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Via Poma, Inganno Strutturale Tre
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E-book374 pagine4 ore

Via Poma, Inganno Strutturale Tre

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Info su questo ebook

IL GIALLO DI VIA POMA analizzato dal criminologo Carmelo Lavorino in modo originale, scientifico, freddo, spregiudicato, spietato e senza limiti.  

Nino Marazzita, penalista: “Carmelo Lavorino, grande amico di vecchia data e supercriminologo, compagno di avventure processuali e investigative – basti ricordare la clamorosa assoluzione di Pietro Pacciani, ingiustamente accusato di essere il Mostro di Firenze – ha scritto il migliore libro in assoluto sul GIALLO DI VIA POMA. Col suo metodo logico-investigativo si è infilato nel meandro e nei labirinti del caso irrisolto di Via Poma riuscendo a fare emergere elementi nascosti dall'INGANNO STRUTTURALE, elementi sicuramente utili a cercare la verità dei fatti.”

Roberto Faenza, regista (dalla prefazione di “Via Poma – Inganno strutturale” edizione del 2011): “Il 7 agosto sono iniziate le riprese del film, proprio da Via Poma, e di quando in quando a ogni dubbio che sorgeva seguiva una telefonata a Lavorino per sondare le possibili risposte. Essenziale è poi stata la sua presenza sul set quando si è trattato di girare le scene della dinamica dell’aggressione e dell’uccisione di Simonetta, dei vari depistaggi, delle operazioni di pulizia attuate dall’assassino e/o da altri, nonché della scoperta del cadavere. Anche in questa occasione mi sono reso conto della sapienza criminologica di Lavorino, un misto di CSI, Criminal Mind, Edgar Allan Poe e Sherlock Holmes.”  

Massimo Amadei, regista teatrale: “Carmelo Lavorino, districatore di enigmi irrisolti ed impossibili. uomo/professionista dai racconti intriganti che ascolterei per ore. Vicende di crimini trattate con strumenti e modalità intrisi di immenso sapere e la giusta dose di esplosiva e rigenerante creatività che non può mancare. Impossibile definirlo in un sol modo ma se dovessi sceglierne uno direi: “Carmelo Lavorino è l’inimitabile emblema della capacità di trasformare una professione in una  vera e propria forma d’ arte, nel suo caso l’ arte di risolvere il crimine: e col volume VIA POMA – INGANNO STRUTTURALE TRE  si è superato”. 

Carmelo Lavorino, criminologo criminalista, profiler ed analista della scena del crimine, vive e lavora fra Roma e Gaeta. È iscritto all'Albo dei Periti Criminologi del Tribunale Penale di Roma, è fondatore e direttore del CESCRIN (Centro Studi Investigazione Criminale).
Già docente universitario in "Tirocinio sopralluogo e scena del crimine" e in “Protezione delle istituzioni, persone ed eventi” presso l'Università di L'Aquila al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione.
Si è interessato di oltre 200 casi d'omicidio, fra cui i delitti del Mostro di Firenze, di Via Poma, del serial killer Donato Bilancia, di Cogne, di Arce, del piccolo Tommaso Onofri, di morti equivoche e di omicidi camuffati da suicidi, come le morti di Viviana Parisi e Gioele Mondello (Giallo di Caronia), di Glenda Alberti, di Claudia Agostini, di Marcella Leonardi, del brig. Salvatore Incorvaia. di cold cases, rapine e violenze sessuali. È stato consulente criminologo per il film Il Delitto Di Via Poma, regista Roberto Faenza, produttore Pietro Valsecchi, sceneggiatore Antonio Manzini, protagonista Silvio Orlando. È specializzato in investigazioni penali, esame ed analisi della scena del crimine e del modus operandi del soggetto ignoto autore del crimine, organizzazione e coordinamento di pools tecnici e investigativi, management dell'investigazione criminale, BPA (Bloodstain Pattern Analysis – Analisi dello schema di formazione delle macchie di sangue).
LinguaItaliano
EditorePasserino
Data di uscita6 ago 2021
ISBN9791220833318
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    Anteprima del libro

