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Scomoda attrazione: Harmony Destiny

Scomoda attrazione: Harmony Destiny

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Scomoda attrazione: Harmony Destiny

Lunghezza:
124 pagine
1 ora
Pubblicato:
Jan 11, 2016
ISBN:
9788858943847
Formato:
Libro

Descrizione

La dolce e innocente Shelby è nei pasticci: il bimbo che porta in grembo da tre mesi è destinato a non avere un padre e lei non sa come affrontare la situazione. Casualmente, però, incontra Troy, un cowboy che sta attraversando un periodo sfortunato e accetta la proposta ardita della ragazza: sposarla in cambio di denaro e rimanere con lei solo per qualche tempo... L'attrazione tra i due però non è prevista, così come il senso di colpa di Troy per...

Pubblicato:
Jan 11, 2016
ISBN:
9788858943847
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Scrive storie intense ambientate in Texas, che le hanno permesso di vincere numerosi premi letterari.

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Anteprima del libro

Scomoda attrazione - Peggy Moreland

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

In Name Only

Silhouette Desire

© 2000 Peggy Bozeman Morse

Traduzione di Lucilla Negro

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

© 2003 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5894-384-7

www.harlequinmondadori.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

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1

Un gatto nero saettò davanti all’ingresso della tavola calda, tagliandogli la strada.

Troy Jacobs sobbalzò e si fermò di scatto, inciampando nei propri piedi, poi corrugò la fronte e osservò nervoso il gatto che correva veloce attorno all’edificio.

Consapevole della superstizione associata ai gatti neri, Troy sapeva che avrebbe fatto meglio a girare i tacchi e a cambiare direzione.

Ma non lo fece.

Certo, un gatto nero che gli attraversava la strada non poteva alterare più di tanto la situazione attuale.

Infatti, peggio di così...

Scuotendo il capo sconsolato, aprì la porta ed entrò nel locale, imbattendosi nei fratelli Corley, che stavano uscendo in quel momento.

Salutò i due cowboy con un cenno veloce e si tolse il cappello.

Rudy, il maggiore dei due, gli batté una pacca sulla spalla.

«È andata male con quel manzo con cui ti sei cimentato stasera. Si agitava così tanto che non sei nemmeno riuscito ad avvicinarti!»

Troy espresse il suo disappunto con la testa. «Già, pare proprio che non ne azzecchi una, ultimamente.»

Rudy ondeggiò il capo in un gesto di comprensione, poi sorrise e gli sferrò un pugno amichevole contro il braccio.

«Vedrai, la ruota della fortuna girerà presto in tuo favore. La cattiva sorte non potrà durare per sempre.»

Troy si sforzò di sorridere, benché non si sentisse nello stato d’animo di farlo. Dopo aver lavorato per tre mesi senza nessuna vincita con cui rifarsi delle spese, era difficile trovare una ragione per cui sorridere. «Lo spero proprio» disse con un sospiro rassegnato, «perché se non sarà così, mi troverò senza un soldo bucato e sarò costretto a vendere il cavallo.»

Rudy emise una risata fragorosa e batté Troy sulla schiena.

«Se arrivi a tanto, fa’ un fischio. Ho sempre ammirato Danny Boy. Non ci sono in giro cavalli generosi come quello.» Il cowboy si calò sulla testa il cappello e guadagnò l’uscita, sfiorando la tesa con un dito in un cenno di saluto. «Ci si vede, Troy.»

«Già» replicò questi, sollevando il mento con uno scatto. «A presto.»

I rumori della strada entrarono nel locale allorché i fratelli Corley aprirono la porta, poi divennero ovattati quando la porta si richiuse dietro ai due uomini.

Troy si guardò intorno alla ricerca di una cameriera. Non ne vide neppure una, ma a quell’ora della notte non si meravigliò.

Gli unici clienti rimasti erano un paio di camionisti appollaiati davanti al bancone, che sorseggiavano caffè bollente in tazze di porcellana spessa, e una giovane donna che sedeva sola su uno sgabello sul lato opposto della stanza.

Quando Troy guardò in quella direzione, notò che la donna lo stava fissando, ma lei distolse subito lo sguardo quando i loro occhi si incontrarono, arrossendo.

Era molto graziosa, notò Troy distrattamente. Bionda, grandi occhi azzurri, carnagione color crema e pesca e, da quel poco che riusciva a vedere, gran bel fisico. Se Pete fosse stato con lui, sarebbe partito in quarta verso di lei e avrebbe fatto amicizia. Pete aveva un debole per le donne.

E le donne per lui.

