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Coronavirus: Dalla minaccia globale al Grande Reset - Come la pandemia sta trasformando la nostra società

Coronavirus: Dalla minaccia globale al Grande Reset - Come la pandemia sta trasformando la nostra società

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Coronavirus: Dalla minaccia globale al Grande Reset - Come la pandemia sta trasformando la nostra società

Lunghezza:
458 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
2 nov 2021
ISBN:
9788833802435
Formato:
Libro

Descrizione

A più di un anno di distanza dalla diffusione della pandemia di Covid-19, sono ancora molti i punti oscuri dell’origine del SARS-CoV-2 che nemmeno l’indagine dell’OMS è riuscita a dipanare.

Dalla spagnola a oggi nessun nemico “invisibile” era riuscito a fare tanto, e ha portato all’adozione di misure repressive e liberticide basate sulla biosicurezza e il biopotere.

In linea con il cosiddetto “capitalismo dei disastri” che sfrutta momenti di crisi e shock globali, per le élite mondialiste l’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per avviare la promozione di un’Agenda globale, nota come Great Reset, volta a ristrutturare l’economia mondiale secondo linee specifiche:
  • globalizzazione,
  • digitalizzazione,
  • Intelligenza Artificiale e automazione,
  • moneta digitale,
  • identità digitale e
  • biometrica per tutti,
  • robotica avanzata,
  • transumanesimo.

Dietro la maschera dell’utopia e dell’ecologismo, ci troviamo dinanzi all’ennesima distopia elitaria portata avanti dai rappresentanti della tecnocrazia: dividere la società in due livelli, da una parte
il potere economico detenuto da una ristretta cerchia tecno-finanziaria di super ricchi, dall’altra la “massa” indistinta di individui sempre più poveri, senza legami, facili da sfruttare e controllare.

Con questo libro scoprirai:
  • le teorie alternative alla genesi e alla diffusione del Covid-19
  • la teoria dello shock, il terrorismo mediatico e la biosicurezza
  • l’Agenda globale del Grande Reset
  • la censura del dissenso e il contrasto alle fake news
  • il passaggio dell’uomo da animale sociale ad animale virtuale
  • … e molto altro ancora.
Editore:
Pubblicato:
2 nov 2021
ISBN:
9788833802435
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Coronavirus - Enrica Perucchietti

Prima Parte

Cybervirus

a cura di

Enrica Perucchietti

«L’amore allontana la paura e, reciprocamente la paura allontana l’amore. E la paura non sconfigge solo l’amore; anche l’intelligenza, la bontà, tutti i pensieri di bellezza e verità, è solo muta disperazione; e, infine, la paura arriva a espellere l’uomo dall’umanità stessa».

Aldous Huxley

Prologo

Occhi bianchi sul pianeta Terra

«Ecco come erano andate le cose. Un’ombra nera e notturna era emersa strisciando dal medio evo. Un’ombra priva di struttura o di credibilità, consegnata di sana pianta alle pagine della letteratura fantastica».

Richard Matheson

, Io sono leggenda

Gennaio 1976. Siamo in una cittadina americana dalle strade impolverate e silenziose: un deserto composto dalle carcasse di vecchie macchine inutilizzate che fanno da cornice agli edifici abbandonati o bruciati. In questo scenario desolato e post-apocalittico, Robert Neville è l’unica persona che, inspiegabilmente, non è stata contagiata da un misterioso batterio che ha trasformato la popolazione in vampiri. La pandemia si è diffusa velocemente e in poco tempo, grazie alle tempeste di polvere che affliggono il pianeta.

Dopo aver perso la moglie e la figlia, Robert si ostina a mantenere le proprie abitudini: invece di fuggire o cercare altri esseri umani che possano essere sopravvissuti alla pandemia come lui, ha deciso di vivere barricato in casa, una villetta che protegge con assi di legno inchiodate alle finestre e spicchi d’aglio, per difendersi dagli attacchi notturni dei vampiri che cercano ripetutamente di ucciderlo.

La sua dimora è divenuta una specie di lugubre sepolcro, una bolla in cui la routine è scandita in modo ferreo e la follia viene scacciata annegando il dolore nell’alcol e dalla ricerca inesausta delle cause della pandemia: sveglia prima dell’alba, Robert gira per la città prima del tramonto alla ricerca di viveri, si reca nelle biblioteche e università per procurarsi libri e attrezzature di laboratorio e uccide a colpi di paletto i vampiri che si mettono sulla sua strada...

