduce. Nella convinzione secondo cui l’uomo sia davvero tale soltanto se sa porsi domande, se sa e ama mettersi in ricerca. Se non smette mai di accontentarsi. Perché la cultura, diciamolo, sta nel tormentato e scomodo mettersi in discussione. Sta nella domanda, appunto. Nel cercar sempre, e nel possedere mai, la verità.

    Il libro in questione è un esempio di quello che intendo. Di ciò che avevo in mente quando ho proposto l’idea di questa collana a Bibliotheka Edizioni. Mette in discussione una verità per molti sacra e indiscutibile. La vaglia in modo intelligente, aperto. La accosta a una serie di domande, di ragionamenti, che ha il coraggio di elaborare solo chi ama il viaggio e non la meta. Chi, appunto, non si accontenta mai.

    Chi di gran lunga preferisce l’avventuroso rischio del dubitare al comodo accontentarsi della solita, rassicurante risposta.

    Pietro Ratto

    In memoria di

    Roberto P.

    (1943-2004)

    Premessa

    Interessante. Decisamente interessante.

    Ė questa la considerazione che vien subito da fare, non appena ci si addentra nella lettura di questo coraggioso libro. Interessante, sì, così come l’approccio stesso del suo autore.

    Sin dalle prime volte in cui ho avuto a che fare con Mac ho avvertito la sensazione di trovarmi di fronte a uno studioso libero, indipendente, capace di mettere in discussione qualsiasi cosa, senza fossilizzarsi o subir condizionamenti di sorta. Piacevolmente sorpreso da questa sintonia avvertita tra lui e il sottoscritto, l’ho invitato a collaborare con il mio sito IN-CONTRO/STORIA, quindi.

    E ho fatto bene.

    Mac è capace di concentrare la sua attenzione su dettagli e particolari che sfuggono ai più. In questo caso, decifrando con scrupolo e precisione l’iconografia cristiana antica così da desumere una ricostruzione alternativa, tra l’altro non poco scomoda e impopolare, rispetto a quella tramandata dalla Chiesa. Una ricostruzione che - e, in questo credo, che lo stesso autore possa dirsi d’accordo con me - più che pretendere di porsi come verità unica, definitiva e incontestabile ambisce a consegnarsi al suo lettore sottoforma di fondata proposta, di ragionevole dubbio, di urgente domanda. Siete sicuri che le cose sian davvero andate così come le avete sentite raccontar finora?, sembra domandarci questo ricco e particolareggiato studio. Sulla base di quale certezza, di quale effettiva ricerca, vi ritenete così convinti?

    L’ho scritto da qualche parte e lo ripeto. Per uno studioso serio e autonomo, la verità sta alla fine, non all’inizio. È un obiettivo da raggiungere o forse, socraticamente parlando, da perseguire all’infinito. Non certo una posizione di partenza, un dato di fatto irrinunciabile, un pregiudizio alla luce - o, meglio ancora, all’ombra - di cui far tornare a ogni costo i conti.

    Uno studioso serio conosce l’importanza assoluta che, nella Storia antica, rivestono simboli, colori, espressioni, tratti del viso, gesti e posture delle raffigurazioni e delle statue. Uno studioso serio sa che nulla - neppure il dettaglio apparentemente più insignificante - è casuale, in un dipinto medievale. E uno studioso serio, diciamolo, non si ferma a nessuna auctoritas, a nessuna fede, a nessuna sacralità. Non si inchina, non celebra, non ossequia. Uno studioso serio riconosce soltanto il limite dei suoi stessi limiti. E lavora, alacremente lavora, ininterrottamente lavora ogni giorno, per rimediare ai suoi sbagli, per continuare a crescere e a imparare. E per rimettere continuamente in discussione ogni dogma, ogni regola, ogni tabù.

    Mac è uno di quelli, è uno di noi. Noi che non ci fermiamo di fronte a niente. Ben lungi dal non aver convinzioni, ma ugualmente pronti a rivederle, a riconsiderarle, addirittura a scagliarle nel fuoco, di fronte a un documento certo, a una prova incontestabile, a un elemento oggettivo capace di proiettare nuova e più limpida luce su quella Verità che resta l’unico vero fine di chi vuol definirsi davvero uno storico, e non il solito giullare di corte.

