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Dossier Fatima: Tutti i misteri del giallo del XX secolo che la Chiesa ha occultato.

Dossier Fatima: Tutti i misteri del giallo del XX secolo che la Chiesa ha occultato.

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Dossier Fatima: Tutti i misteri del giallo del XX secolo che la Chiesa ha occultato.

Lunghezza:
259 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
25 apr 2021
ISBN:
9788833801940
Formato:
Libro

Descrizione

Dossier Fatima – Un’indagine accattivante sui fatti di Fatima, oltre la versione ufficiale…

A Fatima, nel 1917, vi fu una delle più note “apparizioni mariane” del XX secolo, o almeno quella che maggiormente catturò l’attenzione dell’opinione pubblica a causa del celebre “terzo segreto”.

La versione ufficiale, confermata nel 2000 dal Vaticano con la rivelazione del testo di Lucia dos Santos, ha però provocato molte perplessità, dando seguito a infinite domande che fanno ancora degli eventi occorsi alla Cova de Iria un giallo a tinte fosche sul quale la Chiesa sta forse combattendo la sua “battaglia finale”.

Con Dossier Fatima scoprirai:
  • Tutta la vicenda di Fatima è stata confusa ad arte?
  • Quali inconfessabili verità si celano dietro un mistero che la Chiesa impiegò cinquantasei anni a sciogliere?
  • Perché l’istituzione dovette ricorrere a un falso per trarsi d’impaccio?
E ancora:
  • Chi è davvero Lucia dos Santos?
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  • Quale filo sottile lega le sei apparizioni di Fatima a quella di La Salette?
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Editore:
Pubblicato:
25 apr 2021
ISBN:
9788833801940
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Dossier Fatima - Laura Fezia

(www.vatican.va).

1

Come si costruisce un personaggio di successo

C’è un punto che è importante stabilire una volta per tutte: la madonna cattolica non esiste in alcuna riga delle Scritture, è stata inventata a tavolino. E badate bene alle parole: ho infatti detto madonna cattolica , Madre di Dio, sempre vergine, preservata fin dal concepimento dal peccato originale, assunta in cielo in anima e corpo. Per quanti sforzi farete, analizzando perfino le virgole, se la cercherete nei vangeli non la troverete.

E allora vediamo come si costruisce un personaggio.

Facciamo un gioco e prendiamo per buoni gli scritti di Marco, Luca, Matteo e Giovanni: non lo sono, ma è su quelli che si basa la fede dei credenti. Leggiamone attentamente ogni parte e non solo i passi propinati dalla liturgia. Bene: non troveremo alcuna figura femminile assimilabile alla madonna cattolica, ma solo una poveretta trattata con arroganza dal suo stesso rampollo, che resta costantemente sullo sfondo, cui raramente viene concesso di parlare e infine assiste al martirio del proprio figlio. Ho già avuto occasione di dire che a questa madre va, eventualmente, tutto il mio rispetto e sinceramente mi dispiace quando sento attribuire alla sua improbabile controfigura delle esternazioni simili a quelle che potrebbe balbettare una catechista alle prime armi.

Nei vangeli canonici, Maria prende la parola in pochissime occasioni. Accade nella scena della cosiddetta annunciazione, quando, in risposta alla notizia che verrà ingravidata per opera dello Spirito Santo, non pensa ai guai che un tale evento potrà arrecarle⁹, ma esclama rassegnata: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38). Ribadisco che stiamo facendo un gioco, perché infatti la traduzione corretta dell’episodio – al netto delle manipolazioni CEI – suggerisce ben altro dialogo. Il secondo caso si palesa nella visita a Elisabetta: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1, 46-48) e va avanti per altri sette versetti sulla stessa musica, in quella che diverrà la preghiera nota come Magnificat. Si tratta dei due discorsi più lunghi che le vengano concessi e sono, comunque, due atti di sottomissione e obbedienza. In altre occasioni, pronuncia brevi frasi. Avviene, per esempio, quando lei e Giuseppe (che dopo quell’episodio uscirà di scena senza che sia dato conoscere che fine farà) ritrovano Gesù nel Tempio di Gerusalemme dopo averlo cercato affannati per tre giorni:

«Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo angosciati» (Lc 2, 48),

e si becca pure una risposta irritata dal dodicenne pargolo:

«Ed egli rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2, 49).