Robert Neville è il protagonista del capolavoro di Richard Matheson Io sono leggenda, da cui sono state tratte tre celebri trasposizione cinematografiche: L’ultimo uomo della Terra di Ubaldo Ragona con Vincent Price; 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man) diretto da Boris Sagal con Charlton Heston; Io sono leggenda di Francis Lawrence con Will Smith, dove gli appestati sono stati però tramutati in zombie.

In I Am Legend il romanziere e sceneggiatore statunitense rovescia la trama classica del genere horror, dando vita a una specie di Dracula al contrario: una misteriosa epidemia, causata da un batterio, ha trasformato l’umanità e le creature viventi di tutto il pianeta in vampiri. L’unico immune al contagio è proprio Neville che si è creato un rifugio sicuro nella sua villetta, barricandosi durante la notte e uscendo solo di giorno.

Il protagonista è un sopravvissuto in un mondo di esseri che sono stati trasformati da un nemico invisibile (un batterio) in mostri. Nel finale del libro Robert capisce di essere proprio lui l’anomalia genetica e di essere diventato l’ultimo esponente della vecchia razza: «... sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri». Un’anomalia che non può avere futuro. Quando scoppia e dilaga la pandemia, persino quando viene avvicinato da una donna di cui non sa se fidarsi, Ruth, Robert decide di non scappare, ma si barrica in casa sopraffatto dalle vecchie abitudini.

Si crea cioè una bolla fatta di nuove consuetudini per sopravvivere al mondo che ormai, fuori dalla sua casa, è inesorabilmente cambiato, per sempre.

Gli appestati sono divenuti mostri politici e sociali (come straordinariamente reso in 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra diretto da Boris Sagal) mentre egli è l’anomalia che si è ripiegata su sé stessa incapace di accettare il mutamento. Nella trasposizione di Sagal, peraltro, Neville è anche il rappresentante dell’era tecnologica, responsabile della distruzione della civiltà e di cui Neville raffigura l’ultima, detestabile incarnazione.

***

Come se avessero anticipato le ansie e le angosce del nostro tempo, sono centinaia i racconti, i romanzi, i film e, infine, le serie tv che, negli ultimi decenni, hanno immaginato che una pandemia si abbattesse sul pianeta, stravolgendone la società: ci troviamo sempre dinanzi all’insinuarsi strisciante o improvviso, sempre virulento e sconvolgente, di un batterio o di virus che strema la popolazione, macinando cadaveri o tramutando gli umani in mostruose creature: da Io sono leggenda a L’ombra dello scorpione di Stephen King, alle saghe per il piccolo e grande schermo con gli zombie che corrono, da 28 giorni dopo di Danny Boyle a The Walking Dead, passando per capolavori post-apocalittici come L’esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam.

In modi e forme diverse, queste opere immortalano una minaccia invisibile che avanza inesorabile mettendo l’umanità di fronte alla morte che ha cercato inesorabilmente, grazie alla scienza e alla tecnologia, di debellare come un morbo.

E, invece, è proprio un morbo a piegare l’uomo di fronte alla sua natura e al suo destino ineluttabile di creatura destinata a nascere, invecchiare, ammalarsi e morire. Quell’uomo che si era illuso di non poter essere scalfito da nulla e di poter persino, grazie alla tecnica, sconfiggere la malattia e la morte, ora si trova a combattere una guerra impari contro un nemico invisibile di cui non si conosce ancora né l’origine né tantomeno il comportamento, che muta forma con le varianti e che sembra farsi beffa dei tentativi di contenimento.

