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Omoiyari - L'arte giapponese di vivere in armonia con gli altri

Omoiyari - L'arte giapponese di vivere in armonia con gli altri

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Omoiyari - L'arte giapponese di vivere in armonia con gli altri

valutazioni:
4/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
248 pagine
2 ore
Pubblicato:
18 mar 2021
ISBN:
9788830525696
Formato:
Libro

Descrizione

Questo libro ci aiuterà a mettere in pratica il concetto di omoiyari e a intraprendere così un percorso di crescita personale che ci cambierà, perché anche il più piccolo gesto di gentilezza può fare un mondo di differenza.Omoiyari è il sentimento di empatia e compassione che ci spinge a compiere gesti altruisti. In un mondo diviso e in continuo mutamento, abbiamo bisogno di ritrovare il senso di comunità e di capirci a vicenda. Ma il cambiamento deve partire da noi stessi perché, per poterci occupare degli altri, dobbiamo innanzitutto prenderci cura di noi. Per questo la prima parte del libro, Omoi, è incentrata sul migliorare la conoscenza di sé attraverso vari aspetti come kirei (la pulizia e l'organizzazione), mottainai (evitare gli sprechi) e zakka (la bellezza delle cose più varie). La seconda parte, Omoiyari, è dedicata a come trasmettere gioia agli altri vivendo con empatia, altruismo, rispetto e riconoscenza, senza mai un secondo fine. L'autrice spiega quindi alcuni temi come wa (armonia), omotenashi (l'arte dell'ospitalità) e onkochishin (imparare dal passato).
Pubblicato:
18 mar 2021
ISBN:
9788830525696
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Omoiyari - L'arte giapponese di vivere in armonia con gli altri - Erin Niimi Longhurst

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Introduzione

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Introduzione

Durante i Mondiali di calcio del 2018 in Russia, in seguito a una sorprendente vittoria contro la Colombia, i tifosi giapponesi hanno conquistato i titoli dei giornali per una ragione diversa dalla performance stellare dei loro calciatori: dopo una partita storica (e un’ottima scusa per festeggiare), hanno ripulito meticolosamente lo stadio raccogliendo tutti i rifiuti, in segno di rispetto per lo spazio che li aveva ospitati.

Storie di questo tipo probabilmente suoneranno familiari a chi è già stato in Giappone. Io ho avuto la fortuna di sentirne molte: non sono che la riprova dello spirito dell’omoiyari, quel sentimento di empatia e compassione che spinge a compiere gesti altruisti. Lo si può individuare con facilità nell’arte dell’ospitalità giapponese, ma anche attraverso varie altre pratiche e tradizioni.

Considerando il nostro modo di vivere, in un mondo diviso e in rapido mutamento, ho sentito il bisogno di scrivere questo libro perché credo che, invece di innalzare muri e chiuderci in noi stessi, sia più importante che mai condividere prospettive diverse, cercare di capirsi a vicenda e, in tal modo, raggiungere una comprensione maggiore di noi stessi. Ecco che cosa significa omoiyari.

E quale momento migliore per riflettere sul concetto di omoiyari e del prendersi cura degli altri e del mondo, se non l’inizio di una nuova era? Il 30 aprile 2019, con l’abdicazione dell’imperatore Akihito, il Giappone è entrato in una nuova era imperiale, nota come periodo Reiwa. Reiwa significa magnifica armonia. Il concetto di wa, o armonia, è al cuore stesso dell’omoiyari. Perciò approfondire e comprendere queste tradizioni, filosofie e pratiche sembra oggi più attuale che mai.

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Fare del bene

agli altri fa bene

a se stessi.

– Proverbio giapponese

Che cosa significa omoiyari?

È difficile cogliere il concetto di omoiyari se prima non si ha ben chiaro quello di omoi, già di per sé un po’ complesso. Nella lingua giapponese esistono molti omofoni, perciò il significato di parole che hanno un suono simile (soprattutto per chi non è madrelingua) deve essere dedotto dal contesto; oppure, nel caso di parole scritte, si dovrà interpretare il kanji (il sistema di scrittura giapponese che si serve dei caratteri cinesi).

Potreste incontrare una persona affaticata dal peso dello scatolone che sta sollevando. Magari potrebbe dirvi che quello scatolone è omoi, pesante… e in tal caso le dareste una mano. Ma, come avrete già intuito, questo libro non parla di pesi giapponesi da trasportare.

In questo contesto il termine omoi rimanda al significato di pensiero. Può riferirsi al modo in cui le persone pensano, oppure ai sentimenti, alle sensazioni, alle emozioni o ai desideri che provano. I ricordi, o memorie, sono omoide, un’espressione che potrebbe tradursi con pensieri che riaffiorano o andati via. Ho un ricordo vivissimo di quella volta in cui, da bambina – a notte fonda e in pieno jet lag –, il nonno mi beccò a divorare un sacchetto gigante di kappa ebisen (patatine ai gamberetti). Mi aspettavo che mi sgridasse, ma lui ne approfittò per fare uno strappo alla dieta a basso contenuto di sodio che stava seguendo (costretto dalla nonna e dalle mie zie) per abbuffarsi con me. Mentre tirava fuori anche il gelato ai fagioli rossi, giustificò quel comportamento dicendo di voler creare insieme a me un omoide piacevole.

