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La coda dello scorpione: Il libro delle anime 3
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E-book306 pagine4 ore

La coda dello scorpione: Il libro delle anime 3

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Info su questo ebook

Fantasy - romanzo (247 pagine) - Tutto si trasforma, nulla muore veramente... Perché è l'energia l'unica cosa che conta. L'energia che ci scambiamo.


Mentre Michele e l’Uomo Scintillante si addentrano oltre il settimo anello, alla Città delle Anime il Ministro tesse la sua trama di conquista e di potere. Nel frattempo Lucetta cerca di scoprire il mistero del Decadimento della Città e Riccardo Valloni a Vallascosa si chiede da dove provengano le voci di bambino che lo chiamano. Il Grande Sogno è minacciato e Michele dovrà affrontare la prova più ardua per salvarlo.

La coda dello scorpione è il terzo volume del ciclo Il libro delle anime, iniziato con L’aliante scomparso e proseguito con La città delle anime, pubblicati in questa stessa collana.


Maurizio Cometto è nato a Cuneo il 29 settembre 1971. Tra i suoi libri pubblicati, la raccolta L’incrinarsi di una persistenza e altri racconti fantastici (Il Foglio, 2008), il romanzo per istantanee Cambio di stagione (Il Foglio, 2011), la raccolta di racconti weird Magniverne (Il Foglio, 2018). Ha pubblicato numerosi racconti in antologie, siti internet e riviste, tra le quali le Robot ed Effemme. Laureato in Ingegneria Meccanica, vive a Collegno.

LinguaItaliano
Data di uscita13 lug 2021
ISBN9788825416916
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    Anteprima del libro

    La coda dello scorpione - Maurizio Cometto

    Nei libri precedenti

    Le anime Reiette si sono ribellate al dominio delle Brillanti, e insieme all’ambiguo Ministro (che qualcuno chiama il Demone Rosso) ora governano la Città delle Anime. Il loro scopo è penetrare il sinistro Palazzo delle Ombre, per liberare le loro sorelle prigioniere là dentro. In mezzo alla confusione, il destino di Michele e Lucetta si è diviso. Michele sta affrontando un lungo viaggio lungo il Tunnel insieme all’Uomo Scintillante, in cerca di risposte e, soprattutto, del vero Portatore di Luce. Ora, giunti alle soglie del settimo anello, l’anello proibito, alcune di quelle risposte stanno per essere svelate. Lucetta si è unita alle Reiette e, in uno dei loro covi, è entrata nel cosiddetto Moratorium. Nella riproduzione fedele del Palazzo delle Ombre, potrà fare l’esperienza di guardarsi indietro, tenendo fede al suo ruolo di Veggente e andando così all’origine della catena di eventi che portò al Decadimento della Città. Intanto a Vallascosa Riccardo Valloni e tutti quelli che hanno passato la muta cominciano a sentire voci di bambini che li chiamano, mentre a Valframés una strana coperta grigia si avvolge pian piano su quel mondo di mezzo, minacciando di annientarlo.

    1

    Il guardiano della muta

    Nel settimo anello, l'anello proibito, il vento era incontrollabile, e non era possibile capire da quale direzione provenisse.

    – È uno degli accorgimenti della Coda dello Scorpione per confondere i viandanti – disse Scintillante a Michele. I due procedevano in fondo al gruppo.

    Fin dai primi passi si verificarono dei cambiamenti. I parassiti sembravano intimoriti e rimanevano sopra il loro Mnis in atteggiamento guardingo, di attesa. I bambini, invece, guidavano la spedizione camminando con grande sicurezza, come se procedessero su sentieri conosciuti.

    – Eri mai entrato nel settimo anello?

    Il Generale scosse il capo quasi impercettibilmente. – Ma non deve saperlo nessuno, altrimenti ci abbandonano.

    Muri di nebbia si alzavano tutt'intorno. L'impressione era che celassero gole profonde e pareti invalicabili, e che si stesse procedendo su uno stretto sentiero in mezzo al nulla. L'unico rumore che riusciva a tratti a sovrastare il vento era un gorgogliare impetuoso, proveniente da un punto imprecisato alla loro destra; il fiume si era fatto adolescente, e adesso doveva somigliare a un torrente impetuoso.

    Poi c'erano le voci.

    Hai visto che è un bugiardo?

    Denuncialo ai Mnis Perduti.

    Di' loro che ha mentito.

    Michele rallentò il passo, lasciando andare avanti l'Uomo Scintillante. Quando fu distante un paio di metri, girò il viso verso destra e urlò. – Lasciatemi stare! Andate via, via!

    Per un istante gli parve che le voci si moltiplicassero. S'immaginò di essere sul ciglio della piazza di Vallascosa, davanti alla chiesa, la mattina della festa patronale. Le voci che sentiva erano i bisbigli della folla che usciva dalla messa e si riuniva intorno ai banchetti del rinfresco. Quelle voci non erano lui. Quelle voci appartenevano a estranei. Solo lui poteva decidere chi fermare, chi ascoltare.

    Poco dopo tornò da Scintillante, più calmo.

    – Senti le voci, soldato?

    Michele annuì. Non poteva nasconderglielo.

    – È naturale. Siamo vicinissimi alla sorgente, dove esse hanno origine. Ricordati sempre del mio consiglio.

    – Qui le voci si ammassano una sull'altra, come una folla.

    Segui i Mnis Perduti.

    Ti porteranno al varco che risale a Valframés.

    Michele strinse i denti.

    – Quando ci approssimeremo alla fine del Tunnel, esse scemeranno fino a scomparire. E ci sarà un silenzio che ti farà rimpiangere la confusione di rumori in cui siamo immersi ora.

    Come riuscivano a parlare così bene nonostante il fragore del vento?, si chiese Michele. Era come se comunicassero telepaticamente. Ricordò le parole del suo compagno. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

    – Per quale motivo il settimo anello è detto l'anello proibito?

    – Prima che finisse la muta era impossibile entrare qua dentro. Il vento impediva qualsiasi tentativo di incursione, e chi provava veniva respinto da un'orribile voce gracchiante, capace di condurre alla pazzia. Ora il vento si è confuso, e la voce gracchiante è scomparsa.

    La Madama Gracchiante, ricordò Michele.

    – È da questo anello che arrivano i Mnis Solitari, anche se non sanno raccontare che cosa hanno visto – continuò Scintillante. – Nessuno conosce fino in fondo i segreti che racchiude, anche se si possono fare congetture, soprattutto alla luce degli ultimi eventi. E nessuno sa se è abitato o deserto.

    – Tu sapevi queste cose prima che iniziassimo il nostro cammino…

    – La mia intenzione era quella di superare il Tunnel a volo insieme alla poiana fantasma, e scendere direttamente nell'ottavo anello, all'uscita del Tunnel, dove inizia la Coda dello Scorpione. Ora in parte comprendo come mai la poiana ci ha lasciati all'ingresso del Tunnel. Se davvero si è aperto un varco verso la Terra-che-sta-oltre-i-cieli…

    – L'hai capito leggendo la lettera di mio padre, non è vero?

    – In parte sì. Se quello che sembra essere il fantasma dell'antico Re delle Poiane ci ha lasciato all'ingresso del Tunnel, deve esserci qualche altro motivo, più profondo. Egli è il Portatore di Luce, e sa discernere le voci, sa vedere in mezzo e oltre la confusione in cui ci troviamo immersi.

    – Quale delle due poiane è destinata a regnare?

    Il Generale non rispose, e non disse altro. Nonostante fosse diventato più aperto, Michele intuiva che il suo umore si andava incupendo e la sua energia scemava. Le scintille che un tempo sprizzavano nel raggio di due metri, investendo chi gli stava vicino di una frizzante energia, si erano spente appena entrati nel settimo anello. Rimaneva la sottile patina arancione che ne delineava la sagoma, quella che per Michele era la sua pelle, dando vita a un corpo magro e malfermo sulle gambe. Sembrava un vecchio alla fine dei suoi giorni.

    – Forse troveremo qualche casa, e magari una Camera Rigenerante – disse Michele.

    – Sei diventato pazzo? Lasciami stare! Stammi lontano! – urlò l'altro, scostandolo malamente.

    Michele si rese conto che le parole usate dall'anima per allontanarlo erano simili a quelle che aveva urlato lui nel vento, per scacciare le voci. Pochi minuti dopo Scintillante lo raggiunse e si scusò, ma continuò a tenersi a distanza, e il suo passo si fece più incerto.

