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Volli, fortissimamente volli
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Volli, fortissimamente volli
E-book100 pagine1 ora

Volli, fortissimamente volli

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Info su questo ebook

Volli, fortissimamente volli è la storia di Giulia che riesce a costruire la sua vita da sola raggiungendo i suoi obiettivi nonostante tutto. Conosciamo Giulia piccola e ne seguiamo il percorso di crescita: l’infanzia in un piccolo paese, l’adolescenza a Malta, l’Università in città e poi il trasferimento a Milano. 
Quello che segna la vita di Giulia sono le relazioni: il difficile rapporto con la madre, presa dall’accudimento dei sei figli, e ritrovato solo in età adulta; le due anime del padre; la convivenza con fratelli e soprattutto con Toni, affetto da una malattia progressiva e incurabile, di cui lei si prende cura con amore e dedizione. E, forse, è proprio quella passione con cui accudisce il fratello a spingerla a specializzarsi in Neuropsichiatria infantile dedicando, poi, tutta se stessa ai suoi piccoli pazienti. 
“A tutte le donne impegnate nel riscatto della loro dignità” recita la dedica dell’autrice e questa storia è il riscatto di Giulia. 


Clelia Leozappa è nata a San Vito dei Normanni nel 1948. Laureata in Medicina e Chirurgia.  Specializzata in Neuropsichiatria Infantile all’Università di Pavia e in Psicoterapia Psicoanalitica presso la scuola milanese SPP con Psicoanalisti di fama internazionale, Johannes Cremerius e Gaetano Benedetti. 
Responsabile del Servizio di Neuropsichiatria e di Elettroencefalografia presso l’ospedale di Garbagnate Milanese. Giudice Onorario presso il TM di Milano.

 
LinguaItaliano
Data di uscita31 mar 2021
ISBN9788830640054
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    Volli, fortissimamente volli - Clelia Leozappa

    Vollifortissimamentevolli_cop_140x210.jpg

    Clelia Leozappa

    Volli, fortissimamente volli

    A credere nella bontà di questo scritto e ad accendere in me la voglia di crederci, di provarci sul serio, sono state Franca Epifani, Clementina Ferrara, Antonella e Rosangela De Luca, la mia ineguagliabile, instancabile assistente al computer, Grazia Valente, sempre pronta a intervenire nelle mie numerose difficoltà tecniche.

    Le ringrazio tutte per aver messo le loro competenze a mia disposizione

    © 2021 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma

    www.gruppoalbatros.com - info@gruppoalbatros.com

    ISBN 978-88-306-3409-1

    I edizione marzo 2021

    Finito di stampare nel mese di marzo 2021

    presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

    Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa

    Volli, fortissimamente volli

    Tutto può accadere,

    tutto è possibile e verosimile.

    Il tempo e lo spazio non esistono,

    l’immaginazione fila e

    tesse nuovi disegni

    August Strindberg

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, Lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterly. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    UN INCONTRO IMPORTANTE

    Giulia esercitava la sua professione di neuropsichiatra infantile in un ospedale della provincia di Milano ed era sposata da un anno. Un pomeriggio di settembre, alla fine della sua giornata di lavoro, passando per la nursery incontrò un’infermiera che le mostrò un gattino, abbandonato la sera prima, nei corridoi del reparto. Fu attratta da quella bestiolina dal manto di colore grigio-azzurro e vellutato al tatto.

    Lei, che per tutta la vita lo aveva desiderato e mai cercato perché non era mai il momento giusto, lo prese tra le braccia e lo trovò bellissimo. Quel piccolo essere indifeso, per scaldarsi in quella giornata piovosa e fredda, si era rintanato sotto un radiatore. Improvvisamente un nugolo di bambini venuti in quel particolare reparto per far visita ai fratellini appena nati, le si avvicinarono per accarezzarlo. Giulia, pervasa da una profonda tenerezza e da un sentimento di protezione nei confronti di quel piccolo batuffolo, nel timore che qualcuno potesse vantarne l’appartenenza, lo tenne stretto a sé e di corsa raggiunse la sua auto.

    Micio si nascose sotto il sedile del passeggero e lì rimase finché non arrivarono a casa.

    Il marito e alcuni vicini, preventivamente avvisati, avevano procurato pappe, lettiera e tutto ciò che poteva servire a soddisfare i bisogni di un gatto.

    In casa, Micio si trovò subito a suo agio.

    La tenerezza che Giulia provava divenne un forte motivo per rientrare con gioia a casa dopo il lavoro. Quel suo attaccamento indusse il marito a dubitare del suo interesse per lui poiché la loro unione si stava lentamente estinguendo.

    Micio visse 15 anni, poi un tumore se lo portò via.

    Fin da piccola Giulia era stata sempre attratta dagli animali. Soprattutto dai gatti che incontrava dalle sue amiche. Ma a lei, che apparteneva a una famiglia numerosa, era proibito portarli in casa. Non vi erano pianti che toccassero il cuore dei suoi genitori di fronte alla sua richiesta di un gatto. La risposta era no e basta.

    Alla morte di Micio, Giulia fu così addolorata che promise a se stessa di non prendere mai più un animale domestico.

    Nel periodo della sua malattia, i rapporti col marito, già da molto tempo deteriorati, divennero ancora più tesi. Giulia non sopportava più i suoi comportamenti prevaricatori e il suo egoismo e neppure di essere completamente invisibile ai suoi occhi. Quando Micio morì, lei e il marito si erano separati soltanto da pochi mesi.

    Fu una separazione difficile, molto sofferta. Lei la pretese perché non era più disposta ad accettare una relazione in cui le toccava soccombere.

    Il suo comportamento mite, arrendevole,

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