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I due principi e le montagne incantate
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E-book174 pagine2 ore

I due principi e le montagne incantate

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Info su questo ebook

Questa legenda dal sapore di fiaba è così affascinante che potrebbe somigliare ad una delle tante storie delle mille e una notte, ma pur essendo una storia tanto suggestiva e fantastica pare ci sia qualche fondamento di verità, ovviamente nessuno può testimoniarlo, eccetto i fatti che vengono a coincidersi con i tempi odierni, che testimoniano dopo tanti secoli, situazioni e prove esistenti; che ebbero inizio nel lontano 1.300 av. C. Data orientativa dell’inizio delle origini del paese di Naro, provincia di Agrigento. La costruzione del castello e le case per gli abitanti di allora, furono costruite dai primi viaggiatori, provenienti da ogni parte i quali sbarcati nell’ entroterra, si crearono delle mescolanze formando delle colonie i quali furono i primi siciliani detti sicani abitanti della Sicilia centrale; allora detta Sicania. E poi molto più tardi detta Trinacria, che qualcuno invece ritiene Trinacria prima e sicania dopo; e successivamente Sicilia.
LinguaItaliano
Data di uscita31 lug 2020
ISBN9788831685351
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    Anteprima del libro

    I due principi e le montagne incantate - Luigi Moscato

    Naro.

    PRIMO CAPITOLO

    I TESORI DELLA MONTAGNA DI FURORE

    Sono sempre stato, anche da piccolo, un soggetto tranquillo, laborioso e ottimista. Mi sono dovuto barcamenare nella vita fin dalla tenerissima età. Forse, anche per la man-canza dell'affetto paterno, mi sono accollato di assistere nel migliore dei modi un povero vecchietto solo e senza nessuno, vedi il vecchietto modicano.

    Quella esperienza però mi aveva maturato moltissimo e la fine di quel povero nonnino mi aveva provato, nel vero senso della parola. Tuttavia in quella circostanza, mi ero conquistato stima e fiducia da parte di tutti gli altri ragazzi; così loro, per farmi cosa gradita, mi portarono dal Calzolaio.

    Questo era un signore che a dir poco era fantastico, il perché l’ho compreso dopo. Era un anziano che faceva il calzolaio, il sellaio, lavorava la paglia, facendo poi delle ceste e tante altre cose, ma il mestiere del calzolaio aveva la precedenza assoluta; nel senso che, era sempre pronto quando i contadini commissionavano le scarpe chiodate da campagna e anche per le selle da carico per asini, muli e cavalli; ed era nei ritagli di tempo che faceva anche cesti di paglia. Oltre tutto aveva anche un'altra attività: quando era il momento che costruiva scarponi per contadini poteva lavorare seduto e allora iniziava a raccontarci storie veramente fantastiche; facendo così due cose utili nello stesso tempo; raccoglieva i ragazzi insegnando loro a comportarsi bene e avviava, chi ne avesse voglia, ad intraprendere qualcuno dei suoi mestieri. Aveva una maniera di raccontare storie che ci affascinava. Per noi ragazzi era come un rifugio tanto che ci si ritrovava da lui senza nemmeno farci caso. Lo seguivamo con attenzione, il lavoro che faceva, tanto che ogni donna che voleva il proprio figlio, bastava andasse dal calzolaio e lo trovava lì, in silenzio ad ascoltare. Io avevo tanto bisogno di una persona come lui, e il calzolaio credo che lo capisse. Era da poco che era scomparso il caro nonnino di cui mi ero preso cura, e forse anche per quello aveva dei riguardi nei miei confronti. Da lui ho sentito delle storie straordinarie, appartenenti alle attività della cavalleria antica, le più sensazionali avventure, le gesta più affascinanti e suggestive, dei paladini di Francia tanto che posso ritenermi fortunato per aver conosciuto così da vicino un vero narratore.

    A quei tempi erano di moda le gesta dei paladini di Fran-cia, il tanto leggendario Orlando, Rizzieri, Fioravanti, i quali erano sempre pronti a combattere a singolar tenzoni.

