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Fare sviluppo locale: Condividere, progettare, comunicare: percorsi possibili

Fare sviluppo locale: Condividere, progettare, comunicare: percorsi possibili

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Fare sviluppo locale: Condividere, progettare, comunicare: percorsi possibili

Lunghezza:
208 pagine
2 ore
Pubblicato:
28 lug 2021
ISBN:
9788832762198
Formato:
Libro

Descrizione

Con la realizzazione di questo testo si intende mettere in evidenza un lavoro formativo sviluppatosi tra il 2006 e il 2012 presso la Università di Teramo nell’ambito di un dottorato di ricerca incentrato sul tema Sviluppo locale e politiche sociali; e al tempo stesso, un lavoro di ricerca sul campo che ha portato a riconoscere la dimensione dello sviluppo come processo di valorizzazione non solo del capitale economico, ma anche e soprattutto delle risorse ambientali del territorio abruzzese, in maniera integrata con il capitale sociale e culturale della popolazione locale.
Ciò ha consentito di mettere in evidenza che sono possibili, proprio a partire dalle sedi di alta formazione, applicazioni dei modelli e delle metodologie acquisite dalle scienze sociali (dall’antropologia alla economia) ai problemi dello sviluppo dei territori e delle comunità, in qualche maniera estranee ai trend dello sviluppo economico degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
Pubblicato:
28 lug 2021
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9788832762198
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Libro

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Anteprima del libro

Fare sviluppo locale - Everardo Minardi

Introduzione

Con la pubblicazione di questo testo si vuole dare testimonianza di:

un lavoro formativo sviluppatosi tra il 2006 e il 2012 presso la Università di Teramo nell’ambito di un dottorato di ricerca incentrato sul tema Sviluppo locale e politiche sociali;

un lavoro di ricerca sul campo che ha portato a riconoscere la dimensione dello sviluppo come processo di valorizzazione non solo del capitale economico, ma anche e soprattutto delle risorse ambientali del territorio abruzzese, in maniera integrata con il capitale sociale e culturale della popolazione locale.

Da ciò si sono sviluppati percorsi di lavoro professionale in campo sociale ed istituzionale coinvolgendo giovani orientati all’attivazione di progetti e pratiche inedite di innovazione.

Occorre peraltro riconoscere che si sono aperti nuovi percorsi di cooperazione tra Università e organizzazioni sociali (in specie di terzo settore) e organizzazioni di piccole e medie imprese, rappresentative delle economie territoriali, attraverso le quali si sono delineate possibilità di redazione e realizzazione di progetti di sviluppo locale, acquisendo risorse sia dai programmi comunitari che regionali.

Ciò ha consentito di mettere in evidenza che sono possibili, proprio a partire dalle sedi di alta formazione, applicazioni dei modelli e delle metodologie acquisite dalle scienze sociali (dall’antropologia alla economia) ai problemi dello sviluppo dei territori e delle comunità, in qualche maniera estranee ai trend dello sviluppo economico degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

Questo nesso tra i diversi approcci disciplinari e le loro vision dello sviluppo ha consentito di mettere in evidenza le nuove strategie di azione per la qualificazione dei territori e delle comunità attraverso una considerazione integrata e integrale dello sviluppo: non solo crescita economica, ma identificazione e valorizzazione delle risorse ormai non più riconosciute nei territori e nelle comunità.

Conoscenze, saperi, pratiche sociali, manualità qualificate sono componenti di un valore che non viene marginalizzato, ma riportato al centro del processo di creazione di valore che mette in campo non solo energie e tecnologie, ma anche tutte le componenti dinamiche e vitali di una comunità.

Si delineando di conseguenza alcuni effetti da prendere in considerazione: occorre vincere le visioni e pratiche del localismo, ma al tempo stesso le distorsioni determinate da aspettative non adeguate di un processo di sviluppo che viene ricondotto essenzialmente alle logiche e ai processi di una globalizzazione spesso indistinta, priva di elementi di riconoscimento che ne mettano in evidenza la sua integrazione, e non la sua dominanza, sui territori e le comunità, dove si costruisce benessere, qualità della vita e Welfare.

Ciò che però sembra mancare nella considerazione dello sviluppo locale come sviluppo integrato e integrale di un territorio e della comunità che gli appartiene, è costituito dal debole e spesso negato riconoscimento delle best practices, che stanno alla base dei processi generativi di uno sviluppo integrato e integrale.

In questa direzione, l’approccio integrato delle social sciences, andando al di là delle matrici storiche ed epistemologiche delle discipline giunte in maniera separata fino a noi, ha consentito e consentirà ancora di più nei prossimi anni la costruzione condivisa di un paradigma diverso dello sviluppo, come processo non solo di crescita economica, ma anche di significative e diffuse innovazioni nell’organizzazione della vita sociale, culturale delle comunità.

Benessere e qualità:

obiettivi del fare sviluppo locale

Fare sviluppo locale: come, dove e perché

di Everardo Minardi

Premessa

Riproporre un percorso di studio e di riflessioni sul tema dello sviluppo locale può destare qualche perplessità, anche per gli ormai numerosi contributi che vengono dedicati ad una problematica, ormai oggetto di contributi di diverso taglio disciplinare.

Tuttavia, ci accingiamo a focalizzare nuovamente l’attenzione su questa tematica con l’intento non di ideare o programmare di per sé lo sviluppo locale, ma di costruire azioni e riconoscere le risorse intrinseche (le memorie, i saperi, le risorse naturali, ambientali, nonché saperi e le tecnologie) presenti e diffuse come fattori generatori dello sviluppo locale.

Sono numerosi e fortemente qualificati i contributi finora elaborati e messi a disposizione anche degli attori e degli spazi istituzionali ed imprenditoriali necessari per fare sviluppo locale.

Tuttavia, a nostro avviso, è rimasto ancora ai margini l’attenzione ai saperi ed alle pratiche metodologiche e tecniche che si possono trarre dal fare sviluppo locale; in particolare da coloro che senza disporre delle ormai usuali linee guida, si sono trovati al centro di processi orientati e finalizzati allo sviluppo locale.

Quale sviluppo?

L’interrogativo non è retorico, dal momento che è indispensabile esplicitare il senso e il contenuto che si intende attribuire alla parola e, quindi, agli interrogativi che ne conseguono.

I contributi finora giunti alla attenzione di chi si è occupato del tema sono di estremo interesse, poiché distinguendo tra crescita (growth) e sviluppo (development), ci consentono prima di tutto di contestualizzare i riferimenti che si vanno facendo ai diversi approcci e ai diversi criteri di valutazione dello sviluppo.

Infatti, lo sviluppo non è più riducibile alla crescita, come stato terminale di una variazione quantitativa di fattori misurabili e quantificabili, ma piuttosto va visto come un processo di cambiamento che va in direzione di:

un netto superamento di una visione deterministica dello sviluppo, definita sulla base della quantificazione dei fattori che determinano la crescita di territori e di comunità;

la individuazione e la sperimentazione di nuovi cluster di fattori inattesi e per certi aspetti improbabili dello sviluppo;

una diversa configurazione delle nuove imprese, che si formano per effetto di nuovi meticciati di modelli di e pratiche di relazioni sociali, di prodotti di vecchia e nuova composizione;

il riconoscimento e la valorizzazione dei fattori etnici e culturali, propri dei territori e delle comunità, sempre più capaci di connotare le caratteristiche distintive e la qualità dello sviluppo.

Da ciò la necessità di leggere e interpretare i diversi momenti della dinamica dello sviluppo; questo non si riduce, infatti, a modelli e tipologie predefinite, ma piuttosto a immagini e rappresentazioni che contribuiscono a cogliere il senso e il contenuto dei momenti critici ed evolutivi dello sviluppo.

Le vision errate dello sviluppo

Anche una visione dello sviluppo, non riducibile di per sé ai diversi paradigmi propri delle scienze economiche e sociali, non era facilmente disgiungibile da quanto il corpo normativo delle istituzioni, (dallo Stato alle Regioni, ai Comuni), aveva già definito; infatti, anche in questo ambito, si è passati da una visione decisamente economica, quindi, settoriale dello sviluppo, ad una sua rappresentazione capace di comprendere l’intreccio e la combinazione dei fattori economici con gli altri di derivazione sociale e culturale.

