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Una sfuggente verità: Harmony Destiny

Una sfuggente verità: Harmony Destiny

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Una sfuggente verità: Harmony Destiny

Lunghezza:
166 pagine
2 ore
Pubblicato:
Dec 21, 2020
ISBN:
9788830522893
Formato:
Libro

Descrizione

Bugie milionarie 3/4
Quando la vita che hai conosciuto finora si rivela una menzogna, forse il passato può aiutarti a costruire il tuo futuro.

La tormentata artista Kat McIntyre avrebbe dovuto sapere che passare la notte con la sua nemesi, il magnate Sawyer Steele, si sarebbe rivelata una pessima idea e la sua inaspettata gravidanza ne è la prova. Come se non bastasse, viene a sapere che lo sfuggente milionario non è chi pensava che fosse. Alla luce di tutto questo, Kat sarà in grado fidarsi di Sawyer e sperare che faccia la cosa giusta per lei e il bambino... senza rischiare di innamorarsi perdutamente di lui?
Pubblicato:
Dec 21, 2020
ISBN:
9788830522893
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Una sfuggente verità - Andrea Laurence

successivo.

1

In quanto a matrimoni, doveva ammettere che quello organizzato dai genitori non era male. Non che Sawyer fosse un esperto in materia, ma conoscendo Trevor e Patricia Steele, probabilmente era l'evento più stravagante e dispendioso mai tenutosi a Charleston. E trattandosi delle nozze della sorellina Morgan, ovviamente anche lui era presente per festeggiare, sorridere nelle rituali foto di famiglia e gustare la torta. Non tutti potevano venire spediti in Cina per lavoro, come era successo al fratello Finn.

Probabilmente era stata una mossa strategica da parte del padre, quella di togliersi di torno il figlio più problematico; il gemello di Sawyer era responsabile di una buona parte dei mal di testa del genitore, che per fortuna poteva almeno contare su Tom e Sawyer perché si comportassero come si deve. Pertanto, Sawyer aveva mandato lo smoking in tintoria, aveva tagliato i riccioli biondo scuro e aveva trovato una ragazza adeguata da portare alla festa. Era tutto ciò che gli si richiedeva, in effetti: comportarsi bene, non dare scandalo, fare in modo che Morgan fosse felice. Abbastanza semplice.

La festa ormai si stava avviando alla conclusione. Avevano cenato, proposto un milione di brindisi, partecipato a tutte le danze come da protocollo e divorato la maestosa composizione d'oro e avorio che la sorella aveva scelto come torta nuziale. Ancora qualche ballo e sarebbe arrivato il momento di congedare i novelli sposi augurando ogni bene per la loro vita insieme. Meglio così: il farfallino sembrava stringergli la gola ogni minuto di più.

Alzando lo sguardo, notò che Serena, la ragazza che aveva invitato alla cerimonia e che aveva conosciuto poche settimane prima a una conferenza, stava adocchiando le coppie sulla pista da ballo, perciò stabilì che fosse arrivato il momento di farle fare qualche giravolta. Sawyer non era un gran ballerino, ma se la cavava con un semplice valzer per le occasioni formali. Fin da piccoli, a tutti i rampolli Steele venivano insegnate le nozioni base di quel genere: vivevano nel Sud, dopotutto, e l'etichetta era fondamentale nei circoli sociali in cui si muovevano come membri di una delle famiglie più in vista della città.

«Posso invitarti per questo ballo?» domandò a Serena. La bionda aveva scelto un abito azzurro aderente e scollato che le dava un po' un'aria da Cenerentola, con quei capelli dorati raccolti in uno chignon. Era molto carina, ma in realtà Sawyer non riusciva a entusiasmarsi troppo per lei; non aveva una gran personalità, e in effetti gli ricordava un po' uno degli inestimabili pezzi antichi della madre: bello da guardare, ma più che altro decorativo.

Il fratello Finn preferiva le ragazze tipo auto sportiva: sensuali, performanti ed eccitanti da guidare... per modo di dire. Donne costose da mantenere, proprio quanto le auto, e altrettanto propense a cacciare Finn nei guai.

La ex di Sawyer, Mira, era stata una Ferrari come mai se ne erano viste. E dopo di lei, aveva deciso che forse un SUV comodo e spazioso fosse più il suo genero: bello, flessibile e fedele per anni a chi si prendeva cura di lui.

Tuttavia Serena era così simile a Mira che gli veniva istintivo chiamarla con il nome della ex, e ogni volta faticava a fermarsi in tempo. Si assomigliavano al punto che lo strascico lasciato dalla fine del rapporto con Mira forse influenzava in maniera negativa i sentimenti per Serena. O forse semplicemente Serena non era così attraente da guidare come gli era sembrato in concessionaria.

«Certo, ballerei volentieri» accettò la ragazza con un sorriso.

Oh, be', quella sera non c'era niente che Sawyer potesse dire o fare a riguardo. La prese per mano e la condusse sulla pista da ballo, dove almeno altre venti coppie si muovevano al ritmo di un vecchio e romantico lento di Sinatra. Le cinse la vita con un braccio e cominciarono a dondolare insieme seguendo la melodia.

Fu in quel momento, mentre la stringeva a sé, che si rese conto che portare una donna a un matrimonio al terzo appuntamento era decisamente troppo presto. Non sarebbe stato dignitoso presentarsi alle nozze da solo, tuttavia un evento del genere faceva sembrare il loro rapporto molto più serio di quanto non fosse. Fino a quel punto erano andati a bere qualcosa e a cena; non fosse stato per il matrimonio, magari l'avrebbe invitata al cinema. O magari neanche quello, perciò era meglio che Serena non si facesse troppe illusioni visto che probabilmente non ci sarebbe nemmeno stato un quarto appuntamento.

Mentre faceva quelle considerazioni, lo sguardo gli si posò su una ragazza che entrava nel salone delle feste. Persino da lontano, catturò immediatamente la sua attenzione con la pelle chiara che risaltava contro il tubino nero e i capelli rosso vivo. Si stava guardando intorno, come se cercasse qualcuno... e poi i loro occhi si incrociarono. In un istante, fu come se qualcuno gli avesse dato un pugno nello stomaco.

Sawyer non aveva mai provato nulla di simile; era qualcosa di potente, e gli fece dimenticare la donna che aveva tra le braccia. Almeno per un momento.

Poi però notò l'espressione adirata sul viso della nuova arrivata e si chiese se non fosse tanto attrazione, ciò che aveva sentito, quanto la furia della donna che si muoveva rapidamente tra la folla, e Sawyer rimase impietrito sulla pista da ballo, incapace di sciogliersi dalla presa che aveva su di lui, anche se il cervello gli stava suggerendo di scappare.

«Razza di viscido verme!»

Il grido furioso si alzò al di sopra della musica e del vociare del salone. Gli invitati che stavano ballando si fermarono, e anche l'orchestra rimase ammutolita. Tutti quanti si voltarono a guardare la meravigliosa rossa ai margini della pista da ballo; ormai era a pochi passi da Sawyer, gli occhi fissi su di lui.

Per un attimo lui aveva pensato di essere sulla traiettoria di qualcun altro; si guardò alle spalle, ma non c'era nessuno. Ce l'aveva davvero con lui? Stava gridando con lui? Non era possibile.

«Chi è quella donna, Sawyer?» gli domandò Serena.

Ottima domanda. Non l'aveva mai vista prima, di questo era sicuro; perché mai al mondo avrebbe scordato quei capelli che sembravano fiamme e quella pelle candida e perfetta come porcellana. Persino furiosa com'era, Sawyer voleva sapere di più su di lei. Scosse la testa. «Non ne ho idea. Posso aiutarla?»

«Puoi aiutarmi?» ripeté l'altra incredula. «Sì, puoi stare fermo.» Detto ciò, con poche falcate lo raggiunse e lo schiaffeggiò in volto.

Sawyer rimase talmente sconcertato da non riuscire a rispondere. Non era mai stato schiaffeggiato prima. In qualche modo, essere colpito da un'estranea era ancora peggio. Non gli aveva fatto male, in effetti; era più che altro il significato del gesto. E lui non aveva idea di che cosa l'avesse provocato.

Si udì un sussulto collettivo come a sottolineare lo stupore di tutti gli altri invitati, poi cominciò a sollevarsi un mormorio, l'aria che sembrava immobilizzarsi in attesa di capire cosa sarebbe successo dopo.

Con la coda dell'occhio, Sawyer vide due uomini ben piazzati della sicurezza che il padre aveva ingaggiato per la festa farsi strada nella loro direzione. Considerato che gli ultimi due eventi a villa Steele si erano conclusi con un rapimento e l'esplosione di una bomba, tutto sommato non era una mossa fuori luogo.

«Devo chiederle di seguirci, signorina» la invitò uno dei due agenti in abito scuro e auricolare.

La rossa esitò solo un istante prima di voltarsi e marciare fuori dal salone con i due mastini un passo dietro di lei. Evidentemente aveva compiuto la sua missione.

Anche se sapeva che non avrebbe dovuto abbandonare Serena per inseguire una perfetta sconosciuta, Sawyer doveva sapere chi era quella donna e perché lo aveva colpito. «Torno subito.»

Serena annuì, e lui si affrettò fuori dalla sala da ballo e attraverso l'ingresso dove incrociò i due uomini della sicurezza che rientravano senza di lei.

In cima alla scalinata d'ingresso, la individuò fra i parcheggiatori in attesa della propria auto.

«Avevo detto di tenerla a portata di mano!» protestava con uno dei ragazzi che i genitori avevano ingaggiato per gestire le auto degli invitati al matrimonio. «Che non mi sarei fermata a lungo, soprattutto con quei due colossi che mi hanno scortato all'uscita dopo meno di un minuto.» Si guardò nervosamente alle spalle, e fu allora che notò Sawyer in cima alle scale.

«Ti vesti sempre di nero ai matrimoni?» le domandò lui. Chiederle perché l'aveva schiaffeggiato sembrava un po' un salto nel buio in una conversazione che non era pronto a chiudere tanto in fretta. «Non è contro le regole o qualcosa del genere?»

La ragazza sospirò e incrociò le braccia sul petto. «È l'unico vestito carino che ho che mi va ancora bene. Non volevo offendere tua sorella. Comunque sia, non far caso a me» aggiunse. «La sicurezza mi ha fatto capire che non sono la benvenuta, perciò me ne vado. Torna pure dalla tua bionda: è chiaro che hai voltato pagina.»

Sawyer scese qualche scalino per avvicinarsi, restando comunque fuori portata del suo braccio.

«Mi dispiace, ma credo che ci sia stato un equivoco. Ti conosco?» La guancia che ancora gli bruciava suggeriva di sì, eppure era certo di non averla mai vista prima. Era straordinaria, persino con quel semplice abitino nero con il trucco appena accennato; i capelli rossi brillavano al chiaro di luna, e i riccioli corposi le ricadevano sulle spalle nude.

No, si sarebbe ricordato di lei. Eccome.

«Stai scherzando?» Sbarrò gli occhi, che erano di una sfumatura scura di verde, come smeraldi antichi, e scosse la testa. «Mi ignori per settimane dopo che stiamo insieme, e quando finalmente ti rintraccio ti comporti come se non avessi idea di chi sia. Che c'è, hai intenzione di dirmi che è stato il tuo perfido sosia a venire a letto con me, e non tu?»

Sawyer aprì la bocca per replicare, poi si fermò. La situazione cominciava ad avere senso. Perché non l'aveva capito prima? Il gemello veniva preso a schiaffi di continuo, dalle signore; o perlomeno avrebbe dovuto esserlo. Forse sarebbe servito a qualcosa. «Penso che tu stia cercando mio fratello gemello, non me.»

«Questa è una scusa ancora più bella» commentò lei ironica.

«Non è una scusa. Chiedi a chiunque, tra gli invitati, e ti risponderà che ho un gemello identico. La maggior parte della gente non ci distingue.»

Per un momento, la ragazza socchiuse gli occhi. «Quindi stai dicendo che non sei Sawyer Steele?»

La replica lo lasciò senza parole. Un conto era essere confuso con il fratello, questo caso, però, sembrava diverso... «No, io sono Sawyer Steele, ma credo che tu stia cercando mio fratello Finn.»

La donna serrò i pugni lungo i fianchi. «Stai suggerendo che sono una poco di buono?»

Sawyer sbarrò gli occhi per la sorpresa. Di solito era in gamba con le persone, molto diplomatico nel gestire situazioni complicate, eppure sembrava che con quella donna non riuscisse a dire la cosa giusta. «Come? No, certo che no.»

«Hai appena insinuato che non conosco il nome dell'uomo con cui ho fatto sesso» riformulò additandolo in modo accusatorio.

«Non è quello che intendevo.» Sawyer alzò le mani in segno di resa, e lentamente scese gli ultimi scalini per portarsi al suo livello, sperando che lei si prendesse un minuto per respirare e calmarsi. «Le persone confondono sempre me e mio fratello, tutto qui. Ti sto dicendo che non ti ho mai visto in vita mia, perciò è l'unica spiegazione che abbia un senso. Come ti chiami?»

«Katherine McIntyre» rispose con tono offeso, come se lui avesse dovuto conoscere il suo nome. «Mi chiamano tutti Kat, se può essere d'aiuto a farti recuperare la memoria.»

Sawyer si accigliò. A essere onesti, il nome gli suonava familiare, tuttavia era certo di non averla mai incrociata prima, tanto meno di aver fatto sesso con lei. Azzardò un'occhiata su quell'abito nero fin troppo aderente, che avvolgeva le sue curve e si fermava appena sopra il ginocchio mettendo in risalto un paio di gambe strepitose. Era una vera delusione che avesse passato la notte con il fratello, e non con lui. Sawyer non era sicuro di avere un tipo, ma di certo Kat gli faceva scattare ogni campanello possibile e immaginabile.

Era una Lamborghini rossa fiammante come mai se n'erano viste.

Visto che il suo viso non si illuminava con un ricordo, lei proseguì. «Ci siamo conosciuti al Charleston's Best Awards all'Acquario, circa tre mesi fa.

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