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The Reconnection - La Riconnessione

The Reconnection - La Riconnessione

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The Reconnection - La Riconnessione

Lunghezza:
343 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
15 apr 2013
ISBN:
9788863868128
Formato:
Libro

Descrizione

Eric è un uomo straordinario col dono superbo di guarire. Leggete questo libro e sarete trasformati! John Edward, medium psichico, autore di Crossing Over e After Life
Perché i medici ed i ricercatori più famosi del mondo sono interessati alle straordinarie guarigioni riportate dai pazienti del Dr. Eric Pearl?
Che significato ha l’improvvisa guarigione da malattie come cancro, disturbi associati all’AIDS e paralisi cerebrale?
Che significato ha il fatto che le persone che interagiscono con il Dr. Pearl riferiscono l’improvvisa abilità di accedere a questa energia di guarigione, non soltanto per loro stessi, ma anche per altri?

Questo libro offre un'interessante e fresca comprensione delle dinamiche della guarigione.
Deepak Chopra, autore di "Guarirsi da Dentro"


Cos’è questo fenomeno?

Potreste dover riconsiderare tutto ciò che avete letto sulle guarigioni convenzionali.
Le “nuove” frequenze di guarigione, descritte dal Dr. Pearl, trascendono totalmente la “tecnica”, portandovi a livelli precedentemente inaccessibili a chiunque, in ogni parte del mondo. Questo libro vi accompagna nel viaggio di Eric Pearl, dalla scoperta della sua abilità nel facilitare la guarigione, alla sua ampiamente meritata reputazione di strumento attraverso il quale questo processo viene introdotto e presentato al mondo. Ma la cosa più importante è che The Reconnection rivela metodi che voi stessi potete usare per padroneggiare queste nuove energie di guarigione.
Editore:
Pubblicato:
15 apr 2013
ISBN:
9788863868128
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

The Reconnection - La Riconnessione - Eric Pearl

INTRODUZIONE

Il libro che vi accingete a leggere si incentra sulla figura di un clinico coraggioso e generoso, il Dr. Eric Pearl, il quale scoprì che la chiave della salute e della guarigione è rappresentata da quella che egli stesso definisce La Riconnessione (traduzione italiana di The Reconnection , NdT). La prima volta in cui lo abbiamo sentito parlare presso il Programma di Medicina Integrativa del Dr. Andrew Weil all’Università dell’Arizona, fummo da subito colpiti dall’onestà e dalla franchezza del Dr. Pearl. Avevamo di fronte un uomo intenzionato ad abbandonare un’attività chiropratica tra le più lucrative a Los Angeles, per intraprendere un viaggio di guarigione spirituale e per affrontare alcune delle più importanti e controverse questioni della medicina e della guarigione contemporanee.

L’energia e l’informazione che essa porta con sé, ha un ruolo centrale nella salute e nella guarigione?

Le nostre menti possono connettersi con questa energia, e possiamo imparare ad utilizzare questa energia per guarire noi stessi e gli altri?

Esiste una realtà spirituale più ampia, costituita da energia vivente, con la quale possiamo imparare a connetterci e che possa non solo favorire la nostra personale guarigione, ma anche quella dell’intero pianeta?

Ci siamo chiesti: Il Dr. Pearl aveva perso la testa? Oppure si era riconnesso con la saggezza in fondo al suo cuore e con il cuore dell’energia vivente del cosmo?

La verità è che quando incontrammo il Dr. Pearl per la prima volta, non lo sapevamo. Tuttavia, il Dr. Pearl era impegnato a dimostrare con i fatti quello che sosteneva a parole, il che comportava portare le sue affermazioni – e le sue doti – in un laboratorio di ricerca il cui motto è Se è vero, sarà rivelato; se è falso, capiremo dov’è l’errore.

Il Laboratorio per i Sistemi di Energia Umana presso l’Università dell’Arizona, si dedica all’integrazione della medicina mente-corpo, della medicina energetica e della medicina spirituale. Il nostro scopo, nel lavorare assieme al Dr. Pearl, non è stato quello di dimostrare che la Guarigione Riconnettiva funziona, ma piuttosto di dare al processo di Guarigione Riconnettiva l’opportunità di dimostrare se stesso.

