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Nuovo manuale di Cabala

Nuovo manuale di Cabala

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Nuovo manuale di Cabala

Lunghezza:
426 pagine
6 ore
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2020
ISBN:
9788892720756
Formato:
Libro

Descrizione

Il "Nuovo Manuale di Cabala" è un testo strutturato sulla tradizione. La Cabala si pone sempre di più come uno strumento di ricerca spirituale e di auto-realizzazione.
L’unico strumento di ricerca della Cabala è: l'Individuo. La Cabala, viene anche chiamata "Saggezza Segreta", in quanto ogni sperimentazione, viene condotta nella nostra interiorità.
La parola Cabala, dall’ebraico Lekabel che significa “ricevere”, definisce le spinte alle azioni, dal desiderio di ricevere. Il Cabalista, infatti, vuole ricevere ciò che l’essere umano può ricevere.
Giuliana Ghiandelli articola il testo in tre settori fondamentali:
  • La Cabala Teoretica - Metafisica: Tratta i misteri Divini, la struttura dei mondi Angelici, delle Potenze dell’Anima, Sefiroth. Si occupa anche dei problemi posti dalla filosofia, ed offre una struttura concettuale in cui porre ogni idea teologica. L’Albero della Vita, il glifo fondamentale del pensiero cabalistico che rappresenta sotto forma grafica il processo della creazione dell’Universo da parte della Divinità, può, infatti, essere considerato e utilizzato alla stregua di un perfetto strumento di “catalogazione” e “classificazione” della realtà, ma anche una minuziosa e precisa mappa dell’essere umano considerato nella sua interezza di corpo, emozioni, mente e spirito.
  • La Cabala Pratica: È una forma di tipo teurgico-magico, con le tecniche atte ad evocare le potenze soprannaturali. Tra queste tecniche si evidenziano: uso di Nomi Divini, Talismani, Chiromanzia, Fisionomia, Astrologia.
  • La Cabala Meditativa: Si colloca tra questi due opposti. Essa è basata su di una profonda conoscenza della parte Teoretica, ma presuppone anche una certa famigliarità con tecniche particolari che sfiora la Cabala Pratica, i suoi scopi sono però puramente interiori, volti a dare alla persona un’esperienza reale degli stati trascendenti studiati e descritti dalla parte Teoretica.
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2020
ISBN:
9788892720756
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Nuovo manuale di Cabala - Giuliana Ghiandelli

Ghiandelli

©2018

OM EDIZIONI

Tutti i diritti letterari ed artistici sono riservati.

è vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di quest’opera.

Qualsiasi copia o riproduzione effettuata con qualsiasi procedimento (fotografia, microfilm, nastro magnetico, disco o altro) costituisce una contraffazione passibile delle pene previste dalla legge 11 marzo 1975 dei diritti d’Autore.

Stampato in Italia nel mese di Maggio 2018 presso

Graphicolor snc, via Cesare Sisi 2 – 06012 – Cerbara (PG)

OM EDIZIONI

Via I Maggio, 3/E – 40057 Quarto Inferiore (BO) – Italy

Tel (+39) 051 768377 – (+39) 051 767079

info@omedizioni

www.omedizioni.it

ISBN

978-88-94975-03-1

ISBN

e

B

ook 9788892720756

Giuliana Ghiandelli

Nuovo manuale

di Cabala

Questo libro è dedicato alla Dott.ssa Gerarda Buoninconti.

Carissima Gerarda abbiamo passato tante cose insieme,

hanno cercato di allontanarci ma la nostra Amicizia,

sì, con la A maiuscola, ci ha fatto superare anche i momenti più duri.

Sono certa che siamo sorelle Astralmente

e anche con il passare degli anni la nostra amicizia

si è rafforzata e si rafforzerà!

Grazie della tua Amicizia!

Presentazione

Quando Giuliana mi ha incaricato di farle una breve presentazione dandomi da leggere il suo Manuale di Cabala ho accettato, per più di un motivo, primo in quanto la materia è stata ed è una delle mie passioni primarie, secondo, sapendo quanto difficoltoso sia scrivere intorno a tale argomento, per le fonti di difficile reperimento, per la difficoltà di traduzione, e per i pareri discordi sull’uso di nomi, di tradizioni e di credenze, anche per la sete di conoscenza che mi arde dentro, convinto che tale lettura mi avrebbe arricchito non poco, infine spinto dalla curiosità del vecchio esoterico - massone di costatare il livello di conoscenza raggiunto da Giuliana. Apprezzabile è il lavoro certosino delle Origini della Sapienza Cabalistica come ben impostato, per il lettore, l’introduzione dell’Alfabeto Ebraico, come finalmente chiara è, l’esposizione dei giorni della creazione, dove viene ribadito il Shabat, il Sabato, giorno santo per eccellenza, essere l’ultimo in cui il Signore Iddio si riposò e non la domenica. Questa creazione chiamata Olam che ben s’interseca nella descrizione dei Sefirot, fa vedere all’Essere umano l’incommensurabilità di Dio in ogni manifestazione e nello stesso tempo, occulta la Sua presenza allo stesso, pur descrivendolo presente in ogni cosa e luogo, per poi fargli scoprire che Dio è in lui. In conclusione la Cabala altra non è che la rappresentazione delle Forze Spirituali sotto diverse immagini e simbolismi, l’uomo poi, per sua esigenza, materializza le idee tenendo sempre presente il famoso detto … così com’è il Macro tale è il Micro … compiendo tentativi a volte riusciti atti a produrre in se energie di grande valore anche terapeutico. Il materiale qui raccolto darà al lettore le basi necessarie per affrontare con meno difficoltà i testi più avanzati, con la certezza da parte mia che i lettori di questo manuale saranno spinti ad approfondire sempre più in una ricerca che a volte dura tutta una vita.

