Goditi subito questo titolo e milioni di altri con una prova gratuita

Solo $9.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Operazione Corona: Colpo di stato globale: Analisi bio-medica, economica e politica della più grande truffa della storia dell'umanità

Operazione Corona: Colpo di stato globale: Analisi bio-medica, economica e politica della più grande truffa della storia dell'umanità

Leggi anteprima

Operazione Corona: Colpo di stato globale: Analisi bio-medica, economica e politica della più grande truffa della storia dell'umanità

Lunghezza:
836 pagine
9 ore
Pubblicato:
Nov 13, 2020
ISBN:
9788898635382
Formato:
Libro

Descrizione

Nel mese di Settembre del 2019, secondo gli autori, l'economia globale era giunta a un punto di non ritorno. Tutto stava per crollare, per implodere, con conseguenze devastanti. Ma ecco che un virus proveniente dall'Oriente è arrivato manifestandosi al momento giusto. L'obiettivo di questa pandemia è stato quello di bloccare, o quantomeno rallentare al massimo, l'economia globale, la crescita e i consumi mediante una demolizione controllata fatta di lockdown pianificati. Un libro di denuncia, voluto e curato da uno storico e da un chimico farmaceutico e realizzato con il contributo di una squadra di giornalisti, analisti finanziari, psicologi, biologi, medici e avvocati.
Pubblicato:
Nov 13, 2020
ISBN:
9788898635382
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Operazione Corona

Libri correlati

Anteprima del libro

Operazione Corona - Nicola Bizzi

Πολιτεία

«La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione.

Gente inconsapevole, gestita completamente.

Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli.

Chi non ha capito, non capirà mai.

Io non biasimo queste persone perché loro sono strutturati per vivere e basta. Cosa vuol dire vivere e basta? Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera,

andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì.

Non sono in grado di percepire altro.

C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani

che sono difetti di fabbricazione:

sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione.

Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri».

(Giovanni Cianti)

«Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio

che non vivano della loro segretezza.

Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli,

rendeteli ridicoli agli occhi di tutti

e prima o poi la pubblica opinione li getterà via».

(Joseph Pulitzer)

«L’essere umano è una galassia di possibilità infinite e la sua Luce,

più forte di mille Soli, alla fine troverà sempre la strada

per prevalere sulle ombre che la circondano».

(Luca La Bella)

A cura di

NICOLA BIZZI e MATTEO MARTINI

OPERAZIONE CORONA

COLPO DI STATO GLOBALE

Analisi bio-medica, economica e politica
della più grande truffa della storia dell’umanità
Edizioni Aurora Boreale

Titolo: Operazione Corona: Colpo di stato globale

A cura di: Nicola Bizzi e Matteo Martini

Collana: Politeia

Con contributi di: Nicola Bizzi, Andrea Cecchi, Marco Della Luna,

Alessandro Gambugiati, Alfonso Guizzardi, Luca La Bella,

Matteo Martini, Stefano Scoglio, Davide Suraci

Editing e illustrazioni a cura di Nicola Bizzi

ISBN: 9788898635382

Edizioni Aurora Boreale

© 2020 Edizioni Aurora Boreale

Via del Fiordaliso 14 - 59100 Prato

edizioniauroraboreale@gmail.com

www.auroraboreale-edizioni.com

Questa pubblicazione è soggetta a copyright. Tutti i diritti sono riservati, essendo estesi a tutto e a parte del materiale, riguardando specificatamente i diritti di ristampa, riutilizzo delle illustrazioni, citazione, diffusione radiotelevisiva, riproduzione su microfilm o su altro supporto, memorizzazione su banche dati. La duplicazione di questa pubblicazione, intera o di una sua parte, è pertanto permessa solo in conformità alla legge italiana sui diritti d’autore nella sua attuale versione, ed il permesso per il suo utilizzo deve essere sempre ottenuto dall’Editore. Qualsiasi violazione del copyright è soggetta a persecuzione giudiziaria in base alla vigente normativa italiana sui diritti d’autore.

L’uso in questa pubblicazione di nomi e termini descrittivi generali, nomi registrati, marchi commerciali, etc., non implica, anche in assenza di una specifica dichiarazione, che essi siano esenti da leggi e regolamenti che ne tutelino la protezione e che pertanto siano liberamente disponibili per un loro utilizzo generale.

CAPITOLO I

UN EVENT AMPIAMENTE ANNUNCIATO

di Matteo Martini

«Loro non credono alle coincidenze.

Ne hanno sentito parlare, ma non ne hanno mai vista una».

(Dal film The Counselor, R. Scott, 2013)

Il 2020 è stato l’anno in cui è iniziato un colpo di Stato mondiale. Colpo di Stato in cui mani fortissime, con la complicità e la compiacenza, o con la scarsa resistenza, di governi e organizzazioni internazionali hanno attuato una strategia asimmetrica per ridefinire gli assetti geometrici di quella che noi abbiamo imparato a conoscere come globalizzazione. I risultati di questa operazione potrebbero non aver raggiunto i target prefissati, ma questo lo vedremo nel corso della trattazione. Il vettore di questo progetto è stata la pandemia (o presunta tale) dovuta ad un nuovo coronavirus originatosi in Cina, secondo la narrazione ufficiale a fine 2019, elemento questo su cui cercheremo di dare ampio ragguaglio più avanti, argomentando tutte le criticità di questa versione.

Le principali cinghie di trasmissione di questa operazione sono state l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ed anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, sia per l’emissione di titoli di Epidemic Bond (o meglio Pandemic Emergency Financing Facility, PEF), una forma specifica di Catastrophe Bond adattata alle emergenze pandemiche, pensati non senza una certa preveggenza nel 2017, sia per verosimili ingerenze nella politica dei governi, con finanziamenti non trasparenti, come emerso dalle denunce del Presidente bielorusso Lukashenko¹, che ha affermato di aver ricevuto offerte di finanziamenti purché mettesse in atto nel suo Paese forme di lockdown all’italiana.

Lo strumento dei Pandemic Bond non era mai stato pensato prima, ed era obiettivamente piuttosto criticabile e infondato come opzione economica anche per la scarsa probabilità di un evento del genere, tanto che tale emissione non è stata esente da critiche e fu definita una goofiness (cretinata) economica dal Chief Economist della Banca Mondiale Lawrence Summer². Cionondimeno questa scommessa si è rivelata vincente per i ben informati a distanza di due anni – del resto come stiamo per vedere era uno scenario teorizzato, programmato e studiato da tempo. Solo ad Aprile del 2020 questi strumenti finanziari avevano già reso 196 miliardi di dollari³, risorse in grado di essere reinvestite nella stessa emergenza o in azioni collaterali.

Circa la complicità dell’OMS con il cartello farmaceutico-finanziario e il suo evidente, imbarazzante, conflitto di interesse sarebbe non necessario fornire ulteriori prove. Tale conflitto di interessi va ben oltre la coabitazione, nelle stesse persone, di funzionari di tale organizzazione al contempo quadri o dirigenti di multinazionali del farmaco 4, e riguarda il fatto che la Fondazione Bill & Melinda Gates, del magnate americano Bill Gates, grande fautore della vaccinazione di massa, è il principale finanziatore privato dell’OMS e il secondo in valore assoluto per contribuzione dopo gli Stati Uniti (i quali peraltro ora, per decisione del Presidente Trump, sono usciti da questa organizzazione); di tale rete di finanziamenti e continuità ha dato ragguaglio anche la trasmissione televisiva Report della RAI 5. Questo peraltro non deve stupirci: l’ingerenza privata in tale organizzazione internazionale è elevatissima. Come riporta il giornalista Giulio Valesini nel documentario citato: 

«Lo scorso biennio il bilancio dell’OMS ha totalizzato 5,6 miliardi di dollari ma le quote fisse pagate dagli Stati non arrivano nemmeno al 20%. L’80% del budget invece è versato da Stati e privati su base volontaria. Mettono i soldi e decidono per cosa si spendono».

