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La collana della discordia
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E-book255 pagine4 ore

La collana della discordia

Valutazione: 4 su 5 stelle

4/5

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Info su questo ebook

Londra, 1812
Dopo aver perso la collana dell'adorata mamma in una scommessa, Lady Olivia Beauchamp ha come unico obiettivo quello di riottenerla dall'attuale proprietario, Lord Clevedon. Ad aiutarla nell'impresa c'è Lord Hugo Alastair, che ha le sue ragioni per dubitare della buona fede di Clevedon e dell'improvviso interesse che quest'ultimo sembra nutrire per Olivia. Dopo aver convinto Clevedon che restituire la collana a Olivia potrebbe essere la mossa vincente per ottenere la mano della ragazza, Hugo non può più negare i sentimenti che prova per lei. Tuttavia, consapevole di non essere degno della figlia di un duca, si rifiuta di comprometterla, gettandola così tra le braccia dell'unico uomo da cui aveva giurato di proteggerla.
LinguaItaliano
Data di uscita21 gen 2019
ISBN9788858992975
La collana della discordia
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    Anteprima del libro

    La collana della discordia - Janice Preston

    successivo.

    1

    «Dov'eri? Sai da quanto tempo ti stiamo aspettando? Stavamo per rinunciare.»

    «Non è colpa mia» ribatté Lady Olivia Beauchamp rivolgendo un'occhiata seccata al fratello Alexander. «Hai idea di quanto sia difficile sgattaiolare fuori senza imbattersi in uno dei domestici? Sono dappertutto. E cosa significa noi

    «Lascia stare.» Alex le prese il braccio e la sospinse senza troppe cerimonie verso la carrozza in attesa. «Sbrigati. Se qualcuno dovesse vederci, scoppierebbe un inferno.»

    Sbuffando per il trattamento poco cavalleresco, Olivia si arrampicò all'interno della vettura, solo per bloccarsi alla vista di una figura già seduta. Alex le diede una spinta alla schiena. «Muoviti. È solo Nev. Mi aiuterà a tenerti lontana dai guai.»

    Olivia cadde in modo poco elegante sul sedile opposto a quello di Neville Wolfe, mentre il fratello saliva dopo di lei e sbatteva la portiera. Subito il veicolo si mise in moto, facendo perdere l'equilibrio a Olivia, che si stava ancora sistemando. «Alex!» si lamentò.

    Neville si portò una mano alla bocca, senza riuscire a soffocare il riso. Olivia gli indirizzò uno sguardo di fuoco.

    «Oh, Dio!» mormorò Alex aiutandola a raddrizzarsi. «Questa serata è destinata a finire in un disastro.»

    Neville gli passò una piccola fiasca, che Alex portò alle labbra prima di restituirla.

    «Posso bere anch'io?» chiese Olivia.

    «No» rifiutò Alex. «Ci mancherebbe solo di averti mezza ubriaca!» Le rivolse uno sguardo severo. «Due ore e non un minuto di più, è chiaro? Abbiamo di meglio da fare che badare a una piantagrane come te.»

    In quel momento la carrozza passò sotto uno dei nuovi lampioni a gas, e Alex sgranò gli occhi quando la luce fece brillare il bracciale di rubini e diamanti al polso di Olivia. Le prese la mano per esaminarlo. «Questo è della mamma» osservò. «Cosa ti è venuto in mente? Che altro ti sei messa?»

    Le abbassò il cappuccio del mantello, rivelando lo squisito paio di orecchini e la collana della parure che era stata il regalo di nozze del loro padre, il Duca di Cheriton, alla madre scomparsa.

    Olivia si toccò la collana, ricordando com'era bella la mamma quando si vestiva elegante e indossava la parure. Poi mise a tacere la coscienza e sollevò il mento con aria di sfida. «Spettano a me, non a Rosalind» dichiarò. Rosalind era la loro matrigna, anche se a Olivia riusciva difficile chiamarla così. «Papà ha sempre detto che la mamma avrebbe voluto che li avessi io.»

    «E anche che non hai il permesso di indossarli» le ricordò il fratello. «Non sono adatti a una debuttante alla sua prima Stagione.»

    «Proprio così! Quindi stasera, quando la gente vedrà una donna mascherata che indossa gioielli così preziosi, nessuno sospetterà che sia la tua sorella minore. Penseranno che sia la tua amante.»

    «Adesso basta. Dove hai imparato a parlare così?»

    «Da te» ribatté lei.