Alle nozze di Cana, infine, fa notare al figlio che il vino scarseggia e incassa, anche in questo caso, una replica infastidita:

«Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno più vino. E Gesù rispose: Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora. La madre disse ai servi: Fate quello che vi dirà» (Gv 2, 3-5).

Quando, poi, una popolana si permette di dire al rabbi: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!», lui, con la consueta supponenza, le risponde quasi seccato: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (Lc 11, 27-28).

La Chiesa cristiana, però, che dal 313 e soprattutto dal 380¹⁰ si era impegnata a distruggere ogni forma di paganesimo ed era stata costretta a inventarsi i santi da sovrapporre agli dèi, a un certo punto si accorse di avere necessità di una figura femminile da sostituire alle dee e soprattutto alla Dea Madre, il cui antichissimo culto era ben radicato nella popolazione. Insomma, il femminino sacro, incarnato nella donna, che dapprima l’ebraismo, poi il cristianesimo paolino avevano cercato con ogni mezzo di oscurare, cancellare, demonizzare, schiacciare, ecco che presentava il conto! Per rispondere a questa impellente esigenza, alla Chiesa non restò altro che cercare nelle Scritture una figura femminile con cui sostituire la Dea, ma l’impresa si rivelò ardua, così, nel 431, il concilio di Efeso si rassegnò a far riemergere dallo sfondo l’unica donna cui era stato attribuito un ruolo di una certa, per quanto modesta, rilevanza, quella di cui non si era potuto fare a meno per costruire la favola del Figlio di Dio fatto uomo, quella meno compromessa, cui ancora non erano state appiccicate etichette infamanti come alla Maddalena: Maria fu promossa Madre di Dio e il suo culto sovrapposto senza pudore alcuno a quello della Dea. Non si rese nemmeno necessario produrne icone ex novo: fu sufficiente cambiare targhetta alle rappresentazioni di Iside con Horus e gabellarle come quelle della Madonna col Bambino.

La dogmatica mariana si arricchì, in seguito, di altri tre articoli di fede.

Nel 553 il secondo concilio di Costantinopoli dichiarò Maria sempre vergine (prima, durante e dopo concepimento e parto) ma a tale proposito occorre un chiarimento: in nessuna riga dei vangeli esiste l’affermazione che la verginità della fanciulla «piena di grazia» (e non certo divina) resistette all’assalto di Gabriel. Nel vangelo di Luca, la malcapitata – evidentemente a conoscenza dell’unico modo attraverso il quale una donna potesse rimanere incinta – domanda solo al suo focoso interlocutore, ben lieto di trovarsi di fronte una fresca quindicenne invece della novantenne Elisabetta con la quale gli era toccato intrattenersi in precedenza, come avrebbe potuto concepire senza conoscere uomo. Gabriel, allora, le risponde: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35)¹¹ e non è dato sapere cosa accadde dopo.

La questione della sessualità mariana saltò fuori prepotentemente solo in seguito e naturalmente costituì un cruccio per i teologi del IV secolo, occupati a costruire un personaggio il più spirituale possibile, in linea con il cristianesimo paolino e i successivi vangeli. L’episodio del concepimento di Gesù narrato da Luca e più sinteticamente da Matteo non aveva avuto testimoni, ovviamente, la scena successiva all’annunciazione non veniva descritta (probabilmente per motivi di decenza) e ricordiamo inoltre come lo stesso Giuseppe, una volta appresa la notizia della gravidanza, era stato colto dal dubbio che la sua promessa sposa o gli fosse stata infedele o fosse stata violentata, tanto che un non meglio identificato angelo dovette rassicurarlo in merito. In buona sostanza i vangeli affermano solo che la fanciulla era vergine prima del concepimento, dunque come si sparse la notizia che fosse rimasta tale anche in seguito e perfino dopo aver partorito¹²? Per difendere un dogma quanto meno singolare, che i padri conciliaristi di Costantinopoli si dovettero inventare per allontanare qualsiasi idea di carnalità dalla neonata figura della Madre di un Dio spirituale, i moderni teologi sono ancora costretti ad arrampicarsi sugli specchi. A detta di Vito Mancuso, infatti, che lo ha dichiarato in un’intervista del 2012 a «La Repubblica»¹³, la notizia della propria perpetua verginità fu confidata dalla stessa Maria ai discepoli dopo la morte del figlio. E noi dovremmo credere che una donna mediorientale del I secolo si mise a parlare disinvoltamente della propria sessualità con un gruppo di uomini.

