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Meum ac vestrum sacrificium: Introduzione alla Messa Tridentina
Meum ac vestrum sacrificium: Introduzione alla Messa Tridentina
Meum ac vestrum sacrificium: Introduzione alla Messa Tridentina
E-book114 pagine1 ora

Meum ac vestrum sacrificium: Introduzione alla Messa Tridentina

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Info su questo ebook

Il presente volumetto intende essere un agile vademecum, essenziale nei contenuti e di facile lettura, per aiutare il fedele a orientarsi nell’universo simbolico della cosiddetta “Messa tridentina” (o, meglio, “Messa tradizionale”), la cui ultima revisione è contenuta nel Missale Romanum edito per volontà di papa Giovanni XXIII nel 1962. Analizzando le diverse parti della celebrazione, se ne lasceranno emergere i tesori di spiritualità e di dottrina, con un’attenzione particolare al dato storico che li ha integrati nel rito del supremo atto di culto della Chiesa: nella convinzione che, usando le parole di Benedetto XVI, «nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande […] Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa».
Queste lezioni sono state presentate in forma ridotta nel canale You Tube Ritorno a Itaca in 10 video che possono anche essere consultati in rete.
Don Marino Neri è sacerdote della diocesi di Pavia e autore di numerosi articoli e studi di carattere teologico-liturgico.
LinguaItaliano
EditoreChorabooks
Data di uscita4 giu 2021
ISBN9789887529712
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    Anteprima del libro

    Meum ac vestrum sacrificium - Marino Neri

    APPENDICE

    Prefazione

    + Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana - 13 maggio 2021

    Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Questa verità fondamentale della legge della preghiera pubblica della Chiesa ci ha ricordato Papa Benedetto XVI nella sua lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione della Lettera Apostolica motu proprio data Summorum Pontificum sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Nella sacra liturgia non devono accadere rivoluzioni o innovazioni brusche, come ha insegnato il Concilio Vaticano Secondo parlando sulla crescita organica delle forme liturgiche: Non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa, e con l'avvertenza che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle già esistenti ( Sacrosanctum Concilium , 23).

    La forma più antica o costante del rito Romano, cioè l ’usus antiquior (chiamato anche con l’espressione infelice forma straordinaria), è una dimostrazione impressionante di questa caratteristica indispensabile della crescita organica delle forme liturgiche. Questa legge della liturgia rispecchia anche il metodo organico e altamente pedagogico che Dio stesso ha usato nella storia della salvezza, come spiega sant’Ireneo di Lione: Le cose create attraverso la suprema bontà di Dio ricevono crescita e un lungo periodo di esistenza e riflettono la gloria dell'Increato. … Era necessario che l'uomo fosse dapprima creato; ed essendo stato creato, dovrebbe ricevere crescita; e avendo ricevuto la crescita, dovrebbe essere rafforzato; ed essendo stato rafforzato, dovrebbe abbondare; e avendo abbondato, dovrebbe guarire; e dopo essersi guarito, dovrebbe essere glorificato; ed essendo glorificato, dovrebbe vedere il suo Signore ( Adversus haereses 4, 38, 3).

    Il presente libro di don Marino Neri " Meum ac vestrum sacrificium. Introduzione alla Messa Tridentina" ci mostra in un modo convincente ed impressionante la ricchezza teologica, spirituale e rituale dell’ usus antiquior del rito Romano. L’analisi storica in questo studio evidenzia inoltre il fatto che il tradizionale rito Romano, il rito ordinario e proprio della Chiesa Romana fino all’introduzione del Novus Ordo Missae nel 1970, rappresenta il frutto di una crescita organica durante millenni senza che nessuno potesse constatare una rottura percettibile. Grazie all’organicità della tradizione liturgica, il tradizionale rito Romano ha conservato un’inestimabile ricchezza dottrinale e spirituale, nonché una rara bellezza rituale.

    Padre Frederick William Faber, un prolifico scrittore di opere teologiche e spirituali e il primo prevosto dell’Oratorio di san Filippo Neri a Londra, ci ha lasciato la seguente ammirabile descrizione della ricchezza spirituale del tradizionale rito Romano: Il rito latino dell'adorabile Sacrificio è la più bella di tutte le cose al di fuori del cielo. Questo rito era uscito dalla grande mente della Chiesa, e ci ha sollevati dalla terra e fuori di noi stessi e ci ha avvolti in una nuvola di mistica dolcezza e nella sublimità di una più che angelica liturgia, e ci ha purificati quasi senza noi stessi, e ci ha incantati di celeste incanto, in modo che i nostri propri sensi sembrano trovare nella vista, nell’udito, profumo, gusto e tatto, oltre ciò che la terra può dare. Nel rito romano la Chiesa ci ha così custodito e ha nello stesso tempo così nutrito il nostro Signore, che ha fatto se stessa una amorevole e premurosa madre per nostro Signore in quelle Sue nuove nascite quotidiane, così come a noi stessi. Ma perché fu istituito tutto questo? Per noi, per il nostro bene, per il nostro vantaggio. È un altro miracolo d'amore ( The Blessed Sacrament, or, the works and ways of God, Baltimore 1855, p. 91).

