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Relazioni private

Relazioni private

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Relazioni private

Lunghezza:
190 pagine
2 ore
Pubblicato:
Mar 10, 2016
ISBN:
9788858946930
Formato:
Libro

Descrizione

Ssh... silenzio. La porta della stanza è chiusa. Un cartello è appeso alla maniglia. Il messaggio è chiaro: Do Not Disturb.

200 parole per descrivere la fantasia più peccaminosa che ti passa per la mente. Ecco la sfida ideata da Kit Prescott, PR dell'Hush Hotel, per promuovere l'albergo. L'idea è allettante: in cambio di roventi confessioni, Kit metterà in palio un weekend nella più spettacolosa delle suite. Ed è disposta ad accompagnare personalmente il vincitore pur di contribuire alla buona riuscita dell'iniziativa.

Peter Garson ha un unico sogno e molte fantasie: riavere Kit con sé, dopo averla stupidamente lasciata tre anni prima, e rotolarsi con lei tra le lenzuola in tutti i modi possibili in un letto a tre piazze. Vincitore a sorpresa del concorso dell'Hush, si appresta a ritirare il suo premio...
Pubblicato:
Mar 10, 2016
ISBN:
9788858946930
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.

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Anteprima del libro

Relazioni private - Nancy Warren

successivo.

1

Kit Prescott attraversò la hall dell'Hush Hotel con i due strumenti essenziali del suo lavoro: il cellulare, che in quel preciso istante teneva incollato all'orecchio, e un sorriso perennemente smagliante stampato sulle labbra.

In quanto responsabile delle relazioni pubbliche dell'albergo più amato e discusso di Manhattan, Kit trascorreva molto tempo al telefono e sorrideva a tutti, sempre, qualsiasi cosa succedesse, perché il sorriso le serviva come scudo, come arma e come paravento.

Descrivendola, la giornalista di un settimanale scandalistico aveva scritto: Kit Prescott, un emoticon vivente ovvero l'equivalente di quelle faccine sorridenti che invadono le e-mail come pulci.

Invece di sentirsi insultata, Kit aveva riso e da quel momento aveva incominciato a collezionare oggetti con la faccina sorridente.

«I fiori nella hall non sono freschi come dovrebbero» sentenziò, parlando con uno dei migliori fioristi di Manhattan che sarebbe finito a vendere margherite al mercato se si fosse sparsa la voce la voce che lei non era soddisfatta dei suoi prodotti.

Kit riteneva che non ci fossero scuse per non rendere al massimo in ogni occasione. Ambizione, creatività, doti organizzative: era inutile entrare nel mondo degli affari se non si possedevano tutte e tre queste caratteristiche.

La hall arredata in stile art déco era così elegante che anche un solo fiore appassito nelle composizioni presenti un po' ovunque, aveva il potere di irritala oltre ogni misura.

Mentre rimproverava il fiorista, passava mentalmente in rassegna le idee che aveva escogitato per la grande promozione che stava organizzando per la gioielleria RAJ, che avrebbe presentato lì la sua collezione autunnale. Si trattava di un evento prestigioso e Kit si era data un gran daffare per convincere i proprietari a organizzarlo all'Hush, quindi era necessario realizzare una serata così straordinaria e spettacolare da indurre i responsabili della società a usare l'albergo per tutte le future cerimonie di lancio dei loro prodotti esclusivi.

Come se il suo cervello avesse la capacità di visualizzare le idee sottoforma di schermate di PowerPoint, l'immagine di un elefante apparve nella sua mente. Quale modo migliore di pubblicizzare i più bei rubini e zaffiri indiani se non facendo entrare nella sala un elefante indiano con in groppa un maragià e uno scrigno colmo di gioielli? Era una bella idea. Tende di seta, forse un tema che richiamasse il bazar...

Ma dove avrebbe trovato un elefante a Manhattan? E c'era il pericolo che, nonostante si trovasse in luogo chiuso, non sapesse trattenersi dal fare i suoi bisogni?

