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Vincere scientificamente: Algoritmi e metodo di una crescita personale “reale”, contro la fuffa di guru e slogan facili
Vincere scientificamente: Algoritmi e metodo di una crescita personale “reale”, contro la fuffa di guru e slogan facili
Vincere scientificamente: Algoritmi e metodo di una crescita personale “reale”, contro la fuffa di guru e slogan facili
E-book334 pagine6 ore

Vincere scientificamente: Algoritmi e metodo di una crescita personale “reale”, contro la fuffa di guru e slogan facili

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Info su questo ebook

In questo volume, tra capitoli di teoria e mini-sezioni pratiche di “Laboratorio strategico” scopriremo insieme il lato più accattivante, "sexy" e soprattutto concretamente applicabile della scienza. Capiremo come utilizzarla per evitare inganni, conquistare il prossimo, sviluppare soluzioni creative e finanche predire il futuro. Capiremo insieme quali principi di fisica e biologia possono essere sfruttati per incrementare i nostri guadagni mensili e come la matematica può aiutarci a potenziare al massimo le nostre prestazioni fisiche e mentali. Sfrutteremo i principi della "ricerca di laboratorio" per imparare a svelare bugie, incognite e misteri della nostra vita e capiremo insieme come le ultime scoperte in campo neurologico possono aiutarci ad essere spietatamente concentrati, sorprendentemente resistenti, incredibilmente felici.

Dall'ultima fatica di Yamada Takumi, un libro con cui lasciarsi condurre pagina dopo pagina "tra le stelle", sfruttando l'unico strumento che tra le stelle realmente ci ha condotti: il metodo scientifico. Imbracciane la bellezza, scoprine complessità e armonia e sfruttane il potere per realizzare cose sbalorditive!
LinguaItaliano
Data di uscita15 set 2020
ISBN9788835895145
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    Anteprima del libro

    Vincere scientificamente - Yamada Takumi

    I - Ricreare il successo in laboratorio

    Come si sarà potuto intuire dall’introduzione, se esiste un principio magari banale per alcuni ma probabilmente non per altri, e da cui la scienza non può prescindere, è l’esistenza di una realtà, ossia banalmente, di qualcosa di oggettivo. O, se vogliamo essere ancora più spartani, di quell’elemento che si prenderà cura di noi indipendentemente da quanto scegliamo d'ignorarlo. Se per esempio saltiamo da un balcone al trentesimo piano, beh, moriremo anche se decidiamo di ignorare la cosa. 

    La cosa bella della scienza è che funzionerà, che tu ci creda o meno.

    (Neil DeGrasse Tyson)

    Ed ecco che vedo già che molti detrattori di questa idea potrebbero cominciare a esporre un rischio di pensiero assolutistico e monolitico, in cui lo scienziato vuole che l’universo sia unicamente quello che vuole lui, senza possibilità di dibattito, prospettive diverse o libero pensiero.

    Si e no, cerchiamo di calmare gli animi e approfondire un attimo la cosa. Primo, ovvio ma prezioso, non tutto può essere elevato ad oggettivo in quanto non si può assolutamente pensare di applicare un metodo scientifico a qualunque problema esistente. Non è mai stato questo il nostro scopo né mai lo sarà. 

    Se infatti parliamo per esempio di scienze dure, ossia di quelle discipline dominate da un rigore assoluto come possono esserlo la la fisica, la chimica o la biologia, ecco che un metodo scientifico, basato su una raccolta rigorosa di dati e verità stabilite attraverso esperimenti ripetibili, diviene necessariamente l’unico modo possibile per conoscere di più e, conseguentemente, per lavorare con questi principi. Semplicemente perché in queste dottrine vale il principio del balcone di cui sopra: ossia ogni verità ignorata è qualcosa con cui si dovrà fare in ogni caso prima o poi i conti. Hai voglia a dibattere, a non crederci, a pretendere che sia diversa, la forza di gravità è lì ed è pronta a prepararti al tuo incontro con il marciapiede anche qualora tu improvvisamente decida che puoi volare. Quindi più studi, più applichi un metodo del genere, e più puoi conoscere e applicare ciò che conosci con un certo grado di sicurezza sui risultati finali. E insomma, alla fine, puoi anche più parlare di oggettività.

    Ma basta guardare per un microsecondo ai vari campi del sapere umano per accorgersi che esistono infiniti settori in cui è molto più difficile ridurre le leggi che animano i metodi e i fenomeni coinvolti in formulazioni valide, verificabili e rigorose. Magari perché le affermazioni che si possono fare in quel campo sono strutturalmente meno verificabili. O perché i fenomeni osservabili sono molto meno prevedibili, dimostrabili, riproducibili. O se vogliamo adottare un criterio puramente popperiano (ossia, dal filosofo Karl Popper), non è più possibile applicare un criterio di falsificabilità delle leggi coinvolte; ossia andranno a ridursi, fino a raggiungere anche lo zero, le possibilità di effettuare esperimenti che possano confutare (ossia smentire) oggettivamente un’affermazione. Insomma, non puoi dimostrare questa cosa, non puoi dimostrare che non è così, e quindi non si arriva da nessuna parte. Almeno non secondo la scienza. E pertanto vanno progressivamente a farsi fregare le possibilità di dire questo è oggettivo.

    Si pensi ad esempio a quelle che alcuni chiamano scienze morbide (per alcuni neanche considerabili come scienze ma che in questo libro continueremo per semplicità a classificare come tali) come possono esserlo l’economia, la psicologia o la meteorologia: ci sono delle leggi più valide di altre, esistono dei modelli con cui ragionare ed effettuare previsioni, ma come avrai notato tutte le volte che ha cominciato a pioverti in testa mentre eri senza ombrello questi modelli possono variare, cadere, venire meno, essere parzialmente reinterpretati, e pertanto dire con certezza le cose funzionano, o sono andate, sempre oggettivamente in questo modo comincia a farsi difficile. Ma si pensi anche ai saperi che scientifici non lo sono per niente come quelli artistici o estetici: se hai per esempio davanti a te una copia del film The Blues Brothers sarà oggettivo, e oggettivamente dimostrabile e sperimentabile, che è stato diretto da John Landis, che è del 1980 e che vi recita John Belushi. E persino che è entrato nel Guinness dei primati per il maggior numero d'incidenti d’auto in una pellicola cinematografica. Ma che sia un capolavoro? Beh, potrà esserlo per alcuni. Forse per la maggioranza di coloro che l'hanno guardato. Potrà rispettare alcuni canoni estetici descritti in specifici manuali di cinema. Va bene, ma comunque non esistono esperimenti che possano verificare o falsificare questa affermazione. Non c’è realtà che si prenderà cura di te anche se la ignori, anzi, esistono significati costantemente ridefiniti e ridefinibili nel dibattito. Quindi no, per quanto il film possa piacerti, o possa essere riconosciuto come super capolavoro da una parte della critica mondiale, siamo comunque completamente al di fuori della scienza. E quindi, dell’oggettività.

    E qui una domanda potrebbe sorgere spontanea: Perché, se questa non è una verità oggettiva, in moltissime scuole di regia diviene quasi imprescindibile lo studio di una pellicola del genere?. Esiste quindi almeno una porzione di realtà studiabile, fattiva, oggettiva che produce un effetto del genere?

    Banalmente: si, certo, ovvio. Anche se un’affermazione non può essere considerata oggettiva, è comunque possibile che sia più valida di altre all’interno di certi contesti o gruppi sociali. Ossia, anche se non siamo nel campo di ciò che è oggettivamente vero, possiamo comunque trovarci nel campo di ciò che è statisticamente più valido o portatore di un significato più ampiamente riconosciuto all’interno di una comunità.

    Il che, e questo è fondamentale, può anche andare benissimo a seconda dei casi pratici considerati e dei settori coinvolti. Si pensi alla ricerca storica: specialmente laddove si va a ritroso nel tempo, si possono anche mettere insieme tanti documenti, reperti e testimonianze, per poi compararli e validarli attraverso criteri scientificamente verificabili; ma poi difficilmente sarà possibile effettuare quell'esperimento finale che provi che gli eventi sono andati esattamente nel modo in cui lo storico li ricostruisce. Però salvo scoperte tecnologiche improbabili che ci consentano di aprire una finestra sul passato va bene così, è un patto implicito tra lo storico e chi della storia ne fruisce. Tutto sta, insomma, nell’avere l’onestà intellettuale per riconoscere i limiti dei concetti e dei metodi con cui si sta lavorando, e nel coraggio per accettare i rischi ad agire nell'ignoranza.

    L’accettazione della parzialità di alcune verità è infatti anche il vero bello di tutto il discorso-base di questo libro: perché date le dinamiche probabilistiche e di significato di cui sopra è probabile che, anche se in presenza di non-scienze, il solo fatto di analizzare, scoprire, ricercare, conoscere di più su di esse, e di farlo almeno con un certo amore per quelle cose che risultano più verificabili, fossero anche minime, equivarrà ad aumentare comunque le proprie probabilità di estrarre almeno dei suggerimenti pratici utili, almeno dei modi con cui poter conseguire un obiettivo parziale, almeno delle linee pratiche con cui giungere almeno ad un successo ragionevole. Il che ci riporta al fatto che lì fuori non si studia solamente come fare 1 + 1, ma anche come eccellere in campi completamente non-scientifici come possono esserlo il teatro, la musica o la letteratura. Salvo insomma eccezioni, prime tra tutte certe credenze metafisiche che letteralmente non hanno alcuna base verificabile o falsificabile, ed altre che approfondiremo meglio più avanti, dovremmo sempre almeno provare ad indagare ed estrarre dalla realtà dei modelli verificabili e coerenti con cui lavorare e pragmaticamente preferire questo approccio al lavorare in assenza totale di un modello. Oppure, se vogliamo formalizzare ancora più rigidamente il tutto attraverso un preciso metodo, potremmo dire che una buona procedura che può aiutarci a raggiungere il successo in quasi qualunque campo può essere strutturata così:

    Studio e ricerca del settore coinvolto e di ciò che vi è all’interno.

    Estrazione d'informazioni utili: analisi di possibili rapporti causa-conseguenza o di altre relazioni tra le cose, ricerca delle incognite, studio dell’evoluzione dei fattori coinvolti e della loro struttura. Scartamento di tutte le informazioni non, o meno verificabili, focalizzazione prioritaria su ciò che sembra avere un carattere più oggettivamente valido, ed elaborazione di una, o più ipotesi, su cosa può funzionare per il nostro obiettivo primario e cosa no.

    Sperimentazione delle ipotesi fatte attraverso l’azione (o prove e simulazioni della stessa, se fattibile), aggiustamento a seguito di possibili errori e ri-sperimentazione finché non si è raggiunto l’obiettivo desiderato. 

    Potremmo chiamare questi tre passi il riassunto perfetto di una sorta di piccolo metodo scientifico-pragmatico, o MSP: il vademecum in tre passi da seguire per estrarre progressivamente alcune tra le regole che hanno maggiore probabilità di essere utili per il proprio scopo. Il che può sembrare banale a una prima occhiata, ma può esserci straordinariamente prezioso in tutti quei campi di azione in cui siamo magari bloccati perché rinchiusi in stereotipi, abitudini, o pratiche precostituite: ed ecco che in questo caso darci l’obbligo di studiare e sperimentare può aiutarci a uscire dal nostro labirinto di preconcetti e a ottenere così, senza filtri inutili o dannosi, quell’insieme di leggi, d'informazioni, d'incognite svelate, che magari, cambiando completamente la nostra prospettiva, ci rivelino anche degli aspetti inediti e straordinariamente interessanti su cui agire. 

    Perché, e questo lo approfondiremo anche meglio più avanti, a volte il solo accettare e implementare un’informazione mai considerata prima può davvero cambiare tutto. Si pensi a tutti gli infiniti campi pratici e non-scientifici in cui questo principio viene applicato: nell’arte della guerra l’utilizzo di spie con cui raccogliere informazioni segrete dal nemico viene considerato uno degli elementi-cardine dell’intera teoria. Oppure, nel contesto della negoziazione, a quelle che vengono chiamate dall’FBI "Black swan-based situations", terminologia ereditata dal filosofo Nassim Nicholas Taleb che parlò di Cigno nero come di un evento particolarmente raro che cambia tutto. Un tipo di strategia di negoziazione dell’FBI infatti consiste nel cercare di rilevare una verità nascosta, ma particolarmente importante per la controparte con cui si sta negoziando, come possono essere un suo trauma, una sua regola di comportamento imprescindibile, o un insieme di rituali a cui non può sottrarsi, per poi far leva su quella e usarla come game changer con cui fargli cambiare idea e portarlo dalla propria parte. Il che non sarà scientifico come possono esserlo le 3 leggi di Keplero ma ha comunque salvato molte più vite rispetto al negoziare in situazioni critiche senza seguire alcun modello psicologico.

    Laboratorio strategico - Il MSP

    Ora che abbiamo introdotto la nostra prima possibile applicazione del metodo scientifico a problemi reali, proviamo a metterla in pratica attraverso un piccolo esercizio di laboratorio che segua la struttura studio → estrazione → sperimentazione → aggiustamento. Ossia, più nel dettaglio:

    1 - Prendi un tuo problema. Prova a partire da qualcosa di semplice ma frustrante. L’automobile che raggiunge i cinquantotto gradi quando vai a prenderla al mattino, gli eccessivi consumi di corrente elettrica in casa tua, il fatto che hai cominciato a prendere preso troppo velocemente negli ultimi due mesi, e cose del genere. Niente di troppo elevato né questioni di vita o di morte, ma qualcosa che semplicemente senti particolarmente a livello personale.

    2 - Effettua un po’ di studio e ricerca. Dedica del ragionevole tempo unicamente allo studio e alla ricerca d'informazioni inerenti a questo problema. Un’ora, mezz’ora, due ore… sono sicuro che sarai in grado di capire da solo quali possono essere i limiti del ragionevole a seconda del problema che ti sei scelto. Chiedendoti per esempio:

    Come hanno fatto altri a risolvere problemi simili? 

    Cosa ha dato prova di funzionare meglio qui dentro? 

    Cosa genera cosa? 

    Cosa in questa situazione pesa 10

    E cosa invece pesa 100

    Potrei intervenire sulle cause? Sugli effetti? 

    Ci sono strategie, pratiche, azioni, sicuramente valide? 

    Quali sono le incognite fondamentali? Come potrei svelarle?

    Ci sono relazioni tra gli elementi? Cose che potrebbero essere legate tra loro? Elementi che potrebbero inaspettatamente essere causa di effetti per me interessanti?

    Mi manca un’informazione che non ho mai voluto o potuto ricercare? Potrei effettuarne studi non convenzionali e su aspetti inediti

    Mi manca una risorsa che non ho mai voluto o potuto procurarmi? Come potrei procurarmi queste cose? 

    La fase di studio e ricerca insomma dovrebbe vertere sul capire se ci sono delle incognite che vanno necessariamente svelate, sull’analizzare i rapporti causa-conseguenza nel contesto dato, sul provare a estrarre relazioni tra gli elementi in gioco (appartenenza? dipendenza? causalità? altre correlazioni?) e sul cercare insomma d'individuare quali siano gli elementi più importanti su cui possiamo agire ai fini del nostro obiettivo. Magari esistono delle leggi che possiamo sfruttare, delle pratiche particolarmente efficaci o dei punti deboli che se attaccati ci consentono di debellare il nostro problema una volta e per tutte.

    Un primo consiglio che posso dare sulla filosofia con cui condurre questa indagine è evitare il perfezionismo e non puntare alla completezza informativa sulla situazione in questione. Capirai bene cosa funziona e cosa no nel passo successivo (ammesso che non ci siano rischi vitali in gioco, ma questo dovrebbe essere chiaro, no?). Secondo consiglio: fai tesoro di questa fase per cominciare ad addestrare un po’ il tuo cervello alla selezione delle fonti. Ossia, date due informazioni completamente contrastanti rispetto allo stesso problema, dov’è la realtà? Quale delle fonti date ha più probabilità di essere attendibile in quanto più votata alla ricerca di una verità e non alla conferma d'ideologie, pattern emozionali, validazione di proprie credenze o esperienze? Esiste una verità che accomuna, magari con pesi diversi, tutte le fonti? E questo è un aspetto che, essendo fondamentale, approfondiremo anche meglio più avanti.

    3 - Sperimentazione delle ipotesi fatte. Ora prova a focalizzarti principalmente sull’agire con ciò che hai estratto dal punto precedente e chiediti:

    Posso iniziare a fare qualcosa in questo momento? 

    Posso mettere insieme un piano?

    Esiste almeno un insieme di azioni che posso intraprendere sulla base di ciò che so? o indipendentemente da quanto non so? 

    Posso, indipendentemente dalle incognite, muovermi per creare qualcosa che sarà comunque utile, riutilizzabile, rivendibile?

    Ho tempo e risorse sufficienti per permettermi errori e tentativi andati a vuoto? Se si, quanti?

    Posso azzardare un’ipotesi su ciò che funziona e perfezionarla con l’azione?

    Esiste un rischio concreto in caso di azione effettuata al buio o sono unicamente paura, pigrizia, abitudinarietà e timore del cambiamento a parlare?

    Definisci dei criteri precisi con cui il tuo problema può dirsi risolto, in termini di quantità e tempo. Come vedremo più avanti infatti, sebbene non tutto sia misurabile, è pur vero che l’abitudine propria della scienza di lavorare con quantità numeriche precise è ciò che consente di ottenere il massimo appiglio sulla realtà. E quindi potremmo formalizzare il nostro problema non in un perdere peso, ma in un perdere due chili entro un mese. Non guadagnare di più ma guadagnare almeno il 20% in più entro un anno.

    Infine, combinandolo con le risposte che ti sei dato alle domande di cui sopra applica uno, massimo due, tra i metodi che hai individuato nel punto due e, molto semplicemente, se entro il tempo dato non avrai raggiunto la quantità che ti eri prefissato, capisci cosa c’è di sbagliato nel metodo stesso, o nel criterio con cui l’hai applicato; poi cambia solo quello, tieni il resto e datti una nuova scadenza.

    Questo metodo di laboratorio strategico, come sono sicuro avrai già notato, non è particolarmente approfondito né rigoroso, ma può sia servire per risolvere piccoli problemi non molto complessi, che rappresentare un eccellente allenamento mentale con cui cominciare ad impossessarsi di quei tipici stati mentali attraverso cui lo scienziato comprende e, conseguentemente, prova a definire i criteri con cui modificare una realtà: l’amore per una sua conoscenza più approfondita, l’accettazione dei propri limiti interpretativi, un certo rigore nel definire cosa funziona e cosa no, la verifica delle ipotesi fatte, e la visione dell’errore non come punto di rottura, ma come inevitabile parte del processo. 

    Una spiegazione interessantissima sul legame tra errore e scienza fu esposta dal filosofo statunitense Charles Sanders Peirce, che verso la fine del 19mo secolo parlò del pensiero abduttivo, termine già usato fin da Aristotele, ma che Peirce estese, definendone la costituzione e l’applicazione come il primo, vero passo verso il pensiero scientifico.

    Premessa: deduzione, induzione e abduzione sono tre metodi per espandere la propria conoscenza. La deduzione è ciò che, premesso che sappiamo con certezza che in un cesto le mele sono tutte rosse, e dato che ne estrarremo una, ci farà prevedere che la mela che estrarremo sia rossa. Da regola generale a certezza di previsione su cosa succederà nel caso particolare, senza possibilità di errore. L’induzione è l’esatto opposto, ossia, l’idea che dopo che continuiamo a prendere mele da un cesto (magari coperto da un panno), ed esse continuano a essere rosse, è possibile estrarre la regola che le mele nel cesto potrebbero essere tutte rosse. Il che, come si può banalmente dedurre dal condizionale appena usato, non è un procedimento logicamente perfetto visto che basterebbe estrarre anche una sola mela gialla per invalidare la regola appena costruita. 

    E poi c’è l’abduzione, simile all’induzione, con la differenza che il suo scopo non è l’estrazione di una regola ma di un’ipotesi, di qualcosa che si sa già non essere certo, e quindi è necessariamente da confermare sperimentalmente in uno stadio successivo: vedo delle mele rosse per terra, vedo un cesto in cui so per certo che tutte le mele sono rosse, e pertanto ipotizzo che le mele vengano da quel cesto. E nel libro Il Segno dei Tre Umberto Eco fa un esempio molto simile, ponendo come esempio di abduzione quello secondo cui: Se nel vostro piatto vedete del tonno, sul tavolo una scatoletta di tonno aperta: ci possiamo scommettere che certamente penserete che il tonno del vostro piatto è uscito da quella scatoletta ma si tratta soltanto di una abduzione. Aggiunge d’altronde Eco, noto tra le altre cose proprio per la sua opera divulgativa dello stesso Peirce, che Sherlock Holmes nei romanzi di Doyle chiama deduzioni proprio quelle che in realtà sono delle abduzioni creative, in quanto dalle premesse che il personaggio fa sulla scena del delitto o sul comportamento dei sospetti non esiste una consequenzialità logica tale che si possa arrivare al colpevole con la stessa certezza matematica inattaccabile dell’esempio delle mele di cui sopra (non per altro, più i sistemi esaminati sono complessi, più c’è la possibilità di variabili imprevedibili o non considerate, e più quindi è difficile dire se questa è la premessa allora la conseguenza è CERTAMENTE quest’altra). Tuttavia la sua genialità è nel formulare ipotesi abduttive in grado di relazionare creativamente anche elementi molto difficili da relazionare, e che unito ciò con la sua enorme conoscenza ed esperienza nel campo, esse finiscono per avere anche un’altissima probabilità di risultare vere. Non per niente anche Holmes spesso sbaglia, e il suo processo d'indagine non può dirsi concluso finché non esiste una verifica, ossia tipicamente una prova inappuntabile che la sua ipotesi fosse corretta. 

    D’altronde lo so, come individui facciamo ancora moltissima fatica ad accettare il concetto di errore, perché in tanti di noi è ancora, magari anche solo subconsciamente, presente quella fastidiosa vocina, creatasi ai tempi scolastici, che di fronte a uno sbaglio ci continua a minacciare con l’immagine di un cappello con su scritto asino, da indossare almeno fino a fine giornata. Ma il segreto qui è proprio nel provare a comprendere che oggi possiamo raggiungere lo spazio e vivere fino a 90 anni proprio perché milioni di persone non hanno avuto paura d’indossare quel cappello; e nel momento in cui quindi impariamo a zittire questa vocina presuntuosa e a capire che ogni errore, ogni incidente di percorso, non solo spesso è inevitabile ma altro non è che una risorsa con cui la realtà ci dà strumenti per crescere e costruire, ecco che facciamo una vera transizione verso un mondo molto più grande. Perché molto spesso prevedere certi fenomeni è quasi impossibile, bisogna necessariamente muoversi a tentoni, e ogni scienziato è ben consapevole di tutto ciò; ma è proprio grazie a questo muoversi costruendo cose utili indipendentemente dal risultato, è proprio grazie a questo saper trarre il massimo anche dai peggiori incidenti di percorso che, pur di fronte alle incognite del futuro, possiamo imparare a fare anche cose straordinarie

    La Scienza è fatta di errori, che sono fondamentali perché, piano piano, sono proprio gli stessi a guidarci verso la verità

    (Richard Feynman)

    Quanta ricerca? Quanto studio? Quanta sperimentazione?

    Visto il precedente laboratorio strategico potrebbe sorgere naturale una domanda: ossia, quanto di preciso conviene andare a fondo nelle nostre ricerche? E quando invece è il momento giusto di verificare abduttivamente alcune ipotesi e di gettarsi pertanto direttamente nell’azione? 

    Se infatti, in linea generale, incrementare i propri livelli di ricerca, analisi ed estrazione informazioni è sicuramente cosa buona, giusta e chiave fondamentale per raggiungere gran parte dei propri obiettivi, è anche giusto premettere che non è ovviamente detto che più ricerca e studio equivalgano sempre a risultati migliori. Anzi, a volte passare direttamente alla sperimentazione di verità parziali e teorie non verificate può essere semplicemente il modo migliore per raggiungere il nostro obiettivo.

    Perché proprio come avrai probabilmente capito dal capitolo precedente, il miglior scienziato-stratega è proprio quello che sa comprendere alla perfezione quanto studiare e quanto affidarsi invece alla "sperimentazione pura e ignorante" di ciò che potrebbe funzionare. Mai pensare infatti che in questo libro vogliamo spacciare come virtuosa la figura del timoroso che si rinchiude in un laboratorio di analisi a fare mille ricerche non necessarie ogniqualvolta deve inseguire qualcosa. Al contrario, inviteremo sempre a cercare di agire con la forma mentis del bilanciare l’aspetto investigativo e quello pratico, dell’accettare la parzialità delle ipotesi a propria disposizione e del mantenere, anche di fronte all’esperimento fallito, quella mentalità profondamente scientifica secondo

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