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Breve Storia Dei Golf Bresciani

Breve Storia Dei Golf Bresciani

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Breve Storia Dei Golf Bresciani

Lunghezza:
99 pagine
1 ora
Pubblicato:
23 lug 2020
ISBN:
9788894208269
Formato:
Libro

Descrizione

La storia romantica, avventurosa ed esaltante dei golf bresciani, dalle sponde del lago di Garda alla Franciacorta sino alle vette della Valle Camonica. Un circuito golfistico di prim'ordine, immerso negli splendidi scenari della natura bresciana.

Pubblicato:
23 lug 2020
ISBN:
9788894208269
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

I was born in Milan and I live in Desenzano del Garda (Brescia - Italy).Graduated in Political Sciences, I worked in the tourism field. Journalist, professor at Università Cattolica del Sacro Cuore (Brescia).I like to explore, observe, I’m passionate.Follow me on Smashwords and Facebook.


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Anteprima del libro

Breve Storia Dei Golf Bresciani - Massimo Ghidelli

Il titolo I golf bresciani può far pensare a qualcosa di settoriale, rigidamente legato ai circoli che hanno scritto e stanno scrivendo capitoli importanti nella più ampia storia del golf nazionale.

La realtà è diversa, perché Massimo Ghidelli non ha limitato il suo orizzonte alla provincia di Brescia, ma ha spaziato in tutto il mondo con una piccola ma esaustiva storia del golf, impreziosita di divertenti aneddoti, e ha inoltre focalizzato l’attenzione anche sull’aspetto forse più importante, ossia sulla spinta che il golf ha dato al turismo arricchendo ulteriormente l’offerta di una provincia sicuramente benvoluta dalla natura.

Il 12 settembre 1912 nacque Bogliaco, il terzo circolo italiano per longevità, ispirato dalla necessità di dare ai ricchi vacanzieri tedeschi e inglesi un motivo in più per scegliere le rive del Lago di Garda. L’idea venne a un illuminato albergatore, Stefano Billia che, probabilmente senza comprendere a pieno la portata del fenomeno, capì la potenzialità del binomio golf-turismo. C’è voluto poi quasi un secolo perché anche l’Italia si allineasse con altri Paesi che hanno fatto la loro fortuna operando in tale direzione, ma il volume diventa una testimonianza importante di quello che possiamo considerare il primo tentativo, peraltro riuscito, di inserire il golf tra le attrattive più importanti di un territorio.

Tra i circoli descritti nel libro, quello di Franciacorta offre lo spunto all’autore per una breve escursione nel mondo enologico, a conferma di una narrazione ad ampio respiro in cui il golf riveste il ruolo principale, ma diventa parimenti motivo per evidenziarne i legami profondi con la realtà locale.

Il libro è di piacevolissima lettura grazie a una prosa scorrevole e all’abilità dell’autore, che ha reso le descrizioni dei circoli simili a coinvolgenti racconti dove viene spontanea la voglia di sapere come andrà a finire. Colpiscono l’elegante veste tipografica e le ricercate foto d’epoca, quasi tutte incastonate in diverse sfumature di verde che evocano i colori dei percorsi, del contesto collinare in cui si snodano e di certe gradazioni del lago.

Franco Chimenti

Presidente Federazione Italiana Golf

IL CUORE DEL GOLF

A Dublino si racconta questa storia: due vacanzieri americani giungono a Lahinch, un villaggio della contea di County Clare, a metà strada fra Galway e Limerick. È qui che si trova uno dei migliori campi di golf d’Irlanda, realizzato su un terreno irregolare e attraversato dai forti venti che nascono nell’Atlantico e, d’un balzo, superano le vicine scogliere del Mohair. I due non resistono alla tentazione di sfidare dei giocatori locali. Per trovare gli avversari si rivolgono a Brud, il segretario del Club, il quale accoglie la sfida con piacere, ma li invita ad avere un attimo di pazienza; deve prima mandare uno dei suoi caddie al villaggio a chiamare Mick, il macellaio, che farà coppia con lui. I due americani si guardano con meraviglia e, incapaci di trattenere un sorriso, chiedono a Brud se un macellaio così disponibile a lasciare il negozio per correre a giocare a golf sia altrettanto sicuro di riuscire a far soldi. Brud sorride a sua volta e, con naturalezza, risponde: Probabilmente Mick non farà molti soldi, ma certo si fa sempre un sacco di amici.

