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L erede di Jesse James: Harmony Destiny

L erede di Jesse James: Harmony Destiny

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L erede di Jesse James: Harmony Destiny

Lunghezza:
134 pagine
1 ora
Pubblicato:
Oct 10, 2016
ISBN:
9788858955574
Formato:
Libro

Descrizione

Come l'antenato di cui porta il nome, Jesse James ha un sorriso malandrino e la propensione al pericolo. Ma Sloan ha già avuto a che fare, in passato, con un farabutto che l'ha sedotta e abbandonata, e non ha intenzione di ricascarci. Tanto più che la vita di Jesse è troppo piena di tentazioni, per i suoi gusti. Ma come convincere il ragazzo che ama da una vita a lasciare i rodei e a fare di lei una donna onesta?
Pubblicato:
Oct 10, 2016
ISBN:
9788858955574
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.

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Anteprima del libro

L erede di Jesse James - Cindy Gerard

successivo.

1

Dog Face continuava a muovere l'enorme testa, rabbioso. Il vecchio toro amava disarcionare i cowboy e non sopportava di rimanere fermo con un cappio intorno al collo.

Ci volevano dei nervi d'acciaio per mantenere la concentrazione in groppa a una simile belva in attesa che il cancello si aprisse.

Se c'era uno che poteva farcela, pensò Sloan Gantry, quello era Jesse James, il cowboy che lo stava montando. Guardandolo con interesse, la ragazza appoggiò uno stivale di pelle nera sulla staccionata e buttò indietro la lunga treccia. Incrociando le braccia, si guardò intorno nell'arena gremita, poi tornò a concentrarsi sul box numero quattro.

Jesse James, si ripeté, mentre i ricordi le affioravano nella mente nonostante i rumori e l'eccitazione che la circondavano. Era una calda serata di luglio di sette anni prima quando si erano incontrati la prima volta, proprio lì, al rodeo annuale di Rapids City.

Lei aveva diciassette anni ed era incredibilmente alta per la sua età e troppo magra, con la bocca piena di metallo che però non le impediva di sorridere. Jesse non si era neppure accorto della sua esistenza. Lei, invece, l'aveva notato e si era innamorata di quel cowboy dall'andatura spavalda e dal sorriso enigmatico che prometteva chissà quali meraviglie.

Dalle voci che correvano sul suo conto, doveva essere un casanova. Jesse James aveva spezzato decine di cuori da Jackson Hole a Fort Worth, e non era difficile immaginare perché.

All'epoca, Sloan aveva apprezzato il suo fascino. Adesso, a ventiquattro anni, lo considerava un pericolo da cui tenersi alla larga. La differenza era dovuta al fatto che aveva accumulato abbastanza esperienza per sapere che quel genere di uomini era da evitare. Cowboy che inseguivano un rodeo dopo l'altro, un trofeo dopo l'altro, con l'unico obiettivo di ottenere la vittoria ai campionati nazionali. Non aveva bisogno dei problemi che uno come Jesse poteva portare nella sua vita.

Eppure, non riuscì a non guardarlo mentre si preparava per l'esibizione. E proprio come il pubblico che era accorso numeroso in quella mite serata estiva, non poté fare a meno di chiedersi chi fosse davvero quel cavaliere che aveva conquistato i cuori di tutta l'America col suo sorriso devastante e i suoi modi spericolati.

Doveva avere ventinove anni, era il più giovane di tre fratelli e dei tre era quello che aveva scelto di vivere da ribelle, secondo la tradizione dei James, banditi da generazioni.

Sloan osservò con crescente trepidazione mentre Jesse raddrizzava le spalle larghe e squadrate e indirizzava uno dei suoi travolgenti sorrisi all'inserviente che doveva aprirgli il cancello, mentre il vecchio Dog Face continuava ad agitarsi impaziente. Al rumore sinistro del chiavistello di metallo, la folla si zittì di colpo.