    Via Poma, Inganno Strutturale Tre - Carmelo Lavorino

    Introduzione

    Via Poma Inganno Strutturale Tre

    Questo libro è una sintetica Analisi Criminologica Investigativa Sistemica sull’omicidio di Simonetta Cesaroni o Giallo di Via Poma. È efficace, seria, affidabile e basata su un metodo valido e vincente. Serve al lettore per infilarsi anima, mente, occhi e spirito critico nel fatto criminoso-giudiziario, per analizzare, indagare, comprendere e collaborare alla soluzione del caso con idee, suggerimenti, quesiti e ipotesi serie. È contemporaneamente un contributo alla scienza dell’investigazione criminale ed alla ricerca della verità, uno spunto per discussioni e gruppi di studio, un momento propulsivo molto forte.

    Sicuramente l’uccisione di Simonetta Cesaroni è il caso italiano di omicidio singolo più seguito e intrigante nell’universo dei delitti irrisolti: è un caso storico, originale e praticamente eterno.

    Il volume è intitolato VIA POMA: INGANNO STRUTTURALE TRE perché il c.d. inganno strutturale è il leitmotiv, la tesi prevalente che lo ispira. Una sciagurata tesi frutto dell’analisi di quel binomio di presupposti errorifici, impalpabile e cementificato, formato dalla barriera invisibile che impedisce la soluzione del caso: un nucleo invisibile che contiene nella sua intimità segreta gli errori, i travisamenti, gli artifici e i raggiri che hanno permesso all’assassino di farla franca per tanto tempo. Binomio che ho definito INGANNO STRUTTURALE e che dal 1990 anni sta fuorviando le indagini, impedendo alla verità e alla giustizia di emergere.

    INGANNO STRUTTURALE TRE è il terzo libro che scrivo dedicato al concetto di INGANNO STRUTTURALE: il primo nel dicembre 2011, il secondo nell'ottobre 2019, il terzo è questo. In questi anni ho approfondito e perfezionato gli studi sull'enigma di Via Poma e sul nucleo nero e invisibile che ha generato la catastrofe investigativa-giudiziaria dell'uccisione di Simonetta Cesaroni.

    INGANNO STRUTTURALE nel nostro caso significa L’induzione in errore da parte di un abile regista nei confronti di chi cerca la verità: induzione in errore ottenuta tramite l’inserimento, all’interno della struttura dell’enigma e degli elementi che la compongono, di falsi indizi, di falsi elementi, di falsi indicatori del crimine.

    In Via Poma vi è stato un machiavellico inganno per confondere i dati, le informazioni, le prove, le percezioni e gli elementi fondamentali dell’inchiesta, inganno che ha portato a tre risultati, di cui, i primi due voluti, il terzo non voluto ed effetto collaterale nemmeno compreso da chi lo ha causato:

    effetto voluto: salvare la faccia, l’immagine e la riservatezza di alcuni soggetti collegati all'AIAG;

    effetto voluto: tutelare alcune attività occulte e collaterali di qualcuno sempre collegato all'AIAG nell'ambito delle attività informative;

    effetto non voluto e danno collaterale: fare uscire dal mirino investigativo il vero colpevole e i suoi fiancheggiatori.

    Purtroppo il caos spontaneo e quello seminato ad arte hanno allargato le maglie della rete investigativa-giudiziaria e fatto uscire dalla stessa rete il vero colpevole, a prescindere se questi sia all'interno dell'AIAG, del portierato o in altri gruppi.

    Il delitto di Via Poma nella metafisica poliziesca

    Nella metafisica poliziesca Via Poma è divenuto un labirinto a rete o a rizoma: una struttura enigmatica ed estremamente complessa formata da molteplici labirinti greci, labirinti manieristici, labirinti di incroci figurali. Umberto Eco nel capolavoro Il nome della rosa introduce il concetto di enigma di metafisica poliziesca e di labirinti metafisici polizieschi: il greco, il manieristico e il rizoma, laddove quello a rizoma è di soluzione quasi impossibile in quanto non strutturabile.

