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Alla ricerca di Intelligenze Diverse: Per tentare un approccio più completo con la Natura attraverso il confronto con le altre forme di intelligenza del nostro pianeta e oltre
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Alla ricerca di Intelligenze Diverse: Per tentare un approccio più completo con la Natura attraverso il confronto con le altre forme di intelligenza del nostro pianeta e oltre
E-book437 pagine5 ore

Alla ricerca di Intelligenze Diverse: Per tentare un approccio più completo con la Natura attraverso il confronto con le altre forme di intelligenza del nostro pianeta e oltre

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Info su questo ebook

Il libro affronta la sfida della ricerca di altra vita intelligente al di là delle sacche culturali che esistono all’interno della nostra specie.
Possiamo comunicare con gli animali, l’altra forma di vita con cui condividiamo il pianeta? Riusciremo a comprendere la loro cultura e la loro esperienza? Siamo soli nell’universo?
Esiste altra vita nello spazio? E se esiste, come possiamo comunicare?
L’Autore conduce il lettore per mano in una ricerca coraggiosa al di là della barriera dell’ovvio per allargare i propri confini conoscitivi senza pregiudizi culturali, gettando le basi per una nuova esobiologia.
Scoprire nuove forme di vita intelligente e rapportarsi ad esse può essere un’occasione di rinnovamento. Il testo si prefigge di offrire a tutti coloro che possono essere interessati all’argomento un riferimento utile che introduca ai punti principali della manifestazione esobiologia e possa consentire lo stimolo per lo sviluppo di una libera ricerca personale.
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L'Autore
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Giancarlo Barbadoro, scomparso nel 2019, era giornalista, scrittore, musicista e speaker radiotelevisivo.
Le sue ricerche spaziavano in tanti campi e tra questi c’era sicuramente l’esobiologia, uno dei suoi interessi principali, sia per la sua storia personale sia perché il confronto con altre forme di vita intelligente è stato il leitmotiv che lo ha guidato verso la ricerca di un contatto con gli alieni più vicini a noi, gli animali, per i quali nutriva un amore incondizionato.
È stato promotore della Ecospirituality Foundation, una organizzazione in stato consultativo con l’ONU che lavora alla tutela delle tradizioni dei Popoli naturali e dei diritti degli animali. Era delegato ONU e rappresentante di sei organizzazioni indigene. In qualità di flautista e poeta faceva parte del gruppo musicale LabGraal. Ha scritto numerosi testi sul celtismo e sulle tradizioni dei Popoli naturali scaturiti dal confronto con le tradizioni dei Popoli nativi, in particolare gli Apache, gli aborigeni australiani e soprattutto le comunità druidiche del Nord e Centro Europa.
www.giancarlobarbadoro.net - www.centrostudibarbadoro.it
LinguaItaliano
Data di uscita5 mar 2021
ISBN9788895127927
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    Anteprima del libro

    Alla ricerca di Intelligenze Diverse - Giancarlo Barbadoro

    Barbadoro

    L’Autore

    Giancarlo Barbadoro è stato un precursore in tanti campi. Uno di questi era sicuramente l’esobiologia, uno dei suoi interessi principali, sia per la sua storia personale e sia perché il confronto con altre forme di vita intelligente è stato il leitmotiv che lo ha guidato verso la ricerca di un contatto con gli alieni più vicini a noi, gli animali, per i quali nutriva un amore incondizionato.

    Interessato da sempre ai miti e alle leggende delle antiche tradizioni, proprio dai miti, e in particolare dal mito di Fetonte, collegabile a quello del Graal, scaturisce il suo interesse per le intelligenze diverse, per il fenomeno UFO e per il possibile contatto con gli alieni. Il mito di Fetonte, secondo l’interpretazione delle comunità autoctone, racconta una storia successa nel lontanissimo passato, quando ancora gli uomini non avevano le sembianze che hanno ora, e narra della discesa di esseri provenienti dallo spazio che avrebbero donato agli uomini un immenso sapere. Questo incontro sarebbe avvenuto nella Valle di Susa, a Nord del Piemonte e avrebbe dato origine a una antica e leggendaria città megalitica, la città di Rama.