Anche i due successivi dogmi mariani non furono meno sorprendenti: nel 1854 Pio IX stabilì che la Vergine era stata preservata dal peccato originale fin dalla nascita (la celebre Immacolata concezione) e nel 1950 Pio XII obbligò i fedeli a credere che non fosse mai morta, ma assunta in cielo in anima e corpo¹⁴. Ci torneremo.

Per il momento, però, va chiarito che nessun dogma è mai nato dal nulla: i vari concili o pontefici che li hanno solennemente proclamati hanno semplicemente analizzato discussioni in seno al mondo cristiano, dove ci sono sempre stati personaggi che non hanno avuto (né purtroppo hanno) di meglio da fare se non disquisire su questioni di lana caprina, vagliando l’opportunità (di puro controllo e mai spirituale) di porre un punto fermo a diatribe teologiche che avrebbero rischiato di dividere sia i pastori, sia il gregge.

Oltre ai dogmi attraverso i quali venne imposto ai fedeli il surrogato cristiano della Dea Madre, con il tempo intorno a questa figura fu creato tutto il resto della storia, ovviamente nuova di zecca, un po’ come accade a certi attori delle moderne fiction: nelle prime puntate nascono come comparse o personaggi di contorno, poi il gradimento del pubblico li fa improvvisamente balzare in primo piano, fino a renderli protagonisti. Così l’audience schizza alle stelle e la serie attira sponsor e guadagni. Per costruire una star e conferirle credibilità occorre dare in pasto al pubblico tutta la sua vita, dal primo vagito in avanti: ma nel caso di Maria fu difficile reperire notizie. Così, messo provvisoriamente da parte il concilio di Nicea, che aveva stabilito la canonicità (dunque l’attendibilità) dei soli vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni, bollando di falsità tutti i numerosi altri, alla Chiesa non restò che ripescare alcuni apocrifi, come il protovangelo di Giacomo, dai quali riuscì faticosamente a desumere paternità, maternità e altri piccoli particolari della biografia del personaggio. Afferma infatti «Famiglia Cristiana» in un articolo del 4 settembre 2011:

«A parlare diffusamente della nascita e dell’infanzia di Maria è il Vangelo apocrifo di Giacomo, uno dei più antichi (risale al II secolo d.C.): non dice che sia nata a Gerusalemme, però lo lascia intendere da diversi indizi presenti nel racconto della nascita e della prima infanzia (è qui che si trova l’episodio in cui all’età di tre anni Maria viene accompagnata in processione al Tempio)»¹⁵.

Sull’attendibilità del protovangelo di Giacomo (nel quale sono contenute anche notizie sulla nascita di Gesù), avanza dubbi perfino la pia Cathopedia, enciclopedia cattolica on line insignita di prestigiosi riconoscimenti dalla stessa CEI¹⁶:

«Il Vangelo di Giacomo appartiene al genere dei cosiddetti vangeli dell’infanzia. Questi presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico, che contrasta con la sobrietà dei 4 vangeli canonici, col fine di illustrare i dettagli relativi alla vita pre-ministeriale di Gesù altrimenti ignoti. Tale letteratura è caratterizzata da una assente o imprecisa conoscenza degli usi e costumi giudaici o da altre imprecisioni di natura storica o geografica, che inficiano il valore storico degli eventi narrati. Inoltre, nessuna di tali opere compare in qualche manoscritto biblico o in antichi elenchi dei testi canonici ritenuti ispirati»¹⁷.

Quanto alla data di nascita del personaggio, l’incertezza regna sovrana. In realtà, basandosi anche in questo caso su vaghe notizie tratte dagli apocrifi, da secoli la Chiesa festeggia il compleanno di Maria l’8 settembre, solennità corredata da relativa festa liturgica. Ma ecco che nel 2017 è scoppiata una vera bomba: una delle veggenti di Medjugorje, Marija Pavlović, ha rilasciato all’onnipresente Paolo Brosio un’intervista che ha cambiato le carte in tavola. La donna, infatti, non solo ha affermato che la loro madonna avrebbe rivelato a lei e agli altri cinque veggenti, durante le prime apparizioni, di essere nata il 5 agosto, ma ha blaterato anche di una torta di compleanno offerta alla Gospa alla presenza di numerosi pellegrini, che la festeggiata avrebbe gradito al punto da prendere una delle rose di zucchero della decorazione per portarla con sé «in Paradiso». Il video dell’intervista è reperibile in rete, per esempio sul sito La Luce di Maria¹⁸ e commentarlo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: va però sottolineata l’indignazione della diocesi di Mostar – da sempre nemica dichiarata della fantacommedia medjugorjana – che ha reagito duramente, ribadendo con forza la data dell’8 settembre.

Al di là di tutte le polemiche, gli adattamenti ad usum Delphini e le questioni di lana caprina, resta il fatto inequivocabile che di questo personaggio non esistono notizie storicamente accertate, ma unicamente libri sacri e agiografia, ossia fonti che di storico hanno meno di niente¹⁹. Chi ha il bisogno di credere all’esistenza di una rassicurante Mamma celeste cui rivolgersi per ottenere conforto, lo può fare solo attraverso un atto di cieca fede, per definizione fondata sul nulla. E come già sa chi mi conosce, ha ascoltato le mie conferenze o letto i libri precedenti, non mi occupo né di fede, né di Dio, lasciando la prima ai devoti, il secondo ai teologi.

Ma se il personaggio Maria madre di Dio è stato inventato a tavolino, com’è assodato, se la sua figura non si trova nei vangeli, come ha potuto e può ancora apparire a numerosi veggenti?

Curiosando tra le pagine della storia delle apparizioni mariane, cui ho dedicato un intero libro nel 2016²⁰, si registra un fatto curioso: la primissima di cui si avrebbe notizia sarebbe datata all’anno 40, quando, secondo alcune fonti, Maria sarebbe stata ancora in vita (e in Terra). Avvenne in Spagna, a Saragozza, dove attualmente esiste il santuario della Vergine del Pilar, ne sarebbe stato beneficiario san Giacomo il Maggiore e il sito che si occupa di santi e beati si è rassegnato a scrivere che si sarebbe trattato di una bilocazione:

«La tradizione vuole che la cappella primitiva venisse costruita da san Giacomo il Maggiore verso il 40 d.C. in memoria della prodigiosa apparizione della Vergine, giunta in bilocazione da Gerusalemme a Saragozza per confortare l’apostolo molto deluso dei risultati della sua predicazione. Il Pilar è la colonna di alabastro sulla quale la Madonna avrebbe posato i piedi»²¹.

Nel 1640 la fragilità del racconto indusse la Chiesa a escogitare di meglio per ampliare il business e un miracolo, di cui fu protagonista tale Miguel Juan Pellicer, cui ricrebbe prodigiosamente una gamba amputata, rese «ancora più celebre nel mondo il santuario di Saragozza»²².

Dopo un’altra manifestazione, avvenuta nel 47, a Le Puy en Velay, in Francia, sembra che la madonna si prese una lunga vacanza, poi, a partire dal III secolo, improbabili e leggendarie apparizioni mariane entrarono timidamente nelle agiografie di personaggi quali san Gregorio taumaturgo e san Nicola di Bari, insieme a numerosi altri miracoli.

Infatti l’incresciosa questione sul come introdurre nella fabula Christi²³ una figura femminile divina per offrire ai neo convertiti quella Madre di cui abbondavano tutte le tradizioni pagane, costituì la spina nel fianco della Chiesa cristiana fin dagli albori: il concilio di Efeso, nel 431, pose solo termine al problema dopo secoli di discussioni, perplessità e affannose ricerche di una candidata.

Nel 352, quando ormai l’editto di Milano aveva concesso libertà di culto ai cristiani, che però, in attesa di Teodosio, esitavano ancora ad abbattere con disinvoltura i templi pagani, a Liberio – impropriamente chiamato papa – venne un’idea luminosa: inventò una bella apparizione mariana, supportato da una coppia di patrizi romani convertiti al cristianesimo, affermando che la Vergine gli aveva chiesto di costruire un santuario a lei dedicato proprio dove – guarda caso – troneggiava un tempio di Iside. La Grande Madre egizia è ancora là, dopo più di un millennio e mezzo: ha semplicemente cambiato nome, è diventata Maria Salus populi romani e si trova nella cappella Paolina della basilica di Santa Maria Maggiore, sull’Esquilino.

La trovata di Liberio diede il via ad altre numerose mariofanie, che ebbero come protagonisti futuri santi, sprovveduti popolani, persone varie non meglio identificate, mentre crescevano e si moltiplicavano le leggende su Maria bambina, alcune desunte e rimaneggiate a partire dal protovangelo di Giacomo, altre inventate di sana pianta, ma tutte orientate a creare un alone di santità e di divina predestinazione intorno al personaggio.

E mentre varie madonne apparivano qui e là, chiedendo invariabilmente la costruzione di templi a loro dedicati, per ciò che riguarda la dogmatica mariana, dopo che il secondo concilio di Costantinopoli, nel 553, aveva dichiarato solennemente la perpetua verginità di Maria, ufficialmente la Chiesa reputò chiusa la questione, forse rendendosi conto di aver già tirato troppo la corda e abusato sufficientemente della credulità del gregge imponendo un dogma che poteva suscitare pericolose perplessità. Ma non tutti, nel mondo cristiano, si ritennero soddisfatti e nacque la questione spinosa del peccato originale: la Madre di Dio poteva forse essere stata contaminata dall’immonda colpa che gravava sull’umanità tutta, quella per cui Cristo si era immolato? Non aveva pregio che il peccato originale fosse un’invenzione di Paolo di Tarso, che era ricorso a quel geniale escamotage per vendere il proprio prodotto al di fuori del mondo ebraico: ormai il cristianesimo paolino era diventato legge, aveva avuto il proprio imprimatur nel 325 a Nicea e nessuno si sarebbe sognato di metterlo in dubbio, ben consapevole delle conseguenze. Dunque, a partire dal VI/VII secolo prese il via la disputa che ebbe come argomento principale l’Immacolata concezione di Maria, di cui in Oriente si iniziò a celebrare la festa, ma occorse arrivare al IX secolo per assistere a qualcosa di analogo in Occidente e in particolare in Italia.

Le discussioni in merito proseguirono, assunsero maggior vigore e, a volte, toni aspri soprattutto dopo la seconda metà dell’anno Mille, gettando scompiglio tra forsennati Padri della Chiesa e teologi nullafacenti, molti dei quali affilarono le armi. Tra questi vi fu Bernardo di Chiaravalle. Nonostante la sua devozione per la Vergine fosse patologica, nonostante nei suoi sermoni parlasse di santi baci o dei seni di Maria che «si rigonfiano a vista d’occhio», facendolo addirittura cadere in deliquio, il monaco sessuofobo e guerrafondaio si scagliò contro i canonici di Lione che avevano introdotto nella loro liturgia una «Festa della concezione immacolata di Maria». Di parere contrario, nello stesso periodo in cui il buon Bernardo fustigava i suoi colleghi, fu un certo Eadmero di Canterbury, amico, discepolo e biografo di sant’Anselmo d’Aosta, che nel Trattato sulla Concezione di Santa Maria ripescò un principio sul quale la Chiesa campa ancora oggi, quello del «Potuit, decuit, ergo fecit» (Poté, fu conveniente, dunque lo fece): affermò, infatti, che Dio può fare ciò che gli pare, dal momento che è onnipotente, quindi anche, in questo caso, derogare alle proprie leggi e preservare qualcuno dal peccato originale a proprio piacimento se gliene viene il ghiribizzo.

Il dibattito teologico sullo scabroso argomento proseguì per alcuni secoli, finché il 17 settembre 1439 il concilio di Basilea dichiarò l’Immacolata concezione «conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica e alla sacra Scrittura». Ma l’istituzione, che era già riuscita a far bere al gregge due dogmi mariani, uno più inverosimile dell’altro, per quasi mezzo millennio non mosse un dito, accontentandosi di celebrare feste liturgiche senza imporne, però, la partecipazione ai fedeli. Solo nel 1708 Clemente IX decretò che quella dedicata all’Immacolata concezione di Maria divenisse festa di precetto, ossia di quelle cui ogni buon cattolico è obbligato a partecipare.

Ancora una volta, però, la Chiesa non si pronunciò sul relativo dogma e non approfittò nemmeno dell’assist che la madonna apparsa a Caterina Labouré nel 1830 le fornì su un piatto d’argento, dettando alla veggente una preghiera che recita: «O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi».

Ma il 16 giugno 1846 salì al Soglio di Pietro Giovanni Maria Mastai Ferretti da Senigallia, che assunse il nome di Pio IX, cui toccò nel tempo fronteggiare le patate bollenti del Risorgimento e della Questione romana che lo misero in crisi sia dal punto di vista politico come sovrano dello Stato pontificio, sia per ciò che riguardò il proprio prestigio di capo

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