Sognare in grande era il suo motto, ma era anche vero che in alcuni casi i suoi sogni si erano rivelati leggermente eccessivi. La scenografia stile amazzonico che aveva creato per promuovere una nuova ditta di importazione di caffè era perfetta. Kit aveva noleggiato diversi pappagalli addestrati che si erano appollaiati tranquillamente sulle piante che erano state predisposte nell'enorme sala. Era stata allestita anche una laguna completa di coccodrilli vivi. Una musica latina riscaldava l'atmosfera e la squisita cucina sudamericana aveva allietato il palato dei presenti mentre l'aroma del caffè profumava l'aria.

Come poteva immaginare che i coccodrilli avrebbero cercato di mangiarsi i pappagalli che sembravano non saper nemmeno volare, e che nel parapiglia la barriera che conteneva i rettili si sarebbe rotta permettendo loro di invadere la sala gremita di ospiti?

Il tremendo ricordo l'assalì e l'elefante scomparve come se il suo PowerPoint mentale si fosse improvvisamente imballato.

Meglio pensare a qualcos'altro.

«Sto dicendo che i fiori non erano freschi come mi aspettavo» ripeté continuando la discussione telefonica con il fiorista arrogante.

«Se lei mi chiede dei fiori fuori stagione, che cosa si aspetta?»

«Mi aspetto che siano freschi e perfetti, è per questo che la pago.» Kit non alzò la voce né assunse un tono irritato: il sorriso rimase incollato alle sue labbra, anche se il fiorista non poteva vederlo. Simpatica e piacevole. Kit doveva apparire sempre simpatica e piacevole, ma non si accontentava mai di niente che non fosse il meglio. Era così che si otteneva quello che si voleva.

Passando davanti al banco della reception salutò la ragazza dai capelli rosa che stava aiutando due ospiti appena arrivati a prenotare due biglietti per uno spettacolo a Broadway. Un uomo d'affari di successo stava leggendo il Wall Street Journal in una delle poltroncine verdi mentre la donna molto più giovane che lo accompagnava stava sfogliando un libro di letteratura erotica preso in prestito dalla biblioteca dell'albergo.

Un barista solitario puliva gli specchi nell'Erotique, in attesa dei clienti che avrebbero affollato il locale prima di pranzo.

La porta di vetro girevole dell'ingresso si aprì per lasciar passare una donna con una pelliccia ecologica e scarpe dal tacco a spillo. Uno dei portabagagli in uniforme nera la seguiva con un set di valigie Louis Vuitton, chiarendo che la pelliccia ecologica era una scelta morale e non economica. Pigramente si chiese chi avrebbe incontrato lì quella donna e se sotto la pelliccia indossasse qualcosa.

Nel frattempo era riuscita a strappare al fiorista invelenito un: «Vedrò che cosa posso fare».

«Se riuscisse a risolvere il problema entro oggi sarebbe fantastico» puntualizzò lei con la solita allegria mentre entrava sull'ascensore che portava ai piani sotterranei dove Piper Devon, la proprietaria dell'albergo, aveva il suo ufficio. Dalla ventiquattrore Kit estrasse la pila di domande di partecipazione al concorso Vinci un fine settimana da sogno all'Hush, promosso dell'albergo. Quando le porte dell'ascensore si aprirono, corrugò leggermente la fronte. Il fine settimana da sogno era stata una sua idea ed era strano che Piper avesse insistito per intromettersi. Era possibile che quei maledetti coccodrilli pesassero ancora sul suo curriculum?

Decisa a impedire a qualsiasi cosa e a chiunque di rovinare il successo del suo lavoro o dell'Hush, alla fine aveva scelto di essere grata alla proprietaria dell'albergo per l'aiuto che si era offerta di darle per scegliere il primo vincitore del concorso.

Kit salutò Angela Portero, la segretaria di Piper che le fece cenno di entrare nell'ufficio.