    Il labirinto greco, quello classico di Teseo o di Cnosso, ha una sola via d’entrata e una sola via d’uscita. Per definizione al suo centro c’è il vero pericolo, il Minotauro, che rappresenta l’errore, la non soluzione, l’assassino: se sbagli perdi, se non risolvi il tragitto misterioso hai perso! L’enigma greco, che inizialmente appare come una matassa inestricabile, può essere dipanato e srotolato, sino a divenire la schematizzazione figurata di un semplice filo di cui si devono individuare, all'interno del labirinto stesso, l'esatto percorso coi risvolti, le deviazioni, i rientri e i sensi di marcia: è tridimensionale.

    Il labirinto manieristico è quello che permette molte vie d’entrata, molti percorsi, moltissime scelte e, ovviamente, ha una sola soluzione. Può essere rappresentato come un albero decisionale con molte possibilità di scelta errate e una sola esatta: una struttura complessa che contiene una sola via d’uscita. Da struttura complicata può essere srotolato e proiettato su un piano, così divenendo lo schema di un’enorme serie di alberi decisionali. Per risolvere l’enigma manieristico occorre un algoritmo complicato e difficile nell’applicazione. Di solito si procede per tentativi e partendo dall'analisi dai presupposti di partenza.

    Il labirinto di incroci figurali è quello a più piani che contiene percorsi circolari, ellittici, casuali, concentrici, intersecanti, geometrici, di fantasia. Il deserto, una giungla, il fondo del mare, la notte buia, il nastro di Moebius, sono anch'essi labirinti d’incroci figurali. L’enigma d’incroci figurali è la sovrapposizione di alberi decisionali, di percorsi logici comportamentali complicati e difficilmente intuibili, di orbite eterogenee, di schemi nascosti e mimetizzati in figure geometriche o casuali, ma non può essere individuato e definito perché i percorsi, gli snodi e le interrelazioni non sono tutti interconnessi e connettibili, hanno una gerarchia, una logica e una cronologia invisibile e sfuggente: l’enigma d’incroci figurali può essere risolto con un algoritmo mentale ancora più complicato di quello manieristico.

    Il labirinto a rizoma ha come caratteristica peculiare la continua espansione: più si procede nell’analisi per definirlo e risolverlo, più si allarga il panorama di mistero su cui si indaga perché ci si allontana dal centro sconosciuto sino a perderne la consapevolezza: più si aprono nuove piste, più aumentano gli snodi ed aumentano le vie d’accesso al mistero stesso, vie senza inizio e senza fine.

    È fatto in modo che ogni percorso possa connettersi con ogni altro; non ha centro, non ha periferia, non ha uscita, perché è infinito. Il rizoma è una rete di percorsi complicati e sconosciuti e d’informazioni caotiche dove ogni dato, punto e passaggio può essere connesso agli altri. Non si può definirlo perché non ha interno né esterno, perché si estende all’infinito, perché non ha logica conosciuta e definita. Dice Umberto Eco: Il rizoma è strutturabile, ma non è definitivamente strutturato.

    Ogni mistero criminale inizia come enigma metafisico poliziesco greco, per poi divenire manieristico, sino a complicarsi a labirinto d’incroci figurali e poi, alla fine, quando ci sono il buio informativo e il caos investigativo, diviene enigma a rizoma (o rete).

    L’enigma investigativo poliziesco mai nasce come un rizoma, ma lo diventa SE E SOLO SE resta irrisolto, SE E SOLO SE le piste e i dati si sovrappongono, si mischiano, si fondono e si sedimentano.

