Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica

Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica

Leggi anteprima

Tutte le poesie (1904-1966): Versione metrica

Lunghezza:
894 pagine
6 ore
Editore:
Pubblicato:
14 nov 2021
ISBN:
9788831462228
Formato:
Libro

Descrizione

Questa edizione delle poesie di Anna Ahmàtova (o Achmàtova, a seconda del tipo di traslitterazione) per la prima volta propone in italiano la mole completa del corpus poetico. Le edizioni italiane pubblicate finora sono sedici, sempre scelte molto parziali, in cui compaiono al massimo un centinaio di liriche, scelte dal curatore, sul totale di circa 850 che sono presenti qui. Qui sono stati omessi soltanto le filastrocche e i componimenti propagandistici, due filoni che non appartengono alla poesia intesa in senso artistico.
Inoltre, a quanto ne so, è la prima volta che se ne tenta una versione metrica. Cerco di spiegare perché l’ho fatto.
In questo libro (e quindi nella mia visione), il metro è la dominante assoluta delle poesie di Anna Ahmàtova. Anche nelle intenzioni dell’autrice questo aspetto sembra molto importante. In una poesia del 1946, in cui racconta di avere barattato «quella sera» per la sua fama, scrive che 
[...] né vie né strofe
chiamano «ahmatoviane».
Il riferimento implicito è alla onéginskaâ strofa, ossia la strofa onieghiniana, il verso impiegato da Puškin per il poema Evgénij Onégin, un tetrametro giambico, ossia un verso di otto sillabe divise in quattro gruppi di due, di cui la seconda sillaba è sempre accentata. Questo accenno narcisistico mostra l’importanza che riveste il metro nella creazione ahmatoviana.
Editore:
Pubblicato:
14 nov 2021
ISBN:
9788831462228
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Tutte le poesie (1904-1966)

Libri correlati

Categorie correlate

Anteprima del libro

Tutte le poesie (1904-1966) - Achmàtova

Anna Achmàtova

Tutte le poesie

(1904-1966)

versione metrica

a cura di Bruno Osimo

Copyright © Bruno Osimo 2020

Titolo originale dell’opera: Все стихи Анны Ахматовой

Traduzione dal russo di Bruno Osimo

Bruno Osimo è un autore/traduttore che si autopubblica

La stampa è realizzata come print on sale da Kindle Direct Publishing

ISB N 9788831462211 per l’edizione cartacea

ISBN 9788831462228 per l’edi zione elettronica

Contatti dell’autore-editore-traduttore: osimo@trad.it

Traslitterazione

La traslitterazione del russo è fatta in base alla norma ISO 9:

â si pronuncia come ’ia’ in ’fiato’ /ja/

c si pronuncia come ’z’ in ’zozzo’ /ts/

č si pronuncia come ’c’ in ’cena’ /tɕ/

e si pronuncia come ’ie’ in ’fieno’ /je/

ë si pronuncia come ’io’ in ’chiodo’ /jo/

è si pronuncia come ’e’ in ’lercio’ /e/

h si pronuncia come ’c’ nel toscano ’laconico’ /x/

š si pronuncia come ’sc’ in ’scemo’ /ʂ/

ŝ si pronuncia come ’sc’ in ’esci’ /ɕː/

û si pronuncia come ’iu’ in ’fiuto’ /ju/

z si pronuncia come ’s’ in ’rosa’ /z/

ž si pronuncia come ’s’ in ’pleasure’ /ʐ/

Nota alla traduzione

Questa edizione delle poesie di Anna Ahmàtova (o Achmàtova, a seconda del tipo di traslitterazione) per la prima volta propone in italiano la mole completa del corpus poetico. Le edizioni italiane pubblicate finora sono sedici, sempre scelte molto parziali, in cui compaiono al massimo un centinaio di liriche, scelte dal curatore, sul totale di circa 850 che sono presenti qui. Qui sono stati omessi soltanto le filastrocche e i componimenti propagandistici, due filoni che non appartengono alla poesia intesa in senso artistico.

Inoltre, a quanto ne so, è la prima volta che se ne tenta una versione metrica. Cerco di spiegare perché l’ho fatto.

In questo libro (e quindi nella mia visione), il metro è la dominante assoluta delle poesie di Anna Ahmàtova. Anche nelle intenzioni dell’autrice questo aspetto sembra molto importante. In una poesia del 1946, in cui racconta di avere barattato «quella sera» per la sua fama, scrive che

[...] né vie né strofe

chiamano «ahmatoviane».

Il riferimento implicito è alla onéginskaâ strofa, ossia la strofa onieghiniana, il verso impiegato da Puškin per il poema Evgénij Onégin, un tetrametro giambico, ossia un verso di otto sillabe divise in quattro gruppi di due, di cui la seconda sillaba è sempre accentata. Questo accenno narcisistico mostra l’importanza che riveste il metro nella creazione ahmatoviana.

Col metro Ahmàtova ci dice molte cose, impartisce un ritmo alla lettura, a volte frustra il lettore che vorrebbe cavalcare i versi al galoppo. Uno degli schemi metrici preferiti di Ahmàtova è nove-otto-nove-otto-nove-otto-nove-otto, che con quel secondo verso più corto del primo sembra azzopparlo, sembra frenare, sembra ritardare il climax. È faticoso e dà quasi la nausea, almeno mentre lo si traduce – sembra contronatura. Il secondo verso da otto sillabe dà una martellata negli stinchi al primo da nove. È anche questo un modo per esprimere qualcosa: un’angoscia esistenziale.

Quando vuole essere ancora più frustrante – costringendo i lettori alla lentezza – usa schemi tipo otto-sei-otto-sei-otto-sei-otto-sei, che col doppio salto all’indietro azzoppano ancora di più. Quando decide di fare metricamente la pazza, crea una poesia composta alternatamente di due versi dodecasillabi e due tridecasillabi. L’endecasillabo puro (ossia non inframmezzato al decasillabo o ad altro) lo usa più di rado, perciò credo che la lettura di traduzioni italiane che adottano sistematicamente l’endecasillabo produrrebbe un effetto indesiderato di omologazione alla nostra cultura, e di estraniamento dal gusto e dall’espressività di Ahmàtova.

Inoltre il metro dà anche coesione, all’interno delle composizioni lunghe come Requiem, alle varie parti tra loro, che sono state magari composte in anni diversi. Anche in questo caso si è data la precedenza al metro, collocando ciascuna delle parti del poema nell’anno in cui è stata effettivamente composta, anche a costo di distaccarla dalle parti a cui è stata in modo più o meno forzato successivamente incollata.

Sempre per lo stesso motivo della dominante metrica, mi sono imposto di riprodurre ove possibile in italiano (ossia circa nel 97% dei casi) il metro dell’originale russo.

Presentare solo una scelta personale sarebbe stato più facile, si sarebbero potute scartare tutte quelle che non piacciono, o che sono più difficili da tradurre, ma che senso ha? Chi può leggerle nell’originale, evidentemente, non è interessato alla questione, ma perché gli studenti di letteratura russa e il pubblico generale di lettori non russofoni amanti della poesia dovrebbero sottostare a una scelta fatta a priori dal curatore, che generalmente non viene nemmeno spiegata tranne che implicitamente dal nome del curatore stesso? Poco più di ottocento poesie non sono tante da impedirne la pubblicazione in un solo volume di dimensioni tutto sommato normali, come dimostra questa edizione.

Le poesie contenute in questo volume possono essere divise idealmente in due gruppi: le poesie liriche – prevalentemente d’amore, malinconiche, forse romantiche – e quelle caratterizzate da una metrica più ritmata, che generalmente sono le meni tristi – e le meno liriche. Se fosse stato per il mio gusto personale, avrei tradotto solo le prime, anche perché il metro pari in italiano rischia spesso di suonare come una rima didascalica o scherzosa, magari per bambini. Le lettrici se le ritroveranno invece mescolate le une alle altre, proprio per perseguire lo scopo di avere un’edizione cronologica più completa possibile.

I punti esclamativi in russo sono usati con maggiore generosità che in italiano. Per fare un esempio, le lettere in russo non cominciano con «Cara Anna,», ma con «Cara Anna!». Mi sono permesso di ometterne alcuni, che avrebbero conferito, nella nuova cultura, un’aria di sciatteria e di infantilismo a testi di altissimo valore. Viceversa i trattini per gli incisi li ho mantenuti tutti, anche quando sono singoli e non a coppie, e anche quando non rappresentano un inciso vero e proprio ma solo una sospensione, una pausa, un distacco, o addirittura il presente del verbo essere. Del resto, la letteratura italiana abbonda in trattini medi, che chissà perché vengono poi censurati in àmbito didattico.

Molte riflessioni mi ha indotto a fare la questione del troncamento delle parole italiane. Negli ultimi decenni il troncamento è abbastanza demonizzato, e il controllo ortografico dei programmi di scrittura lo segnala come errore. (Questi programmi di controllo ortografico sono diventati dei veri totalitarismi, perché il 90% degli scriventi vi si affida ciecamente pensando che siano il Verbo, rendendo i testi omologati sul gusto personale di chi li ha stilati.) Ovviamente troncare una parola risolve il problema quando il verso è troppo lungo metricamente, ma molti colleghi lo considerano strumento d’altri tempi e lo aborriscono. Un esempio dell’uso che ne faccio è nel verso

Odor di gigli freschi

Per uscire dall’indecisione, mi sono consultato coi colleghi traduttori editoriali della lista Qwerty i quali, dopo aver giustamente voluto un po’ di saggi di questo mio uso (e anteprime di questa edizione), mi hanno perlopiù incoraggiato a usarli per questioni di ritmo e di metro. Li ringrazio dunque qui pubblicamente per la consulenza.

Ho dotato il testo di note, per spiegare il significato dei realia russi e alcuni nomi propri di persona o di luogo. Sono certo che non daranno fastidio a nessuno nella lettura, perché se ne stanno discrete a piè pagina e non s’impongono a nessuno.

Gli accenti tonici sulle parole russe li ho sempre indicati, come sugli omografi italiani, per facilitare il lavoro dei lettori, specie i non russisti. Così potranno dire (o pensare) Aleksàndrovna anziché *Aleksandròvna. Per esempio, Càrskoe Seló, località dove sono state scritte molte poesie, si pronuncia (alla buona) Zàrskoie sielò.

Tutti i nomi degli zar sono lasciati in originale: Pëtr e non Pietro, Ekaterina e non Caterina...

I dati biografici di Anna Ahmàtova il lettore li può trovare altrove. Basti qui sapere che nel 1904 – anno della prima poesia – Ahmàtova aveva quindici anni, e nel 1966 – anno dell’ultima poesia e della morte – ne aveva settantasette.

Buona lettura!

Deiva Marina, 29 settembre 2020

Nota alla seconda edizione

Essendomi accorto che mancavano alcune liriche, provvedo a questa edizione più completa, in cui alcune liriche sono state anche revisionate.

Deiva Marina, 14 novembre 2021

I gigli

Ho colto gigli splendidi e profumati, chiusi

di timidezza come vergini innocenti,

dai petali tremanti e rugiadosi

ho bevuto aroma, felicità e pace.

E il cuore trepidava come addolorato,

e i fiori pallidi scuotevano la testa,

sognavo ancora quella libertà lontana,

il paese in cui sono stata con te…

Odessa, 22 giugno 1904

Sopra l’abisso nero ho camminato

A A. M. F[ëdorov]

Sopra l’abisso nero ho camminato

con te, baluginando i lampi

brillavano. Quella sera ho trovato

un tesoro inestimabile

nell’enigmatica timida distanza.

E il nostro canto d’amore era

puro, più etereo del chiaro di luna,

e l’abisso nero, svegliato,

aspettava in silenzio la passione

del voto. Mi hai dato un bacio con

ansia, tenero, pieno di un sogno

scintillante, sopra l’abisso

il vento ululava frusciando... Bianca

la croce stava sulla tomba

dimenticata – silente fantasma.

24 luglio 1904

Taci! per le eccitanti frasi di passione

Taci! per le eccitanti frasi di passione

sono in fiamme e tremante,

i timorosi occhi teneri

non distolgo da te.

Taci! nel mio giovane cuore

hai risvegliato un che di strano.

La vita è un prodigioso sogno criptico

con baci-fiori.

Perché ti sei chinato su di me,

che cosa hai letto nel mio sguardo,

come mai tremo? come mai vado a fuoco?

Va’ via! Oh, perché sei venuto.

1904-1905

​​So amare

So amare.

So essere sottomessa e gentile.

So guardare negli occhi sorridendo

Seducente, invitante, oscillante.

E il mio corpo flessuoso è arioso e snello,

e fragranza soave dei ricci.

Oh, chi sta con me è inquieto d’anima

e avvinto dalla beatitudine...

So amare. Sono una falsa vergognosa.

Sono timida-tenera e silenziosa.

Solo i miei occhi parlano.

Sono luminosi, puri,

irradiano nella trasparenza.

Promettono felicità.

Penserai – ti tradiscano,

solo azzurri saranno

e più teneri e chiari –

fuochi di splendore celeste.

E nelle mie labbra – beatitudine scarlatta.

Petto più bianco di neve di montagna.

La voce – mormorio di ruscelli azzurri.

So amare. Un bacio ti aspetta.

1906

Frammento su Taškent

A I. M. Basalaev in memoria della nostra Taškent

Non saprei come fiorisce il cotogno,

non saprei come suona la lingua

nel vostro idioma,

che la nebbia dal monte discende in città,

carovana che passa,

polvere a Beşağaç,

come raggio, come vento, come flusso...

1906

Sei venuto al mare dove mi hai vista

Sei venuto al mare dove mi hai vista,

sciogliendomi in tenerezza, anch’io

mi sono innamorata. Ci sono

ombre di entrambi: la tua e la mia,

hanno nostalgia, sciogliendo la tristezza

amorosa. E le onde vengono

a riva, come allora, non ci dimenticheranno,

non dimenticheranno mai. E la barca naviga,

disprezzando i secoli, dove il fiume

cade nella baia. E non c’è fine

e non ci sarà fine mentre corro

verso l’eterno messaggero-sole.

1906

Lui ha molti anelli brillanti alle dita

Lui ha molti anelli brillanti alle dita –

dolci cuori di fanciulle conquistate.

Si bea il diamante, sogna l’opale, e il bel

rubino è scarlatto in modo così strano.

Ma sulla pallida mano non c’è il mio

anello, non lo darò mai, a nessuno. Me

l’ha forgiato un raggio d’oro di luna, mi ha

implorato infilandomelo in sonno in un

sussurro: «Conserva questo dono, sii

fiera del sogno!» Non lo darò mai, a nessuno.

Kiev, 1907

Sorrido, in piedi sulla soglia,

Sorrido, in piedi sulla soglia,

è morto il tremolio della candela.

Da in mezzo vedo polvere di strada

e raggi di luna obliqui.

1908

Prego al raggio di finestra

La fleur des vignes pousse

Et j’ai vingt ans ce soir.

André Theuriet

Prego al raggio di finestra –

cereo, magro, dritto.

Da stamattina sto zitta,

ho il cuore – spaccato.

Sul mio lavandino il rame

verde è diventato.

Ma il raggio ci gioca in modo

bello da guardare.

Così innocente e semplice

nella sera quieta,

ma in questa dimora vuota

è come una festa

dorata e mi è di conforto.

1909

O con te sono rimasta

O con te sono rimasta

o con me sei ripartito,

ma non siamo separati

proprio, angelo mio!

Non sospiri di languore,

né rimproveri intricati,

il tuo sguardo calmo e puro

già m’incute orrore buio.

1909

Dal testamento del fiordaliso

E la mia principessa, dove vuole

vivere, abbia libertà di scelta,

io dalla tomba non posso seguirla,

dalla tomba in mezzo al pieno campo.

Tutto l'argento lo lascio a lei.

1909 (?)

Due poesie

1

Il cuscino è già caldo

di qua e di là.

Anche questa candela

si spegne e il grido dei

corvi si fa più forte.

Stanotte non dormivo,

è tardi pensarci...

È insopportabile la

bianca tenda sul bianco

oblò. Ciao!

2

Una voce, uno sguardo,

stessi capelli di lino.

Tutto come un anno fa.

Dal vetro raggi del giorno

intonaco cangiante...

Odor di gigli freschi

e le tue parole sobrie.

1909

Leggendo Amleto

1

A destra del cimitero polvere,

e dietro il deserto un fiume blu.

M’ hai detto: «Va beh, va’ a farti monaca

o va’ a sposare un cretino...»

I prìncipi non sanno dire altro, ma

questo discorso lo ricordo –

che scivoli cento secoli come

manto d’ ermellino dalle spalle.

2

E come fosse per sbaglio

t’ ho dato del «Tu...»

Tra i lineamenti dolci c’ è

ombra di riso.

Per un lapsus come questo

si arrossisce sai...

Amo te come quaranta

dolci sorelle.

1909

Frammento

Tutta la notte sveglia m’han tenuto

parlavano sonori, inquietanti,

qualcuno faceva un lungo viaggio,

portava via il bambino malato,

e la madre nel seni semibuio

si rompeva le dita ormai secche

e a lungo cercava nel buio

cuffia e copertina pulite.

1909

E quando imprecavamo tra di noi

E quando imprecavamo tra di

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Tutte le poesie (1904-1966)

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori