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Ombre sull'acqua (eLit): eLit
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E-book406 pagine5 ore

Ombre sull'acqua (eLit): eLit

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Info su questo ebook

Hannah Shay, proprietaria di un rinomato caffè e futuro magistrato, ha un talento per le investigazioni che le torna utile quando a Black Falls si sviluppa una pericolosa rete di killer a pagamento. E i sospetti ricadono su un uomo che appartiene al suo passato. Al futuro di Hannah appartiene invece Sean Cameron, che è ritornato nel Vermont per indagare sulla morte del padre. Le sue idee, però, sono diverse da quelle di Hannah. Attratti l'uno dall'altra, entrambi non intendono cedere e si dichiarano aperta ostilità. Ma nel silenzio dei boschi, qualcuno è pronto ad approfittare della situazione.
Gelido come l'acqua del fiume. Ardente come un fuoco che brucia. Forte come un amore contrastato.
LinguaItaliano
Data di uscita31 lug 2015
ISBN9788858937129
Ombre sull'acqua (eLit): eLit
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Autore

CARLA NEGGERS

New York Times bestselling author Carla Neggers is always plotting her next adventure, whether in life or for one of her books. Her fertile imagination and curious nature make her ready for anything. It is also these qualities that sparked her love of reading as a child and continue to drive her passion for storytelling today. With her trademark blend of action, suspense and down-to-earth, realistic characters caught up in extraordinary circumstances, her novels never fail to take her readers on an exciting journey. Carla began writing as a youngster, when she'd grab a pad and pen and climb a tree to spin her stories. Growing up in western Massachusetts, she is the third of seven children. Just before she was born, her Dutch immigrant father and Southern-born mother packed up the car with two kids and all their belongings and headed north to start a new life. They settled in an eighteenth-century carriage house on ninety acres and began a long process of renovation. After graduating as valedictorian of her high school class, she went on to major in journalism at Boston University, graduating magna cum laude. She enjoyed a brief stint as an arts and entertainment writer, then turned to writing fiction full-time and now has more than fifty books to her credit. Travel and research both play a large part in Carla's writing. She can often trace the germination of a plot to the exact moment of inspiration. “It's part of the fun of being a writer—you never know what will spark an idea. For example, on a trip to the Netherlands some years ago, we did a tour of a canal-like waterway,” she says. “I kept thinking—what would happen if a dead body floated by? What if it was an American? It's the way my mind works—around me, everyone else was admiring the quaint countryside. I was devising a murder.” Once a plot is hatched, the real researching begins. Her novels have taken her atop the northeast's highest peaks, onto a shooting range with a police academy instructor and across the world as she scouts out locations and seeks the authenticity that imbues her novels. The author's greatest pleasure comes in those moments when she feels she's gotten the story just right—when it all comes together on the pages of her book, exactly the way she's envisioned the tale in her mind. Then, when readers connect with the story, her satisfaction is complete. “Everything comes down to the finished book,” says the author. “When I hear from a reader that the story resonated, and that he or she had a great time reading it, I know I've done my job and done it well.” When she's not working on her next book, Carla enjoys traveling, hiking and kayaking. She's set out to become a “four-thousand-footer” by climbing all forty-eight peaks over four-thousand feet in the New Hampshire White Mountains, and she's always planning the next trip—and the next adventure—either of which just might inspire a new story. Carla lives in Vermont, where she and her husband have recently renovated their mountain house not far from picturesque Quechee Gorge. 

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    Anteprima del libro

    Ombre sull'acqua (eLit) - CARLA NEGGERS

    CAPITOLO

    1

    26 marzo - nove mesi prima - Black Falls, Vermont

    I fratelli Cameron quella sera erano in paese. Hannah Shay, appollaiata su un alto sgabello al bancone di legno grezzo, li guardò entrare. Non riusciva a ricordare l’ultima volta in cui li aveva visti tutti e tre insieme. A.J., il maggiore, era sceso dalla locanda di proprietà della sua famiglia che gestiva insieme alla moglie. Elijah era tornato a casa dall’Afghanistan per una breve licenza. Sean era arrivato in aereo dalla California meridionale, dove stava diventando milionario, pur riuscendo nello stesso tempo a proseguire nella sua attività di vigile del fuoco volontario.