    QUANDO le indagini iniziali sono state imperfette, fallaci e/o inadeguate e i presupposti della prestazione qualitativa sono inadeguati, da enigma a labirinto greco si scade, si rovina e si esplode ad enigma a rizoma.

    La prestazione qualitativa di ogni Modello Decisionale Operativo Investigativo dipende da tre presupposti-fattori e dalle loro caratteristiche qualitative peculiari relative:

    la qualità dei dati e delle informazioni che vengono acquisiti, organizzati ed elaborati attraverso il processo informativo: se le decisioni e/o i metodi si basano su dati sbagliati, il risultato finale è errato perché viziato dagli errori di partenza;

    le scelte del decisore: se i dati e le informazioni sono esatti ma vengono usati in seguito a decisioni sbagliate, non congrue, non pertinenti, o inadeguate, la loro esattezza è ininfluente, allora il risultato finale del Modello Decisionale Operativo è sbagliato;

    la validità della metodologia applicata: se il metodo non è adeguato e non corrispondente alla soluzione del problema, non si perviene a risultato esatto;

    Il superamento della dozzina errorifica, cioè, quei dodici errori sempre presenti (tutti o in parte) nella catastrofe dell'indagine, eccoli: l'inganno strutturale; il tranello delle false apparenze; il pregiudizio e l'errore di contestualizzazione; la personalizzazione dell'indagine; la passione e l'emotività nello scontro fra gli inquirenti e la difesa delle persone offese e i familiari delle vittime; l'errore a triangolo e di rimbalzo; la superficialità, le carenze, la pigrizia e l'incapacità di autocorrezione; l'errore d'équipe e l'autoconvincimento riverberante; l'innamoramento dell'intuizione, del sospetto e della tesi; la fortuna (eventuale) del Soggetto Ignoto / Combinazione Criminale e le circostanze; la malafede annidata segretamente all'interno del gruppo degli inquirenti in uno o più soggetti ; un metodo investigativo inadeguato sommato a dati fallaci ed a decisioni non congrue.

    Lavorino, La triade criminodinamica.

    Con le sue caratteristiche esclusive di enigma metafisico poliziesco a rizoma il delitto di Via Poma torna e tornerà sempre in auge, sino a che il vero colpevole non sarà inchiodato... ma, poiché ogni tentativo di soluzione si rivela vano ed errato, fallace e illogico, Via Poma resta ben saldo sulla cima dell’Olimpo dei delitti irrisolti e dei cold cases.

    Non cito i delitti del Mostro di Firenze, una serie omicidiaria iniziata nel 1968 e terminata nel 1985, con una storia investigativa processuale collassata ingloriosamente con un’ulteriore assoluzione e qualche richiesta d’archiviazione: una storia specialissima, complicata, blasfema e difficile da seguire a causa delle innumerevoli piste, dei troppi errori degli inquirenti, del logorio di soluzioni all’acqua di rose, della frammentazione dell’inchiesta iniziale in tanti e inutili rivoli. La storia del Mostro di Firenze è un’altra storia, nata molti anni fa nel Mugello, snodatasi in ambienti fiorentini gaudenti e impregnati di sadismo, voyeurismo, sex crime, pedopornografia, culti esoterici, interessi abbietti e invisibili, poi tornati nel Mugello!

    Il delitto di Via Poma: il cold case per eccellenza

    Via Poma indica contemporaneamente tre concetti, immagini e simboli: Via Carlo Poma in zona Prati di Roma dedicata a uno dei martiri di Belfiore; un condominio molto ampio progettato dall’ingegnere e architetto Cesare Valle; un ufficio al terzo piano, teatro dell’efferato e famoso omicidio di Simonetta Cesaroni; un insuccesso investigativo almeno trentennale, il cui ultimo clamore mediatico è stato il processo contro il fidanzato della vittima, Raniero Busco, un processo costellato di dubbi, incertezze, vuoti di memoria, menzogne e falsi ricordi.