A proposito degli eventi attuali, ricordiamo che non è mancata già l’occasione in cui l’OMS sia stata accusata di aver inscenato una falsa pandemia (sintagma che vedremo ricorrere più volte in varie denunce e accuse), ci riferiamo all’affaire Tamiflu in cui l’importante Cochrane Collaboration, sarebbe risultato operazione farmaceutica inutile e dispendiosa per gli enti di salute pubblica 6 7. A questo riguardo il medico e politico tedesco W. Wodarg, ha affermato, a proposito dell’epidemia di influenza Aviaria, in un’audizione all’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo contro l’OMS:

«Per promuovere i loro farmaci e vaccini brevettati, le compagnie farmaceutiche hanno influenzato scienziati e agenzie ufficiali, responsabili della salute pubblica, allarmando i governi di tutto il mondo. Inducendoli a sperperare le scarse risorse della sanità pubblica per strategie vaccinali inefficaci ed esponendo inutilmente milioni di persone sane al rischio di reazioni avverse sconosciute di vaccini non testati a sufficienza. La campagna per l’influenza aviaria (2005/2006) sommata alla campagna per l’influenza suina, sembrano aver causato una grande quantità di danni non solo per alcuni pazienti vaccinati e per i bilanci della sanità pubblica, ma anche per la credibilità e l’affidabilità di importanti agenzie sanitarie internazionali. La definizione di una pandemia allarmante non deve essere presa sotto l’influenza di venditori di farmaci. Gli Stati membri del Consiglio d’Europa dovrebbero chiedere un’indagine immediata delle conseguenze a livello sia nazionale che europeo» 8.

Da tale incontro a Strasburgo emerse una gravissima «perdita di credibilità dell’OMS», come disse il dr. Wodarg. L’Aviaria, per la quale il delegato dell’OMS, David Nabarro, prevedeva una pandemia con 150 milioni di morti 9, e per la quale si stima che possano esserci stati al massimo 200 mila decessi diretti¹º, può dirsi una delle prime e più palesi bufale dell’OMS. Bufala pandemica che si vide ripetere ad esempio nel 2009, con l’Influenza suina, partita dal Messico, per la quale fu anche qui evocato l‘immaginifico archetipo della Spagnola e che poi si risolse naturalmente in pochi casi, circa 18 mila¹¹, con un tasso di mortalità stimabile approssimativamente intorno allo 0,02% contro lo 0,2% dell’influenza annuale. Ma anche in questo caso creò per la prima volta un business enorme di mascherine, disinfettanti e antivirali. Che la pandemia dichiarata, anche se di piccole dimensioni nella realtà, sia fonte di enormi profitti e largamente attesa si condensa in una frase lapidaria dell’epidemiologo Tom Jefferson della Cochraine Vaccines in una intervista al tedesco Der Spiegel: «Un’intera industria è in attesa di una pandemia»¹².

La Sars, l’Aviaria, la Suina sono state negli ultimi vent’anni i prototipi dello scenario pandemico, tuttavia mancava, non si era mai verificato il Big One. Di fatto, come abbiamo visto sono tutte pandemie abortite o fallite. Tuttavia devono aver insegnato qualcosa a coloro che, per usare le parole di Jefferson, la attendono. In primo luogo una cosa che si è notata è il basso numero di morti (sul perché di questo ritorneremo alla fine del capitolo), per ora ci limitiamo all’osservazione che i membri dell’OMS hanno ovviamente constatato la difficoltà che in tempi attuali si verifichino scenari di epidemie o pandemie reali, ad alta mortalità, come le antiche pestilenze, o la cosiddetta Spagnola del 1918-19, che hanno segnato nel profondo la memoria collettiva dell’umanità. Ed ecco che, per aggirare l’ostacolo della bassa o bassissima mortalità su scala mondiale delle più recenti malattie infettive acute, subentra un espediente nominalistico: la ridefinizione della definizione stessa di pandemia, ovviamente operata in sordina dalla stessa OMS.

Lo stesso dr. Jefferson nel corso di un’intervista che in italiano si trovava all’interno di un vecchio video sull’argomento, poi rimosso da YouTube nei primi mesi del 2020, all’inizio degli eventi attuali, osservava che secondo il sito ufficiale dell’OMS:

«La vecchia definizione era un nuovo virus che si diffondeva velocemente, per cui non si aveva nessuna immunità e che causava un alto numero di malati e un’alta mortalità. Ora, le ultime due sono state cancellate, e con questo cambiamento è stato possibile catalogare l’influenza suina come pandemia».

In sostanza, si denuncia che già a partire dal Maggio 2009 il sito dell’OMS riportava un cambio di definizione da cui sparì ogni riferimento all’«alto numero di vittime»¹³. Malgrado i maldestri tentativi dei debunkers di professione di presentare questa vicenda come una sorta di bufala, rimane l’evidenza di un articolo sul sito delle Nazioni Unite che denunciava l’ambiguità della nuova definizione di influenza pandemica, articolo firmato dal sociologo Peter Doshi 14. Il tentativo di insabbiare questa importante osservazione cancellando i video non è riuscita però a cancellare del tutto le tracce di questa ridefinizione dal web. Si trova al momento on line un articolo de Il Sole 24 Ore del 2010 che riporta la questione (cfr. Nota). L’argomento non è dunque una bufala, né qualcosa di banalizzabile. Crediamo tuttavia, alla luce degli eventi ultimi, che l’importanza di tale ridefinizione andasse ben oltre quanto pensassero gli stessi debunkers negli anni passati...

Il ‘Lock Step’, il sogno antidemocratico delle élite

Torneremo sulla questione tecnica e tattica della pandemia alla fine del capitolo, ed ora ci concentriamo sull’aspetto strategico, sull’importantissima questione del cui prodest. Sarebbe ingenuo pensare che sia solamente il settore farmaceutico il motore di certi interessi più o meno nascosti dietro una situazione di pandemia nel nostro XXI secolo. La realtà, invece, è più articolata e decisamente più inquietante, e coinvolge settori dei poteri globali e finanziari il cui fine va ben oltre la vendita di dispositivi medici o sanitari. Dobbiamo qui citare un documento poco noto ma pubblico, un report del 2010 commissionato dalla Rockefeller Foundation dal titolo Scenarios for the Future of Technology and International Development 15.

Questo documento è uno studio di futurologi che tratteggiano i futuri assetti della società globalizzata in uno scenario post pandemico. Va detto che occorre essere ingenui per credere che tali scenari siano unicamente delle mere oziose previsioni, quanto delle linee guida su come si dovranno riscrivere gli equilibri sociali e politici, pilotando gli eventi e sfruttando le situazioni messe in atto. Un ulteriore documento, recentemente prodotto dal Forum Economico di Davos, esplicita che tali previsioni-programmi siano sul punto di giungere a maturazione, ed esplicita gli obiettivi in modo ancora più chiaro.

