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L'Atomo dell'Amore: Alla scoperta della Fiamma Gemella
L'Atomo dell'Amore: Alla scoperta della Fiamma Gemella
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E-book403 pagine3 ore

L'Atomo dell'Amore: Alla scoperta della Fiamma Gemella

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Info su questo ebook

"L'Atomo dell'Amore" è uno straordinario libro scritto dalle ricercatrici spirituali Francesca Ollin Vannini e Stefania Gyan Salila Marinelli.
Il libro parla dell'anima gemella o fiamma gemella e del tema delle relazioni.
La via dell'amore è l'unico cammino che porta a dissolvere la ferita primaria da separazione dalla fonte (il punto di luce da cui tutti proveniamo e che rimande dentro di noi in potenziale) e a riportare l'unione dove sono stati eretti muri, deformati i concetti e allontanate le essenze.
Le anime gemelle rappresentano il simbolo di questo cammino di ritorno a casa che non è un posto lontano, ma uno spazio interiore che possiede la natura innata dell'Essere Umano.
È un libro molto approfondito di 330 pagine, che tratta di:
  • La ferita primaria da separazione;
  • Prima che l'anima scelga un corpo;
  • Attivazione delle memorie delle fiamme gemelle;
  • L'illusione della vita sulla terra;
  • Relazioni karmiche e spirituali;
  • La coppia sacra;
  • Lo spazio del cuore: l'essenza;
  • La separazione dalla fonte;
  • Lo specchio divino;
  • Cos'è l'amore;
  • Il processo di unificazione interiore;
  • Superare l'illusione della separazione.
La Terra sta sostenendo un conflitto molto grande, quello generato da una coscienza collettiva di più di sette miliardi di persone che si sentono sole perché vivono separate da se stesse.
È tempo di attraversare questo stato interiore, lasciando svanire l'illusione che la soluzione sia all'esterno, che la ricetta per dissolvere quella mancanza e separazione debba essere ricercata in qualcosa di accessorio, come una situazione o una persona fuori di noi.
Francesca Ollin Vannini e Stefania Gyan Salila Marinelli uniscono le proprie competenze per guidare i lettori alla scoperta del punto interiore da cui emana il nostro campo di espansione che chiamiamo Vita.
Proseguire il cammino di ricerca significa ricontattare il senso di unità tra corpo, anima e spirito, per incarnare in consapevolezza il Cuore Radiante che siamo.
Unendo i loro sentieri di ricerca per diffondere una visione dove gli opposti si arricchiscono a vicenda, annullando i conflitti, le autrici affrontano in questo libro interrogativi importanti, come:
  • Perché esistono così tante persone sofferenti dalla mancanza di amore?
  • Perché non riusciamo a stabilire una connessione sana e fluida con noi stessi?
  • Perché crediamo che solamente un'altra persona possa renderci felici?
  • Perché ci sentiamo così separati e ci mettiamo in fuga dalla nostra stessa vita?
  • Perché sentiamo questo senso di carenza continuo?
Questo libro offre una risposta all'urgenza di quella tematica che crea sempre più sofferenza, e portare chiarezza, ritrovando la strada di casa che permette di scoprire le qualità essenziali naturali dell'Essere che si trovano dentro ciascuno.
LinguaItaliano
Data di uscita8 ott 2020
ISBN9788892720749
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    Anteprima del libro

    L'Atomo dell'Amore - Francesca Ollin Vannini

    Autrici

    Illustrazione di copertina: Monica Tiazzoldi

    Illustrazione Fiamma Gemella: Nicole Zanardi

    La mail: n_orchidea@yahoo.it

    ©2020

    OM EDIZIONI

    Tutti i diritti letterari ed artistici sono riservati.

    È vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di quest’opera.

    Qualsiasi copia o riproduzione effettuata con qualsiasi procedimento (fotografia, microfilm, nastro magnetico, disco o altro) costituisce una contraffazione passibile delle pene previste dalla legge 11 marzo 1975 dei diritti d’Autore.

    Stampato in Italia nel mese di aprile 2020 presso

    Graphicolor snc, via Cesare Sisi 2 – 06012 – Cerbara (PG)

    OM EDIZIONI

    Via I Maggio, 3/E – 40057 Quarto Inferiore (BO) – Italy

    Tel (+39) 051 768377 – (+39) 051 767079

    info@omedizioni

    www.omedizioni.it

    ISBN

    978-88-32299-75-5

    ISBN

    eBook 9788892720749

    Francesca Ollin Vannini

    Stefania Gyan Salila Marinelli

    L’atomo

    dell’amore

    Alla Scoperta della Fiamma Gemella

    Prefazione

    Come possono due fiamme essere gemelle?