    Via Poma è il ricordo bruciante di un insuccesso investigativo che per tre volte gli inquirenti hanno ritenuto di potere risolvere, basandosi sempre e comunque sul presupposto Il portiere Pietrino Vanacore non poteva non sapere: presupposto che però hanno mantenuto sterile causa i limiti di autocritica, metodologia e creatività. È l’omicidio apicale e limite che ha posto agli addetti ai lavori e all’opinione pubblica, già dal 1990, il grosso problema del sopralluogo immediato e preciso, dell’inquinamento della scena del crimine e della contaminazione delle prove, dell’investigazione seria e meticolosa senza pregiudizio alcuno.

    Via Poma è il caso omicidiario che ha fatto comprendere l’importanza assoluta di cinque aspetti fondamentali dell'investigazione criminale: 1) le responsabilità del medico legale sin dal suo primo intervento sulla scena; 2) l’analisi del sangue e del DNA e di tutte le tracce rinvenute sulla scena; 3) l’analisi scientifica e armonica dei luoghi del delitto; 4) la professionalità, la serietà e la meticolosità nell’indagine criminale; 5) l’obbligo di seguire un metodo investigativo e procedurale scientifico, fatto di osservazione, documentazione, fissazione, analisi ed elaborazione dei dati forensi, testimoniali e info-investigativi.

    Le indagini furono coordinate da un pubblico ministero che sino ad allora si era interessato di tutto tranne che di omicidi e, purtroppo, non vi era ancora la cultura investigativa della collaborazione armonica fra le scienze investigative, forensi, criminalistiche e criminologiche e il triangolo operativo Investigazione criminale – Scienze forensi – Analisi criminale.

    Nell’inchiesta – come vedremo - non furono individuati, valutati, definiti e sistematizzati elementi che in seguito, molto tardivamente, sono stati proiettati e inseriti nel processo, quali (1) l’agendina rossa con la scritta Lavazza del portiere Pietrino Vanacore rinvenuta sulla scena del crimine, ma irresponsabilmente e incredibilmente restituita ai familiari di Simonetta, poi da questi consegnata agli inquirenti e scomparsa; (2) il mazzo di chiavi con il nastrino giallo che apriva la porta dell’ufficio scena del crimine, mazzo di chiavi in possesso di chi non doveva averle e che hanno sollevato giusti sospetti; (3) due telefonate forse ricevute la sera del delitto dalla moglie di Mario Macinati, il giardiniere-factotum dell’avvocato Francesco Caracciolo nella tenuta in provincia di Rieti, effettuate da un soggetto che diceva di telefonare dagli Ostelli della gioventù, con orario 20:30 e 23; 4) Last, but not least (Per ultimo, ma non per questo ultimo), Via Poma porta il solito e maledetto retaggio di tanti gialli all’italiana: l’intervento invisibile, strisciante, subdolo e determinante di interessi occulti, di bolle incontrollate e fantasmatiche all’interno dei servizi segreti, di professionisti del gioco sporco, di specialisti della menzogna e del boicottaggio, di attività manipolatorie dei reperti a cura della c.d. manina manigolda.

    Ed ancora, in Via Poma vi sono stati errori di diverse tipologie, commessi da soggetti facenti parte del sistema Investigatori + pubblici ministeri + consulenti. Ovviamente nessuno di questi ha mai ammesso e/o ammetterà i propri e gli altrui errori (quelli della propria casta e/o della propria struttura/squadra), ognuno di questi signori pretende di avere fatto tutto e bene.

    A conforto di quanto ho detto basti pensare che: (1) gli inquirenti dell’epoca si ostinano, a tutt’oggi, a ritenere che il sangue sul telefono sia di gruppo 0 e non gruppo A, che l’assassino abbia usato la mano destra per colpire la vittima e non la sinistra, che l’orario del delitto debba essere per forza di cose dopo le ore 17:40; (2) gli inquirenti che si sono succeduti negli anni... mai hanno ammesso gli errori e le sviste di chi li ha preceduti per motivi di mentalità, di metodo e, soprattutto, perché è inammissibile per il sistema investigativo-giudiziario che un soggetto privato quale il sottoscritto possa essere più analitico e quindi averci azzeccato di più di chi è pagato dallo Stato perrisolvere i delitti; (3) nessun consulente dei vari pubblici ministeri ha avuto la professionalità, la dignità e il coraggio di smentire le relazioni tecniche dei precedenti e di confutare/dimostrare gli errori suddetti.