Quell'uomo doveva avere nervi d'acciaio, rifletté Sloan. Ma soprattutto era piacevole da vedere. Sotto il cappello nero, i capelli scuri erano folti e un po' più lunghi di come li portava la maggior parte dei cowboy, altra testimonianza del suo atteggiamento da rinnegato.

Era alto e aveva un corpo da atleta, muscoli sodi e ben definiti su una struttura sottile. La bocca larga che si apriva spesso in quel sorriso sprezzante gli illuminava il viso insieme agli occhi blu pieni di magnetismo.

Sloan scosse la testa e s'impose di distogliere lo sguardo. Invece rimase ferma dov'era, appoggiata alla staccionata, le nocche bianche per la tensione, mentre lui si toglieva il cappello, salutava il pubblico con un piccolo cenno della testa e il cancello si apriva.

Dog Face si precipitò fuori ed esplose come una bomba caricata a orologeria. L'odore di polvere e di adrenalina riempì l'aria e i polmoni di Sloan. E mentre lei fissava ipnotizzata lo spettacolo, per otto interminabili secondi il toro roteò, scalciò, sbuffò e fece di tutto per eliminare quel peso dalla groppa.

Il boato della folla era assordante mentre Jesse si teneva aggrappato alle redini e assecondava ogni movimento dell'animale nel tentativo disperato di rimanere in sella.

Quando suonò il campanello che segnava la fine dell'esibizione, accolta da un lungo applauso, Jesse era ancora in sella e il vecchio Dog Face schiumava di rabbia. Mentre entravano i clown per distrarre l'animale, Jesse ne approfittò per scendere e mettersi al riparo.

La folla impazzì. Tutti nello stadio, uomini, donne, bambini, erano consapevoli di avere assistito a una grande esibizione. E quando la voce dell'annunciatore lesse all'altoparlante il punteggio, Jesse lanciò in aria il cappello in segno di giubilo.

Spettacolo finito, pensò Sloan e si voltò per andare via. Ma in quel momento, con la coda dell'occhio, vide il cowboy che attraversava l'arena di corsa e si dirigeva dalla sua parte. Con un balzo superò la staccionata e atterrò a pochi centimetri da lei.

Con un semplice: «Ciao, come stai?», la prese tra le braccia e la trascinò in un volteggio frenetico. Sloan non ebbe il tempo di reagire quando lui abbassò la testa e la baciò sulla bocca mentre il pubblico fischiava impazzito.

Jesse la lasciò con la stessa velocità con cui l'aveva afferrata, rivolse un gesto di saluto agli spettatori e si allontanò.

«Bene» mormorò Sloan, allibita, mentre lo guardava sparire tra la folla. «Ciao anche a te.»

Jesse stava caricando la sacca nel bagagliaio del suo camioncino, quella sera, quando notò la ragazza che attraversava il parcheggio a poca distanza.

Il cielo del Sud Dakota era coperto, ma quella zona era illuminata, perciò non ebbe difficoltà a vederla bene.

E non era una brutta vista. Anzi.

Le lunghe gambe erano strette in un paio di jeans aderenti che lasciavano ben poco all'immaginazione. I capelli neri erano raccolti in una grossa treccia che le pendeva sulla schiena fino quasi alla vita. Gli occhi color cannella brillavano sotto l'ala del cappello di paglia da cowboy e gli zigomi alti e sporgenti indicavano delle chiare origini indiane. La prospettiva di trovarsi davanti una guerriera cherokee gli fece ribollire il sangue nelle vene.

Nonostante l'abbigliamento sportivo, era molto aggraziata e femminile. Il leggero ondeggiare dei fianchi mentre camminava e la sporgenza dei seni sotto la camicia a righe in stile western erano irresistibili. E lui l'aveva intuito quando, dopo l'esibizione, aveva saltato la staccionata e l'aveva baciata.

Il ricordo di quelle labbra soffici come petali di rosa e del profumo della sua pelle, nonostante gli odori acri della polvere e degli animali, gli era rimasto impresso.