    Si accomodarono a un tavolo dalla parte opposta del locale, sotto delle vecchie fotografie in bianco e nero della loro piccola cittadina del Vermont. Hannah dubitò che l’avessero notata, lì seduta a sorseggiare da mezz’ora il suo bicchiere di Chardonnay. Stare nel bar da sola non la preoccupava. Il proprietario, Liam O’Rourke, un amico di vecchia data dei Cameron, non tollerava i clienti in cerca di guai... inclusi i parenti stretti. Tutti, a Black Falls, sapevano che sgarrare dentro il suo locale significava essere buttati fuori a calci o farsi un giro sul sedile posteriore di un’auto della polizia.

    Anche Bowie O’Rourke, il cugino di Liam, lo sapeva bene.

    Bowie seguì i fratelli Cameron dentro il bar, chiudendo la porta con un tonfo. Non prese posto a un tavolo, ma si sedette a un paio di sgabelli di distanza da Hannah e ordinò una birra. Faceva il muratore e aveva trentaquattro anni, quindi era coetaneo di Elijah, aveva tre anni in meno di A.J. e uno in più di Sean. Ma Bowie e i fratelli Cameron non erano mai andati d’accordo. Lui era un tipo litigioso, e si cacciava sovente nei guai. I Cameron erano rigidi e spesso inflessibili. A un certo punto, quando aveva circa vent’anni, Bowie se n’era andato da Black Falls. Ma ora era tornato.

    Robusto come un toro, Bowie indossava un piumino senza maniche su una felpa arancione con il cappuccio, jeans e logori stivali da lavoro. Lui e Hannah erano cresciuti in una piccola ansa del fiume, un luogo isolato e povero, un Vermont differente da quello che i Cameron e la maggior parte della gente di Black Falls conosceva.

    Senza salutare nessuno, Bowie si mise a guardare la partita di baseball alla TV mentre aspettava la sua birra.

    I fratelli Cameron si irrigidirono visibilmente, ma non si mossero per andarsene.

    Hannah prese in considerazione l’idea di scendere dello sgabello, pagare il vino e uscire. I suoi fratelli minori avevano bisogno di aiuto per i compiti e anche lei doveva studiare. Aveva da poco compiuto trent’anni. Era giunto il momento di portare a termine i suoi studi di legge e cominciare la carriera da avvocato. Era anche proprietaria, in società, di un caffè-ristorante a poca distanza da O’Rourke’s, sempre su Main Street. Il caffè aveva chiuso alle tre del pomeriggio, ore prima, ma Hannah teneva la contabilità, oltre a cucinare e fare le pulizie come le altre, sicché il lavoro poteva prolungarsi per buona parte della serata. E molto probabilmente sarebbe accaduto anche quella sera.

    Ancora un paio di sorsi, pensò, alzando il bicchiere e tentando di reprimere un attacco di timidezza. Era un demone ostinato che Hannah sperava di aver finalmente sconfitto. Ma con Bowie a pochi metri da lei, A.J., Elijah e Sean Cameron seduti al tavolo con i loro giubbotti di tela e gli stivali da trekking, e con i loro occhi azzurro cupo, le mascelle squadrate e le cicatrici lasciate dal duro lavoro, dalle lotte contro il fuoco, dalle guerre, Hannah si pentì di essersi presa quella pausa. Non si era preoccupata di truccarsi e aveva indossato una lunga gonna di lana, un maglione e stivali pensando più alla comodità che all’eleganza. I capelli biondi, che aveva frettolosamente legato dietro la nuca all’alba, a quell’ora dovevano sembrare fatti di spago.

    Ma come avrebbe potuto saperlo? Non aveva speso nemmeno mezzo secondo per guardarsi allo specchio prima di uscire per quell’ora da trascorrere da sola.

    La sua improvvisa timidezza non aveva nulla a che vedere con A.J., marito felice e padre di due figli, né con Elijah, un militare delle Forze Speciali che aveva lasciato il Vermont a diciannove anni... praticamente cacciato a calci dal paese da suo padre. No, pensò Hannah. Era Sean il Cameron che avrebbe potuto farle dimenticare di essere una brillante studentessa di legge e una donna d’affari di successo.

    Niente di nuovo, insomma.

    Erano tutti e tre uomini in gamba e di bell’aspetto. Il tipo di persone che tutti sarebbero stati felici di avere come amici e avrebbero temuto di avere come nemici. Rose, la loro sorella minore, una delle più intime amiche di Hannah, era altrettanto bella e in gamba, ma si trovava fuori città con Ranger, il suo cane addestrato per missioni di ricerca e soccorso.

    Dei tre, Sean era considerato quello più cortese e socievole, ma solo in confronto ad A.J. e a Elijah. Hannah non si era mai sentita in soggezione di fronte a loro, tuttavia ciò non significava che non avrebbe preferito che quella sera non fossero venuti in paese.