    Del caso mi sono interessato sin dall’inizio, prima come studioso del crimine e direttore della rivista Detective & Crime, poi come consulente privato personale dell’avvocato Raniero Valle. Sinora ho scritto una cinquantina di articoli e saggi sul caso e diversi libri.

    Ogni inquirente ha avuto il suo killer in base al convincimento dettato da intuizioni e dal gradimento congetturale. Ogni gruppo investigativo è convinto di avere fatto il meglio, di tutto e di più. Però... l’assassino è ancora a piede libero, se è ancora vivo. Non è stato ancora individuato, processato e condannato.

    Si sono così formati i blocchi giudiziari-investigativi, granitici e sicuri della propria invincibilità, con la certezza e la presunzione basate su intuizioni sicuramente apprezzabili, ma poi sfociate nell’innamoramento del sospetto e della tesi.

    Purtroppo, quando il fattore umano, la malvagità e il caos generano il rizoma tutto è verosimile, tutto è possibile, proprio perché nulla può essere dimostrato: sopravvivono tutte le ipotesi.

    Quello che sinora è stato fatto a livello investigativo e giudiziario ha lasciato lacune, interrogativi, questioni irrisolte, perplessità e dubbi: un insieme di negatività che è andato ad aumentare col tempo, così sedimentandosi, cementificandosi sino a formare un blocco impenetrabile, duro all’interno, scivoloso all’esterno, pastoso, elastico e pieno di buchi e canali nella zona intermedia: un blocco che nasconde nel suo intimo nucleico quello che ho chiamato INGANNO STRUTTURALE.

    Era il 1994, mi disse Vincenzo Parisi, Capo della Polizia ed ex Direttore del Sisde, su mia precisa domanda a proposito del delitto di Via Poma : Quando un delitto non è risolto c’è stata ‘INADEGUATEZZA INVESTIGATIVA’. Non parlò un investigatore qualunque, ma il Capo della Polizia, tanto che pubblicai le sue dichiarazioni sulla rivista Detective & Crime. Approfondiremo questo argomento nel capitolo 18, però pongo sin da ora il seguente problema: se i responsabili dell'inadeguatezza investigativa sono stati i cavalli di razza scelti dal Capo della Polizia nel 1990 per risolvere il caso e se lo stesso nel 1994 parla di inadeguatezza investigativa, com'è che questi cavalli di razza nel 1994 sono ancora i suoi preferiti nonostante la clamorosa debacle del 1990? È una contraddizione o no?

    Il volume è diviso in tre parti.

    La prima parte tratta la sintesi dei fatti, l’excursus storico, la scena del crimine e le tracce criminali, il continuum della storia di Via Poma, le dichiarazioni dei personaggi principali, le congetture su Pietrino Vanacore, Federico Valle e Raniero Busco e la morte di Vanacore.

    La seconda parte propone i grossi elementi di analisi criminale investigativa sistemica sull’omicidio a danno di Simonetta Cesaroni quali: (1) l’assassino ha colpito con la mano sinistra; (2) le tracce lasciate dalla combinazione criminale; (3) il punto zero del crimine; (4) il tagliacarte di Via Poma; (5) i quattro elementi da sistemizzare: le chiavi col nastrino giallo, l’agendina rossa Lavazza, le telefonate notturne a Mario Macinati e la cartellina beige di Simonetta; (5) il profilo criminale dell’assassino di Simonetta e di tutti i depistatori; (6) le tre ore di buio in Via Poma; (7) la ricostruzione più probabile dell’iter assassino e delle attività di alterazione della scena e di depistaggio.

