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Resi umani: Da organismi scimmieschi all’ominide pensante, una storia ancora da scrivere

Resi umani: Da organismi scimmieschi all’ominide pensante, una storia ancora da scrivere

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Resi umani: Da organismi scimmieschi all’ominide pensante, una storia ancora da scrivere

Lunghezza:
244 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
4 giu 2021
ISBN:
9788833800653
Formato:
Libro

Descrizione

Agli inizi degli anni ‘70, Roger W. Wescott, allora professore ordinario di antropologia alla Drew University nel Medison, scosse la comunità accademica con un lavoro editoriale in cui si sosteneva che “la nostra evoluzione è legata a processi di domesticazione”.

In quel suo saggio The Divine Animal lo studioso ipotizzava che antichi colonizzatori del nostro pianeta avessero effettuato pressioni selettive sugli ominidi, guidando nel tempo l’evoluzione umana, sia biologica che culturale.

A distanza di quasi 50 anni da quel primo studio, gli autori bestseller Mauro Biglino e Pietro Buffa tornano sul tema alla luce di conoscenze più moderne e dati più aggiornati che provengono sia dal mondo scientifico che dall’analisi degli antichi testi sulle origini.

In questo libro scoprirai:
  • Perché Homo sapiens mostra (tra i primati) caratteristiche biologiche tipiche delle specie addomesticate?
  • Domesticazione nell’evoluzione umana: processo autonomo od opera di terzi?
  • Antichi miti descrivono come all’uomo sia stato insegnato tutto…
  • All’interno del genoma per comprendere cosa ci ha reso umani e cosa è la “materia oscura del genoma”.
  • Antichi miti descrivono manipolazioni di embrioni e nascite di uomini al di fuori del corpo materno (ectogenesi), una possibilità a cui la scienza lavora.
  • …e molto altro ancora!
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Editore:
Pubblicato:
4 giu 2021
ISBN:
9788833800653
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Resi umani - Pietro Buffa

info@unoeditori.com

Ringraziamenti

Molti studiosi e ricercatori hanno contribuito allo sviluppo di questo libro fornendo preziosi spunti e contributi specialistici. Siamo profondamente riconoscenti a:

MARCO RAGUSA (biologo ricercatore in genomica umana)

ENRICO BACCARINI (documentarista e studioso di testi indiani)

MASSIMILIANO BERETTA (biotecnologo)

ARTURO BERARDI (neurochirurgo)

STEFANIA TOSI (studiosa di storia antica e mitologia)

GIUSEPPE PETTINATO (biologo ricercatore in medicina rigenerativa)

Si ringrazia altresì Ilaria Vicini (giornalista) per il pre-editing e Valerio De Cristofaro (disegnatore) per il supporto nell’elaborazione grafica della copertina.

PIETRO BUFFA

MAURO BIGLINO

Prefazione

«Nessuna scoperta è mai stata fatta

senza un’audace ipotesi».

ISAAC NEWTON

«I due giorni più importanti della tua vita sono quando nasci e quando capisci il perché» ha detto una volta lo scrittore americano Mark Twain. Un concetto che si può estendere in chiave filosofica e antropologica: sarà un giorno memorabile anche quando comprenderemo perché siamo nati come specie, come Umanità. La fede e la scienza hanno già formulato le loro risposte, proponendo da un lato l’idea creazionista, dall’altro la teoria evoluzionista. Due concetti diametralmente opposti ma simili nel porre l’Uomo al vertice, vuoi perché Dio l’ha prescelto, riconoscendogli il diritto di disporre a proprio piacimento di tutti gli animali, vuoi perché la Natura l’ha privilegiato, assegnandogli un’analoga supremazia sugli altri esseri viventi. Non solo gli effetti deleteri sul pianeta di questa supposta superiorità umana sono sotto gli occhi di tutti, ma sono sempre più evidenti anche le incongruenze, le contraddizioni, le lacune e le illogicità che in misure e forme diverse i due sistemi dottrinali palesano. Eppure, per dirla come i filosofi di una volta, tertium non datur – una terza via sembra impercorribile. Ne siamo proprio sicuri?

È quella che prova a cercare – con un coraggio che rasenta la temerarietà – questo saggio scritto dal biologo molecolare Pietro Buffa e dall’esperto di Storia delle religioni Mauro Biglino. Sulla base delle proprie specifiche competenze, i due studiosi tracciano un quadro insolito entro il quale collocare la nascita, lo sviluppo e l’irresistibile ascesa di quello strano animale chiamato Uomo. Nello scenario che tratteggiano, spunta così un terzo incomodo: non Dio, non la Natura, ma un attore esterno (ancora da identificare) avrebbe agito nell’ombra interferendo nella nostra evoluzione, utilizzando metodi che solo oggi possiamo comprendere perché li stiamo usando anche noi. Anche noi, adesso, sappiamo manipolare un genoma; anche noi, adesso, sappiamo produrre creature chimere in laboratorio; anche noi, adesso, sappiamo intervenire sull’evoluzione di una specie. E se qualcuno, ancora più tecnologicamente all’avanguardia rispetto ai nostri odierni scienziati, lo avesse fatto in passato con il primo ominide? E se la specie Homo sapiens fosse il risultato di un esperimento scientifico pianificato e portato avanti nei millenni? Un’idea peregrina che fa inorridire – o sorridere – molti, ma che pure sta incominciando a trovare seguito anche in ambienti più formali. L’esempio più eclatante è quanto ha affermato Barbara Negri, responsabile dell’Unità di esplorazione e osservazione dell’Universo dell’asi (l’Agenzia Spaziale Italiana) durante il programma C’è spazio trasmesso da TV2000 – il canale della CEI, la Comunità Episcopale Italiana. Ospite della puntata intitolata Primo contatto, andata in onda il 23 marzo 2017, la dottoressa Negri ha detto:

«Noi potremmo essere il risultato di vita-forming di qualcun altro. Questa è una delle ipotesi. Se noi vediamo lo sviluppo dell’Uomo, con la sua capacità intellettuale e cerebrale, esso è avvenuto in uno spazio molto piccolo, quasi come se ci fosse stata una programmazione per questa evoluzione che sta avvenendo davvero in maniera veloce. Quindi, una delle teorie, forse veramente legate più alla fantascienza che alla scienza, è che noi potremmo essere stati un esperimento di civiltà superiori, che hanno impiantato sulla Terra – proprio perché c’erano delle condizioni ambientali particolari – l’esperimento Uomo. E quindi prima o poi potremmo essere anche visitati per vedere a che punto è la nostra evoluzione. È una teoria anche questa».

Come tale – come un’ipotesi di lavoro, ancora tutta da verificare e da dimostrare ma degna comunque di essere presa in esame – la affrontano anche gli autori di questo saggio. Ripercorrono i testi sacri – la Bibbia in particolare – con una chiave di lettura sorprendente e sconcertante (e chi conosce il metodo del facciamo finta che… sa già di cosa parlo), ma analizzano anche tutte le caratteristiche biologiche tipiche dell’essere umano difficilmente giustificabili con la teoria darwiniana. A partire da tutti quegli elementi che abbiamo in comune con le specie addomesticate – tratti biologici, comportamenti, attitudini, mutazioni genetiche e così via, che sappiamo essere effetto di un intervento esterno atto a modificare a proprio vantaggio la natura di un altro individuo. Se davvero qualcuno in epoche remote ci ha plasmato per farci diventare obbedienti, socievoli, facilmente controllabili e influenzabili, non ha agito poi tanto diversamente da noi, quando in età preistorica abbiamo trasformato un feroce e ostile lupo selvatico nel nostro più fedele e servizievole amico.