    Questo mito lo ha segnato e si può dire che tutta la sua vita sia scorsa all’insegna di questa narrazione. Proprio le sue scoperte sulla città di Rama, iniziate già negli anni ‘70 del secolo scorso, hanno costituito un filone di riferimento per molti ricercatori.

    Il mito di Fetonte e quello del Graal sono la stessa cosa, raccontano lo stesso evento. Un evento raccolto da una antica tradizione e ricordato da tutti i popoli del pianeta. Ebbene, Giancarlo ha passato la sua vita a raccogliere le tracce di questa antica tradizione che ha costituito la sua chiave di ricerca per tutti i molteplici interessi a cui si dedicava.

    Un altro evento determinante per le sue ricerche avvenne nel periodo in cui rivestì il ruolo di vicepresidente dell’Osservatorio astronomico di Ceres e fu testimone di un oggetto a forma di piramide che sorvolava il cielo di Torino. Questo episodio fu un ulteriore stimolo che lo portò ad occuparsi del tema UFO alla ricerca di una spiegazione.

    Giancarlo Barbadoro era poeta, musicista, giornalista, scrittore, ma soprattutto era un sognatore.

    È stato definito un ricercatore di infinito. Nella sua vita ha sempre combattuto per i più deboli, dai Popoli indigeni agli animali. È stato un grande attivista per i diritti degli animali, una causa che sentiva più di ogni altra poiché li riteneva gli esseri più sfortunati della Terra.

    Era attivista anche per i diritti dei Popoli indigeni e per la salvaguardia delle loro tradizioni. Teorico dell’ecospiritualità, con esponenti di Comunità native di tutto il pianeta ha fondato la Ecospirituality Foundation per diffondere il concetto della filosofia ecospirituale, che egli riteneva potesse risolvere tutti i mali di una società malata, basata sull’antropocentrismo. Con la Ecospirituality Foundation si è schierato a fianco di molte Comunità native di tutti i continenti portando le loro istanze all’ONU di New York e Ginevra.

    Giancarlo è stato indubbiamente un visionario. Un viaggiatore del tempo, proveniente da un futuro che lui sognava, un futuro di pace e di fratellanza per tutti gli esseri viventi, che ha lasciato un segno indelebile in tutti coloro che hanno avuto l’occasione di conoscerlo o anche solo di incontrarlo. Porteremo avanti il suo sogno, quello di un mondo basato sulla fratellanza e l’armonia tra tutte le specie viventi, cittadini dell’universo.

    Rosalba Nattero

    Giornalista, musicista e scrittrice, Rosalba Nattero ha raccolto l’eredità intellettuale dell’Autore ed ha fondato il Centro Studi Giancarlo Barbadoro per diffondere le sue ricerche.

    Prefazione

    di Gianluca Roggero

    UN VIAGGIO CHE CONTINUA

    Ho avuto modo in questi ultimi trent’anni di essere vicino a Giancarlo Barbadoro in tante occasioni e in luoghi anche molto lontani. Ad esempio durante le centinaia di concerti del LabGraal, il gruppo musicale di cui condividevamo l’espressione artistica, e di cui egli rappresentava con il suono del suo magico flauto e con le sue toccanti poesie l’anima più intima, più profonda. Poetica appunto. Sono stato con lui in luoghi incredibili, attraversando le terre megalitiche della Scozia, della Bretagna, delle nostre vallate. Ho sentito le dichiarazioni sue e di Rosalba Nattero di fronte alle assemblee dell’ONU di Ginevra in occasione dei Forum sui popoli indigeni della Terra cambiare il corso della storia. Ho vissuto avventure straordinarie a contatto con i nativi dell’Australia dove lo abbiamo accompagnato, noi del LabGraal, richiamati da eventi che vanno oltre il puro caso e guidati da forze ancestrali. Avventure, esperienze, che sono arrivate addirittura alla realizzazione di un film, Shan. Ho avuto l’opportunità di poterlo ascoltare durante molte delle sue innumerevoli conferenze ed anche la fortuna di potervi partecipare, collaborando con lui in taluni di questi eventi culturali.

    Per tutto questo mi sento parte, una parte piccola si intende, di questa grande Storia, la sua.

