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Edmondo Rossoni Il sindacalista del regime

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Edmondo Rossoni Il sindacalista del regime

Lunghezza:
425 pagine
3 ore
Pubblicato:
20 mar 2020
ISBN:
9788835880400
Formato:
Libro

Descrizione

Il fascismo è stato un fenomeno complesso e sfaccettato nel quale sono confluite differenti ideologie e personaggi, uno di questi fu Edmondo Rossoni, ex sindacalista rivoluzionario e pacifista, passato all'interventismo durante la Grande Guerra e poi al fascismo di cui organizzò il movimento sindacale assumendone per anni la guida e appoggiando la sua trasformazione progressiva in corporativismo, uno dei nuovi elementi cardine del regime, fino al cosiddetto sbloccamento quando venne allontanato da questa carica e bloccata l'attuazione del suo progetto.
Oltre a questo, comunque, Rossoni rivestì altri importanti ruoli durante il ventennio, fu ministro dell'Agricoltura e Foreste occupandosi quindi di produzione alimentare e bonifica, attività molto rilevante negli anni del regime, oltre ad essere una delle figure che, in quanto membri del Gran Consiglio del Fascismo, portarono alla caduta di Mussolini nel luglio del 1943.
In quest'opera si ripercorre, in maniera tendenzialmente cronologica, il percorso esistenziale e politico-istituzionale del personaggio, citando spesso i testi dei suoi scritti e discorsi per fornire una testimonianza diretta delle su posizioni, oltre a fornire riferimenti normativi e informazioni di contesto per inquadrare gli eventi.
In appendice all'opera, in modo da fornire al lettore un facile accesso alla documentazione citata, vengono riportati parte dei testi e dei documenti cui si fa riferimento nei tre saggi. In modo da favorire la ricostruzione del percorso dei contributi politico-ideologici di questi tre gerarchi fascisti, per ogni personaggio vengono inoltre riportati gli elenchi delle rispettive opere a stampa.
Pubblicato:
20 mar 2020
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9788835880400
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Introduzione

Il fascismo è stato un fenomeno complesso e sfaccettato nel quale sono confluite differenti ideologie e personaggi, uno di questi fu Edmondo Rossoni, ex sindacalista rivoluzionario e pacifista, passato all'interventismo durante la Grande Guerra e poi al fascismo di cui organizzò il movimento sindacale assumendone per anni la guida e appoggiando la sua trasformazione progressiva in corporativismo, uno dei nuovi elementi cardine del regime, fino al cosiddetto sbloccamento quando venne allontanato da questa carica e bloccata l'attuazione del suo progetto.

Oltre a questo, comunque, Rossoni rivestì altri importanti ruoli durante il ventennio, fu ministro dell'Agricoltura e Foreste occupandosi quindi di produzione alimentare e bonifica, attività molto rilevante negli anni del regime, oltre ad essere una delle figure che, in quanto membri del Gran Consiglio del Fascismo, portarono alla caduta di Mussolini nel luglio del 1943.

In quest'opera si ripercorre, in maniera tendenzialmente cronologica, il percorso esistenziale e politico-istituzionale del personaggio, citando spesso i testi dei suoi scritti e discorsi per fornire una testimonianza diretta delle su posizioni, oltre a fornire riferimenti normativi e informazioni di contesto per inquadrare gli eventi.

In appendice all'opera, in modo da fornire al lettore un facile accesso alla documentazione citata, vengono riportati parte dei testi e dei documenti cui si fa riferimento nei tre saggi. In modo da favorire la ricostruzione del percorso dei contributi politico-ideologici di questi tre gerarchi fascisti, per ogni personaggio vengono inoltre riportati gli elenchi delle rispettive opere a stampa.

Edmondo Rossoni

Il sindacalista, giornalista e politico fascista Edmondo Rossoni nacque a Tresigallo, un comune nella provincia di Ferrara, il 6 maggio 1884 da Attilio Rossoni e Dirce Cavalieri. Compì gli studi ginnasiali privati presso il collegio Salesiano di Torino e poi tornò al suo paese natale a sedici anni.

Qui, dopo un avvicinamento al movimento cattolico, si avvicinò al movimento socialista aderendo alla sezione del partito di Tresigallo. Prese parte tra il 1903 e il 1904 agli scioperi agrari tra cui quello del 20 settembre 1904, a Castelluzzo, ad uno sciopero indetto per protestare contro la repressione operata con la forza tra il 4 e il 14 settembre degli scioperi che si erano svolti nel cagliaritano e durante i quali vi era stato un grave eccidio di minatori a Buggerru (Cagliari), ove morirono 3 manifestanti e altri 20 rimasero feriti (il 14 si verificarono altri scontri a Trapani, nei quali morirono due persone, altra causa di scioperi in molte parti d'Italia).

Per questa sua azione, era uno degli organizzatori dello sciopero, venne denunciato per «attentato alla libertà del lavoro» (una prima volta era stato denunciato nel 1903 per per violenza, resistenza, oltraggio e rifiuto di obbedienza).

In questo periodo venne iniziato alla Loggia massonica Girolamo Savonarola di Ferrara, che poi nel giugno 1920[1] aderì all'obbedienza massonica di Piazza del Gesù[2] e nel dopoguerra venne frequentata da Italo Balbo.

Dopo questi eventi, nel dicembre, si trasferì a Milano, città industriale che gli avrebbe fornito più occasioni di lavoro e infatti divenne impiegato in un'industria.

Continuò anche nella nuova città a svolgere l'attività politica e il 31 ottobre del 1906 venne eletto membro del gruppo di propaganda sindacalista, organo della federazione giovanile socialista della città.

Nel gennaio 1907 venne eletto delegato dell'Unione fra impiegati e commessi di aziende private presso la Camera del Lavoro di Milano e in febbraio nominato corrispondente da Milano del giornale di Roma La Gioventù socialista (organo della Federazione nazionale giovanile socialista), iniziava così anche la sua attività di giornalista, che affianca a quella di sindacalista.

Nello stesso periodo poté anche occuparsi di un importante tema, nel giugno 1907 tenne a Laveno (Varese) una conferenza sul tema Guerra alla guerra organizzata dal circolo giovanile socialista, poi verso la fine di questo stesso mese uscì dalla Federazione giovanile come disposto dalle direttive della fazione rivoluzionaria del partito.

Si impegnò attivamente presso la Camera del lavoro di Milano e poi in settembre partecipò al congresso giovanile socialista lombardo tenendo una relazione sul tema Propaganda antimilitarista. Affianco a questa azione quella di giornalista e propagandista dal giornale antimilitarista Rompete le Righe!, fondato nel marzo del 1907 da Filippo Corridoni e Maria Rygier (1885-1923) a Milano.

Nel novembre del 1907 si trasferì a Piacenza per lavorare presso la locale Camera del Lavoro come Commissario amministrativo; questo stesso mese partecipò al convegno di Parma svoltosi tra il 2 e 3, tra i rappresentanti del Sindacato ferrovieri italiani (SFI), della Federazione Nazionale Lavoratori del Mare (FNLM), e di 16 Camere del lavoro di area sindacalista rivoluzionaria durante il quale venne approvato un o.d.g. proposto dall'ala rivoluzionaria in contrasto con la linea confederale (110.000 voti a favore e 74.000 contrari) proposto da De Ambris a cui Rossoni si oppose sostenendo la necessità di rimanere nella confederazione (CGdL) e combattere le tendenze riformiste dall'interno, in seguito a questo voto i sindacalisti rivoluzionari lasciarono la CGdL e fondarono il 2 il Comitato nazionale della resistenza per raggruppare «tutte le organizzazioni italiane» che intendessero svolgere «un'azione comune di lotta incessante contro l'odierno ordinamento capitalistico con tutti quei mezzi, nessuno escluso, che la pratica sindacale ha indicato come efficaci per indebolire ed eliminare la classe e lo Stato borghese»[3].

A Piacenza continuò la sua campagna antimilitarista e partecipò allo sciopero di solidarietà con i lavoratori agrari del parmense, a causa di questo la Pretura di Parma, il 16 giugno 1908, lo condannò a quattro anni di reclusione e a due di sorveglianza speciale (venne condannato per istigazione a delinquere e propaganda antimilitarista), per questo fuggì all'estero prima in Svizzera a Lugano (partecipando all'attivit sindacale degli emigrati italiani), poi a Marsiglia ove lavorò per i Monopoli di Stato, ed infine a Nizza, città nella quale organizzò le attività sindacali tra i lavoratori emigrati italiani.

Anche in esilio proseguì la sua attività di giornalista per giornali socialisti, collaborò infatti con articoli in italiano con il giornale Le Droit du Peuple, organo della Federation socialiste des Alpes Maritimes e tenne convegni. Anche in Francia queste sue scelte non furono ben accette, venne diffidato e dovette lasciare il continente per recarsi in Brasile nel febbraio del 1909.

Qui, grazie anche all'aiuto del sindacalista Alceste De Ambris (1874-1934) che vi si era già recato due volte e a Paolo Mazzoldi, iniziò a collaborare con il giornale Il Fanfulla (giornale sindacalista in lingua italiana edito a San Paolo dal 1893, divenuto col tempo l'organo ufficiale della comunità italiana nel paese) ed insegnò nelle scuole infantili degli emigrati. Rossoni e De Ambris, oltre ad una comune militante sindacale, erano legati dall'appartenenza alla Massoneria di Piazza del Gesù[4].

Anche questo paese però lo espulse per le sue attività propagandistiche (aveva guidato uno sciopero dei lavoratori del vetro) e sovversive il 17 novembre 1909, allora ritorno in Francia, nello specifico a Parigi, ove collaborò con il giornale di Gustave Hervé (1871-1944) La Guerre sociale e poi si recò ancora nel nuovo continente, questa volta a New York, nel luglio 1910 divenendo quindi collaboratore dall'America per il giornale parmense L'Internazionale; questa sua corrispondenza riveste una particolare rilevanza perché consentì ai sindacalisti rivoluzionari italiani di conoscere le esperienze americane, specialmente quelle dell'Industrial Workers of the World (IWW), a cui la Federazione Socialista Italiana (FSI) aveva aderito dal suo congresso del 1906.

La Federazione Socialista Italiana (FSI) era una organizzazione fondata dal socialista Giacinto Menotti Serrati (1876-1926) nel 1902 e che ormai, quando Rossoni vi si legò, era sotto il controllo dei sindacalisti rivoluzionari. Rossoni ne divenne membro riuscendo a farvi carriera e ad entrare a far parte della giunta esecutiv, divenne addetto all'organizzazione e propaganda, tenne discorsi ed organizzando incontri, oltre a divenire redattore del giornale in lingua italiana edito a New York Il Proletario dal giugno 1906[5] come organo della locale federazione socialista. A questo affiancò un'ampia attività come oratore tenendo incontri con gli emigrati italiani a San Francisco e nel 1910, assieme al suo amico Massimo Rocca (1884-1973), si recò a Philadelphia, anche se la FSI non era stata invitata, per partecipare al congresso indetto da Giovanni Di Silvestro tra gli emigrati italiani per la designazione dei capi della comunità dei lavoratori italiani negli Stati Uniti, ma dopo pochi giorni i due vennero allontanati dal congresso.

Questo stesso anno Rossoni inviò varie corrispondenze giornalistiche in Europa con le quali presentò, come detto, l'attività e l'organizzazione della IWW, promuovendo quindi la sua strategia di stampo sovversivo, in contrapposizione con le tesi riformiste della CGdL.

Olte a questo continuò nella sua campagna antimilitarista tenendo anche l'11 giugno 1911 un discorso contro il patriottismo borghese e insultando la bandiera italiana davanti alla statua di Garibaldi. Verso la fine dell'anno, con Arturo Giovannitti, Rossoni, Raimondo Fazio, Joseph Ettor, Libero Tancredi e altri membri della FSI partecipò ad una manifestazione al Washington Square a New York City presso la statua di Garibaldi contro la guerra e poi, dopo lo scoppio della guerra tra Italia e Turchia per la conquista della Libia (avvenuta in ottobre), venne inviato dalla FSI nel New Jersey, in Pennsylvania, in Ohio, in Oregon e in California per tenere conferenze contro la guerra in corso oltre che alla pubblicazione di articoli contro la guerra, come Primo Maggio di Guerra, apparso su Il Proletario nel 1912 ed altri articoli nei quali invitava anche all'uso della violenza per opporsi alla guerra, fatto che portò a polemiche tra i membri della FSI.

Rossoni fu uno degli autori del numero speciale del giornale edito il 14 settembre in ben quindicimila copie e dedicato al processo che di li a poco si sarebbe svolto per i fatti di Lawrence – un importante sciopero del settore tessile – e che si concluse in novembre con l'assoluzione dei tre imputati (in questi mesi viaggio anche tra le comunità italiane nel paese per raccogliere fondi per la difesa degli imputati).

Questa sua attività portò il consolato italiano a reagire diffondendo delle calunnie ed accusandolo di far parte di un complotto mirante ad uccidere il re d'Italia, oltre che al suo arresto per istigazione allo sciopero.

Durante la sua permanenza negli Stati Uniti continuò l'attività politica e l'agitazione tra gli emigrati, per questo prese contatto anche con la Industrial Workers of the World (IWW)[6], organizzazione sindacale che lui apprezzò scrivendo su Il Proletariato che valeva molto di più dell'AFL (un importante sindacato americano, American Federation of Labor, precluso agli immigrati) perché questa organizzazione rappresentava il metodo dell'azione diretta e della lotta di classe, tramite quindi metodi più vicini a quelli del sindacalismo rivoluzionario di cui lui fece propaganda tra gli emigrati. L'IWW inquadrava i lavoratori senza una qualifica, categoria tendevano per ovvie ragioni ad appartenere gli immigrati[7], a differenza dell'AFL che inquadrava solo i lavoratori qualificati.

Per l'IWW si occupò di organizzare il Marine Transport Workers (MTW), il sindacato che raggruppava i lavoratori dei porti. Appoggiò attivamente il grande sciopero dei lavoratoti tessili di Lawrence, che divenne uno dei primi scioperi generale degli Stati Uniti, giungendo il 29 giugno 1912 a scrivere su Il Proletario che era giunta l'ora del sindacalismo rivoluzionario (in questo periodo assunse anche la direzione del giornale a causa dell'arresto di Giovannitti per il suo coinvolgimento nello sciopero di Lawrence).

Dopo questo condusse un'ampia campagna per la raccolta dei fondi, che vennero raccolti anche in Italia, per la difesa degli arrestati durante lo sciopero.

Queste varie esperienze nel nuovo continente condizionarono ampiamente il suo sviluppo politico, come osserva:

vide vacillare le sue convinzioni internazionaliste, dopo aver constatato come i lavoratori immigrati anteponessero la solidarietà di gruppo etnico a quella di classe. L'esperienza in America Latina e negli Stati Uniti gli mostrò due differenti realtà dei lavoratori italiani all'estero: emarginati negli Usa, perché non coesi come gruppo etnico, punta di diamante del movimento di lotta in Argentina e Brasile, dove invece la comunità italiana era unita e solidale. Questa considerazione facilitò in lui una revisione critica dell'internazionalismo proletario e favorì la sua adesione al nazionalismo.[8]

Topp osserva che per Rossoni «questa prima vera e propria immersione nel movimento operaio americano e nella cultura americana ha portato ad una maggiore consapevolezza della discriminazione etnica e un senso di delusione in termini di classe. Questo ha fatto poco per attirarlo ulteriormente nella vita negli Stati Uniti.»[9] Probabilmente a questo periodo si possono far risalire le radici del pensiero che andò progressivamente elaborando e che rese poi pubblico solo nel 1922, durante un congresso della confederazione sindacale fascista, nel quale dichiarò che lui aveva potuto vedere come i lavoratori italiani fossero sfruttati e tenuti senza riguardo in condizioni indegne non solo dal capitalisti ma anche dai compagni rivoluzionari di altri paesi (riferimento esplicito alle organizzazioni sindacali statunitensi) e per questo era giunto alla conclusione, per esperienza, che l'internazionalismo non è null'altro che una finzione e un'ipocrisia.[10]

Nel complesso Rossoni rimase molto critico verso questo paese, come si può evincere da quanto lui scritto in un suo articolo del 14 settembre 1912 (parte di una campagna stampa che lui portò avanti anche il mese successivo) intitolato Vittoria!, apparso su Il Proletario:

Nessuno sarà mai in grado di credere nella libertà dell'America. Abbiamo sempre detto che il capitalismo – monarchico o repubblicano – è lo stesso ovunque. Il capitalismo negli Stati Uniti non si sottrae alla regola! … A dire il vero, in nessun altro paese al mondo la vita del lavoratore in così trascurata, come nella terra del dollaro.

Aggiunse anzi che nella «terra del dollaro» il trattamento era più disumano che nelle nazioni d'Europa. La differenza tra i due contesti stava solo nella sfrontatezza dei capitalisti negli Stati Uniti. «Qui i capitalisti – che hanno gli appetiti più volgari, e hanno un portafoglio pieno di dollari dove dovrebbe essere il loro cuore, e ancora un altro portafoglio dove dovrebbe essere il loro cervello – sono più brutali, e più selvaggi»[11].

Il suo forte sostegno alle agitazioni svoltesi negli USA fu per lui causa di problemi con la giustizia, come molti altri membri della FSI, venne arrestato poi lasciò il paese dopo aver pagato la cauzione. Grazie anche alla amnistia concessa dalla Corte d'assise di Parma poté quindi tornare in Italia nel gennaio del 1913, accompagnato da Nicola Vecchi, quando sbarcò a Napoli. Dal mese successivo riprese appieno la sua attività sindacale e venne nominato segretario del sindacato provinciale edile di Modena, partecipando subito allo sciopero durato settanta giorni e che terminò con la sconfitta delle maestranze a Massafiscaglia (Ferrara). Questo sciopero ebbe anche uno strascico legale, Nicola Bombacci, segretario della Camera del lavoro di Cesena lo querelò per ingiurie e diffamazione.

Nel frattempo però la situazione politica in Italia era mutata, durante il X Congresso del PSI (Firenze, 19-22 settembre 1908) guidato da Andrea Costa (1851-1910), i riformisti ottennero la maggioranza nel partito e venne proclamata l'incompatibilità dei sindacalisti rivoluzionari con il partito, l'o.d.g dichiarava che «i principi e i metodi di questo, per la sfiducia gettata nell'azione parlamentare ed in genere sulla conquista dei poteri pubblici – per la teoria dell'antistatalismo e la conseguente avversione ad ogni intervento dello Stato – stanno in aperta opposizione ai principi ed ai metodi fissati dal Congresso di Genova del 1892, e successivamente sviluppati ed integrati secondo il portato dell'esperienza storica fin qui compiuta dal proletariato, e sono incompatibili con i principi ed i metodi del partito socialista»[12].

L'incompatibilità venne poi adottata anche dal Consiglio Direttivo della CGdL che nel maggio del 1912, dopo un periodo di forte intensificazione degli scioperi e delle agitazioni, introdusse l'incompatibilità tra l'iscrizione al Comitato d'Azione Diretta, l'organo nazionale che coordinava i sindacalisti rivoluzionari, e la CGdL perché aveva cessato di essere un semplice organo di minoranza per diventare un organo distinto ed antagonistico della Confederazione[13].

Tutte questo condusse nel novembre del 1912 alla convocazione a Modena del congresso, svoltosi dal 23 al 25, durante il quale venne istituito il sindacato rivoluzionario Unione Sindacale Italiana (USI) – per il suo statuto vedere in Appendice – in questo congresso si fronteggiarono due o.d.g., uno presentato da Ines Bitelli, contraria alla scissione dalla confederazione che ottenne 28.856 voti ed una mozione di Alceste De Ambris favorevole che ottenne 42.114 voti e nella quale delineava i motivi della rottura con la CGdL, identificati con la sua subordinazione alla linea politica del partito socialista e alla sua azione parlamentare; l'accentramento; il burocraticismo; il corporativismo derivante dalla prevalenza delle federazioni di mestiere sulle Camere del lavoro, le alte quote di iscrizione, che si decise la fondazione di questo nuovo sindacato; per questo l'USI avrebbe avuto come caratteristiche fondanti la apartiticità e l'autonomia delle organizzazioni affiliate.

Rossoni comunque continuò la sua attività di propagandista e agitatore, recandosi anche a Milano, ove venne arrestato nell'agosto del 1913 dopo aver tenuto un comizio, durante lo sciopero degli operai del mobile ferroviario, con l'accusa di eccitazione all'odio tra le classi sociali. Venne poi rimesso provvisoriamente in libertà e si recò all'estero per evitare la condanna, prima a Lugano ove incontrò De Ambris e poi a Londra per partecipare al I Congresso internazionale sindacalista svolto dal 27 settembre al 2 ottobre 1913, come rappresentante della Camera del Lavoro di Bologna e Parma.

Dalla Grande Guerra al regime

Durante la sua nuova permanenza all'estero si recò nuovamente a New York verso la fine del 1913 (nonostante la sua prolungata permanenza in questo paese lui non lo amò mai, ritenendolo gli USA un sistema economico oppressivo), e all'inizio del 1914 assunse la direzione del giornale Il Proletario. Su questo giornale prima criticò aspramente il Congresso sindacalista di Londra e poi nel luglio del 1914,

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