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Piacere Musica
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E-book399 pagine4 ore

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Se le musiche hanno tra i loro scopi quello di soddisfare il desiderio dell'altrove, molto spesso la forma che cercano viene a coincidere con vissuti di piacere che allentano il legame a volte troppo incombente con il quotidiano. 

Inseguire esperienze di bellezza significa tra l'altro cercare un certo tipo di piacere, quello gratuito del gioco delle forme, al di là o al di qua di qualsivoglia utilità o bontà.È anche per questa ragione che parliamo di forme felici, cioè di tutte quelle produzioni musicali che, più di altre, hanno insita la dote di rendere più facili e accoglienti la partecipazione, il coinvolgimento, il contenimento di ascoltatori e musicisti. Si promuove quindi un sentire con corpo e mente, cuore e pelle, godendo al tempo stesso di visioni inattese e di paesaggi familiari, di stupori e spaesamenti legati all'imprevedibile, accanto alle gioie del ritrovare il già noto: è lo sguardo meravigliato, stupito e appassionato sul mondo che riproduce lo stesso stato d'animo tipico dei bambini.

Piacere Musica attiva questo sguardo di meraviglia sul mondo dei suoni, delle esperienze musicali, proponendo riflessioni sia in ambito musicologico che pedagogico, per giungere ad offrire, in stretta sintonia con le considerazioni teoriche, un vastissimo e sorprendente percorso di attività musicali (suonare, cantare, recitare, drammatizzare, improvvisare, comporre e ascoltare) che vogliono dimostrare l'umano saper essere in musica finalizzato alla esaltazione del piacere, della bellezza, delle azioni felici con i suoni. Ed è anche per questo interessante rapporto fra sapere e saper fare che Piacere Musica è in grado di rendersi molto utile tanto agli educatori musicali della scuola primaria e secondaria quanto agli operatori e animatori che, nei diversi contesti socio-musicali, cercano attraverso i suoni e le musiche occasioni di incontro, di crescita, attività e considerazioni mirate alla ricerca del piacere e della bellezza che i suoni possono donare alla vita.

LinguaItaliano
Data di uscita7 set 2021
ISBN9791280213495
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    Anteprima del libro

    Piacere Musica - Maurizio Spaccazocchi

    PIACERE E BELLEZZA

    Il desiderio dell’altrove

    Partiamo da una domanda: perché l’uomo scrive, rappresenta, compone, inventa; perché guarda e ascolta ciò che altri hanno scritto o composto, perché immagina?¹

    Naturalmente le risposte possono essere molte: ne scegliamo e inseguiamo una soltanto.

    Potremmo dire che spesso si scrive, si rappresenta, si guarda e si ascolta, per dar forma a mondi diversi rispetto a quello che abitualmente viviamo, per andarci ad abitare, almeno per un po’ di tempo.

    L’immaginazione ci porta ad un livello altro di realtà, partendo da un’assenza, da un desiderio che trova la sua origine nel peso del vivere. È il desiderio dell’altrove: l’immaginazione come repertorio del potenziale, dell’ipotetico, di ciò che non è ma che potrebbe essere; il pensiero visionario che esplora territori ignoti, percorsi inediti, mondi possibili, scenari fantastici. Tutto questo dà forma a quel piacere del bello che non serve certamente a nulla se non ad aiutare gli uomini a vincere il disagio esistenziale.²

    La scienza è conoscenza della realtà, l’arte è conoscenza di un altro universo, più o meno separato dal vivere quotidiano: l’arte ci conduce in mondi possibili, che guardano al reale attraverso la lente dell’immaginazione; il pensiero poetico trasfigura il reale, rompe il banale, lo sposta, lo provoca attraverso uno sguardo spaesante, ricerca isole, anfratti, angoli stra-ordinari.

    Ambedue, l’arte e la scienza, traggono forza dallo stupore e dalla meraviglia, che spingono sia ad immaginare che a scoprire.

    Sono passaggi, luoghi segreti, attraverso i quali avventurarsi, nascondersi, o che semplicemente ci invitano a un’attenzione particolare, a guardare più da vicino, come con una lente d’ingrandimento che ci regala di una cosa familiare un’immagine mai vista, una visione inattesa:

    L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.³

    L’inferno di Calvino può essere sostituito da un’idea più leggera: la banalità, il consumo superficiale, la ripetitività che non accende la nostra vita, che la rende ovattata, priva di scosse, noiosa. E allora cerchiamo di creare occasioni in cui questo vivere banale venga trasfigurato e si accenda, cerchiamo scintille per accendere piccoli fuochi, e cerchiamo di farli durare per un po’ di tempo. In questo senso già il Surrealismo propone un’idea di arte che non insegue primariamente l’ammirazione per i propri oggetti ma che cerca invece di promuovere nuovi modi di guardare il mondo, semplicemente esemplificati attraverso le sue opere. In questo sta il compito sociale e politico dell’artista:⁴ cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo al banale, non è banale, e farlo durare, e dargli spazio. È rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui.⁵

    Ciò significa inseguire vissuti di piacere, prendendo a prestito per questo concetto una definizione ampia come quella suggeritaci da Pierre-Luois Moreau de Maupertuis:

    Chiamo piacere ogni percezione che la nostra anima desidera provare piuttosto che non provare. Chiamo dolore ogni percezione che essa ama non provare piuttosto che provare.

    Ogni percezione nella quale l’anima vorrebbe permanere, e di cui non desidera l’assenza, durante la quale non vorrebbe né passare ad un'altra né dormire, è un piacere. La durata di tale percezione è ciò che chiamiamo momento felice.

    Inseguire l’esperienza della bellezza significa cercare un certo tipo di piacere. Quando parliamo di Bellezza ci riferiamo infatti a qualcosa che ci dà piacere e che quindi godiamo per quello che è, al di là – o al di qua – di qualsiasi utilità e bontà: sono belle le cose che ci procurano piacere nel guardarle, nell’ascoltarle, nel toccarle, nell’annusarle, che ci attraggono, che appagano i nostri sensi e la nostra mente. In questo senso bello è diverso da buono e da utile:

    In diverse epoche storiche si è posto uno stretto legame tra il Bello e il Buono.

    Se però giudichiamo in base alla nostra esperienza quotidiana, noi tendiamo a definire come buono ciò che non solo ci piace, ma che anche vorremmo avere per noi […]: noi de