Alla luce di questa ipotetica terza via, la nostra evoluzione sarebbe insomma il prodotto di una progressiva selezione genetica guidata da un’Intelligenza che ci ha resi umani per soddisfare un proprio interesse. Non per il nostro bene, dunque, ma per il suo. Perché essere addomesticati significa anche essere sottomessi, se non addirittura succubi. E l’assoggettamento non prevede diritto di scelta ma totale condizionamento, così come l’asservimento all’altrui volontà, esclude ogni vera forma di libertà di pensiero e di azione. Questo dunque saremmo noi, inconsapevoli cagnolini addestrati da individui superiori? Un bello smacco per il nostro smisurato Ego di (presunta) specie dominante…

SABRINA PIERAGOSTINI

Introduzione

Da dove viene l’essere umano? La maggior parte delle persone dà per scontato che diversi passaggi cruciali che hanno caratterizzato la nostra storia biologica abbiano già trovato risposta nelle linee guida della sintesi neo-darwiniana. In realtà, l’evoluzione umana appare così peculiare tra i primati che le ricostruzioni teoriche degli eventi occorsi ai nostri progenitori non riescono ancora a descrivere una storia biologica priva di grosse lacune. Anche l’ambito accademico condivide perplessità su molti punti del nostro processo bio-evolutivo ma solo di rado i dubbi di questo dibattito interno raggiungono il grande pubblico. Ian Tattersall, scienziato di spicco nell’ambito degli studi sugli ominidi e curatore emerito della sezione di evoluzione umana del museo di storia naturale di New York¹, riassume in una sola frase lo stato dell’arte a proposito delle nostre conoscenze: «Come siamo diventati esseri umani rimane una delle più grandi domande della scienza»². Più a fondo si indaga sull’origine di diverse caratteristiche biologiche che ci hanno resi umani e più appare chiaro che Homo sapiens non rappresenta soltanto un’ennesima variazione sul tema della filogenesi³ dei primati. Una prima fondamentale considerazione sulla nostra origine riguarda il tempo: in nessun’altra linea di discendenza animale si registrano così tanti incisivi cambiamenti nello stesso intervallo di tempo in cui si è svolta l’evoluzione umana. Eventi a noi ancora ignoti hanno come catalizzato lo sviluppo delle varie forme antropomorfe poste lungo la nostra linea di discendenza, dando origine in modo repentino e definito a vere e proprie novità biologiche. Attualmente, molti scienziati tra cui Andrew Barr della George Washington University sono addirittura propensi ad abbandonare i modelli classici ancora largamente divulgati, che assocerebbero la rapida comparsa di nuove specie del genere Homo all’impulso dato da cambiamenti climatici⁴. Quella sulle origini umane è una storia ancora aperta.

Nel precedente lavoro⁵, ho espresso l’opinione secondo cui, nel voler spiegare le nostre origini, evoluzionismo e creazionismo – anche se in modo diverso – rappresentino spesso sistemi ideologici. In quel testo partivo da lì, per sviluppare un punto di vista che superasse le due forme di pensiero contrastanti e valutare se il nostro processo evolutivo fosse stato, in tutti i suoi passaggi, completamente autonomo. La domanda era se la nostra storia biologica potesse, così come sostengono i teorici della paleo-astronautica, contemplare il ruolo attivo di soggetti esterni.

Siamo generalmente portati a pensare all’evoluzione biologica nei termini e nei modi in cui la scienza ufficiale la spiega, vale a dire come un processo autonomo, in cui gli unici condizionamenti possibili sono da ricercare nella dinamica di adattamento delle specie all’ambiente. L’evoluzione biologica è però, come oggi sappiamo, un processo manipolabile e opportuni interventi, condotti sulla base di conoscenze e tecnologie, possono efficacemente affiancare le naturali modalità di cambiamento delle specie viventi. Questo dato di fatto è dimostrato da un crescente numero di operazioni che l’uomo esegue sulle linee evolutive di varie specie al fine di produrre modifiche biologiche ereditabili.