UNA CONNESSIONE STORICA ALLA RICONNESSIONE

Il mio rapporto personale col concetto di riconnessione risale al mio programma di dottorato ad Harvard verso la fine degli anni ’60. Fui introdotto all’importante ricerca sull’auto-regolamentazione e sulla guarigione condotta da uno dei più integrativi medici-scienziati nei primi trenta anni dello scorso secolo.

Nel 1932, il Professor Walter B. Cannon dell’Università di Harvard ha pubblicato il suo classico The Wisdom of the Body (La Saggezza del Corpo, N.d.T.). Il Dr. Cannon descrisse come il corpo mantenesse il suo stato di salute fisiologica – dal greco, hael, che significa integrità – attraverso un processo da lui definito omeostasi. Secondo Cannon, la capacità del corpo di mantenere la sua integrità omeostatica, richiede che i processi di feedback in tutto il corpo siano connessi tra di loro e che l’informazione che percorre questa rete di feedback sia fluida ed accurata.

Ad esempio, se connettete un termostato ad una caldaia di modo che in qualsiasi momento la temperatura all’interno della vostra stanza raggiunga un livello più basso di quello che avete impostato sul termostato, il segnale dal termostato accende la caldaia e viceversa, e la temperatura nella stanza si manterrà costante. Il termostato fornisce il feedback; il risultato è l’omeostasi tra voi e la vostra stanza.

Tutto questo funzionamento avviene in virtù delle giuste connessioni all’interno del sistema. Se disconnettete il feedback, la temperatura non si manterrà costante. Questa, in poche parole, è l’idea alla base della connessione di feedback.

Quando ero un giovane ricercatore nel Dipartimento di Psicologia e Relazioni Sociali ad Harvard, elaborai il pensiero che condusse alla scoperta che le connessioni di feedback sono di fondamentale importanza, non solo per la salute e l’integrità fisiologica, ma per la salute e l’integrità a tutti i livelli in natura. La connessione di feedback è fondamentale per l’integrità, che sia energetica, fisica, emozionale, mentale, sociale, globale ed anche astrofisica.

Pensai che la saggezza del corpo di Cannon potesse riflettere un principio più ampio, universale. L’ho chiamato la saggezza di un sistema o più semplicemente, la saggezza della connessione.

Quando le cose sono connesse, siano esse:

1.  l’ossigeno connesso all’idrogeno attraverso legami chimici nell’acqua;

2.  il cervello connesso agli organi fisiologici attraverso meccanismi neurali, ormonali o elettromagnetici all’interno del corpo;

3.  il sole connesso alla terra attraverso la forza di gravità e le influenze elettromagnetiche all’interno del sistema solare...

... e le informazioni e l’energia circolano liberamente, ogni sistema ha la capacità di essere in salute, di rimanere integro e di evolvere.

Quando ero professore di psicologia e psichiatria a Yale, tra la metà degli anni ’70 fino alla fine degli anni ’80, pubblicai saggi scientifici che applicavano questo principio di connessione universale, non solo all’integrità e alla guarigione mente-corpo, ma all’integrità e alla guarigione a tutti i livelli in natura (Schwartz, 1977; 1984). Assieme ai miei colleghi proponemmo l’esistenza di cinque fasi principali per ottenere integrità e guarigione: attenzione, connessione, autoregolamentazione, ordine e facilità.

Prima fase: attenzione volontaria. È semplice quanto sentire il vostro corpo e l’energia che fluisce all’interno del corpo tra voi e l’ambiente che vi circonda.

Seconda fase: l’attenzione crea connessione. Quando permettete alla vostra mente, coscientemente o meno, di sentire l’energia e le informazioni, questo processo promuove le connessioni non solo all’interno del vostro corpo, ma tra il vostro corpo e l’ambiente circostante.

Terza fase: la connessione promuove l’autoregolamentazione. Come una squadra di atleti o un gruppo di musicisti che assieme raggiungono livelli elevati nello sport o nel jazz, le connessioni dinamiche tra i giocatori permettono alla squadra di organizzarsi e auto-controllarsi ("autoregolamentazione"), guidati dall’allenatore e dal direttore d’orchestra.

