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La scienza del successo: Come il metodo scientifico può farti diventare il numero uno, comprendere meglio il mondo, e vincere le battaglie della tua vita

La scienza del successo: Come il metodo scientifico può farti diventare il numero uno, comprendere meglio il mondo, e vincere le battaglie della tua vita

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La scienza del successo: Come il metodo scientifico può farti diventare il numero uno, comprendere meglio il mondo, e vincere le battaglie della tua vita

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
336 pagine
6 ore
Pubblicato:
15 set 2020
ISBN:
9788835895145
Formato:
Libro

Descrizione

In questo volume, tra capitoli di teoria e mini-sezioni pratiche di “Laboratorio strategico” scopriremo insieme il lato più accattivante, "sexy" e soprattutto concretamente applicabile della scienza. Capiremo come utilizzarla per evitare inganni, conquistare il prossimo, sviluppare soluzioni creative e finanche predire il futuro. Capiremo insieme quali principi di fisica e biologia possono essere sfruttati per incrementare i nostri guadagni mensili e come la matematica può aiutarci a potenziare al massimo le nostre prestazioni fisiche e mentali. Sfrutteremo i principi della "ricerca di laboratorio" per imparare a svelare bugie, incognite e misteri della nostra vita e capiremo insieme come le ultime scoperte in campo neurologico possono aiutarci ad essere spietatamente concentrati, sorprendentemente resistenti, incredibilmente felici.

Dall'ultima fatica di Yamada Takumi, un libro con cui lasciarsi condurre pagina dopo pagina "tra le stelle", sfruttando l'unico strumento che tra le stelle realmente ci ha condotti: il metodo scientifico. Imbracciane la bellezza, scoprine complessità e armonia e sfruttane il potere per realizzare cose sbalorditive!
Pubblicato:
15 set 2020
ISBN:
9788835895145
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Libro

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La scienza del successo - Yamada Takumi

La scienza del successo

Come il metodo scientifico può farti diventare il numero uno,

comprendere meglio il mondo,

e vincere le battaglie della tua vita

Yamada Takumi

Prima Edizione

La scienza del successo

Cosa è esattamente la scienza?

Perché di fronte alla parola scienza ecco che mille immagini possono giungere alla nostra mente, a partire da quella d'insondabili misteri subatomici, passando per formule matematiche indecifrabili, arrivando alla figura di eremiti da laboratorio che sono chiusi nei loro dogmi e parlano linguaggi incomprensibili ai comuni mortali, magari mentre sono plagiati da questa o quella malefica lobby dei dolciumi. 

E io beh, ti direi che la scienza è quella cosa meravigliosa che ci ha consentito di oltrepassare i limiti dei nostri sensi, consentendoci di studiare tutti i segreti dell’infinitamente piccolo e infinitamente grande. Ciò che ha realizzato il nostro sogno ancestrale di possedere delle ali, ponendo addirittura le premesse per arrivare a mettere piede su galassie e pianeti, un giorno. È ciò che ci ha permesso di scoprire i mattoni di cui siamo fatti, rendendoci sempre più forti, intelligenti e longevi. Ciò che ha superato le barriere di etnie, nazioni e religioni e ci ha uniti sotto la bandiera unica dell’umanità, in un’impresa straordinaria che un giorno ci riporterà a capire persino cosa è successo in quel bislacco giorno in cui, 13,7 miliardi di anni fa, ogni cosa che conosciamo ha avuto origine. 

Ma proverò per un istante a mettere da parte la poesia e l’entusiasmo e ti darò una risposta più semplice e rigorosa: ci si riferisce alla scienza come la conoscenza che deriva dall’utilizzo di un metodo scientifico. Spesso si tende a definire come scienza anche l’applicazione pratica di questa stessa conoscenza, anche se sarebbe più corretto definire quest’ultima come tecnologia. Ma tornando a noi, cosa è il metodo scientifico? Non si può dirlo con certezza. O meglio, quello di dare una sua definizione rigorosa è dibattito filosofico tutt’ora in corso, e sebbene tale metodo ancora oggi non sia assolutamente unico a seconda dei contesti e dei campi di applicazione, possiamo provare a dire che si tratta di una procedura di scoperta della realtà le cui varianti sono tipicamente basate su un certo rigore nella raccolta dei dati e nella formulazione dei problemi coinvolti, nonché realizzate attraverso procedure che siano il più possibile verificabili, affidabili, ripetibili e, cosa non da meno, condivisibili. Il che, chiaramente, non è esente da problemi dovuti al fatto stesso che esistono aspetti della realtà la cui complessità ne rende difficilissimo uno studio rigoroso o completamente verificabile. Ma nonostante tali problemi ciò che conta è che quello scientifico rimane il miglior metodo possibile per la conoscenza della realtà. Cosa sia la realtà lo vedremo meglio più avanti. Per ora ci basti sapere che, visto che questo metodo non può prescindere da una verifica affidabile della natura delle cose e del comportamento dei fenomeni che le animano, esso è banalmente anche ciò che ci darà la maggiore probabilità di avere qualcosa che funzioni. Non per nulla, se mille anni fa provavi a costruire un razzo incidendo su un tronco d’albero varie parole magiche e invocazioni agli spiriti naturali, come sicuramente qualche alchimista avrà scritto nei propri libri, è molto difficile che fosse possibile usarlo per raggiungere la luna.

Già, perché se hai letto anche un solo libro di storia sono sicuro che sarai venuto a sapere che prima della cosiddetta rivoluzione scientifica tendevamo per lo più a vivere di saperi del tipo: È così e basta, e così perché me lo sento, è così perché è più bello, è così perché lo ha detto qualcuno (tipicamente, Aristotele). Ossia, la storia pre-scientifica della creazione di nuova conoscenza e nuove tecnologie, salvo pochi esempi illuminati, è nella maggioranza dei casi una storia di applicazione di dogmi, ovvero di saperi che, in quanto non necessariamente verificabili o smentibili, divenivano spesso anche non discutibili; o almeno pur venendo dibattuti, non si pensava di minare minimamente le premesse non verificabili da cui discendevano. Ed ecco che applicando diffusamente questa mentalità, a fianco di progressi in campi in cui almeno un minimo di aderenza alla realtà era inevitabile e necessario, come nel caso dello sviluppo delle tecniche architettoniche nel mondo antico o delle arti di bottega nel Rinascimento, assistevamo anche a cose che per fortuna oggi ci sembrano impensabili, come la convinzione comune che fosse possibile curare ogni malattia attraverso il dissanguamento, la totale assenza d'igiene anche nelle metropoli più ricche e la giustificazione condivisa di ogni forma di violenza o abuso purché fosse in nome di questo o quell’ordinamento sociale; e sebbene di sicuro quest’ultimo aspetto non è ancora stato completamente risolto, è innegabile come la conquista di una cosa fondamentale come i diritti umani discenda dalla verità scientifica secondo cui siamo dotati della stessa biologia di base, e quindi la nostra dignità esistenziale è indipendente dal genere, dal ceto, dalla nostra origine etnica o dal nostro rango sociale. 

Senza un metodo scientifico universalmente adottato come base della conoscenza insomma non si credeva in maniera sufficientemente diffusa o approfondita nella necessità di scoprire i criteri oggettivi di cui la realtà è costituita, e pertanto troppo spesso ci si affidava a saperi arbitrariamente costruiti, elevati a verità da comunità o poteri coercitivi, assorbiti come tali da un popolo certamente con molti meno strumenti di adesso, e rafforzati da tutti i successivi tentativi di forzare questi saperi sulla realtà.

Perché un problema non da poco nasceva proprio nel momento in cui queste dottrine arrivavano a scontrarsi con le evidenze della realtà, fino addirittura a smentire i principi stessi per cui erano state formulate (si pensi a metodi curativi medievali come la somministrazione di veleni estratti dalle piante che, non è difficile immaginare, hanno fatto più morti delle malattie stesse); ossia,  rimosso il paletto di necessaria scientificità, e quindi verificabilità e attendibilità, c’era sempre una banale scappatoia con cui silenziare i momenti in cui la realtà bussava alla porta: laddove il sapere in questione o i suoi presupposti dovevano essere necessariamente preservati, era sempre possibile sostenere che il sapere fosse sacro e fossero piuttosto le evidenze reali presentate ad essere false, parziali o incomplete. Magari faziose.

È proprio qui infatti tutta la comicità involontaria dei saperi dogmatici: essi sono spesso costruiti in maniera tale da essere veri a prescindere, qualora i loro portatori così desiderano; e non fornendo a chi ne fruisce, almeno nei loro principi fondamentali, alcuna risposta al: ma quale evidenza qui ti farebbe ripensare questo concetto?, non possiedono nemmeno gli strumenti filosofici con cui evolversi, migliorarsi, cominciare a funzionare. Ed ecco che per esempio se quel metodo curativo inventato dal Sommo Alchimista Ezechiele nella cittadella trecentesca di Qualiqquà ha fatto solo migliaia di morti ecco che, specialmente qualora Ezechiele avesse un particolare ascendente e potere nella cittadella, è probabile che la conta morti fosse considerata fuorviante, sbagliata, magari frutto di qualche complotto esterno; non per altro prima della scienza si viveva frequentemente di principio dell’autorità, ossia di ha ragione perché è lui e quindi ha ragione, unica vera scappatoia per quando gli antichi eruditi venivano messi di fronte alla realtà delle loro idiozie (e tutt’oggi, non a caso, rifugio disperato per i politicanti messi alle corde nei dibattiti pubblici). 

E tutto questo discorso marca una delle differenze più significative tra il sapere dogmatico e il sapere dello scienziato: qualora la realtà espone una prova in contro-tendenza con una legge pre-esistente, lo scienziato è costretto ad ammettere il proprio errore e modificare, o al limite espandere, quella legge. Il dogmatico invece quasi certamente farà lo scemo, continuando a provare a smentire, invalidare o ignorare quella prova. Una cosa che infatti oggi non sembra essere chiara a molti è che lo scienziato sarebbe disposto ad ammettere anche l’esistenza della magia, delle divinità del bosco e dei fantasmi se fosse in grado di formalizzarne ed eseguirne una verifica in laboratorio. Che poi in realtà questi sono problemi non scientifici per una serie di ragioni che non conviene approfondire subito, ma per ora prendiamo questa affermazione per buona. Il dogmatico folle invece che pur non avendo nessun potere è fermamente convinto di poter emettere palle di fuoco dalle dita, farebbe il possibile per evitare ogni verifica del suo potere; e messo forzatamente di fronte alla stessa si giustificherebbe che il suo potere non funziona di fronte agli scettici, che quel mese è un mese storto e cose del genere. Vedi la differenza tra i due tipi di pensiero? E vedi perché il pensiero scientifico vince quando si tratta di capire la realtà, e quindi, inevitabilmente, imparare anche come modificarla anche a proprio piacimento?

So a cosa ora molti staranno pensando: si, ma la scienza sbaglia! E si, è verissimo, ma attenzione: se un concetto è il risultato dell’applicazione del metodo scientifico ciò non vuole assolutamente dire che esso sia immune all’errore. Esempio banale: se leggi oggi dei testi accademici di biologia o medicina di cento anni fa, tempo in cui la rivoluzione scientifica già marciava da tempo, è praticamente certo che siano pieni di sciocchezze di ogni genere. Tuttavia la chiave è esattamente in quanto detto poco sopra: nella storica disponibilità ad ammettere il dubbio prima e l’errore poi, e successivamente coltivare in sé i metodi stessi con cui migliorare il proprio metodo, adottare strumenti migliori ed espandere ulteriormente la completezza e il rigore dei propri modelli della realtà. Nel momento in cui invece di fronte agli errori della scienza dovessimo mettere in dubbio l’intero metodo per provare a tornare all’imposizione di un dogma non verificabile perché si, perché è più facile, perché ci fa star meglio, ecco che si fa l’equivalente del gettare il bambino con l’acqua sporca, del buttare via l’intera ricetta solo perché manca un po’ di sale, e compiremo un’inversione storica clamorosa, un filosofico ritorno ai tempi in cui si credeva di poter rimpiazzare gli antibiotici con i sacrifici di polli e capre sotto il tempo di Poseidone.

Ma qui potrebbe sorgere facilmente l’altra obiezione che: "Un sacco di volte, nella storia, la scienza ci ha messo decenni ad ammettere cose che inizialmente negava e che erano in questo o quel testo antico. Quindi secondo alcuni la scienza è cieca e a volte ottusa, perché incapace di ammettere una verità già svelata da tempo. E si, esatto, un punto debole della scienza è il non poter dare certezze senza prove sufficienti (nonostante diversi scienziati sembrano ignorare completamente questo principio nel divulgare certe ricerche-fuffa, ma la scienza non è la parola dei singoli scienziati e questo è un discorso che vedremo più avanti). Questo tuttavia è anche il suo più grande punto di forza: il non potersi pronunciare senza prove sufficienti tende infatti a garantire la presenza di un favoloso filtro che non farà entrare, nella maggioranza dei casi, nel sapere scientifico delle imbecillità clamorose solo perché urlate dall’ultimo profeta di turno. Ma allo stesso tempo è possibile notare la sua profonda onestà e il suo profondo amore per la realtà nel momento in cui ha ammesso alcune di queste verità a fronte di un numero sufficiente di prove attendibili. Che poi, è ovvio, alcune cose reali, oggi dominio della scienza, erano già un tempo dogmi scritti in libri antichi, come frutto dell’intuizione improvvisa di questo o quel sapiente. Mai dimenticare tuttavia, che senza la base solida di un metodo basato sulla verifica, per un'intuizione rivelatasi reale ce n'erano altre milioni che si risolvevano in veri e propri deliri su come la terra fosse una grossa sfera cava in cui abitano giganti e Mercurio in Capricorno ti farà venire il mal di testa se sei nato il 15 maggio. L’intuizione del singolo senza ricerca, confronto e sperimentazione che li convalidino, è nulla più che un lancio di dadi: potrai anche azzeccare il risultato una volta su sei, ma questo non vuol dire che tu abbia elaborato un sistema di chiaroveggenza con cui vedere nel futuro.

L’amore per la sperimentazione, e la ricerca di ciò che funziona

Fatta dunque questa necessaria dichiarazione d’amore al metodo scientifico non ci risulterà difficile arrivare proprio al cuore del nostro testo: perché se questo metodo risulta il migliore possibile con cui indagare la realtà e i rapporti causa-conseguenza che la animano, ecco che proprio dallo stesso e dagli spicchi di realtà che esso ci ha rivelato, possiamo trarre una serie straordinariamente preziosa di strumenti con cui affrontare al meglio le nostre battaglie quotidiane. Che si tratti infatti di migliorare i nostri guadagni mensili o i nostri risultati universitari, di superare questa o quella crisi, di perdere peso, trovare più tempo da passare assieme alla nostra famiglia, imbiancare casa cercando di non far colare tutto sul tappeto o a elaborare una rivoluzione tecnologica che scardini ogni bruttura della società in cui viviamo, ecco che ci renderemo conto che imparare a risolvere problemi applicando la scienza, i suoi metodi, le sue filosofie e i suoi frutti è semplicemente il miglior modo per ottenere sempre il massimo risultato in cambio del minimo sforzo

In questo libro infatti, tra capitoli di teoria e mini-sezioni pratiche di Laboratorio strategico proveremo a capire come combattere le nostre battaglie attraverso ricerca, razionalità, applicazione di principi matematici e logici, sperimentazione continua, sfruttamento dell’errore come risorsa, e ovviamente mantenendo sempre alto un amore naturale nei confronti di una scoperta costante della realtà, che sia effettuata con occhio onesto, oggettivo, pragmatico e ripulito da tutte quelle trappole di tipo emotivo, percettivo, semplificativo e dogmatico che sono sempre  in agguato. Tutte trappole che, in tempi un po’ confusi, in cui da un lato bisogna affrontare sfide completamente nuove e dall’altro tornano alla ribalta mistiche teorie su terre piatte e rimedi miracolosi contro questa o quella malattia, diviene fondamentale scovare e debellare onde combattere ciarlatani, sciamani, e tutti gli infiniti danni che i loro dogmi arrecano a chi li segue senza farsi alcuna domanda (e purtroppo, non solamente a loro). Insomma, mai come in questo contesto storico e sociale, diviene fondamentale adottare un’arte di agire e pensare che, in quanto profondamente innamorata della realtà, abbia il chiaro scopo di evolverci non solo come individui, ma come massa critica fondamentale e trainante per quello che si possa definire un futuro straordinario che sia scientifico, e per questo ricco, abbondante e felice, per noi e per il resto della società.

La scienza è magia che funziona.

(Kurt Vonnegut)

P.S. Grazie a Riccardo Vessa di WesaChannel per gli innumerevoli spunti forniti

Seguitelo su https://www.youtube.com/channel/UCaM-zH6ji5kWncFMaBBc7Yg

Il Kintsugi project è il risultato di anni di studio e ricerca, svolti con totale dedizione e passione. Fin dal 2012 lavoriamo infatti duramente per costruire qualcosa di bellissimo, qualcosa che abbia la crescita umana, artistica, filosofica e imprenditoriale dei nostri lettori come nucleo dell'intera esperienza. 

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Perché ogni lettore per noi è innanzitutto un amico, un protagonista, un compagno nel nostro percorso intellettuale condiviso. Un percorso in cui scoprire insieme gli strumenti con cui divenire gli artigiani Kintsugi di noi stessi. Ossia quegli individui che sappiano trasformare ogni propria, inevitabile, crepa interiore in un'occasione per costruire un capolavoro. Ogni spaccatura in uno spunto straordinario. Ogni passo indietro in un'occasione per rilanciarsi in avanti con ancora più vigore, entusiasmo, creatività di prima. 

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Lo scienziato è libero, e deve essere libero di porre qualsiasi domanda, di dubitare di qualsiasi asserzione, di cercare ogni prova, di correggere ogni errore. 

(Julius Robert Oppenheimer)

I - Ricreare il successo in laboratorio

Come si sarà potuto intuire dall'introduzione, se esiste un principio magari banale per alcuni ma probabilmente non per altri, e da cui la scienza non può prescindere, è l’esistenza di una realtà, ossia banalmente, di qualcosa di oggettivo. O, se vogliamo essere ancora più spartani, di quell’elemento che si prenderà cura di noi indipendentemente da quanto scegliamo d'ignorarlo. Se per esempio saltiamo da un balcone al trentesimo piano, beh, moriremo anche se decidiamo di ignorare la cosa. 

La cosa bella della scienza è che funzionerà, che tu ci creda o meno.

(Neil DeGrasse Tyson)

Ed ecco che vedo già che molti detrattori di questa idea potrebbero cominciare a esporre un rischio di pensiero assolutistico e monolitico, in cui lo scienziato vuole che l’universo sia unicamente quello che vuole lui, senza possibilità di dibattito, prospettive diverse o libero pensiero.

Si e no, cerchiamo di calmare gli animi e approfondire un attimo la cosa. Primo, ovvio ma prezioso, non tutto può essere elevato ad oggettivo in quanto non si può assolutamente pensare di applicare un metodo scientifico a qualunque problema esistente. Non è mai stato questo il nostro scopo né mai lo sarà. Se infatti parliamo per esempio di scienze dure, ossia di quelle discipline dominate da un rigore assoluto come possono esserlo la la fisica, la chimica o la biologia, ecco che un metodo scientifico, basato su una raccolta rigorosa di dati e verità stabilite attraverso esperimenti ripetibili, diviene necessariamente l’unico modo possibile per conoscere di più e, conseguentemente, per lavorare con questi principi. Semplicemente perché in queste dottrine vale il principio del balcone di cui sopra: ossia ogni verità ignorata è qualcosa con cui si dovrà fare in ogni caso prima o poi i conti. Hai voglia a dibattere, a non crederci, a pretendere che sia diversa, la forza di gravità è lì ed è pronta a prepararti al tuo incontro con il marciapiede anche qualora tu improvvisamente decida che puoi volare. Quindi più studi, più applichi un metodo del genere, e più puoi conoscere e applicare ciò che conosci con un certo grado di sicurezza sui risultati finali. E insomma, alla fine, puoi anche più parlare di oggettività.

Ma basta guardare per un microsecondo ai vari campi del sapere umano per accorgersi che esistono infiniti settori in cui è molto più difficile ridurre le leggi che animano i metodi e i fenomeni coinvolti in formulazioni valide, verificabili e rigorose. Magari perché le affermazioni che si possono fare in quel campo sono strutturalmente meno verificabili. O perché i fenomeni osservabili sono molto meno prevedibili, dimostrabili, riproducibili. O se vogliamo adottare un criterio puramente popperiano (ossia, dal filosofo Karl Popper), non è più possibile applicare un criterio di falsificabilità delle leggi coinvolte; ossia andranno a ridursi, fino a raggiungere anche lo zero, le possibilità di effettuare esperimenti che possano confutare (ossia smentire) oggettivamente un’affermazione. Insomma, non puoi dimostrare questa cosa, non puoi dimostrare che non è così, e quindi non si arriva da nessuna parte. Almeno non secondo la scienza. E pertanto vanno progressivamente a farsi fregare le possibilità di dire questo è oggettivo.

Si pensi ad esempio a quelle che alcuni chiamano scienze morbide (per alcuni neanche considerabili come scienze ma che in questo libro continueremo per semplicità a classificare come tali) come possono esserlo l’economia, la psicologia o la meteorologia: ci sono delle leggi più valide di altre, esistono dei modelli con cui ragionare ed effettuare previsioni, ma come avrai notato tutte le volte che ha cominciato a pioverti in testa mentre eri senza ombrello questi modelli possono variare, cadere, venire meno, essere parzialmente reinterpretati, e pertanto dire con certezza le cose funzionano, o sono andate, sempre oggettivamente in questo modo comincia a farsi difficile. Ma si pensi anche ai saperi che scientifici non lo sono per niente come quelli artistici o estetici: se hai per esempio davanti a te una copia del film The Blues Brothers sarà oggettivo, e oggettivamente dimostrabile e sperimentabile, che è stato diretto da John Landis, che è del 1980 e che vi recita John Belushi. E persino che è entrato nel Guinness dei primati per il maggior numero d'incidenti d’auto in una pellicola cinematografica. Ma che sia un capolavoro? Beh, potrà esserlo per alcuni. Forse per la maggioranza di coloro che l'hanno guardato. Potrà rispettare alcuni canoni estetici descritti in specifici manuali di cinema. Va bene, ma comunque non esistono esperimenti che possano verificare o falsificare questa affermazione. Non c’è realtà che si prenderà cura di te anche se la ignori, anzi, esistono significati costantemente ridefiniti e ridefinibili nel dibattito. Quindi no, per quanto il film possa piacerti, o possa essere riconosciuto come super capolavoro da una parte della critica mondiale, siamo comunque completamente al di fuori della scienza. E quindi, dell’oggettività.

E qui una domanda potrebbe sorgere spontanea: Perché, se questa non è una verità oggettiva, in moltissime scuole di regia diviene quasi imprescindibile lo studio di una pellicola del genere?. Esiste quindi almeno una porzione di realtà studiabile, fattiva, oggettiva che produce un effetto del genere?

Banalmente: si, certo, ovvio. Anche se un’affermazione non può essere considerata oggettiva, è comunque possibile che sia più valida di altre all’interno di certi contesti o gruppi sociali. Ossia, anche se non siamo nel campo di ciò che è oggettivamente vero, possiamo comunque trovarci nel campo di ciò che è statisticamente più valido o portatore

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