Non si era pentito di quel bacio rubato e impulsivo, d'altronde non si pentiva mai di aver baciato una bella donna, ma immaginava di doverle delle scuse, se non altro per avere l'occasione di parlarle e scoprire chi fosse.

Con un sorriso stampato sul viso, la raggiunse e la bloccò, togliendosi il cappello con gesto galante. «Signorina.»

Lei si fermò e si girò di scatto. La curiosità iniziale si trasformò in palese disappunto appena lo riconobbe. «Oh.» Irrigidì le spalle e si mise le mani sui fianchi in un gesto d'impazienza. «Sei tu.»

Jesse finse di essere a disagio. «Sì, sono io. A proposito di quel piccolo episodio nell'arena... credo di doverti delle scuse.»

Lei lo squadrò da capo a piedi, la testa piegata di lato come per dire: Sto aspettando, continua pure.

Jesse dovette ricorrere a tutta la sua forza di volontà per non prenderla tra le braccia e baciarla di nuovo. L'avrebbe anche fatto, se il buonsenso e l'occhiata torva che lei gli stava lanciando non l'avessero avvertito che non era la maniera giusta per conquistarla. Perciò, cercò di concentrarsi per dare il meglio di sé, anche se non era abituato a scusarsi.

«Non so cosa mi sia successo» cominciò. «Temo di essermi lasciato trasportare dal momento. Sai, la prima cosa che ho visto quando ho toccato terra è stato il tuo bel viso che mi sorrideva. Non ho saputo resistere. Non ho pensato. Mi sono limitato ad agire. E mi spiace terribilmente se ti ho messa in imbarazzo.»

Quando lei si limitò ad annuire, Jesse non poté impedirsi di aggiungere: «Comunque, non mi sto scusando per averti baciata, perché come è vero che sono qui, non mi pentirò mai di quel bacio».

Così dicendo, abbozzò un sorriso umile. Di solito, quella tattica funzionava. Con lei, purtroppo, sembrava di no.

«Invece, hai parecchi baci da farti perdonare, Jesse James.»

Di fronte a quel tono seccato e di congedo, il sorriso di Jesse si allargò. «Allora hai dato retta agli stupidi pettegolezzi che circolano sul mio conto. Peccato... Come ti chiami?»

«Gantry. Sloan Gantry.» Il lampo orgoglioso che le aveva illuminato gli occhi prima che si voltasse per allontanarsi lo conquistò. In fretta Jesse fece lavorare il cervello per mettere a fuoco quel nome.

Gantry? Sloan Gantry?

Quella era la piccola Sloan Gantry? L'ossuta, nodosa Sloan, che diventava rossa come un gambero quando la chiamava contadinella e la prendeva in giro per l'apparecchio ai denti? La piccola Sloan che aveva accompagnato il padre in giro per i rodeo durante l'estate del suo primo anno nel circuito?

Si spinse indietro il cappello e fece un paio di calcoli. Quanti anni erano passati? Sei? Forse sette. Oh, Signore. Che cambiamento in pochi anni. Come un rovo può trasformarsi in una splendida rosa selvatica, pensò stupito e compiaciuto al tempo stesso.

Riscuotendosi da quelle riflessioni, si mise a correre per raggiungerla. «Ehi, contadinella. Aspetta.»

Troppo tardi.

Lei si era già seduta al posto di guida del suo camioncino con targa del Montana e stava uscendo dal parcheggio.

Le gambe larghe, i pollici infilati nei passanti della cintura, Jesse la osservò immettersi sulla statale.

Tom Stringer, il suo compagno di rodeo, si avvicinò e lo guardò incuriosito. Al contrario di Jesse, a cui il destino aveva dato in sorte una bella faccia e un corpo altrettanto prorompente, Tom, soprannominato affettuosamente D.B., due volte brutto, aveva spalle strette, gambe corte e un viso che sembrava fosse passato sotto gli zoccoli di un cavallo, tanto

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