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Storia filosofica dei secoli futuri

Storia filosofica dei secoli futuri

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Storia filosofica dei secoli futuri

Lunghezza:
35 pagine
28 minuti
Editore:
Pubblicato:
Nov 23, 2020
ISBN:
9791220226103
Formato:
Libro

Descrizione

Storia filosofica dei secoli futuri è un breve romanzo filosofico e fantapolitico del 1860 scritto da Ippolito Nievo. È considerato uno dei principali romanzi italiani ottocenteschi anticipatori della fantascienza.
Tratteggia la storia futura dell'Italia dall'anno 1860 al 2222. Pur presentandosi in veste satirica e umoristica, l'opera di Nievo tocca temi politici, sociali e culturali di grande rilievo e anticipa numerosi fatti storici futuri, tra i quali l'unificazione italiana, il traforo del canale di Suez, la colonizzazione dell'Egitto, la fine del potere temporale dei papi, la guerra franco-tedesca del 1870, la laicizzazione della cultura, la nascita dell'Unione europea, l'invenzione di robot o esseri artificiali (chiamati "omuncoli", "uomini di seconda mano" o esseri ausiliari), la diffusione dei narcotici, l'alienazione e l'anomia della società contemporanea.

Nel romanzo è descritta la storia futura dell'Italia dall'anno 1860 al 2222. In questo lasso di tempo, Nievo descrive i passaggi epocali dei periodi:

Dalla Pace di Zurigo alla Pace di Lubiana
Dalla Pace di Lubiana alla federazione di Varsavia (1960)
Dalla federazione di Varsavia alla rivoluzione dei contadini (2030)
Creazione e moltiplicazione degli omuncoli (2066-2140)
Dal 2180 al 2222, o il periodo dell'apatia
I periodi corrispondono ai capitoli e vengono chiusi da un Epilogo.

Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – mar Tirreno, 4 marzo 1861) è stato uno scrittore, patriota e militare italiano.
Il suo "Le confessioni di un italiano" è considerato uno dei romanzi più importanti del Risorgimento Italiano.
 
Editore:
Pubblicato:
Nov 23, 2020
ISBN:
9791220226103
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Storia filosofica dei secoli futuri - Ippolito Nievo

Epilogo

Introduzione

La scienza delle analogie ha donato alla terra l’America ed al cielo i pianeti di Leverrier. Essa somiglia a quelle donne, nate per regnare nei balli e nei teatri, di cui ognuno contesta la bellezza, salvo poi a caderne innamorati alla prima occasione. Eterna e sempre giovane erede di Paltone, essa batte colle ali dipinte di iride gli ultimi confini dello scibile umano, mentre la scienza sperimentale, tabaccona contemporanea di Galileo, incespica ad onta de’ suoi occhiali nei ciottoli della strada postale. Onore a chi se lo merita.

Io ho osservato che i giardinieri, procurando alle piante una vicenda artificiale e prematura di stagioni, ottengono delle fioriture anticipate. Le rose sbocciate nel calor della serra a mezzo l’inverno raccontano coi loro profumi alle sorelline, addormentate ancora, la storia d’un anno che per queste è ancor da venire. Non è poca pazienza la mia l’aver osservato codesto. Chi si cura ormai delle rose nell'anno di Palestro e di Solferino? Ma è ben più maraviglioso che ne ricavassi le deduzioni che ne ricavai.

Su per su gli uomini somigliano alle piante, e le piante agli uomini. Tutti siamo parenti nell’atto creativo universale e nella materia del lavoro. Perché non si potranno ottenere anche nel processo del pensiero umano delle fioriture anticipate? Che la filosofia e la chimica siano venute al mondo proprio per nulla? Io non ho mai creduto una tale bestialità. Mi consultai con Liebig, con Schelling, con Cagliostro e col professor Gorini: indi intrapresi quel fortunato esperimento che m’accingo a descrivervi.

Presi mezz’oncia di fosforo e una dramma di plutonio, i due elementi di cui si compone l’intima semenza umana; li mescolai ben bene e tolsi dalla dose quella particella infinitesima che forma probabilmente lo strumento passivo dell’intelligenza. Diluito in seguito quest’atomo arcano in una bottiglietta di buon inchiostro nero inalterabile, e versato l’inchiostro sopra una carta convenientemente satura per mezzo del magnetismo animale di volontà e di pensiero, ne ricavai due grandi pagine d’un nero lucente e perfettissimo. Qui cominciava la parte meccanica e delicata del grande esperimento. Assoggettai quella carta alla temperatura media condensata e avvicendata di trecentosessantatré inverni e di trecentosessantatré estati. Il miracolo si operò appuntino; la fioritura pensante di tre secoli avvenire fu ottenuta con tal precisione, che sfido un critico tedesco a trovarci di che ridire. Come su un negativo fotografico alle levature di nitrato d’argento, comparvero dapprima

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