    * * *

    Quando erano entrati nei precedenti anelli, la nebbia, fitta all'ingresso, si era diradata col passare dei minuti. Gli anelli caratterizzati da una bolla presentavano la visuale sgombra fin dall'inizio. Il settimo anello faceva eccezione. Passavano le ore, il cammino era sempre più impervio, eppure la nebbia non cedeva il passo. Una spessa matassa grigia circondava i viandanti, lasciando soltanto intuire un paesaggio roccioso e impervio. Michele aveva chiesto a Scintillante come mai non seguissero il cammino del fiume, per orientarsi meglio. L'altro aveva scosso la testa, dicendo che stare troppo vicino al fiume poteva essere pericoloso. C'era il rischio di inciampare e cadere in acqua, e a giudicare dal rumore che arrivava fin lì, non sarebbe stata un'esperienza consigliabile. Inoltre i Mnis Perduti avevano ormai fiutato la traccia; le voci li guidavano con mano sicura verso la loro meta. Perché disturbare un meccanismo che ora funzionava così bene?

    Michele osservava i Mnis Perduti. Nel giro di poche ore, dall'ingresso nel settimo anello, erano cambiati tantissimo. I rapporti di forza si erano invertiti. Bastava osservare Turo e Tracimante, i due che conosceva meglio. Il parassita di Tracimante aveva preso un colore rosa scuro, malaticcio, e se ne stava acciambellato sulle spalle del suo Mnis, con un'aria di sofferenza. Quello di Turo si era fatto ancor più secco, e i lineamenti esprimevano un'angoscia e un tormento interiore che fino a quel momento aveva sempre tenuto celati. I due Mnis procedevano spediti, guidando il gruppo che si snodava in fila indiana; sorridevano e avevano negli occhi un'espressione trasognata. Quando incontravano un bivio si guardavano tra loro, annuivano, e prendevano sicuri una delle direzioni.

    Non avevano bisogno di parlare per capirsi, e la natura scontrosa e solitaria che li aveva sempre caratterizzati era un lontano ricordo.

    * * *

    Da ormai dieci ore camminavano senza sosta. I Mnis Perduti continuavano a procedere avanti, senza esitazioni. Non si capiva che ora fosse del giorno; la luce continuava a essere del colore del cemento. La strada accidentata, la nebbia perenne, il vento che spirava da ogni dove. Tutto questo avrebbe dovuto sfiancare Michele. Ma un'energia diversa, che veniva da dentro, lo sosteneva. La stessa energia che aveva usato per combattere le voci.

    A un tratto l'Uomo Scintillante si arrestò. Crollò seduto su un lastrone di pietra di fianco al sentiero. Michele lo fissò in faccia, sgomento. La maschera dell'anima non lasciava trapelare nessuna emozione, se non la stanchezza. La colonna dei Mnis Perduti, più avanti, stava quasi per sparire nella nebbia, incurante dell'accaduto.

    – Fermatevi! – gridò Michele.

    Nonostante il fragore del vento, lo udirono. L'ultimo della fila, il cui parassita assomigliava a un gatto randagio aggrappato con le unghie alla schiena del suo Mnis, si voltò a guardarlo. Il parassita non disse nulla, ma Michele intuì l'espressione interrogativa e anche un po' contrariata sul viso del bambino.

    – Dobbiamo fare una sosta, soldato – disse Scintillante, con un filo di voce che si perse nel vento.

    Michele raggiunse i Mnis Perduti e chiese loro di fermarsi qualche ora. Avevano tutti bisogno di mangiare e riposarsi, non si rendevano conto? Non fece cenno alla stanchezza mortale del suo compagno. I Mnis Perduti si consultarono, poi insieme guardarono verso la direzione del cammino, con aria assorta; stavano ascoltando il parere delle voci. Alla fine accettarono la sosta, per timore che in effetti senza cibo e senza riposo le loro forze avrebbero potuto cedere, costringendoli a un ritardo ancora maggiore.

    Arretrarono di un centinaio di metri, dove avevano visto una spianata riparata da una gola, e si accamparono. Il fiume ruggiva vicino, in fondo a un crepaccio. In tutte le direzioni si scorgeva solo nebbia.

    L'Uomo Scintillante fu fatto distendere sotto una coperta. I suoi occhi verdi rimanevano aperti, ed erano carichi di angoscia e di fatica. Michele più volte provò a rivolgergli la parola, senza ottenere risposta.

    Turo del primo anello si avvicinò e si chinò a guardare il Generale più da vicino.

    – Cosa gli è successo? – chiese il parassita. La sua voce era fievole e aveva perso tutta la sua astiosità.

    – Non lo so – disse Michele.

    Il Mnis fissava l'anima distesa come se non la vedesse realmente, continuando a sorridere.

    – Forse è la vicinanza con il varco. Forse anche lui ha cominciato a sentire le voci.

