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Vacanze Bresciane: Itinerari per un anno fra arte, natura, sport  e bellezza
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E-book549 pagine4 ore

Vacanze Bresciane: Itinerari per un anno fra arte, natura, sport e bellezza

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Info su questo ebook

Itinerari per tutti, sul territorio bresciano, itinerari per un anno fra arte, natura, sport e bellezza.Se vogliamo muoverci, viaggiare ancora, dobbiamo però trovare un nuovo modo per farlo. Disegnare di nuovo i nostri itinerari, riavvicinare gli orizzonti, restare a Brescia. Certo torneremo sulle strade del mondo, prima o poi. È difficile da accettare il rinvio di progetti a lungo accarezzati. Siamo stati per mesi rinchiusi nelle nostre case a guardare il mondo da una finestra o in TV… ricordando quando potevamo uscire, incontrarci, prendere un caffè, parlare e magari discutere sfiorandoci con le mani il volto e poi darci un bacio, un abbraccio perché si era fatto tardi e ognuno doveva tornare alla propria vita, per mesi abbiamo sognato di viaggiare. Prima era normale, così normale che finivamo col farlo anche quando ci lamentavamo di non avere abbastanza tempo o denaro. Da soli, con il partner, con le amiche, con un bambino in braccio e l'altro per mano. Era così normale che quando la frontiera è diventata la porta di casa, abbiamo reagito alla malinconia riempiendo i social di foto e ricordi lontani. Il Covid 19 ci ha aperto gli occhi, fatto ripensare alla nostra vita: ma eravamo già contagiati senza saperlo. Malati di tutti i guai della società moderna, viziati dai cibi (troppo di tutto dentro il nostro organismo), dalle comodità (un telecomando per ogni cosa), da cellulari e pc (tutto virtuale, like e clic al posto di incontri reali, vere passeggiate, discussioni, niente più baci e abbracci) e dal vero demone del mondo: la velocità. Si correva ormai per ogni cosa e in ogni direzione senza nemmeno interrogarci sul motivo di tanto correre. Senza sapere dove saremmo andati a finire. Perché… finiremo da qualche parte, prima o poi.
Abbiamo tutti perso la bussola nel senso più profondo del termine, siamo disorientati perché non sappiamo più come orientarci, dove stiano il sole e la vita. A oriente... Questo libro contiene il sogno di farci riprendere qualcosa che abbiamo perso o che ci è stato tolto da sotto il naso: il nostro territorio, cioè le nostre radici. E se non riscopriamo da dove veniamo, siamo senza un passato e irrimediabilmente senza un futuro. Forza, quindi, mettiamoci in cammino… Il libro avrebbe potuto anche intitolarsi “Itinerari per un anno”, con mini-tour come pretesto e stimolo. Da intraprendere per star bene, da compiere a piedi o in bicicletta, aiutandosi anche in auto o in treno. Tocca a noi compiere sempre il primo passo. A volte i percorsi ci aspettano quasi sotto casa, a volte un po’ più lontano, anche ai limiti della provincia. O sono leggermente sconfinanti, pur restando però sempre legati all’anima bresciana delle cose. Quando si cammina bisogna essere il più leggeri possibile e in questo ci aiuta la tecnologia: il consiglio è di fotografare l’itinerario prescelto con il cellulare, che aiuterà anche a immortalare il percorso con clic di fantasia. Buon viaggio!
LinguaItaliano
Data di uscita14 gen 2021
ISBN9791220255967
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    Vacanze Bresciane - Roberto Denti

    BRESCIA E DINTORNI

    BRESCIA, UN TERRITORIO TUTTO DA SCOPRIRE

    I grandi viaggiatori d’un tempo si fermavano in genere a Brescia nel viaggio da Milano a Venezia oppure giungevano sul Garda, in carrozza dal Brennero. Nelle lettere ad amici e conoscenti, nei resoconti di viaggio si limitavano però a pochi accenni. Di Brescia raccontavano di aver visitato alcune chiese, soprattutto la rotonda romanica del Duomo vecchio, San Francesco, San Giovanni, di aver ammirato il poderoso Castello, la veneta piazza della Loggia, di aver goduto del passeggio lungo i portici. Sui laghi, a parte il soggiorno in qualche villa e cenacolo artistico della Franciacorta, del Garda ricordavano l’incanto di Sirmione e delle Grotte di Catullo, la bellezza raccolta di Salò, il lungolago di Desenzano col suo minuscolo porticciolo. La Brescia che stupisce i viaggiatori d’oggi è certo quella romana e longobarda, che si affaccia sull’antico decumano di via Musei. Qui sta il cuore della città, un cuore che non ha mai smesso di battere nonostante tanti anni di incuria e di abbandono. La parte romana è incredibile, ricca e spettacolare, con un foro e un teatro, un grande tempio dedicato all’imperatore Vespasiano. A due passi c’è Santa Giulia, il monastero longobardo in cui, nel racconto di Alessandro Manzoni, muore Ermengarda, sposa ripudiata da Carlo Magno. Il gioiello di re Desiderio e del suo popolo è ora il Museo della Città, uno dei più affascinanti d’Europa. Qui, in una stratificazione secolare di stili e testimonianze, davanti agli occhi scorre la storia d’Italia coi suoi sogni e le sue tensioni. A Brescia altri musei sono di notevole interesse, dalla Pinacoteca Tosio Martinengo (Moretto, Raffaello, Romanino e tutti i raffinati interpreti dell’arte lombardoveneta in una irripetibile antologia) al Museo del Risorgimento (Brescia è la Leonessa d’Italia, che per Dieci Giornate ha cacciato da sola l’esercito austriaco e Garibaldi qui reclutava molte delle sue camicie rosse), dal Museo delle Armi (la Fondazione Marzoli è unica al mondo e le armi bresciane sono da sempre di livello assoluto) al restaurato Castello, l’imprendibile Falcone d’Italia. Ma anche in provincia si può piacevolmente perdere la testa. Sul lago d’Iseo un itinerario naturalistico porta all’oasi verde delle Torbiere e alla scoperta di Montisola, l’isola lacustre abitata più grande d’Europa, sul Garda si può provare l’incanto del Vittoriale di D’Annunzio o rivivere le emozioni dei luoghi risorgimentali, sulle colline di San Martino e Solferino.

    Senza trascurare, nell’alto lago, le pittoresche strutture delle limonaie, agrumeti costruiti sul fianco delle montagne, che hanno fatto cantare a Goethe il lago di Garda come il paese in cui fioriscono i limoni. Nella Pianura bresciana ci attendono castelli e ville fortificate lungo il corso dell’Oglio, in Valsabbia le tradizioni di un carnevale fantastico, quello di Bagolino, in Valtrompia un Parco Minerario inserito in una suggestiva strada del ferro, in Valcamonica il leggendario mondo dei Camuni, con le loro incisioni rupestri, primo sito italiano iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, nel 1979. Quel che conta è essere curiosi, proprio come i viaggiatori d’un tempo. Loro sapevano bene una cosa, che la terra e la gente bresciana sanno ripagare anche la più piccola delle attenzioni.