    «Santo cielo, Olivia, saresti capace di mettere alla prova persino la pazienza di un santo!» sbuffò Alex. «Come hai fatto a prendere i gioielli? Ero convinto che nostro padre li tenesse ben chiusi in cassaforte.»

    «Ed è così, infatti.» Solo che lei sapeva dov'era custodita la chiave.

    «Come credi reagirà, quando si accorgerà che sono scomparsi, piccola stupida? Chiamerà i gendarmi.»

    «Stupido sarai tu!» lo rimbeccò Olivia. «Li rimetterò al loro posto prima che lui torni da Birmingham. Non verrà mai a saperlo.»

    «Sarà meglio tenerli ben nascosti, ai Vauxhall Gardens» l'ammonì Alex. «Attireresti ogni ladruncolo e malintenzionato. Devo essere completamente impazzito per aver accettato di seguirti in una simile follia.»

    «Veramente non hai accettato. Ho vinto una regolare scommessa, e tu mi hai sempre insegnato che i debiti di gioco sono debiti d'onore, quindi non avevi scelta.»

    Alex borbottò qualcosa che suonava come marmocchia viziata, prima di cadere in un silenzio imbronciato.

    Poco dopo, Neville uscì in un beffardo: «Buonasera, Lady Olivia».

    Seccata di essere bersaglio di un comportamento poco signorile dall'amico di Alex, anche se lo conosceva da anni, lei gli rispose sibilando: «Se lo dici a una sola anima viva, Neville Wolfe, la tua vita non varrà più niente».

    Attraversarono il Tamigi in barca e, quando entrarono nei giardini, la vista incantò Olivia. Suo padre era ingiusto a impedirle di recarsi lì, se si eccettuava una breve visita insieme a lui, a Rosalind e alla figliastra Nell, prima che fosse abbastanza buio per ammirare l'effetto delle lanterne. Per tutto il tempo l'aveva tenuta al suo fianco, e aveva riportato casa le tre donne subito dopo che avevano contemplato la meraviglia della cascata artificiale, proprio quando il luogo cominciava ad affollarsi e cresceva l'eccitazione. Non era giusto: Alex e Dominic, il fratello maggiore, frequentavano spesso quel luogo, e Olivia sapeva che il padre e Rosalind erano tornati più volte, dopo quella breve visita, lasciando lei e Nell a sopportare un'altra insipida serata da Almack's, controllate da zia Cecily.

    Non per la prima volta Olivia rimpianse di non essere nata maschio.

    Salirono la scalinata ed entrarono nei giardini, illuminati da migliaia di lanterne colorate appese ai festoni tra gli alberi. Dimenticato il battibecco con il fratello, Olivia si appese al suo braccio. Con Neville che chiudeva la retroguardia, si sentiva al sicuro, e non aveva neanche paura di essere riconosciuta. Il domino di velluto blu scuro, con il cappuccio e la maschera dello stesso colore, che lasciava intravedere solo la punta del naso, la bocca e il mento, avrebbe retto a un esame ravvicinato.

    Passeggiarono per i viali ben illuminati, evitando quelli più appartati. Olivia lanciava occhiate a quei luoghi bui e misteriosi, intravedendo coppie vicine nell'ombra e gruppi di giovani alticci e chiassosi. Alex l'aveva avvertita di non avventurarsi in quelle alcove, accennando a terribili conseguenze, se avesse disobbedito.

    Olivia sbuffò tra sé. Il fratello avrebbe dovuto sapere che non era tanto sciocca, e quanto all'atteggiamento protettivo del padre, be', era del tutto fuori luogo, per quanto la riguardava. Tacitò la vocina della coscienza che le ricordava il motivo di tante precauzioni. Non voleva pensare a quanto era successo a sua madre. Non quella sera. Quella sera era decisa a divertirsi, non a soffermarsi sul dolore passato.

    Si fermarono ad ammirare grotte e cascate, poi proseguirono fino alla piazza centrale, dove giocolieri e funamboli intrattenevano la folla e un'orchestra suonava.

    La musica alta si mescolava alle chiacchiere allegre e alle risate della gente che ballava, passeggiava e si fermava a cenare nei numerosi padiglioni.