    Michele scosse la testa. – Loro non le sentono, le voci. Dev'essere qualcos'altro.

    – Gli manca un bagno di colori?

    Michele annuì.

    Gli occhi di Scintillante si girarono a guardarlo. Poi guardò quel che rimaneva del parassita. – No – sussurrò semplicemente. – Non è questo – ripeté.

    – Io lo so cosa sente – disse un altro parassita che si era avvicinato. L'avevano incontrato nel sesto anello, ed era l'ultimo ad essersi aggregato alla comitiva. Il bambino che lo sosteneva era albino e, unico tra tutti, non sorrideva mai.

    – Come puoi saperlo?

    – Prima di partire ho avuto notizie dalla Città. Le Reiette hanno preso il potere, alleandosi con un'anima del Consiglio. Ora sembra che vogliano far chiudere la Fenice S.r.l. e assalire il Palazzo delle Ombre.

    Assalire il Palazzo delle Ombre?

    – Avete avuto notizie della Mnis scomparsa? – s'intromise Michele.

    Il parassita scosse la testa.

    – Far chiudere la Fenice S.r.l. è sacrosanto, ma assalire il Palazzo delle Ombre? A che scopo?

    – Sapete tutti che non vogliono assalirlo, ma solo liberare chi ne è prigioniero.

    – Sono d'accordo. Ma è per questo che l'arlecchina sta perdendo la sua luce e le sue energie. Grandi cambiamenti stanno avvenendo, e le anime Brillanti, di cui costei è un'esponente, saranno le uniche a pagare.

    – È giusto che sia così – disse un altro. – Loro hanno sempre spadroneggiato, e non hanno fatto nulla per aiutarci.

    – Invece non è giusto – disse Turo. – E poi non saranno solo loro a pagare. Non avete ancora capito a cosa stiamo andando incontro?

    Un silenzio di ghiaccio scese tra i parassiti. E come a un segnale, i rispettivi Mnis si allontanarono e raggiunsero il fuoco, dove su una padella sfrigolavano delle frittelle. Michele avvertiva il profumino, eppure non sentiva una gran fame. Stava per raggiungerli quando Scintillante l'afferrò per un polso.

    – Sono contento che sia accaduto, soldato – mormorò. Sorrideva e nei suoi occhi verdi sembrava tornata la serenità.

    – Di cosa sei contento?

    – Che la Fenice venga chiusa.

    Abbassò le palpebre, e si addormentò.

    Più tardi anche Michele provò a dormire, senza successo. Non era tanto per il vento che fischiava tra le fessure rocciose, cui ormai aveva fatto l'abitudine, e neppure per le voci. Erano i bisbigli dei parassiti. Parlavano tra loro spaventati, mentre i rispettivi Mnis dormivano.

    – Vi fidate ancora, voi?

    – C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo. Sì, di sbagliato.

    – Ve lo dico io cosa c'è di sbagliato: le voci sono per loro, non sono per noi.

    – Volete dire che ci lasceranno soli?

    – Non è questo. Non vi siete accorti del torpore? A me sembra di essere tornato a…

    – Basta, per favore! Dobbiamo avere un po' di fiducia.

    – È vero. Siamo un'unica cosa. Non ci faranno mai del male.

    – Però neppure loro possono opporsi all'ordine naturale delle cose.

    – E se cercassimo di tornare indietro?

    – Sapete tutti che non è possibile. Noi stessi vogliamo raggiungere le voci, nostro malgrado.

    – È così.

    – Eppure io non voglio tornare a sognare. Non voglio.

    Finalmente la stanchezza sembrò aver ragione di quel misterioso conciliabolo. Prima di cadere addormentato, Michele fu sicuro di vedere su nel cielo, dello stesso grigio perenne di quando erano entrati, una forma in movimento. La poiana fantasma. Volteggiava in tondo sopra il loro accampamento. Quella visione gli infuse coraggio, e lo calmò.

    * * *

    Quando si destarono, l'Uomo Scintillante stava meglio. Le scintille non si vedevano ancora, ma una fosforescenza pulsante di un arancio chiaro si diffondeva da tutta la sua sagoma. Anche il viso era disteso.

    Ripresero il cammino. I Mnis erano eccitati: mancava poco che si mettessero a correre. I parassiti li cavalcavano in pose rigide e innaturali, i lineamenti segnati da un timore senza nome. Michele e Scintillante faticavano a stargli dietro. Anche se nulla era mutato nel paesaggio circostante, sembrava che la meta fosse ormai vicina.

    Michele sentiva il vento soffiargli dentro. In quel vento le voci colloquiavano, e lui le ascoltava come se origliasse una conversazione tra estranei. Si sentiva particolarmente sereno, e avvertiva una sensazione di incredibile leggerezza.

    Ogni tanto il Generale lo sbirciava.

    – Dovresti andare a specchiarti nel fiume, soldato – gli disse a un certo punto.

    Al ricordo dell'esperienza occorsagli qualche giorno prima, Michele rabbrividì. – Per quale motivo?

    – Una trasformazione può dirsi completa solo quando se ne prende pienamente coscienza.

    Michele meditò su quelle parole. – Ci andrò presto. Ora però non c'è tempo.

    – Hai ragione. Senza contare che qui il fiume è troppo impetuoso per potercisi specchiare.

    A un certo punto del cammino si resero conto che in direzione nordovest il cielo cominciava a schiarire. Dapprima fu solo una sensazione, man mano divenne una certezza. Una sfumatura tenue, rosata, saliva da quella direzione, smorzando il grigio perpetuo del paesaggio. Fu come vedere l'aurora dopo una notte durata troppo a lungo. Perfino i parassiti abbozzarono un sorriso, nonostante quello fosse il segno che stavano arrivando a destinazione.

    E d'improvviso davanti a loro si aprì uno spiazzo. La luce rosata ne svelava anche gli angoli più lontani, distanti un centinaio di metri. In mezzo era radunata una moltitudine di Mnis Perduti, che a malapena si erano accorti della loro comparsa. All'angolo opposto sorgeva una costruzione. Una piccola capanna dal tetto spiovente. Sulla parete visibile, di fianco a una finestra, c’era appeso qualcosa, una stampa o un grande quadro.

    I Mnis Perduti sopraggiunti con Michele non guardavano tutto questo. I loro occhi, almeno quelli dei bambini, fissavano il cielo. Immobili e completamente rilassati, parevano in estasi. I parassiti sopra di loro si erano contratti in un grumo di terrore. Alcuni si tenevano le mani sulle orecchie, come a non voler udire chissà quali parole.

    L'Uomo Scintillante strinse la mano di Michele. – Guarda, soldato – mormorò.

    Michele alzò gli occhi verso il cielo. La nebbia sopra lo spiazzo si diradava. La sfumatura rosata, appesa ai suoi barbagli, s'intensificava man mano lo sguardo saliva verso l'alto. Diveniva prima arancio, poi rossa, poi porpora. Prendeva toni più scuri, confinando con il blu e col violetto. E in cima, a perpendicolo sulle loro teste, il centro del cielo era una porta. Come fosse stata un gigantesco astro di forma rettangolare, appeso lassù in alto. Una porta nera. Chiusa.

    Quando vide quella porta Michele fu investito dalle voci. Le voci lo chiamavano. Appartenevano al passato, a Valframés, a Vallascosa.

    Torna indietro, Michele.

    Puoi passare da quassù.

    Abbandona l'arlecchina.

    Monta la poiana, cavalcala.

    Risalirai a Valframés

    Potrai riabbracciare i tuoi amici Mnis.

    Tornerai a Vallascosa.

    Potrai essere presente al primo giorno di scuola.

    Non farti fregare da quell'anima bugiarda.

    Lasciala andare.

    Torna al tuo mondo.

    Insieme alle voci, una nostalgia insopportabile di Vallascosa lo assalì. Le serate a giocare a pallone nel prato davanti a casa di Giangi. Le scorribande in bici lungo il Tarso. La mamma che gli preparava pane e Nutella il pomeriggio, mentre lui guardava i cartoni alla tv. L'attesa del primo giorno di scuola. I libri, il diario e il portapenne, tutti con il loro odore inconfondibile di nuovo. L'eccitazione mista alla nostalgia di un'altra estate che è passata. E poi… papà. Il suo nuovo papà. Insieme a Cardìn.

    Sì, papà ti aspetta.

    Torna all'ingresso del settimo anello.

    Troverai la poiana.

    Lascia andare quell'illuso alla sua Coda dello Scorpione.

    Tu, torna a casa.

    Michele stava per fare dietrofront, ma la presa ferrea del Generale glielo impedì.

    – Le sento anch'io, Michele.

    – Cosa?

    – Le voci. Le sento anch'io.

    – Ma tu sei un'arlecchina, non puoi sentirle le voci.