Avvalorare l’ipotesi di interventi bio-genetici nella filogenesi umana comporta la soluzione di due fondamentali questioni. La prima, mettere in evidenza quei dati biologici che, oltre ogni ragionevole dubbio, confermino un’effettiva manipolazione esterna del nostro processo bio-evolutivo. La seconda questione riguarda invece la dimostrazione che la Terra abbia ospitato intelligenze superiori e tecnologicamente avanzate, prima della comparsa di Homo sapiens. Pochi ricercatori si pongono questa domanda e come conseguenza, vi è una totale carenza di modelli teorici che possano dar credito all’eventualità di una antica colonizzazione del nostro pianeta da parte di specie intelligenti. Come scrive il paleontologo Andrea Cau nel suo blog "Theropoda"⁶:

«Lo sciovinismo antropocentrico è talmente viscerale in Homo sapiens, che egli non ha (quasi) mai ipotizzato che questo pianeta, sul quale arroga ed esercita un indiscusso diritto di proprietà, possa aver ospitato prima di lui altre intelligenze, altre civiltà, altre forme di vita capaci di produrre qualcosa di analogo a ciò che il progetto SETI sta cercando nello spazio esterno».

Cau quindi si esprime a favore della fondazione di un secondo progetto SETI, non astronomico come quello già esistente (Search for Extra Terrestrial Intelligence) ma paleontologico (Search for Extinct Terrestrial Intelligence), il cui obiettivo sia quello di ricercare sulla Terra le testimonianze di una passata presenza di specie intelligenti non ascrivibili a Homo sapiens.

Questo libro rappresenta la naturale prosecuzione del primo lavoro. Ancora una volta, tenteremo di portare all’attenzione dei lettori argomenti in grado di suscitare dibattiti sulle nostre origini. Tra questi, affronteremo la spinosa questione secondo cui, durante la nostra storia biologica, sarebbe avvenuto un processo bio-evolutivo finalistico che conosciamo con il nome di domesticazione. Homo sapiens presenta infatti un considerevole numero di caratteristiche morfologiche e comportamentali che sono proprie delle specie animali addomesticate. Ragionando in questi termini, osserveremo come una parte del moderno pensiero scientifico ammetta che l’essere umano sia una creatura addomesticata, sostenendo però che, diversamente da ogni altra specie addomesticata, l’uomo avrebbe indotto su se stesso un inconsapevole processo di domesticazione, si sarebbe cioè auto-addomesticato. Di certo un’ipotesi affascinante ma altrettanto ardua da dimostrare quanto quella che invece suggerisce che, nell’evoluzione di Homo sapiens, si sia verificata una domesticazione indotta da attori esterni. Come per tutte le questioni irrisolte, l’atteggiamento migliore è sempre quello di valutare ogni possibilità. Questo è ciò che tenteremo di fare, ricordandoci che, come talvolta avviene, le tanto agognate risposte potrebbero trovarsi al di là dei dogmi che limitano la libertà d’indagine.

PIETRO BUFFA

Scrive il dr. Pietro Buffa: «Anche l’ambito accademico condivide perplessità su molti punti della filogenesi umana ma solo di rado i dubbi di questo dibattito interno raggiungono il grande pubblico». Già solo questa affermazione è capace di indurre nelle menti aperte il dubbio, cioè quell’elemento che è indispensabile per garantire il progresso della conoscenza e senza il quale non si ha vera scienza ma sterile dogmatismo. L’affermazione citata è applicabile anche al mondo religioso nel quale gli addetti ai lavori sanno o quanto meno condividono le perplessità mentre ai fedeli ignari si raccontano delle verità date per certe e non confutabili.

L’importanza di questo lavoro risiede proprio nel porre nuovi modi di organizzare le informazioni: perché le informazioni ci sono e talvolta provengono dall’antichità. È sufficiente che menti aperte, operanti in vari ambiti del sapere, riorganizzino ciò che si possiede al fine di formulare ipotesi capaci di indicare vie nuove per la ricerca della possibile storia dell’umanità: un’umanità che, a un’attenta analisi, risulta essere stata ed essere ancora addomesticata, divisa e chiusa in recinti culturali, sociali, politici, geografici, ideologici e religiosi.