A te Giuliana il mio

Ad Maiora

Prof. Giuseppe Sabato

Prefazione

Perché la Cabala: "La Cabala è una guida affidabile

che conduce a una comprensione dell’Universo e di se stessi".

Israel Regardie

Il vocabolo Cabala, derivato da una parola ebraica legata alla radice qibel che significa ricevere e da bocca a orecchio, indica in senso stretto un aspetto del misticismo ebraico, ovvero un consistente e complesso corpus di speculazioni sulla natura della divinità, sulla creazione, sull’origine e sul destino dell’anima e sul ruolo degli esseri umani all’interno della creazione. Le esatte origini della Cabala sono perdute nelle nebbie del tempo, ma è indubbio che in questa tradizione siano confluiti elementi filosofici e magico-religiosi provenienti dalla cultura egiziana, greca e caldea. Nessuno oggi potrebbe identificare, ammesso che fosse possibile farlo, il momento esatto della nascita della Cabala: la stessa tradizione vuole che essa sia stata rivelata ad Adamo, il primo uomo, da Raziel, l’Arcangelo della sfera di Chokma, oppure che sia nata dalle disquisizioni di dotti mistici ebrei circa il significato esoterico nascosto dietro il senso letterale delle parole che compongono il Pentateuco, ovvero i primi cinque libri dell’Antico Testamento. I due elementi che maggiormente affascinarono gli antichi mistici ebrei, i cui discorsi avrebbero poi finito con il formare le raccolte di scritti, relativi alle leggi divine, alle leggende ebraiche e ai commenti sulle sacre scritture, conosciute come Talmud e Midrash, furono indubbiamente il primo capitolo del Libro del Profeta Ezechiele, nel quale è descritto il trono di Dio, e il primo capitolo del Genesi, che descrive la creazione del mondo. Questi studi, conosciuti rispettivamente come ma’aseh merkabah e ma’aseh bereshit, portarono alla formazione dell’originale pensiero cabalistico, che ben presto si differenziò dalla comune filosofia dell’Ebraismo per l’enfasi posta sullo studio delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, considerate dai cabalisti come gli strumenti attraverso i quali la Divinità avrebbe creato l’Universo, e sulle pratiche magiche e meditative che sulle lettere stesse potevano essere basate. Inoltre, lo studio sia dei nomi delle entità celesti sia di semplici parole del vocabolario ebraico portava, in base ai significati occulti delle singole lettere, a intuizioni filosofiche e a vere e proprie esperienze mistiche, al punto che alcuni studiosi moderni hanno definito questo tipo di pratiche alla stregua di una vera e propria forma di sciamanesimo mediorientale. Per loro stessa natura, le conoscenze mistiche non possono essere trasmesse e comunicate in modo diretto, ma soltanto attraverso l’uso della metafora e del simbolismo: per questo motivo dunque la pratica della Cabala si basa sulla (e attinge dalla) comprensione, differente per ciascun individuo, dell’aspetto trascendente della divinità. La Cabala potrebbe quindi essere definita come un sistema filosofico ebraico finalizzato al raggiungimento di una personale conoscenza della Divinità: attraverso lo studio degli insegnamenti della Cabala l’uomo può dunque raggiungere una migliore comprensione sia della complessa natura della mente umana che dell’immanente struttura dell’Universo, e attraverso l’utilizzo delle tecniche della Cabala l’uomo può risvegliare le proprie capacità di percezione spirituale e le proprie facoltà latenti. La Cabala ebraica moderna assunse la forma sotto la quale è oggi conosciuta intorno al XIII secolo d.C., con gli scritti di Moses Baal Shem Tov de Leon (morto nel 1305), che pubblicò una serie di trattati conosciuti complessivamente come Sepher ha-Zohar (Il Libro dello Splendore): che essa sia però più antica è dimostrato dal fatto che quello che è considerato il più antico testo cabalistico, il Sepher Yetzirah (Libro della Formazione), che tratta della creazione dell’Universo utilizzando come schema esplicativo l’alfabeto ebraico (e che dunque proprio per l’importanza attribuita alle lettere dell’alfabeto stesso, può essere considerato un testo cabalistico, nonostante il parere contrario di alcuni studiosi), risale al II secolo d.C. Ora, poiché lo stesso vocabolo Cabala indica sì un corpus dottrinale e filosofico ma anche un complesso di pratiche meditative, mistiche e magiche che, all’interno della tradizione ebraica più rigorosa, erano comunicate dai Maestri soltanto a pochi e selezionati allievi, la Cabala è stata a lungo considerata alla stregua di una branca esoterica della religione giudaica, il cui insegnamento era riservato agli individui più meritevoli o che mostravano di possedere le maggiori qualificazioni che li rendessero idonei a ricevere tali conoscenze. Tutto questo potrebbe fare pensare che la conoscenza della Cabala sia rimasta ancora oggi appannaggio di individui nati e cresciuti nell’ambiente giudaico: da secoli invece alcuni aspetti della Cabala sono stati studiati ed applicati anche da individui non appartenenti alla religione ebraica: fin dal XV secolo d.C., infatti, studiosi quali Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Giordano Bruno, John Dee o Enrico Cornelio Agrippa compresero che la filosofia e le tecniche della Cabala, sia di tipo meditativo che di tipo teurgico-magico, potevano costituire per l’uomo occidentale una via spirituale efficace e adatta quanto, per esempio, lo Yoga lo è per l’uomo dell’oriente. Da allora la Cabala è divenuta la pietra angolare della tradizione esoterica occidentale, permeandone e armonizzandone i contenuti grazie alla propria capacità di sintetizzare elementi diversi in un’unica e coerente visione dell’universo e, per assioma ermetico, dell’uomo stesso: si pensi alle opere cabalistiche di Elifas Levi, considerato l’autore che ha dato inizio al revival esoterico dell’ultimo decennio del XIX secolo d.C., o agli insegnamenti dell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata (Hermetic Order of the Golden Dawn), il cui corpus dottrinale codificato da Samuel Liddel MacGregor Mathers era completamente basato sul sistema delle corrispondenze cabalistiche che permettevano di amalgamare in un tutto unico e armonioso elemento proveniente dalla tradizione egizia, ermetica e rosacrociana, o anche agli scritti di Aleister Crowley, che pubblicò una raccolta di corrispondenze cabalistiche intitolandola 777 e il cui sistema di magia cerimoniale, così come esposto nel magnum opus Magia in Teoria e in Pratica (Magick in Theory and Practice) è quasi completamente basato, finanche nella numerazione dei capitoli, sulla sequenza delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e sul loro significato sia immediato che esoterico. Questo è possibile perché l’Albero della Vita, il glifo fondamentale del pensiero cabalistico che rappresenta sotto forma grafica il processo della creazione dell’Universo da parte della Divinità, può, infatti, essere considerato e utilizzato alla stregua di un perfetto strumento di catalogazione e classificazione della realtà, ma anche una minuziosa e precisa mappa dell’essere umano considerato nella sua interezza di corpo, emozioni, mente e spirito. E in questo risiede l’immensa importanza e utilità della Cabala per l’uomo moderno: di là dalle pratiche di sapore magico e di speculazione sul significato mistico dei numeri, che una volta degenerate o male interpretate dall’ignoranza popolare, hanno contribuito a creare l’idea che la Cabala sia un semplice strumento divinatorio adatto solo a interpretare i sogni o a ricavare i numeri giusti per il gioco del Lotto, la Cabala può essere anche un efficacissimo metodo di psicologia e, perché no?, di psicanalisi, utile per l’uomo del XXI secolo come per il suo antenato dei primi secoli della nostra era. Non è quindi un caso che oggi la Cabala sia conosciuta forse più che in qualsiasi altro periodo storico, e che la sua divulgazione sia tale che anche personaggi pubblici del calibro di Madonna abbiano dichiarato apertamente di studiarla e praticarla. Come non è un caso che sistemi psicologici universalmente rispettati e riconosciuti come efficaci, si pensi solo alla Psicosintesi di Roberto Assagioli, siano evidentemente basati proprio su una concezione dell’universo, della realtà, dell’uomo e della sua personalità che è tipica del pensiero cabalistico. In un mondo come quello di oggi, nel quale lo spirito dell’uomo è spesso scosso da una sempre crescente sfiducia nei confronti delle religioni organizzate che pretendono di fornire agli interrogativi della vita risposte semplici e codificate basate su dogmi sclerotizzati nei secoli, in cui l’uomo è costretto a condurre un’esistenza che sembrerebbe allontanarlo sempre di più, stretto nella morsa del materialismo più estremo, dalla ricerca della sua interiore divinità e dalla sua dignità di essere che la Divinità ha creato a propria immagine e somiglianza, la Cabala si pone sempre di più come uno strumento di ricerca spirituale e di auto-realizzazione che, pur nato in un ambiente religioso ben preciso, si è spogliato nel corso dei secoli degli elementi settari che ne potevano limitare la diffusione e l’uso tra chi non apparteneva alla sua cultura religiosa di origine, fino a divenire aconfessionale e adogmatico senza per questo avere perduto la propria efficacia e il proprio potenziale d’impatto positivo nei confronti dell’animo umano.