    La terza parte è composta da due capitoli. Il primo è Via Poma: c’è posto per tutti, un’analisi dei personaggi principali della vicenda con i loro ipotetici moventi, gli alibi prodotti, le ipotetiche possibilità di commettere il crimine. Il secondo è dedicato alle conclusioni e all’INGANNO STRUTTURALE.

    Quando indico Via Poma lo faccio sempre con le iniziali maiuscole.

    Molte dichiarazioni di persone informate dei fatti e di testimoni sono state sintetizzate, se il lettore vuole consultarle interamente le trova nel sito www.cescrin.it, dove sono pubblicate le tre sentenze relative il processo contro Raniero Busco ed altra documentazione.

    Le fotografie che mostrano la scena del crimine, le posture e le ferite della vittima e le macchie di sangue, sono importantissime per lo studio e l’analisi sistemica della vicenda. Ovviamente, per rispetto della vittima e in ossequio ai sentimenti dei suoi familiari, sono stati coperti gli occhi e le parti intime: pubblichiamo solo quello che è strettamente necessario all'analisi criminale.

    Per evitare di ripetere, nel corso della stesura del testo, le citazioni ed alcuni principi cui spesso mi riferisco, anticipo al lettore queste massime di saggezza, di logica e di scienza.

    Un’ipotesi svolge nella testa, una volta che vi si è insediata o, addirittura, vi è nata, una vita che somiglia a quella di un organismo, in quanto dal mondo esterno assimila soltanto ciò che le è giovevole e omogeneo, mentre respinge ciò che le è eterogeneo e nocivo, oppure, se non può assolutamente fare a meno di accoglierlo, lo espelle poi tale e quale". Arthur Schopenhauer

    "Mizu no kokoro, tsuki no kokoro:

    la mente come l’acqua, la mente come la luna".

    Massima giapponese

    "Analizzare l’enigma da tutte le posizioni e da tutti i punti di osservazione; effettuare un’analisi totale con obiettività, freddezza, senza coinvolgimenti personali, senza manipolazioni e forzature.

    La mente dell’analista deve essere capace di avvolgere e controllare contemporaneamente - esternamente e internamente - l’enigma, di insinuarsi in tutti i suoi meandri assumendone la forma interna ed esterna. Deve essere fluida, avvolgente e intrigante, capace di lambire, toccare, esplorare e conoscere tutto, senza cambiare la natura e le caratteristiche del fatto che deve risolvere e di ciò che analizza. Deve rispettare la scena, non alterarla o inquinarla.

    La mente dell’analista deve essere distante, non coinvolta da emozioni e/o da scelte personali; deve essere fredda, quindi immune da risultati effimeri o di puro egoismo; deve illuminare e osservare le tracce nascoste, slatentizzare quelle invisibili, decriptare quelle incomprensibili. Non deve mai fermarsi alle apparenze".

    Da Scena del Crimine e Tracce Criminali (Lavorino, Cannavicci, 2011)

    Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non vedere la cosa che non piace, ma non per vedere quella che si desidera.

    Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame

    L’analista districa... ma è oltre i limiti delle regole che l’abilità dell’analista si manifesta. In silenzio egli fa tutte le sue osservazioni e deduzioni; altrettanto fanno i suoi avversari, ma la differenza nella portata delle indicazioni così ottenute non consiste tanto nella validità della deduzione quanto nella qualità dell’osservazione. Quel che è necessario sapere è che cosa si deve osservare. Il nostro giocatore non si pone limiti, né, per il fatto che il gioco è l’oggetto primo della sua concentrazione, egli manca di trarre deduzioni da fattori estranei alla partita... Il potere di analisi non dovrebbe essere confuso con la semplice ingegnosità; poiché mentre l’analista è necessariamente ingegnoso, l’uomo ingegnoso è sovente notevolmente incapace di analisi... l’uomo ingegnoso è sempre pieno di fantasia, mentre l’uomo veramente ricco di immaginazione non è mai altro che analitico.