    TREKKING URBANO, A ZONZO PER L’ORGOGLIOSA LEONESSA D’ITALIA DAL CUORE ANTICO, ROMANO E LONGOBARDO

    Se nel mondo l’Italia può vantare la più alta concentrazione di bellezze paesaggistiche, eccellenze enogastronomiche, siti artistici, archeologici, protetti dall’Unesco, Brescia è una città in grado di offrire a piene mani arte, bellezza e buona tavola in tutte le declinazioni possibili. Un dono, questo, che è anche il risultato di una storia millenaria e variegata, della tenacia, della fantasia e della voglia di primeggiare in ogni direzione dei suoi abitanti, dal grande artista al più piccolo dei contadini. Nei secoli, da sempre. Eppure per molti turisti Brescia resta un oggetto misterioso, da pochi anni entrata a far parte dei circuiti dell’arte e delle vacanze organizzate: questa situazione, che potrebbe apparire come uno svantaggio, si traduce invece in una ottima opportunità. Brescia viene infatti scoperta da migliaia di turisti che, a loro volta, la raccontano, al ritorno a casa, ad amici e conoscenti, diffondendo stupende immagini e commenti entusiastici anche sul web. Ebbene non esiste miglior ambasciatore per una città d’arte, di un turista colto e, al tempo stesso, innamorato. Perché Brescia non sarà mai nelle sue parole una città bella fra tante, ma resterà per sempre la sua città. Le motivazioni per una visita a Brescia, a conti fatti, sono davvero molte. Il consiglio, la prima volta, è di affrontare il classico tour del centro storico, nel tentativo di coglierne la dimensione umana e ospitale, girando fra i monumenti principali, le piazze più belle, le vie del passeggio e dello shopping.

    Tra bar all’aperto, enoteche, ottimi ristoranti. Si parte dal cuore, da Piazza Paolo VI (2) (ex Piazza Duomo, ora dedicata al Santo Papa bresciano Giovan Battista Montini) con vari gioielli e stili a confronto. Arrivando dal lato sud ecco il romanico Duomo Vecchio (3), detto affettuosamente la Rotonda, uno scrigno d’arte e un frammento di armonia celeste calato sulla Terra. Dall’insolita pianta circolare, che rimanda, anche nelle misure, al Santo Sepolcro di Gerusalemme. Innalzato nell’XI secolo sulla basilica paleocristiana di Santa Maria Maggiore conserva al suo interno interessanti mosaici. Il Duomo Vecchio è realizzato in pietra a vista (il locale medolo dei Ronchi, le colline che sovrastano la città) e ingloba una cripta d’epoca longobarda, dedicata a San Filastrio, vescovo di Brescia nel IV secolo. Nel Duomo si conserva il prezioso Tesoro delle SS. Croci: una Reliquia Insigne della Vera Croce di Cristo, la Stauroteca (una custodia lignea, laminata d’argento e lavorata a sbalzo che fino al 1532 era la custodia della reliquia della Santa Croce), il Reliquiario delle Sante Croci (l’attuale custodia) e la Croce del Campo (che, fissata su un’asta, stava sul Carroccio della città, all’epoca dei Comuni). Nel Duomo è ancora in funzione il rarissimo e monumentale organo di Giangiacomo Antegnati (1536). Lo affianca l’imponente mole del Duomo Nuovo, tutt’altro stile: nasce barocco nel 1604 per poi, lungo i faticosi anni dell’edificazione di una delle cupole più grandi d’Italia, addolcirsi in un neoclassico senza tempo. Un gioiello in candido marmo, in quella preziosa pietra di Botticino che nel mondo ha contribuito a grandi realizzazioni come la Casa Bianca di Washington, la Statua della Libertà di New York o l’Altare della Patria di Roma. Nell’interno, a croce greca, troneggia la pala dell’Assunta, cui la chiesa è dedicata, commissionata al pittore G. Zoboli nel 1732. Custodisce pregevoli dipinti e sculture. Stupendo il Monumento a Papa Paolo VI (4), che lo scultore Lello Scorzelli ha voluto cogliere, aggrappato al pastorale, nell’atto di aprire la Porta Santa, nel Natale del 1974. L’altare per le celebrazioni è pure un capolavoro moderno, opera del celebre Luciano Minguzzi (1984). Sembra un roveto ardente, che brucia e non si consuma mai, in realtà è un ceppo d’ulivo su cui si posano le colombe della pace. Allineati sul lato orientale della piazza, ecco altri due palazzi: vicino al potere religioso scende in campo anche il potere civile con il duecentesco Palazzo del Broletto, sede antica del Comune, che prosegue nella corte di Pandolfo Malatesta, signore della città. Si tratta di una costruzione in cotto che ricorda le quattrocentesche dimore dei milanesi Visconti con una chiesetta, Sant’Agostino, innalzata e affrescata dai migliori artisti tardogotici con in testa Gentile da Fabriano. Dominato dalla svettante Torre del Pégol (XII secolo), è uno dei più bei palazzi comunali di Lombardia, il Broletto (da piccolo brolo, piccolo campo recintato).