Massimo Mantovani

Rav Melchior

Equinozio d’Autunno, 2004

Prefazione alla Nuova Edizione

Dall’inizio del tempo, se esiste il tempo, l’uomo ha posto domande sulla propria origine e sul senso e dell’intero universo, la cui risposta é sempre stata impossibile da credere certa. Eppure é stata creduta, da gruppi umani per tratti temporali, per periodi, in corsi e ricorsi della filosofia. Le civiltà umane si sono organizzate in religioni intorno alla risposta ultima che va creduta senza ombra di dubbio: il dogma. Dogma della fede, dogma imposto prima e preservato poi nei secoli da ogni clero, ora qui ora là, in paesi ed epoche differenti ma sempre con un comune denominatore: la propria verità é più vera e più importante di tutte le altre, ed é una verità salvifica. L’unica vera verità sembra essere la paura del nulla dopo la morte fisica, la confusione emozionale di fronte alla vastità dell’universo e del tempo, di fronte alla profondità della coscienza e lo spavento degli inferni terrificanti che siamo in grado di generare. La religione ci fornisce miti di cui nutrire il nostro potere immaginale, il nostro profondo bisogno di provare amore assoluto e devozione, ci salva dalla necessità di trovare risposte, di trovare rimedi, di pensare. Persino la scienza, che pur nasce dalla ricerca quindi dalle domande ma tenta qualche risposta, qualche nuova scoperta, nell’opinione pubblica ha attualmente assunto un ruolo dogmatico-religioso, di detentrice della vera verità, quando ha dato solo risposte parziali ed incerte, continuamente ridiscusse. Questo mentre si susseguono forme di cultura sempre più inter-incluse nell’epoca della comunicazione globale, multietnica, contaminata e trasversale. Sempre più confuse. Qua e là si delinea qualche nuovo paradigma di pensiero, più accettabile dalla società contemporanea, perché senza paratie, senza binari tracciati dai più autorevoli, nel regno delle domande e del dubbio l’essere umano é inquieto, in preda ad un malessere indefinibile, profondo, esistenziale, senza cause apparenti. Appare come un animale completamente disadattato. Le piante delle foreste e dei prati, gli insetti come i mammiferi in tutta la loro bellezza, i pesci nelle acque diverse e gli uccelli che attraversano i venti, tutti impegnati nelle loro occupazioni, nessun animale é tanto tormentato quanto l’essere umano, guarda il cielo e misura le orbite delle stelle. Eppure attraverso il tempo l’uomo ha anche tramandato strane conoscenze, scienze e codici, incomprensibili ai non addetti, connesse con le forze cosmiche, la vita universale, le dimensioni soprannaturali, o meglio extrasensoriali perché a mio avviso tutto ciò che avviene nella natura é naturale anche quando non é percepito dai nostri sensi. Queste conoscenze poco comprese dalla mente umana, apparentemente inutili per sbrigare le faccende più immediate, sono state avvolte dal fascino del mistero, a tal punto da essere considerate sacre, rivelate dagli antenati degli antenati, provenienti dalle stelle del cielo. Addirittura rivelate dagli Dei agli uomini loro amici, loro servitori fedeli. Alcune di queste conoscenze sono divenute tradizioni utilizzate come gli alfabeti, i sistemi di numerazione o di calcoli geometrici, sempre si tratta di codici che sviluppano sistemi ripetibili. Altre sono state sommerse dentro libri che raccontano storie interessanti ma non sempre edificanti, scritti non si sa da chi, che tra le righe, tra le parole, nascondono segreti cifrati che possono essere scovati solo da chi sa riconoscerli secondo griglie segrete, ricevute con insegnamenti segreti, che contengono segreti terribili e impronunciabili che non devono essere rivelati. Quanti segreti! Questi libri hanno attraversato il tempo quasi indenni, con qualche ritocchino qua e là, sono stati il perno intorno al quale disegnare le religioni, riservando l’interpretazione segreta all’alto clero e . . . a qualcun altro che nel clero non é entrato o ne é uscito, chissà. La storia arcaica ci racconta che ogni Dio ha scelto con cura il suo sacerdote, servo e portavoce, ma non ci dice che tutti i sacerdoti hanno avviato religioni o scritto libri. Si delinea l’origine del concetto di esoterismo: ciò che non é per tutti, anzi é per pochi, anzi pochissimi, favoriti, talentuosi, speciali, iniziati ai segreti dei libri dell’origine, iniziati ai codici. Questa tradizione ramificata, strisciante come un serpente primordiale, é stata tramandata a costo della vita durante le tante persecuzioni e inquisizioni avvenute contro i dissidenti ai governi e alle loro religioni, contro il libero pensiero. In questo modo le popolazioni sono sempre state mantenute in uno stato di governabile ignoranza, così che la conoscenza é sempre più divenuta appannaggio di pochi. Dai testi che ci sono giunti, si può facilmente evincere che in altre epoche erano considerate misteriche, esoteriche, conoscenze come la geometria, la scrittura, la matematica, l’astrologia, l’agricoltura con l’osservazione dei cicli lunari e delle stagioni, le proprietà delle piante e delle pietre. Testi mistici e scientifici nello stesso tempo, dove il lettore impara a muoversi attraverso dimensioni insieme materiali e simboliche. Poi vengono rubati, dissacrati, venduti, divulgati e tutto si confonde: dove c’era conoscenza come dono e rivelazione, diviene interpretazione fuorviante, torbidume, superstizione, e l’esoterismo diviene argomento da salotto, brivido da illusi e illusionisti, guerra di maghi ignoranti, fiera delle vanità. Vorrei citare Helena Petrova Blavatsky: I misteri del Cielo e della Terra, rivelati alla terza razza dai loro istruttori celesti ai tempi della sua purezza, diventarono un grande centro focale di luce, i cui raggi s’indebolirono necessariamente quando si diffusero spargendosi su un terreno non congeniale, perché troppo materiale. Con le masse, essi degenerarono in Stregoneria, assumendo in seguito l’aspetto di religioni exoteriche, d’idolatria piena di superstizioni, . . . — La Dottrina Segreta 2: 281. Quei frammenti di luce della conoscenza, eco di stelle lontane, dove possiamo ritrovarli ? quei codici che ci pongono in un contatto misterioso che suono hanno ? e se troviamo qualcosa con quali occhi lo leggeremo ? gli stessi che leggono distrattamente il giornale al tavolo del bar, o indicazioni stradali o pettegolezzi sui rotocalchi? Forse sapremo inventare occhi nuovi per un guardare antico, anzi arcaico, o forse ci sembrerà troppo lunga la strada per ritornare a casa, troppo complicato il viaggio. Ci potrebbe aiutare un manuale, scritto da qualcuno che ha viaggiato prima di noi, che ha respirato il clima delle stelle e lo viene a raccontare.