Quarta fase: l’autoregolamentazione promuove l’ordine. Quello che vivete come integrità, successo o anche bellezza, riflette un processo organizzativo reso possibile dalle connessioni che permettono l’autoregolamentazione.

Quinta fase: l’ordine è espresso con facilità. Quando tutto è connesso correttamente e le parti (i giocatori) possono svolgere i rispettivi ruoli, il processo di autoregolamentazione può verificarsi senza sforzi. Il processo fluisce.

È vero anche il contrario. Ci sono cinque fasi principali per raggiungere la disintegrazione e la malattia: disattenzione, disconnessione, s-regolamentazione, disordine e malattia.

La mancanza di attenzione al vostro corpo (prima fase) comporta una disconnessione all’interno del vostro corpo, fra il vostro corpo e l’ambiente circostante (seconda fase), promuovendo la s-regolamentazione nel corpo (terza fase), che verrebbe riflessa nel disordine nel sistema (quarta fase), e vissuta come malattia (quinta fase).

In poche parole, la connessione porta all’ordine e alla facilità, la disconnessione provoca disordine e malattia.

Leggendo l’opera del Dr. Pearl, troverete che queste fasi di connessione esistono a tutti i livelli, da quello energetico, attraverso la connessione mente-corpo, a quello spirituale. La chiave per capire questo nuovo livello è nel prefisso ri: ri-prestare attenzione, ri-connettere, ri-regolare, ri-ordinare la guarigione.

SCOPRIRE LA SAGGEZZA DELLA RICONNESSIONE

Nel musical Sunday in the Park with George (Domenica al Parco con George, N.d.T.) di Stephen Sondheim, sulla storia del pittore puntinista George Seurat, la creazione della bellezza veniva descritta come un processo di connessione. Seurat era un maestro nell’organizzare e connettere puntini colorati, creando belle immagini che ci stupiscono ancora oggi. Sondheim ci ricorda dell’importanza di questo processo con le sue semplici parole: Connetti, George, connetti.

Durante la lettura del presente libro, parteciperete ad un viaggio di guarigione connettiva. La vostra mente e il vostro cuore saranno ampliati e uniti come il Dr. Pearl connette i puntini della sua vita. Entrerete nell’anima di un guaritore di talento che ha provato personalmente dubbi e dolore alla scoperta del processo di riconnessione, e sarete testimoni del profondo sollievo e della soddisfazione che provò nel vedere i suoi pazienti guarire.

Non è nostra intenzione insinuare che tutto ciò che è scritto in quest’opera sia scientificamente riconosciuto. Tuttavia, neanche il Dr. Pearl, il quale condivide le sue esperienze, offre le sue conclusioni, lasciando che voi arriviate alle vostre personali conclusioni, continuando il viaggio.

Il Dr. Pearl è da lungo tempo impegnato nella medicina basata sull’evidenza dei fatti. Gli studi scientifici di base condotti nel nostro laboratorio sono sorprendentemente coerenti con le sue previsioni, e futuri studi clinici sono in programma. Come il nostro libro The Living Energy Universe (L’Universo dell’Energia Vivente, N.d.T.) suggerisce, la saggezza per la guarigione può essere tutta intorno a noi, nell’attesa di essere sfruttata così da servire ai suoi scopi più elevati.

Vi auguriamo che possiate essere illuminati ed ispirati da questo libro come lo siamo stati noi.

Dr. Gary E. R. Schwartz e Dr. Linda G. S. Russek

Il Dr. Gary E. R. Schwartz è professore di psicologia, medicina, neurologia, psichiatria e chirurgia ed è direttore del Laboratorio per i Sistemi di Energia Umana presso l’Università dell’Arizona. È anche vicepresidente per la ricerca e per l’educazione nella Fondazione Universo dell’Energia Vivente. Ha completato il suo dottorato in materie umanistiche presso l’Università di Harvard nel 1971, ed è stato ricercatore in psicologia ad Harvard fino al 1976. È stato professore di psicologia e psichiatria all’Università di Yale, direttore del Centro Psicofisiologico di Yale e co-direttore della Clinica della Medicina Comportamentale di Yale fino al 1988.