Donald Trump al World Economic Forum di Davos del 2020

Il documento della Rockfeller Foundation disegna una timeline di eventi che partono dal 2012, anno in cui si ipotizza una pandemia da un ceppo di influenza, che – si dice – a differenza di quella H1N1 del 2009 questa volta sarà estremamente virulenta ed efficace. Lo scenario ipotizza il contagio del 20% della popolazione mondiale e la morte, nel giro di pochi mesi, di 8 milioni di persone, effettivamente un numero molto alto per quella che è la mortalità effettiva generalmente osservata nell’influenza 16, ma comunque ben al di sotto dei più foschi scenari previsionali di altre simulazioni che ora vedremo, e degli stimati 50 milioni di decessi per la Spagnola (che in verità non sappiamo con certezza essere una influenza, dato che l’agente eziologico non poteva essere isolato all’epoca e la congettura è fatta solo su base clinica). Questa considerazione non è priva di fondamento perché fa vedere quanto una eventualità del genere, da più parti attesa e data per imminente, è in realtà statisticamente un’anomalia, un fenomeno generalmente non osservato in natura, almeno allo stato attuale delle evidenze storiche. Eppure tale scenario, ripetiamo era dichiarato da diversi attori globali come imminente e quasi inevitabile, tanto da far dichiarare:

«È solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventi globale, una pandemia con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Una grave pandemia, che diventa Event 201, richiederebbe una cooperazione affidabile tra diversi settori, governi nazionali e istituzioni internazionali chiave» 17.

In questo quadro, i futurologi e gli analisti della Rockfeller Foundation, come su un copione già scritto, sanno già cosa accadrà o meglio quali soluzioni si dovranno adottare. È già interessante osservare che lo scenario o meglio gli scenari previsti (si tratta di quattro soluzioni possibili o varianti) si dipanano su una linea temporale quasi ventennale che parte dal 2012 e finisce nel 2030. La data di arrivo non è casuale: essa coincide con un punto di arrivo (o di controllo) in cui convergono vari programmi globali, ad esempio l’‘Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile’ 18, e su tale data si concentrano non di rado le parole d’ordine di esperti (i quali sono soliti lanciare l’allarme), centri studi, media, e governi.

Occorrerà osservare che tali previsioni (o piano) di governance globale sarebbero dunque in ritardo rispetto ai tempi programmati o attesi: la pandemia si è avverata con un decennio di ritardo, per cui sia i successivi eventi previsti nel cronoprogramma, sia i punti di arrivo, sono al di fuori ormai dei tempi indicati da certe tabelle di marcia.

Lo studio della Rockefeller Foundation prende in esame una quadripartizione di scenari possibili per il futuro di medio-lungo periodo in base alle capacità di risposta agli eventi valutata su due variabili di incertezza: capacità di adattamento e integrazione economico-politica (political and economical alignement). Queste due variabili messe in ascisse e in ordinate determinano una diagramma quadripartito con quattro scenari possibili:

Lock step (a ranghi serrati); scenario a bassa capacità di adattamento e alta integrazione politico-economica.

Una svolta autoritaria dei regimi e delle forme di governo. Questo scenario (di fatto il più simile a quello che abbiamo visto cercare di mettere in atto come forma di risposta suggerita, soprattutto in alcuni Paesi, e in altri in forma variamente attenuata) è stato sin da subito il focus di questo grande esperimento sociale del 2020. Del resto la risposta delle politiche di biosicurezza al proclamato evento pandemico è stata suggerita, anche se non è stato chiaro da parte di chi, dato che dichiarazioni pubbliche in tal senso non vi sono state da parte delle autorità internazionali (es. OMS). Una mano invisibile ma pesante ha dato istruzioni a governi e strutture politiche di adottare questa strana e mai sperimentata prima procedura di biosicurezza. La stessa espressione lockdown, con la radice lock (chiusura) evoca anche nominalmente il presente scenario, in cui diversi Stati sembra che siano stati dirottati, secondo decisioni prese dall’alto e non si sa dietro quale suggerimento 19. Del resto le dichiarazioni di Lukashenko (non isolate, ad esse fanno riscontro quelle di alcuni leader di Paesi africani) lasciano trapelare in modo chiaro ingerenze dirette ma occulte da parte delle stesse organizzazioni internazionali, di una sorta di soft power globale.

Lo sviluppo post-pandemico caratterizzato da questo tipo di risposte è descritto dal documento con queste caratteristiche:

«Un mondo con un controllo verticale e governativo molto serrato, leadership autoritaria, scarsa innovazione e regressione dei cittadini»(cfr. op. cit. pag. 18).

Vi sono altre ragioni per ritenere che il quadro ‘lock step’ sia quello cercato di indurre come modello globale. Il testo descrive uno scenario dove ci sarà, in un medio futuro, riduzione degli spostamenti, dove i cittadini "delegano volontariamente la loro sovranità individuale e la loro privacy a favore di Stati sempre più paternalisti, in cambio di maggiore sicurezza e stabilità (pag.19); non è da escludere che il popolo italiano, per certe sue caratteristiche comportamentali sia stato scelto di proposito per sperimentare per primo queste situazioni, cosa di cui daremo altri indizi documentali più avanti. Il testo descrive esattamente gli eventi che stiamo vivendo, fin nei minimi dettagli, come una regia perfettamente studiata: compreso obbligo di indossare mascherine e rilevazione della temperatura per accedere a supermercati e stazioni. Anche dopo la fine dell’emergenza, alcune misure resteranno in vigore, anche per mantenere la prevenzione e il controllo verso minacce globali" come il terrorismo (pag.19). La fase pandemica sarà caratterizzata dall’introduzione di strumenti di controllo tecnologico per il tracciamento degli individui, e soluzioni come videosorveglianza e riconoscimento facciale sono un aspetto dell’uso di tecnologie digitali per il controllo, dichiaratamente espressi nel testo, oltre a scanner e FMRI (functional magnetic resonance imaging) per prevenire intenti antisociali nei luoghi pubblici, telepresenza per le fasce di popolazione a cui sarà negato lo spostamento e rilevamento a distanza dei parametri biomedici (pag.23). Se consideriamo la grande enfasi posta dalla retorica del governo italiano sullo smart-working, nonché gli annunci velati o paventati che esso dovrà essere mantenuto anche successivamente²º si riconosce chiaramente la partitura che è stata eseguita, fin nei minimi dettagli da alcuni governi, quello italiano in primis e certamente con maggiore completezza. Un quadro così autoritario, esplicitamente ispirato al monitoraggio dei cittadini, introduce l’ID, sistema di identità digitale, (pag. 19) anche se sembra non fare menzione esplicita delle tecnologie di tracciamento digitale attraverso gli smartphone, del resto il documento ammette di non poter contemplare tutte le innovazioni tecnologiche disponibili nel medio periodo. Che tale progetto fosse però un’espansione di queste premesse lo dimostra un secondo report²¹ della Rockefeller Foundation, uscita esattamente in corso di pandemia, ad Aprile 2020, focalizzato sulla cosiddetta fase 2 dell’emergenza, dove si fa uno stato dell’arte sui sistemi di tracciamento digitale (le varie App per smartphone proposto nei vari Paesi europei), dimostrando in questo un vero e sospetto interesse da parte di questa Fondazione per l’implementazione di un tale scenario. Questo è un indizio dell’attenzione della Rockefeller Foundation per lo sviluppo dello scenario da loro descritto come lock step. Altre due osservazioni sono interessanti: nel quadro previsto l’epidemia si abbatte in modo importante in Asia inizialmente e la Cina è vista come modello, le sue decisioni verranno poi seguite da altri governi (ci ricorda qualcosa?).