    Poco lontano, verso ovest, la rinascimentale Piazza della Loggia, un salotto veneziano, un angolo di laguna, una San Marco in miniatura, con tutti gli ingredienti giusti. Iniziato nel 1492, l’anno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, sotto la direzione di Filippo Grassi, il Palazzo della Loggia (5) viene ultimato ottant’anni più tardi, in un cantiere in cui lavorano i migliori artisti dell’epoca. Di sicuro per la parte superiore dell’edificio, con finestre architravate, fregi e specchiature marmoree vennero interpellati il Sansovino e il Palladio. Tornando alla piazza, il lato sud è chiuso dai Monti di Pietà, realizzati nel 1484-1489 su disegno di Filippo Grassi, con una deliziosa loggetta veneziana e, nel muro, numerose lapidi romane rinvenute durante gli scavi archeologici, a comporre il primo museo lapidario d’Italia. Chiudono la piazza ad est i portici, eseguiti da Pier Maria Bagnadore, inseriti in un palazzo sormontato da una Torre dell’Orologio, sulla falsariga di quella di piazza San Marco a Venezia. L’orologio dal quadrante con lo Zodiaco e i cherubini dorati è del 1546 ed è collegato a due automi in bronzo, sulla sommità della torre. I macc de le ure (i matti delle ore) con dei martelli battono una grande campana e, coi loro sonori rintocchi, scandiscono da secoli il ritmo della vita cittadina. In fondo ai Portici si spalanca Porta Bruciata, una torre medievale che si salda sulle mura romane. Accanto, la statua della Bella Italia (13).

    La via principale dell’antica Brixia, il decumano massimo da ovest verso est, è oggi via dei Musei. Basta imboccarla per incontrare Piazzetta Tito Speri (che ricorda con la via delle Barricate (14) l’orgogliosa insurrezione della città, chiamata Leonessa d’Italia dai poeti Carducci e Aleardi per il coraggio dimostrato nelle X Giornate del 1849, tutta sola a lottare contro il potente esercito austriaco), la Chiesa della Carità (che conserva una copia d’epoca della famosa Santa Casa di Loreto) e i resti della Brixia romana. Innalzato per volere dell’imperatore Vespasiano nel 73 d.C., spettacolare e imponente, il Tempio Capitolino (6) regala subito una forte emozione ai turisti. Appare come per magia tra i palazzi della Brescia del Seicento, a ricordo della potente età romana. Gli scavi sono compiuti, agli inizi dell’800, dall’Ateneo di Brescia portando alla luce notevoli testimonianze: un Teatro Romano (con le gradinate, la cavea e una scena fissa, capace di contenere migliaia di spettatori), la Piazza del Foro (con quel che si è salvato del grande colonnato e delle botteghe che la circondavano), i resti della Basilica (inglobata dalle case antiche, nell’attuale piazzetta Labus), la Torre cosiddetta di Ercole (forse nel luogo del tempio dedicato all’eroe dalle origini celesti). Sulla principale via romana, il Decumanus Maximus, Desiderio, ultimo re longobardo, costruisce nel 753 un grande monastero femminile. Lo fa per esaudire il sogno della moglie Ansa e della figlia Anselperga, prima badessa del monastero, che, notevole centro di potere, vanta ricchezze e domini che si estendono sino al sud della nostra penisola. Le armate dei Franchi di Carlo Magno incombono e attorno al luogo religioso ruotano le vicende legate alla caduta del regno longobardo: la disperazione dei figli di Desiderio, di Adelchi, sconfitto a Verona e di Ermengarda, moglie di Carlo Magno ripudiata in nome della ragion di Stato, si avverte ancora aleggiare fra queste mura. Il Manzoni vi si ispira per la sua famosa tragedia, L’Adelchi. Il monastero nel cui chiostro spira l’infelice Ermengarda, centro di cristianità nei secoli, grazie ad attenti e scrupolosi restauri, è diventato oggi Santa Giulia-Museo della Città (1), riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per le sue ricche testimonianze. Riunisce reperti di ogni epoca, collezioni d’arte, addirittura domus romane (dette Domus dell’Ortaglia) ornate di mosaici, affreschi parietali e fontane: racconta come in un libro aperto la storia del territorio nelle varie epoche. Il gioiello più noto è la Vittoria Alata (7) (I secolo d.C.), una statua in bronzo assurta a simbolo della città, eccezionale opera di una bottega dell’Alta Italia restaurata dal prestigioso Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ora esposta al Capitolium. La posizione delle mani rivela la presenza di due caratteristici attributi: una punta o uno stilo nella mano destra e uno scudo in quella sinistra, nell’atto di iscrivervi il nome di un vincitore. Forse quello di Vespasiano, diventato imperatore sconfiggendo Vitellio, suo acerrimo nemico e pretendente al trono, a Bedriacum (oggi Calvatone), alle porte di Cremona. A completare le sale del Museo di Santa Giulia ci sono are e lapidi provenienti dall’area del Foro e da alcune zone del Bresciano, vasi greci dell’Attica (tra cui spicca la famosa Anfora di Psiax, a figure nere, raffigurante Ercole e il leone Nemeo e Castore e Polluce davanti ai genitori), oggetti d’arte barbara (con lo splendido insieme delle Fàlere argentee, bardature militari per cavalli ritrovate a Manerbio, nella Bassa), vetri e reperti di necropoli (complessi di tombe) d’età romana, una notevole collezione di monete celtiche e romane. Spicca l’affascinante sezione dedicata ai Longobardi, con oggetti, armi, monete (prezioso un tremisse coniato proprio a Brescia) e croci su lamine d’oro. All’interno del monastero si aprono tre chiostri, la chiesa d’epoca longobarda di San Salvatore (con antichi affreschi e una cripta a proteggere un tempo le reliquie di Santa Giulia, martire crocifissa in Corsica e sepolta sull’isola di Gorgona, di fronte a Livorno) e, in un’alta costruzione sormontata da un tiburio ottagonale, Santa Maria in Solario (8), l’antico scrigno delle monache. Riccamente decorata nella prima metà del Cinquecento da Floriano Ferramola, la sala contiene la Croce di Desiderio (9), un capolavoro d’oreficeria altomedievale che rende omaggio all’ultimo re longobardo. In legno, rivestita di una lamina metallica ornata di gemme, la croce mostra un Cristo in trono benedicente di arte squisitamente carolingia.