    Pietro Ratto

    Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono,

    li guiderò per sentieri sconosciuti;

    trasformerò davanti a loro le tenebre in luce,

    i luoghi aspri in pianura.

    Tali cose io ho fatto e non cesserò di farle.(1)

    (1) Libro del profeta Isaia 42:16.

    Prefazione

    Avevamo da tempo l’idea di raccogliere ed esaminare in un una nuova opera quello che giaceva nella nostra libreria e che non erano i soliti commenti o scritti sparsi. Ci riferiamo ad una grande quantità, sempre più crescente, di fotografie scattate in vari luoghi di culto e musei, raccolte mano a mano che i nostri studi storici lo richiedevano.

    Le immagini contenute in questo libro – dipinte, impresse nel metallo, fotografate da una stampa – hanno ognuna una propria storia e ognuna qualcosa da raccontare. Non solo in più rispetto a quello che già sappiamo, ma spesso rivoluzionando quanto normalmente viene insegnato.

    Sono tantissime e necessitavano quindi di essere raggruppate per mettere ordine a tutte le informazioni che da esse scaturiscono. Per questo abbiamo diviso l’opera in tre capitoli (che noi preferiamo chiamare argomenti), riservando al primo, intitolato Arte e storia, diverse immagini tratte da dipinti o mosaici particolarmente significativi, per lo più eseguiti tra il Medioevo e il Rinascimento da autori di vari paesi d’Europa. Nei commenti che faremo a questi lavori evidenzieremo la loro attinenza con le nostre ricostruzioni storiche sui fatti del I secolo.

    Il secondo argomento, Le dinastie segrete, riguarda altri tipi di immagini, quelle che si vedono su piccole monete o iscrizioni sulla pietra. Queste figure e le parole che le circondano ci hanno consentito di scoprire notizie fondamentali su imperatori romani e personaggi importanti del cristianesimo, in particolar modo sulla famiglia di Giovanni Battista.

    Nel terzo argomento, Le Taxae Camaerae, non vi sono figure di uomini o paesaggi, ma fotografie di antichi libri dove per la prima volta è possibile seguire l’opera impietosa degli inquisitori cattolici. Pagine raschiate, frasi sovrascritte al fine di cancellare per sempre i pensieri non conformi al volere della Chiesa.

    Tutte le immagini che riporteremo in questo libro aggiungono ulteriori testimonianze all’intuizione che una storia diversa del cristianesimo è possibile ed è più provata di quella abitualmente nota.

    Per aiutare la comprensione di tutto questo, riassumeremo di volta in volta, in riquadri appositi, le informazioni essenziali delle nostre ricostruzioni storiche (in un box con titoletto Storia riscoperta), confrontandole con quelle normalmente insegnate (box con titoletto Storia insegnata). Per semplicità di lettura non riporteremo tutte le motivazioni che hanno condotto a queste nostre nuove ricostruzioni, in quanto comprese in altre pagine già pubblicate che il lettore potrà consultare separatamente. In questo libro ci interessa solo aggiungere altre prove, non argomentare nuovamente su conclusioni già esaminate.

    In particolar modo qui siamo attenti alla funzione delle immagini, che sappiamo servono a trasmettere, seppur in altra forma, pensieri e avvenimenti; un modo diverso ma spesso indispensabile e complementare al testo scritto. Perché con un pennello o uno scalpello si possono rappresentare i fatti e le caratteristiche dei personaggi a volte meglio di quanto riescano le parole. E, allo stesso modo di quest’ultime, anche le raffigurazioni possono essere arricchite di simboli che portano con sé un universo di significati.

    Scoprire questi simboli nelle immagini del passato è un’impresa non nuova ma neanche già terminata. Il nostro lavoro va quindi ad aggiungersi a quello già conosciuto, rivedendolo e correggendolo alla luce delle scoperte storiche che fino a dieci anni fa erano impensabili.

    Sicuramente nel futuro nuove conoscenze arriveranno, ma la pubblicazione ora di questo libro è ormai irrinunciabile e permette, a chi lo desidera, di cimentarsi in un percorso di rivelazione della storia agevolato dalla lettura dei nostri studi.

    Solo occhi preparati colgono i messaggi che forme e colori trasmettono. Solo menti aperte sono capaci di collegare tante informazioni stipate nei meandri della cultura umana.

    Buona lettura.