Santa Sofia M., 26 gennaio 2018

Vittoria Fornari

Introduzione

Le leggi della natura e il posto occupato dagli esseri umani nel mondo, unitamente al loro comportamento, sono fonte di studio da parte di scienziati e filosofi. Nonostante i loro notevoli strumenti di ricerca e le loro avanzate specifiche conoscenze, quello che gli è restituito, è una immagine del mondo oscura e confusa. Anche se la scienza ha fatto progredire la Società, non può e non riesce a capire l’interiorità degli individui e, soprattutto, non riesce a misurare in modo scientifico i loro comportamenti. Alle domande: Chi siamo? Perché ci troviamo in questo mondo? Continueremo a vivere dopo la morte? In questo mondo, viviamo uno stato continuo di pressione, anche se alcuni di Voi possono trovare sollievo, a volte solo temporaneamente, in alcune discipline orientali, oppure ridimensionando la sofferenza, eliminando le attese e i desideri. Metodi utili, possono essere: la meditazione, l’esercizio fisico, il controllo dell’alimentazione, l’esercizio mentale; questi metodi di controllo, possono aiutarci a vivere più serenamente, per avere minimizzato le attese, anche se, però, nonostante tutto, rimangono i conflitti dell’Individuo, con i suoi desideri ancora aperti. La vita ci insegna che, da dove sorgono i nostri desideri e la fonte è inesauribile, mentre sono assai limitate le risorse per poterli soddisfare. Proprio questo è il motivo, per cui non si riesce ad evitare il dolore completamente. È proprio da questo punto, che si avviano le ricerche della Cabala. È proprio attraverso la Cabala, che possiamo trovare le risposte, alle domande fondamentali della vita, dove scivola il problema della sofferenza, su quel piano diverso da quello quotidiano, questa sofferenza deriva dal fatto, che se anche raggiungiamo gli obiettivi prefissati, subito si può presentare un altro desiderio, che impedisce di godere del successo ottenuto, rinnovando così la sofferenza. Ognuno a modo nostro, cerchiamo di rispondere a quelle domande, mentre la vita quotidiana ci mette di continuo alla prova, che alcuni di noi le vivranno a livello cosciente, mentre altri inconsciamente. La Cabala, si rivolge a quelli che cercano di risvegliarsi e vogliono sviluppare la percezione del mondo spirituale. La Cabala, è quindi un preciso e scrupoloso metodo, d’investigazione del mondo e un insegnamento, che permette l’entrata nei mondi spirituali. L’unico strumento di ricerca della Cabala è: l’Individuo. La Cabala, viene anche chiamata Saggezza Segreta, poiché ogni sperimentazione, è condotta nella nostra interiorità. La parola Cabala, dall’ebraico Lekabel che significa ricevere, definisce gli stimoli alle azioni, dal desiderio di ricevere. Da tutto ciò si può rilevare, che colui il quale inizia a studiare la Cabala, desidera approfondire la sua natura, utilizzando il metodo già dimostrato nel tempo ed anche molto accurato. Ricerca quindi l’essenza della propria vita, avvalendosi dei: sentimenti, dell’intelletto, del cuore. Chi si avvicina a questi studi, non deve avere doti particolari, ma, sicuramente, gli sarà sviluppato un desiderio di conquistare un altro senso: quello spirituale. Il Cabalista, infatti, vuole ricevere ciò che l’essere umano può ricevere.