Di solito viene presa in considerazione la legge 662 del 1996, in quanto si presentava come uno strumento capace di superare apparentemente i vincoli del decisionismo burocratico, diffuso negli organi dello stato e dei singoli comuni, e collocava i propri strumenti di intervento e le conseguenti risorse economiche e finanziarie, nel quadro di procedimenti e di percorsi che si richiamavano ad una democrazia deliberativa (sembra quasi il riferimento all’idea di democrazia di Habermas e di Rawls), considerata come modello risolutivo di processi complessi, a forte e diffuso rischio di controllo sociale.

Se, infatti, parlando in termini innovativi di sviluppo come processo diffuso e socialmente partecipato, si vanno a mettere in evidenza non solo le istituzioni locali, ma anche le imprese e soprattutto le comunità sociali presenti sui diversi territori, ciò contribuisce certamente a riconfigurare una vision inedita del processo dello sviluppo, come processo aperto al cambiamento in corso di attuazione, con eventi non sempre prevedibili e con esiti da non ritenersi scontati.

Quando si fa riferimento ad attori e a comunità locali, come fossero una sorta di platea indefinita, questi non venivano riconosciuti come soggetti titolari di diritti in sé, ma in quanto riconducibili al ruolo assolto dalle istituzioni (da quelle locali a quelle statali) che di per sé li rappresentano.

Perciò prospettare una vision dello sviluppo locale, come attivazione o riconoscimento di un processo di cambiamento, significa mettere in evidenza la matrice e l’identità degli attori in campo, ma anche la compenetrazione delle diverse componenti dei valori che vengono messi in atto nel processo dello sviluppo locale.

In particolare, questo approccio richiede una specifica attenzione alle conoscenze, ai saperi, alle pratiche sociali che vengono messe in atto dai soggetti che manifestano le caratteristiche proprie della comunità locale a cui appartengono.

Occorre peraltro superare la considerazione della comunità locale del territorio come un limite, un insieme di vincoli al cambiamento ed all’innovazione; valori, conoscenze e ruoli riconosciuti nella comunità di appartenenza, fanno dei soggetti cresciuti e presenti nella comunità, una risorsa capace di dare valore alle azioni sia rituali che diverse, innovative, che si differenziano in relazione alle diverse relazioni che vengono ad avere con il riconoscimento dei valori apportati dalle tecnologie che, dall’esterno, coinvolgono la comunità, incrementando ed ampliando le opportunità di benessere.

Saperi, pratiche, tecniche e tecnologie costituiscono i contenuti di un cambiamento che rende i soggetti, in quanto appartenenti alla comunità, veri e propri attori di processi di cambiamento; questi si traducono nel più diretto accesso ai beni e ai servizi, adeguati a produrre effetti qualitativi e quantitativi che cambiano il volto e la composizione della vita della comunità.

Il benessere proviene, in altri termini, da un più diretto e attivo rapporto tra i soggetti della comunità e i valori racchiusi nell’ambiente naturale, nella sua composizione ecologica; essi, quindi, si traducono in valore di miglioramento delle condizioni di vita, attraverso la reciprocità delle relazioni e lo scambio con altri attori della vita di relazione esterna alla comunità.

Se la reciprocità rafforza la identità della comunità, lo scambio estende la capacità della comunità di moltiplicare le relazioni con altre comunità, con altri territori.

Se la reciprocità sta nella genesi delle relazioni e delle istituzioni, generando di conseguenza il capitale sociale della comunità, occorre sottolineare che nelle relazioni di scambio con altri territori e con altre comunità sta la formazione progressiva del capitale economico. Infatti, nella comunità e nella differenziazione degli attori dei processi di produzione di beni e servizi e di distribuzione anche in aree diverse e lontane da quelle originarie, le relazioni di scambio si traducono in una moltiplicazione di opportunità nell’acquisizione di conoscenze, di saperi e di nuovi modelli di vita sociale.

Il cambio di prospettiva: fare sviluppo locale

La ridefinizione concettuale dello sviluppo locale sollecita, quindi, l’attenzione e la considerazione di altri approcci necessari per la attivazione dei processi necessari per la sua attuazione.

In modo particolare occorre riconoscere cambiamenti significativi di azioni che si rendono possibili in seguito al mutamento della sua configurazione.

In primo luogo, diventa necessario non programmare, ma progettare le azioni per lo sviluppo locale.

Spesso i due termini, programmare e progettare, vengono usati attribuendo agli stessi il

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