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Gesuiti: L’Ordine militare dietro alla Chiesa, alle Banche, ai servizi segreti e alla governance mondiale
Gesuiti: L’Ordine militare dietro alla Chiesa, alle Banche, ai servizi segreti e alla governance mondiale
Gesuiti: L’Ordine militare dietro alla Chiesa, alle Banche, ai servizi segreti e alla governance mondiale
E-book339 pagine5 ore

Gesuiti: L’Ordine militare dietro alla Chiesa, alle Banche, ai servizi segreti e alla governance mondiale

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Info su questo ebook

In quest’opera andremo a conoscere l’origine dei gesuiti, chi realmente furono gli artefici della loro fondazione e diffusione e il loro reale scopo fin dall’inizio attraverso il passaggio della fiaccola del potere proveniente dai templari e da Ordini e consorzi di famiglie ancora più antiche.

Analizzeremo come i gesuiti da agenti segreti con licenza di uccidere della Chiesa e delle famiglie dietro ad essa operarono clandestinamente sia nei Paesi cristiani che in quelli protestanti o anglicani al punto che ai nostri giorni i servizi segreti deviati europei, nordamericani, del Commonwealth e d’Israele sono delle espressioni di un’unica regia: i servizi segreti del Vaticano.

Scopriremo come l’alta finanza, le più grandi banche del mondo e il cartello bancario che ha dato vita al moderno signoraggio bancario siano il prodotto della millenaria opulenza e forza della Chiesa di Roma che grazie all’Ordine dei gesuiti dall’Ottocento in poi ha in mano l’economia globale attraverso le famiglie dei banchieri internazionali ai cui vertici ci sono i guardiani del tesoro papale: i Rothschild.

Indagheremo sull’oscuro mondo delle società segrete e circoli magici di matrice satanico/luciferina e cristiana e le loro reciproche e insospettate connessioni attraverso i gesuiti di alto livello, gli incogniti superiori del 4° voto che muovono anche le fila dei potenti e stratificati cavalieri di Malta e di Colombo e della massoneria internazionale, dando vita all’esercito di grigi burocrati dell’Unione Europea e del Congresso americano che promuovono la criminale operazione su vasta scala denominata Agenda 21.

Presenteremo specifici eventi storici in cui i due più famosi dittatori europei, Napoleone Bonaparte e Adolf Hitler, sono saliti al potere grazie ad operazioni clandestine dei gesuiti e degli Illuminati che da secoli lavorano a fianco a fianco nell’instaurazione della secolare agenda mondialista La Nuova Atlantide meglio conosciuta come Nuovo Ordine Mondiale.
LinguaItaliano
Data di uscita20 giu 2021
ISBN9788833801179
Gesuiti: L’Ordine militare dietro alla Chiesa, alle Banche, ai servizi segreti e alla governance mondiale
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    Gesuiti - Riccardo Tristano Tuis

    Gesuiti

    RICCARDO TRISTANO TUIS

    RICCARDO TRISTANO TUIS

    GESUITI

    L’ordine militare che dirige chiesa, banche, servizi segreti e governance mondiale

    Uno Editori

    ISBN 978-88-3380-117-9

    ©2018 Uno Editori

    Prima edizione: Febbraio 2018

    Prima ristampa: Maggio 2018

    Tutti i diritti sono riservati

    Ogni riproduzione anche parziale e con qualsiasi mezzo,

    deve essere preventivamente autorizzata dall’Editore.

    Copertina: Riccardo Tristano Tuis, Monica Farinella

    Illustrazioni: Riccardo Tristano Tuis

    Impaginazione: Caterina Robatto

    Editing: Fiammetta Bianchi e Paolo Battistel

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    «Coloro che hanno la capacità di vedere oltre le ombre e le menzogne della propria cultura non saranno mai capiti – e tanto meno creduti – dalle masse».

    PLATONE

    Introduzione

    «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete».

    MATTEO 7, 15-16

    Chi studia i poteri forti e le connessioni tra società segrete, servizi segreti, alta finanza e culti religiosi, prima o poi si troverà ad affrontare l’argomento dei grandi e occulti manipolatori della storia recente. La parabola dei lupi travestiti da agnelli sembra scritta appositamente per un’organizzazione secolare nota come Societas Iesu, Compagnia di Gesù, Ordine dei gesuiti o più semplicemente gesuiti, che ha scritto con il sangue e con l’inganno la storia degli ultimi cinquecento anni. Il modus operandi dei gesuiti è, infatti, l’antitesi di ciò che ci si aspetta da chi dice di seguire Cristo.

    La Societas Iesu è nota per il suo motto latino «Ad maiorem Dei gloriam», per la maggior gloria di Dio, senza specificare, però, a quale Dio essa si stia riferendo e quale gloria ricaverebbe una presunta divinità benevola da oltre cinquecento anni di intrighi ed ecatombi dei quali i gesuiti sono stati artefici. Lo spirito cristico di cui la Compagnia di Gesù si è fatta portavoce nel mondo, non sembra però aver ispirato la condotta dei suoi adepti. Menzogne, guerre, inganni e lotte di potere, hanno caratterizzato così fortemente uomini e azioni da diventare tratti distintivi e qualificanti. Il termine gesuita, infatti, viene oggi comunemente utilizzato come sinonimo di falso, ipocrita, ingannevole e calcolatore.

    L’Ordine militare gesuita fu fondato ufficialmente da Ignazio di Loyola, un uomo dalla personalità machiavellica legato ai poteri forti che, nel corso dei secoli, fu miracolosamente trasformato dalla propaganda cristiana in santo, nonostante dietro la sua figura, riferimento per milioni di fedeli, si trovassero celati nell’ombra potenti e insospettabili personaggi. Da ben quattro secoli uomini di chiesa, statisti, scrittori e ricercatori scrivono pamphlet, opere di denuncia e saggi sull’Ordine cristiano storicamente più odiato e criticato al mondo. La Societas Iesu, infatti, seppur notoriamente schiva e riservata resta, comunque, l’organizzazione più grande e influente in seno alla Chiesa, ed è considerata dagli studiosi del settore il vertice della piramide del controllo globale mondiale. A nostro avviso, l’Ordine gesuita svolge invero, con grande efficacia, la funzione d’intelligence e di centro di comando per operazioni ombra all’interno degli scenari socio-politici mondiali. I veri burattinai dietro le quinte di questo teatro degli orrori, costituito da terrorismo, crisi globale, signoraggio bancario, pedofilia, commercio di stupefacenti, armi ed esseri umani, non sono però il pontefice e il suo collegio cardinalizio, né tanto meno il papa nero¹ e il suo ancor più potente cerchio magico, bensì altre figure in possesso di un mandato plurisecolare di comando e delle quali la Societas Iesu è l’instrumentum regni. Quattro secoli di letteratura sui gesuiti ci hanno permesso di fare un identikit parziale di questo Ordine, nel cui statuto secretato è addirittura contemplato l’omicidio per fini politico-religiosi. Grazie al nostro interessamento e agli studi sul tema effettuati dalle potenti famiglie eurasiatiche, è stato possibile tracciare un profilo storico e gerarchico ancora non ben documentato nella saggistica fino a oggi a noi pervenuta. Il valore di quest’opera, che non vuole e non può essere una scienza esatta, risiede nell’aver saputo rintracciare il fil rouge che lega la Compagnia di Gesù alle famiglie dell’aristocrazia nera² e, ancor più indietro, a un antico consorzio³ operante come una sorta di società segreta compartimentata su più livelli. Fu proprio tale gruppo organizzato che diede l’avvio all’agenda mondialista all’interno della quale si sta, oggi, prepotentemente imponendo. Attraverso una forma di criptofascismo si stanno accorpando multinazionali e società sotto un unico, grande, ombrello politico, militare e industriale. Contemporaneamente, i singoli Stati saranno accorpati in Unioni continentali; azioni, queste, tese al raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la nascita di un unico Paese mondialista dotato di un’unica banca, una sola politica e, persino, un unico culto. Il Nuovo Ordine Mondiale, la più grande dittatura mai sorta sulla Terra, a memoria d’uomo, e invocata a gran voce dagli ultimi papi avvicendatesi sul trono vaticano, sembra ormai essere giunta alle porte.

    Nota per il lettore

    Invitiamo il lettore a leggere attentamente le note in calce a piè di pagina poiché, spesso, svolgono la funzione di breve approfondimento sul tema trattato nelle pagine principali. Un altro suggerimento che ci sentiamo di dare è quello di leggere con serenità le informazioni qui presentate, che in alcuni momenti potrebbero coinvolgere emotivamente il lettore. Lo scopo di quest’opera è informare, presentando eventi storici e un’agenda di controllo globale poco noti o occultati ai più. Le informazioni ivi trattate non intendono generare nel lettore emozioni quali paura, rabbia o incredulità, bensì hanno il fine di offrire una visione più ampia della realtà e della storia, per leggere gli eventi che si ripresentano ciclicamente in nuove vesti e comprendere maggiormente il mondo che ci circonda per trascenderlo.

    1

    Ignazio di Loyola: lo strumento di dominio dei Borgia

    «La personalità di Ignazio cambiò bruscamente e da cortigiano e soldato dissoluto, dedito a donne, gioco d’azzardo e duelli, divenne un fanatico religioso ossessionato dal culto cristiano e dalla sua filosofia basata sulla sofferenza».

    Íñigo López Loyola, che d’ora in poi chiameremo Ignazio di Loyola, con riferimento alla città spagnola cui nacque, fu uno dei tredici figli di don Yanez, vassallo di Ferdinando il Cattolico, il potente monarca che nel 1480 introdusse in Castiglia e, in seguito, in Aragona, l’abominevole pratica dell’Inquisizione a causa della quale furono sistematicamente torturate centinaia di migliaia di vittime. Papa Innocenzo VIII⁴, della casata nobiliare ebrea dei Cybo ed eletto al soglio pontifico grazie a uno stallo tra i due papabili Rodrigo Borgia e Giuliano della Rovere, conferì a Ferdinando, e a sua moglie Isabella, il titolo di maestà cattolica che il despota iberico sfruttò più volte per ottenere l’appoggio della Chiesa di Roma.

    In cambio di questo titolo, Isabella fece omaggio al successore di papa Innocenzo VIII, il controverso Rodrigo Borgia divenuto poi papa Alessandro VI, del primo oro arrivato dalle Americhe, e macchiato del sangue dei nativi, con il quale riempì i suoi forzieri personali e rivestì il soffitto della basilica romana di Santa Maria Maggiore.

    Approfondimento

    La pratica della corruzione, in Vaticano, l’avvicendarsi di ogni nuova generazione di rampolli delle casate nobiliari che si trovavano ai vertici dell’istituzione ecclesiastica, si andava affinando sempre di più. Tali casate, infatti, ne gestivano totalmente la dottrina e le politiche economiche creando, sia nuovi uffici papali ove far aumentare le ricchezze personali e familiari, sia nuovi mercati da evangelizzare e dove poter commerciare. Jacob Burckhardt, lo storico svizzero che ebbe tra i suoi allievi nientemeno che il filosofo Friedrich Nietzsche, descrisse l’operato di Innocenzo VIII e di Franceschetto Cybo⁵ ne La civiltà del Rinascimento in Italia:

    «Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse alquanto elevate, poteva ottenersi l’impunità per qualsiasi assassinio o delitto. Di ogni ammenda [riscossa], centocinquanta ducati ricadevano alla Camera papale, il di più a Franceschetto. E così Roma, negli ultimi anni specialmente di questo pontificato, formicolava da ogni parte d’assassini protetti e non protetti. Le fazioni, la cui repressione era stata la prima opera di Sisto IV, rifiorirono in pieno rigoglio; ma il papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano, non si preoccupava d’altro, che di porre qua e là qualche agguato, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben pagare. Per Franceschetto poi, non era che un solo problema fondamentale: questione principale [era] sapere come avrebbe potuto svignarsela con quanti più tesori poteva, nel caso che il papa venisse a morire. Egli si tradì una volta nell’occasione che di questa morte, ormai aspettata, corse una falsa notizia (1490); addirittura egli voleva portare con sé tutto il danaro esistente nelle casse – il tesoro della chiesa – e quando quelli stessi che lo circondavano, glielo impedirono, volle almeno che lo seguisse il principe turco Zizim; che egli riguardava come un capitale vivente da potersi eventualmente offrire a patti vantaggiosissimi a Ferrante di Napoli».

    Innocenzo VIII⁶, oltre ad approvare la nomina a grande inquisitore conferita a Tommaso Torquemada, fu il papa che emanò la bolla pontificia Summis desiderantes affectibus, indirizzata ai tristemente noti torturatori professionisti Enrico Kramer e Giovanni Sprenger, i due inquisitori domenicani che allegarono tale bolla al nefasto Malleus Maleficarum. Uno degli astuti stratagemmi della bolla di papa Innocenzo VIII, consisteva nel fatto che le persone additate come adoratori del diavolo potevano essere imprigionate e i loro beni confiscati. Questo stava a significare che le persone abbienti senza le giuste amicizie, oppure i non timorati di Dio e dei loro dispotici portavoce, erano potenzialmente a rischio di cadere nelle maglie di inquisitori, avidi o vendicativi, che avevano la legge dalla loro parte.

    Ignazio, storicamente riconosciuto come il fondatore della Compagnia di Gesù, nacque nel 1491 nel castello di Loyola, nei Paesi Baschi. In gioventù fu un cadetto nobile, cresciuto con poca istruzione alla corte spagnola, divenendo poi un paggio del tesoriere di Castiglia. Quando il suo padrone cadde in disgrazia, entrò al servizio del viceré di Navarra (Fig. 1). Grazie alle conoscenze della sua famiglia, Ignazio raggiunse il grado di capitano e a trent’anni, durante la battaglia contro l’esercito francese a Pamplona, rimase gravemente ferito. Si narra che, durante la sua dolorosa convalescenza, fu spesso preda di deliri religiosi e visioni, episodi che lo portarono a modificare la sua personalità⁷.

    p17-1

    Fig. 1 - Il capitano Ignazio di Loyola, con indosso la sua armatura, in una posa che nel corso dei secoli si ripresenterà attraverso molte importanti figure storiche, legate clandestinamente alle società segrete dell’aristocrazia nera⁸. In questo quadro del XVI secolo, dipinto da anonimo francese, si può notare il cristogramma che diventerà uno dei simboli principali dei gesuiti, e dietro alla tempia sinistra di Ignazio si può intravedere lo stemma familiare in cui sono presenti anche una peculiare coppia di lupi, le cui orecchie vanno a formare una mezzaluna sopra la testa⁹.

    In quegli anni, la personalità di Ignazio cambiò bruscamente, e da cortigiano e soldato dissoluto, dedito a donne¹⁰, gioco d’azzardo e duelli¹¹, divenne un fanatico religioso ossessionato dal culto cristiano e dalla sua filosofia basata sulla sofferenza. Si crede che sia stata proprio questa esperienza a dare vita al suo estremo modus vivendi, modalità che i futuri gesuiti erediteranno e che saranno costretti a seguire almeno una volta l’anno nel cosiddetto "mese ignaziano".

    L’Ordine dei gesuiti tramanda che durante la sua convalescenza, e prima del suo pellegrinaggio, Ignazio trascorse il suo tempo in preghiera e mortificazioni della carne, attraverso lunghi digiuni e autoflagellazioni, e a causa del suo precario stato nervoso fece esperienza di peculiari stati visionari, che in seguito comunicherà alla sua piccola cerchia di adepti. Il professor Boehmer, dell’università di Bonn, ne menziona una nel suo The Jesuits – An Historical Study:

    «egli medita […] sulla miracolosa discesa di Cristo nell’Eucarestia sotto forma di lampi di luce che entrano nell’acqua consacrata, quando il sacerdote la solleva pregando; sulla natura umana di Cristo e della Santa Vergine sotto forma di un corpo candido e sfolgorante; e infine su Satana come uno dalle forme sinuose e scintillanti simile a una moltitudine di occhi sfavillanti e misteriosi».

    La visione delle figure divine o demoniache narrate da Ignazio, specie per una moltitudine di occhi, ricordano molto quelle che si ottengono attraverso l’assunzione di sostanze psicotrope da parte di persone particolarmente religiose; ad esempio come nelle religioni neosciamaniche, che fondono la dottrina cristiana con l’impiego di piante psicoattive. Di fatto, si potrebbe sospettare che Ignazio facesse, anche con il solo fine di alleviare le sue sofferenze, uso di agenti psicotropi, pratica in uso fin dall’antichità in tutte le culture del globo¹². Boehmer prosegue con una segnalazione ancora più interessante:

    «Egli non mise mai in dubbio la realtà di queste rivelazioni. Egli cacciava Satana con un bastone, come avrebbe fatto con un cane rabbioso; parlava con lo Spirito Santo, come si fa in effetti con un’altra persona; egli chiedeva l’approvazione di Dio, della Trinità e della Madonna, in tutti i suoi progetti e scoppiava in lacrime di gioia quando gli apparivano. In quelle occasioni egli aveva un assaggio della beatitudine celeste; i cieli erano aperti a lui, e la divinità era a lui visibile e percepibile».

    Questo contatto con il presunto divino, esperienza comune a molti personaggi che hanno scritto alcune delle pagine più buie della storia, la psichiatria si è limitata a etichettarlo come una psicopatologia che può essere socialmente pericolosa, in special modo se il soggetto ha una forte influenza sociale. Per altri ricercatori, il fenomeno di sentire la voce di Dio, la chiamata o la discesa dello Spirito Santo, deriva da un mondo di retroscena agghiacciante, rigorosamente censurato dallo status quo religioso e scientifico¹³. Una volta ristabilitosi, nel 1522, secondo la versione ufficiale della storia promossa dai gesuiti, Ignazio andò in Terrasanta e al suo ritorno, avvenuto nel 1524, passò per Ferrara, città controllata da una importante famiglia dell’aristocrazia nera, allora nota come d’Este¹⁴. Nel 1927 egli raggiunse Salamanca, ufficialmente per studiare, giacché in questa città c’era l’università più antica di Spagna e gli insegnanti più prestigiosi. In realtà, però, Salamanca era un importante centro di cultura in cui venivano educati e addestrati i futuri monarchi, generali e cardinali iberici¹⁵.

    Nel marzo del 1522, Ignazio giunse al monastero di Montserrat¹⁶, in Catalogna, e qui storicamente venne accertata la sua conversione, che dichiarò lasciando la propria spada ai piedi della Madonna Nera di Montserrat¹⁷.

    Nel 1528, Ignazio raggiunse poi Parigi dove per sette anni frequentò l’Università, creando un ristretto nucleo di seguaci sul quale fonderà l’Ordine. Nel 1535, a causa del ruolo da cospiratore che ricopriva, Ignazio fu costretto a fuggire in Italia, e dalla Liguria giunse a Venezia, dove lo aspettava il doge Andrea Gritti con il quale aveva stretto un forte legame poiché questi, era interessato alle abilità militari dello spagnolo. Ignazio e il suo collaboratore Rodrigo Jay soggiornarono anche a Ferrara, protetti da Vittoria Colonna, marchesa di Pescara; ma fu con Ercole II d’Este (Fig. 2), e con il suo personale finanziamento economico¹⁸, che ebbero un appoggio tale da riuscire a dar vita a un vero e proprio Ordine cristiano, richiedendone anche il riconoscimento papale. Tale riconoscimento avvenne nel 1540 da parte di papa Paolo III, che promulgherà la relativa bolla Regimini militantis ecclesiae anche grazie alle abilità diplomatiche di Ignazio e agli accordi che strinse con molti cardinali durante il suo soggiorno romano (Fig. 3).

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    Fig. 2 - Ercole II d’Este, proprio come il padre Alfonso I, aveva una genetica nordica, nello specifico i capelli e barba erano rossicci, nonostante in molti dipinti le tinte scure lo facciano apparire d’aspetto mediterraneo. La genetica dei capelli rossi la ritroviamo in molti potenti uomini che hanno scritto la drammatica storia degli ultimi due millenni.

    Approfondimento

    Ercole II d’Este è considerato tutt’oggi facente parte degli aristocratici che diedero avvio alla nascita dell’Ordine dei gesuiti. Nacque il 4 aprile 1508, primogenito di Lucrezia Borgia. Parte del potere dei d’Este, proprio come per i Borgia e i Della Rovere, lo si doveva anche alla loro presenza e all’influenza esercitata in seno alla Chiesa cattolica; strumento di potere preferito dell’ala dell’aristocrazia nera, storicamente nota come guelfi neri e delle numerose famiglie di estrazione ebrea¹⁹. Ercole era nipote, da parte di madre, di papa Alessandro VI, nipote di Cesare Borgia e cugino di Francesco Borgia, il deus ex machina per eccellenza dietro ai gesuiti. Da parte di padre, Ercole era nipote dell’influente cardinale Ippolito d’Este. Tra i suoi fratelli vi sono Ippolito II, arcivescovo di Milano e poi cardinale, suora Leonora, e Francesco, marchese di Massalombarda. Tra i fratellastri figurano Rodrigo d’Aragona e, forse, Giovanni Borgia, l’infans romanus.

    Ercole II, per un mero tornaconto economico, continuò a perseguire la politica ducale dei suoi predecessori nei confronti degli ebrei sefarditi che, espulsi da Spagna e Portogallo, trovarono rifugio nella città di Ferrara di cui i d’Este erano i Signori.

    La cosa appare peculiare, visto che i Borgia appoggiarono i ricchi ebrei ma non gli ebrei sefarditi convertiti, considerati potenziali rivali nel controllo della Chiesa²⁰.

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    Fig. 3 - Ignazio inginocchiato di fronte a papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese. Alcuni ricercatori sospettano che Francesco Borgia si fosse messo d’accordo con Alessandro per creare l’Ordine dei gesuiti, immemori che quest’ultimo fosse divenuto cardinale, poi salito al soglio papale, grazie a papa Alessandro IV, al secolo Rodrigo Borgia. La stessa sorella di Alessandro, Giulia Farnese, era l’amante favorita di Rodrigo. Si dimentica anche l’operato di Ercole II, nato dall’unione della famiglia d’Este con quella dei Borgia. Come andremo a vedere nel corso del libro più di ogni altro fu la famiglia iberica dei Borgia, che ebbe uno smisurato potere in Italia tra il XV e il XVI secolo attraverso la Chiesa di Roma, a scegliere un loro connazionale, il comandante Ignazio, come strumento per dar vita a qualcosa che andava ben oltre le funzioni di un Ordine militare cristiano.