    Mentre passeggiavano, Olivia sottobraccio ad Alex e Neville dietro di loro, una voce femminile chiamò Alex. Si voltarono tutti e tre, e Olivia avvertì la tensione improvvisa del fratello. Non ebbe difficoltà a riconoscere la signora che lo aveva salutato: Lady Shelton, la bella vedova del Barone Shelton di Rutland. La gentildonna indicò un padiglione in cui diverse persone sedevano ai tavoli e invitò Alex con un sorriso seducente. Olivia non era mai stata presentata a Lady Shelton e, scrutando il gruppo dei suoi amici, riconobbe solo Lord Clevedon e Lord Sudbury. Erano tutti più maturi dei giovani che frequentava di solito. Avvertì un brivido alla spina dorsale e decise di interpretarlo come un segno di eccitazione, anziché di apprensione. Finalmente avrebbe sperimentato un po' di vita reale, fuori dai confini ristretti del mondo delle debuttanti e delle serate da Almack's.

    «Non ti dispiace se ci uniamo a loro, vero, Livvy?» le chiese Alex senza staccare lo sguardo da Lady Shelton.

    «Beatrice!» protestò Olivia. «Mi chiamo Beatrice, ricordi?»

    «Come? Oh, sì, certo. Comunque non ti dispiace, vero?»

    Neville si fece avanti e si schiarì la gola. «Alex, hai dimenticato ciò che hai detto?»

    «Cosa?» Alex distolse lo sguardo dalla bionda formosa e fissò l'amico.

    «? inutile che mi guardi torvo» replicò Neville. «Hai detto che per niente al mondo avremmo dovuto cedere alla tentazione di unirci a qualcuno dei nostri amici mentre tua sorella è sotto la nostra protezione. Dovevamo passeggiare per un po', mangiare qualcosa, se non fosse stato troppo tardi e...»

    «Be', è troppo tardi, perché lei ci ha fatti aspettare per ore» lo interruppe Alex in tono irritato.

    «E poi tornare subito a casa» concluse Neville ignorando il suo brontolio. «Questo è ciò che hai detto. E quelli» aggiunse indicando con un cenno del capo le persone riunite nel padiglione, «non sono nemmeno nostri amici.»

    «Oh, che importanza ha?» ribatté Alex. «Ci fermeremo solo cinque minuti, dieci al massimo. Non essere così codardo.» Si volse verso la sorella. «Ti troverai bene, non è così, Beatrice? Saremo entrambi con te. Non devi aver paura.»

    «Paura? Perché dovrei aver paura? Non essere così soffocante, Neville. Davvero, sei come papà, che si agita per niente. Quale rischio può esserci? Non mi riconosceranno nemmeno.»

    Si avvicinarono a Lady Shelton.

    «Lord Alexander, Mr. Wolfe» li accolse la gentildonna in tono affettato, «è un vero piacere vedere entrambi. Speravo di potervi convincere a unirvi alla nostra compagnia.» Indicò il padiglione alle proprie spalle e quello vicino. «Solo pochi amici riuniti per festeggiare il compleanno di Lord Clevedon.» Guardò Olivia, la quale lesse la curiosità, ma anche una nota di sdegno negli occhi azzurri della gentildonna. «Volete presentarmi la vostra compagna?» Si fece più vicina, e il suo profumo intenso irritò le narici di Olivia. Lady Shelton posò le dita sul bordo del cappuccio che le copriva il capo. «Non c'è bisogno che siate timida con noi, mia cara» aggiunse con un sorriso divertito. «Sarete tra amici.»

    «Oh, questa è Beatrice... ehm... solo Beatrice» borbottò Alex guidando la sorella verso il meno affollato dei due padiglioni. «? qui in incognito, per via di una scommessa.»

    Olivia sedette al tavolo, fumante di collera. Alex non sapeva mentire in modo convincente nemmeno quando ci provava. Ascoltandolo, nessuno avrebbe creduto che fosse la sua amante, il che avrebbe indotto tutti a chiedersi chi fosse. Anche se aveva uno spirito ribelle, Olivia non voleva che tutti sapessero della sua piccola trasgressione. Sapeva molto bene cosa ci si aspettava da lei, e in pubblico si comportava sempre in modo impeccabile. Scivolò sulla panchina, facendo posto a Neville e invitandolo con un sorriso. Sarebbe stato lui a farle da schermo. Il giovane la guardò con diffidenza, ma poi prese posto al suo fianco, mentre Alex sedeva accanto a Lady Shelton con un sorriso compiaciuto.

    «Voi signori conoscete già la compagnia» esordì la gentildonna, «ma, per amore di Beatrice, permettete che vi presenti Lady Sale, Lord Clevedon e Lord Sudbury, Lord Hugo Alastair, Mr. e Mrs. Bartlett e Mr. Douglas Randall.»