La sua vecchia amica, nonché da quale tempo sua principale, stava studiando i disegni che l'architetto aveva preparato per un restyling della hall. Piper era una donna molto bella. Le persone che non la conoscevano la consideravano una ragazza sventata e superficiale, ma non Kit che la frequentava da parecchi anni e che non aveva mai commesso l'errore di sottovalutarla. Piper guardava i disegni come una neo mamma avrebbe guardato il suo bambino.

«Non riesci ancora a credere che sia vero, è così?» le chiese Kit in tono pacato.

Piper si voltò e rise. «Ti assicuro che a volte mi sveglio nel mezzo della notte e penso di aver sognato tutto e che l'Hush sia solo il frutto della mia immaginazione.»

«Il tuo non è un sogno, ma una fantastica realtà. Adesso però dovrai vagliare le risposte della gente che sogna davvero di stare qui.»

«Oh!» esclamò Piper elettrizzata. «Hai le risposte?»

«Sì, ho già fatto una scrematura preliminare, escludendo le fantasie peggiori, e ti ho portato quelle che sono rimaste.»

«Perfetto» annuì Piper sedendosi su un divano di pelle chiara, accanto a Eartha Kitty. La gatta nera dell'albergo dormiva acciambellata in un angolo, mostrando con eleganza il collare rosa con gli strass. Quando i cuscini si abbassarono sotto il peso delle due donne, Eartha aprì un occhio verde, poi lo richiuse subito.

Kit appoggiò la pila di fogli sul tavolino.

Naturalmente aveva già letto tutte la domande e aveva già scelto quelle che a suo parere erano più meritevoli di vincere il concorso.

Piper aveva insistito affinché le domande restassero anonime e anche se Kit trovava la cosa ridicola, si era guardata bene dal farlo presente all'amica che in fondo era pur sempre il capo. Quindi, prima di arrivare a lei, le domande erano state tutte numerate dalla segretaria di Piper che si era anche premurata di indicare se il concorrente fosse maschio o femmina, dal momento che il premio prevedeva anche un accompagnatore o un'accompagnatrice che, a spese dell'albergo, avrebbe reso indimenticabile il fine settimana del fortunato ospite.

La selezione degli accompagnatori non era stata facile. Kit aveva scelto tutte persone giovani, attraenti e interessanti che amavano Manhattan e la conoscevano come le loro tasche e che, oltre a ricevere un cospicuo compenso per il loro compito, avevano diritto ad alloggiare in albergo per tutto il fine settimana.

Erano tutti single senza legami fissi. Benché il sesso non facesse assolutamente parte del pacchetto, l'Hush era pur sempre il paradiso della sensualità e in quell'atmosfera erotica non era da escludere che le persone coinvolte potessero sentirsi attratte e cedere al desiderio di trascorrere un fine settimana all'insegna della passione, anche se Kit non voleva cuori infranti a causa della sua promozione.

Nessuno meglio di lei sapeva che cosa significasse avere il cuore infranto e non poteva rischiare che i clienti dell'albergo soffrissero la stessa tortura. Nel suo caso l'evento che aveva organizzato con tanta meticolosità e che le aveva spezzato il cuore era stato addirittura il suo matrimonio. Rabbrividendo, tornò a concentrare l'attenzione sulle pagine che Piper stava sfogliando, guardandole come se fossero stati tanti cioccolatini tra i quali non sapeva quale scegliere per primo.

«Non so da dove incominciare» ammise Piper, restituendole la pila di fogli. «Perché non mi leggi ad alta voce quello che i nostri concorrenti ci hanno scritto?»

«Alcuni racconti sono di carattere un po'... intimo» la preparò Kit, pensando al racconto dell'uomo che aveva scelto come primo vincitore e a come le sue parole avessero scatenato in lei dei brividi di piacere quando le aveva lette. Il concorrente numero ventiquattro doveva essere un uomo che valeva la pena di conoscere. Infatti Kit aveva già deciso che quando fosse arrivato all'albergo per il fine settimana omaggio, lei avrebbe trovato il modo di incontrarlo.