Buon lavoro!

Giuliana Ghiandelli

Tradizione cabalistica

Il tracciato storico della Cabala, dalle sue origini sino ai nostri giorni, si avvale delle notizie fornite dai Cabalisti e dai Rabbini come appaiono nei testi della Tradizione Ebraica Ortodossa. I risultati accademici più recenti affermano che la Cabala è entrata a far parte di studi universitari in Israele così è studiata e discussa con interpretazione scientifica. Alcuni ricercatori laici sovente contrastano le nozioni esposte dalla tradizione cabalistica vera e propria in particolare quando si tratta di datare o dare attribuzioni ai testi antichi. La tradizione ortodossa ha sempre evidenziato il bisogno di accompagnare lo studio della Cabala con la pratica delle opere buone e dei precetti religiosi, quindi sviluppare la capacità insita nella Cabala di influenzare e guarire la dimensione emotiva di chi studia quest’affascinante materia, inoltre sviluppare l’intuizione e la comprensione del paradosso per poi riuscire a sperimentare anche delle esperienze mistiche. Degli studiosi laici hanno portato la Cabala all’attenzione di molti, dimostrando l’importanza e la novità sita nei suoi concetti fondamentali, facendola così uscire dall’anonimato. Inoltre, proprio loro, hanno tradotto e pubblicato per la prima volta un certo numero di manoscritti importantissimi quasi dimenticato dagli stessi cabalisti.

Origini della Sapienza Cabalistica

Secondo la tradizione l’iniziato alla conoscenza della Cabala fu lo stesso Adamo. Commentando il verso: "questo è il libro delle generazioni di Adamo". Infatti, si parla del Sefer Ha Zohar, Splendore, come primo testo che introduce l’idea della Cabala, infatti, proprio tramite esso Adamo poté vedere quelle generazioni che nel futuro sarebbero provenute da lui. Dice un brano del Sefer Ha Zohar: Questo il libro delle generazioni di Adamo cioè un vero e proprio libro. Quando Adamo era nel giardino dell’Eden, il Santo, Benedetto Egli sia, gli mandò un libro tramite l’Angelo Raziel che governa i Santi segreti dei mondi superiori e una santa pazienza e settantadue tipi di sapienza potevano venir spiegati suo tramite, espandibili a seicento settanta inscrizioni di segreti superiori. Per mezzo di questo libro e delle sue sapienti parole si potevano conoscere millecinquecento chiavi che non sono state date nemmeno ai Santi esseri che dimorano nei Mondi Superni, tutto ciò era concentrato in questo libro. Quando esso arrivò ad Adamo gli Angeli superiori si radunarono intorno a lui per conoscere e per ascoltare, mentre dicevano: più alto nei cieli è Dio, su tutta la terra è il suo splendorePoiché Adamo peccò e trasgredì il precetto del suo Signore, il libro volò via da lui e Adamo si percosse il capo e pianse amaramente ed entrò nelle acque del fiume Ghion finché queste gli arrivarono al collo e là vi rimase finché il suo corpo si corrose. Allora il Santo, Benedetto Egli sia, comandò all’Angelo Rafael di riportargli il libro. Adamo lo studiò con cura dopo di ché lo diede al figlio Set e a tutte le generazioni dopo di lui, finché esso arrivò ad Abramo che suo tramite poteva contemplare la gloria del suo Signore…". Si afferma che il dolore per avere perso velocemente la condizione paradisiaca nella quale era nato sarebbe stato fatale per Adamo ma grazie alla gioia consolatrice della Sapienza contenuta in quel libro superò questo suo stato di disagio. Infatti, ora Adamo poteva avere accesso, anche se indiretto, alla chiaroveggenza che aveva posseduto nel giardino dell’Eden. A tutt’oggi si ha un piccolo libro chiamato "il Libro dell’Angelo Raziel, il suo contenuto è cabalisticamente importante, infatti, in esso si trovano: nozioni di Astrologia Cabalistica e di Cabala pratica. La Cabala pratica è la disciplina che fornisce istruzioni su come mettere in pratica determinate azioni teurgiche che confinano, in alcuni casi, con la magia. Il Libro della Conoscenza Segreta passò a Set, perché né Caino né Abele ne meritavano l’onore di farne uso. Da Set passò a Henoch, personaggio molto interessante, il suo nome significa educare o iniziare e lo Sefer Ha Zohar lo connette nel versetto: istruisci il giovane secondo la sua via", riferendosi alla via della Sapienza. Il nome Henoch contiene l’esortazione a considerare la Sapienza Esoterica come una parte integrante di qualsiasi processo educativo, dando la possibilità a ognuno di sviluppare la sua capacità ricettiva e il grado di preparazione più idoneo. La Torah dice che Henoch camminò con Dio, espressione oggetto d’interpretazioni diverse. Le tradizioni esoteriche non ebree dicono che Henoch non morì ma che fu assunto direttamente in cielo. Una diversa opinione è quella dei Rabbini, infatti, secondo loro Henoch era un giusto, Tzadik, ma solo in parte. Rashi uno dei commentatori più importanti della Torah affermò che Henoch rimase, infatti, fedele alla leggerezza di opinione, difetto particolare di chi, anche se molto erudito non si assume fino in fondo la responsabilità delle verità scoperte rimanendo invece facilmente influenzabile da opinioni o pensieri di chi è meno colto, intelligente e anche di una morale non proprio cristallina. Proprio a causa di questo motivo Dio decise il suo trapasso prima del tempo. Henoch visse 365 anni, numero simbolico, infatti, si riferisce ai giorni dell’anno solare, ma di parecchio inferiori a quelli che vissero i suoi contemporanei. Questa decisione fu dovuta al fatto che Dio ha voluto evitare che Henoch si trovasse esposto alla profonda degenerazione dell’umanità, infatti, stava per accadere il Diluvio Universale. Il Libro di Henoch fa pensare che si tratti di una tradizione risalente a Caino e non a Set, infatti, si ricorda che il solo studio della Sapienza Segreta, se non è accompagnata dalla pratica dei precetti morali, non può bastare a evitare il processo di degenerazione della coscienza che da sempre minaccia l’umanità. L’esempio in assoluto viene da Adamo, che pur possedendo il Libro Segreto, non riuscì a evitare la "caduta" perché si riteneva sopra la necessità di osservare la regola datagli dal suo Creatore cioè quella di non cibarsi dell’Albero della Conoscenza. Da Henoch il libro passò a Noè che seppe unire la Sapienza pratica delle virtù specie quelle del controllo dell’energia sessuale, questo gli fece meritare di salvarsi dal Diluvio. Nella costruzione dell’Arca Noè mostrò di avere conoscenze esoteriche sublimi, si pensi solo come in uno spazio così limitato riuscì a concentrare tutte le specie viventi, questo fa pensare a una possibile "curvatura dello spazio", come nella fisica moderna si dice si possa verificare solo alla presenza di campi di energia elevatissimi. Come Noè usasse la sua energia a tutt’oggi, è ignoto, ciò è dimostrato da un’interpretazione data dai Rabbini e dal comandamento datogli da Dio: farai una finestra nell’Arca, nel suo significato simbolico di "Luce che, si dice, fosse una pietra preziosa in grado di emanare un forte luminosità. Così Noè meritò di diventare il capostipite dell’umanità attuale e la radice della Sapienza Tradizionale Antica. Noè però dopo il Diluvio commise un grave errore, quello di ubriacarsi del vino ottenuto dalla sua vigna che poi tentò di rettificare facendosi forte delle sue conoscenze e poi cercò di correggere il difetto causato da Adamo per essersi cibato dell’Albero della Conoscenza. La vite con il suo vino per Noè seminò i simboli dell’Albero della Conoscenza, infatti, lo stato di ubriachezza era un’alterazione di coscienza per accedere ai reami più nascosti dove giacciono le radici dei modelli della realtà. Noè quindi aveva ricreato le condizioni di Adamo quando si trovò nel Giardino dell’Eden, sperando così di potere affrontare il problema dell’esistenza del male e del