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La dacia nuova (Tradotto): versione filologica del racconto

La dacia nuova (Tradotto): versione filologica del racconto

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La dacia nuova (Tradotto): versione filologica del racconto

Lunghezza:
67 pagine
27 minuti
Editore:
Pubblicato:
May 5, 2021
ISBN:
9788831462402
Formato:
Libro

Descrizione

Nella cultura russa di fine Ottocento non esiste una parola precisa per significare «uomo», «donna». La società è talmente ancora scissa nelle due classi che esistevano ai tempi della servitù della gleba, che per «uomo» abbiamo due parole, bàrin e muz̆ìk, e per «donna» bàrynâ e baba. In questo racconto si mettono in risalto i problemi di traducibilità culturale esistenti tra queste due classi, che solo apparentemente parlano la stessa lingua. Non a caso il ricco a un certo punto si rivolge ai poveri dicendo: «Noi vi trattiamo come persone», fatto nuovo e insolito, che è quello che genera tutta l’incomprensione.
Editore:
Pubblicato:
May 5, 2021
ISBN:
9788831462402
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La dacia nuova (Tradotto) - Čechov

osimo@trad.it

Traslitterazione

La traslitterazione del russo è fatta in base alla norma ISO 9 (tranne per «Čechov» che ormai è entrato nell’uso):

â si pronuncia come ’ia’ in ’fiato’ /ja/

c si pronuncia come ’z’ in ’zozzo’ /ts/

č si pronuncia come ’c’ in ’cena’ /tɕ/

e si pronuncia come ’ie’ in ’fieno’ /je/

ë si pronuncia come ’io’ in ’chiodo’ /jo/

è si pronuncia come ’e’ in ’lercio’ /e/

h si pronuncia come ’c’ nel toscano ’laconico’ /x/

š si pronuncia come ’sc’ in ’scemo’ /ʂ/

ŝ si pronuncia come ’sc’ in ’esci’ /ɕː/

û si pronuncia come ’iu’ in ’fiuto’ /ju/

z si pronuncia come ’s’ in ’rosa’ /z/

ž si pronuncia come ’s’ in ’pleasure’ /ʐ/

La dacia nuova

l

A tre verste [¹] dal villaggio di Obručánovo era in costruzione un enorme ponte. Dal villaggio, che si trovava in alto su una riva ripida, era visibile la sua struttura a traliccio, e quando faceva nebbia, e nelle tranquille giornate invernali, quando le sue sottili travi di ferro e tutti i boschi intorno erano ricoperti di brina, presentava un quadro pittoresco e persino fantastico. A volte passava per il villaggio con i dróžki [²] da corsa o una carrozza l’ingegnere Kučeróv, il costruttore del ponte, un uomo grassoccio, con le spalle larghe, barbuto con un berretto morbido, sgualcito; a volte, nei giorni festivi, venivano i bosâki [³] che lavoravano al ponte; chiedevano l’elemosina, ridendo delle babe [⁴] e – capitava – portavano via qualcosa. Ma questo succedeva raramente; di solito i giorni passavano calmi e tranquilli, come se non ci fosse nessun cantiere, e solo di sera, quando vicino al ponte brillavano i falò, il vento portava debolmente il canto dei bosâkì. E a volte, durante il giorno, si sentiva un triste suono metallico: don… don… don...

Un giorno dall’ingegner Kučeróv arrivò la moglie. Le piacquero le rive del fiume e la splendida vista della valle verde con villaggi, chiese, mandrie, e cominciò a chiedere a suo marito di comprare un piccolo appezzamento di terra e costruire qui una dacia. Suo marito obbedì. Comprarono venti desâtine [⁵] di terra, e su una riva alta, in una radura dove in passato pascolavano le mucche di Obručánovo, costruirono una bella casa a due piani con una terrazza,

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