    Olivia era consapevole che si trattava di una compagnia molto diversa da quella cui era abituata. Scrutò i loro volti, improvvisamente ansiosa, ma dopo aver accettato l'invito di Lady Shelton, non poteva chiedere ad Alex di andarsene senza attirare l'attenzione e suscitare pettegolezzi. Inspirò a fondo per calmarsi. Dieci minuti al massimo, aveva detto Alex; be', poteva resistere per dieci minuti.

    Qualcuno posò un bicchiere davanti a lei, e una mano maschile, con un anello di rubino al dito medio, le versò da una brocca un liquido ambrato. Olivia sollevò lo sguardo dalla tovaglia bianca e incontrò gli occhi scuri di Lord Hugo Alastair. Sentì il rossore affluire alle guance mentre si costringeva a sostenere il suo sguardo. C'era qualcosa, nel suo scrutinio intenso, che l'attirava e allo stesso tempo le trasmetteva un brivido di consapevolezza che la spingeva a fuggire. La sua bocca perfettamente cesellata si curvò in un sorriso.

    «Che cos'è questa bevanda, signore?» domandò Olivia sollevando il bicchiere.

    «Punch all'arrak, un'acquavite che viene dall'Oriente. Non è troppo forte per voi, vero?» Vi fu una pausa appena percettibile, accompagnata da una contrazione delle labbra, prima che Alastair aggiungesse: «Beatrice».

    Lei si impose di mantenere la calma. Impossibile che l'avesse riconosciuta. Portò il bicchiere alle labbra, cosciente dello sguardo di Lord Hugo. Non aveva mai assaggiato l'arrak, prima. Ne bevve un sorso e dovette fare uno sforzo per non arricciare il naso. Era forte. Ma non avrebbe dato a quel... quel bellimbusto la soddisfazione di mostrarsi debole o priva di esperienza. «? delizioso, grazie.»

    Ne bevve un altro sorso, e stavolta le parve migliore. Il calore che sentì allo stomaco le ricordò che era stata talmente eccitata per la serata che aveva appena toccato cibo, a cena, e adesso, si rese conto guardando il tavolo, era troppo tardi per mangiare qualcosa.

    Era consapevole dello sguardo di Sir Hugo su di sé. Lo conosceva di vista, ma non erano mai stati presentati. Non era il tipo di uomo che frequentava le serate di Almack's. In realtà era proprio il tipo di uomo contro cui zia Cecily l'avrebbe messa in guardia. Un rinomato libertino, decisamente una compagnia poco adatta a una giovane debuttante. Lo guardò e vide che la sua attenzione si era spostata su Mrs. Bartlett, che gli stava sussurrando qualcosa all'orecchio. Lui sorrise alle sue parole e a un tratto si trasformò. Il bel volto dai lineamenti cupi e sarcastici non aveva più quell'aria pericolosa, ma appariva molto più giovane mentre gli comparivano delle linee sottili agli angoli degli occhi e le labbra si schiudevano a rivelare i denti candidi. Lo vide posare la mano destra sulla tovaglia bianca e tamburellare le dita, come se fosse nervoso. L'anello di rubino al dito medio riverberò la luce, e Olivia si trovò a fissare incantata quei riflessi di colore mentre beveva ancora e si rendeva conto, allarmata, di aver vuotato il bicchiere.

    Subito Lord Hugo si affrettò a riempirglielo. Spaventata, lei incrociò il suo sguardo e avvertì di nuovo quel nervosismo misto a eccitazione. Ma c'era anche qualcosa di più profondo ed emozionante, quasi un senso di aspettativa.

    Il sorriso di Lord Hugo tornò a essere arrogante. Olivia lo riconobbe come quello dei suoi fratelli quando erano convinti di conoscerla meglio di quanto si conoscesse lei stessa. Aggrottò la fronte e distolse lo sguardo. Dall'altra parte del tavolo, Lady Shelton era appiccicata ad Alex, così Olivia evitò di guardare anche loro, imbarazzata da quel comportamento spudorato in pubblico. Anche Neville non le prestava attenzione, troppo occupato a civettare con una donna dal trucco vistoso che si era fermata fuori del padiglione. Cominciava a rimpiangere di aver indotto Alex a quella scommessa. La serata non era divertente come se l'era immaginata.

    «Oh!»

    L'esclamazione di Lady Shelton attirò l'attenzione di Olivia.

    «Cielo, fa così caldo.» Lady Shelton agitava vigorosamente il ventaglio. «Mio caro Alexander, sareste davvero un angelo se mi accompagnaste fuori a prendere una boccata d'aria.» La sua mano libera scomparve sotto il tavolo. «Forse potremmo ballare o qualcosa del genere?»

