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Il piccolo paranoico
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E-book111 pagine1 ora

Il piccolo paranoico

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Info su questo ebook

Filippo soffre di ansia e pensa che il mondo stia remando contro di lui; decide così di intraprendere un percorso di psicoterapia. Attraverso i dialoghi terapeutici - ispirati a reali colloqui di terapia breve - il lettore prende parte al cambiamento del piccolo paranoico: vivrà nuove esperienze attraverso cui imparerà a gestire la rabbia, trasformare le lamentele in obiettivi, essere artefice - anziché vittima - delle proprie aspettative... scoprendo che l'unica paranoia lecita è l'anti-paranoia, ovvero ritenere che il mondo stia complottando per il suo bene.
LinguaItaliano
Data di uscita27 nov 2020
ISBN9791220228114
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    Il piccolo paranoico - Bernardo Paoli

    Bernardo Paoli

    Il piccolo paranoico

    Ai valoriali

    È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità

    di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

    Antoine de Saint-Exupéry

    1

    | Poniti la domanda del Come peggiorare |

    | Scrivi lettere di rabbia |

    Buongiorno Filippo.

    (Fa un sorriso ampio) «È un piacere conoscerla.»

    Va bene se ci diamo del tu?

    «Sì, certo.»

    Grazie. Mi rendi la vita un po’ più semplice. (Gli sorrido) Cosa ti ha spinto a contattarmi?

    «È da tanto che ci penso. Sono mesi che tentenno, perché è da un po’ che so di avere bisogno di aiuto. Poi ho visto che lei fa terapia a distanza e mi sono detto: ‘Perché no?’. Posso farle un quadro generale?»

    Certo.

    «Sono uno studente universitario. Sono abbastanza bravo: prendo bei voti e mi impegno molto nello studio. La mia difficoltà è nei rapporti con gli altri. Ho tanti amici che mi cercano, ma io sono tendenzialmente un tipo solitario. Gli altri mi danno quasi fastidio. Cioè…» (Parla muovendo molto la testa e passandosi più volte la mano tra i capelli) «… mi chiamano, mi cercano, mi telefono. Io però spesso non rispondo, o faccio finta di essere impegnato. In realtà è perché ho l’ansia… A volte proprio non li sopporto… li vorrei, ma non li vorrei.»

    Cos’è che non sopporti di loro?

    «Posso essere sincero con lei… con te?»

    Perché, preferisci raccontarmi cazzate?

    (Ride) «No, no.»

    Parla liberamente ogni volta che vuoi.

    «Penso che la maggior parte delle persone siano stupide.»

    Sei in buona compagnia allora: anche Odifreddi dice che il 90% degli italiani è stupido.

    (Parla con enfasi) «Ma sono miei amici, santo Dio! Non dovrei pensarlo! Però lo penso, e vorrei che non fosse così.» (Torna a tormentarsi i capelli) «Mi sento una persona spregevole… se dicessi a tutti quello che mi passa per la testa rimarrei da solo.»

    Ti faccio una domanda.

    (Sembra calmarsi) «Ok.»

    Cosa ti piacerebbe accadesse grazie alla terapia? Facciamoci la fantasia che io sia davvero in grado di aiutarti. Arriviamo alla fine dei nostri incontri – pochi, dato che faccio terapia breve – e alla fine dici tra te e te: ‘Santo Bernardo, menomale che l’ho chiamato!’. Cosa dovrebbe accadere perché tu possa arrivare a pensare così? Cosa dovresti aver ottenuto?

    «Vorrei dimenticare del tutto una storia d’amore che è andata male.»

    Come si chiama?

    «In realtà sono due.»

    Ok. Come si chiamano?

    (Rimane un attimo in silenzio) «Ti dispiace se non ti dico il loro nome?»

    Mmh. Non puoi neanche dirmi le iniziali?

    «Quello sì. B. e S.»

    Belle ma Stronze.

    (Ride) «Sì.»

    Com’è che non puoi dirmi il loro nome?

    «Al solo pronunciarlo mi vengono delle reazioni fisiche strane.»

    Addirittura.

    «Mi viene una fitta al fianco.»

    Una spina nelle carni. (Annuisce) Interessante. Va bene: le chiamiamo B. e S. Quale delle due è la peggio?

    «S.»

    La più bella delle due?

    «Sì, esatto»

    Bèl Satàn.

    (Ride) «Sì.»

    Cos’ha combinato per farti così male?

    «Ma nulla. So di essere io il problema. Sono davvero esagerato. Ci siamo frequentati per un po’ ma lei non era convinta. A un certo punto ha deciso di interrompere e io l’ho vissuto come un affronto personale.» (Ride imbarazzato) «Tanto per farti un esempio: ho smesso di andare all’università per settimane, perché ero convinto che tutti pensassero di me che sono uno sfigato. Poi lei era troppo bella per me.»

    Ah, troppo bella? Perché non sei un bel ragazzo anche tu?

    (La faccia si contrae in una smorfia) «Alcuni giorni mi dico che sono bello, altri giorni mi faccio schifo. Quando mi sveglio, se guardandomi allo specchio mi sento uno straccio, torno a letto e non vado a lezione.»

    E non ti creano problemi le assenze che fai?

    «Non c’è obbligo di frequenza..»

    Ho capito. Senti, prima di approfondire l’argomento B. e S. vorrei chiarirmi su un punto. Quando dici che le persone ti mettono ansia, è perché pensi che sei tu a essere difettoso, a cui manca qualcosa, oppure pensi che siano gli altri a comportarsi male, che siano gli altri a essere quelli sbagliati?

    (Guarda verso l’alto in cerca della risposta) «Mmh. Un po’ tutte e due.»

    Ma se dovessi scegliere una sola opzione?

    (Indugia un po’) «Forse il problema sono un po’ più gli altri. Cioè sono io quello difettoso, ma gli altri è come se me lo facessero pesare.»

    Quindi se le altre persone fossero un po’ più rispettose dei tuoi tempi, delle tue modalità, se ti mettessero meno pressione, se fossero un po’ più aperte, disponibili, propositive e soprattutto un po’ più intelligenti, avresti meno ansia.

    «Sì. Direi di sì.»

    Questa cosa ti era già chiara da tempo o ci stai pensando meglio adesso che te lo sto chiedendo?

    «In modo così nitido adesso.»

    Bene. Torniamo a B. e a S. Pensi a loro tutti i giorni?

    «Soprattutto a S. Perché è quella che mi ha traumatizzato di più. Come ti dicevo lei è davvero molto bella; mi teneva in pugno. Sai il gioco del gatto e del gomitolo? Lei teneva in mano il gomitolo e io ero il gatto che le correva dietro. Mi sentivo sempre inferiore. Con lei avevo spesso l’ansia, anche se non gliel’ho mai detto… cercavo di nasconderla il più possibile… Guarda, non so neanche come raccontartela perché ho vissuto la storia con S. senza respirare, in continua tensione.»

    Eri molto innamorato?

    «Se essere innamorato significa ossessionato, sì.»

    Cosa ti teneva legato a lei?

    «Mi sentivo bene a averla accanto… mi sentivo arrivato.» (Ride nervosamente) «Anche questa è una cosa stupida, ma mi faceva fare bella figura.»

    Tipo ‘ragazza–immagine’.

    «Eh sì…» (Ride ancora nervosamente) «… devo essere onesto con te fino in fondo, altrimenti non mi serve averti chiamato.»

    Giusto. Hai ragione.

    «Era diventata davvero un’ossessione. E lo è ancora. Come

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