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Passione sotto la neve (eLit): eLit

Passione sotto la neve (eLit): eLit

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Passione sotto la neve (eLit): eLit

Lunghezza:
180 pagine
2 ore
Pubblicato:
Nov 2, 2020
ISBN:
9788830521490
Formato:
Libro

Descrizione

Pace e tranquillità: ecco tutto ciò che desidera l'ex Marine Jake Hunter. Quando però la madre, pratica e professionale, gli manda da Boston la sua assistente Cassidy Moore, per risolvere una vecchia questione di famiglia, esplode il caos. L'attrazione reciproca sfugge infatti al controllo dei due, favorita dalla tormenta di neve che li isola insieme sulle montagne del Montana. Quattordici mesi dopo, Cassie non sa come dire a Jake che la loro focosa avventura ha avuto una deliziosa conseguenza molto concreta! Sarà ancora una volta la madre di lui a metterci lo zampino, dato che la sua intromissione convincerà Cassie a raggiungere il neopapà, giusto in tempo perché una nuova tempesta invernale li costringa ancora una volta a una forzata, seducente vicinanza.
Pubblicato:
Nov 2, 2020
ISBN:
9788830521490
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Maureen Child ha al suo attivo più di novanta tra romanzi e racconti d'amore. È un'autrice molto amata non solo dal pubblico ma anche dalla critica, infatti è stata nominata per ben cinque volte come migliore autrice per il prestigioso premio Rita.


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Anteprima del libro

Passione sotto la neve (eLit) - Maureen Child

Immagine di copertina:

martin-dm / iStock / Getty Images Plus

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

The Cowboy’s Pride and Joy

Harlequin Desire

© 2014 Maureen Child

Traduzione di Giuseppe Biemmi

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

© 2015 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-3052-149-0

1

«Se Boston si scomoda a venire in Montana non è un buon segno.» Jake Hunter corrugò la fronte, fissando un punto distante.

«Sei sempre stato troppo duro con tua madre.»

Jake girò il capo per guardare l’uomo più vecchio al suo fianco. A settantacinque anni, Ben Hawkins non stava più dritto e impettito come un tempo. Ma aveva ancora una folta chioma di capelli bianchi come la neve, dei penetranti occhi azzurri e un volto segnato dalle intemperie e abbronzato dagli anni passati a lavorare sotto il sole.

«E tu sei sempre stato troppo tenero con lei.»

Ben scacciò il commento con un mezzo sorriso.

«È mia figlia.»

«Già.» Jake annuì. «In ogni caso, se va tutto come promesso, questa sarà l’ultima volta che Boston si presenta qui per qualcosa che non sia una pura visita ai parenti.»

«Scusa se te lo richiedo, ma sei proprio sicuro di questo?» Ben si alzò il bavero del giaccone attorno al collo per ripararsi dal freddo vento autunnale. «Voglio dire, non si torna indietro da quello che intendi fare. Tu stai per rinunciare ai diritti che vanti nell’attività messa in piedi dalla tua famiglia.»

«Oh» lo rassicurò Jake, «ne sono sicuro. La mia è una decisione maturata nel tempo.» Jake scrollò la testa. «La Hunter Media non mi interessa, né mai mi è interessata.»

Cosa che irritava alquanto sua madre che, comunque, non si era mai data per vinta al riguardo e che aveva sempre confidato nel fatto che Jake le subentrasse un giorno nella conduzione della società avviata dalla famiglia del marito. Non per niente, Elise Hawkins Hunter era una donna determinata.

Ben fece una mezza risatina. «Sei sempre stato più testardo di un mulo.»

«Non è questione di essere testardo.» Jake trasse un profondo respiro, avvertendo il freddo intenso che gli arrivò nei polmoni. «È solo che so ciò che voglio. L’ho sempre saputo.»

A quel punto, lasciò correre lo sguardo sul ranch che tanto amava. Era stato il suo sollievo e conforto quando ci veniva da bambino in estate, e anche quando ci era tornato dopo essersi congedato dall’esercito.

Ottobre sulle montagne del Montana era uno spettacolo. Pareva che Dio stesse allestendo uno show subito prima che arrivasse il gelo invernale.

Gli alberi si ammantavano di calde tonalità che andavano dal dorato all’arancione al rosso. Nuvole scure attraversavano rapide il cielo talmente azzurro che ti dolevano quasi gli occhi a guardarlo. Dal recinto per il bestiame e dalle scuderie provenivano i rumori prodotti dai cavalli e dagli uomini che ci lavoravano. E, proprio davanti e un po’ più in basso dell’enorme casa all’interno del ranch che si era costruito, si stendeva il Whitefish Lake, le cui acque cristalline erano contornate da alti pini che ondeggiavano al vento.

La sola vista dello specchio d’acqua contribuì a rasserenarlo, proprio come accadeva quando era bambino. Jake aveva capito fin da subito che quello era il suo posto. Non Boston, dov’era nato e dove la sua famiglia aveva fondato e portato avanti un impero. Ma lì, in montagna, dove suo nonno si era ritagliato una vita che parlava all’animo di Jake come nessun’altra cosa al mondo.

«No» mormorò, con lo sguardo ancora fisso sulle acque cristalline del lago sottostante. «Boston non ha nulla da offrirmi che possa competere con questo luogo.»

«Devo ammettere che concordo» rifletté ad alta voce Ben. «Tua madre invece non ha mai sentito il profondo legame con questa terra che sentiamo io e te.»

Quella semplice affermazione fece sorridere Jake. Forse l’amore per la terra a volte saltava una generazione, pensò. Il ranch apparteneva alla famiglia di Ben da più di un secolo ed era sempre toccato al primogenito subentrare nella gestione della terra che gli Hawkins avevano rivendicato come loro quando erano giunti nel Montana. Fino a sua madre, pensò Jake.

Elise Hawkins Hunter non aveva avvertito il richiamo del ranch. Era nata e cresciuta lì, e ne era fuggita non appena aveva potuto farlo. Al college di Boston aveva conosciuto e sposato il padre di Jake e si era adagiata nel genere di vita che aveva sempre sognato. Niente levatacce per accudire il bestiame. Niente quiete assoluta. Niente solitudine forzata quando il ranch veniva isolato dalla neve.

Lei aveva continuato a venire al ranch per far visita ai genitori e, quando erano piccoli, ci aveva mandato Jake e sua sorella per qualche settimana ogni estate, Boston però era ormai la sua casa come il ranch non lo era mai stato.

Elise era ancora disorientata dalla decisione del figlio di rinunciare all’opulenta raffinatezza della civiltà a favore del lavoro manuale e dei grandi spazi vuoti. Tuttavia Jake aveva un suo gruzzolo. Un patrimonio che aveva accumulato grazie a degli investimenti oculati e a dei rischi calcolati. Non aveva bisogno di incatenarsi a una scrivania per ottenere la sua fetta di Hunter Media.

La madre probabilmente non avrebbe mai compreso la sua decisione, ma alla fine l’aveva accettata.

«Dunque, quando arriva l’assistente di tua madre?»

«Dovrebbe arrivare oggi e, con un po’ di fortuna, domani se ne sarà già tornata a Boston.»

«Non capisco perché abbia dovuto volare fin qui per farti firmare delle carte che avrebbe benissimo potuto inviarti via fax.»

«La conosci mamma. Pignola come pochi.» Jake scosse il capo e saltò giù dalla staccionata, lasciando che gli stivali vecchi e usurati affondassero nel morbido fondo del recinto. «Vuole che tutto sia fatto in modo formale e la sua assistente è autorizzata ad autenticare la mia firma.»

«Estremamente efficiente» ammise Ben. «D’altra parte, tua mamma, oltre che pignola, è sempre stata pratica.»

Pratica. Pignola. E cocciuta. C’era una parte di Jake che ancora non si capacitava che la madre avesse rinunciato a convincerlo a tornare a Boston. Tuttavia che si fosse o meno rassegnata non aveva importanza, no? Perché lui non sarebbe tornato. Il Montana era la sua casa ormai. Il suo rifugio. E non vi avrebbe rinunciato per niente al mondo.

Dopo un’ora passata a stringere saldamente il volante, Cassidy Moore aveva le dita delle mani indolenzite e le nocche le erano diventate bianche. Guidare inerpicandosi su per le montagne era più impegnativo di quanto avesse pensato. Magari se la strada stretta fosse stata dritta invece che tutta a tornanti, non sarebbe stato così male. Invece era tortuosissima e, come non bastasse, appena oltre il ciglio della carreggiata c’erano delle impressionanti scarpate.

Se avesse saputo in che razza di avventura stava imbarcandosi, avrebbe cercato di noleggiare un carro armato all’aeroporto di Kalispell invece della berlina a trazione integrale che stava guidando.

«Oh» disse rivolta a se stessa, «perfino un carro armato farebbe fatica su questa strada.»

Scherzi a parte, chi aveva costruito quella dannatissima strada non avrebbe potuto farla un po’ più larga? Ogni volta che incrociava un altro mezzo, sobbalzava alla prospettiva di una manovra sbagliata. L’unica nota positiva era che non si era nel cuore dell’inverno. «Immagina se ci fosse stata anche la neve!»

Il solo pensiero le fece venire la pelle d’oca. In condizioni normali, probabilmente avrebbe apprezzato quel tuffo nella natura esaltata dai colori autunnali, ma la minaccia incombente di finire a fondovalle e di trovare una misera morte le impediva di apprezzare le bellezze del paesaggio circostante.

Cassidy era fuori dal suo ambiente e lo sapeva. Nata e cresciuta a Boston, non si era mai spinta a ovest del confine del Massachusetts. Era abituata ad autostrade trafficate, vie affollate e ai semafori a ogni singolo isolato. Nel suo mondo, gli edifici altissimi creavano delle specie di canyon in piena città e il suono strombazzante dei clacson assicurava che non calasse mai il silenzio. Eppure, ci si trovava benissimo. Per fortuna, dove stava andando si sarebbe fermata un’unica notte e l’indomani avrebbe ripreso il volo per Boston con l’incartamento firmato proprio come desiderava la sua datrice di lavoro.

Abbandonata la strada principale, seguì un viale in terra battuta in forte pendenza. Quando sbucò da sotto la volta ad arco formata da alcuni alberi, si limitò ad arrestare l’auto, spegnere il motore e guardarsi attorno.

Mio figlio si rifiuta di lasciare il suo piccolo ranch, le aveva detto la sua titolare. Quindi devi recarti da lui per fargli firmare queste carte.

Piccolo ranch.

Scrollando il capo, Cassidy scese dalla macchina e subito barcollò quando i tacchi le affondarono sul fondo in ghiaietto sotto ai suoi piedi. Ritrovato un minimo di stabilità, fece un giro su se stessa, lasciando scorrere lo sguardo sui dintorni prima di tornare a concentrarsi sul piccolo ranch. Non aveva niente di piccolo. D’accordo, l’unica esperienza che aveva in materia di ranch era quella ricavata dai film passati in seconda serata. Quello, però, non era un posto ordinario. La casa di Jake Hunter era un vero e proprio palazzo in montagna.

Disposta su due piani, l’abitazione padronale era in legno, con delle enormi vetrate a tutta parete sulla facciata che assicuravano una vista privilegiata sul lago.

I pini lambivano quasi la casa dando come la sensazione che la stessa, più che un’intrusione, facesse parte del paesaggio. C’erano anche altre casette disseminate nella proprietà, indubbiamente occupate dai dipendenti del ranch. Fortunati loro, pensò Cassidy, dato che non riusciva a immaginare come si potesse fare i pendolari su e giù per quella montagna.

«Buongiorno, giovane signora.»

