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Tra le braccia di un attore: Harmony Jolly

Tra le braccia di un attore: Harmony Jolly

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Tra le braccia di un attore: Harmony Jolly

Lunghezza:
176 pagine
2 ore
Pubblicato:
Jul 10, 2020
ISBN:
9788830517394
Formato:
Libro

Descrizione

Chi lo ha detto che i milionari devono essere sempre solo belli e dannati? Esistono anche quelli romantici e sognatori e ve lo dimostreremo!
Jess Greenacre ha bisogno di dare una svolta alla sua vita e lavorare come segretaria di produzione in un film di successo è proprio quello che ci vuole. Forse sarà un tantino stressante, perché si sa, le star di Hollywood sono un po' esagerate nelle loro richieste, ma lei è pronta a tutto. Tranne che a occuparsi di un cane! Baloo è la cagnetta del protagonista, l'affascinante e super famoso Luke McKenzie, e viene affidata alle cure di Jess mentre si girano le riprese. Lei vorrebbe rifiutare, ma Baloo è così intelligente e dolce e Luke così sensualmente persuasivo che non c'è verso di dire di no.
Pubblicato:
Jul 10, 2020
ISBN:
9788830517394
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Autrice inglese, consulta spesso riviste scientifiche per verificare i dettagli tecnici dei suoi romanzi.

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Anteprima del libro

Tra le braccia di un attore - Kate Hardy

978-88-3051-739-4

1

Oh mio Dio! Luke McKenzie!

Quando Jess aveva accettato l'incarico di un'agenzia di lavoro interinale come assistente di produzione per una società cinematografica, pensava che avrebbe lavorato sul set di un film a low budget con attori che non aveva mai sentito nominare. Non con Luke McKenzie che era stato nominato l'uomo più bello del mondo per tre anni di seguito. Luke McKenzie, l'attore preferito da sua sorella e dalla sua migliore amica che la portavano sempre al cinema a vedere i film in cui lui era protagonista, anche se Jess avrebbe preferito una bella storia di fantascienza anziché una commedia romantica.

Luke McKenzie in quel momento non sembrava molto felice.

E neppure il Labrador color cioccolato, accucciato accanto a lui e che sprigionava senso di colpa.

Be', non erano fatti suoi e lei aveva del lavoro da sbrigare in ufficio. Non aveva tempo né di guardare imbambolata una star del cinema di serie A né di ascoltare la conversazione della direttrice di produzione.

«Jess, potresti venire qui un secondo, per favore?» la chiamò Ayesha Milan, la direttrice di produzione.

«Certo» rispose lei, pensando che la incaricasse di una commissione.

«Potresti prenderti cura del cane del signor McKenzie, per questa giornata?»

Jess s'irrigidì.

Occuparsi del cane?

Era proprio quello il motivo per cui aveva abbandonato la carriera che amava e faceva solo lavori temporanei. Per non doversi mai più occupare di un cane.

«Io...»

«Non morde» assicurò Luke, ruotando gli occhi. «Ruba solo le cose e le rosicchia. Sembra che le piacciano in particolare le Louboutin.»

Costosissime scarpe firmate. Quello spiegava perché non sembrava troppo felice. Quando aveva scoperto il danno, la proprietaria delle suddette scarpe probabilmente aveva avuto un attacco isterico. Sostituirle sarebbe stata una bella spesa.

«Jess, hai paura dei cani?» le chiese Ayesha.

«No-o» rispose lei esitante. Non aveva paura dei cani. Aveva paura di affezionarsi ai cani. E di finire di nuovo con il cuore a pezzi. Aveva impiegato più di un anno per tornare alla normalità, ma il pensiero di dover occuparsi di nuovo di un cane avrebbe riportato tutto a galla.

«Allora puoi occuparti di...?» Ayesha guardò Luke perché le dicesse il nome del cane.

«Baloo.»

«Di Baloo?» finì la direttrice di produzione, guardando Jess.

Oh, aiuto!

Come assistente di produzione, Jess era tenuta a eseguire tutti gli incarichi che le affidavano. Rifiutarsi significava venire meno al suo dovere e, anche se era da un anno che lavorava per l'agenzia interinale, sarebbe sembrata inaffidabile se avesse rinunciato un'ora dopo aver cominciato quel lavoro e avesse lasciato il cliente in difficoltà. L'agenzia poi non le avrebbe più offerto nuovi incarichi e lei non poteva permetterselo.

Accettare, però, l'avrebbe messa in una posizione vulnerabile. Cosa che voleva assolutamente evitare.

«Devo tornare subito sul set, non ho tempo per questo. Ecco» disse Luke e le tese all'istante il guinzaglio.

E, prima che Jess se ne rendesse conto, lui era già sparito.

Lasciandola lì insieme al cane.

«Ehm... non c'è qualcos'altro che posso fare per te?» chiese ad Ayesha nel panico. Ti prego, fa' che non debba occuparmi del cane. Ti prego.

La sua capo allargò le braccia. «La cosa principale è assicurarsi che le star siano soddisfatte. Dobbiamo trattarle con i guanti.» Sospirò. «Pensavo che a fare la difficile sarebbe stata Mimi, non Luke.»

«Perché ha portato il cane sul set, soprattutto se sa che rosicchia le cose?»

Ayesha si strinse nelle spalle. «Non ne ho idea.»

«Poteva portare una gabbia così il cane si sarebbe sentito al sicuro anziché preoccuparsi di tutte le persone intorno e...» Jess si fermò conscia dell'espressione incuriosita di Ayesha.

«A quanto pare ne sai di cani.»

Una laurea in comportamento animale e diversi anni come istruttrice di cani poliziotto le avevano insegnato parecchio. «Un po'» mormorò.

«Allora sei la persona perfetta per occuparti di Baloo» disse la sua capo allegra.

No, non lo era. Era l'ultima persona che poteva occuparsi di quel cane. Perché non aveva mentito e non aveva detto che aveva paura o che era allergica? Era furiosa per il modo in cui Luke McKenzie l'aveva trattata. Era il tipico vip vuoto che si portava dietro il cane solo come un accessorio.

«Se non ha tempo di occuparsi del cane come si deve, non dovrebbe prenderlo» commentò. «E non mi importa se è la star del film. Non è questo il modo di trattare i cani.» Corrugò la fronte. «Mia sorella e la mia migliore amica pensano che sia un attore fantastico. Non pensavo che fosse... così nella vita reale.» Scorbutico. Esigente. Un divo nel senso peggiore del termine.

«Non lo è mai stato» disse Ayesha. «Ho lavorato con lui un paio di anni fa ed è stato un vero tesoro... ricordava il nome di tutti, ringraziava chiunque facesse qualcosa per lui e sono certa che tutte le donne della troupe fossero innamorate di lui. Inclusa me. E io sono abituata agli attori affascinanti. Lui non recita, fa sul serio.» Si strinse nelle spalle. «Ma ha avuto un periodo difficile lo scorso anno e credo che lo abbia cambiato.»

Jess ricordava di aver letto sui giornali della fine del matrimonio di Luke McKenzie. Affrontare un divorzio doveva essere difficile e farlo con la stampa che ti soffiava sul collo doveva esserlo ancora di più. Infatti, persino Carly e Shannon, sua sorella e la sua migliore amica, avevano ammesso che l'ultimo film di Luke non era bello come i precedenti. Non la sorprendeva: quando la tua vita implodeva era difficile concentrarsi sul proprio lavoro e fare del proprio meglio. Motivo per cui Jess aveva deciso di dedicarsi a qualcosa di completamente diverso.

«Anche se fosse, non si lascia un cane con il primo che passa.»

L'animale le leccò la mano come se fosse felice che qualcuno finalmente si occupasse di lui e Jess sentì una parte del suo cuore spezzarsi.

No.

Non poteva farlo. Non poteva esporsi di nuovo ed essere vulnerabile.

«Non sarebbe meglio se lo lasciassi al reparto animali?» chiese Jess sperando di non sembrare disperata come in realtà era.

«Fanno solo un part time e vengono sul set solo quando abbiamo bisogno di loro.» Ayesha guardò il programma di quella giornata. «Che non è oggi.»

Perciò non aveva scelta...

«Jess, se potessi occuparti del cane, te ne sarei molto grata» le disse la sua capo. «Ho bisogno che tutto fili il più liscio possibile. E se gli diciamo che non possiamo occuparci del suo cane, questo avrà delle ripercussioni sulle prove. Cominciamo a girare questa settimana e non ci devono essere imprevisti. Il cane ha rovinato le scarpe di Mimi. Ho già ricevuto un messaggio dal regista in cui mi chiede di farne arrivare un paio nuovo per pranzo. Ho la sensazione che, se rifiutiamo di occuparci del cane e lasciamo che vada con Luke, Mimi abbandoni il set. E chissà che cosa dovremmo inventarci per convincerla a tornare.»

«È capricciosa?»

«Diciamo che è all'altezza della sua fama.»

Mimi... me, me, me, me. Jess capì subito.

Ayesha sospirò. «Ma apprezzerei che non lo riferissi a nessuno.»

Jess ricordava bene quello che le aveva detto la direttrice di produzione quando l'aveva assunta. Per lavorare lì doveva rispettare alcune regole non negoziabili: quello che succedeva sul set restava sul set. Niente foto, niente social, niente telefoni cellulari, nessuna fuga di notizie. Tutto quello che riguardava la produzione e il film era strettamente riservato.

«Certo che no.»

«E se, mentre badi al cane, riuscissi a fare quelle telefonate, te ne sarei davvero grata.»

Ayesha le sorrise. La stava congedando, se pur con gentilezza.

A quanto pareva non aveva scelta. «Va bene» disse Jess e condusse il cane alla sua scrivania.