    Mac

    www.deiricchi.it

    Arte e storia

    Da un certo punto della storia, la Chiesa ha cominciato a produrre non solo testi ma anche immagini per raccontare la sua storia.

    Nelle pagine di questo argomento esaminiamo alcune opere di artisti, realizzate soprattutto in due periodi fecondi per la simbologia cristiana, che sono quelli del Romanico e del Rinascimento.

    Sono capolavori che hanno molte cose nascoste da svelare.

    Simboli e storia

    Le regole della simbologia cristiana

    Dovendo trattare d’immagini pittoriche e affermando che esse raccontano di più di quanto raffigurano, evidentemente diamo per assodato che in esse siano racchiusi dei simboli. Dobbiamo perciò chiarire cosa intendiamo per simboli, ovvero come essi si intravedono negli oggetti d’arte che rappresentano le storie cristiane.

    Prendiamo come esempio l’aureola, quel disco che viene tracciato attorno alla testa di un santo e che serve a distinguere una persona oggetto di particolare venerazione da un personaggio qualsiasi. Non tutte le aureole sono uguali, perché neanche i santi lo sono. Ad esempio, quella di Gesù ha disegnati all’interno dei raggi, così che è distinguibile in un dipinto in cui sono raffigurati anche gli altri apostoli.

    L’aureola di Gesù e degli apostoli (ca 1486)(2)

    Ma è possibile riconoscere anche quest’ultimi? Sì, usando altri oggetti quali sono ad esempio le chiavi per San Pietro, oppure un calice con il serpente per Giovanni evangelista come vedremo in altri dipinti.

    Non sempre però un oggetto diventa il simbolo di un preciso personaggio. Ad esempio la croce è portata tanto da Gesù che da Giovanni Battista.

    Gesù(3) e Giovanni(4) con la croce

    Anche il calice viene dipinto in mano sia all’evangelista Giovanni che a Maria Maddalena.

    Giovanni evangelista (XVII sec.)(5) e la Maddalena con il calice (1874)(6)

    Gli oggetti non sono poi gli unici a rappresentare dei simboli: possono esserlo anche delle caratteristiche, magari costanti a parte qualche strana eccezione. Ad esempio, l’apostolo Pietro viene normalmente raffigurato come un vecchio con capelli grigi corti e barba, mentre l’apostolo Giovanni è rappresentato come un ragazzo giovane e imberbe. Giovanni Battista invece viene raffigurato come un individuo trasandato.

    Pietro (1602)(7) e Giovanni Battista (1475)(8)

    Poi vi sono le posizioni occupate dalle persone. Spesso Gesù ha alla sua destra la madre Maria e alla sinistra Giovanni Battista. Nell’Ultima Cena invece, non a caso secondo noi, il Battista viene sostituito dall’evangelista.

    Le persone vicine a Gesù: Maria e Giovanni Battista (XII sec.)(9), Giovanni evangelista (XV sec.)(10)

    Insomma, le codifiche di simboli e caratteristiche sono importanti ma dobbiamo anche spiegare le eccezioni. A volte quest’ultime possono essere indizio di qualche importante informazione, ma pure che la codifica stessa non era unanimemente accettata nel tempo e nei vari luoghi.

    Ogni simbolo, sia esso un oggetto oppure una caratteristica, deriva infatti da un preciso riferimento storico: racconta con immagini quello che si sa già dalle parole scritte. Se questi ricordi però non sono precisi allora le connessioni saltano e non è più possibile che il simbolo parli al posto delle parole.

    Vedremo esempi in cui gli autori si sono abbondantemente dimenticati dei simboli. Altri invece che li hanno confermati ricorrendo alle parole per non lasciare dubbi. Ecco allora che negli antichi affreschi o mosaici compaiono delle scritte per identificare i personaggi o addirittura le scene raffigurate. Ma soprattutto troveremo avvincente dar voce ai quadri che proprio di parole mancano. E non ne avevano bisogno, perché evidentemente la codifica della simbologia in essi contenuta era già sufficiente perché, all’epoca, chi guardava quanto raffigurato leggesse correttamente la storia rappresentata.