    Una storia incredibile, una delle più fantastiche che si possano immaginare, fatta di coraggio, di altruismo, di dedizione a una causa, quella dell’amore per la verità. Non una delle verità, ma la verità della Scienza nel senso più ampio e nobile. Anzi, la verità della Conoscenza.

    E la Conoscenza che ha sempre animato l’operato di Giancarlo nasce dalla ricerca, una ricerca essenziale, profonda di ciò che ci circonda, che non si ferma alle apparenze ma sa guardare molto oltre ogni dogmatismo, e non ne tollera confini e limiti.

    Giancarlo è stato un ricercatore nel senso più intimo e al tempo stesso concreto con cui si possa intendere questo termine.

    Nel campo dello studio della fenomenologia Ufo è stato davvero un precursore. È stato il fondatore della rivista Laforghiana, e collaboratore in prima linea di riviste che hanno fatto la storia dell’ufologia italiana nei primissimi anni, da Clypeus, a Pikappa, al Giornale dei Misteri. E senz’altro Giancarlo ha fatto la storia della ricerca ufologica.

    Negli anni ‘70, quegli anni in cui Torino versava in quel clima cupo e opprimente da dormitorio dopolavoristico i cui ritmi erano scanditi dalle attività monotone e ripetitive delle grandi industrie, Giancarlo fu il fondatore di uno dei centri di ricerca in materia di tematiche dell’incognito forse più attivi e prolifici dell’epoca, il Gruppo Spazio 4. Questo divenne al tempo un fulcro di conoscenza alternativa, un vero e proprio punto di riferimento per coloro che sentivano una spinta verso ciò che non si conosce, ciò che non è scontato. Un crogiolo di ricerca per chi si occupava di ufologia, clipeologia come spesso si definiva lo studio della vita extraterrestre allora, ma anche per coloro che indagavano nel campo dell’ESP, della parapsicologia, dell’archeologia misteriosa e di tanti altri campi che riguardano le cosiddette scienze alternative.

    Ed erano certo anni non facili. Anni durante i quali affrontando certi argomenti si rischiava incredulità, scherno, ostilità e lo dobbiamo proprio a personaggi come lui se oggi invece questi temi hanno raggiunto l’immaginario collettivo di molti più individui ed incontrano un atteggiamento molto meno avverso anche da parte delle autorità, favorendo la Disclosure, cioè quell’apertura di cui oggi spesso si parla negli ambienti ufologici.

    E quella spinta iniziata da Giancarlo ai tempi di Spazio 4, egli ha continuato a trasmetterla in chi come me ha avuto, ripeto, la fortuna e il piacere di potergli stare vicino magari cooperando con lui e condividendone le attività.

    Attività che ha sempre condotto con il medesimo spirito senza compromessi, senza politiche preconcette o interessi campanilistici, unendo la ricerca di verità ad una profonda umanità e serietà anche in questo lavoro. Basti pensare ai tanti contatti diretti con alcuni testimoni di eventi molto famosi nel vasto panorama della fenomenologia ufologica, ad esempio come nel caso del contattato Pier Fortunato Zanfretta, così frequentemente trattato dai media alla stregua di un fenomeno da sfruttare per far audience fine a se stessa, e che invece Giancarlo ha affrontato con grande dignità, curiosità e oggettività di ricercatore. Oppure alla completa serie di ricerche condotte a riguardo del fenomeno dei crop circles del Canavese, gestite con assoluto rigore scientifico, e che hanno portato a risultati di grande valore.

    Giancarlo, operando ad altissimi livelli nel campo del giornalismo e della divulgazione ha scritto, spesso in collaborazione con Rosalba Nattero, decine e decine di libri su tanti argomenti, in linea con gli impegni che le loro figure presupponevano: delegati ONU, presidenti di associazioni internazionali.

    E Alla ricerca di intelligenze diverse può ben donde rappresentare Giancarlo Barbadoro nella sua attività di ricerca in questo complesso settore.

    Una ricerca non convenzionale sulla materia, una visione del fenomeno particolare che tiene certamente conto dell’immensa mole di dati con cui si presenta il fenomeno stesso, e ne conduce un’analisi oggettiva, scientifica, ma non vincolata ad una mera e purtroppo sterile enucleazione casistica fine a se stessa, se pur utile.