    La natura è talmente straripante d’originalità che non fa eguali neppure due cristalli di neve.

    Il dono dell’ineluttabile differenza distingue noi e tutto ciò che esiste. Tuttavia, la ricerca della similitudine ci affama assai di più di quanto la soddisfazione dell’unicità ci sazi.

    Il grado di somiglianza anelata è in un certo senso direttamente proporzionale a quello di intimità. Se una persona ci è molto vicina, sarà come un fratello o una sorella. Se però vuol essere la nostra anima gemella, diventiamo molto più esigenti: la vogliamo proprio come noi. E non nell’aspetto o nei comportamenti, addirittura nell’anima. È senz’altro pretendere l’impossibile da un creato che non ammette repliche, che non ripete mai la stessa creazione.

    A meno che ci rendiamo conto dell’illusione e iniziamo a penetrare più a fondo la realtà. Come in un gioco di prestigio, l’illusione offre due opportunità: lo spettatore la subisce, il prestigiatore la sfrutta. La realtà è la stessa, la consapevolezza fa la differenza.

    In una stanza buia, una candela accesa di fronte a uno specchio produce due fiamme gemelle. Nessuno però cadrebbe nel trucco, proprio perché sappiamo che due fiamme non sono mai gemelle. Sembrerebbero innaturali, saremmo istintivamente consapevoli che l’immagine è riflessa.

    Quando troviamo una profonda similitudine nell’altro, empatia ed amore si muovono dentro noi. Sensazioni di unione, pace e profondo benessere ci pervadono. Le barriere cadono, i confini si avvicinano e i cuori, se vogliamo le anime, si specchiano uno dentro l’altro. Ai nostri occhi appare una fiamma gemella. Sembra naturale, del tutto reale.

    L’amore è il solvente che scioglie le separazioni, elisir d’armonia col flusso della vita. È il gioco di prestigio supremo, come una magia.

    Mancare d’amore significa soffrire di una profonda separazione.

    L’amore senza consapevolezza, però, manca della sua metà.

    Se ce la dimentichiamo, o meglio quando ce la dimentichiamo, crediamo non solo che l’amore dipenda dall’altro, ma anche la sua assenza. Proiettiamo su quel povero specchio, presente o latente che sia, tante di quelle cose che le relazioni e le solitudini presto si trasformano in incomprensioni, conflitti, catene.

    La consapevolezza ci ricorda che la fiamma che vediamo siamo noi stessi e non è l’altro, perché sappiamo bene che due fiamme gemelle non esistono.

    Così, chi ama senza presenza è come lo spettatore che assiste al gioco di prestigio. Vede quel che accade, gli pare magia ma poi se ne va col dubbio dell’ignoranza, rinunciando a capire come quell’apparente miracolo sia potuto accadere.

    Chi l’amore non lo vive sta lontano dal crocchio di gente che assiste allo spettacolo. Rimane per proprio conto, rimuginando valide ragioni e razionali risentimenti, e mastica giudizi su quei poveri meravigliati che si lasciano abbindolare.

    Chi ama con consapevolezza è invece il mago. Sa che l’apparir gemelle è null’altro che riflesso. Ma sa anche che l’illusione non sta nell’amore. Ha scoperto il trucco: l’unica vera illusione è quella della separazione.

    Arshad Moscogiuri

    Introduzione

    Questo libro nasce da un’urgenza. Siamo due ricercatrici olistiche professioniste e da sempre ci occupiamo di diffondere il senso di unità interiore e d’integrazione, vincendo la dualità per scegliere la complementarietà. La via dell’amore è l’unico cammino che porta a dissolvere le separazioni e a riportare l’unione dove sono stati eretti muri, deformati i concetti e allontanate le essenze. Le fiamme gemelle rappresentano il simbolo di questo cammino di ritorno a casa che non è un posto lontano, ma uno spazio interiore che possiede la natura innata dell’Essere Umano.

    La Terra sta sostenendo un conflitto molto grande, quello generato da una coscienza collettiva di più di sette miliardi di persone che si sentono sole perché vivono separati da se stessi. È tempo di attraversare questo stato interiore, lasciando svanire l’illusione che la soluzione sia all’esterno, che la ricetta per dissolvere quella mancanza e separazione debba essere ricercata in qualcosa di accessorio, come una situazione o una persona fuori di noi.

    Così abbiamo deciso di unire i nostri due sentieri di ricerca per diffondere una visione dove gli opposti si arricchiscono a vicenda, annullando i conflitti. Ciò significa trasportare lo stato di coscienza individuale e collettivo dalla sofferenza del trauma della separazione al raggiungimento di una pace interiore, una delle qualità essenziali dell’Anima umana. Questa condizione è fondamentale per zittire la paura, l’ansia che ne deriva, l’irrequietezza che spinge continuamente a cercare fuori ciò che non si riesce a riconoscere dentro.

    Perché esistono così tante persone sofferenti dalla mancanza di amore? Perché non riusciamo a stabilire una connessione sana e fluida con noi stessi? Perché crediamo che solamente un’altra persona possa renderci felici? Perché ci sentiamo così separati e ci mettiamo in fuga dalla nostra stessa vita? Perché sentiamo questo senso di carenza continuo?

    Queste le domande di cui vogliamo sviluppare il sentiero, basandoci sull’esperienza ventennale di vita e di ricerca che caratterizza entrambe. Si tratta di un argomento che tocca punti delicati dell’animo umano, ma ora è il momento di andare oltre e provare a guardarsi dentro con onestà e chiarezza; scoprire che siamo molto di più di ciò che pensiamo.

    Questo libro vuole rispondere all’urgenza di questa tematica che crea sempre più sofferenza, e portare chiarezza, ritrovando la strada di casa che permette di scoprire le qualità essenziali naturali dell’Essere che si trovano dentro ognuno di noi.

    Francesca e Stefania

    FRANCESCA OLLIN VANNINI

    L’atomo

    dell’amore

    Alla Scoperta della Fiamma Gemella

    Parte 1

    1. LA FERITA PRIMARIA DA SEPARAZIONE 15 2. PRIMA CHE L’ANIMA SCELGA UN CORPO 29 3. ATTIVAZIONE DELLE MEMORIE DELLE FIAMME GEMELLE 41 4. FIAMME GEMELLE 49 5. L’ILLUSIONE DELLA VITA SULLA TERRA 57 6. RELAZIONI KARMICHE E SPIRITUALI 79 7. LA COPPIA SACRA 95 8. IL MISTERO 105 9. LE DIFESE CHE METTI A TE STESSO 113 10. LO SPAZIO DEL CUORE: L’ESSENZA 123 11. L’ATOMO DELL’AMORE 131 12. L’ANDROGINO 143 13. LA VIA DELL’ESSERE UMANO 149

    Alla vita che attraverso l’esperienza ha tanto da insegnarci. Alla mia Anima che ha camminato e si è buttata nei buchi neri più oscuri facendoli diventare delle opportunità. Alle persone che mi sono state vicine nei momenti più bui, quelle che sono compagne di cuore, di pianto, di risa, di amore. A Giovanni P. che ha sostenuto il processo con la sua presenza di grande cuore. A Lara per essere la mia cara sorella di vita. Alla mia famiglia che amo tanto e ho ritrovato in uno spazio di amore come mai. A Sabrina che con la sua forza mi ha sempre aperto gli occhi alla verità più cruda, ma l’unica che mi poteva liberare. Ad Alessandra M. che è una donna meravigliosa e mi accompagna con il suo cuore. A Marina per la sua bellezza infinita. A Francesco Akash per avermi aperto la strada di ritorno al mio cuore. All’Accademia AOMI che è la figlia più preziosa che ho creato, INSIEME a chi ha tanto cuore. A tutti coloro che hanno avuto fiducia in questo processo e hanno sentito l’amore che contiene. A chi segue l’amore senza indugio e si fida della sua chiamata a qualunque costo. A tutti quelli che sono stati presenti, nel mio cuore c’è tanto spazio e vi stringo e porto con me.

    Ollìn

    NICOLE ZANARDI. FIAMMA GEMELLA

    1. La ferita primaria:

    la separazione

    Durante il simposio, prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.

    (Platone, Aristofane narra il mito delle metà, Simposio)

    Tutto incomincia con la ferita più profonda dell’umano: quella da separazione. Tutte le altre vengono da questa ferita e si costruiscono sopra per creare altra esperienza. Ci sono molti falsi miti intorno al come e al perché ci siamo separati. Dico falsi, non perché io sappia la verità ultima di nulla, ma perché esiste un MISTERO di cui siamo attori e che va accolto e rispettato per ciò che è: non c’è dato sapere tutto. Ma da che cosa ci siamo separati? E com’è possibile che se siamo sempre apparentemente con noi stessi, ci siamo separati?

    Viaggiamo su corde invisibili e per questo molto delicate perché qui sul Piano in cui abitiamo, siamo composti di diverse strutture che vanno conosciute per comprendere come sentiamo interiormente. Su questo sentire si sono create ulteriori distorsioni che sembrano portare a un allargamento delle ferite o a un suo rifiuto, invece della guarigione. Per questo noi umani siamo tutti in balia di noi stessi, non ci ritroviamo più, abbiamo perso la connessione con i nostri valori più profondi e il Mondo lo abbiamo fondato sul potere deformato da miti, credenze e modelli che non ci fanno bene, che non ci corrispondono più. Ecco il risultato di ciò che stiamo vivendo nella nostra epoca, delle malattie sempre più diffuse, spesso mortali, incomprese e rifiutate, delle metodologie di vita che non valorizzano l’Essere e non informano sul vero funzionamento, quello che permette all’umano di sfruttare tutto il suo potenziale. Riconnetterci con ciò che abbiamo dentro dovrebbe essere l’insegnamento principale quando entriamo in una scuola, quando ci formiamo per diventare adulti. Sarebbe tutto molto più semplice se fin dall’inizio sapessimo come funzioniamo e accedessimo a strumenti di crescita interiore che ci permettono di esser persone migliori, con noi stessi e con gli altri. Ma non è così.

    E allora s’inizia a guardare fuori, perché sembra che dentro non sia poi così importante. Si dà per scontato che sappiamo chi siamo e come funzioniamo forse perché abitiamo con noi stessi tutto il tempo, dentro il corpo fisico, ma purtroppo non è così, anzi. Anche se siamo in nostra compagnia per tutta la vita, non abbiamo idea della complessità che il nostro interiore contiene e anche delle splendide capacità, doni e talenti che si nascondo dietro alle ferite emotive, alle difficoltà o quegli irrisolti che ereditiamo o che conserviamo dentro naturalmente.

    Per questa ignoranza verso noi stessi, iniziamo a cercare, attraverso le proiezioni, quello che non sappiamo di avere dentro. La nostra vita intera è basata sul cercare fuori, sul conoscere fuori, sul chiedere fuori, sul riempire da fuori e proprio perché siamo separati, vediamo che l’altro/a ha delle cose che non abbiamo e che desideriamo e vogliamo ed entriamo nell’inquieta ricerca spasmodica di tutto ciò di cui sentiamo il bisogno. Solo che non ci basta mai. Avete sicuramente notato che tappiamo un buco e se ne crea un altro, oppure riusciamo a colmarlo per un periodo breve ma si torna sempre al buco vuoto, al bisogno di colmare qualcosa.

    Poi, quello che non vediamo dentro di noi, lo proiettiamo fuori, il bello e il brutto, stando sempre con l’attenzione puntata sugli altri. Quante volte nelle mie sessioni o incontri ho sentito persone che mi dicevano che volevano essere come me…. Ed io replicavo che non avrebbero mai potuto essere come me, ma era loro dovere scoprire la loro bellezza e valorizzarla, come ho sempre cercato di fare su di me. Questo è l’unico modo per iniziare a guardarsi e riconoscersi. E per farlo abbiamo il fuori, infatti, tutto ciò che richiama la nostra attenzione fuori ci sta parlando di noi, nel bello o nel brutto.

    Ricordiamoci che siamo fatti per l’80% da inconscio, la tanto citata ombra che nasconde molta informazione e che la rivela pian piano nel tempo attraverso incontri, eventi, emozioni e stimoli e che parla attraverso simboli, sensazioni ed emotività. L’ombra di cui tanto ho parlato e ho scritto, anche seguendo i più grandi esponenti di questo tema e le loro ricerche come quelle di C.G. Jung grazie al quale abbiamo ricevuto molte informazioni su come funziona il nostro inconscio; la nostra cassa del tesoro che contiene tutto di noi, dei nostri antenati, delle nostre memorie su tutti i piani di coscienza in cui viviamo o a cui siamo connessi dal piccolo al grande, dalla nostra famiglia all’Universo intero. L’inconscio parla per proiezioni e ci da la possibilità, se siamo disponibili, di scoprirci così immensi e così pieni di ricchezza dentro che, se sapessimo il suo funzionamento e come integrarlo, il fuori diventerebbe solo un perfetto surrogato, uno strumento per accedere al nostro potenziale, invece che un palliativo anestetizzante.

    Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino. C.G.Jung

    Allora possiamo entrare in noi in un modo completamente diverso, usando le situazioni e gli incontri per guarire, invece che per farci ulteriore male e tutto sarebbe più semplice. Comprenderemo anche che la separazione che sentiamo tutti così forte la continuiamo a nutrire con questi comportamenti di proiezione continua. Ci sentiremo sempre più lontani da noi stessi e, quindi, dagli altri, attivando le altre ferite emotive: non a caso il disagio maggiore nel Mondo è la solitudine e se ci pensiamo razionalmente è assurdo che otto miliardi di persone si sentano prevalentemente sole!

    Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere. C.G.Jung

    L’Anima nel suo pacchetto d’informazioni che tiene nascoste nell’ombra/inconscio, contiene così tanto di noi che non ci immaginiamo nemmeno. Quando nasciamo, l’energia da cui tutti deriviamo che è libera di essere nella propria essenza, senza confini, senza dogmi, senza regole, senza limiti, sceglie un contenitore come il corpo per manifestarsi e seleziona, venendone attratta, la situazione perfetta per attivare ciò che ha dentro. Il bambino, ancora completamente fuso con la Fonte (l’energia espansa da cui proveniamo) non si rende conto di esser nato e di avere dei confini. Il bambino si fonde con ciò che trova, il suo primo amore: la madre. Con lei può trovare una dimensione di sicurezza e di protezione. Può continuare a sentirsi fuso, com’era prima in quel magma energetico chiamato, spesso, Fonte e anche com’era nella sua pancia, dentro il liquido amniotico che lo accoglieva. Poi incomincia il processo detto d’individuazione. Il bambino si inizia ad accorgere dei suoi confini e che quei confini non sono gratuiti, nel senso che non può più essere ciò che lo mantiene connesso alla Fonte, ma può essere solo secondo delle modalità giuste o sbagliate, secondo la famiglia dove nasce. Queste creano la personalità, quelle strategie che da adulti mettiamo in atto per difenderci sono le stesse del bambino e finché non diventano disfunzionali per la nostra vita e per il nostro benessere e salute, saranno automatiche in noi e ci faranno vivere sempre in difesa.

    La ferita da separazione si attiva in questi anni quando il bambino si deve staccare dalla sua essenza attraverso il processo di individuazione. Qui si perde quella fusione che tanto protegge e accoglie e lo fa sentire avvolto e caldo. Questo processo permette l’entrata nel corpo fisico, ci fa radicare in esso e ci fa sentire un individuo. Spesso si pensa che il corpo fisico sia una gabbia che ci limita, perché la sensazione è che lo spirito che non ha forma ed è libero di essere, acquisisce una forma limitata. In realtà anche questa è un’illusione. Il nostro corpo sottile, quello invisibile, energetico, esce dal corpo fisico, si espande, non ha i limiti materiali e questo è una qualità naturale di tutti. Il corpo è la coppa che cammina sulla Terra. È il contenitore grazie al quale lo Spirito crea e si manifesta continuamente. Grazie al corpo che è come un laboratorio alchemico, chimico, trasformativo, lo Spirito crea la materia dall’energia. Non è meraviglioso?

