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Il sapere agonistico

Il sapere agonistico

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Il sapere agonistico

Lunghezza:
202 pagine
2 ore
Pubblicato:
Dec 31, 2020
ISBN:
9788830633278
Formato:
Libro

Descrizione

Questo breve saggio non è altro che un percorso personale ed intimo in cui l’autore ci fa capire l’essenza della pratica sportiva e il suo intrinseco collegamento con la filosofia e la spiritualità. 

“È questo percorso che trascende la mera pratica sportiva che ci permette di capire il vero significato della Via ricercata dagli antichi guerrieri: senza la spiritualità, la filosofia e la moralità intrisa nelle arti marziali, queste si ridurrebbero a semplice esercizio fisico, perdendo il fascino che invece le contraddistingue. Ed è proprio di filosofia che di questo libro tratta, ma da un punto di vista inedito, con associazioni tra il pensiero socratico e la tattica del combattimento che di primo acchito sembrano azzardate, ma che in realtà dimostrano l’arguzia e la profonda conoscenza dei due differenti ambiti (filosofico e marziale) dell’autore.”

Sergio de Marchi, classe 1991, inizia la pratica del karate all’età di 5 anni a Ferrara, sua città natale, per poi dedicarsi alla kickboxing già a 6. Attualmente è Maestro Cintura Nera VI Dan di kickboxing; Istruttore C. N. III Dan di karate; Istruttore C. N. I Dan di kobudo; personal trainer. È inoltre Professore di Filosofia e docente. Come agonista, si afferma nella kickboxing vincendo per 12 volte Campionati Mondiali dilettantistici tra il 2006 e il 2016; nel light contact Professionistico diventa Campione Italiano nel 2014 ed Europeo per le sigle CISCAM (2015) e WMAC (2018). Nei settori del karate e kobudo vince Campionati Italiani, Europei e Mondiali dal 2013 al 2020, confrontandosi in numerose realtà Federali e Enti di Promozione Sportiva. Dal 2018 Direttore Sportivo Nazionale Italiano del settore forme per la Federazione Internazionale WMAC (World Martial Arts Committee), e da inizio 2020 Responsabile Federale del settore kobudo per la Federazione UKS Italia.
Pubblicato:
Dec 31, 2020
ISBN:
9788830633278
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il sapere agonistico - Sergio de Marchi

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Sergio de Marchi

Il sapere agonistico

© 2020 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l., Roma

www.gruppoalbatros.com - info@gruppoalbatros.com

ISBN 978-88-306-2997-4

I edizione dicembre 2020

Finito di stampare nel mese di dicembre 2020

presso Rotomail Italia S.p.A. - Vignate (MI)

Distribuzione per le librerie Messaggerie Libri Spa

Il sapere agonistico

Introduzione di Barbara Alberti

Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: «Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere».

Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi:

Non esiste un vascello come un libro

per portarci in terre lontane

né corsieri come una pagina

di poesia che s’impenna.

Questa traversata la può fare anche un povero,

tanto è frugale il carro dell’anima

(Trad. Ginevra Bompiani).

A volte, in preda a sentimenti non condivisi, ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei Santi.

Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i quattro volumi di Guerra e pace, e mi disse: «Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov».

Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo. Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre, è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi, potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

PREFAZIONE

Ho avuto il piacere di conoscere il M° Sergio de Marchi in occasione del suo esame per la qualifica di Cintura Nera I Dan di Karate, in cui io facevo parte della commissione esaminatrice. Da subito notai in lui una grande dedizione e il fuoco che ardeva nei suoi occhi, una passione che ha da sempre animato anche il sottoscritto e che mi ha portato da subito a provare una grande affinità con questo giovane atleta che, già pluricampione di kickboxing, si apprestava ad intraprendere un nuovo cammino in un’arte marziale, il Karate appunto, madre degli sport da combattimento già praticati da Sergio.

Usualmente i giovani iniziano la pratica di un’arte marziale tradizionale per poi abbandonarla, talvolta ripudiandola, rivolgendosi a sport di contatto – kickboxing, MMA e affini – credendo che questi siano la vera risposta alla loro richiesta: imparare a combattere in breve tempo, mettersi alla prova sul ring, vincere trofei e via dicendo.

Il M° de Marchi al contrario ha operato un percorso a ritroso: già profondo conoscitore degli sport da combattimento, dopo aver calcato e vinto sul tatami e sul ring, è ritornato alle origini delle arti marziali, alla ricerca della via – il Do – che gli ha permesso di carpire la vera essenza del Karate.

Con Sergio abbiamo iniziato fin da subito una proficua collaborazione che, pur portandoci in giro per l’Italia e l’Europa a gareggiare nei più importanti tornei internazionali – la passione per l’agonismo è un’altra cosa che ci accomuna –, ci ha anche permesso di approfondire quegli aspetti del Karate che purtroppo da molti maestri vengono trascurati, nella fattispecie lo studio del bunkai – l’applicazione reale dei kata o forme- e l’utilizzo delle armi che fanno parte integrante dell’arte marziale originaria di Okinawa. Ed è proprio questa ricerca storica sull’uso delle antiche armi – Kobudo, l’antica via del guerriero – e sul significato più profondo delle forme che ci ha permesso di ritrovare i significati originari dei gesti, del perché certi movimenti che ad una prima vista sembrano assurdi e poco pratici, nella realtà dei fatti nascondono applicazioni inedite, di come cultura, religione, territorio abbiano fatto sì che le arti marziali nascessero e si evolvessero in ciò che sono ora.

È questo percorso che trascende la mera pratica sportiva che ci permette di capire il vero significato della Via ricercata dagli antichi guerrieri: senza la spiritualità, la filosofia e la moralità intrisa nelle arti marziali, queste si ridurrebbero a semplice esercizio fisico, perdendo il fascino che invece le contraddistingue. Ed è proprio di filosofia che di questo libro tratta, ma da un punto di vista inedito con associazioni tra il pensiero socratico e la tattica del combattimento che di primo acchito sembrano azzardate, ma che in realtà dimostrano l’arguzia e la profonda conoscenza dei due differenti ambiti (filosofico e marziale) dell’autore.

Non mi dilungo ulteriormente e ora ho il piacere di presentarvi il M° Sergio de Marchi nella veste inedita di saggista e filosofo, ma addentrandovi nella lettura della sua opera vi accorgerete che la sua passione marziale trasuda da ogni pagina e avrete modo di capire come il vivere a 360 gradi una disciplina marziale condizioni la tua vita in modo ineluttabile.

Questo è secondo il mio modesto parere, la vera arte marziale, non solo la pratica sportiva, il calcare il tatami del dojo, ma vivere pienamente gli insegnamenti dei veri maestri e fare delle arti marziali un modello di vita, per se stessi e per gli altri, un modello che il M° de Marchi rappresenta in modo egregio trasmettendo la sua conoscenza e la sua dedizione ai suoi numerosi allievi.

Alberto Pellucco

Maestro C. N. VII Dan Karate Shito Ryu & Goju Ryu

Maestro C. N. VII Dan Kobudo

Maestro di Kickboxing

Pluricampione Mondiale di Karate e Kobudo in diverse Federazioni Internazionali.

PREMESSA

PIÙ DI UNA RAGIONE PER COMBATTERE

Forse la maniera migliore di incominciare questa analisi che vi accingete a leggere è dall’inizio. O quanto meno dal mio inizio.

Quando mi sono avvicinato alle arti marziali la prima volta non avevo nemmeno sei anni, per quanto fosse stato mio desiderio praticarle sin da quando ho memoria – e forse anche prima; in questo mi sosterrebbe sicuramente una qualche forma di innatismo platonico –. Il me stesso di allora era decisamente diverso da quello di adesso: molto più timido, molto più insicuro dei propri mezzi. La pratica di karate e kickboxing è stata fondamentale per lo sviluppo del mio carattere, nel bene e nel male – ma soprattutto nel bene – ed è stata sicuramente la prima conseguenza di cui mi sono reso consapevole nel corso dell’adolescenza.

L’ambiente della palestra, quasi sempre circondato da ragazzi più grandi e da atleti e campioni ben più esperti, ha sicuramente avuto questo primo effetto su di me, rendermi più aperto, più sicuro, più pronto alla vita potremmo dire.