    La fedeltà al principio della crescita organica e il rifiuto istintivo di ogni percettibile rottura rituale ha dato al rito Romano tradizionale la caratteristica di essere sempre attuale, di essere un rito per tutti i tempi, per tutte le età e stati di vita, un rito davvero cattolico nel pieno senso del termine. Memorabili rimangono le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sull’alto valore dell’ usus antiquior del rito Romano: Nel Messale Romano, detto di San Pio V, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi Misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia (Lettera alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, 21.9.2001).

    La ricchezza teologica e liturgica del tradizionale rito Romano impressiona in modo particolare quei cristiani non-cattolici che si avvicinano alla fede cattolica e cercano la verità. Il vescovo cattolico scozzese Mons. Henry Grey Graham (+ 1959), che era prima un ministro di culto calvinista, ci lasciò la seguente testimonianza altamente istruttiva: Agli occhi di coloro che hanno ridotto la pratica della bruttezza nella costruzione di chiese e nel culto della chiesa a una scienza perfetta, sembrerà più odioso adorare il Signore nella santità della bellezza, come nella ‘bellezza della santità’. Ma le persone ragionevoli non deformate dal pregiudizio confesseranno che Dio si compiace delle cose belle e che l'adorazione dell'Altissimo non è affatto accettabile perché è brutta, monotona e meschina. Il culto della Chiesa di Roma deve essere bello e affascinante, perché è il vero culto. Il rituale della Messa non potrebbe essere altro che sublime e bello, perché è stato modellato dallo Spirito Santo per essere l'unico vero culto nell'unica vera chiesa di Dio. ... Grazie a Dio, molti non cattolici sono stati portati nel Vero Ovile attraverso il sublime e celeste rituale che Roma ha composto secolo dopo secolo, sotto la guida dello Spirito Santo! Era il modo in cui Dio li faceva entrare; poi vennero a vedere che il culto interiore di Dio, le vere dottrine, la vita di sacrificio nella Chiesa, erano ancora più belli del cerimoniale esterno che li aveva attratti. Non c'è contraddizione tra lo splendore esteriore nei rituali e l'adorazione interiore dell'anima. Se ci fosse, come avrebbero potuto migliaia di persone della massima santità amarlo e per mezzo di esso unirsi al loro Signore? Il culto del cattolico è il culto del cuore, presentato a Dio nel modo esteriore più bello e perfetto che si possa immaginare. Il rito del cattolico è fisso; egli non deve mai preoccuparsene; tutta la sua attenzione è data, libera e indivisa, al culto interiore in spirito e verità, sia esso sacerdote o laico. È lo stesso sacrificio divino e la stessa liturgia in tutto il mondo ( From the Kirk to the Catholic Church, Glasgow 1960, pp. 56-58).

    La fedeltà della trasmissione della fede e della liturgia rende la Chiesa sempre giovane, cioè fedele al suo primo amore, come l’ammoniva il Signore nel libro dell’Apocalisse: Ho da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima (Ap. 2, 4). Ciò che sant’Ireneo ha scritto sulla fedeltà alla tradizione della fede si applica pienamente anche alla fedeltà alla tradizione liturgica: «L’abbiamo ricevuta dalla Chiesa e la custodiamo: la fede, per opera dello Spirito di Dio, come un deposito prezioso custodito in un vaso di valore ringiovanisce sempre e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene" ( Adversus haereses 3, 24, 1). A causa della sua fedeltà alla tradizione organica e del rigetto di ogni rivoluzione e rottura liturgica, l’ usus antiquior del rito Romano rimane sempre giovane, sempre attuale e, per così dire, anche sempre moderno, e attrae ai nostri giorni in modo particolare i giovani.

    Il libro di don Marino Neri è un prezioso strumento per fare conoscere e amare l’antica e sempre nuova voce della Chiesa Sposa di Cristo, cioè il rito Romano tradizionale, chiamato anche tridentino, ma più precisamente il rito Romano costante o l’ usus antiquior. Voglia Dio che risuonino sempre più spesso e in un crescente numero di luoghi le parole Mi accosterò all'altare di Dio. - Al Dio che allieta la mia giovinezza ( Introibo ad altare Dei – ad Deum, qui laetificat iuventutem meam).

    Liturgia: un'introduzione

    Il concetto di liturgia si trova diffuso presso molte civiltà, seppur con accenti e aspetti necessariamente differenti. Certamente la caratteristica comune che unifica le diverse tradizioni e culture è che l'insieme di gesti, di riti, di preghiere che danno forma alla liturgia deve avere un carattere pubblico e sociale. Questo è infatti il significato etimologico del sostantivo greco leitourghīa : laōs (< leiton ) + ērgon , cioè opera pubblica ovvero opera a favore del popolo. Il culto divino cattolico, ampiamente inteso, è espressione della virtù di religione ed è prima di tutto un culto interiore, che si traduce in atti di adorazione e di preghiera; ma essendo l’uomo composto di anima e di corpo, questo culto deve necessariamente manifestarsi in gesti e parole, così da configurarsi

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