    Le attuali interpretazioni della simbologia cristiana

    Prima di procedere oltre nella descrizione della simbologia delle immagini cristiane, potremmo riassumere le caratteristiche dei principali protagonisti delle origini di questa religione. Sul tema sono reperibili informazioni anche in Wikipedia, da cui prendiamo come spunto di riflessione la pagina sugli apostoli di Gesù.(11) In essa vengono elencati alcuni attributi che permetterebbero di distinguere i vari soggetti nei dipinti. Nella medesima pagina si legge il percorso logico utilizzato per definire un personaggio con il termine di apostolo. Percorso che tanto logico non è, a meno che la logica sia qualcosa che deve piegarsi al semplice assunto l’importante è giustificare tutto. Del caso in esame riportiamo il passo:

    In senso proprio, il ministero e la funzione dell’apostolo (come quello dei profeti) è limitato, dopo la chiusura del canone della Bibbia, soltanto alle persone specificatamente designate come tali nel Nuovo Testamento e non è trasmissibile. La funzione dell’apostolo infatti è quella di essere stato testimone diretto della vita, morte e risurrezione di Cristo e quindi di riportarne autorevolmente l’insegnamento.

    Quindi, o una persona era stata testimone diretta della vita, morte e risurrezione di Cristo, oppure non si sarebbe dovuta designare come apostolo. Ma ecco l’eccezione alla definizione appena assunta:

    Saulo di Tarso (Paolo), costituisce un’eccezione a tale principio. Benché questi non facesse parte del numero originale degli apostoli, a questi pure Gesù risorto apparve.

    Chi conosce i nostri studi sa benissimo che non vi è alcuna eccezione per Paolo. Anzi, non solo dimostreremo più avanti con delle immagini questa nostra affermazione, ma potremmo inferire che anche Maria dovrebbe chiamarsi apostola. Una donna tra gli apostoli? In fin dei conti sempre la pagina citata riporta che:

    Altre figure neotestamentarie con la qualifica di apostolo sono Andronico e Giunia (Romani 16,7), quest’ultima una donna.

    Di nuovo possiamo spiegare anche questa apparente contraddizione(12), ma preferiamo ritornare a al tema di queste pagine, ovvero i simboli nei dipinti.

    Nuove basi per lo studio della simbologia cristiana

    È chiaro quindi che se i dati di partenza sono fuorvianti, anche la simbologia delle raffigurazioni non può essere intesa nel suo vero senso. Per evitare questo errore, riassumeremo di seguito le informazioni storiche da noi scoperte che permetteranno di comprendere meglio la simbologia finora non rilevata dagli studiosi.

    Ci limitiamo per il momento alle notizie biografiche di soli quattro personaggi, alle quali siamo giunti dopo anni di studi indipendenti. In questi anni abbiamo continuamente avvertito i lettori di non fidarsi degli scritti antichi, perché composti da persone che volutamente volevano cambiare la storia. Questi redattori noi li indichiamo spesso con la definizione di falsari cristiani. Uno degli artifici da loro pensati per nascondere la verità fu quella di duplicare i personaggi, per cui abbiamo dovuto coniare la dicitura dei personaggi-copia, in cui abbiamo raggruppato i nomi di alcune figure inventate per nascondere quella principale.

    Le informazioni già note riguardo alla simbologia delle rappresentazioni (colori dei vestiti, posizioni di mani e dita, ecc.) le riassumiamo senza includere eventuali varianti in quanto migliori spiegazioni verranno aggiunte di seguito.

    Giovanni Battista

    - Parentela: nato da Drusilla, figlia dell’imperatore Gaio Cesare (Caligola)

    - Personaggi-copia: Giovanni evangelista

    - Vestiti: di colore verde

    - Mano destra: indicante l’agnello o altra persona

    - Accessori: agnello vicino, croce in mano.

    Gesù

    - Nome storico: Giusto Simonide Agrippa

    - Parentela: figlio di Agrippa II e Berenice di Cilicia

    - Personaggi-copia: Simone Mago gli apostoli Andrea, Bartolomeo, Giacomo di Zebedeo o il minore, Giovanni evangelista, Pietro, Simone

    - Vestiti: di colore rosso/blu

    - Mano destra: pollice, indice e medio sono ritti, a volte le dita segnano le corna.

    Maria

    - Nome storico: Berenice

    - Parentela: sorella del re Agrippa II e nipote dell’imperatore Vespasiano

    - Personaggi-copia: Maria Maddalena, Marta, Salomè

    - Vestiti: di colore rosso/blu

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