    E proprio a lui dobbiamo questo approccio a 360 gradi, a mio parere unico in questo campo. Non a caso Giancarlo ha dato questo titolo al suo libro cercando di esplorare tra le maglie di ciò che si presenta nella fenomenologia, ad esempio cosa davvero possa significare cercare e ricercare il fenomeno dell’intelligenza; cosa veramente sia l’intelligenza, con quali caratteristiche e quanti tipi di manifestazione si possa presentare dedicandovi ampia parte ed analisi. Con questo libro così egli supera di netto quell’antropocentrismo che pervade la cultura della maggior parte degli individui, purtroppo anche di quelli che si approcciano a questo tema, arrivando a considerare come il fenomeno dell’intelligenza si espanda ben oltre i confini della cultura umana e ben comprenda anche le altre specie che coabitano il nostro stesso pianeta, ad esempio la vita animale, espressione di vita non umana ma inequivocabilmente intelligente e la cui difesa lo ha visto impegnato per tutta la sua vita. Oppure come l’intelligenza artificiale, per intenderci quella delle macchine o dei sistemi informatici, possa arrivare a sviluppare una autonomia fino a manifestare una propria indipendenza dall’intervento di chi l’abbia creata.

    Non per niente Giancarlo elabora il concetto di Esobiologia. Essa rappresenta proprio la massima e più completa espressione di conoscenza e indagine in questo campo, lo studio della vita oltre, al di fuori, al di fuori della specie umana, al di fuori dei confini culturali, sociali o religiosi, al di fuori soprattutto dei concetti e canoni imposti da questa società maggioritaria imperante nelle culture non native, che si arroga il diritto di essere l’unica e autorevole entità di riferimento per il pianeta Terra.

    Tutto ciò ha permesso di far compiere alla sua indagine un enorme balzo in avanti: ma se massacriamo razze e specie vicino a noi con tanta leggerezza, con quale atteggiamento possiamo approcciare altre razze o specie che potrebbero abitare nel cosmo e avvicinarsi a noi? Il contatto tanto discusso e agognato da parte di pletore di studiosi del settore, per Giancarlo transitava da un atteggiamento diverso, libero da preconcetti culturali di qualche genere. Un atteggiamento che egli definiva ecospirituale, quel medesimo approccio fulcro della filosofia delle popolazioni native di ogni luogo e tempo e che egli considerava centrale nei confronti di tutto ciò che ci circonda in fondo, dell’esistenza.

    Questa nuova edizione ancora più comprende il suo enorme lavoro di ricerca, le sue profonde riflessioni che proseguirono dalla prima edizione del testo e sono il frutto degli ultimi anni della sua incessante attività di studio. Ancora di più quindi ne rappresenta anche tutta la sua grande esperienza in questo campo.

    Il testo quindi si amplia proprio comprendendo tutte le sue ultime ricerche espresse in articoli, conferenze, testi che arricchiscono e completano l’edizione precedente, aumentandone ancora la portata.

    Giancarlo ci ha lasciato tanti doni preziosi, un’eredità immensa, talmente immensa che forse pochi sono in grado di capirne l’esatta portata. Ma quell’amore così puro per la curiosità, per la ricerca, per la Conoscenza che arriva da un passato profondo, da una Storia diversa da quella che ci viene insegnata sui banchi di scuola da una società che ci vuole schiavi, noi, gli animali e forse vorrebbe schiavi anche gli esseri che potrebbero arrivare da altrove, rappresenta senza dubbio un elemento di questa eredità.

    Un’eredità che non si ferma certo con questo testo, ma prosegue, perché la ricerca di Giancarlo proseguirà nei tempi a venire, grazie proprio a tutto ciò che egli ci ha lasciato.

    Leggiamo dunque questo libro come un suo dono. Uno dei tanti che ha potuto regalare al futuro dell’umanità. Al destino di tutti noi.

    Gianluca Roggero, ricercatore della Ecospirituality Foundation, ha collaborato con Giancarlo Barbadoro partecipando al gruppo da lui fondato Alieni tra di noi ed ha curato l’aggiornamento e l’ampliamento di questo testo con le ultime ricerche dell’Autore.