Pensieri, ricordi e sentimenti vanno e vengono. Qualcosa su cui avete meditato a lungo potrebbe risolversi all’improvviso, arrivando nella vostra mente come un treno che raggiunge la sua destinazione finale (omoitsuku); e omoi può riferirsi non soltanto ai pensieri che già coltivate, ma anche al modo in cui concepite le cose.

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Omoiyari

è una forma

di compassione

disinteressata.

Omoiyari è un’estensione del pensiero in relazione agli altri, una sorta di proiezione. È la combinazione di pensiero e del verbo fare, ma è qualcosa che va al di là della semplice volontà di impegnarsi concretamente per gli altri. Il modo più semplice per descriverlo potrebbe essere quello di anticipare i bisogni altrui con generosità, mossi esclusivamente da un sentimento di empatia, senza aspettarsi niente in cambio. Compiere un gesto in vista di un tornaconto, o spinti da un secondo fine, è forse l’esatto opposto del concetto di omoiyari, che è simile a una forma di compassione disinteressata: mettersi nei panni degli altri, riuscendo in tal modo ad anticiparne i bisogni e ad agire in modo da farli sentire a proprio agio, felici o accolti. La chiave sta nel diventare più sensibili ai bisogni delle persone intorno a noi.

In un ristorante giapponese, per esempio, spesso troverete dei ganci o qualche altra soluzione per riporre in modo intelligente la borsa, così da non doverla posare per terra (ed evitare che puzzi di brace se vi state gustando una cena yakiniku). Probabilmente vi godreste l’esperienza al ristorante anche senza queste accortezze; tuttavia, il sentirsi accuditi e il fatto che qualcuno abbia pensato che potreste non volere poggiare per terra la vostra borsa vi darà una bella sensazione.

Ma perché è importante? Perché dobbiamo anticipare i bisogni altrui? Se qualcuno vuole qualcosa, non basta chiederlo? Non è sufficiente comunicare? Queste sono tutte domande sensate. Una comunicazione diretta è essenziale, così come lo è chiedere aiuto quando serve.

Tuttavia, io credo che l’omoiyari sia importante perché dovremmo tentare di capire visioni del mondo e punti di vista che a volte sono lontanissimi o diametralmente opposti ai nostri. Anche se non li condividiamo, vale sempre la pena ampliare i propri orizzonti mentali e provare a capire gli altri. C’è un proverbio giapponese particolarmente calzante: Una rana in un pozzo non può concepire l’oceano. Ho sempre detestato le rane e mi sono appena resa conto che la mia avversione potrebbe dipendere da questo modo di dire: non potrei mai ritenere il mio punto di vista l’unico possibile, o l’unico corretto. L’omoiyari aiuta a mantenere una mente aperta, con il beneficio aggiuntivo di essere più gentili e premurosi verso gli altri nel tentativo di rendere l’ambiente che ci circonda un luogo migliore.

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Che cosa può offrire l’omoiyari?

La cinica che è in me potrebbe obiettare che in Giappone una cultura improntata sull’omoiyari è stata frutto della necessità di mantenere la pace in una nazione insulare che, per duecentoventi anni, è rimasta isolata dal resto del mondo. Ma io non sono una persona cinica. Infatti, la parte che preferisco del Natale non è quella dell’apertura dei regali (improvvisare mi agita: e se ricevessi un oggetto orrendo e dalla mia espressione si capisse? È uno dei motivi per cui non amo le sorprese), ma quando scelgo e impacchetto con cura un dono per qualcuno che, secondo me, lo apprezzerà e troverà utile o bello. Non so se esiste qualcosa di più appagante o che mi dia più gioia del fare qualcosa che rallegri la giornata di un altro o che lo renda felice.

Come imparare l’omoiyari?

Per potervi occupare degli altri dovete prima prendervi cura di voi stessi. Per anticipare i bisogni altrui – ed entrare in empatia – è necessario saper riconoscere i propri sentimenti e capire che cosa ci motiva. Ecco perché ho intitolato Omoi la prima parte di questo libro, che spiega come varie filosofie, tradizioni e pratiche possano aiutarvi a diventare consapevoli, rispettosi dell’ambiente che vi circonda e a esprimere voi stessi.

La prima parte è incentrata sul migliorare la conoscenza di voi stessi, che sia iniziando a produrre meno sprechi, trovando un sistema di organizzazione, o anche solo imparando a cogliere la bellezza negli oggetti più comuni.

Il mio primo

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Recensioni dei lettori

  • (4/5)
    Letto tutto d'un fiato. Consigliato a chi vuole conoscere aspetti del cuore della vita dei Giapponesi. Presenta glossario alla fine che riassume le parole usate nel libro. Buona lettura "stranieri"!