Questo modello prevede un aumento della divisione per blocchi e un parziale rallentamento o ridefinizione della globalizzazione, con la creazione di reti internet alternative da parte dei principali attori (Cina, Russia), fenomeno in effetti già parzialmente in atto da prima dell’evento pandemico attuale.

Un dato curioso: nella timeline dello scenario nel 2017 l’Italia è prevista diventare meta di badanti stranieri. A quest’anno risalgono alcune pubblicazioni scientifiche internazionali che parlano del fenomeno dei badanti stranieri in Italia²² ²³. Strana previsione fatta con sette anni di anticipo su un evento non rilevante, oppure segnale in codice di controllo sulla road map confermato da due articoli civetta a tempo debito?

Clever together (tutti insieme intelligentemente); scenario ad alta capacità di adattamento e alta integrazione politico-economica.

La versione edulcorata, apparentemente meno distopica, del quadro precedente, che presuppone una situazione ugualmente tecnocratica (usa le stesse soluzioni) e indirizzata a una forte digitalizzazione delle strutture economiche. La differenza è che sembra prevalere una modalità cooperativa e meno verticistica, o se vogliamo meno autoritaria, tuttavia a nostro avviso ugualmente centralizzata, con contatto e scambio dati in tempo reale fra cittadini e governi, forte integrazione fra compagnie private e governi. Invece che sorveglianza si usa il neologismo anglofrancese ‘sousveillance’ (vigilanza dal basso, integrata e digitalizzata). Si evolve un quadro di globalizzazione centralizzata, in cui i governi cooperano per la soluzione di problemi ambientali e l’ONU acquisisce maggiore autorità, insieme ad altre organizzazioni internazionali come la Banca per gli Investimenti. In Africa verrebbe superato l’assetto basato su Stati nazionali. Si punta alla creazione di smart cities (tali progetti esistono già, in relazione all’Agenda 2030), a un forte sviluppo digitale, alla riduzione della produzione industriale basata su idrocarburi fossili, sviluppo di nanotecnologie e digitalizzazione di ogni settore produttivo, agricoltura compresa. Questo scenario non evolve da una pandemia, prevede un mondo in rapida ripresa dopo la crisi dei mutui del 2008, e ha come motore eventi ambientali attribuiti ai cambiamenti climatici. Qui il punto di approdo è un’altra versione della globalizzazione, anzi la versione più apertamente dichiarata nei progetti di sviluppo delle Nazioni Unite. Si vede anche qui come l’individuazione di una minaccia esterna diventa lo strumento per orientare la corsa verso un determinato modello di sviluppo.

Hack Attack (attacco Hacker); scenario a bassa capacità di adattamento e bassa integrazione politico-economica.

Collasso o indebolimento degli Stati per effetto di terrorismo informatico sempre più aggressivo, eventi catastrofici non controllabili, ed altri fattori, delineano un quadro di forte instabilità e insicurezza, crescente abbandono dei cittadini di fronte a problemi economici, sociali, sanitari, o di sicurezza personale, in un quadro di semi-anarchia. I ricchi tendono a vivere in paradisi recintati e fortificati, separati dai bassifondi; aumentano violenza, terrorismo e fenomeni di guerre a bassa intensità in varie aree. In alcuni Paesi riemergono forme di neo-feudalesimo. Culturalmente si diffondono molte teorie della cospirazione. Furti di brevetti, violazioni della proprietà intellettuale, illeciti e spionaggio industriale causano un abbassamento degli standard produttivi, diffusione di falsi e di prodotti me too di bassa qualità, con ricadute sull’innovazione tecnologica. Vaccinazioni con prodotti inaffidabili e antimalarici di bassa qualità causano decessi in Africa. Diminuzione della sicurezza di internet, espansione del deep web, bioterrorismo, movimenti separatisti, e traffico di armi e droga sarebbero fenomeni sempre più frequenti. L’integrazione internazionale nel quadro dei processi di globalizzazione ai minimi storici. Nel 2030 il divario fra Paesi sviluppati e non sembrerà irrilevante.

Smart scramble (corsa intelligente); scenario ad alta capacità di adattamento e bassa integrazione politico-economica.

La crisi dei mutui del 2008, poi crisi dei debiti sovrani, non è stata superata e ha dato luogo ad una recessione prolungata. Indebitamento pubblico e privato si avvitano e non permettono una ripresa economica globale. Sia Cina che Stati Uniti entrano in recessione, questi ultimi perdendo credibilità internazionale. Tale situazione aggrava gli effetti dei disastri ambientali e le crisi umanitarie in aree calde del pianeta e incentiva i flussi migratori. Le infrastrutture sia convenzionali che digitali mancano di manutenzione e molte aree diventano isolate; aumenta la mortalità infantile. Molti individui si organizzano in piccole comunità, si inventano metodi per mantenere in funzione la tecnologia precedente con mezzi di fortuna, sviluppo della micro-manifattura, con stampanti 3D e tecnologie ibride, autoproduzione e autoriparazione. Il crollo della sanità pubblica e degli investimenti richiede lo sviluppo locale di medicinali super ingegnerizzati a base omeopatica in grado di sostituire gli antibiotici! (pag. 47). Sviluppo di coltivazioni nei grandi spazi cittadini, de-urbanizzazione, mantenimento delle tradizioni agricole, sviluppo dell’economia circolare, ottimizzazione della produzione locale di energia da fonti alternative.

Gli ultimi due modelli rappresentano degli worst case scenarios per le grandi centrali di potere globale industriale e finanziario, ovviamente, perché prevedono situazioni di minore controllo sociale e di minore profitto. Per raggiungere i primi due è richiesta la capacità di controllo e gestione delle crisi (globali, finanziarie, etc.) e in un certo senso la propensione a pilotarle, onde farle evolvere negli scenari richiesti. Noi ora esattamente ci troviamo nel primo, o in un tentativo di attuare il primo, salvo che finora è stato prospettato il modello di sviluppo del secondo (clever together), che è coinciso con i piani dichiarati e pubblicizzati di sviluppo globale, sostenuti delle varie organizzazioni internazionali. Anche il Green New Deal dell’Unione Europea, ad esempio, è un programma inserito all’interno del quadro dell’Agenda 2030. Tuttavia lo scenario autoritario, sebbene non dichiarato, era ugualmente annunciato, come vedremo, e sicuramente previsto, vuoi come complemento del primo, vuoi come piano di back up in caso di mancata realizzazione entro i tempi stabiliti della tabella di marcia prevista della globalizzazione.

Malthusiani per la decrescita

Quale vantaggio si può trarre da uno scenario previsto del tipo autoritario-post pandemico? Anzitutto un quadro futuro di forte integrazione pubblico-privato, dove il potere giuridico-coercitivo degli Stati si unisce al servizio del massimo profitto privato (integrando l’unico elemento carente agli apparati privati del capitalismo finanziario) sarebbe una ghiotta occasione per estendere il proprio potere e la propria capacità di penetrazione nella società da parte di gruppi di interesse privato. Per certi versi assomiglia allo stadio di capitalismo avanzato, fortemente autoritario, descritto nel romanzo fantapolitico di Jack London Il Tallone di ferro, d’altra parte è il modello attualmente rappresentato dalla Cina: superata la fase comunista o maoista, essa rappresenta un modello integrato di capitalismo di Stato, che garantisce profitti privati in un contesto totalitario, di controllo dell’informazione, in assenza di sindacati e organizzazioni diverse da quelle autorizzate, senza diritto di sciopero e in condizioni di totale controllo, controllo aumentato oggi vieppiù dallo sviluppo di tecnologie digitali sempre più invasive della privacy, al punto da far pensare che l’attuale stato pandemico sia stato una sorta di test per tali forme di controllo. Abbiamo visto come tale shift verso un modello cinese di società è stata con largo anticipo previsto dal documento della Rockfeller Foundation. Curioso anche osservare come il magnate filantropo George Soros, abbia del resto affermato nel 2016 che «la Cina deve porsi alla guida di questo Nuovo Ordine Mondiale, creandolo e possedendolo, allo stesso modo in cui gli Stati Uniti possiedono l’ordine attuale» 24.