«Allora che cosa ne dici se ci alterniamo nella lettura e poi commentiamo insieme ogni racconto?»

«Va bene» accettò Kit sorridendo all'amica. «Dal momento che sei tu la ragazza più esperta in fatto di divertimenti, il primo tocca a te.»

Piper ora era una rispettabile donna d'affari, innamorata di un uomo con la testa sulle spalle e felice di aver trovato una certa stabilità, ma la ragazza sconsiderata di un tempo faceva comunque sempre parte di lei e dell'Hush.

«Bene.» Piper agitò in aria la mano perfettamente curata, prima di scegliere un foglio tra quelli che intanto Kit aveva sparso sul tavolo. «Questo racconto è di una donna. Che cos'è che dovevano descrivere? E in quante parole?»

«Dovevano descrivere in duecento parole una fantasia che avrebbero voluto realizzare nell'albergo più sensuale di Manhattan, l'Hush, per l'appunto» spiegò Kit. Gli annunci erano stati fatti apparire su giornali e riviste a tiratura nazionale e trasmessi da stazioni radio selezionate.

«La mia fantasia» lesse Piper, «è di trascorrere l'intero fine settimana nuda.» Sollevando lo sguardo Piper osservò: «Credevo che avessi escluso le richieste più stravaganti. Va bene che all'Hush abbiamo una mentalità aperta, ma non possiamo trasformarci in una colonia di nudisti».

«Vai avanti.»

Inarcando un sopracciglio, Piper seguì il suo suggerimento. «Dormirei nuda tra lenzuola morbidissime, mi sveglierei nuda e chiamerei il servizio in camera. Naturalmente mi infilerei un accappatoio per fare entrare il cameriere con l'ordinazione, ma sotto sarei completamente nuda e lui lo saprebbe.» Piper posò il foglio sul tavolo, alla sua destra.

«Fantastico. Questa ragazza vuole girare come mamma l'ha fatta e farsi i camerieri ai piani. Qui mettiamo le domande scartate e la sua è la prima. Adesso tocca a te.»

Kit aveva già individuato la numero ventiquattro, ma decise che non era ancora arrivato il momento di sceglierla e poi voleva che a prenderla fosse Piper.

«Questa è di un uomo» annunciò prima di leggere. «La mia fantasia è di trovare una donna speciale con cui fare l'amore lentamente e con passione su una pelle d'orso davanti al fuoco crepitante del camino.» Sollevando lo sguardo chiese: «Devo continuare?».

«Il nostro boscaiolo starà meglio sui monti Appalachi. Non ha immaginazione. Pelle d'orso?» Piper scosse la testa. «Rispediscilo negli anni Ottanta. E speriamo che le altre domande siano migliori.»

In effetti lo erano. Alcuni immaginavano di venire legati, altri erano esibizionisti. Un tizio pieno di energia voleva fare sesso in ogni stanza dell'albergo, ma aveva un senso dell'umorismo così spiccato che alla fine fu messo nella pila delle domande accettate.

La fantasia da Cenerentola di una cabarettista strappò loro una risata e fu subito aggiunta alle domande accettate, sopra a tutte le altre. La donna sarebbe stata una dei quattro vincitori degli altrettanti weekend diluiti in un mese, ma Kit sperava che il premio più speciale, il primo fine settimana, andasse al numero ventiquattro.

Quando sul tavolo rimasero solo due fogli, Piper scelse il numero ventisei. La fantasia della donna che scriveva era molto semplice e consisteva nel farsi coccolare e viziare lontano dal lavoro e da qualsiasi distrazione, mangiando ottimo cibo preparato da qualcun altro e rilassandosi da sola.

«Questa è una fantasia che condivido» ammise Piper quando ebbe finito di leggere.

«Anch'io» convenne Kit.

«Quand'è che ci siamo trasformate in due drogate di lavoro?» chiese Piper, poi sorrise. «Be', per quanto

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