Sorpresa dalla voce profonda proveniente proprio dalle sue spalle, Cassidy si voltò così rapidamente che un tacco le scivolò, facendole perdere l’equilibrio. L’uomo di una certa età però fu lesto a far scattare una mano e ad afferrarla per il braccio, evitandole una mortificante caduta.

«Non volevo spaventarla» si giustificò quello, riservandole un mite sorriso.

Doveva essere sulla settantina, ma aveva uno sguardo sveglio e un viso assai vissuto per via della prolungata esposizione all’aria aperta. Il sorriso era cordiale e parlava in modo affabile.

«Scusi» disse, tendendo la mano. «Non l’avevo sentita arrivare. Piacere, Cassidy Moore.»

Lui le prese la mano nella sua e le diede una stretta vigorosa. «Lei deve essere la nuova assistente di Elise» affermò, annuendo, quindi aggiunse: «Io sono suo padre, Ben Hawkins».

«Ha i suoi stessi occhi.»

Il sorriso gli si allargò. «Ha i miei occhi, ma grazie al cielo tutto il resto lo ha preso da sua madre, che Dio l’abbia in gloria.» Fece un passo indietro e disse: «È venuta per vedere mio nipote, giusto?».

«Sì» confermò lei, grata per il rapido cambiamento di discorso. «Ho dei documenti da fargli firmare.»

«Mia figlia è una maniaca delle scartoffie» affermò lui, quindi spazzò via la cosa con un gesto della mano. «Mi segua pure. La porto da Jake.»

Lei lanciò un’occhiata alla sua auto, pensando alla borsa che si trovava sul sedile anteriore, poi si rese conto di non essere più a Boston e che non doveva temere borseggiatori o simili.

Così seguì a piccoli passi le lunghe falcate di Ben Hawkins.

Cassidy si era vestita per far colpo e adesso ne era pentita. Indossava dei pantaloni neri, una camicetta bianca e una giacca rossa che le arrivava alla vita. Il tacco sette dei sandali neri incrementava decisamente il suo metro e sessantacinque scarso, cosa che in città le dava una certa iniezione di fiducia. Lì, però, camminando sul ghiaietto, le facevano solo agognare le ballerine riposte in fondo alla sacca da viaggio.

Comunque ciò che contava era la prima impressione, e lei aveva voluto presentarsi in veste gradevolmente professionale al figlio del suo capo. Certo, dato il contesto, forse sarebbe stato meglio adottare un abbigliamento più casual, ma pazienza.

«È un bel posto» buttò lì.

«Sì, lo è» concordò Ben, rallentando leggermente l’andatura. «Ci vivo da tutta la vita, tuttavia nei pochi anni da quando ha preso le redini, Jake ha apportato talmente tanti cambiamenti che a volte mi guardo attorno e stento a credere che sia riuscito a fare tutto questo in così poco tempo.»

Lei lo guardò. «Mi sembra compiaciuto.»

«Oh, le sembra bene.» Le strizzò l’occhio. «So che la maggior parte dei vecchi non amano molto i cambiamenti. Invece, per quel che mi riguarda, se non cambi, sei morto. Dunque, quando Jake è venuto definitivamente in Montana, gli ho consegnato il ranch dicendogli: Fa’ quello che vuoi.» Sghignazzando tra sé, aggiunse: «Be’, mi ha preso in parola».

Cassidy decise che Ben Hawkins le era simpatico.

«Ha cominciato subito con il costruire la nuova abitazione principale del ranch» le spiegò Ben, facendo cenno con il capo alla spettacolare casa alla loro sinistra. «L’ha disegnata personalmente e ha dato addirittura anche una mano a realizzarla.»

«È molto carina.»

«Già» concordò lui. «Forse un po’ troppo grande per un uomo solo.»

«Solo?» Lei corrugò leggermente la fronte. «Non vive qui anche lei?»

Ben scoppiò a ridere. «No, io abito là.»

Le indicò un edificio assai più modesto, e lei notò che appariva più vecchio e più radicato delle costruzioni recenti che gli stavano attorno.

«È la prima eretta nel ranch e io la

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