Il logo della Agenda 2030

Questo desiderio da parte di gruppi di pressione, think tank, e centrali di potere transnazionali per resettare (sul piano formale) le costituzioni democratiche, in particolar modo occidentali, con tutto il loro apparato di limitazioni e vincoli di diritti e libertà per l’individuo contro il potere centrale, e le democrazie partecipative (a livello sostanziale) che potevano rappresentare un ostacolo alle riforme neoliberiste, non è cosa nuova. Tale progetto, sia pure in forme differenti", si organizza intorno agli ’70 del Novecento, per opera di un think tank che fu alla guida della prima fase della globalizzazione: la Trilateral Comission 25 26, fondata dall’onnipresente H. Kissinger, ispiratore di un trentennio di politica estera statunitense, dal politologo Zbigniew Brzezinski e dallo stesso David Rockfeller. La Trilateral è stata un contenitore di interessi plutocratici e oligarchici che ha guidato diversi esperimenti di arretramento delle democrazie secondo varie modalità dalle più dirette, sostengo e organizzazione dei colpi di Stato in Cile 27 e in Grecia 28 con la dittatura dei Colonnelli, sino al sostegno al poi fallito Golpe Borghese 29 in Italia, sia indirette attraverso il softpower, e l’ingegneria politica. In questa seconda strategia rientrano i metodi manipolatori di contenimento di quelli che sarebbero ritenuti dagli oligarchi degli eccessi di democrazia (Hungtinton).

Tali esperimenti furono condensati programmaticamente nel Memorandum Powell (1971) dove si teorizzava la cooptazione del mondo accademico e dei media e della ben più complessa opera The crisis of democracy (1975). Quest’ultima, dal sottotitolo esplicito "Rapporto sulla governabilità delle democrazie alla Commissione trilaterale" fu commissionata dal suddetto influente pensatoio oligarchico a tre politologi: Michel Crozier, Samuel P. Huntington e Joji Watanuki, nella duplice funzione di manifesto programmatico e di manuale operativo per il contenimento e la regressione delle strutture democratiche tradizionali occidentali, considerate come troppo di sinistra o paradossalmente troppo democratiche. Tali progetti di attacco alle democrazie non sono affatto rimasti sulla carta ma sono stati tradotti in tecnica ed applicati, lungo trent’anni di avvenimenti storici che ne mostrano la sistematica applicazione:

1) riduzione dell’interesse dei cittadini alla partecipazione democratica;

2) de-ideologizzazione della sfera politica;

3) trasformazione dell’individuo da cittadino in consumatore (processo avvenuto grazie al riflusso e all’edonismo degli anni ‘80;

4) dirottamento del dibattito politico su binari predeterminati consentiti;

5) cooptazione dei sindacati;

6) controllo dei media. Il tutto con il fine di impedire il funzionamento della stessa democrazia in un punto cruciale: che possa servire l’interesso collettivo anziché quello privato di pochi³º.

L’Italia è stata uno dei laboratori della sperimentazione di queste strategie.

Sullo sfondo, l’obiettivo di lungo termine di tali azioni programmate, resta, nelle parole dello stesso David Rockefeller all’incontro del Club Bilderberg a Baden Baden³¹ (1991):

«Una sovranità sovranazionale esercitata da una élite intellettuale e da banchieri mondiali è senza dubbio da preferirsi senza esitazioni alla tradizionale autodeterminazione delle nazioni»³².

Disegni per far superare le democrazie, in modi diretti o indiretti, sono dunque oggetto di studi di importanti pensatoi oligarchici e centrali di potere, legate al contesto della globalizzazione. Non dovremmo stupirci se un nuovo step fosse stato prima teorizzato, e poi sperimentato. Una tale strategia potrebbe prevedere il ricorso allo stato d’eccezione schmittiano, alla ben nota modalità d’azione della shock strategy, quella del sollevare problemi, reali o percepiti, e poi vendere soluzioni: in questo caso la scelta politica contrabbandata, e resa più facilmente accettabile e come richiesta dalla situazione, che in larga parte è essa stessa creata dalla narrazione e dall’uso solo apparentemente scientifico dei dati. Tale finalità dovrà essere perseguita insieme ad un totale asservimento dei media e degli opinion maker (in questo caso gli esperti) che dovranno presentare tali risposte politiche al grande pubblico secondo la modalità del TINA (there is no alternative) tatcheriano: una modalità manipolatoria della comunicazione politica che presenta una delle tante possibili scelte pubbliche come l’unica strada percorribile.

Ora, noi possiamo affermare che uno scenario di allarme sanitario pandemico, generalizzato, è stato già dichiaratamente programmato come nuova strategia per conseguire ulteriori attacchi alle democrazie (e in parte alle sovranità degli Stati nazionali) in favore di una governance globale che risulterà essere autoritaria e tecnocratica. Nel 2009, lo stesso anno dell’influenza suina, il banchiere e futurologo J. Attali, l’eminenza grigia di diversi presidenti francesi da Mitterand a Macron, in una sua intervista su L’Express, elogiava la maggiore efficacia di una crisi pandemica rispetto a una tradizionale crisi economica per l’attuazione di un governo mondiale post-nazionale (anche qui è quasi esplicito il riferimento a crisi pilotate o eterodirette, e giammai spontanee o casuali, quale vettore di shock strategies). Affermava Attali:

«La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti). Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica [ovviamente riformata, nota nostra].

La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti, poiché essa farà emergere, meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato. E, anche se, come bisogna ovviamente sperare, questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi – inevitabile – si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un’equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà per questo, organizzare: una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale. Si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero governo mondiale.

È del resto con la creazione dell’ospedale che è cominciata in Francia, al XVII secolo, la realizzazione di un vero e proprio Stato»³³.

Insomma il ben noto discorso in favore del governo unico mondiale, già indicato da Rockefeller come sovranità sovrannazionale dei banchieri, e ora presentato come panacea e risposta alle crisi. Che tale discorso sia stato pronunciato il 13 Maggio 2009 lascia capire che si sperasse già allora in una grande pandemia shock.

Nel 2013 lo storico della medicina Patrick Zylberman pubblicava Tempêtes microbiennes. Essai sur la politique de sécurité microbienne dans le monde transatlantique. Questo libro, non tradotto in italiano, ma fatto conoscere al grande pubblico dal filosofo Giorgio Agamben prevedeva che la sicurezza sanitaria, fin ad oggi rimasta ai margini della sfera politica sarebbe di lì a poco diventata parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. Sarebbe interessante scoprire come un tale postulato verrebbe argomentato visto che la biologia umana, virale e batterica, sono rimaste pur sempre le stesse, fatta eccezione per le possibilità tecniche offerte dall’ingegneria genetica. Ma questo studio futurologico prevedeva che la biosicurezza sarebbe diventata il pivot dei futuri scenari politici.

Questo quadro si articolerebbe su:

1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema [corsivo nostro];

2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica;

3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity).

Sembra esattamente il quadro in cui attualmente le politiche pubbliche di diversi Paesi, in seguito all’allarme lanciato dall’OMS si stiano indirizzando.

Agamben 34 aggiunge nel descrivere tale quadro distopico e di terrore sanitario:

«In questione è il disegno di un paradigma di governo la cui efficacia supera di gran lunga quella di tutte le forme di governo che la storia politica dell’occidente abbia finora conosciuto. Se già, nel progressivo decadere delle ideologie e delle fedi politiche, le ragioni di sicurezza avevano permesso di far accettare dai cittadini limitazioni delle libertà che non erano prima disposti ad accettare, la biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica. Si è così potuto assistere al paradosso di organizzazioni di sinistra, tradizionalmente abituate a rivendicare diritti e denunciare violazioni della costituzione, accettare senza riserve limitazioni delle libertà decise con decreti ministeriali privi di ogni legalità e che nemmeno il fascismo aveva mai sognato di poter imporre».

Si fa riferimento a politiche di restrizione delle libertà costituzionali e giuridiche, come già quelle adottate con in Patriot Act, in nome della sicurezza nazionale in seguito agli attacchi dell’11 Settembre. Tuttavia qui si delinea una minaccia ancora più spaventosa, perché fa leva – aggiungiamo noi – su paure ben più ataviche quelle delle malattie infettive epidemiche, sedimentate nell’inconscio collettivo europeo legate alla peste, o al colera, ma oggi irrazionali perché circoscritte ad un ciclo storico non più esistente, a condizioni igienico-sanitarie, alimentari, mediche e scientifiche oggi ampiamente superate. Il fallimento numerico e statistico dei precedenti quattro allarmi pandemici lanciati dall’OMS, paure ampiamente ingiustificate.

Si apre lo scenario per far accettare, sul piano politico e, surrettiziamente sul piano giuridico, di legislazioni d’urgenza o come più spesso è avvenuto in vari Paesi, di decretazioni d’urgenza, spesso in modo illegittimo e irregolare, anteponendo disposizioni amministrative ai diritti fondamentali, e costituzionali, o a leggi ordinarie. Tale sovversione dello Stato di diritto, andata in scena con varia intensità o gravità a seconda dei Paesi che hanno aderito al progetto pandemia è molto più importante del dato immediato, reversibile, dell’urgenza, quanto per la pericolosità del precedente: con la prospettiva che diventi una consuetudine giurisprudenziale accettare certe mostruosità normative. Queste ultime si sono spinte infatti sino al punto di mettere in discussione decenni se non un secolo e più di civiltà giuridica occidentale: la libertà di spostamento (i governi hanno deciso, in forme più o meno dure) il confinamento in casa dell’intera popolazione (misura inaudita e mai pensata prima, in secoli di storia della medicina e del diritto), della libertà personale (obbligo di indossare dispositivi, mascherine etc.), di sottoporsi a test (in alcuni casi obbligatori), misurazione di parametri biomedici per accedere a spazi pubblici, confinamento forzato dei malati o dei positivi, nei casi più estremi riconoscimento facciale e videosorveglianza (Cina), situazioni analoghe a certe previsioni del documento della Rockefeller Foundation. Tutto questo per un’emergenza estremamente sovrastimata, per un quadro che sin dall’inizio molti tecnici valutavano paragonabile all’influenza stagionale 35 36 37 38, sebbene il quadro di allarme fosse totalmente ingigantito dalla sistematica opera di infodemia e bombardamento comunicativo, soprattutto in alcuni Paesi - Italia in primis - mentre in altri, refrattari alla narrazione del Covid, tale azione dei media è stata più marginale: tale asimmetria, oltre alla marcata disparità nei tassi mortalità fra Paesi, essendo uno dei principali indizi di artificialità del fenomeno. Vari Paesi hanno testato, durante il lockdown vari strumenti di controllo della popolazione, come i codici QR, molto usati nei Paesi dell’Europa orientale. Uno dei più distopici dispositivi politici è stata l’idea dell’uso di app di tracciamento su smartphone per ricostruire i contatti dei positivi e intercettare i futuri contagiati da sottoporre a isolamento sotto controllo dell’autorità (in Israele, un tale dispositivo, hackerato, ha determinato l’arresto ingiustificato di circa 12mila persone 39). L’uso di queste app, si è rivelato facilmente inutilizzabile anche vista la disparità giuridica fra uno Stato totalitario come la Cina, e le costituzioni democratiche occidentali dove l’obbligatorietà di una tale dispositivo, teoricamente desiderato dai progettisti di questo test politico, non è stata percorribile. Di fatto il tracciamento bioinformatico, sebbene sviluppato anche sulla base di un pacchetto di strumenti UE 40, si è rivelata inutile e rifiutata dalla maggior parte dei cittadini. Le tecnologie digitali di contact tracing a loro volta erano preludio a una ben peggiore forma di controllo, l’identità digitale, associata alla vaccinazione di massa (su cui torneremo a breve), da conseguire come obiettivo finale del nuovo scenario biopolitico. Tale progetto chiamato ID2020 41, faceva capo all’Alleanza per l’identità digitale, nata nel 2015 quando organizzazioni private e pubbliche si sono associate a tale progetto con l’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità della vita tramite lo sviluppo dell’identità digitale. Il progetto era gestito da una corporation che collabora con varie agenzie delle Nazioni Unite, ONG, enti governativi e imprese di vari Paesi. Nella lista dei partner finanziatori troviamo, tra i tanti, Bill Gates con la Microsoft, come pure l’immancabile Rockefeller Foundation e la GAVI 42 (l’Organizzazione Mondiale della Sanità, UNICEF, la Banca Mondiale, diverse industrie farmaceutiche, la Fondazione Bill & Melinda Gates, tutti attori che avremo modo di nominare più volte nel corso di questo studio). Questo progetto includeva la possibilità di creare database digitali collegati biometricamente all’individuo, che avrebbe potuto essere marchiato con un tatuaggio basato sulla tecnologia Quantum-dot 43 a inchiostro intelligente, quale alternativa più agevole rispetto al microchip umano. Tale soluzione, fortemente invasiva, bioeticamente aberrante, avrebbe potuto essere impiegata in chiave discriminatoria, ed esempio limitando i diritti alla mobilità e allo spostamento delle persone non vaccinate. Ovviamente questa eventualità, impiegabile per implementare l’obbligo vaccinale, possibilità difficilmente non intuita dai suoi ideatori, è tuttora presentata dai media come una conspiracy theory. Altra teoria della cospirazione, ma stranamente convincente, il fatto che la malattia Covid-19, oltre che per il suo anagramma ufficiale COrona VIrus Disease, può essere interpretata con Certificate Of Vaccination IDentity. Può apparire surreale o troppo fantasioso, eppure, non si è forse parlato, durante il lockdown, quale condizione per tornare a lavorare liberamente, di un certificato di immunità 44 45? Eppure l’incostituzionalità di tali elementi, in diversi ordinamenti occidentali è palese, e tali idee sembrano siano state rapidamente destinate a venire archiviate. Del resto se si è pensato di poter rendere obbligatoria una app di tracciamento per poter uscire dal confinamento o lockdown, difficile non pensare che per qualcuno tali soluzioni potessero ugualmente essere rese obbligatorie.