    Approfondimento

    I Farnese furono un’importante famiglia guelfa, imparentata con i Medici e gli Este e in affari con i Borgia, che raggiunse anch’essa il soglio papale attraverso il rampollo Alessandro. Tra i molti palazzi, la famiglia Farnese fece costruire la fastosa residenza a Caprarola, in provincia di Viterbo, vicino al monte Venere ove era praticato il culto alla Dea Madre. In questo palazzo troviamo una mappa del mondo cinquecentesco molto particolareggiata, simile a quella di Palazzo Besta a Teglio (Fig. 4). La dimora rinascimentale di Caprarola ha forma pentagonale e, si sospetta, che dietro l’architettura del Pentagono a Washington DC²¹ ci sia lo zampino della famiglia Farnese, che esercitava grande influenza attraverso i gesuiti, particolarmente attivi negli Stati Uniti (Fig. 5). Ai giorni nostri tale famiglia è mediaticamente esposta a causa della parentela con Lawrence M. Larry Farnese Jr., procuratore e membro del Senato della Pennsylvania²².

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    Fig. 4 - Sala del mappamondo a Palazzo Farnese i cui dipinti risalgono al 1574. È interessante notare come la mappa del mondo del XVI secolo mostri l’Antartide, ipotizzato come Terra Australis²³ fin dai tempi di Tolomeo ma ufficialmente scoperto solo nel 1773. Le famiglie dell’aristocrazia nera erano depositarie di mappe di navigazione e conoscenze occultate. Uomini come Cristoforo Colombo, appartenenti alla cerchia delle famiglie, erano a conoscenza dell’esistenza delle Americhe prima ancora di raggiungerle. Come abbiamo segnalato nella nostra precedente opera, l’aristocrazia nera è connessa agli antichi Popoli del Mare e proprio come i suoi avi continuò a impiegare le vie marittime per esplorare ed espandere la sua influenza commerciando con Paesi molto lontani. I gesuiti furono l’Ordine cristiano che più di ogni altro esplorò i restanti continenti, costruendo le prime missioni cristiane nelle Americhe e in Asia, dove poi sorsero porti e poli commerciali con cui arricchirsi e propagandare il culto cristiano al di fuori dell’Europa.

    p25-2

    Fig. 5 - Il Palazzo Farnese nel Lazio presenta una forte analogia con il Pentagono fatto costruire a Washington. Nella stessa città, in Pennsylvania Avenue, troviamo anche la Casa Bianca e il Campidoglio, anch’essi provenienti dallo stile rinascimentale italiano (palladiano).

    FRANCESCO BORGIA

    Francesco Borgia²⁴, quarto duca di Gandia e viceré di Catalogna, nacque nel 1510. Ricordato anche per essere stato il pronipote di Rodrigo Borgia, il controverso papa Alessandro VI che si servì della Chiesa come strumento politico per proteggere gli ebrei al solo fine di ottenere prestiti con cui finanziare le campagne militari di suo figlio Cesare²⁵. Rodrigo e la sua famiglia si macchiarono di numerosi crimini, compresi assassinii mirati e vere e proprie stragi. I Borgia, famiglia ricca di papi e cardinali, sono passati alla storia per il loro sfrenato nepotismo e per il loro disgustoso operato, talmente sfrontato da incarnare per eccellenza la corruzione della classe nobiliare e della stessa Chiesa. Storicamente, Francesco è uno dei pochi Borgia la cui vita viene presentata come quella di un uomo virtuoso, divenuto santo grazie a papa Clemente X²⁶. Invero, dietro a questa figura patinata, costruita ad hoc, si nasconde la vera natura dei Borgia: astuta, avida ed estremamente pericolosa. Frank O’Collins, un australiano che studiò sia nei collegi gesuiti di Melbourne sia con alcuni suoi familiari membri della Societas Iesu, tra i quali figura Gerald O’Collins, teologo della Pontificia

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