L’analisi ci porta anche ad affermare che scienza e racconti antichi potrebbero essere di gran lunga più vicini di quanto si sia mai pensato: le evidenze sono tali e tante che questa è un’ipotesi che ogni mente scientificamente aperta non può più accantonare a priori.

Questo è ciò che abbiamo inteso fare: fornire elementi di riflessione, ricordandoci che, come ha scritto il dr. Buffa, le tanto agognate risposte potrebbero trovarsi al di là dei dogmi che limitano la libertà d’indagine.

MAURO BIGLINO

1

La domesticazione come processo bio-evolutivo guidato

«Ciascun caso di domesticazione può essere visto

come una sorta di esperimento in ambito evolutivo».

RICHARD C. FRANCIS

Abbiamo ogni giorno sotto gli occhi una grandissima varietà di specie viventi che non sono il risultato di una esclusiva evoluzione naturale ma di una attività manipolatoria dell’uomo che ha affiancato e a più riprese guidato, il naturale processo bio-evolutivo di molti organismi. Nell’ambito animale, specie come il Gallus gallus (gallo e gallina), l’Ovis aries (montone e pecora), il Bos taurus (toro e mucca), il Camelus bactrianus (cammello), l’Equus caballus (cavallo) e ovviamente l’ampia quantità di morfologie canine che oggi ci sono familiari (Canis familiaris) rappresentano il risultato di un’evoluzione non completamente naturale, che affonda le proprie basi in un particolare processo chiamato domesticazione.

Da specie selvatiche ad addomesticate e oltre

Cosa si intende per domesticazione?

Cominciamo col dire che ogni specie vivente selvatica occupa in natura un habitat che spesso condivide con altre specie. Da un punto di vista puramente sociale, le specie instaurano relazioni più o meno complesse con i propri simili (relazioni intra-specifiche) ma sono abitualmente poco inclini a rapportarsi con individui di specie diverse (relazioni inter-specifiche), mostrando riluttanza e aggressività. Le specie animali precedentemente elencate manifestano invece, tra le altre, due particolari caratteristiche comportamentali: una complessiva ridotta aggressività e una innata inclinazione ad accogliere l’essere umano nel proprio territorio sociale. Tuttavia, ognuna delle specie elencate discende da progenitori selvatici che non tolleravano la presenza dell’uomo. Le mucche sono ad esempio tra gli animali più docili e gestibili, eppure tale docilità è un tratto comportamentale completamente assente in quello che fu il loro progenitore selvatico, l’Uro, una creatura ormai estinta e ricordata per la ragguardevole mole e la grande aggressività. Che cosa ha letteralmente trasformato il temibile Uro selvatico in moderni e pacifici bovini?

Attraverso un processo di selezione artificiale⁷ protratto nel tempo, l’uomo ha fatto emergere e reso costitutive in vari organismi caratteristiche comportamentali (e come vedremo anche fisiche), di cui erano privi i rispettivi progenitori selvatici, producendo animali mansueti, assoggettati nei suoi confronti e gestibili. Tra le specie che hanno subito la domesticazione, il cane è senz’altro l’animale più rappresentativo. Indagini genetiche hanno individuato nel lupo grigio (Canis lupus) l’antenato selvatico di tutte le moderne forme canine. Anche se diversi dettagli di questo specifico processo bio-evolutivo sono andati perduti, possiamo far risalire a circa 20.000 anni fa i primi tentativi di domesticazione del lupo nelle zone mediorientali⁸. In questo breve lasso di tempo, evolutivamente parlando, l’uomo è riuscito a produrre nei cani mutamenti comportamentali e fisici mai avvenuti nell’intera famiglia dei Canidi⁹ nei 35 milioni di anni precedenti.

Le differenze tra il lupo selvatico e un cane moderno sono enormi. Il cane è fedele e affettuoso nei confronti dell’uomo,

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