La Dr. Linda G. S. Russek è ricercatrice clinica di medicina e co-direttore del Laboratorio per i Sistemi di Energia Umana presso l’Università dell’Arizona. È anche presidente della Fondazione Universo dell’Energia Vivente e dirige la serie di conferenze Celebrare l’Anima Vivente (www.livingenergyuniverse.com).

PREFAZIONE

Tutti hanno uno scopo nella vita... un dono unico o un talento speciale da dare agli altri. E quando usiamo questo talento unico per aiutare gli altri, giungiamo all’estasi e all’esultanza del nostro spirito, che è l’obiettivo per eccellenza di tutti gli obiettivi.

Deepak Chopra

HO RICEVUTO molti stupendi doni nella mia vita. Uno di questi è la strabiliante capacità di guarire, dono che, lo vedrete leggendo queste pagine, non comprendo pienamente (sebbene ci sia vicino). Un secondo dono è stato scoprire che esistono veramente dei mondi al di fuori di questo. Un terzo dono è l’opportunità che mi è stata data di scrivere questo libro e di condividere con voi le informazioni che ho acquisito finora.

Quello che il primo dono ha di splendido è che, attraverso esso, capii che avevo uno scopo nella mia vita e che ero stato benedetto non soltanto dal fatto di essere in grado di riconoscere questo scopo, ma di viverlo attivamente e consapevolmente. Tra i doni della vita, questo è sinceramente uno dei più grandi.

Il secondo dono mi ha reso capace di riconoscere il mio vero Io, di capire che sono un essere spirituale, e che la mia esperienza umana è solo questo: la mia esperienza umana. È solo una delle esperienze della persona che sono. Ce ne sono altre, come vedere il mio spirito presente in tutto ciò che faccio, e come vederlo, e toccarlo, anche negli altri. È un dono stupendo, e sebbene lo abbia avuto dentro me da sempre, non vi avevo fatto caso finora. Questo secondo dono mi ha dato la prospettiva del mio scopo.

Il terzo dono ha soffiato un nuovo elemento di vita nei primi due. Fino a poco tempo fa, avevo condiviso il dono di guarire solo con pochi, una persona alla volta. Pur amando quello che stavo facendo, sapevo che doveva essere condiviso con più persone. Non gli stavo facendo un favore tenendomelo per me... e non lo tenevo per me intenzionalmente. Lo vedevo come un dono (e lo è), e quindi pensavo che non fosse possibile trasmetterlo ad altri, cosa che invece è possibile.

Esso è stato paziente con me. Sapeva che presto avrei riconosciuto il disegno più grande. Man mano che la sua capacità di trasportarsi in altri si manifestava, iniziai a tenere dei seminari in cui un gran numero di persone era in grado di interagire con esso immediatamente. Scoprire che questo dono della guarigione può essere attivato in altri attraverso la televisione è stato altrettanto entusiasmante. Per quanto riguarda la parola scritta, beh, questa sembra conferire tutta una nuova dimensione al suo trasferimento. Quello che è avvincente nel comunicare attraverso la stampa e i mezzi di telecomunicazione è che permette a molte più persone di vivere l’attivazione di questa capacità di guarigione in loro stesse. Capii che era il momento di portare un cambiamento nella nostra comprensione; era giunto il momento che la razza umana vedesse che, e non voglio sembrare eccessivamente religioso, ovunque vi siano due o più persone riunite, possano essere d’aiuto l’uno all’altro. Possiamo facilitare la guarigione l’uno dell’altro. E oggi possiamo farlo a livelli prima considerati irrangiungibili.

Capii che il mio dono non serviva solo per aiutare gli altri, ma per aiutare gli altri ad aiutare altri. Questa consapevolezza mi ha dato un notevole mezzo con cui iniziare a raggiungere il mio scopo.