    Tra 212 cammei, pietre dure e vetri colorati, un medaglione aureografico ritrae una madre romana con i suoi due figli. Da piazza del Foro si intravvede, in alto, parte del Castello. Una via classica vi sale da piazzetta Tito Speri, l’eroe delle X Giornate (12), ma il consiglio è di imboccare l’acciottolata via Piamarta, tra il teatro romano e Santa Giulia. Sulla sinistra, dopo pochi passi, si incontra una scenografica scalinata. Merita una visita, anche veloce, la Chiesa del Santo Corpo e Sangue di Cristo (popolarmente San Cristo), uno degli edifici più eleganti e affascinanti della città. Costruita nel 1467 dai Gesuati è un luogo di fede e di bellezza tutto da scoprire dedicato all’ Eucaristia. Come un libro aperto in un mondo senza libri e senza immagini, è stata a lungo definita la Cappella Sistina dei Poveri. Nel refettorio, da non perdere, è l’Ultima Cena del Romanino (1530). Sul colle Cidneo ecco il Castello (10), costruito a dominare Brescia, su resti romani e preromani. Il territorio è popolato sin dall’età dei metalli e Brescia è un insediamento dei Liguri. Cresciuta con l’arrivo dei Galli Cenomani sale poi a livelli di splendore al tempo dell’imperatore Augusto. Ma le leggende sono tante e si parla anche di Ercole come fondatore della città o di Enea e dei suoi compagni, che si rifugiano qui a innalzare Altilia, un’altra Ilio (antico nome di Troia) per tornare a vivere, a sognare, a credere nel futuro. La parte più antica del castello, come noi oggi lo vediamo, è la cilindrica Torre Mirabella, che si innalza su una base di epoca romana. Risale all’età dei Comuni, mentre il corpo rettangolare del Mastio, con le mura merlate e i due torrioni circolari fortificati dai barbacani (quello a destra del ponte levatoio è detto dei Prigionieri) è costruito da Giovanni e Luchino Visconti nel 1343. Eseguono il compito con maestria. Conosciuto come il Falcone d’Italia, il Castello viene nei secoli potenziato con robuste muraglie a scarpata, ponti levatoi, saracinesche, fossati, sotterranei. Sono da visitare, al suo interno, un Museo del Risorgimento (che riunisce pagine di storia irripetibili d’una Brescia mazziniana e garibaldina, in prima fila nella lotta per l’Unità d’Italia), un Museo delle Armi (11) (con pezzi rarissimi che esaltano nelle sale affrescate del Mastio la tradizione locale delle armi bianche e l’invenzione delle armi da fuoco, fiore all’occhiello della produzione bresciana), un eccezionale Plastico Ferroviario e, nelle notti stellate, l’osservatorio astronomico della Specola (il primo pubblico d’Italia, sul bastione di San Marco). I Portici sono la via del passeggio dei bresciani, un luogo d’incontro per eccellenza. Come per i milanesi il darsi appuntamento in Duomo o a San Babila. Il giro dei portici inizia in piazza Loggia e, scendendo lungo via X Giornate, continua per tutto il lato nord di corso Zanardelli: un percorso che si snoda sulle antiche mura romane e della cittadella medievale, da porta Bruciata sino al Dosso (l’attuale via Mazzini). Oggi è la via dei negozi, dello shopping, la via per il Teatro Grande. A metà di corso Zanardelli i larghi gradini d’ingresso del massimo teatro della città interrompono il ritmo regolare dei portici. Il teatro, nato in forma molto più semplice nel 1634, viene rivisto, un secolo più tardi, dall’architetto Carlo Manfredi. Nell’elegante sala del Ridotto, un foyer tutto specchi e illusioni prospettiche, gli spettatori si affacciano dalle logge delle gallerie per seguire concerti di musica da camera, dotte disquisizioni filosofiche, lezioni di morale. L’Accademia degli Erranti, che qui si riunisce, si scioglie nel 1797 con l’arrivo di Napoleone. Già nel 1789 l’architetto Gaspare Turbini ha disegnato la facciata con le colonne su corso Zanardelli e la monumentale scalinata d’accesso. La grande sala a cinque ordini di palchi, opera dell’architetto milanese Luigi Canonica (1806), viene decorata dal pittore Giuseppe Teosa in perfetto stile neoclassico. Altri gioielli da non perdere sono la Pinacoteca Tosio Martinengo (con una antologia d’eccezione, da Raffaello a Foppa, Romanino, Moretto, Savoldo e tutti i più raffinati interpreti dell’arte lombarda e veneta), la Torre della Pallata (alta 31 metri, con un basamento del tipo a scarpata, innalzata nel Duecento riutilizzando anche pietre di epoche precedenti), il Museo della Mille Miglia (multimediale, dedicato alla corsa più bella del mondo, in zona S. Eufemia, in direzione del lago di Garda). Ma per chi ama l’arte del Rinascimento si segnalano altri luoghi d’emozione.

    Eccoli in rapida successione: la chiesa di San Giovanni Evangelista (con l’eccezionale Cappella del Santissimo Sacramento, in cui si fronteggiano due fra i maggiori protagonisti del Rinascimento lombardo, Moretto e Romanino), la chiesa di San Francesco (in fondo a corso Palestro, in asse con corso Zanardelli, eretta dopo il passaggio del Santo di Assisi, con eleganti chiostri, affreschi di scuola giottesca e una pala d’altare, la Madonna tra i Santi francescani, del Romanino), la chiesa di San Nazaro (poco lontano da San Francesco, verso sud, con il Polittico Averoldi: dipinto dal Tiziano nel 1520-22, è indimenticabile con la scena centrale della Resurrezione in cui Cristo trionfa nel cielo, impugnando un vessillo crociato). E le sorprese non sarebbero ancora finite…

    La città è infatti meravigliosa, da schiudere come un’ostrica alla ricerca della preziosa perla. Esistono molti itinerari diversi, tutti suggestivi: bisogna solo armarsi di curiosità ed essere veri turisti, turisti motivati. Alla ricerca incessante di un qualcosa che, come un tassello mancante vada a ricostruire un immenso mosaico di arte, bellezza e cultura, un mosaico perduto e frammentato per le vie del mondo. Brescia può arricchire l’anima di chi viaggia, con un’antica arte dell’accoglienza rimasta immutata nei secoli.

    Saluta infatti con lo stesso sorriso, garbo e attenzione i moderni turisti di internet come quando un tempo attendeva i grandi viaggiatori del passato, alle prese con bauli colmi di vestiti, parrucche, colori e pennelli. E che spiavano affascinati dai vetri, tra le urla dei vetturini e gli scossoni delle carrozze.

    A SPASSO TRA I MOTORI DELLA FRECCIA ROSSA

    A piedi tra motori rombanti, ma sulla macchina del tempo. Ecco una passeggiata che è un amarcord tutto bresciano e al tempo stesso internazionale, è come aprire una porta su un lungo corridoio, con decine di porte che si affacciano su altrettanti corridoi, un gigantesco labirinto di connessioni e richiami. Un pretesto (ne abbiamo sempre bisogno…) per muoverci, andare tra la gente, scoprire cose che non sappiamo, riscoprire cose che credevamo di sapere. Un bel gioco. Si parte da piazza Vittoria. La Mille Miglia qui arriva solo con le rievocazioni della corsa, nel 1982. Quando la parola velocità vien sostituita con regolarità, ma occorre spazio perché le auto iscritte cominciano ad essere tante, quasi trecento, e bisogna pur accogliere come si deve i concorrenti che arrivano da ogni angolo del mondo, allestire spazi coperti per gli sponsor, per i fotografi e i giornalisti, per le interviste alle tivù. Occorre uno speakeraggio come si deve, fare clamore, attirare la folla delle grandi occasioni, inventare uno spettacolo. Nutrirlo di mondanità, gonfiarlo di pettegolezzi al posto di strategie di gara, notti insonni tra meccanici e capi-officina. L’appuntamento è a maggio, cascasse il mondo.

    Correrla costa ormai sui 10/15 euro al chilometro, a mettere nel conto anche meccanici e amici per l’assistenza più qualche giorno on the road e di vacanza dal lavoro, ma potervi prendere parte, per un equipaggio, non è mai (o solo) una questione di soldi. La Mille Miglia è infatti la corsa per auto storiche più famosa ed affascinante del mondo, ma è anche e soprattutto la più esclusiva. Un sogno ad occhi aperti, un’esperienza unica e irripetibile, in un dosato cocktail di agonismo e mondanità. Così Vip di

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