    ALLA RICERCA DI INTELLIGENZE DIVERSE

    Introduzione

    L’ESPERIENZA DEI POPOLI NATURALI

    È naturale essere curiosi. È per via di questa innata facoltà che ci guardiamo intorno alla ricerca di esperienze che ci aiutino a capire meglio noi stessi e lo scenario dell’universo in cui viviamo, dal nostro quotidiano al mistero che sembra animarlo.

    La prima cosa che ci viene da fare è quella di cercare confronti con altre forme culturali da cui possa scaturire il nostro stato d’essere al di là delle certezze in cui spesso ci adagiamo per abitudine, per convinzioni acquisite o per mancanza di altri stimoli d’iniziativa.

    Le abitudini e le certezze acquisite possono purtroppo portarci ad un confronto generalizzato che si ritorce all’infinito dentro alla nostra cultura etnica. È come se ci si guardasse dentro ad uno specchio ignorando un vero confronto con gli altri, che costituiscono una vera ed effettiva occasione di reciproco scambio di esperienze e di valutazione critica della propria esperienza di vita.

    Possiamo dire innanzitutto che l’umanità di questo pianeta è divisa inevitabilmente tra una società costituita da quelli che possiamo chiamare Popoli naturali, e una società maggioritaria che si lega alle imposizioni ideologiche e credenze religiose sorte a varie latitudini, che stabiliscono degli status quo culturali che impostano un luogo comune al di là del quale non è possibile andare. E che non offrono, se non addirittura osteggiano, gli strumenti di una vera ricerca.

    I Popoli naturali rappresentano una manifestazione storica erede di antiche tradizioni comparse prima della nascita delle grandi religioni storiche. Essi possono essere identificati con quelle culture che vivono nel rapporto con la natura e nella scoperta di quanto essa può manifestare al di là di ogni convinzione preconcetta. E sono proprio costoro che suggeriscono una via di libera ricerca con il solo scopo di giungere ad una conoscenza che possa soddisfare le intime curiosità di ogni individuo e portare benessere al suo modo di vita nel quotidiano.

    Tutti sono a modo loro degli individui che possono essere inclusi nella cultura dei Popoli naturali. Esistono i laici che pur tuttavia nella società maggioritaria sono inibiti nell’esplorazione del mistero perché ciò sembra essere facoltà esclusiva delle religioni. Basta essere dei laici che non si rassegnano a lasciare da parte la loro curiosità sul senso della vita, e dare spazio ad una sensibilità spirituale che non è affatto una prerogativa né un’invenzione delle grandi religioni storiche, ma appartiene all’anima profonda dell’universo. Il mistero fa parte dell’universo come ne fanno parte le stelle, le leggi della fisica e dell’economia.

    All’interno di ciascun gruppo culturale della società maggioritaria ogni possibile ricerca obiettiva può essere inficiata dalle contaminazioni.

    Dobbiamo andare a cercare il confronto al di fuori degli impedimenti e della contaminazione culturale che avvengono nei sistemi di status quo, per cercare nuovi stimoli di esperienza che possano appagare la nostra curiosità di esseri viventi e coscienti che aspirano al sapere.

    Sulla base delle credenze della società maggioritaria la nostra specie si è arrogata il diritto di autodefinirsi come l’unica forma di vita intelligente presente sul pianeta, negandone la possibilità ad ogni eventuale altra sua manifestazione naturale.

    Ma come poter ignorare la natura considerandola come una manifestazione di una esistenza aliena alla nostra individualità abituale, che si contrappone con i suoi fenomeni alle nostre abitudini conformate? Senza cercare di esplorarla per spingerci sempre più in là, oltre i confini dell’ovvio, per trovare le risposte che andiamo cercando?

    Come poter ignorare tutte le forme animali che ci affiancano e che rivelano anch’esse una forma di intelligenza spesso simile a quella umana? Solamente i preconcetti possono spingerci a respingerla.

    E come possiamo ignorare il messaggio portatore di vita rappresentato dalle meteoriti che contengono segni di attività organica nello spazio? Come possiamo trascurare l’inquietante fenomeno degli UFO, che sembra rivelare la manifestazione di una vita intelligente che non è sicuramente di natura terrestre e probabilmente neppure del nostro sistema solare?

