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Dandellion: Gli ultimi cavalieri

Dandellion: Gli ultimi cavalieri

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Dandellion: Gli ultimi cavalieri

Lunghezza:
236 pagine
3 ore
Pubblicato:
4 dic 2020
ISBN:
9791220233095
Formato:
Libro

Descrizione

Un antico ordine di monaci e cavalieri che protegge il segreto di un enorme disco dorato dalle proprietà straordinarie, si intreccerà con la vita di due donne altrettanto speciali.
Un libro che racconta autonomamente la vita dei due protagonisti e un diario che permetterà a miss Vault, nel passato, di comunicare con Penelope che si trova di molti anni nel futuro.
L'origine dei manoscritti, la magia che li ha forgiati e gli eventi successivi, si intersecano nella narrazione, ricca di storia e leggenda, dove i templari saranno i primi protagonisti.
L'ordine dei cavalieri di Llandovery resiste al passare dei secoli, come il disco dorato che sembra muovere le sorti dei personaggi e del tempo stesso, al ritmo incalzante dei colpi di scena e della passione dei due protagonisti.
Pubblicato:
4 dic 2020
ISBN:
9791220233095
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Dandellion - Grace Amber Jaxn

Prefazione

Grace Amber Jaxn ha uno stile unico ed inconfondibile che proietta il lettore in una dimensione oltre il tempo e lo spazio, in cui dame e cavalieri rivivono davanti ai nostri occhi. Le descrizioni minuziose ed attente lo rendono protagonista di un’epoca antica ma moderna al tempo stesso, in cui valori come l’Amore, l’onore, la gloria sono eterni ed immutabili. Nell’immaginario collettivo i Templari sono custodi delle nostre origini e memorie e la storia di oggi deriva da allora, dalle crociate e dai combattimenti con sullo sfondo antichi e magici cimeli: il libro, la farfalla, gli amuleti. E’ la magia dell’Amore e l’incanto del tempo senza fine che oggi come ieri rivive in noi ed è’ il presente passato della nostra vita.

Francesca Rossetti - GeArtis cultura

Questo romanzo è il frutto di tre stesure differenti e quattro lunghi anni di lavoro. Il lavoro di ricerca è stato la parte più lunga e difficile, ma voglio ringraziare la mia famiglia che mi ha sostenuto e supportato, in special modo i miei figli che hanno fatto si che questa opera arrivasse a compimento. Senza di loro non avrei potuto scrivere questo romanzo.

Ogni riferimento a fatti storici o a personaggi famosi, è unicamente frutto dell'adattamento alla narrazione. Fonti e citazioni sono tratte da documenti ufficiali, di cui ne sono state riportate alcune parti.

A Riccardo, Matteo e Tommaso va come sempre il mio più grande riconoscimento. Vi amo più della mia vita.

1. Il monastero

Monastero di Llandovery 1248...

L’abate Salvo di Hannover era uso registrare con estrema accuratezza nella sua agenda, riposta accuratamente nel tiretto della sua scrivania, le entrate o donazioni che venivano elargite dai familiari dell’ordine, qualora avessero da introdurre un parente bisognoso, senza dimora, pellegrino o viandante in cerca di riparo. Ai fratelli conversi veniva offerta ospitalità e cibo.

L’abate decise di chiedere un nuovo libro contabile a padre Olivier Kibreab, un giovane e magrissimo novizio molto abile nell'opera amanuense. Lo raggiunse nel refettorio e lo trovò a riordinare i tavoli della mensa: «Salve Olivier, vi spiacerebbe farmi un nuovo libro mastro? Quello in corso sta per terminare. Confido in voi e nel caso foste così gentile da acconsentire, vi raccomando la solita accuratezza».

«Certo padre, come preferite. Che colore gradireste? Il solito? O mi posso permettere di azzardare qualche nuova tonalità?».