Questo libro è a metà strada tra il manuale di istruzioni che nessuno mi ha mai dato... ed un’attivazione perché possiate iniziare a modo vostro.

Se è vostra intenzione divenire guaritori, portare la vostra attuale capacità di guaritori a livelli più elevati, o semplicemente toccare le stelle per sapere che esistono per davvero, allora questo libro è stato scritto per voi.

Ma è stato scritto anche per me. È espressione del mio scopo nella vita, che alla fine ho trovato. Forse dovrei dire che il mio scopo ha trovato me. Spero aiuterà anche voi a trovare il vostro.

Dr. Eric Pearl

RINGRAZIAMENTI

VORREI RINGRAZIARE:

Sonny e Lois Pearl, i miei genitori, per avermi sostenuto in ogni modo.

Chad Edwards, la cui integrità, l’incessante energia e la profonda devozione per la verità, hanno salvato questo libro.

Hobie Dodd, il cui straordinario amore, la fedeltà, l’amicizia e la fede, assieme alla sua capacità di prendersi cura della mia vita privata e professionale, mi hanno permesso di trovare il tempo di sedermi a scrivere questo libro.

Jill Kramer, la cui revisione ha trovato l’essenza del mio libro e ha permesso che altri fossero in grado di fare lo stesso.

Robin Pearl-Smith, mia sorella, per aver curato il mio Sito Web, revisionato incessantemente questo libro (assieme ai miei genitori, ad Hobie e a Chad prima che fosse affidato a Jill), ed avermi aiutato a far sì che il mondo comprendesse The Reconnection.

John Edward, per tutto il suo sostegno dietro le quinte.

Lorane, Harry e Cameron Gordon, i quali mi hanno aperto i loro cuori e mi hanno dato una famiglia-lontano-dalla-famiglia e una casa-lontano-da-casa, aiutandomi ad essere tutto ciò che potevo essere.

Lee e Patti Carroll, la cui amicizia e fede mi hanno aiutato a sostenermi attraverso il processo di scrittura di questo libro.

John Altschul, il quale ha educatamente provato ad ignorare tutto questo, fino a quando ha ottenuto la sua personale guarigione.

Aaron e Solomon, per la loro comprensione spirituale.

Fred Ponzlov, per aver dato se stesso e il suo tempo disinteressatamente.

Mary Kay Adams, per il suo costante sostegno e incoraggiamento.

Gary Schwartz e Linda Russek, per il loro tempo e l’energia investiti nella ricerca e nella documentazione sulla Guarigione Riconnettiva, e per la splendida Introduzione a questo libro.

Reid Tracy, per il modo in cui si è occupato di questo libro e per avermi trattato con gentilezza e rispetto.

Tutto lo staff della Hay House, inclusi Tonya, Jacqui, Jenny, Summer e Christy, per essere stati presenti e aver collaborato magnificamente in qualsiasi momento siano stati chiamati.

Susan Shoemaker, la quale ha preparato innumerevoli tazze di tè mentre mi leggeva tutto il libro ad alta voce, per ben due volte!

Joel Carpenter, che mi ha accolto in casa sua e si è sempre assicurato che smettessi di scrivere almeno per mangiare.

Steven Wolfe, per essere un elemento basilare e stabilizzatore nella mia vita.

Craig Pearl, mio fratello, per non aver riso.

E Dio, l’Unico in questo libro al quale non importa come scrivo il Suo nome.

PARTE I

Il dono

"Per quanto tempo ancora lascerai dormire la tua energia?

Per quanto tempo ancora sarai consapevole della tua immensità?"

Bhagwan Shree Rajneesh Una Tazza di Tè

Capitolo 1

Primi passi

"Esistono solo due modi per vivere la vita.

Il primo è come se niente fosse un miracolo.

Il secondo è come se tutto fosse un miracolo ."

Albert Einstein

IL MIRACOLO DI GARY

C ome avrà fatto questa persona a salire le scale? pensai, guardando attraverso la finestra accanto all’entrata del mio studio. Il mio nuovo paziente stava arrivando in cima alla rampa di scale. Si muoveva a piccoli balzi intervallati da pause, durante le quali guardava quello che sarebbe stato il passo successivo, preparandosi allo sforzo. Per una volta in più mi domandai se quella di iniziare un’attività di chiropratico al secondo piano di un edificio senza ascensore fosse stata la migliore fra le scelte. Non era come aprire un’officina per la riparazione di freni al termine di una discesa impervia?

Non avevo molte possibilità quando iniziai la mia pratica nel 1981 e, come pareva, adesso ne avevo ancora meno... nonostante i motivi fossero diversi. Nell'arco di dodici anni, la mia pratica di chiropratico si era sviluppata a tal punto da diventare una delle principali in tutta Los Angeles. Come facevo a trasferirmi?

Decisi di non uscire per aiutare questo uomo a salire gli ultimi due gradini. Non volevo diminuire in nessun modo la sua imminente soddisfazione per il compimento di un compito così arduo. Vedevo chiaramente nel suo volto la determinazione risoluta di un alpinista che si appresta a compiere gli ultimi passi, prima di giungere sulla sommità del monte Everest. Quando raggiunse il pianerottolo, non potei fare a meno di ricordare l’impavida arrampicata lungo il campanile del Gobbo di Notre Dame.

Diedi un’occhiata ai miei appunti, che mi rivelarono il nome della persona: Gary. Si era rivolto a me a causa del suo cronico dolore alla schiena. La cosa non mi sorprendeva affatto. Nonostante fosse giovane e in salute, aveva una postura contorta, che diveniva evidente nel momento in cui la sua figura si presentava davanti agli occhi. La sua gamba destra era più corta della sinistra di diversi centimetri, e nella parte destra il bacino era molto più alto. A causa di questa difformità, zoppicava in maniera vistosa, spostando la parte destra del bacino all’infuori ad ogni passo, spingendo il corpo in avanti per compensare. Il piede destro era piegato verso l’interno e poggiava sopra il sinistro, così che le sue due gambe agivano come una sola grossa gamba, bilanciando il peso della parte più alta del corpo. Per mantenere l’equilibrio, poi, la schiena si doveva inclinare davanti di circa trenta gradi, come se si preparasse a tuffarsi in piscina. La postura e l’andatura avevano intensificato i problemi alla schiena fin dall’infanzia.

Gary mi raccontò la sua storia; fin dalla sua nascita era come se la sua vita fosse stata tutta in salita. Il medico aveva tagliato troppo presto il cordone ombelicale, interrompendo così la fornitura di ossigeno al suo piccolo cervello. Nel momento in cui i polmoni cominciarono a funzionare, il danno era ormai fatto, il cervello era stato danneggiato in un modo tale, che la parte destra del corpo non riusciva più a crescere in modo simmetrico. Già a quattordici anni Gary aveva consultato più di venti medici nel tentativo di porre un rimedio alla sua condizione. Per aiutarlo a migliorare la sua postura gli fu allungato il tendine d’Achille sul calcagno destro. Non funzionò. Gli furono date scarpe ortopediche e stampelle: nessun miglioramento. Quando gli spasmi di dolore che piegavano la sua gamba destra diventarono troppo intensi, a Gary furono prescritti dei forti antidolorifici. Gli spasmi sembravano alimentati dalle cure, che non facevano altro che indebolirlo e disorientarlo.

Finalmente, si recò nello studio di un famoso e stimato professionista. Se c’era una persona che poteva aiutarlo, Gary era sicuro che si trattasse proprio di lui.

Dopo un’esame molto dettagliato il medico si sedette, lo guardò dritto negli occhi e disse che non c’era niente che si potesse fare. Egli disse che Gary avrebbe avuto sempre problemi con la schiena e aggiunse anche che i suoi problemi sarebbero aumentati con gli anni, perché il suo scheletro avrebbe continuato a deteriorarsi costringendolo su una sedia a rotelle. Gary fissò il medico.

Egli aveva riposto tutte le sue speranze e le aspettative in questo professionista, e lasciò il suo studio sentendosi più a terra che mai. Fu quel giorno, per dirla con parole sue, che mentalmente depennò tutto l’ambiente medico.

Passarono tredici anni. Mentre era al lavoro con una sua amica, disse che il suo mal di schiena in quel periodo era più doloroso del solito. Curiosamente, quella donna era stata una mia paziente due anni prima, in seguito ad un serio incidente di motocicletta. Fu lei a parlare a Gary di me.

Ora quella donna era qui.

Assorbito nella sua storia, alzai gli occhi sopra gli appunti e gli chiesi: Sai cosa succede qui?

Gary mi guardò, in un certo senso sorpreso dalla domanda. Sei un chiropratico, non è vero?

Feci cenno di sì, decidendo consciamente di non dire altro. Nell’aria c’era una sensazione di aspettativa. Ero l’unico a sentirla?

Portai Gary in un’altra stanza, lo misi sul tavolo e trattai il suo collo. Gli dissi di tornare dopo quarantotto ore e gli dissi anche che la prima visita era terminata.

Due giorni dopo, Gary tornò.

Come avevo fatto prima, lo misi sul tavolo in pochi secondi. Questa volta gli chiesi di rilassarsi e di chiudere gli occhi e di non aprirli fin quando non glielo avessi detto. Portai entrambe le mani trenta centimetri sopra il suo torace, con i palmi in basso, notando le varie ed ancora inusuali sensazioni, mentre spostavo le mani verso la sua testa. Inclinai i palmi, portando entrambe le mani in prossimità delle tempie. Mentre le tenevo lì, vidi gli occhi di Gary muoversi avanti, indietro e ai lati, con un’intensità che indicava chiaramente che era tutto tranne che addormentato.

Portai istintivamente le mani vicino ai piedi. Posi le mani di fronte alle piante. Era come se le mie mani fossero sospese da una struttura di supporto invisibile. A causa del suo difetto di nascita, la gamba destra di Gary rimaneva ruotata verso l’interno anche quando era supino. Mentre guardavo le piante dei piedi coperte dai calzini, non avevo la benché minima idea di cosa avrei visto. Fu come se i suoi piedi fossero vivi; non vivi come lo sono tutti i piedi, ma come se fossero diventati due distinte unità viventi, l’una diversa dall’altra, e chiaramente non era Gary. Affascinato dallo spettacolo, osservai il movimento dei piedi. In ognuno di essi sembrava essere presente una forma di coscienza indipendente.

Improvvisamente, il piede destro di Gary cominciò a muoversi come se stesse spingendo leggermente il pedale dell’acceleratore. Mentre continuava a spingere, si aggiunse un secondo movimento: una rotazione verso l’esterno che portò il piede destro dalla sua posizione originaria di riposo sopra quello sinistro, a una posizione con le dita dirette verso il soffitto proprio come quelle del piede sinistro. Incapace di capire se stessi ancora respirando, osservai in silenzio, mentre gli occhi di Gary continuavano a muoversi ritmicamente come l’asta di un metronomo. Il suo piede, che stava ancora puntando, ruotò all’indietro e tornò nella posizione originaria. Lo schema si ripeté. Verso l’esterno, verso l’interno, verso l’esterno. Poi sembrò fermarsi. Rimasi in attesa. E ancora in attesa. E ancora. Non sembrava accadere più niente.

Mi mossi lungo il tavolo fino a stare alla destra di Gary. Nonostante non fosse mia abitudine toccare il corpo di una persona quando facevo interventi di questo tipo, mi trovai obbligato a poggiare gentilmente le mani sulla parte destra del bacino, la mano destra sopra quella sinistra, anche se non direttamente una sopra l’altra. Guardai giù verso i piedi di Gary. Ancora una volta il piede destro cominciò a muoversi, prima nell’atto di spingere il pedale e poi in quello rotatorio. Verso l’esterno. Verso l’interno. Verso l’esterno.

Attesi. Attesi ancora. Non sembrava accadere più niente.

Tolsi le mani dal bacino di Gary e con due dita picchettai gentilmente sul suo torace. Gary? Credo che abbiamo finito.

Gli occhi di Gary si muovevano da una parte all’altra, anche se vedevo che cercava di aprirli. Più o meno trenta secondi più tardi,

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