    Alex scattò in piedi, rosso in viso. «Sarà un piacere, ma'am

    L'accompagnò fuori dal padiglione, poi parve ricordarsi di Olivia, perché si chinò a sussurrarle: «Non starò via a lungo. Sarai al sicuro con Nev, ricorda solo di non avventurarti fuori. Con nessuno».

    Poco dopo spariva tra la folla, con Lady Shelton al braccio. Nel giro di pochi istanti vennero seguiti da Lord Sudbury, Mr. e Mrs. Bartlett e Lady Sale. E Olivia rimase sola con Lord Clevedon, Mr. Randall, Lord Hugo e Neville. Si avvicinò a Neville, che stava ancora civettando con la donna. Sentendo su di sé l'attenzione di Lord Hugo, evitò di guardare nella sua direzione, ma così facendo incontrò inavvertitamente lo sguardo di Mr. Randall. Era un uomo corpulento sui trentacinque anni, che subito si spostò per sedere al suo fianco, premendo la coscia contro di lei e sfiorandole il bordo del cappuccio.

    A un tratto lasciò cadere la mano sulla sua coscia, e Olivia si affrettò ad allontanarla con un grido di protesta.

    «Solo un po' di divertimento, bellezza» le sussurrò lui all'orecchio. «Che c'è di male?»

    «Randall.» C'era una nota di avvertimento nella voce di Lord Hugo.

    «Alastair?»

    «La signora non sembra gradire le tue attenzioni.»

    «Sono forse affari tuoi?»

    Randall tacque quando Lord Clevedon si alzò dal tavolo. Olivia non sapeva se essere sollevata, o allarmata. Conosceva Lord Clevedon come un gentiluomo rispettabile, per averlo incontrato in diverse occasioni, ma temeva che potesse riconoscerla. Fino a quel momento non le aveva prestato molta attenzione perché era stato troppo occupato a parlare con Lord Sudbury, ma adesso la stava guardando.

    «La mia ospite è chiaramente una gentildonna, Randall» pronunciò, «e tu farai il piacere di trattarla come tale alla festa del mio compleanno.»

    «Le mie scuse» mormorò Randall, così vicino a Olivia da trasmetterle l'odore d'alcol dell'alito. Si portò a una distanza più rispettosa, e lei rivolse un sorriso a Lord Clevedon. «Grazie, milord.»

    «Mia cara, il piacere è tutto mio» rispose lui con un inchino. Facendo un cenno a Lord Hugo, continuò: «Conto su di te perché i bicchieri siano sempre pieni, Alastair. Non voglio che si dica che sono un ospite poco generoso».

    Lord Hugo eseguì il compito con un sorriso sarcastico, e Olivia bevve un altro sorso di liquore. Aveva troppo caldo, nel domino di velluto, ma non osava toglierlo per non scoprire i capelli, neri come l'inchiostro, con caratteristici riflessi blu. Slacciò il nodo alla gola per far passare un po' d'aria, ma tenne su il cappuccio. Così facendo, incrociò lo sguardo di Lord Hugo al di là del tavolo.

    Vide i suoi occhi scuri posarsi pigramente sul proprio seno e, quando indugiarono sulle labbra, si sentì tremare. Pensava che quella serata sarebbe stata un'avventura. Ora, invece, le sembrava solo pericolosa, e si sentiva sciocca e inesperta. Conosceva la fama di seduttore di Lord Hugo e provò un brivido ricordando alcune delle storie che aveva sentito sul suo conto, storie alle quali non faceva fatica a credere, vedendo il suo sguardo cinico e beffardo mentre beveva liberamente e riempiva i bicchieri degli ospiti, compreso il suo, a intervalli regolari.

    Imbarazzata per essere rimasta sola con quattro uomini, anche se uno di loro era Neville, Olivia cercò di distrarsi bevendo, mentre gli uomini chiacchieravano tra loro e facevano commenti sulla gente che passava. A poco a poco, però, si rilassò e ritrovò il consueto spirito spumeggiante, che le infuse abbastanza sicurezza da spingerla a unirsi alla conversazione.

    2

    Lord Clevedon, che aveva tirato fuori dalla tasca un mazzo di carte, le sorrise. «Posso sfidarvi a qualche mano a piquet, mia cara?» domandò.

    Olivia aveva giocato spesso a piquet, in famiglia, e si vantava della propria abilità, tuttavia esitò, sapendo che giocare a carte in un luogo pubblico non era la stessa cosa che farlo in casa. A quel punto Neville le diede una gomitata nelle costole e le sussurrò: «Meglio di no, Beatrice».

    Olivia lo fulminò con lo

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