Luke McKenzie non si era neanche disturbato a portare una ciotola d'acqua per il cane, tantomeno a informarla di che cosa e quando mangiava. E lei non aveva idea di quando la grande star del cinema sarebbe ricomparsa a prenderselo. Non si era disturbato a dire neppure quello.

Non sapeva bene che cosa la facesse più arrabbiare: il fatto che Luke avesse scaricato il suo cane o il fatto che l'avesse messa in una posizione impossibile. Non voleva occuparsi di Baloo, ma non poteva neanche rifiutarsi. Non senza dare spiegazioni che non voleva dare: ne aveva abbastanza di persone che la compativano.

«Ha bisogno di una lezione di buone maniere» disse al cane. «E una lezione su come occuparsi di te. Non hai neanche un giocattolo che ti tenga impegnata.»

Il cane le andò vicino e le appoggiò la testa sul ginocchio.

Jess dovette trattenere le lacrime. Era passato molto tempo da quando aveva lavorato a una scrivania con accanto un cane. E la ferita provocata dalla morte del suo adorato Spaniel le parve aprirsi di nuovo.

Trasse un bel respiro.

«Vediamo che cosa possiamo fare per te, tesoro.» Telefonò a quelli del catering perché le portassero una ciotola di plastica per l'acqua e poi al reparto scenografia per sapere se avevano una pallina da tennis. «È un po' molle per i tuoi denti, ma meglio di niente.»

Non si sarebbe affezionata al cane in un giorno solo.

O sì?

Quello probabilmente era stato il giorno peggiore della sua carriera di attore, pensò Luke mentre si dirigeva verso il prefabbricato che ospitava gli uffici della produzione. La co-star del film voleva essere trattata come l'imperatrice dell'universo e aveva preteso che le rimborsassero delle scarpe ridicolmente costose con cui la suddetta star sapeva a malapena camminare. E ora lui doveva andare a riprendere il cane che gli avevano scaricato. Il cane che non voleva. Il cane che negli ultimi due giorni gli aveva rovinato casa e sonno.

Come se non bastasse, a giorni sarebbe uscito l'ennesimo articolo maligno che insinuava che il suo prossimo film sarebbe stato un altro flop. Era quasi sicuro che gli ultimi due articoli fossero firmati da un amico della sua ex moglie, ma accusarlo pubblicamente sarebbe stata solo cattiva pubblicità. Se non reagiva, era uno smidollato. Se protestava, era un dispettoso bastardo che provava a vendicarsi della sua ex. Qualunque cosa faceva, sbagliava.

«Sorridi e sopporta» si disse. Alla fine Fleur avrebbe superato il senso di colpa che provava per quello che gli aveva fatto e avrebbe smesso di dipingerlo come il cattivo ragazzo nel tentativo di sentirsi meglio.

O, almeno, lo sperava.

Aveva un solo modo per ribaltare la situazione e imbonirsi la stampa, ma non era pronto a farlo. Soprattutto sapendo quanto poco ci mettevano i giornalisti a cambiare fazione per vendere più copie. Quella parte della sua vita era riservata e voleva che restasse tale.

Va bene. Doveva solo tenere il cane fino a giovedì. Solo altri tre giorni. Poi sua zia sarebbe finalmente tornata a Londra e avrebbe cercato per Baloo una sistemazione risolutiva. Lui avrebbe potuto ricominciare a concentrarsi sulla sua carriera e assicurarsi che quel dannato film fosse un successo per zittire in modo definitivo Fleur e i suoi amici.

Entrò in ufficio aspettando di vedere Ayesha Milan, ma c'era solo la sua nuova assistente. Non ricordava come si chiamava e se ne dispiacque: aveva sempre giurato che non sarebbe mai diventato una di quelle star che si dimenticavano che cosa significasse stare sul gradino più basso. In genere si assicurava che tutti i suoi collaboratori sapessero che apprezzava quello che facevano e che non dava niente per scontato. Oggi aveva esagerato. Molto.

«Signor McKenzie» gli disse l'assistente di produzione con la voce piatta. «È venuto a riprendere il suo cane?»

«Sì.»

Voleva scusarsi per il modo in cui le aveva scaricato il cane quella mattina, ma lei non gliene diede la possibilità. «Non mi interessa se lei è un grande attore e non mi interessa se si lamenterà con Ayesha e mi farà licenziare, ma quello che ha fatto stamattina non è il modo di trattare un cane. Lo ha lasciato qui senza ciotola d'acqua, cibo, cuccia, giochi e questo non è giusto.»

Va bene. Lo sapeva già.

Lei non aveva ancora finito. «Mia sorella e la mia migliore amica pensano che lei sia una grande star del cinema.» E questo significava, pensò Luke, che lei non fosse d'accordo. «Ma mi permetta di dirglielo: lei è un pessimo padrone di cane.»

Aveva ragione. Era innegabile.

«Ha assolutamente ragione. Io non so

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