    Stava bevendo l’ultimo sorso di vino, quando Sean parve accorgersi di lei. Le indirizzò uno di quei devastanti sorrisi che Hannah aveva osservato per la prima volta durante un corso di latino alle superiori, quando lei, tredicenne, era una matricola avida di imparare, e lui un annoiato studente dell’ultimo anno, un campione sportivo senza il minimo interesse per il latino. Aveva solo bisogno di un corso che si adattasse ai suoi orari e che gli fornisse i crediti necessari a diplomarsi. Hannah ricordava un pomeriggio piovoso in cui era stata l’unica a sapere che Dido and Aeneas era un’opera di Henry Purcell basata sul tragico amore tra la regina di Cartagine e un profugo da Troia. Orgogliosa della propria risposta, Hannah aveva udito una sonora risata alle sue spalle. Non riuscendo a capire che cosa stesse accadendo, si era voltata e aveva visto il sorriso di Sean Cameron, i suoi occhi azzurri, e si era resa conto che stava ridendo di lei.

    Hannah non gli aveva lasciato capire quanto l’avesse mortificata e aveva raddoppiato gli sforzi per ottenere il massimo dei voti in quel corso. Non che fosse stata una grande vittoria, visto che Sean era stato felice di farcela per il rotto della cuffia. Che cosa gli poteva importare di un buon voto in latino? Lui aveva cose più importanti da fare.

    Hannah sollevò leggermente il bicchiere in direzione di Sean, in segno di saluto, e gli indirizzò un sorriso cortese ma riservato. Non aveva più tredici anni e, per quanto tutti i Cameron fossero sexy e attraenti, non aveva mai provato un serio interesse romantico nei confronti di Sean o dei suoi fratelli. Aveva dei progetti tutti suoi, progetti che non si adattavano alla vita di un Cameron.

    Con la coda dell’occhio, osservò Bowie O’Rourke alzare la sua birra con una mano callosa e segnata da cicatrici. Aveva cominciato a imparare il mestiere lavorando dopo la scuola e d’estate con il padre di Hannah, Tobias Shay, il quale aveva condotto una vita travagliata fino al giorno in cui aveva sfasciato la macchina contro un albero, sedici anni prima. Hannah aveva imparato a non parlare di suo padre a Black Falls. Chi se lo ricordava, ormai? Chi voleva ricordarlo?

    «Io voglio» mormorò Hannah.

    Fissò il bicchiere, domandandosi da dove fossero venute quelle parole. Perché Bowie era tornato a Black Falls? Di carattere infiammabile e qualche volta sul punto di finire in prigione, alla fine aveva compreso che lui e il paese in cui era nato non sarebbero mai andati d’accordo ed era andato a vivere a Burlington dieci anni prima. A ottobre dell’anno precedente aveva comprato la vecchia casa sul fiume dove aveva vissuto la sua famiglia. Aveva trascorso il resto dell’autunno e tutto l’inverno a sistemarla e ora abitava là da qualche settimana.

    Hannah rivide suo padre condurre lei e Bowie nei boschi sopra il fiume alla ricerca di vecchie fondamenta appartenute a case abbandonate da lungo tempo. Lui cercava di immaginare dove fossero andati a finire quei primi coloni del Vermont. Ohio? Wisconsin? San Francisco? Poi si rivolgeva a loro due con un sorriso e si chiedeva perché i suoi antenati non se ne fossero andati dal New England settentrionale.

    Sia lui, sia Bowie erano sempre tranquilli e sereni, nei boschi.

    Hannah non aveva ancora quattordici anni quando suo padre era morto. I suoi fratelli minori non lo ricordavano affatto. Devin aveva due anni, Toby solo uno. Nove anni dopo avevano perso anche la madre per un’ infezione causata dal morso di una zecca. Hannah aveva condotto una battaglia legale per ottenere la custodia dei fratelli. Ora avevano diciotto e diciassette anni. Presto sarebbero diventati indipendenti.

    L’attenzione di Hannah fu attratta dalla voce di un uomo in fondo al bar. Non ritenne che gli improperi che gridava fossero diretti a qualcuno in particolare, ma non aveva intenzione di rimanere lì per accertarsene. Scese dallo sgabello e si chinò per raccogliere il giubbotto dal pavimento. Estrasse una banconota da dieci dollari da una tasca, la infilò sotto il bicchiere e fece per incamminarsi verso l’uscita.

    La voce divenne più forte.

    Derek Cutshaw.

    Anche se non riusciva a distinguere che cosa sta