Serpente per poi risolverlo definitivamente. I suoi errori però furono: avere peccato di presunzione nell’essersi fidato troppo di se stesso; avere compiuto le azioni senza che Dio glielo avesse ordinato. Il risultato di tutto ciò fu che prevalsero quelle forze che lui tentava di vincere risucchiandogli la sua parte migliore, tanto che il figlio Cam vide la sua nudità", e dalla tradizione orale, si dice che evirò il Padre per il timore che potesse generare altri figli perché in caso di altri figli avrebbe dovuto spartire la terra che spettava solo a lui. Cabalisticamente si traduce in questo modo: Noè mancò nella sua intenzione della rettificazione dell’energia sessuale cioè il simbolo del Serpente nel giardino, il fallimento costò a Noè la perdita della sua stessa virilità. A causa di ciò il figlio Cam fece al Padre una maledizione. I suoi discendenti furono: Caanan nome che diede al popolo dedito a rituali orgiastici e altre pratiche licenziose; Nimrod, il ribelle, di lui si parla nel mese di Tevet (Dicembre/Gennaio). La vera tradizione passò da Noè al figlio Sem che fu l’unico della sua stirpe a osservare i precetti che Dio aveva trasmesso all’umanità, ed anche una parte dell’alleanza stabilita con Noè alla fine del Diluvio. Particolarmente Shem costituì una corte di giustizia unitamente al suo pronipote Eber, questa corte operava sulla base dei sette precetti dei figli di Noè. Gli insegnamenti erano di trasmettere la tradizione esoterica e i segreti della Cabala. Da Shem il ruolo guida passò ad Abramo, poiché esso aveva il desiderio assoluto della verità e aveva completato importanti scoperte nel campo esoterico, ed è proprio grazie ad Abramo che si conobbero le corrispondenze dello Sefer Yetzirah, il Libro della Formazione. Shem è anche Melkitzedeq che benedì Abramo e gli consegnò le chiavi iniziatiche. Poco tempo prima si era verificato l’episodio della Torre di Babele, particolare importante poiché segna la fine del periodo dove la Conoscenza Esoterica era un tutt’uno e accessibile a molte persone. La Cabala spiega che la costruzione della Torre era il tentativo organizzato di usare la Sapienza Esoterica contro Dio per poi costruire un centro di potere indipendente da Dio stesso. Chi costruì la Torre erano esperti conoscitori di Astrologia e Magia, però in queste scienze cercavano solo la forza e il potere personale. Così Dio decise di confondere il loro linguaggio portando a spezzettare la tradizione in tanti tronconi, dove ognuno possedeva solo una parte della luce originaria. Dopo di ché la conoscenza fu velata, infatti, fu insegnata solo a pochi prescelti. Il Messia figlio di Davide nei suoi compiti ha avuto anche quello di rivelare i segreti della Torah. La Tradizione passò da Abramo a Isacco poi a Giacobbe. I Patriarchi non solo erano già al corrente di tante varietà che Israele avrebbe ricevuto in seguito con la Torah, ma la loro esperienza era nella preghiera e nella meditazione. Il compito della Cabala non è solo una serie di conoscenze metafisiche, se pur profonde e interessanti, ma contiene anche un insieme d’insegnamenti riguardo la Preghiera e la Meditazione. Il Chasidismo all’inizio si basò sulla rivelazione della parte metafisica e si rafforzò grazie alla diffusione di sistemi di Preghiera e Meditazione frutto di esperienze mistiche di generazioni in generazioni di Cabalisti famosi e non famosi. Furono i Patriarchi a istituire le tre preghiere quotidiane che scandiscono la vita degli Ebrei da generazioni. La preghiera di Abramo era quella del mattino: Shaharit che significa "aurora perché si diceva che Abramo si alzava di buon mattino per rispondere alla chiamata di Dio, e simbolicamente è l’inizio del famoso episodio del sacrificio d’Isacco che invita dedicare i primi momenti della giornata al dialogo e alla comunicazione col Divino prima che la vita quotidiana assorba. Isacco, invece, esce a pregare prima di sera è quindi l’iniziatore della preghiera del pomeriggio, Minha che significa offerta infatti, fu proprio Isacco stesso a fare l’offerta sacrificale. Giacobbe è la connessione con la preghiera della notte, Maariv, perché prima di partire da Israele per recarsi a Oriente fece il famoso sogno della scala, sogno che per chi sta crescendo nella via della rettificazione della coscienza anche la notte è un’ottima occasione per lavorare su se stessi per approfondire l’opera della giornata. Al ritorno Giacobbe quando entrò nella Terra promessa visse la lotta con l’Angelo durata tutta la notte e al termine del sogno ricevette il suo nome iniziatico Israel. Ciò dimostra che nella Preghiera e Meditazione devono affrontarsi delle battaglie dove si è messi a dura prova. La catena della Conoscenza Iniziatica passò da Giacobbe a Giuseppe, infatti, Giacobbe preferì confidare i suoi insegnamenti segreti al suo prediletto anziché agli altri figli, perché Giacobbe si riconosceva in Giuseppe più che negli altri figli, intuitivamente sapeva quale sarebbe stato il futuro ruolo del figlio. Il motivo dell’ascesa di Giuseppe in Egitto fu motivato per sollecitare la sua Sapienza su quella dei Maestri Egiziani. Questo non significa che gli altri dodici figli di Giacobbe dovessero rimanere all’oscuro dei segreti sublimi che il padre aveva imparato e usato durante la sua vita. Un episodio midrashico racconta come i fratelli di Giuseppe sapevano materializzare animali viventi utilizzando le tecniche di permutazioni spiegate dal Sefer Yetzirah, Il Libro della Formazione". I sogni che Giuseppe faceva lo informavano di quanto fossero sviluppate in lui le funzioni che appartengono alla Sfera dell’Albero della Vita, Chokma, che s’identifica con l’emisfero cerebrale destro. Non solo Giuseppe era soggetto a sogni interessanti ma sapeva anche interpretarli. In un sogno Giuseppe vide il Faraone che dava udienze seduto su un trono che vi si accedeva salendo settanta gradini, ogni gradino corrispondeva a una lingua quindi gli uditori potevano avvicinarlo solo in misura della lingua da loro conosciuta. Giuseppe la notte prima di incontrare il Faraone, dice la Midrash, un Angelo visitò Giuseppe insegnandogli tutte le settanta lingue del Mondo in modo da permettere a Giuseppe di salire in cima e quindi allo stesso livello del Faraone. Un’interpretazione esoterica di questo episodio è che Giuseppe aveva

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