In poco tempo un virus ci ha espropriati del diritto di uscire, vivere, crescere, imparare, confrontarci, rendendoci creature terrorizzate, rintanate in casa, ridotte alla pura nuda vita, quella biologica di mera sussistenza. Di fronte alla paura di ammalarci abbiamo dimostrato di essere pronti a sacrificare tutto, dalle normali condizioni di vita e lavoro ai rapporti sociali¹, diventando degli animali addomesticati chiusi in gabbia. Abbiamo proiettato le nostre ansie, frustrazioni e paura su una minaccia globale che viene sfruttata oggi dal potere per accelerare uno stravolgimento della società in chiave digitale, persino post-umana, noto come "The Great Reset". In pochi mesi abbiamo abbracciato un nuovo paradigma, passando dalla nostra natura di animali politici e sociali ad animali virtuali: sottostando a norme liberticide, a dispositivi tecno-sanitari, al distanziamento e a un processo di rifeudalizzazione della società, la convivialità, i rapporti umani e i legami sociali sono destinati a diventare un retaggio del passato², incoraggiati a sparire o a svolgersi attraverso uno schermo, oggi supporto per lo smart-working e la scuola, domani – se non si invertirà la rotta – possibile medium di ogni attività umana.

Per chi tira le fila del mondo da dietro le quinte, si tratta di un progetto utopistico che traghetterà la popolazione globale verso una rinascita, attraverso l’istituzione di un nuovo ordine tecnologico, automatizzato, green, in cui nessuno avrà privacy né possederà nulla ma sarà felice.

Per molti, dotati di un’altra sensibilità, si tratta invece di uno scenario distopico, che prevede la creazione di una algocrazia in cui ogni aspetto della nostra vita rischierà di essere predisposto, controllato, automatizzato e sorvegliato da un occhio ben più crudele e spietato di quello del Grande Fratello orwelliano.


1 Cfr. G. Agamben, Chiarimenti, https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-chiarimenti

2 Cfr. R. Pecchioli, Untact. L’animale asociale, https://www.ricognizioni.it/untact-lanimale-asociale/

Introduzione

«È chiaro. L’unico mezzo per liberare l’uomo dalle azioni criminali è liberarlo dalla libertà».

Evgenij Zamjatin

Il Benefattore

«Evviva lo Stato Unico, evviva gli alfanumeri, evviva il Benefattore!»³.

In un futuro lontano, alla fine del terzo millennio, l’umanità (è sopravvissuto soltanto lo 0,2% della popolazione mondiale) vive in uno spazio ipermeccanizzato, matematicizzato e socialmente ipercontrollato, chiuso dalla Muraglia Verde. La libertà è assente, niente è lasciato al caso e i cittadini sono standardizzati in tutti i loro movimenti e abitudini come se fossero rotelle di un gigantesco ingranaggio (il classico della letteratura che viene letto a scuola è L’orario dei treni⁴).

Questa, in estrema sintesi, è la trama del capolavoro distopico dello scrittore russo Evgenij Zamjatin, Noi, scritto tra il 1919 e il 1921. Noi è considerato un capostipite del genere della distopia: in esso il totalitarismo e il conformismo caratteristici dell’Unione Sovietica del primo Novecento vengono portati agli estremi, dipingendo un’organizzazione statale che individua nel libero arbitrio la causa dell’infelicità, e che pretende di controllare matematicamente le vite dei cittadini attraverso un sistema di efficienza e precisione industriale di tipo tayloristico.

Scritto come «protesta contro il vicolo cieco in cui si sta andando a cacciare la civiltà europea-americana, che livella, meccanizza, macchinifica l’uomo»⁵, la società immaginata da Zamjatin è guidata da un gelido autocrate, il Benefattore, che ispirerà il Grande Fratello orwelliano, coadiuvato dai tutori dell’ordine, i Custodi. George Orwell⁶ avrebbe inoltre apprezzato il fatto che Zamjatin avesse intuito «l’importanza del lato irrazionale del totalitarismo: il sacrificio di vite umane, la crudeltà fine a se stessa, l’adorazione di un leader dagli attributi divini»⁷.

In Noi gli individui sono talmente livellati e spersonalizzati dal potere che non hanno nemmeno più un nome, ma alfanumeri di riconoscimento: così il protagonista che narra gli avvenimenti in forma di appunti in prima persona è D-503, un ingegnere che lavora al progetto dell’Integrale, una nave spaziale destinata a esportare sugli altri pianeti il perfetto ordinamento politico dello Stato Unico. Il potere, infatti, coordina, controlla e disciplina ogni attività, liquida i dissidenti e i cittadini vivono in un mondo trasparente: tutti gli edifici sono di vetro. Soltanto l’attività sessuale è regolata democraticamente dalla Lex sexualis⁸ («Ogni alfanumero ha il diritto di godere di ogni altro alfanumero in quanto bene sessuale di consumo»⁹) attraverso la prenotazione su tagliandi di carta rosa, consente l’abbassamento delle tende nelle stanze.

Da Zamjatin a Huxley: Brave new world

In Brave new world¹⁰ (Il mondo nuovo), Aldous Huxley riprenderà indirettamente la struttura dell’opera di Zamjatin: ciò che Huxley aggiunge nel romanzo, rispetto a Zamjatin, è il soma, la selezione degli embrioni e la nascita delle nuove generazioni in uteri artificiali (quest’ultimo elemento tratto dal Dedalo di Haldane in cui lo scienziato espone la sua visione di un futuro in cui gli uomini controllano la propria evoluzione attraverso la separazione della funzione sessuale da quella riproduttiva).

Il romanziere e saggista inglese, infatti, in Brave new world immagina un’umanità condizionata fin dalla provetta: da adulti i cittadini di questo governo globale non avrebbero potuto non desiderare la forma di potere che era loro imposta.

«Questo è il segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare. Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale»,

spiega nel romanzo il personaggio del Direttore.

Ovviamente i cittadini non se ne rendono conto e accettano di buon grado quanto imposto dall’alto perché manca loro il controllo della storia e dei meccanismi occulti, quelli cioè che si nascondono dietro la parte visibile del potere e che hanno spiegato meglio personaggi come Edward Bernays, padre delle Relazioni Pubbliche, nel suo Propaganda o Joseph S. Nye Jr., già capo del National Intelligence Council, vicepresidente del Sottosegretariato di Stato e sottosegretario alla Difesa durante l’amministrazione Clinton, presidente del gruppo americano della Commissione Trilaterale, in Soft Power¹¹ e in The future of Power (tradotto in italiano come Smart Power).

Al condizionamento culturale (e biologico), Huxley affianca un metodo scientifico basato sull’ipnosi e sulle droghe, arrivando addirittura a prevedere – trent’anni prima della rivoluzione psichedelica! − la diffusione di una droga di Stato, una sorta di metodo farmacologico per sedare le coscienze, il soma. Huxley aveva infatti compreso che è preferibile ricorrere alla manipolazione dolce, ossia suggestionare e manipolare le coscienze con metodi non violenti, invece di utilizzare il terrore e la paura del castigo (che saranno invece i pilastri di 1984):

«Il governo realizza il suo controllo quasi perfetto, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, e per far questo ricorre a varie forme di manipolazione pressoché non-violenta, fisica e psicologica, e alla standardizzazione genetica»¹².

Tutto ciò è stato previsto nel 1931, un’epoca in cui erano ancora impensabili, ma evidentemente per alcuni prevedibili, i traguardi dell’odierna tecnologia.

Parlando di manipolazione sociale, quanto immaginato da Huxley comprende anche la nascita delle nuove generazioni in uteri artificiali¹³ e una sofisticata opera di eugenetica, ossia di selezione degli embrioni e suddivisione in caste (che è esattamente la direzione verso cui si stanno concentrando alcune ricerche nel campo del post-umano come vedremo nell’ultima parte di questo libro). Ciò permette di progettare la nuova umanità e di seguirne l’indottrinamento dalla provetta in poi: i nuovi nati saranno spersonalizzati e i loro corpi riempiti dalla propaganda del potere. Il sogno di qualunque tecnocrazia.

Se pensate che si tratti di fantascienza o che quanto letto finora non abbia nulla a che fare con la trattazione dell’attuale pandemia, non è così e sono proprio i lobbisti ad auspicare simili scenari distopici sfruttando l’emergenza sanitaria come una opportunità per resettare il vecchio mondo e costruirne uno nuovo ancora più globale, digitalizzato, automatizzato, controllato. Possiamo citare, tra tutti i tecnocrati che sognano l’istituzione di un nuovo ordine post-umano, il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab: costui, come vedremo, auspica un Grande Reset (The Great Reset) e una quarta rivoluzione industriale che abbracci le ricerche nel campo del transumanesimo.

La pandemia come guerra

Il riferimento nel titolo del presente libro a una minaccia invisibile era presente già nella prima edizione di questo saggio che era uscita in forma di instant book ai primi di marzo 2020: si prevedevano e si delineavano allora quegli stravolgimenti della nostra società che, in nome del biopotere e della biosicurezza, sono stati adottati nei mesi a venire. Si notava anche come si volesse trasmettere l’idea che si fosse in guerra contro, appunto, un nemico invisibile e che la nuova situazione emergenziale richiedesse misure inaspettate, drastiche e liberticide. Per limitare la circolazione del virus si è limitata la circolazione delle persone (si pensi al passaporto vaccinale), la loro privacy (il tracciamento tramite App) e le loro libertà (censura, lockdown e dpcm).

La nozione di guerra serve a legittimare lo stato di eccezione con le limitazioni della libertà di movimento, l’introduzione di un autoritarismo tecnologico-sanitario con la sua propaganda bellica, il suo terrorismo medico e la sua criminologia sanitaria.

Per sopravvivere, questa forma di dispotismo si alimenta di paura e si autosostiene grazie alla creazione di una mitologia bellica, con i suoi eroi (medici, infermieri, ecc.), i cattivi (gli untori, i negazionisti, i no mask), le spie (i delatori), i dissidenti (che vanno censurati o addirittura internati e curati), i salvatori della patria (i governi), persino con l’imposizione dell’ordine – solitamente militare – del coprifuoco.

Anche il virologo di fama mondiale, già allievo di Sabin, il professor Giulio Tarro, nel suo libro Covid. Il virus della paura, osserva che

«l’aspetto più inquietante della prima fase dell’emergenza Covid-19 è stato il presentare quello che era un caso organizzativo come una guerra. [...] E con la nascita del nemico si è scatenata anche la caccia alla quinta colonna di questo. Già da tempo le cosiddette fake news venivano presentate come un’arma del Cremlino per sovvertire i Paesi occidentali. Ora, con il Covid-19, diventavano qualcosa di ancora peggiore: una eresia diretta a spaccare una salvifica Scienza che, se lasciata lavorare in pace, ci avrebbe potuto condurre fuori dalle tenebre dell’epidemia»¹⁴.

Come ha osservato il filosofo Giorgio Agamben, inoltre, i governi ricordano a spron battuto

«che la guerra al virus segna l’inizio di una nuova epoca storica, nella quale nulla sarà come prima. E molti, fra coloro che si bendano gli occhi per non vedere la situazione di non libertà in cui sono caduti, la accettano proprio perché sono convinti, non senza una punta di orgoglio, di stare entrando [...] in una nuova era»¹⁵.

Si badi bene, non sarà certo una stagione utopistica come viene falsamente promesso alla popolazione ma, come osserva ancora Agamben, sarà

«un’epoca di servitù e di sacrifici, in cui tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta dovrà subire mortificazioni e restrizioni, essi vi si sottopongono di buon grado, perché credono stolidamente di aver trovato in questo modo per la loro vita quel senso che avevano senza avvedersene smarrito nella pace»¹⁶.

Questo perché per mesi, terrorizzati e disorientati dalla paura, abbiamo deciso di cedere passivamente tutte le nostre libertà (financo quella di espressione) per abbandonarci docilmente nelle mani dell’autorità e per far salva la vita. Una vita sempre più digitalizzata, virtuale, isolata, che sta diventando una mera nuda vita, citando ancora Agamben, fatta di diffidenza, paura, ipocondria, isteria, distanziamento, isolamento, quarantena. I cittadini, infatti,

«sono disposti a sacrificare praticamente tutto, le condizioni normali di vita, i rapporti sociali, il lavoro, perfino le amicizie, gli affetti e le convinzioni religiose e politiche al pericolo di ammalarsi. La nuda vita – e la paura di perderla – non è qualcosa che unisce gli uomini, ma li acceca e separa. Gli altri esseri umani, come nella pestilenza descritta da Manzoni, sono ora visti soltanto come possibili untori che occorre a ogni costo evitare e da cui bisogna tenersi alla distanza almeno di un metro»¹⁷.

Questa nuova era, dove i governi mondiali ci stanno traghettando, è appunto il Grande Reset.

Verso una nuova era: il Great Reset

Tornando alla prima edizione di questo saggio, non si doveva essere dei profeti, dei visionari o delle sventurate Cassandre per immaginare, allora come oggi, il futuro: bastava conoscere la recente storia, l’ingegneria sociale e soprattutto come il potere sfrutta le situazioni di emergenza – indotte o reali che siano – per stringere le maglie del controllo sociale e della sorveglianza tecnologica e introdurre misure draconiane. Qualcosa di simile, come vedremo, è accaduto all’indomani dell’11 settembre. Inoltre, come avevo già ampiamente descritto in Cyberuomo (Arianna Editrice), da anni gli architetti del mondialismo spingono per l’adozione del transumanesimo che oggi viene portato avanti dai sostenitori del Great Reset (o Grande Reset in italiano).

Il Grande Reset di cui si parla tanto in questi mesi, non prevede solo, come molti economisti pensano, un reset dell’economia mondiale, perché il crollo dell’economia industriale si pone come trampolino di lancio – un’opportunità appunto – per ben altri obiettivi che coinvolgeranno l’intera società¹⁸.

Su questo Schwab è molto chiaro nel descrivere nel suo La quarta rivoluzione industriale uno stravolgimento globale della nostra società in una direzione post-umana che «combina diverse tecnologie, dando luogo a cambi di paradigma senza precedenti»¹⁹ in quanto il suo ambito di applicazione

«include anche lo sviluppo simultaneo di tantissime innovazioni nei settori più disparati, dal sequenziamento del

dna

alla nanotecnologia, dalle energie rinnovabili all’informatica quantistica»²⁰.

L’Agenda del Grande Reset è composta da diversi punti cruciali che vengono analizzati nel dettaglio dallo stesso Schwab nelle sue opere e che possiamo riassumere in: globalizzazione, decarbonizzazione, digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e automazione (e conseguente sostituzione del lavoro umano²¹), moneta digitale, Internet delle Cose, identità digitale e biometrica per tutti, robotica avanzata, sharing economy, capitalismo della sorveglianza e in definitiva, il transumanesimo²².

La pandemia come opportunità

In linea con il cosiddetto capitalismo dei disastri che si ispira alle teorie economiche di Milton Friedman e che sfrutta momenti di crisi e shock globali come opportunità per imporre le proprie ricette economiche, per il gruppo di Davos l’emergenza sanitaria è vista come un’occasione per spingere l’acceleratore della globalizzazione e avviare un processo di modernizzazione in apparenza green capace di ridurre il proprio impatto ecologico attraverso una digitalizzazione sia della catena produttiva sia di quella per la distribuzione di beni e servizi²³.

Tale processo, in realtà, al di là dei proclami buonisti e solo in apparenza utopistici, prevede la perdita di milioni di posti di lavoro attraverso l’automazione, l’implementazione di Intelligenza Artificiale e l’amazonizzazione della società che ho già ampiamente documentato in Cyberuomo.

Dietro la maschera dell’utopia e dell’ecologismo, ci troviamo dinanzi all’ennesima distopia elitaria portata avanti dai rappresentanti della tecnocrazia: quello che per molti è distopia per altri, coloro che detengono il potere, è invece un futuro verso cui librarsi ad ali spiegate, come novelli Icaro. Solo che, trascinati sulle ali dell’entusiasmo tecnologico, rischiamo di sfracellarci tutti, legittimando la creazione di una società distopica, ipercontrollata e ipermeccanizzata, divisa in caste.

Perché il titanismo (e più in generale l’hỳbris) è una caratteristica fondamentale per inquadrare il transumanesimo e che troviamo già potenza nelle opere di Zamjatin, Orwell e Huxley: l’ossessione dell’uomo moderno di creare una società globale in apparenza pacificata e tecnologica, in realtà una tecnodittatura globale, ipermeccanizzata, in cui gli individui sono spersonalizzati, selezionati in provetta o senza più nemmeno un nome.

I cittadini di questo nuovo ordine sociale sarebbero cloni interscambiabili, individui soli e sradicati persino nella loro identità sessuale, creature amorfe, liquide e facilmente manovrabili dal potere, così straordinariamente simili ai personaggi immaginati dai romanzieri che hanno avuto il coraggio e la capacità di immaginare il futuro.


3 E. Zamjatin, Noi, Mondadori, 2018 Milano, p. 3.

4 Ivi, p. 12.

5 Ivi, p. XV.

6 L’articolo di Orwell su Noi di Zamjatin uscito su «Tribune» si può leggere in: G. Orwell, Freedom and Happiness, in P. Davison (a cura di), in collaborazione con I. Angus e S. Davison, Secker and Warburg, London 1986-1998, vol. XVIII.