    Edgar Allan Poe, I delitti della Rue Morgue

    Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle... a volte è difficile pure farle capire a chi non vuole capire. Galileo Galilei

    Parte Prima

    Dalla morte di Simonetta Cesaroni ai processi ed alla morte di Pietrino Vanacore

    Sintesi dei fatti

    L’excursus storico

    La Scena del Crimine e le Tracce criminali

    Il giallo di Via Poma nel suo continuum:

    la congettura Pietrino Vanacore, il portiere di Via Poma

    Le dichiarazioni dei personaggi principali:

    dalle prime dichiarazioni a quelle del processo

    I personaggi della vicenda

    La congettura Federico Valle, nipote dell’ingegnere e

    figlio dell’avvocato

    La congettura Raniero Busco, fidanzato di Simonetta

    La morte di Pietrino Vanacore

    Il fatto criminale e l’excursus storico

    Premessa. 1- La vittima: Simonetta Cesaroni. 2- Gli ultimi giorni di Simonetta. 3- Martedì 7 agosto 1990: il giorno del delitto. 4- La scoperta del cadavere, l’allarme, l’intervento della Polizia. 5- Sopralluoghi, repertamenti e accertamenti tecnici delle prime indagini.

    Premessa

    Simonetta Cesaroni viene uccisa il 7 agosto 1990 fra le 16:00 e le 19:30, il suo cadavere sarà scoperto in Via Poma alle 23:20.

    Molte le ipotesi, diversi gli scenari compatibili con le risultanze di analisi criminale sistemica.

    Lo scenario più forte è quello del soggetto territoriale-ambientale dell’ufficio dove la ragazza lavorava e/o condominiale, soggetto che l’ha ammazzata in seguito a rifiuto, a derisione o minaccia di rivelare il tentativo di approccio sessuale. Questo scenario può prevedere anche contesti, situazioni e dinamiche particolari e intriganti.

    Segue lo scenario della donna (o più donne o gruppo misto) che uccide in seguito a litigio e in subordine per gelosia.

    Lo scenario del soggetto esterno (conoscente o non) ha minime probabilità di sopravvivenza per una serie di motivi descritti in modo esaustivo in questo volume.

    Ed ancora sopravvivono le ipotesi Busco sì, Busco no, Busco forse; è stato il portiere Pietrino Vanacore; è stata la moglie del portiere perché si era accorta che il marito guardava troppo la ragazza; è stato il figlio del portiere perché il suo sangue presenta gruppo e marcatori genetici uguali a quello repertato sul telefono; è stato il nipote dell’architetto Valle perché strano, oppure il figlio del magistrato che abitava nel condominio B; il datore di lavoro che non la racconta giusta ed ha avuto uno strano comportamento; lo spasimante segreto erotomane o un corteggiatore respinto; un collega di lavoro oppure una o più colleghe; un giornalista invaghito; un serial killer e/o un seriale di delitti famosi; un videotelista; un ex tornato alla carica; l’avvocato potente economicamente e gestionalmente, ma non dal punto di vista sessuale; l'ex fidanzato soppiantato per Raniero Busco, qualcuno dello studio tecnico nel condominio, oppure qualche scheggia impazzita dei soliti servizi segreti o un magistrato collegato a Gladio; l’appartenente a una setta, o ai servizi segreti, collegato a personaggi altolocati e intoccabili; addirittura un altissimo funzionario dello Stato.

    Ci sono ipotesi che vedono Simonetta uccisa in un’altra stanza, che presumono che il suo corpo dovesse essere traslato in altro luogo, che il movente e il contesto non siano quelli a sfondo sessuale e della perdita del controllo, che le ferite a sfondo sessuale siano state inferte post mortem per depistare e nascondere i reali movente e contesto.

    Ci sono anche le ipotesi che l’aggressione

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