    L'uomo Scintillante si girò a guardarlo negli occhi. – Siamo tutti uguali, Michele. Anime Brillanti, Sognanti, Reiette, Mnis Perduti, voi bambini. Siamo tutti uguali. – C'era una risposta in fondo a quelle fessure verdi, si rese conto Michele. Una consapevolezza che lui, forse, non aveva ancora raggiunto, e che gli fece dimenticare le voci.

    Gli tornò alla mente la frase misteriosa che la signora Lena gli aveva detto prima di fare la capriola su a Vallascosa. Non c’è nulla da vedere nei miei occhi, tranne che gli occhi in sé stessi. Voleva forse dire che gli occhi di tutti, di qualsiasi creatura, erano uguali, erano gli stessi occhi?

    – Dobbiamo raggiungerli! – urlò d'un tratto la voce di un bambino. Michele si girò a guardare. Era stato il Mnis di Turo a parlare. Per la prima volta un Mnis apriva bocca.

    – Sono tutti lassù! Dietro quella porta! – esclamò un altro Mnis.

    – Come possiamo fare per andare da loro? Aiutateci! – gridarono altri.

    Si girarono tutti verso Michele e l'Uomo Scintillante. I parassiti continuavano a tenersi rigidi, e sembravano estraniati dalla scena. Come se avessero temuto quanto stava per succedere, ma fossero stati coscienti di non poter fare nulla per evitarlo.

    – Fate silenzio! – urlò Scintillante.

    Tacquero tutti. Il vento era forte, e spirava sia da nord, oltre il settimo anello, sia dall'alto, dall'imbuto rovesciato che culminava in quella porta lontana. E quest'ultima corrente portava con sé le voci che udivano i Mnis.

    Voci che gridavano le stesse parole pronunciate dai Mnis Perduti.

    Siamo qui!

    Raggiungeteci, presto!

    Aprite la porta!

    – Aspettateci qui! – ordinò il Generale.

    Si mosse d'improvviso, tirandosi dietro Michele. Prese la direzione verso il capanno. Avvicinandosi si accorsero che la finestra era illuminata. Un lume fioco doveva ardere al suo interno, il che voleva dire che forse era abitato. I Mnis Perduti non li seguirono. La malia che li legava a quelle voci, meta ultima del loro pellegrinaggio, era troppo forte.

    Michele e il suo compagno non guardarono subito dentro la finestra. L'immagine di fianco, una grande stampa, li attirò come fosse dotata di un potere magnetico. Doveva trattarsi dell'equilibrante del settimo anello.

    Osservarono l'immagine e lessero la scritta.

    Nel settimo anello lo scorpione

    si contorce per far perno al suo finale

    qui dei mondi che s'incrocian v'è ragione

    al viandante non far prendere le scale

    Il disegno sotto la scritta, tracciato a vividi colori, aveva toni quasi apocalittici. In mezzo a nuvole nere che tutto circondavano, e dall'alto delle quali cadevano fulmini e pioggia, spuntavano due figure. La prima, un'anima Brillante avvolta da una vivida luce arancione, cercava a tutti i costi di avviarsi su per una lunga scalinata, che s'inerpicava salendo su una china rocciosa. La seconda, un bambino, con una mano lo tratteneva impedendogli di proseguire, mentre con l'altra indicava un punto verso il cielo. Era questo l'unico tratto non invaso dalle nuvole, nell'angolo in alto a sinistra dell'immagine, e raffigurava una porta socchiusa. Dove la scala scompariva, in alto a destra, pareva invece di vedere spuntare, in lontananza, i picchi della Coda dello Scorpione. O meglio, di un solo picco si trattava. E la forma della vetta ricordava quella di una guglia bizantina.

    Michele e Scintillante si guardarono negli occhi. Attraverso la finestra aperta venne un rumore, che ruppe il costante sibilare del vento. Un lungo gemito, straziante.

    Girarono l'angolo e trovarono una porta, anch'essa spalancata: entrarono.

    Il lume che balenava fuori era causato dal riverbero di una candela sulle pareti. Lungo il lato a monte c'era una branda, e su di essa era distesa una figura. Stava girata verso il muro, tutta contratta, e continuava a lamentarsi. Si trattava di un adulto, ma non aveva luce. Tutto in quella figura ricordava a Michele le sembianze di un Giassà, che fosse di Valframés o Vallascosa non aveva importanza. Ma cosa ci faceva un Giassà nel settimo anello, l'anello proibito?

    Si avvicinarono; Scintillante si chinò e delicatamente portò le mani sulla testa stempiata dell'uomo, per girarla e poterlo vedere così in viso. Appena

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