Sorrise fra sé e sé al pensiero dell’amico, domandandosi se fosse il caso di sbilanciarsi e sperimentare una delle sue tattiche da macho con quella donna. Gli sarebbe piaciuto vedere se la ragazza avrebbe diviso un tavolo con lui, ma scacciò subito l’idea. Decisamente, lui non aveva la faccia tosta di Pete e scelse di mangiare da solo piuttosto che subire l’umiliazione di un secco rifiuto.

Prese un menù dalla rastrelliera alla parete e si accasciò su una sedia vicina all’ingresso, appoggiando il cappello da cowboy sullo sgabello vicino.

Aprì il menù e lo studiò, desiderando che Pete e Clayton, i suoi compagni d’avventura, fossero lì con lui in quel momento.

Detestava mangiare da solo, ma Pete era ancora al ranch di Clayton a controllare la situazione, mentre questi stava inseguendo sua moglie per cercare di convincerla a non lasciarlo. Troy sperava che Clayton ci riuscisse. Gli piaceva Rena, sebbene si chiedesse come la donna avesse fatto a sopportare così a lungo l’indifferenza del marito.

«Che cosa le porto, cowboy?»

Troy sollevò lo sguardo e vide una cameriera che gli sorrideva, con una penna in mano e un taccuino.

«Che cosa mi consiglia?»

La donna si infilò la penna dietro l’orecchio e spostò il peso del corpo sull’altra gamba, sollevando un piede per strofinarsi il polpaccio che doveva farle male dopo una giornata passata in piedi a servire ai tavoli.

«Costoletta di manzo con contorno di piselli verdi, purè di patate e una fetta di pane d’avena. Il tutto per sei dollari e cinquanta, sette dollari se ordina da bere.»

Troy chiuse il menù e glielo porse. «Aggiudicato. E gradirei anche una tazza di caffè, quando ha tempo.»

«Certamente.» La cameriera infilò il taccuino nella tasca del grembiule e si avviò verso il bancone.

Troy volse la testa verso la finestra e guardò la statale percorsa da pochi camion rumorosi. Sul vetro unto, vedeva riflesso l’interno del locale. Vide la cameriera che riempiva una tazza di caffè e si dirigeva verso di lui, quindi si scansò per farle posto.

«Ha assistito alla gara di rodeo, stasera?» gli domandò la donna.

«Sì, signora.»

La cameriera raddrizzò la schiena e lo guardò con sospetto. «Come partecipante?»

Troy ridacchiò e scosse la testa. «No, signora. Non basterebbe tutto l’oro del mondo a convincermi a salire in groppa a uno di quei tori imbestialiti.»

La donna gli restituì il sorriso, svelando un dente davanti incapsulato in oro. «Infatti, non mi sembrava il tipo. Troppo educato.»

«Deve ringraziare mia nonna per le mie buone maniere. Me le ha inculcate nella testa fin dalla più tenera età.»

«Se non è uno che gareggia nei rodeo, chi è allora?»

«Un domatore di manzi.»

Lei inarcò un sopracciglio. «Davvero? Non è pericoloso quanto montare in groppa a un toro da rodeo?»

Con lo spettro della solitudine che lo attendeva durante tutto il viaggio, Troy fu contento di quella compagnia. Strinse la tazza di caffè tra le mani, assorbendone il calore, e sollevò una spalla. «Non secondo il mio modo di pensare. Se si hanno un buon cavallo e una buona padronanza, si hanno anche buone probabilità di riuscita.»

Un brivido scosse le spalle della cameriera sotto l’uniforme di almeno una taglia troppo grande per la sua figura ossuta. «Non riesco a immaginare come possa essere saltare da un cavallo in corsa su un manzo, afferrarlo per le corna e atterrarlo. Avrei paura che una di quelle corna mi si conficcasse da qualche parte.»

Troy sorrise. «Accade, talvolta, ma non così di sovente quanto un toro che disarciona il suo cavaliere, lo infilza con le sue corna e lo sbatacchia di qua e di là.»

Quando un campanello trillò con insistenza, la cameriera si guardò dietro le spalle e vide i camionisti che attendevano alla cassa. Offrì a Troy un sorrisetto di scuse e si diresse verso il bancone. «Il dovere mi chiama. Le porto qualcosa da mangiare il prima possibile.»

«Faccia con comodo, signora.»

Lei gli strizzò l’occhio e gli batté maternamente sulla mano. «La prossima volta che vede sua nonna, le faccia i miei complimenti per come ha allevato il nipote!»

Troy osservò la cameriera affrettarsi alla cassa, e s’intristì al ricordo di

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