    Come possiamo ignorare quanto ci hanno tramandato i miti di ogni tradizione del pianeta da cui affiorano le vestigia di antiche civiltà, anche molto evolute, che hanno preceduto i nostri tempi?

    Perché no? Perché non dar spazio alla nostra curiosità di conoscenza?

    Logico pertanto rivolgerci alla natura in cui siamo immersi e che rappresenta l’intero cosmo, alla ricerca di eventuali altre forme di vita intelligente che possono esistere al di fuori dei confini della nostra specie e dei nostri limiti culturali. La nostra curiosità si viene così a concretizzare in una vera e propria ricerca di natura esobiologica.

    Etimologicamente la parola esobiologia mostra il significato di scienza della vita diversa da quella della specie umana, e nel luogo comune la si riferisce a quella scienza che studia le possibilità di vita nello spazio. Tuttavia, addentrandoci nel campo della vita diversa dall’ordinario dettato dalla cultura maggioritaria, ci imbattiamo in elementi di altra vita intelligente che portano ad estendere inevitabilmente il significato del concetto di esobiologia.

    Di fronte alla complessità del fenomeno dell’intelligenza, in tutte le sue manifestazioni, dobbiamo intendere in ogni caso l’esobiologia, senza interpretarla esclusivamente come la scienza della vita al di fuori della Terra, ma anche come la scienza che si trova a studiare tutte le altre forme di vita intelligente che sono poste al di fuori del nostro tempo, della nostra mentalità e dei nostri costumi.

    Il nostro attuale tempo sembra essere un vero e proprio pianeta chiuso, bloccato in una dimensione spazio-temporale che ci rende disgraziatamente unici, senza poter vantare legami diretti con altre civiltà che ci hanno preceduto, anch’esse sacche storiche divenute veri e propri mondi alieni, lontani da noi nella storia nell’equivalente di migliaia di anni luce.

    La sfida più concreta che possiamo condurre nella ricerca di altra vita intelligente la possiamo fare al di là delle sacche culturali che esistono all’interno della nostra specie. Possiamo comunicare con gli animali, l’altra forma di vita con cui condividiamo il pianeta? Riusciremo a comprendere la loro cultura e la loro esperienza? Siamo soli nell’universo? Esiste altra vita nello spazio? E se esiste, come possiamo comunicare?

    C’è chi si oppone vibratamente a queste domande ribadendo che, dal momento che tali quesiti non servono a risolvere i problemi pratici e politici, né tanto meno quelli di interesse economico, è assolutamente inutile occuparsene. Tuttavia una certa parte della stessa scienza e dell’opinione pubblica non è d’accordo con questa visione e si interroga sollecitando una precisa ricerca in questo campo di interesse.

    Coraggiosi tentativi di comunicazione con gli animali vengono attualmente condotti attraverso molte università. Gli USA e a suo tempo l’ex URSS hanno investito ingenti capitali e enormi risorse tecniche per sviluppare la ricerca nel campo della vita extraterrestre.

    Esistono prove incoraggianti sulle probabilità dell’esistenza di altra vita nello spazio fornite dalle esplorazioni spaziali della NASA. Grazie ad esse sono stati rilevati numerosi pianeti extrasolari in grado di poter ospitare la vita e sono state rilevate tracce di forme di vita nelle meteoriti e sui pianeti visitati.

    Ma cosa e chi possiamo attenderci di incontrare? Il fenomeno dell’intelligenza potrebbe essere comune nello spazio, ma come identificarla e quantificarla? Potrebbero esserci forme di vita intelligente oltre ogni nostra possibile comprensione e capacità di comunicazione.

    Nello spazio, nel corso delle loro missioni, gli astronauti hanno incontrato oggetti non identificati di apparente natura intelligente, su Marte le sonde della NASA hanno rilevato tracce che potrebbero essere attribuite all’attività di creature intelligenti e a Terra sono stati ricevuti, provenienti dallo spazio, messaggi musicali inspiegabili.

    Non solo, ma da millenni a memoria d’uomo, oggetti volanti sconosciuti non identificati si mostrano nel cielo del nostro pianeta: dobbiamo pensare alla manifestazione di visitatori dello spazio che provengono da altri pianeti? L’opinione pubblica li ha definiti dischi volanti, patillos voladores o soucoupes volantes. È oramai classica la definizione che troviamo sulle enciclopedie sotto la voce UFO, Unidentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati.

    Essi sono stati visti e osservati da astronauti e da scienziati. Li hanno fotografati e intercettati i dispositivi militari. E non si può pensare neppure che si tratti di una follia allucinatoria del nostro tempo tecnologicizzato, poiché sono stati osservati già nel lontano passato della storia.

    Nel nostro tempo non si contano i testimoni: in Brasile venne addirittura sospesa una partita di football perché gli spettatori erano tutti con il naso per aria a veder passare uno di questi oggetti, e un enorme oggetto triangolare ha sorvolato l’intera Arizona facendosi vedere e filmare da centinaia di migliaia di persone.

    Oggi le autorità militari indagano con discrezione sul fenomeno degli UFO e le religioni si interrogano sul senso dell’uomo e sui suoi eventuali fratelli nello spazio. Eppure l’opinione pubblica viene spinta a diffidare dell’argomento. Quando i media ne parlano lo fanno con ironia. Avviene anche che quando un astronomo di credito internazionale si permette di dire, durante una intervista televisiva, che secondo lui è possibile che esista altra vita nello spazio, egli si trovi ad essere contestato dal tal giornalista o dal ricercatore parascientifico di turno che l’accusano di dire cose contrarie alla scienza stessa. Se questa fosse scienza non avremmo il telefono, il computer e altro ancora. Saremmo rimasti all’idea che è il Sole a girare intorno alla Terra.

    Coloro che studiano il fenomeno UFO affermano che questi comportamenti che contraddicono la realtà del fenomeno siano da attribuire ad un debunking, una congiura del silenzio, dettata dalla paura dei governi e delle grandi religioni storiche di vedere sconvolgere lo status quo corrente da parte di nuove idee.

    Questa ipotesi potrebbe essere anche vera visto che esiste, ad esempio, un documento della NASA stessa che invita i suoi astronauti alla censura su ogni possibile contatto con civiltà aliene per paura che si possa ripetere lo sconvolgimento culturale perpetrato dal Cortez in America Latina all’epoca delle conquiste coloniali spagnole.

    Oggi, come ieri del resto, i media non danno notizie utili e coordinate dell’argomento, né è possibile orientarsi in materia senza scadere nel sensazionalismo giornalistico. Una coltre di fitta nebbia di scetticismo e disinformazione sembra scendere continuamente su questo scabroso tema, per alimentare l’ostracismo e depistare i curiosi.

    La curiosità di voler penetrare questa barriera culturale ha portato pertanto a redarre questo lavoro al fine di stabilire nuovi paletti di ricerca che siano utili per una indagine antropologica sull’intelligenza, dentro e al di fuori della specie umana, e per quanto la sua manifestazione aliena possa rappresentare e comportare sul piano individuale e sociale.

    Scoprire nuove forme di vita intelligente e rapportarsi ad esse può produrre effettivamente lo sconquasso culturale? Speriamo di no. Comunque potrebbe sempre rappresentare una occasione di rinnovamento.

    Questo lavoro si prefigge di offrire a tutti coloro che possono essere interessati all’argomento un riferimento utile che introduca ai punti principali della manifestazione esobiologica, e possa consentire lo stimolo per lo sviluppo di una libera ricerca personale.

    Forse è proprio come qualcuno teme: guardare allo spazio e sognare umanità sorelle può portare a relativizzare le abitudini, la violenza, i condizionamenti e gli interessi di parte del nostro mondo, per suggerirci come migliorare concretamente la nostra qualità di vita.

    Peggio ancora è riconoscere dignità agli animali, sottraendoli al loro ruolo di schiavi al servizio della società maggioritaria, e ammettere che possano avere anch’essi un’anima. Come si potrebbe ancora commercializzare e mangiare una bistecca se si pensasse che è stato ucciso un altro come noi stessi, e si è tormentata la sua vita e si sono violati i suoi sogni?

    La vita aliena che noi cerchiamo nella natura, sulla Terra e nello spazio, si intreccia con quella di altre dimensioni e di altri tempi, entrambe misteriose ed affascinanti.