L’essenza del golf è contenuta in questo aneddoto che gli irlandesi ricordano con orgoglio poiché ritengono di aver conservato, anche in tempi moderni, una filosofia e un approccio a questo sport che ben si addicono alle sue antiche tradizioni.

In Italia il golf è sport giovane ed ha seguito modelli di sviluppo più in linea con la nostra cultura, il nostro ambiente, le condizioni generali del paese. Il paradosso è che qui da noi il golf è considerato roba da ricchi, mentre altrove è sport popolare. Giocare a golf costa probabilmente meno che andare a sciare, ma nessuno confronta i due bilanci: l’idea che il golf sia snob e costoso è così radicata che non si sente il bisogno di alcuna verifica. Nonostante ciò, il numero di giocatori è in costante crescita. Ci piace pensare che non si tratti solo di un fenomeno di moda, ma che questa tendenza ripercorra una storia di agonismo e di rapporti umani che, con un filo invisibile, ci avvicina al cuore dei protagonisti dell’aneddoto prima ricordato.

La Federazione Nazionale Italiana del Golf conta oltre 100 mila tesserati e 400 campi.

Rispetto alle altre nazioni europee l’Italia ha un numero inferiore di tesserati in rapporto alla popolazione, ma molti più campi disponibili per giocatore; quindi ciascun singolo sportivo ha a disposizione un’area giocabile mediamente più grande dei suoi colleghi esteri.

Anche se le cose stanno rapidamente cambiando, gli italiani sono più stanziali, più circolo-dipendenti degli altri. Si sta bene nel proprio club, con i vecchi e nuovi amici con cui si scambiano impressioni e si condividono i tanti piaceri del vivere italiano: sopra tutti, l’ottima cucina e i racconti di sport (talvolta più parlato che praticato). Gli italiani sono meno usi a frequentare club diversi da quello a cui sono associati; cosa che, invece, piace agli stranieri i quali durante le loro vacanze in Italia non si fanno sfuggire la possibilità di cimentarsi, ogni giorno, su campi differenti.

La Lombardia vanta il maggior numero di giocatori d’Italia, con 70 circoli e 26 mila tesserati. Fra i tanti bellissimi campi di questa regione, un’area di particolare interesse è quella della provincia di Brescia, che vanta un circuito golfistico di prim'ordine e ben diffuso su tutto il territorio; inoltre basta superare i confini amministrativi della provincia e muoversi in direzione di Milano o di Verona e si trovano numerosi altri splendidi campi. Con brevi spostamenti un giocatore riesce a testare la propria abilità cimentandosi ogni giorno su un campo diverso per caratteristiche tecniche, disegno, grado di difficoltà e sempre all’interno di scenari di grande fascino: un aspetto di particolare importanza.

La provincia di Brescia è un’area di forte sviluppo turistico grazie a un ambiente caratterizzato da paesaggi contrastanti: i grandi laghi di Garda e Iseo, le colline della Franciacorta e della Valtenesi, il comprensorio sciistico Pontedilegno-Tonale, con i parchi naturali dello Stelvio e dell’Adamello; e la città di Brescia come punto mediano di un circuito di città d’arte come Milano, Venezia, Verona, Bergamo, Mantova, Cremona, Trento, Parma, Como, tutte comodamente visitabili entro l’arco di una giornata.

Questo spiega il successo di una destinazione turistica che ogni anno richiama milioni di villeggianti provenienti da tutto il mondo e alla ricerca della qualità; un turismo cosmopolita, colto e in grado di apprezzare l’offerta integrata di ambienti naturali, moderne infrastrutture, enogastronomia, terme e cultura.

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UN PO' DI STORIA

Il golf è uno sport relativamente giovane; ma dove e quando si è giocato a golf per la prima volta?

Nessuno lo saprà mai.

Come tanti altri sport, anche il golf è nato da un gioco iniziale che si è continuamente evoluto attraverso migliorie tecniche, adattamenti alla moda dei tempi, risposta ai gusti dei praticanti. Quest'incertezza ha consentito a nazioni come la Gran Bretagna, l’Irlanda, l’Olanda, la Francia, l’Italia e persino la Cina di far valere vere o presunte primazie, grazie a giochi simili che venivano più o meno diffusamente praticati, e che rende problematico confutare sedicenti paternità che poggiano su basi fantasiose.

Inutile ostinarsi a ricercare un'impossibile verità: tesi contrapposte, verità, idee astruse o immaginifiche hanno saputo trovare (tutte, ma proprio tutte) il loro spazio nella grande storia del golf. Una di queste teorie veniva da un prete. Il reverendo

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