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La strada verso la luna
La strada verso la luna
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E-book134 pagine1 ora

La strada verso la luna

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Info su questo ebook

Nina nasce subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un piccolo paese della Calabria. Sin da giovanissima ha un carattere ribelle e mentre tutti intorno a lei sono succubi delle vecchie usanze e completamente assorbiti dal proteggere la propria reputazione, lei sogna di studiare e diventare maestra e scappa di casa spesso e volentieri per vedersi col suo Andrea. Ha solo quindici anni ma sa già che lui è l’uomo della sua vita. Questo amore travolgente porterà grande scompiglio nelle loro vite e nelle vite delle loro famiglie e Nina si troverà ad affrontare problemi e difficoltà molto più grandi di lei, senza però mai arrendersi, andando incontro alla vita sempre a testa alta.

Carmelina Fusca nasce a Spezzano Albanese, in provincia di Cosenza il 18/6/47. Parla l’italiano e l’albanese antico portato sulle coste calabresi ormai otto secoli fa. Ha l’abilitazione magistrale, inseguita con tutta la sua forza giovanile contro i pregiudizi di chi non voleva che una donna studiasse, o le difficoltà di chi non poteva pagare una retta. In prima media ha scritto un tema. Ha vinto un concorso cui aveva partecipato mezza regione e questo le ha permesso di continuare studiare. Era la prima volta che qualcuno leggeva qualcosa scritto da lei. Poi ha avuto quattro figli, ha fatto la mamma a tempo pieno e ha diretto insieme al marito l’azienda agricola di loro proprietà. Su una collina, di fronte al Dolcedorme e al mare Ionio che azzurro bagna la costa, ha trascorso la vita a produrre un olio speciale. Undici anni fa, le è stato diagnosticato il Parkinson. Da allora i farmaci hanno cambiato la sua giornata e anche il suo aspetto, ma i suoi figli non la lasciano sola. Vive con loro quasi tutto l’anno viaggiando tra Piacenza, Roma e la Calabria. Lotta con la malattia e i ricordi e adesso, per la seconda volta, qualcuno leggerà ciò che ha scritto.
LinguaItaliano
Data di uscita30 lug 2021
ISBN9788830646339
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    Anteprima del libro

    La strada verso la luna - Carmelina Fusca

    Nuove Voci

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di Lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    Lunetta ha la lebbra – la notizia si è aperta a macchia d’olio tra via Plebiscito e vico Santa Maria. Lunetta è uscita fuori dalla porta cantando:

    "Io vengo dal paese di Calcutta,

    Famosa per la gente tutta brutta.

    Voi che siete lì e mi guardate,

    Ditemi un po’ se brutta mi trovate."

    Era seduta fuori dalla porta che proteggeva l’unica stanza che possedevano, dove troneggiava un grande letto, con una coperta bianca lavorata all’uncinetto. Era felice, non sapeva di essere ammalata. Noi ragazzi del vicinato avevamo l’ordine di non avvicinarci a lei per nessun motivo, e dopo pochi giorni Lunetta non usci più dalla porta cantando:

    "Io vengo dal paese di Calcutta,

    Famosa per la gente tutta brutta.

    Voi che siete lì e mi guardate,

    Ditemi un po’ se brutta mi trovate."

    Si è detto, è andata ospite da sua zia. L’ho vista dopo anni, lei ha detto di essere sposata e di avere figli, l’ho abbracciata. Non l’ho vista mai più.

    Mangia il cuore della rondine e sarai una donna fortunata, forte e decisa. Era quello che mi dicevano quando da ragazzina mi mandavano a prendere l’acqua fresca con il tarandino, un recipiente di terracotta, nella fontana di comara Antonietta. L’acqua scorreva sempre anche nelle giornate in cui mancava in tutte le altre case del paese. Io facevo la strada e spesso guardavo in alto dove le rondini a gruppi sfrecciavano nel cielo color azzurro, e in cuor mio speravo sempre che qualche rondinella al primo volo cadesse per poterne prendere il cuore.

    La rondine che cade non si rialza più ed è contenta di dare il suo cuore e la sua forza al bambino che la trova. Era quello che mi dicevano le anziane sedute al sole davanti alla porta di casa loro. Poi un giorno il miracolo, era primavera, il cielo coperto da migliaia di rondini. Ero molto felice come sempre, amavo me stessa, mi piacevo, specialmente dopo aver dato uno sguardo allo specchio che mi confermava quello che io sentivo dentro. Ero felice, correvo tra i vicoli sicura che la vita mi avrebbe resa protagonista di qualcosa di meraviglioso, e ho visto la rondine tremante e spaventata, l’ho presa tra le mie mani e ho sentito i nostri due cuori battere insieme. Le anziane del vicolo con fare sicuro hanno aperto il petto della rondine e mi hanno dato il suo cuoricino, io l’ho ingoiato e poi ho guardato le mie mani sporche di sangue e mi sono messa a piangere. Ero emozionata, e impaurita. Ho sentito quello che poi la vita mi avrebbe confermato. Sono stata amata intensamente, ho amato con tutta me stessa, e ho sofferto in egual misura.

    Andrea, l’amore della mia vita, mi ha fatto conoscere il paradiso e l’inferno, ma questo lo racconterò poi.

    Andrea

    La mattina mi alzavo dal letto e sorridevo allo specchio, sentivo dentro di me una forza potente, e mai ho immaginato che qualcuno potesse soffocarmi e sottomettermi. Come ha fatto a dimenticare quello che noi due eravamo. Una sola persona io e lui.

    Ho conosciuto Andrea a 15 anni. Ha bussato alla porta di casa mia e ha chiesto di mio fratello Luciano. Ho sentito il mio cuore battere forte. Era bello da levare il fiato. Alto, bruno, e molto sicuro di sé. Credo di essermi innamorata di lui da subito. Un amore che mi stringeva lo stomaco, mi faceva felice e infelice, mi bastava un suo sorriso per sognare.

    È passato un po’ di tempo prima che si decidesse a dirmi – Ok, ti voglio bene e tu?

    – Io ti amo – ho risposto. E così siamo diventati la favola del paese: Andrea e Nina sempre insieme. Io frequentavo l’istituto magistrale e lui spesso mi chiedeva di non entrare per poter stare insieme e io

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