7 F. Cavagnoli, Orwell, Zamjatin e la menzogna organizzata, https://www.doppiozero.com/materiali/orwell-zamjatin-e-la-menzogna-organizzata

8 E. Zamjatin, Noi, op. cit., p. 22.

9 Ibidem.

10 Si vedano in particolare i miei precedenti saggi: La fabbrica della manipolazione; Governo Globale (riedizione aggiornata); Fake news – 4D (Arianna Editrice).

11 Nel libro Nye parla del Soft Power (potere dolce) per descrivere l’abilità di un potere politico di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite risorse intangibili quali cultura, valori e istituzioni della politica.

12 A. Huxley, Il mondo nuovo/Ritorno al mondo nuovo, Mondadori, 2011 Milano, p. 239.

13 Ho sviluppato ampiamente la tematica nei miei precedenti saggi Fake news (Arianna Edi-

trice) e in Utero in Affitto (Uno Editori − rEvoluzione) a cui rimando per approfondimenti.

14 G. Tarro, Covid. Il virus della paura, L’antidiplomatico, 2020, pp. 51-52.

15 https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-la-guerra-e-la-pace

16 Ibidem.

17 https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-chiarimenti

18 https://www.dolcevitaonline.it/great-reset-la-nuova-teoria-per-resettare-leconomia-mondiale/

19 K. Schwab, La quarta rivoluzione industriale, FrancoAngeli, 2020 Milano, p. 15

20 Ivi, p. 21.

21 Ivi, p. 55.

22 Ivi, p. 37-39.

23 https://www.dolcevitaonline.it/great-reset-la-nuova-teoria-per-resettare-leconomia-mondiale/

1

Genesi e diffusione

della Covid-19²⁴.

La versione ufficiale

e le teorie alternative

«La paura è la cosa di cui ho più paura».

Michel de Montaigne

Per comprendere il quadro generale della pandemia a quasi due anni di distanza dalla sua diffusione è necessario tentare di ricostruire la genesi del contagio, presentando anche le incongruenze, le lacune e le contraddizioni della versione ufficiale che, per quanto venga imposta al mondo come ortodossa, presenta ancora ombre e falle macroscopiche.

Il mio obiettivo, fin da subito, è mostrare come esista un acceso dibattito su diversi punti cruciali che a oggi, mentre scrivo, nonostante il report dell’oms, risultano ancora fumosi e indeterminati: in particolare, origine, luogo, presunto ospite intermedio e cause del contagio.

Il virus circolava in Italia già nell’estate 2019

Gli investigatori dell’ che indagano sulle origini del sars-CoV-2 in Cina hanno scoperto segni che l’epidemia era molto più ampia a Wuhan nel dicembre 2019 di quanto si pensasse in precedenza, e hanno cercato di accedere a centinaia di migliaia di campioni di sangue della città che la Cina non ha finora lasciato loro esaminare²⁵.

Nel febbraio 2021, la cnn è riuscita ad avere un colloquio in esclusiva con l’investigatore principale della missione, Peter Ben Embarek: nell’intervista questi ha dichiarato che «Il virus circolava ampiamente a Wuhan a dicembre, il che è una nuova scoperta»²⁶. In realtà è una scoperta solo per l’oms, perché l’ipotesi che il virus circolasse già da settimane, se non addirittura da mesi prima dell’allarme lanciato dalla Cina, è stato avanzato da diversi scienziati e ricercatori.

Ogni tentativo di datare l’origine della pandemia è stato però confutato da studi successivi: una ricerca sull’argomento è stata condotta da un gruppo di ricercatori italiani e dimostra che già nell’estate del 2019 moltissimi italiani erano positivi, asintomatici o paucisintomatici. Si tratta di risultati inattesi, pubblicati sulla rivista «Tumori Journal»²⁷ e nati da una ricerca dell’Istituto dei tumori di Milano e dell’Università di Siena, che inizialmente aveva tutto un altro scopo, la ricerca sul tumore al polmone²⁸. I risultati sono stati condotti da settembre 2019 a marzo 2020 su 959 volontari sani sottoposti a tac spirale ai polmoni e analisi del sangue: 111 pazienti sono risultati positivi al test sierologico che è stato

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