Anche la presunzione di poter introdurre una vaccinazione di massa obbligatoria per tutta la popolazione fa sorgere non pochi dubbi bioetici: sarebbe una violazione del Codice di Norimberga e della Convenzione di Oviedo, ma è evidente che nell’attuazione di nuovo odine securitario biopolitico si punta a sovvertire o a derogare a un modello precedente basato sui diritti umani, l’inviolabilità della persona, sulla responsabilità personale, sul diritto naturale, e sostituirlo con una visione di controllo governativo e pubblico sull’individuo in nome di scelte pubbliche ritenute superiori, del prevalere del collettivo sull’individuo, infine sul paternalismo e la riduzione delle libertà individuali.

Un tale attacco alla tradizione del diritto naturale giunge fino a pensare, in nome di un regime sanitario isterico e invasivo, di violare il domicilio 46 47 o separare forzatamente i malati dalle famiglie 48 , stravolgendo i vincoli naturali oltre che il senso comune. Anche l’ineffabile George Soros dimostrò un pensiero condiviso, a quanto pare, arrivando a sostenere che fosse il momento di abolire la famiglia 49 come istituzione (idea peraltro a suo modo espressa anche nei testi di Attali sulla società futura). Altri obblighi, piuttosto assurdi come distanziamento fisico (ma di fatto sociale, per rendere bene il senso di tale operazione sottile sul piano psicologico), il vietare la stretta di mano, la separazione e l’allontanamento, la perdita di attività usuali (in certi casi come in Italia la proibizione di svolgere attività fisica, peraltro con ricadute psico-fisiche nefaste, e controproducenti ai fini della salute) denotò una volontà di riscrittura e condizionamento della socialità umana, un’operazione di sradicamento e condizionamento in un quadro di vera, e inquietante, ingegneria sociale.

L’attacco alle tradizioni liberal-democratiche e ai loro presupposti giuridici fu paventato sin dall’inizio non da marginali gruppo di attivisti per i diritti umani o dal circuito alternativo e complottista ma dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet che denunciò il rischio di una catastrofe di diritti umani, violazione dello Stato di diritto dai danni incalcolabili 50. In Italia, qualche infelice arrivò persino a chiedere di introdurre reati d’opinione contro chi mettesse in discussione la realtà o l’entità della pandemia 51, come il governatore del Veneto Luca Zaia. I controllori dell’informazione avevano del resto già pronta l’accusa con cui etichettare il pensiero critico: negazionismo e negazionisti, non facendosi mancare neppure l’arma di condizionamento della facile gogna mediatica.

Quanto a una deriva autoritaria o dittatoriale, per giunta con mezzi pretestuosi, e sotto una direzione organizzata internazionalmente, furono magistrali le parole dell’arcivescovo di Astana, mons. Athanasius Scheneider sin dall’inizio dell’allarme in Occidente:

«L’economia privata è stata seriamente pregiudicata. A quanto pare, dopo la crisi provocata dal Covid-19, lo Stato avrà un’influenza maggiore nella direzione della vita economica e nel possesso di proprietà. Esiste il rischio che venga instaurata una forma di comunismo di Stato. Un’altra conseguenza nefasta di questa crisi e del confinamento è il manifesto e crescente controllo dello Stato sulla vita privata dei cittadini. Vi sono prove di dichiarazioni di politici di vari paesi sull’introduzione di un vaccino obbligatorio per tutti i cittadini. Tuttavia, la conseguenza più dolorosa è la proibizione del culto cattolico pubblico. Le drastiche misure di sicurezza sanitaria sono evidentemente sproporzionate, dato che il tasso di mortalità di questo virus è paragonabile alle forme forti di epidemia influenzale che si sono verificate periodicamente negli ultimi anni. In molti paesi il tasso di mortalità del Covid-19 è inferiore a quello dell’influenza stagionale. In Kazakistan, per esempio, abbiamo avuto sinora solamente 32 casi di decessi causati dal Covid-19, su una popolazione totale di 18 milioni di persone; la maggioranza delle vittime erano persone anziane o con malattie croniche preesistenti. Il personale medico è stato anche testimone di casi di falsificazione del numero di persone infette dal Covid-19. Alcuni esempi: secondo i dati ufficiali del governo tedesco, durante l’epidemia di influenza cronica del 2017-2018 si sono registrati 25.000 decessi in 4 mesi, mentre il numero di decessi per Covid-19 è arrivato a 6.800 in 3 mesi; se aggiungiamo un altro mese, la cifra potrebbe arrivare a un massimo di 8.000. Secondo i dati ufficiali, in Germania il tasso di mortalità del Covid-19 è solo un terzo di quello dell’influenza di tre anni fa. Questi dati dimostrano da soli che le misure adottate sono sproporzionate. È sospetta anche l’orchestrazione della paura e del panico pubblici attraverso i mezzi di comunicazione, messa in atto con una strategia unificata in sintonia col pensiero unico, eliminando le voci dissidenti come in un’autentica dittatura. Il linguaggio dell’informazione è chiaramente allarmista e rivela un carattere propagandistico. I metodi e i contenuti usati nella redazione di notizie sul Covid-19 e le misure di contenimento sono stati omogenei persino nei loro più piccoli dettagli nella maggioranza dei paesi del mondo, come se fossero stati organizzati da un organismo centrale. Tutti questi elementi così evidenti mostrano in modo più che sufficiente che in molti paesi le proporzioni di casi di decessi provocati dal Covid-19 non superano il panorama che offrirebbe una forma cronica di influenza stagionale, e che questa situazione viene utilizzata come strumento per propositi più ampli, senza poter escludere la possibilità dell’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale diretto da strutture ideologiche centrali» 52.

Carlo d’Inghilterra con il Principe Harry

Riteniamo molto centrata questa lettura, estremamente sintetica nel definire diversi punti critici di questa vicenda.

Vi è un secondo e forse più importante target, rispetto agli obiettivi di biopolitica ora individuati, obiettivi forse solo parzialmente raggiunti, e comunque in modo non permanente. Oltre alla regressione sul piano sociale e politico degli individui, non si deve dimenticare l’effetto delle soluzioni vendute ai governi, sotto il profilo economico: quanto meno il tentativo di un analogo arretramento economico. Non solo dunque autoritarismo, controllo della popolazione tramite il fanatismo, la paura, la mobilitazione di massa, e l’emergenza come forma di governo, ma anche possibilità di una ristrutturazione economica globale. Non una supposizione: già intorno ai primi di Giugno, in piena pandemia (anche se ormai senza più decessi con cui spaventare, in USA e in Europa) il Forum Economico di Davos annunciava un Grande Reset 53 54 55 dell’economia mondiale e i contenuti forum di Gennaio 2021. Fra i partecipanti il Principe Carlo d’Inghilterra ha annunciato:

«Abbiamo un’occasione d’oro per cogliere qualcosa di buono da questa crisi [COVID-19]. Le sue onde d’urto senza precedenti potrebbero rendere le persone più ricettive alle grandi visioni del cambiamento» 56.

Dunque una crisi molto opportuna. Dalle fonti riportate si capisce in che direzione voler dirottare l’economia: in uno scenario somigliante allo smart together del documento citato della Rockfeller Foundation, quello di una deindustrializzazione e di un’economia basata sulle tecnologie digitali, chiaramente enunciata dall’Agenda 2030, attraverso successivi Green New Deal. Questa almeno la facies pubblica e presentabile di tale disegno. Tuttavia, l’utopia green dei plutocrati ha un costo, e degli aspetti su cui si pone meno enfasi comunicativa per il grande pubblico. Come presupposto un po’ meno dichiarato all’aspirazione verso una tecnocrazia globale possibilmente ecologica e sostenibile, vi è il depopolamento mondiale. Un tempo popoli numerosi erano necessari sia per la potenza militare sia come esercito industriale e per garantire produzioni a basso costo. Oggi, per il capitalismo avanzato, in gran parte finanziario e soprattutto sostenuto da un’industria sempre più automatizzata, grandi masse di popolazione sono solamente uno spreco di risorse, inutili, non produttive, inquinanti e, specie nei Paesi avanzati, fonte di spesa sociale per il Welfare state, che l’agenda neo-liberista ha gradualmente cercato di ridurre.

Il giornalista Maurizio Blondet, nel suo libro Gli Adelphi della dissoluzione (1994), anticipava tali future strategie e aspirazioni dei potentati industriali, in una conversazione con una gola profonda rimasta anonima e che gli consigliava di riportare certe denunce sotto forma di romanzo piuttosto che di un saggio:

«Nel neocapitalismo, da qualche parte è stato deciso: niente più sviluppo economico, basta con lo sviluppo industriale. E anche con la democrazia. A loro non serve più: oggi moltiplicano il denaro con il denaro, non serve produrre più».

Come si vede la coincidenza di reset sia delle democrazie che del modello di sviluppo capitalistico erano, in tale rivelazione, già associate. Ora incontriamo eventi che sembrano spingere simultaneamente verso entrambi gli obiettivi. L’informatore prosegue:

«Le dico il necessario per spiegare il punto. Ci sono degli interessi organizzati e potenti. Postindustriali. Deindustrializzatori. Zero-growth. Ecologisti perché bisogna frenare lo sviluppo industriale. Ieri no, lo cavalcavano. Oggi no, lo devono frenare. Cosi tirano fuori le storie per far paura. The Ozone hole. The Pollution. La sovrappopolazione. Le risorse si stanno esaurendo […]» 57.

Osservando, nella pagina seguente, il grafico dei Paesi (aggiornato al 26 Agosto) maggiormente colpiti da questa pandemia dalla distribuzione piuttosto anomala e asimmetrica, si nota la sovrapposizione delle aree più colpite con quelle di maggiore interesse strategico in questa prospettiva: Paesi avanzati, motori tradizionali dello sviluppo economico, e principali democrazie parlamentari.

Il sito di Maurizio Blondet più di recente riporta una lista di dichiarazioni di un gran numero di depopolazionisti di alto rango, intellettuali, economisti, scienziati, banchieri e capi di Stato; fra di essi D. Rockefeller non manca mai, ed anche la famiglia reale inglese 58.

Poiché il principale motore della crescita della popolazione, della riduzione della mortalità infantile e dell’allungamento della vita media, è la crescita economica, la ricchezza diffusa e la qualità della vita, è necessario per i depopolazionisti far emergere delle trappole malthusiane in grado di far entrare l’economia in una spirale decrescetista, nella speranza che la ricaduta nel lungo periodo coinvolga la demografia. Da qui il mito della decrescita economica, sponsorizzato e sostenuto sin da tempi non sospetti da pensatoi umanistici, ecologisti e filantropici, come Il Club di Roma 59 60 e il Club di Budapest.

Un’agenda di depopolazione può avere una sponda non tanto in una pandemia (quelle con alta percentuale di mortalità non si sono mai verificate in età moderna, si rimane con piccole percentuali, spesso frazioni dell’unità), ma piuttosto con le politiche globali giustificate dalla risposta ad una dichiarata pandemia.

Durante questo evento epidemico del 2020 tutti i governi hanno adottato, dietro la spinta di una mano invisibile (perché nessuna istituzione internazionale lo ha formalmente suggerito), un confinamento globale della popolazione totale, sana (dunque non una quarantena che coinvolge i malati). Ripetiamo si parla di una mano invisibile perché inizialmente l’OMS non ha mai suggerito di adottare una simile misura, tanto che la pagina Wikipedia (una fonte estremamente mainstream) alla voce COVID-19 pandemic lockdowns non fa mai menzione dell’OMS. Successivamente è vero che l’OMS ha sostenuto la possibilità di nuovi lockown 61, tuttavia all’inizio non ne è mai stata pubblicamente la promotrice (anche se in via ufficiosa può esserlo stata), tanto da aver dichiarato, a fine Aprile 2020, che era invece la Svezia (nessuna misura, vita normale), il modello da seguire 62 63 64.

Il blocco totale 65 che, ribadiamo, non è mai esistito nella storia dell’umanità, neppure di fronte a spaventose epidemie del passato, è stata invece la soluzione quasi simultanea adottata da molti governi.

Durante l’influenza di Hong Kong (1968-69) ad esempio, una importante pandemia influenzale (1 milione di decessi circa) nessuno pensò mai che si dovesse fermare il mondo, o distanziare socialmente gli esseri umani. Quello fu anche l’anno di uno dei più grandi eventi collettivi della storia del secondo Novecento, il raduno di Woodstock che ha segnato un’era e che si svolse senza particolari problemi per la salute pubblica.

Il lockdown adattato dalla maggior parte dei Paesi, anche se in forme molto diverse e non sincrone, e la paura correlata e amplificata dai media, ha avuto un effetto devastante sull’economia globale, con picchi più estremi per alcuni Paesi. Sembra quasi che non la pandemia in sé, ma le soluzioni proposte sulla base di questa, abbiano avuto i maggiori effetti. A Giugno 2020 il Fondo Monetario Internazionale dava il PIL mondiale in calo del - 5% e quello italiano del - 12,8 %, ma sappiamo che tali previsioni sono ottimistiche e non complete, perché relative solo ai primi due semestri dell’anno 66. Una fase di squilibrio economico enorme che ha visto il petrolio raggiungere per la prima volta quotazioni negative, e l’oro bucare i massimi storici, arrivando a 52,7 euro al grammo ad Agosto, con un trend al rialzo. È l’inizio di una fase di decrescita strutturale? Il presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab sostiene che:

«I blocchi causati dal COVID-19 potrebbero gradualmente allentarsi, ma l’ansia per le prospettive sociali ed economiche del mondo si sta solo intensificando. Vi sono buone ragioni per preoccuparsi: una forte recessione economica è già iniziata e potremmo affrontare la peggiore depressione dagli anni ’30» 67.

Di sicuro il crollo dei consumi è direttamente proporzionale alla durata del mantenimento dell’allarme e della durezza e pervasività delle misure restrittive. Ma in che direzione ha portato lo shock? Chi ha favorito? Seguendo il principio follow the money, i maggiori fallimenti e le maggiori perdite sono ricadute sulle piccole e medie imprese, l’artigianato e i piccoli esercizi, hanno lasciato invariata la situazione della grande distribuzione, e hanno visto l’esplosione del delivery e dell’e-commerce, e un aumento fino al 400% del capitale dei BigTech, le grandi società monopolistiche dei servizi digitali legati a Internet 68. Non si evidenzia un successo del modello smart di economia digitale e deindustrializzata e l’arretramento economico di grandi masse di piccoli operatori economici, destinati a sparire? Le misure anti-covid erano davvero finalizzate a ridurre le perdite di vite umane, o non piuttosto a farle drammaticamente aumentare nel lungo periodo? Ed inoltre, sono state guidate da principi di ordine strettamente sanitario o non sono state il pretesto mascherato per una strategia di shock economy?

Possono esservi stati poi degli obiettivi anche di medio periodo dietro questa operazione: l’accumularsi di una bolla speculativa che ormai aveva decuplicato quella della crisi del

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Operazione Corona

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori