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Agli ordini di una donna: Harmony Collezione

Agli ordini di una donna: Harmony Collezione

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Agli ordini di una donna: Harmony Collezione

Lunghezza:
151 pagine
2 ore
Pubblicato:
Aug 10, 2020
ISBN:
9788830518346
Formato:
Libro

Descrizione

Un'unione senza amore è l'ultima cosa che desidera...
Ma quando sua figlia le dice di voler conoscere suo padre, Kirstie Rivers non può far altro che affrontare colui che, anni prima, l'ha lasciata per inseguire la propria ambizione. Lucio Masterton.
Lucio è sconvolto: ha scoperto di avere una figlia della quale ha sempre ignorato l'esistenza. E, peggio ancora, ha appena avuto la conferma che l'attrazione verso la bella Kirstie non si è mai assopita. Come fare, però, a convincerla che non è la carriera l'unica cosa che lo interessa?
Pubblicato:
Aug 10, 2020
ISBN:
9788830518346
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici piuù amate e lette dal pubblico italiano.

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Anteprima del libro

Agli ordini di una donna - Margaret Mayo

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

At the Spaniard’s Convenience

Harlequin Mills & Boon Modern Romance

© 2006 Margaret Mayo

Traduzione di Anna Vassalli

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

© 2007 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-3051-834-6

1

Kirstie fissava il telefono. Sapeva di dover fare quella telefonata. Non poteva rimandare oltre: lo doveva a Becky. Ma era la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare. Quindici anni sono molti... anzi, quasi sedici. Si sarebbe ricordato di lei?

Kirstie rammentava bene Lucio Masterton, esattamente come il giorno in cui si erano lasciati. Capelli neri, uno e ottanta di altezza, incredibilmente bello, un corpo possente - allora giocava a rugby - e fantastici occhi color seppia che, con una sola occhiata, riuscivano a sedurre qualsiasi appartenente al gentil sesso, al punto da implorarlo di portarla a letto.

Lei era stata la fortunata.

O, almeno, così aveva pensato!

Non era durata. Lucio aveva un unico interesse nella vita: diventare milionario. Portarsi a letto le donne era secondario. Quando lei aveva fatto pressione per un impegno costante, lui l’aveva esclusa dalla propria esistenza.

E adesso aveva bisogno di parlargli.

Lucio, attualmente, era più che milionario, era un vero fabbricatore di soldi. Ma, bisognava riconoscerglielo, la folgorante ascesa era il risultato di un duro lavoro e non della fortuna. Nel corso degli anni lei aveva tenuto d’occhio le sue vicende e, a dispetto del risentimento per come l’aveva trattata, provava ammirazione per la sua tenacia. Secondo i giornali era uno degli scapoli più appetibili d’Europa ed era spesso fotografato al braccio di donne splendide.

Kirstie non poteva fare a meno di domandarsi se le trattasse con la stessa sufficienza con cui aveva trattato lei. Non capiva perché non si fosse ancora sposato. Ci sarebbe mai stata una donna che lui ritenesse adatta? Che non considerasse come una minaccia al suo stile di vita?

Alzò il ricevitore. Adesso o mai più.

«LMT» recitò una voce femminile cantilenante che a Kirstie diede subito ai nervi.

«Posso parlare con Lucio Masterton, per favore?»

«Chi parla?»

«Kirstie Rivers.»

«Di che ditta?»

«È una chiamata personale.»

«Mi dispiace, il signor Masterton non risponde a chiamate personali, a meno che non siano nell’elenco approvato, e il suo nome non c’è.»

Così aveva un elenco delle donne del momento? Interessante. «Molto bene» dichiarò riflettendo rapidamente, «sono Kirstie Rivers della Venture Applications.» Da dove le fosse uscito quel nome non avrebbe saputo dirlo, ma raggiunse lo scopo.

«Cosa trattate?»

Kirstie non riusciva a credere di essere sottoposta a un interrogatorio. «Cos’è questa storia?» ribatté furiosa. «Un terzo grado? Lucio mi conosce. Se ci tiene al posto, gli dica che sono in linea.» Non c’era nessuna possibilità di trovare il coraggio di richiamarlo una seconda volta. L’aveva consumato tutto con quella prima telefonata.

«Masterton.»

Oh, buon Dio! La centralinista l’aveva messa in comunicazione senza riferire il suo nome. «Lucio?» Inorridita, si rese conto che la voce era ridotta a un sussurro lamentoso.

«Chi parla?» Per contrasto quella di Lucio tradiva l’impazienza. Una voce che ricordava bene; calda e profonda, che le provocava dei brividi.

Anche a diciannove anni lui aveva un’aria autoritaria, che ora gli si addiceva perfettamente.

Kirstie si schiarì la gola, si sedette più diritta e parlò con decisione. «Sono Kirstie Rivers.»

Silenzio.

Oh, Dio! L’aveva dimenticata. La situazione si complicava ancora di più. Immaginava la fronte aggrottata, gli occhi che si riducevano a due fessure mentre frugava nella memoria. Doveva fornirgli qualche dettaglio o aspettare che la ricerca desse qualche frutto? Dieci, nove, otto, sette...

«Kirstie!»

Non l’aveva dimenticata. Sorrideva al ricordo, o aggrottava la fronte? Era un uomo affascinante. A diciannove anni era stato attraente, uno dei ragazzi più ricercati del college, ma a trentaquattro era di una bellezza devastante.

Lei studiava tutte le sue foto sui giornali e quando appariva in televisione per illustrare qualche nuovo progetto, ascoltava la sua voce, calda e profonda, che le suscitava dei brividi facendole rivivere la passione che avevano condiviso. Era da pazzi, ma non poteva farne a meno. Era stato il suo primo amore e il primo amante.

«A cosa devo il piacere?»

Piacere! Che scelta di vocaboli infausta! Il piacere sarebbe stata l’ultima cosa nella sua mente quando avrebbe saputo cosa intendeva dirgli. Lo stomaco si contorse. Digli quello che devi, e finiamola, si ammonì seccamente. Altrimenti non lo farai mai.

Esatto. Aveva rimandato per anni, ma Becky si era fatta sempre più insistente ed era giunto il momento di... Di cosa? Di sistemare la questione. Pareva facile, ma in che modo l’avrebbe presa Lucio?

«Come stai?» gli chiese.

«Ho l’impressione che tu non abbia telefonato per discutere del mio stato di salute» ribatté lui brusco. «Senti, Kirstie, sono molto impegnato. Mi fa piacere che tu mi abbia chiamato, ma ho una riunione tra due minuti. Potremmo trovarci una sera per l’aperitivo e ricordare i vecchi tempi. Ti va giovedì? Dovrei essere libero.»

«No!» Kirstie era certa che se non gliel’avesse detto in quel momento, non avrebbe più trovato la forza e sua figlia sarebbe rimasta delusa.

«Cosa significa no? Non ti va bene giovedì? Oppure non vuoi incontrarmi?»

«Significa che voglio parlarti adesso.» Le parole le uscivano a fatica, aveva la bocca arida. Era un momento terribile. Non c’era da stupirsi che avesse rimandato all’infinito. «Hai una figlia, Lucio.» Ecco, l’aveva detto; non come aveva programmato, ma adesso lui lo sapeva.

Silenzio. Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque... E poi il mondo esplose.

2

Kirstie si sentiva male per l’apprensione mentre la macchina si avvicinava a casa di Lucio. Era stato lui a insistere. Non aveva voluto proseguire la conversazione per telefono; preferiva discutere in un ambiente riservato come casa sua, dove la privacy era garantita. Una casa che lei vedeva per la prima volta, un palazzo che trasudava ricchezza.

Poco prima, al telefono, Lucio aveva gridato così forte che Kirstie aveva temuto di diventare sorda. Era stata più che collera: una furia devastante che serpeggiava lungo il filo, rendendo il suo apparecchio quasi incandescente.

«Non posso rimandare la riunione» aveva abbaiato, quando alla fine sembrava avere accettato la verità, «ma posso evitare di partecipare a una cena questa sera. Vieni da me alle sette. Ti mando una macchina.»

E aveva riagganciato.

Kirstie era rimasta seduta per dieci minuti buoni; aveva previsto uno scoppio di collera e un fuoco di fila di domande, ma mai una reazione così violenta. Aveva previsto anche che lui rifiutasse di crederle...

«Voglio vederla» aveva dichiarato invece Lucio.

«Non ancora» si era opposta Kirstie. «Becky non sa che mi sono messa in contatto con te. Dobbiamo parlarne, prima. Non voglio che tu la spaventi.» Probabilmente lui non l’avrebbe fatto e Becky sarebbe stata più che felice di conoscere il padre, ma questo Kirstie non l’avrebbe mai ammesso.

Grazie a Dio, Becky era da un’amica, quindi non c’era il rischio che le facesse domande vedendo una macchina che veniva a prenderla.

Una Bentley, nientemeno! Kirstie si era sistemata sul sedile di pelle e aveva chiuso gli occhi finché non erano giunti davanti alla casa di Lucio, celata da un boschetto. Non aveva idea di dove fossero. Si era persa in pensieri e ricordi, rimpiangendo di non poter fare arretrare il tempo.

Se anni addietro lei si fosse presentata alla porta di Lucio dicendogli che era incinta, lui avrebbe scalato le vette del successo? L’avrebbe sposata rinunciando ai propri progetti? O avrebbe accettato l’inevitabile, comportandosi da padre assente, lavorando strenuamente per costruirsi una fortuna? Oppure, e questa era l’eventualità più penosa, l’avrebbe allontanata?

All’entrata Kirstie fu accolta dal maggiordomo, un uomo dai capelli grigi, intorno ai cinquanta, con un viso gentile. «Da questa parte, prego» le disse, e lei lo seguì in una stanza sul retro della casa, che si affacciava sul giardino. Era un salone enorme e lei si guardò intorno con interesse. Non tradiva niente di Lucio: era lussuosa ma impersonale. Come poteva vivere in un luogo senz’anima?

Affacciata alla vetrata, non sentì Lucio arrivare, perciò sobbalzò al suono improvviso della sua voce.

«Perché non ti siedi?»

Kirstie si voltò, e per la prima volta dopo sedici anni, incontrò quegli occhi color seppia, che un tempo avevano il potere di stordirla di desiderio. Aveva immaginato che quella sensazione si fosse persa col tempo, invece fu sommersa da un’ondata dell’antica passione.

Il corpo reagì violentemente e soltanto facendo ricorso alla forza di volontà riuscì a soffocare quella sensazione imprevista. Lucio non era più per lei. L’aveva ferita nel profondo e si meritava il suo odio. Le aveva rovinato la vita, o almeno così aveva pensato all’epoca, anche se Becky era stata una benedizione. E allora, a cos’era dovuta quell’emozione? Desiderio per un uomo sexy e affascinante? Pura e semplice libidine? Di sicuro niente di più.

Le gambe la reggevano a fatica così, controvoglia, si sedette sul bordo di una poltrona di velluto rosso, gli occhi color ametista immensi che incontravano il suo sguardo. Lucio però rimase in piedi a fissarla con la fronte aggrottata, così lei tornò ad alzarsi.

«Di’ quello che devi e facciamola finita» brontolò Kirstie. Non era la conversazione che si era studiata. Aveva stabilito di essere ragionevole e calma.

Lui le posò le mani sulle spalle costringendola di nuovo ad accomodarsi, torreggiando su di lei come doveva aver fatto Golia con Davide. Il calore della sua mano le rimase sulla pelle anche quando lui la tolse, rendendola consapevole del potere che tuttora esercitava su di lei.

«Perché non mi hai mai detto che avevo una figlia? Anzi, perché non mi hai avvertito che eri incinta?» Gli occhi neri la trapassarono, raggiunsero l’anima, inchiodandola ancora di più sulla poltrona. «E soprattutto, perché hai deciso di dirmelo adesso? Hai bisogno di soldi?» chiese sprezzante. «A quindici anni si hanno molte necessità, lo capisco, poi ci sarà l’università e ciò che comporta...»

«Non si tratta di denaro» lo interruppe Kirstie furibonda. «Come ti permetti di fare quest’insinuazione?»

«Allora illuminami» ringhiò Lucio,

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