    Accanto a loro comparivano sempre orrendi draghi nelle foreste più impensate, fate maliarde e streghe brutte e cattive. Egli però non disdegnava di narrarci racconti della lanterna magica, che compare nelle fiabe de Le Mille e una Notte. E, proprio su questo argomento, ci coinvolse tanto nel suo racconto da farci credere che la lanterna magica esistesse davvero. Così una volta ebbe l'ardire di darci appuntamento alle tre di notte (pensate) per andare a prendere appunto tale lanterna. Immaginarsi le risate alle nostre spalle con la sua famiglia. Ma la cosa però, che mi colpisce ancora oggi, dopo circa cinquantadue anni, il riferimento che fece ad una leggenda locale, la quale narra che la montagna di Furore, presso Naro, in tempi molto remoti, contenesse molti tesori nascosti chi sa da chi? Oggi è facile risalire forse per la vicinanza del mare, i pirati che andavano in cerca di luoghi più impensati per nascondere le loro ruberie. Infatti essa dista dal mare in linea retta circa una decina di chilometri, o forse anche quindici.

    Ora secondo il Calzolaio, tale leggenda, legata a quella montagna, pare avesse davvero un qualche fondamento, infat-ti ci raccontò che il nobile Cavaliere, certo Blasco di Casti-glione si era trasferito, ( o c’era finito per caso) con il proprio scudiero, proprio ai piedi di tale montagna nel territorio di Naro nei pressi o all’inizio della Valle del Paradiso; Blasco, era il tipico cavaliere senza macchia e senza paura, soccorri-tore dei deboli e sebbene si fosse ritirato a vita privata, o così sembrava, continuava ad aiutare la povera gente del luogo. (E Blasco che in passato con le guerre aveva accumulato una vera fortuna, ora era il momento di cominciare a fare fronte a spese per sistemare quelle gente in alta montagna, perché con gli sbarchi frequenti quel piccolo popolo era sempre in continuo aumento. Ma che però erano in costante pericolo a causa dei pirati. Infatti quello era il posto giusto a circa dieci chilometri nel l’entroterra da San Leone, dove avvennero i primi sbarchi. Allora la Sicilia prima dell’arrivo del l’uomo era un posto abitato da animali predatori, belve feroci di ogni genere e per questo era un rifugio per nascondigli sicuri per i loro bottini. Con il passare degli anni gli sbarchi divennero frequenti e quella zona rappresentava tante garanzie per la terra molto fertile, fiumi d’acqua dolce abbondanti; tanto da meritare il nome di: la valle del paradiso e quindi dopo gli sbarchi di navigatori curiosi di esplorazioni e di pirati in cerca di nascondigli per le loro ruberie, erano cominciati sbarchi di gente semplice per nuove forme di vita e quindi si erano create le tendopoli, che però questi erano in serio pericolo poiché erano esposti a fornire loro malgrado uomini ai pirati e donne. E Blasco, che era di buon cuore, aveva cominciato a prender-sene cura tanto che alla fine si rese conto che a poco a poco aveva speso tutto quello che aveva accumulato in tanti an-ni. Per cui ora soffriva per se stesso, ma soprattutto per gli abitanti della Valle del Paradiso, per i quali avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di rendersi utile alla sopravvivenza degli stessi.

    Blasco e il suo scudiero avevano appreso nei loro viag-gi, vari tipi di coltivazione, così si diedero da fare nell'in-segnamento agricolo, ma non bastava poiché quando sbarca-vano i pirati facevano razzia delle donne giovani, alcuni invece facevano razzie di uomini sani e forti schiavizzandoli per ali-mentare la giurma e così via. Ma spesso Blasco rimuginava con se stesso su come potesse usufruire di risorse per siste-mare quelle gente un po’ in altura al riparo da chicchessia. Così una sera conversando con lo scudiero Blasco disse:

    - Farei qualsiasi cosa pur di trovare fondi per aiutare questa povera gente -. Ed accadde che quella stessa notte Bla-sco sentì nell’aria qualcosa di cupo e funesto, che aleggiava nel cielo, poi sentì bussare tre volte alla porta e quando lo scudiero andò ad aprire dovette arretrare quasi sgomento per-ché si trovò di fronte una figura tetra, un tipo molto miste-rioso, vestito di nero, con un grande mantello. Il cappello gli copriva la fronte fin quasi agli occhi, neri come il carbone, e il suo aspetto era tale da far rabbrividire; ma Blasco non si scompose per niente; con calma disse: - Cosa mai cercate qui? Non abbiamo niente che possa servirvi!- Ma il tizio in nero, sicuro e deciso, disse: - Non importa chi io sia, e per dare non importa essere conosciuti; però io conosco te, e so per certo che hai bisogno di me. Ho sentito il tuo desiderio e so che sei disposto a tutto pur di continuare ad aiutare i bisognosi; ebbene io posso darti tutto ciò di cui hai bisogno, denari, tesori... vieni con me sulla montagna, in caso contra-rio dimmi di no, ed io sparirò -.

    - Denari, tesori -, disse Blasco e poi prosegui: - Ma Voi, cosa volete in cambio? E perché venite proprio da me?-

    - Perché tu, hai espresso il desiderio di ricevere un aiuto, e tale richiesta era così accorata e intensa che si capiva che saresti stato capace di qualsiasi cosa.

    Ebbene, io posso darti tutto quello di cui ti necessita e non ti chiedo nessuna cosa in cambio -.

    - Sicuro che il vostro gesto non nasconde nessun tiro mancino?- L'uomo in nero fugò qualsiasi dubbio a Blasco, e con voce decisa lo sollecitò dicendo:

    - Blasco, questa notte abbiamo la luna piena che ci con-sentirà di scalare la montagna, percorrendo un solo, piccolis-simo e alquanto ripido sentiero -. In quel momento lo scudiero si intromise dicendo: - Ma, padrone, questa montagna non ha nessun sentiero, io l'ho esplorata palmo dopo palmo, e anche voi, del resto -. Ma Blasco, per tutta risposta, disse deciso, prendi le bisacce e andiamo -. Lo scudiero fece come Blasco gli aveva detto; si munì delle bisacce e si avviarono per il sentiero. I tre camminarono per circa dieci minuti prima di trovarsi ad affrontare la ripida salita. Quel tizio misterioso sembrava conoscere molto bene il passaggio. Lo scudiero pro-prio in quel punto prima di quella volta aveva spesso provato ad arrampicarsi con scarso risultato, ora invece sembrava come se tutto fosse stato tracciato apposta per loro.

    Dopo la prima fase del piccolo sentiero si fece ancora più accessibile finche raggiunsero in vetta, un piccolo pianoro, dove i tre poterono respirare un po’.

    Quel tizio incuriosiva sempre di più i due, anche perchè dimostrava di conoscere quella montagna come le proprie ta-sche. A questo punto il tizio in nero disse a Blasco: - Pre-parati, prendi le bisacce e sii pronto, io pronunzierò delle strane parole fino a fare aprire un passaggio nella montagna. Tieni presente che la montagna rimarrà aperta fintanto che io continuerò a pronunziare delle strane parole, perciò cerca di sfruttare al massimo il tempo a tua disposizione e quando ti dirò di uscire, fai più presto che puoi, intesi?-

    - Sono pronto – disse Blasco e poi chiese perché non poteva portare anche lo scudiero.

    - Blasco, una volta sceso dentro la montagna c'e di tutto e puoi prendere tutto quello che vuoi, ma solo tu puoi entrare e ricordati di uscire più svelto che puoi al segnale -.

    Dopo di che il tizio in nero rivolse lo sguardo verso la luna che era al massimo della luce e con gesti modellati nel-lo spazio incominciò a pronunziare parole a sillabe distaccate, curiose e prive di qualsiasi significato per Blasco e lo scudiero, poi si accostò a un pilone di roccia che presentava un pezzo di facciata perfettamente levigata passandovi sopra le mani. Intanto alle spalle di Blasco si sentì un rumore sordo, questo si girò e vide già una fessura che si ingrandiva lentamen-te, finché si apri un passaggio dentro il quale, con il riflesso della luna, si intravedeva una rozza scala intagliata nella roc-cia che scendeva giù. Blasco non perse tempo ed appena fu in grado di passare dalla strettoia iniziò a scendere sollecita-mente, mentre il suo scudiero era intento a guardare il tizio misterioso e ascoltava rapito quelle sillabe molto curiose. Intanto Blasco trovò tesori di ogni genere. Doveva essere senza dubbio un deposito di qualche leggendario pirata che aveva terrorizzato chissà quali mari, ma a Blasco questo non interessava; ora lui cercava di prendere quanti più tesori poteva fare entrare nelle bisacce rammaricandosi per quello che non sarebbe riuscito a portare via. Frattanto il tizio misterioso, mentre continuava la sua recita per tenere aperta la montagna fece un gesto allo scudiero che voleva significare un sollecito per Blasco; così lo scudiero si avvicinò all'aper-tura della montagna senza lasciare con lo sguardo il tizio misterioso, si portò la mano alla bocca come per prepararsi a un forte grido e quindi:

    - Padrone, venite fuori!!! Padrone, mi sentite?!- Natural-mente Blasco sentiva, ma pensava di avere ancora del tempo; era troppo affascinato da tutti quei tesori, inoltre quando final-mente si era avviato a risalire, vide in un angolo un forziere colmo di meravigliose pietre preziose, brillanti, zaffiri; così cercò di mettere quello che poteva nelle tasche e quasi gli dava noia il secondo richiamo dello scudiero che si faceva sen-tire sempre più incalzante.

    - Padrone fate presto, vi prego!- Ma Blasco era alle prese con quei tesori, poi era troppo carico e a fatica riusciva a trascinarsi verso l'uscita. Giunto ai piedi di della ripida scala si avvide che, carico com'era sarebbe stato un problema per lui risalire. Intanto la voce dello scudiero si faceva sentire incalzante, a fatica Blasco era arrivato a metà scala, ma in quell'istante gli giunse la voce cupa del tizio che lo fece rabbrividire: - Ancora pochi attimi e rimarrai guardiano assoluto dei tesori!- Forse non tanto l'avviso, quanto il suono tetro di quella voce diede una gran forza di volontà al cavaliere che, con un ulteriore sforzo, si ritrovò quasi a tre gradini dall' uscita. Il passaggio incominciò a stringersi, ma il generoso scudiero, data una rapida occhiata in giro vide una staccia di legno, la prese e la punto contro il corpo di Blasco il quale si aggrappò con tute e due le mani, e sentì il dolce sollievo di una forza amica che lo aiutava ad uscire fuori in pochissimi istanti; proprio nel momento stesso in cui Blasco riuscì ad uscire fuori, si sentì il sordo tonfo della chiusura della mon-tagna; per uscire Blasco si era lasciato trascinare dalla forza dello scudiero e aveva effettuato quasi un tuffo. Ora, steso a terra, tenendo forte le pesanti bisacce, si godeva il meritato riposo, ormai era fuori pericolo. Lo scudiero molto emozio-nato, anche perché per un attimo aveva dato per spacciato il proprio padrone, si inginocchiò pazzo di gioia abbrac-ciandolo. Ora i due stavano beati e tranquilli a discutere della riuscita dell'impresa e non si erano accorti che il tizio miste-rioso era scomparso e con lui era sparita quell'aria nefasta e tetra, che aleggiava in giro. Tutto era tornato nella assoluta normalità, non solo, tutto era come se fosse stato un sogno, e quel sogno come se fosse stato fatto chissà da quanto tempo.

    La luna era tornata ad essere luminosa e romantica, le stelle erano quelle di sempre, cosicché, quando per un attimo lo scudiero fece caso alle bisacce che ancora Blasco teneva strette, esclamo: - Ma padrone, vi rendete conto che le bisacce le abbiamo ancora piene di tesori?! Ma allora è tutto vero?- Anche Blasco, sorpreso, disse: - Davvero,

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