    La gabbia non è il corpo. La gabbia diventiamo noi stessi. L’umano ha un certo tipo di funzionamento che gli permette la sopravvivenza e questo è inevitabile. Bisogna conoscere come funzioniamo altrimenti non saremo mai capaci di vedere il potenziale che c’è dietro a una natura così perfetta e ne saremo imprigionati. Quando siamo piccoli prendiamo dai genitori le modalità di pensare, comportarsi, vivere, sentire, nutrirci, relazionarci. Abbiamo bisogno di quei compromessi perché il bambino non è autosufficiente e si deve assicurare la sopravvivenza e non solo del nutrimento fisico, ma di quello emotivo, dei bisogni primari emotivi che sono quasi più importanti di quelli materiali. Sono quelli che da adulti ci portiamo dietro e proiettiamo fuori. Siamo fragili da bambini abbiamo molto bisogno di protezione, cure, anticipazione delle necessità e attenzioni. Se queste non ci vengono date il bimbo inventerà delle strategie per averli in un modo o nell’altro anche rinnegando se stesso e sposando completamente le modalità dei genitori pur di sentirsi accettato. Queste modalità diventano la nostra personalità da adulto e se non ci accorgiamo, metteremo in atto sempre le stesse strategie, le stesse storie passate, anche con le relazioni fuori dalla famiglia, con i colleghi, con gli amici, con il partner. Le figure di accudimento sono fondamentali per creare queste strutture. Continueremo, da grandi, a vedere sempre lo stesso film se non ci accorgiamo che sono i nostri filtri che vedono il mondo, quelli del bambino. Per questo, è importante osservare che le gabbie in cui ci ritroviamo, le illusioni che hanno bisogno di cadere sono a livello mentale ed emotivo e non fisico.

    Questo primo punto credo sia molto importante da tenere in considerazione: non è il corpo fisico che ci separa dalla Fonte, dalla nostra energia. Ricordiamoci che noi siamo sempre e comunque quell’energia e il corpo è una sua estensione. Il corpo non impedisce all’energia di esprimersi, anzi. Quando la limitiamo, il corpo si ammala perché ci permette di comprendere e notare che qualcosa è andato in disordine: la nostra coerenza con qualcosa di più grande di cui siamo portatori. Siamo in coerenza quando la nostra energia sottile è in linea con il corpo e quindi, con ciò che facciamo, pensiamo, sentiamo. Tutto è UNO. Allora perché continuiamo a sentirci separati?

    Abbiamo fondato la Società e il sistema del Mondo sulla separazione, almeno nei Paesi occidentali. Ancora in Oriente e in certe località rurali isolate, si vive sapendo bene che così non è. Ci sentiamo separati da noi stessi e di conseguenza dagli altri e qui troviamo l’origine di tutto. Le altre ferite si costruiscono in base alle esperienze che viviamo nei primi anni di vita e dall’ambiente in cui cresciamo, quindi come sono i genitori, i nonni, la città dove nasciamo, gli amici che frequentiamo, quello che vediamo, viviamo, sentiamo. Tutto questo crea delle impronte dentro di noi e così si costruiscono i nostri modelli di comportamento e di vita finché qualcosa accade che ce li fa mettere in dubbio, generalmente quando si diventa adulti e ci s’inizia a distinguere, a staccare da tutto questo e diventare veramente ciò che si è, oltre le strutture, come ho spiegato precedentemente. Ma come si fa se non ricordiamo chi siamo e non sappiamo cosa contiene il nostro inconscio?

    Ecco, quello che accade è che iniziamo a proiettare chi siamo fuori di noi e entriamo in quel circolo vizioso di cercare fuori e così alimentiamo la separazione da noi stessi invece di cogliere l’occasione e la maturità per tornare a noi. Nessuno però ci insegna qual’è la vera strada di ritorno a casa, per questo è più facile rimanere persi e inventare giustificazioni per stare bene, ma notate che si ripresentano sempre gli stessi schemi? Spesso le persone che vengono a fare sessioni da me mi riportano questo problema: come mai dopo tanto tempo di lavoro su di me non riesco a stare bene e mi si ripropongono sempre le stesse dinamiche o situazioni? Perché non riesco a cambiare i miei automatismi?

    Ogni incontro che fai è un incontro con te stesso; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro. C.G.Jung

    E qui entriamo nel nocciolo dello scopo di questo libro. Come sapete dalla nostra introduzione dove abbiamo messo il proposito insieme, Stefania ed io, questo è un tema che ci tocca molto da vicino e che ci ha portate a sperimentare molte esperienze d’illusione per ricercare quel ricordo indelebile che portiamo dentro che è sempre attivo e che crea un movimento interiore molto forte.

    Come umani, quando cerchiamo allevio dalle nostre pene, qualunque medicina è utile per farlo. Non sono solo medicine fisiche ma anche mentali, emotive, spirituali, come le chiamo io, perché sono sempre pillole che alleviano e che ci fanno rifuggire da noi stessi, invece di ricondurci a noi. Siamo pieni di attività e concetti sacri e spirituali che giustificano la nostra separazione. Le nostre relazioni ci fanno sentire completi o almeno pretendiamo questo, tanto che abbiamo inventato il concetto di mezza mela, al quale abbiamo aggiunto quello delle anime gemelle e delle fiamme gemelle che vogliono significare la stessa cosa. Concetti che ci danno la possibilità di rilassarci nella nostra separazione mettendo in moto una ricerca spasmodica di qualcosa da FUORI che ci salverà dal nostro dolore e che sicuramente ci terrà occupati per non sentire. Questo ci da la speranza di poterci finalmente sentire completi e non più nella mancanza o separazione e crea un modello di ricerca molto distorto e una forte aspettativa. Crea delle relazioni illusorie. È legato al concetto di principe azzurro o principessa e tante aspettative dagli altri che debbano riempire i nostri bisogni e farci sentire la pace interiore che tanto cerchiamo fuori. Tutto questo, oltretutto, rinforza il concetto che siamo carenti, che ci manca qualcosa, non è tremendo? Come potrebbe la Natura creare un essere incompleto se è così perfetta in ogni sua creazione? È impossibile.

    Potrei descrivere migliaia di concetti di questo tipo che alleviano le pene e le ferite ma in realtà, non sono altro che palliativi temporanei e illusori che sono destinati a cadere e a farci risentire il dolore della ferita che nascondiamo dietro. La stessa via spirituale viene distorta attraverso l’esaltazione del lato di luce, del lato energetico, dimenticando spesso le altre parti di noi che sono innate in ogni umano e non possono essere cancellate. Una di queste è la nostra ombra che ci permette di creare situazioni di crescita interiore, ma essendo tanto rifuggita e demonizzata, diventa davvero un demone che ci scinde, ci separa ancora di più, creando ulteriore rifiuto di noi stessi e malessere interiore. Un’altra parte innata ed importantissima è la nostra vulnerabilità che non viene inclusa nel nostro modello sociale perché comunemente considerata debolezza soprattutto nel genere maschile come inconscio collettivo. Viene infatti attribuita di più alle donne che per dicitura comune è diventato nel tempo il sesso debole, ma in realtà la vulnerabilità è totalmente umana e non ha nulla a che fare con la differenza di genere, anzi. Continuare a rifiutarla o a emarginarla crea solamente dolore e ci mette davanti a eventi difficili da superare che tutti dobbiamo vivere per riappropriarci di parti di noi. Nella Società abbiamo anche messo da parte il corpo fisico; nelle religioni di tutto il Mondo viene esaltato il contatto con Dio fuori dal corpo e sono poche le discipline che, invece, lo integrano. Spesso si sente che il corpo è sporco, che è pesante, che limita il contatto con Dio. Esiste più separazione nelle religioni che nella realtà quotidiana. Questo non è bene per noi che viviamo continuamente esaltando la separazione, invece di integrare i concetti e le polarità che di fatto, non esistono separate e lavorare sull’inclusione di tutto per poter accogliere la vita così com’è e alleggerire la sofferenza.

    Vedete quanti concetti distorti che ci portano a sentirci divisi e ci allontanano dalla strada di casa? E vedete quanta necessità abbiamo di giustificare le nostre pene e la nostra separazione, trovando fuori di noi le cause di tutti i nostri mali oltre alle speranze che qualcosa o qualcuno ce li guarisca? Questa è un’ennesima illusione. Sei solo tu che hai il potere su di te e qualunque ferita può essere trasformata in un dono se solo sapessi come fare e se solo ricordassi che casa è dentro di te e non l’hai mai persa ma ti sei separato da lei, dimenticando la strada di ritorno. Va cercato dentro e non fuori.

    È proprio come il bambino che si perde fuori perché proietta i suoi bisogni sulle persone che lo accudiscono ed in effetti, il bimbo ha bisogno che qualcuno lo aiuti altrimenti non sopravviverebbe. È l’adulto che deve a se stesso il passaggio successivo di ritorno a se, smettendo di pensare come un bambino e iniziando il cammino della responsabilità di se stesso in tutti i suoi aspetti, materiali e spirituali, emotivi e mentali. Molte delle dipendenze si creano proprio in questo momento, nel passaggio doveroso di tutti da bambino a adulto. È comodo quando qualcuno si prende cura di te totalmente, ma diventa limitante se così fosse per tutta la vita, non credi?

    Il dolore primario è quello che vive il bambino quando si separa dalla sua essenza anche se lo dimentica e attiva le ferite successive attraverso le esperienze dei primi anni di vita proiettandole sui suoi genitori. Il bambino non può più essere ciò che è, ha bisogno di rispondere alle regole sociali e familiari per appartenere e quindi sposa questi aspetti inconsciamente e li fa suoi. Crea la sua personalità sulla base di modelli comportamentali che vive e vede vivere ai genitori, ma anche situazioni di carenza di quando è piccolo: le ferite di abbandono, rifiuto, umiliazione, tradimento e ingiustizia, le principali ferite dell’essere umano, si attivano nei primi anni di vita quando mamma e papà, il primo e il secondo amore, proiettano le loro mancanze sui figli, ma anche e soprattutto ciò che loro hanno, a loro volta, vissuto e imparato da piccoli. Mancanze di tutti i tipi: di autostima, di amore, di affetto, di attenzioni, di cure, di contatto e molto altro. I genitori non lo fanno perché sono cattivi ma probabilmente anche a loro sono mancati quegli aspetti e non avendoli sviluppati, non possono darli e non perché non ne sono capaci, ma perché non hanno mai messo in dubbio che potesse essere diverso da ciò che avevano visto. E secondo questo passaggio, dovremmo tutti essere come i nostri genitori allora…. Quelle mancanze dovremmo portarle con noi e diventare incapaci di dare o ricevere ripetendo lo stesso schema? Oppure cosa può accadere dentro di noi che ci permetta di andare oltre quei modelli?

    Il bambino si difende dalle mancanze sviluppando delle parti di sé che lo proteggono e identificandosi profondamente in quei modi di essere chiamati maschere o personalità in gergo psicologico. Vi faccio un esempio: un bambino che non ha avuto affetto potrebbe diventare un adulto anafettivo e in questo modo si difende dal suo bisogno di affetto che non riconosce. Ha paura di chiedere perché inconsciamente è convinto che non lo avrà mai e vive bene distaccato dal dolore di non averne avuto perché non lo sente (questa forma di comportamento è chiamata anche anti dipendente). Oppure potrebbe diventare tremendamente dipendente, un altro aspetto della stessa mancanza in cui si sviluppa un bisogno estremo degli altri per colmare quel vuoto. Questo comportamento lo esprimerà sia nelle relazioni di tutti i tipi ma anche nel lavoro, che gli permette di non sentire quella mancanza stando occupato tutto il tempo o in un hobby o in qualcosa che lo tiene impegnato pensando ad altro. Il dipendente, ma anche l’antidipendente, può anche sviluppare dipendenze da cibo, dolci, sessualità, droghe, alcool e molto altro, sono tutti aspetti della stessa ferita e della stessa compensazione. In questo caso la ferita è l’abbandono, la più comune tra gli esseri umani, molto legata al senso di separazione, al sentirsi abbandonati dalla Fonte, da Dio, dalla propria madre, dall’amore più grande. Le due personalità sopra descritte siamo noi ma in distorsione, cioè sono maschere, aspetti del nostro Ego che ci separano dal nostro vero essere e che servono per non sentire la ferita sottostante ma, in realtà, ci provocano molta più sofferenze quando siamo adulti perché ci tengono lontani dall’amore e da noi stessi.

    L’adulto è un essere complesso. Non si può più muovere come il bambino altrimenti soffre. Soffre perché non è più piccolo, soffre perché si sente imprigionato, soffre perché nessuno può dargli realmente ciò che vuole quando è adulto, soffre perché facendo il bambino continua a dare il suo potere fuori e non se ne appropria mai e dipende dalla vita stessa e dagli altri, invece, di poter scegliere per se stesso. Certe strategie non sono più valide né funzionali e quindi le problematiche che, in alcuni campi della vita si propongono, aiutano a vedere che c’è un disordine dentro di noi che va riordinato. È come se le difficoltà grosse cui ci ritroviamo da adulti, ci vogliano indicare la via di ritorno a casa, quindi sono una vera benedizione senza la quale saremmo persi per sempre. Siccome nessuno ce lo spiega, noi le viviamo con molta più sofferenza e con grande vittimismo, invece di seguire quel dolore che è un sintomo del nostro inconscio che ci parla, o facendoci sapere quale potere abbiamo sulla creazione del vissuto e nel nostro presente. Viviamo la vita da vittime

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