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La genesi della Shoah

La genesi della Shoah

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La genesi della Shoah

Lunghezza:
58 pagine
49 minuti
Editore:
Pubblicato:
22 ago 2020
ISBN:
9788726582659
Formato:
Libro

Descrizione

Dalle origini dell'antisemitismo europeo all'orrore dei campi di sterminio, la trasformazione di un'ideologia in aberrante realtà. La decisione di "far scomparire" il popolo ebraico dalla terra, la determinazione di decidere chi deve e chi non deve abitare il pianeta, spinta alle sue ultime conseguenze, segna la specificità di un'impresa, unica a tutt'oggi, tesa a modificare la configurazione stessa dell'umanità. Quali sono state le tappe delle politiche razziali nella Germania nazionalsocialista? E quali sono state le responsabilità degli Alleati? Dalle prime uccisioni sul fronte orientale per mano delle Einsatzgruppen ai rastrellamenti nell'Europa occupata, fin dentro l'inferno di Auschwitz, Treblinka, Betzec, Sobibór, Majdanek e Chelmno: un racconto che offre molteplici risposte a decenni di domande su come la Shoah sia stata possibile nel secolo del trionfo della "modernità", e su come il massacro degli ebrei d'Europa abbia potuto concretamente avere luogo in tutte le sue fasi, dalla concentrazione all'eliminazione.-
Editore:
Pubblicato:
22 ago 2020
ISBN:
9788726582659
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La genesi della Shoah - Fiammetta Bianchi

La genesi della Shoah

Copyright © 2020, 2020 Fiammetta Bianchi and SAGA Egmont

All rights reserved

ISBN: 9788726582659

1. e-book edition, 2020

Format: EPUB 3.0

All rights reserved. No part of this publication may be reproduced, stored in a retrievial system, or transmitted, in any form or by any means without the prior written permission of the publisher, nor, be otherwise circulated in any form of binding or cover other than in which it is published and without a similar condition being imposed on the subsequent purchaser.

SAGA Egmont www.saga-books.com – a part of Egmont, www.egmont.com

Vienna, 1908

Davanti alla facciata bianca, imponente, della biblioteca, il giovane abbassò gli occhi, quasi intimidito. Questione di pochi attimi, perché la rabbia che aveva dentro gli fece superare la soglia a passo spedito, marziale. Camminava impettito, la schiena dritta e il petto in fuori nel tentativo di mascherare, per quanto possibile, la bassa statura che fin da bambino l’aveva reso oggetto di scherno da parte dei ragazzi più grandi. Tutta gente stupida, priva di valore, incapace di vedere la sua grandezza dietro le apparenze. L’avrebbero capito, di questo era certo, ma quando fosse successo sarebbe stato troppo tardi. Anche per quegli idioti dell’Accademia di Belle Arti che lo avevano respinto due volte.

Aveva lasciato il suo luogo di nascita, Braunau sull’Inn, nel 1907 per venire a Vienna a inseguire un sogno che si era rivelato una chimera. Ma era destinato a qualcosa di grande, lo sapeva. Doveva solo aspettare il suo momento.

«Buongiorno, Adolf!»

L’addetto della biblioteca ormai lo conosceva per nome e lo salutava come un vecchio amico. O come un nipote, vista la differenza di età tra i due.

Il giovane Hitler ricambiò il saluto e, appoggiandosi sul bancone, scrisse su un foglio il titolo del volume che avrebbe consultato quel giorno. In tutti quei giorni trascorsi tra una biblioteca e l’altra della capitale austro-ungarica aveva coltivato gli interessi più disparati: magia, occultismo, storia, economia. E politica.

Particolare ammirazione aveva destato, in lui, Georg Ritter von Schönerer (1842-1921), politico austriaco che si opponeva agli Asburgo, al liberalismo, alla chiesa cattolica. E che sognava l’annessione dell’Austria all’Impero Tedesco.

Quando il bibliotecario tornò, Adolf prese il volume e lo ringraziò. Poi andò a sedersi il più lontano possibile dagli altri frequentatori della biblioteca. Non voleva essere disturbato da nessuno. Nella sua mente laboriosa, metodica, stava germinando qualcosa. Qualcosa che aveva a che fare con la grandezza del popolo germanico e con l’ostilità verso gli ebrei. Qualcosa, che Vienna era troppo piccola per contenere.

Monaco, 1919

La rabbia lo stava divorando. Sei anni prima, quando aveva lasciato Vienna per Monaco per trovare la sua strada da vero tedesco, Adolf non avrebbe mai creduto di potersi sentire ancora così. Nell’agosto del 1914 era scoppiata la guerra e lui si era sentito felice. L’occasione era finalmente giunta e si era arruolato volontario sotto le bandiere di re Luigi III di Baviera. Aveva rischiato la vita nelle trincee, era stato ferito nella battaglia della Somme, aveva superato la paura, ricacciandola negli anfratti più nascosti del suo cuore, aveva provato l’esaltazione delle scariche di adrenalina. Si era sentito vivo, come quando dipingeva. E forse, chissà, la guerra e l’arte si somigliavano più di quanto avesse mai pensato. Poi, era arrivato quel maledetto novembre 1918. E lui, per l’ennesima volta, si era sentito tradito. Più ci pensava e più sentiva l’odio crescere. E l’odio aveva bisogno di un nemico, un nemico vero, concreto, come quello che aveva incontrato sul campo di battaglia. Il nemico doveva essere fatto di carne e ossa e doveva essere responsabile della disfatta del popolo tedesco.

Gli ebrei.

Erano loro il nemico. Loro che si erano arricchiti speculando e avevano infiltrato tutti gli strati della vita pubblica. A Vienna lo aveva visto chiaramente. Per quello aveva deciso di trasferirsi a Monaco. Ma se nemmeno la guerra era servita, anzi, il nemico ne era uscito addirittura rafforzato, allora ci voleva qualcos’altro.

Con l’ebreo non si può scendere a patti, ma solo decidere: o tutto o niente!

E Adolf entrò in politica. Del resto, non c’era che

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