«Direi che l’usuale testa di moro va bene, sempre che voi abbiate il materiale, altrimenti una tela monocolore. Basta che non mi presentiate quel color vinaccia orripilante che mi avete fatto due anni fa». Disse l’abate, con un lieve tono di disappunto, lasciando la mensa con la consueta riverenza.

Il volto di padre Olivier esprimeva perplessità. " Cosa cambia il colore? Basta che sia un libro mastro fatto bene! " pensò tra sé. Non si poteva permettere di ribattere, "Dio non voglia che per uno stupido colore della copertina, l’abate si potesse risentire". Voleva accontentarlo e decise di scegliere la miglior pelle che aveva o la miglior tela a disposizione.

Il monaco si apprestò a cominciare il lavoro il pomeriggio stesso.

Nel baule, in mezzo agli scampoli di tela, trovò un bell'azzurro vivace e decise di rivestire la copertina con la nuova tonalità, senza accorgersi che durante le fasi di rilegatura, sopra alla colla appena passata, si posò una farfalla, entrata dalla finestra lasciata aperta. Quando fece per allontanarla venne chiamato in refettorio.

Kibreab tornò allo scriptorium la sera e trovò la farfalla intrappolata sulla tela, impossibile da liberare dall'impasto senza deturparla. Gli parve sacrilego, perciò scelse di lasciarla dov'era.

Olivier decise di fare una copia in cuoio del diario, tenendo per sé l’originale con il lepidottero dalle ali spiegate e dai pigmenti perlacei, imbalsamato sulla copertina.

Durante la notte il monaco teneva i diari all'aria per far consolidare la colla e di giorno li riponeva in un baule, dove era solito tenere le pergamene e le tele di legatura, per timore che l’abate scoprisse che era stato costretto a rifare il lavoro. Aveva anche costruito un doppio fondo nel suo armarium, nicchia dove i monaci tenevano i libri di preghiera, in modo che se avesse avuto da custodire testi sacri e preziosi da restaurare, li avrebbe riposti, senza timore, nel pannello retrostante.

Il monastero nacque due secoli prima da un progetto di un discepolo di Ugo di Paynis, cavaliere dell’ordine del tempio di Salomone, Baldovino di Calcaterra.

Durante gli scavi di basamento delle fondamenta, a diversi metri nel sottosuolo, venne rinvenuto, in una fossa circolare, un enorme disco aureo, dalle proprietà sconosciute e dal valore inestimabile. Baldovino costituì un’ordine di monaci e cavalieri che avrebbero custodito e protetto il Dandellion. Dodici guardie armate piantonavano giorno e notte i corridoi sotterranei che conducevano all’aztragalum, grande cratere che custodiva il disco dorato.

In quel periodo il monastero venne colto da precipitazioni frequenti, durante le quali ci fu un’alluvione che portò i monaci a dover fare i conti con l’acqua anche nelle celle.

Il disco aureo stesso fu vittima dell’inondazione. La cavità che lo ospitava era colma d’acqua e il priore fu costretto a farsi aiutare dai frati a liberarlo dall'allagamento.

Dopo una notte di lavoro riuscirono nell'impresa ma si accorsero che una piccola parte sul bordo del disco

presentava un principio di ossidazione. Il fatto risultò anomalo perché in tutti quegli anni il Dandellion, non solo non aveva presentato alcun segno di deterioramento, ma l’ordine aveva tentato più volte di prelevare dei frammenti per la campionatura e l’osservazione dell’auran, metallo prezioso che costituiva il disco, senza ottenere alcun risultato. Sembrava essere inattaccabile.

Arcibald Novak era laico ma diventò priore del monastero e dell’ordine cavalleresco, grazie ai contatti che aveva alla santa sede. Di media statura, fisico esile, lievemente ingobbito e fuori di dubbio senza troppi scrupoli.

Quella notte, quando si accorse che la corrosione del disco aveva prodotto dei residui, si affrettò a prendere una piccola ampolla e prelevare, senza farsi vedere, la polvere d’auran. Decise di nascondere la boccetta nella cella di padre Kibreab, conscio del fatto che se lo avessero sorpreso con il rarissimo metallo, sarebbe stato allontanato dal monastero, dal cavalierato e avrebbe perso i preziosi contatti che aveva con il sacro pontificio.

Durante l’ora di preghiera Arcibald si nascose nei corridoi e una volta raggiunta la cella del monaco, notò il baule dietro alla porta. Prese la fiala dalla tasca e la ripose cautamente in un angolo della cassa. La richiuse con delicatezza e uscì dalla cella, accertandosi di non essere visto. L’avrebbe recuperata in un momento più opportuno.

All'alba padre Kibreab si alzò dal letto e controllò i diari. In pochi giorni sarebbero stati pronti e avrebbe potuto consegnare all'abate il tanto atteso libro mastro, sperando che l’opera di nuova rilegatura fosse di suo gradimento.

Ripose le agende nel baule e quando fece per chiuderlo, notò l’ampolla. Il Dandellion aveva un colore caratteristico, l’oro rosso. Capì che qualcuno aveva sottratto la polvere e l’aveva nascosta nella sua cella. Per non cadere nel tranello, ripose la fiala e mise la cassa oltre al doppio fondo dell’armarium. Ma Olivier non era uno stupido, sapeva che prima o poi quel qualcuno sarebbe tornato a recuperare il reperto sottratto: " Se crede di farmi fesso si sbaglia. Terrò vicino al letto un bastone di ferro e chiuderò accuratamente la cella, anzi, meglio ancora, farò in modo che chiunque apra la porta, io possa sentirlo" pensò tra sé, prima di chiudere il chiavistello della sua camera. Legò alla maniglia un piccolo campanello, in modo che se avessero tentato di aprire la porta si sarebbe svegliato.

Arcibald la notte, si diresse verso la camera del monaco per prendere ciò che aveva nascosto.

Armato di torcia e convinto di trovare l’uscio aperto, premette sulla maniglia in modo deciso. Sentì il suono di un campanello dall'altra parte e la porta chiusa.

Novak spaventato, tornò di corsa in camera sua, sperando di non essere visto da nessuno. " Cosa diavolo è andato storto? I l monaco deve aver capito che qualcuno gli avrebbe fatto visita. Devo trovare il modo di far abbassare la guardia a Kibreab. Prima o poi riuscirò a recuperare l’ampolla." pensò tra sé il priore. Tanto non aveva fretta, non aveva ancora preso accordi con la santa sede per spedire il campione e ottenere il dovuto compenso.

Arcibald lasciò passare due settimane e ritentò l’impresa. Sfortunatamente quella sera padre Kibreab dimenticò di attaccare il campanello alla porta, benché l’avesse accuratamente chiusa. Quando Novak gli fece visita, riuscì a forzare la serratura ed entrare indisturbato. Non trovando il baule, preso dal panico, svegliò il povero monaco, strattonandolo dal collo della camicia da notte. Lo obbligò a confessare dove aveva nascosto l'ampolla e lo minacciò con un coltellino puntato alla gola. Olivier terrorizzato e mezzo addormentato, non riuscì ad emettere un fiato. Il priore, in un impeto di ira incontrollata, prese il candeliere accanto alla branda e lo colpì alla testa uccidendolo.

Al mattino i monaci trovarono il corpo del frate, prono sul pavimento con il capo fracassato.

Il baule non venne mai ritrovato sino agli inizi del 1800, quando il monastero venne restaurato e convertito in fortezza da Ser William Johanson e il curatore Baldazar Hall, cercando di mantenere la pianta originaria. Durante le opere di bonifica e restauro venne alla luce la cassa.

Baldazar si recò nella contea del Gwent per farlo valutare da Lord Devemport, ricercatore e collezionista d’arte, appassionato all'ordine monastico e al cavalierato, il quale offrì a Hall dieci mezze sovrane.

Il collezionista aveva preso accordi con una famosa casa d’aste a New York, che avrebbe messo sul mercato il baule e il diario di cuoio come pezzi antichi appartenenti al cavalierato.

Imbarcò la cassa e tenne per sé l'agenda con la farfalla incastonata sulla tela.

Il baule prese vie traverse, arrivando in Illinois nella casa colonica di Mr. Thomas Lincoln, parecchi anni dopo.

2. Fregene Vault

Illinois, 1865...

Fregene Caroline Vault, inserviente mulatta della famiglia Lincoln, scoprì il baule nel sottoscala che portava alle cantine della casa colonica. All'interno vi trovò parecchi ammennicoli coperti di polvere e in un angolo dimenticato il diario del monaco. Prese penna e calamaio e fece per scrivere il suo nome, quando si accorse che lo stesso si mise a scrivere per conto suo. Spaventata, lo gettò fulmineamente vicino al camino acceso. Quando realizzò che stava per prendere fuoco, lo tolse tempestivamente dalle fiamme, scottandosi una mano.

Fregene, stupita da quella specie di stregoneria, decise di leggere cosa il diario avesse da dirle. In breve si affezionò a quello strano modo di comunicare imputandolo ad un dono divinatorio del cielo.

La ragazza, in realtà, era la sorellastra di Abraham, prima avvocato, successivamente eletto sedicesimo presidente degli stati uniti d’America nel 1860.

Nata da una relazione extra coniugale tra il padre padre di Abraham, Thomas e l’inserviente di colore Caroline, miss Vault venne adottata dalla seconda moglie, miss Sarah Johnston.

Fregene conosceva a memoria tutti i passaggi che congiungevano la storica stanza ovale del secondo piano, con le rispettive stanze principali che Abraham abitualmente usava.

Non era noto che la casa bianca avesse dei passaggi segreti, se non al personale di servizio e ai membri della famiglia presidenziale. I quali erano stati costruiti nei primi anni del secolo per permettere al presidente e alla famiglia di scappare, in caso di attentato e raggiungere il bunker sotterraneo realizzato per lo stesso scopo.

Fregene aveva preso l’abitudine di nascondere il diario nel baule e riporlo nei cunicoli che dalla sua stanza conducevano a quella del fratello Abe.

Il libro era diventato un confidente personale, elargendo consigli e preziose riflessioni che avevano portato la ragazza a prendere fiducia in se stessa. Non aveva amicizie se non all'interno della residenza che si riducevano a suo fratello, all'aiuto cuoca e al cane di famiglia Buddy. Peloso e maldestro Golden retriver, dal temperamento giocoso e dal vizio poco apprezzato di rosicare scarpe e ciabatte e rubare i biscotti dalla dispensa.

Miss Vault, dal fisico esile e dalla pelle olivastra, si vedeva brutta, poco incline alla socializzazione e molto riservata. Il diario in qualche modo aveva saputo infonderle una certa sicurezza, invitandola sempre a credere in se stessa. " Tutto quello di cui hai bisogno giace dentro di te, già ti appartiene". Era felice di trovare un mentore tra le righe di quella magia che ancora non sapeva come spiegarsi. Ma si riteneva fortunata, non solo per l'agiatezza della sua vita, ma anche per aver trovato qualcuno in grado di sostenerla.

Suo fratello era molto affettuoso con lei ma a causa dell'incarico presidenziale e prima ancora per gli impegni che lo vedevano occupato nel suo lavoro di brillante avvocato, aveva sempre meno tempo da dedicarle. Nel contempo aveva deciso, grazie anche agli stimoli che il prezioso diario le dava, di approfondire le nozioni di storia, geografia e scienze. " Cambiare, evolversi, nutrirsi spiritualmente e mentalmente, non significa eliminare ciò che si è stati, ma migliorare la propria conoscenza, la visione che si ha di noi stessi".

La vita solitaria però non l’aiutava. Cercava conforto nelle piccole cose, nei discorsi accorati con la cuoca che l’aveva praticamente cresciuta, dato che perse la madre in tenera età e miss Johnston era sempre indaffarata nelle faccende famigliari o a crescere i suoi tre figli naturali. Fregene diventò determinata, riflessiva e molto incline alla ricerca.

La grande biblioteca del piano interrato le dava la possibilità di studiare e documentarsi a tal punto che una mattina prese l’importante decisione di diventare ricercatrice personale del presidente.

Era consapevole che il colore della sua pelle l’avrebbe ostacolata ma anche che suo fratello si batteva anima e corpo per i diritti civili delle persone di colore. Forte anche del fatto che il diario scrisse una frase che l’aveva spinta nella direzione giusta e che difficilmente avrebbe dimenticato: " Non arrenderti mai, potresti fermarti a un metro dal successo".

Una mattina Fregene prese il diario dal baule quando suo fratello la chiamò, «Frenny dove ti sei nascosta?». Avevano sempre avuto la simpatica abitudine di nascondersi nelle varie stanze della casa colonica in Illinois, passando il tempo libero a rincorrersi. Consuetudine che mantennero nel tempo anche se entrambi erano ormai adulti. Era un modo piacevole di dimostrarsi affetto reciproco.

La ragazza appena sentì la voce di suo fratello, si nascose nel baule con il diario in mano.

Uscì parecchi minuti dopo e non trovandolo andò a cercarlo. Il suo stupore fu nel ritrovare tutto diverso. Non solo il personale di servizio e le vettovaglie, ma in carica non c’era più Abraham, bensì Wilson Woodrow.

Disperata e impaurita, miss Vault si nascose nuovamente nei cunicoli di collegamento tra una stanza e l’altra, nel timore di essere scoperta. La sua fortuna, nella angosciosa situazione, fu che conoscendo perfettamente le abitudini presidenziali di orari e funzioni e l’ubicazione di stanze e corridoi, riuscì per parecchio tempo a rimanere nascosta, uscendo di notte per leggere e rifocillarsi.

Venne a scoprire che aveva fatto un salto nel tempo di 48 anni. Il baule, per una inspiegabile anomalia, l’aveva trasportata nel futuro. D'altronde era già entrata in contatto con quell'incomprensibile magia attraverso il diario, il quale l’aveva aiutata e sostenuta anche in questo caso.

Una notte sentì un rumore e presa dal panico guardò il baule. Fece per nascondersi dentro quando si fermò a riflettere " E se mi spostasse ancora nel tempo?" Non voleva rischiare di trovarsi di nuovo in una situazione spiacevole, ma a quel punto non aveva nulla da perdere.

Le venne in mente un’idea ridicola; provare ad interrogare il diario per vedere se avesse delle risposte da darle e così, senza troppo riflettere, provò a scrivere nello spazio rimasto vuoto.

" So di sembrare fuori di senno, ma mi chiedo e se tu fossi in grado di darmi delle risposte? Come nasce la magia di questo diario? Perché salto nel tempo? E soprattutto chi è creatore di questa stregoneria?

Fregene Caroline Vault, Washington 1913″.

3. Penelope e Alfred

Newport, Galles, 1989...

La vetrina di Iago Sullivan, vecchio antiquario del paese, mi invitò ad entrare in quel museo di oggetti preziosi dalle caratteristiche particolari. Esponeva nel centro, un servizio da te, minuziosamente dipinto in maiolica bianca e blu cobalto. A sinistra, un mappamondo di legno antico con dei decori dorati e appena dietro, delle statuine in ceramica che raffiguravano una coppia di amanti in pose succinte. Sulla destra vi erano adagiate due bambole di porcellana dai vestiti ottocenteschi smunti

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