Negli anni, l’attività agonistica negli sport da contatto, i primi incontri, le prime vittorie portarono ad una nuova presa di coscienza; avvertivo nella pratica del combattimento un’inespressa eppure calzante metafora della vita di tutti i giorni. Andare avanti nonostante le avversità e le fatiche, rispondere ai colpi con coraggio e determinazione, finanche non manifestare di aver subito quegli stessi colpi; lavorare per conseguire un obiettivo e gioirne appieno perché frutto della propria dedizione. Il round è un condensato dell’esistenza in appena pochi minuti, nei quali si è impegnati a dare il meglio secondo le proprie possibilità per giungere alla campana ancora in piedi.

E si è da soli.

Per quanto gioco di squadra si possa fare in allenamento, per quanto si possa essere attorniati da sostenitori, amici, parenti, per quanto non manchi mai il sostegno del proprio allenatore e del proprio secondo all’angolo, tu, su quel quadrato, sei da solo. Ed in quella solitudine ti comprendi al meglio, in quella solitudine capisci cosa significa assumersi le proprie responsabilità, capisci fino a che punto puoi arrivare, quanto puoi scavare dentro te stesso per trovare la forza che ti serve.

Questo credevo in quei primi anni di agonismo. Ma come spesso accade nelle cose della vita, a farci comprendere meglio quello che ci circonda e che accade, quello che scegliamo o meno di fare, è l’esperienza, la riflessione, e talvolta il caso. Insomma, come cantava il poeta Fabrizio de André – riproponendo in italiano l’opera di George Brassens – moriamo per delle idee, vabbè, ma di morte lenta; un po’ a dirsi, le certezze di cui ci facciamo portabandiera talvolta andrebbero meglio ragionate.

Così, è stato l’incontro con la filosofia, seconda grande passione della mia vita, ad aprirmi gli occhi su una più completa – anche se sicuramente non assoluta o totale – e più corretta – per quanto mi riguarda – comprensione del valore delle arti marziali e delle discipline da combattimento nella vita. Nel corso dei miei studi universitari tra Ferrara e Parma, delle conferenze ascoltate e poi preparate e tenute da me medesimo, delle esperienze maturate nel corso degli anni, le parole di Platone, Schopenhauer e altri famosi personaggi della cultura occidentale sono andate via via sommandosi a quelle di Sun Tzu, Takuan Soho, finanche Bruce Lee. Ed è da tale confronto continuo tra diverse – eppure simili – voci che sono arrivato ad ipotizzare una chiave di lettura completamente diversa ed a mio avviso più corretta della precedente: nel combattimento, come in ogni confronto, non si è mai da soli.

Questo elaborato è la forma conclusiva di tale percorso di ragionamento e di studio, nella speranza che come per me hanno fatto altre figure ed altre parole, così i capitoli che seguono possano essere un fertile spunto di riflessione per altri, un momento di confronto che possa aprire ad una comprensione più profonda di quante e quali siano le ragioni del confronto stesso, le ragioni per combattere.

Sergio de Marchi

UN BREVE SGUARDO D’INSIEME

Inquadrando storicamente la Grecia del V secolo rinveniamo una fervida attività sociale umana; l’epoca Classica, come è stata definita, è senza alcun dubbio una delle epoche d’oro della cultura Occidentale, ricca di innovazioni e di personalità che hanno lasciato un segno profondo. La pòlis di Atene si può a tutti gli effetti considerare il simbolo di questo periodo, centro culturale, artistico e filosofico riconosciuto e rinomato in tutto il mondo di allora.

In questo clima si viene sviluppando la democrazia, la forma di gestione politica che più di ogni altra testimonia un forte impegno dei cittadini verso il futuro ed il bene comune, mettendone in luce allo stesso tempo il senso di appartenenza che li lega alla propria comunità. Ad una florida vita sociale corrisponde un approfondimento dello studio e dell’analisi linguistica, in particolare nei suoi aspetti retorico-dialettici, ovvero si pone l’accento sulle diverse tecniche e strategie del linguaggio volte ad ottenere il consenso e/o un accordo nelle dispute. Nascono così dei veri e propri professionisti della parola, personaggi che fanno della retorica appunto la loro ragione di vita e fonte di guadagno: i sofisti.

Sin dalle origini della democrazia politica l’arte retorica

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