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Prendila con filosofia

Prendila con filosofia

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Prendila con filosofia

Lunghezza:
192 pagine
2 ore
Pubblicato:
28 gen 2021
ISBN:
9788830524316
Formato:
Libro

Descrizione

Il primo manuale che racconta, ispirandosi alla filosofia antica e usando esercizi pratici, come trovare il cuore di noi stessi. E così fiorire.

Quello che Gancitano e Colamedici suggeriscono nel loro libro, che è un po' manuale un po' saggio, è di non seguire un percorso rettilineo ma di affrontare la sfida del proprio labirinto perché come esseri umani non siamo lineari, ma pieni di spinte diverse.”
Gioia Giudici, Ansa

Gli ideatori del progetto Tlon rispondono a una delle domande che ricevono più di frequente nel loro lavoro di divulgazione filosofica: come si fa a fiorire?
Vanity Fair

Perché non ci sentiamo felici, non ci basta mai il tempo, ci avvertiamo ‘stonati’, afflitti da ansia da prestazione e mania di controllo? Nell’anno della pandemia dubbi esistenziali e paure, frustrazione e stanchezza si moltiplicano. Maura Gancitano e Andrea Colamedici hanno parecchie risposte e tanti esercizi pratici da regalarci nel loro libro-game “Prendila con filosofia.”
Giulia Santerini, la Repubblica

“Dalle liceali che hanno combattuto per tornare in classe alle attiviste per l’ambiente, le donne sono protagoniste di molte proteste. Tutte, dice la filosofa Maura Gancitano possono trasformare l’insofferenza provata in questo momento in una forza per migliorare le loro vite.”
Claudia Catalli, Grazia.it, 28 gennaio 2021

Si tratta di fertilizzare con lo sguardo quello che accade nella tua vita quotidiana, nella tua routine. Si tratta di imparare immediatamente a coltivare la meraviglia e reincantare il mondo. Si tratta di sentire più intensamente questa vita qui, che è già infinita di suo.”
Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Questo è un manuale, ma allo stesso tempo è quanto di più lontano da un manuale possa esserci. È un metodo ma anche un gioco; un saggio divulgativo ma anche un prontuario di divinazione; uno studio rigoroso ma anche una successione fluida di capitoli, infilati l’uno dopo l’altro come perle in una collana.

È una mappa incompleta per inoltrarti nel labirinto del mondo. Una bussola che non punta al nord. Una strada che non conduce da nessuna parte. Una serie di pagine rilegate e tenute insieme da una copertina, ma anche un insieme di istruzioni botaniche e un esercizio di immaginazione. Tutto con un unico scopo: insegnarti a fiorire.

Prendendo spunto dalle scuole più antiche, questo saggio multiforme ci mostra come la filosofia possa ancora potentemente impattare sulle nostre vite. Non filosofia intesa come trastullo intellettuale, ma come gioco serio condotto sulla nostra esistenza e il nostro percorso. Una filosofia come ponte da attraversare e non casa da abitare, come arte di vivere armoniosamente, come educazione e addestramento di se stessi a sbocciare nel nostro Io più composito e vero, per trovare il nostro posto nel mondo.

Dopo il grande successo di Liberati della brava bambina, Andrea Colamedici e Maura Gancitano ci accompagnano, con un approccio moderno e a tratti volutamente dissacrante, su una strada libera o accidentata, lunghissima o molto breve, intensamente pratica ma necessariamente teorica, sempre personale, sempre unica.
Pubblicato:
28 gen 2021
ISBN:
9788830524316
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Filosofi , sono gli ideatori di Tlon, scuola di filosofia, casa editrice e libreria teatro, con cui organizzano in Italia e all’estero numerosi seminari di divulgazione filosofica e non solo, da Platone a Borges, da Philip K. Dick a Hannah Arendt. Insieme hanno scritto La Società della Performance, Lezioni di meraviglia e Tu non sei Dio: fenomenologia della spiritualità contemporanea. La loro attività filosofica di divulgazione è a trecentosessanta gradi: sulle loro seguitissime pagine social si occupano di società e vocazioni, talento e comunità.


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viaggio.

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FIDATI

Abbiamo bisogno della tua fiducia. Te lo diciamo subito, perché è possibile che tu abbia preso in mano questo libro con dei dubbi. Il peso di un mondo ostile e di una serie di esperienze negative che hai collezionato negli anni ti impedisce di lasciarti andare completamente. Forse oggi sei una persona un po’ più cinica di quanto fossi qualche tempo fa, e questo ti dispiace, ma non riesci a cambiare atteggiamento.

Non ci giriamo intorno: per compiere un cambiamento di prospettiva devi fidarti almeno un po’, e anche impegnarti. Noi ti offriremo degli esercizi, ma non avremo alcun controllo sul modo in cui li metterai in pratica e non sapremo nemmeno se li metterai in pratica.

Accorgersi

Iniziamo con un esercizio semplicissimo: accorgersi. Accorgiti di stare leggendo. Accorgiti ora che stai passando lo sguardo su una serie di segni scuri disposti in file orizzontali su un fondo chiaro. Accorgiti che qualcosa accade. Leggere non è un’attività banale, eppure la diamo sempre per scontata. È un atto misterioso che compiamo con il pilota automatico: leggere significa decodificare. C’è un codice fatto di simboli a cui collettivamente diamo significato e che decifriamo ogni volta.

Non ce ne rendiamo conto quasi mai, così come non ci rendiamo conto di star respirando, di avere un cuore che batte, di essere gettati tra le cose e che il mondo in cui ci troviamo è un pianeta minuscolo che si muove in continuazione intorno a una stella in un universo di cui non conosciamo ancora praticamente niente, pur sapendone infinitamente più di quanto ne sapessero i nostri bisnonni.

Perché non ce ne rendiamo conto? Perché è comodo e facile, perché fa paura, perché sarebbe impossibile vivere una vita normale con questa consapevolezza costante, perché a forza di urti abbiamo imparato che è meglio mettere da parte questo terrore di vivere e imparare a non farci caso. Eppure questa rimozione che mettiamo in atto quando diventiamo adulti non toglie solo l’orrore, ma porta via con sé anche la meraviglia. Del resto, non sono cose tanto diverse.

Platone scrive nel Teeteto che il filosofo è pieno di meraviglia, e che il cominciamento del filosofare è proprio questo. In greco antico thauma significava allo stesso tempo meraviglia e sgomento. Il punto non era che ciò di cui ci si meravigliava fosse bello o brutto, ma la disposizione, l’atteggiamento. E invece oggi per paura di vivere quel che fa paura eliminiamo sempre anche il sublime, ciò che ci commuove e ci apre a una nuova comprensione. Chi vuole fare filosofia, o usarla nella speranza di avere buoni frutti – come te che stai leggendo questo libro – non può non avere la disposizione a vedere ciò che potrebbe spostare il proprio punto di osservazione.

Farsi bastare quel che si pensa di essere, quel che si sa o si pensa di sapere, la visione del mondo che ci si è costruiti è un limite, se si vuole condurre una vita filosofica. Che non è mai una vita perfetta, ma è sempre una vita fertile, piena di ripensamenti, soste, accelerazioni, labirinti. Una vita ricca di vita.

Dunque fidati, perché in un mondo che ti spinge a cercare solo ciò che è positivo – e sempre con un po’ di sospetto e diffidenza – la fiducia può meravigliarti. Comporterà fatica, perché non è un’abitudine, al contrario di quello che accade ai bambini, che si fidano di te anche quando non dovrebbero. E che, appunto, si meravigliano sempre, di tutto.

Farci caso

Farci caso è il primo movimento della fioritura. Portare l’attenzione su qualcosa e lasciare che si stacchi dallo sfondo, lasciarla emergere da quella monodimensione che chiamiamo mondo, allontanarci da quell’errore prospettico del pensiero che mette tutte le cose sullo stesso piano, vicine vicine. Fare caso al quotidiano, ai gesti ordinari, ovvi, dal singhiozzo alla colazione. Perché nulla e nessuno è normale, come impareremo a vedere. «Un soggetto normale è essenzialmente uno che si mette nella posizione di non prendere sul serio la maggior parte del proprio discorso interiore» scriveva a proposito Jacques Lacan. Non è normale, come hai appena visto, il gesto della lettura che stai compiendo in questo momento.

Ti starai accorgendo, forse, che leggere significa spesso ascoltare una voce interiore che legge (infatti chi si allena per la lettura veloce deve imparare, come primo obiettivo, a spegnere quella voce). Di solito ad accompagnarti è la tua voce, ma a volte capita che sia quella di qualcun altro: ti sarà successo, per esempio, di leggere un post di un tuo amico usando dentro di te proprio la voce del tuo amico. È una cosa che puoi scegliere tu, se ti alleni. Un po’ come in un film su Netflix, dove puoi selezionare la lingua di quello che stai guardando: allo stesso modo puoi cambiare o escludere la voce che ti legge il libro mentre lo leggi. Prova, per esempio, a leggere le prossime righe come se le stesse pronunciando tua nonna. Che dici, fa effetto? Ti mette i brividi o ti lascia indifferente?

Ora prova a usare la voce di un personaggio famoso che ti sta simpatico (Nino Frassica, per dire, o Carmen Consoli). Come vedi – o meglio, come senti – leggere non è mai soltanto leggere. A volte è anche un po’ cantare. Ed è sempre un esercizio di immaginazione.

È difficile che da adulti si facciano quotidianamente questi esercizi, perché ci si sente stupidi. Ma stupido viene da stupeo, così come stupore: stupido è chi si stupisce. Aver paura di sembrare stupidi – anche a se stessi, anche se nessuno ci sta guardando e giudicando – significa perdere l’occasione per stupirsi.

E per giocare, perché la filosofia è legata al gioco e alla pratica più di quanto pensi. Si tratta, cioè, di fertilizzare con lo sguardo quello che accade nella tua vita quotidiana, nella tua routine, senza andare a cercare chissà quale grande esperienza innovativa. Si tratta di sentire più intensamente questa vita qui, che è già infinita di suo.

Bibliomanzia

Un altro gioco filosofico può partire, allora, proprio dall’oggetto che hai davanti.

Ci sono libri che ci hanno cambiato la vita non perché erano davvero straordinari, ma per il modo in cui li abbiamo letti e per quello che abbiamo fatto quando li leggevamo. È una relazione, e perché ci sia fiducia ti chiediamo quindi di chiudere e di riaprire il libro a caso, puntare il dito e leggere quel che troverai scritto. È obbligatorio, ma nessuno può controllarti e sapere se l’hai fatto davvero, a parte te. Quindi, di nuovo: chiudi il libro alla fine di questa frase, formula una domanda importante per te in questo momento e riaprilo a caso, puntando il dito su una riga, poi ci rivediamo qui, alla riga successiva.

Rieccoci. Se invece di chiudere il libro, puntare il dito a caso e poi tornare alla lettura hai proseguito semplicemente oltre, verso questa riga, nessuno se la prenderà con te. In ogni caso quello che non hai fatto – coraggio, fallo adesso, su! – si chiama bibliomanzia, e non è una nostra invenzione ma una forma di sticomanzia, cioè l’arte antica di estrarre a sorte una frase e interpretarla alla luce di una domanda che riguarda la vita di chi consulta l’oracolo. Prima della comparsa dei libri si inserivano in un vaso di terracotta alcune frasi che venivano estratte a caso, e che costituivano quindi il responso per il consultante.

Nell’antica Grecia si usavano i testi di Omero, Esiodo ed Eraclito, poi i Romani aggiunsero Virgilio all’elenco. Nel tempo si iniziò a usare la Bibbia. Lo stesso Agostino di Ippona ne è stato un entusiasta utilizzatore, un vero bibliomante.

Praticare la bibliomanzia è molto semplice: sono sufficienti un libro, uno stato d’animo rilassato e un po’ di fiducia. Non c’è niente di complesso nella pratica in sé: chi consulta deve formulare una domanda (non necessariamente a voce) e aprire il libro che ha davanti su una pagina a caso, senza sbirciare. Deve poi iniziare a leggere la prima frase che gli salterà all’occhio: quella costituirà il responso. È ovviamente necessario evitare qualunque tentativo – anche inconsapevole – di barare: non utilizzare, per esempio, libri che si conoscono a memoria o che hanno segni particolari (pagine piegate o strappate, segnalibri) in grado di suggerire cosa si sta per leggere. Allo stesso tempo la scelta del libro non può essere casuale. Bisogna scegliere un testo in qualche modo sacro, ma non in senso oggettivo o religioso. Deve essere un testo che abbia un valore, in senso etimologico, di separazione per te che lo leggi, cioè deve essere diverso da quasi tutti gli altri libri (anche se magari non l’hai mai letto). Devi avere la sensazione che sia in grado di parlare, o meglio: di parlarti, di illuminare una tua zona d’ombra.

Ci sono libri con cui riesce meglio – di solito i classici della letteratura – e altri con cui non riesce proprio. In ogni caso si sta parlando di un gioco, cioè non è vero e non vuole esserlo: lo scopo è imparare a creare una condizione di meraviglia.

Cercare i segni

Sembra che gli esseri umani abbiano due problemi con il gioco: o lo considerano qualcosa di ridicolo – è per bambini, mica per adulti! – e quindi evitano qualunque occasione per giocare, oppure credono a tutto quello che ne viene fuori, cioè a tutti i segni che ne risultano, indistintamente.

C’è chi ha così paura di giocare che va avanti senza sosta e guarda solo di fronte a sé, nel timore che il mondo possa dargli indicazioni, perché questo gli farebbe capire che non ha alcun controllo sulla propria vita. Pensa a Racconto di Natale di Charles Dickens, a Ricomincio da capo o a Miracolo sulla trentaquattresima strada. Altre persone, invece, vedono segni ovunque, come se il mondo fosse sempre interessato alle loro anonime vite mortali.

In entrambi i casi si tratta di un atteggiamento dogmatico, mentre il modo migliore è giocare come se le risposte fossero sempre vere. Comportarsi come se è un esercizio di pensiero che ci aiuta a uscire dal ruolo sociale che abbiamo, dall’immagine arida e granitica che ci siamo fatti di noi, e fare finta che il mondo sia tutta un’altra cosa. È la filosofia della festa, come vedremo.

Capiamoci meglio: il fatto è che da sempre l’essere umano ha cercato dei segni, delle indicazioni in grado di aiutarlo nelle piccole scelte quotidiane come anche nelle grandi decisioni della vita. Abbiamo ascoltato la voce del vento, interrogato i libri, gli astri, le carte, gli steli di achillea, le monete, siamo rimasti in meditazione, in attesa di un’immagine, di una sensazione, di un’intuizione in grado di illuminarci. Abbiamo digiunato, ci siamo ustionati sui carboni ardenti e rischiato la vita pur di ricevere qualche indicazione di massima sull’annosa domanda: Ma io, qui, che ci sto a fare?

Le regole del gioco

Uno degli oracoli più importanti dell’antichità, dicevamo, è semplicemente il Libro. Non un libro specifico, ma proprio il libro in sé, inteso come rappresentazione frattale della totalità dell’universo. L’arte di interrogare i libri per ricevere una risposta alle nostre questioni personali risale addirittura all’antico Egitto, e ha percorso quasi tutte le fasi dello sviluppo dell’umanità.

Come interpretare il responso? In alcuni casi la risposta può essere secca, diretta e stupefacente, mentre in altri sarà vaga, strana, incomprensibile.

Il punto, bada bene, non è aver trovato un nuovo strumento di divinazione a cui chiedere le risposte per i problemi quotidiani, come fosse un genitore o un mentore a cui delegare le soluzioni complesse. Piuttosto, è un esercizio per imparare a fidarsi del mondo. Per aprirsi al caso, al mistero, all’ignoto. All’idea che tutto parli per chi sa ascoltare, e che non c’è nulla che debba essere snobbato a prescindere: non tutto è un segnale, ma un segnale potrebbe nascondersi dietro ogni cosa.

Puoi usare la bibliomanzia mentre fai altro, come fosse un indicatore di buona ricezione: mentre stai scrivendo un saggio o un articolo, per esempio, per capire se stai andando nella direzione giusta ogni tanto apri un libro a caso e punta il dito; se la citazione è pertinente, la tua antenna sta prendendo bene. Come al solito, non pensare che sia davvero così: è solo un gioco.

Giocare con la bibliomanzia è una propedeutica per poter diventare dei cosmomanti, ossia lettori o lettrici del cosmo, che sanno riconoscere, giocare e interpretare i segni. Prendendosi sul serio mentre si prendono in giro.

La bibliomanzia nella letteratura (una tradizione da salvare)

Uno dei più arditi bibliomanti del Novecento è stato indubbiamente Philip K. Dick, geniale scrittore americano spesso relegato nella categoria tipi strani che scrivono di fantascienza per scappare dalla realtà. Autore di straordinari romanzi e racconti da cui sono stati tratti film memorabili – basti pensare a Blade Runner e Minority Report – Dick era solito costruire le proprie storie attraverso tecniche bibliomantiche. In uno dei suoi romanzi più noti, La svastica sul sole, diventato anche una serie tv dal titolo The Man in the High Castle (che è il titolo originale del romanzo), descrive una società distopica in cui la Seconda guerra mondiale è stata vinta da Hitler e dall’impero giapponese. I personaggi attorno a cui si dipana la trama praticano un uso massiccio dell’I Ching mediante il lancio di steli di achillea, e lo stesso Dick ammise pubblicamente di aver usato l’I Ching per scegliere la via da intraprendere durante la scrittura, quando si trovava di fronte a un rompicapo o a una situazione poco chiara.

Altri esempi di bibliomanzia nella letteratura sono contenuti nel celebre romanzo di Jules Verne Michele Strogoff: è dopo l’apertura casuale del Corano sul passo «E non vedrà più le cose su questa terra» che viene decisa la pena da infliggere all’omonimo protagonista – l’accecamento. In

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