    Ed è qui che l’esobiologia si rivela veramente come la scienza che può studiare la vita diversa dalla nostra, non solo quella possibile su altri pianeti o degli eventuali occupanti degli UFO, ma anche quella di realtà spazio-temporali lontane da quella ordinaria. Dimensioni che possono trovarsi a distanza di milioni di anni di tempo terrestre, o in altre dimensioni fisiche, ma che possono sussistere anche nella nostra stessa contemporaneità, nella pluralità di mondi sociali paralleli che si intersecano al nostro che stiamo vivendo.

    Un giapponese che usa l’altro emisfero cerebrale, un seguace di una setta fondamentalista che è chiuso nella sua visione dogmatica della vita, il gatto di casa che usa un linguaggio fondamentalmente diverso dal nostro, un possibile extraterrestre di Alpha Centauri… Chi può essere il più alieno tra di loro?

    A confronto di ciascuno di loro, ognuno di noi può essere altrettanto alieno.

    Se comprendiamo ciò, quali valori possiamo ancora dare a quelli che abbiamo trovato d’ufficio nella cultura in cui siamo nati? È questo un segno dello sconquasso culturale? È per questo che i media irridono coloro che nella loro ricerca si discostano dal politically correct?

    Parte Prima

    La Ricerca Esobiologica

    NON SIAMO SOLI?

    Esiste altra vita intelligente oltre quella dell’uomo? Da sempre filosofi e scienziati di ogni tempo e di ogni latitudine geografica si sono posti questo affascinante quesito.

    Naturalmente si è ceduto all’ovvietà apparente della questione. Sulla Terra non vi è che la specie umana, quindi se ci deve essere altra vita intelligente diversa da questa stessa non la si può trovare che nello spazio. È stato dato per implicito che l’individuo della specie umana, e precisamente quello stesso che si poneva la domanda, con tutto il suo specifico bagaglio culturale, era il solo naturale rappresentante di tutta la vita intelligente del pianeta.

    Gli altri universi sociali paralleli esistenti in seno alla stessa umanità, diversi tra di loro per modo di vedere le cose e di rapportarsi con esse, sono stati maldestramente ignorati. È stata ignorata la differenza sostanziale del modo di pensare del giapponese dall’occidentale e viceversa. È stata ignorata persino la possibilità che altre creature terrestri, come i delfini o gli scimpanzé, potessero essere quella vita intelligente che si ipotizzava esistere altrove oltre che nella specie umana.

    L’attenzione si è incentrata nello spazio. Campo di interesse certamente più esotico che non il nostro vecchio pianeta.

    Filosofi e scienziati di ogni tempo si sono dedicati con impegno e convinzione al problema della vita nello spazio. Già Giordano Bruno, nel 1500, asseriva che nel cielo esistono una infinità di soli e di Terre che ruotano attorno a questi soli, come i sette pianeti che ruotano attorno al nostro sole, e che altri esseri viventi possono abitare questi mondi; soggiungendo poi, con ferma convinzione, che esistono nel cielo altre creature intelligenti oltre all’uomo e superiori ad esso per spiritualità, civiltà, ma che pur tuttavia non sono angeli. Queste sue convinzioni lo portarono al supplizio e al suo assassinio per rogo voluto dalla Chiesa del tempo.

    Nei secoli a venire i teologi cristiani si occuparono del problema della vita nello spazio con maggior tranquillità di quella che venne concessa allo sfortunato Giordano Bruno. La Chiesa del nostro secolo, secondo quanto dice il Rev. Auletta in un suo libro dedicato alla teologia della vita extraterrestre, lascia il problema nelle mani della scienza e afferma che solo questa è in grado di rispondere al quesito con dati positivi e controllati. L’Auletta, propenso a credere che esista altra vita intelligente nello spazio, propone il dogma della redenzione in una chiave cosmica ricordando la parabola evangelica del Cristo, visto come il pastore che abbandona le novantanove pecore del gregge per cercare quella che si era persa, ovvero la Terra, allontanandosi dal gregge stesso. È questa una sua personale visione sull’esistenza di una confederazione galattica alla Star Trek di cui

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