Trova il tuo prossimo libro preferito

Abbonati oggi e leggi gratis per 30 giorni
Seduzione in limousine: Harmony Destiny

Seduzione in limousine: Harmony Destiny

Leggi anteprima

Seduzione in limousine: Harmony Destiny

Lunghezza:
145 pagine
1 ora
Pubblicato:
Jun 10, 2015
ISBN:
9788858938898
Formato:
Libro

Descrizione

I BARONE - VOL. 2. Rita ha lasciato da parte i privilegi che la sua ricca famiglia le garantisce per dedicarsi totalmente al suo lavoro di infermiera al Boston General. Qui rimane affascinata dal dottor Matthew Grayson, che ha poi occasione di incontrare fuori dal lavoro a una festa, e mentre la limousine li riaccompagna a casa, si baciano appassionatamente e finiscono la serata a casa di Matthew. Ma poi lui la manda via, perché...

I romanzi della serie:

1) Le ali del destino

2) Seduzione in limousine

3) Riconoscersi da uno sguardo (dal 10/07)

Pubblicato:
Jun 10, 2015
ISBN:
9788858938898
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Elizabeth Bevarly é nata e cresciuta a Louisville, nel Kentucky e si é laureata con lode in letteratura inglese all'università di Louisville nel 1983. Nonostante abbia sempre desiderato diventare una scrittrice, prima di riuscire a coronare il suo sogno, ha lavorato con contratti a termine in sale cinematografiche, ristoranti, boutiques e grandi magazzini.

Correlato a Seduzione in limousine

Leggi altro di Elizabeth Bevarly
Articoli correlati

Anteprima del libro

Seduzione in limousine - Elizabeth Bevarly

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Taming the Beastly MD

Silhouette Desire

© 2003 Harlequin Books S.A.

Traduzione di Vincenzo Russo

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.

© 2004 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5893-889-8

www.harlequinmondadori.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. In caso di consenso, tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.

Prologo

Non c’era alcun dubbio sul fatto che l’inverno, a Boston, facesse rallentare di molto il lavoro nel pronto soccorso degli ospedali cittadini.

Rita Barone rifletteva su questo, in una fredda mattinata di febbraio. C’era abbastanza affollamento, lì dentro, da impegnare tutto il personale disponibile. E molta altra gente era in attesa.

Di solito lei prestava servizio come infermiera nell’unità coronarica, un’autentica passeggiata, in confronto all’attività febbrile che regnava nella grande sala del pronto soccorso del General Hospital.

Rita veniva da Beacon Hill. Là era nata e cresciuta, con numerosi fratelli e sorelle, e i genitori l’avevano sempre trattata come una principessina. Ma lei aveva preferito fare l’infermiera anziché la principessa, e adesso, dopo tre anni di duro lavoro all’ospedale, sapeva per certo di aver compiuto la scelta giusta. Le principesse raramente salvavano una vita umana, come invece lei aveva fatto più di una volta.

Mentre beveva un caffè osservava la gente che riempiva la sala d’attesa. Facce tese, pallide. Si era abituata a vedere quelle espressioni sempre uguali, da quando lavorava al General Hospital. Se mai era stata lei a cambiare, in quei tre anni. Indossava sempre la divisa blu e teneva i capelli raccolti nella cuffia.

«Mi scusi» la chiamò una ragazza sporgendosi sul bancone verso di lei e dando un’occhiata veloce in basso, come se pensasse di scoprire qualche dottore nascosto lì dietro. «Sto aspettando da più di mezz’ora. Quanto tempo passerà ancora prima che si presenti un medico?»

Rita le rivolse un mezzo sorriso per rabbonirla. «Non dovrebbe essere un’attesa troppo lunga, a questo punto» disse, consapevole di essersi dimostrata pericolosamente ottimista. «Quest’epidemia d’influenza che si è diffusa in città impegna molto il personale.»

Inutile aggiungere che i dottori dovevano dare la precedenza ai casi più gravi e quella ragazza, con la febbre e un po’ di tosse, avrebbe dovuto fare una lunga anticamera. Ma non poteva certo dirle in faccia come stavano le cose.

Intanto tendeva l’orecchio, aspettando di sentire la sirena dell’ambulanza. Rita la stava aspettando. Sapeva già che sarebbe arrivata da un momento all’altro, portando un senzatetto che per il freddo aveva avuto un arresto cardiaco. Pochi minuti prima aveva avvertito l’unità coronarica, parlando direttamente col dottor Matthew Grayson, che era un’autentica leggenda al General Hospital.

In realtà la sua fama non era dovuta esclusivamente alle qualità professionali. Se avesse dovuto interpretare un personaggio nella favola della Bella e la Bestia, il dottor Grayson sarebbe stato perfetto nel ruolo della Bestia, e come tale era noto fra il personale medico e paramedico.

Poiché anche Rita lavorava nello stesso reparto, in teoria avrebbe dovuto avere un buon rapporto con quell’uomo, ma in realtà nessuno né all’unità coronarica né in tutto l’ospedale aveva con Matthew Grayson un rapporto degno di questo nome.

Non era difficile capire perché quell’uomo fosse così impopolare. A volte era burbero in modo insopportabile, a volte solo scostante. Aveva delle vistose cicatrici sulla nuca e sul lato sinistro del viso, e questo non migliorava certo l’impressione che dava di sé a chi se lo trovava davanti.

Rita non aveva idea di come si fosse procurato quelle ferite così impressionanti. Lui, inutile dirlo, non ne aveva mai fatto parola e nessun altro ne sapeva nulla. A un occhio esperto era chiaro che doveva aver fatto ricorso alla chirurgia plastica, ma chi lo aveva operato non era stato capace di fare miracoli, e quei brutti segni erano ben visibili.

In effetti era un uomo che intimidiva, ma era anche un professionista di prim’ordine, e soprattutto amava il suo lavoro. Rita lo ammirava per le sue capacità ed era certa che dovesse avere le sue buone ragioni per dimostrarsi così rude. In ogni caso non era mai stato sgarbato con lei.

Sorrise tra sé. Ci voleva qualcosa di più di qualche cicatrice e un comportamento aggressivo per mettere in difficoltà Rita Barone. Era la settima di otto figli e aveva dovuto lottare fin da bambina per far emergere la propria personalità. Fratelli e sorelle più grandi l’avevano spesso presa di mira, costringendola così a crescere in fretta.

Come se fosse stata lei a evocarlo, il dottor Grayson si materializzò davanti a lei. E ovviamente non perse tempo in convenevoli.

«È arrivato?» la interrogò fissandola in modo diretto.

«Non ancora» rispose Rita.

In effetti, considerò osservandolo mentre lui si guardava in giro contrariato, a prescindere dal suo caratteraccio era un tipo affascinante. Era alto, di taglia atletica, occhi verdi e capelli castani. Vestiva sempre in modo elegante con abiti di ottimo taglio e accessori perfettamente adeguati. Bellissimo, se non fosse stato per quei brutti segni in faccia e sul collo.

Brutti, certo, ma in fondo gli conferivano qualcosa di umano, aggiungendo un tocco misterioso al suo aspetto attraente. In quel momento torreggiava su di lei e Rita provò il bisogno istintivo di alzarsi, anche se questo non avrebbe fatto molta differenza, visto il notevole divario di altezza. Così si sforzò di restare seduta.

Proprio in quel momento il suono stridulo della sirena annunciò l’arrivo dell’ambulanza sotto il porticato del pronto soccorso. Automaticamente Rita scattò in piedi e aggirò il bancone puntando verso l’uscita, seguita dal dottor Grayson.

I curiosi si affollarono nel corridoio mentre tre paramedici portavano dentro una barella sulla quale giaceva un uomo in età avanzata che gridava e gesticolava, chiaramente terrorizzato.

Rita lo raggiunse nella stanzetta dove i nuovi arrivati venivano esaminati rapidamente, prima di decidere in quale reparto dovevano essere smistati. Gli prese il polso, ma con un gesto veloce e del tutto inatteso l’uomo le catturò la mano e la strinse. Era molto più forte di quello che sembrava.

«Va tutto bene» cercò di tranquillizzarlo Rita a bassa voce. Non ne era affatto certa, in realtà, ma cosa poteva dirgli? «Qui c’è tutto quello che serve. Adesso ci prenderemo cura di lei. Cerchi di rilassarsi.»

«E lei chi è?» riuscì a dire l’uomo con voce roca e ansimante.

«Mi chiamo Rita» rispose lei, e intanto cercava di prendergli le pulsazioni senza allarmarlo. Meno peggio di quel che si aspettava, concluse dopo qualche secondo, considerando che c’era una crisi cardiaca in atto.

«È una... dottoressa?»

«No, sono un’infermiera» disse Rita, mentre intorno a loro il resto del personale si dava da fare. «Ma c’è anche il dottore. Lei si trova in una sala del pronto soccorso del General Hospital. Ha avuto un infarto. Adesso le misurerò la pressione sanguigna» aggiunse, e vedendo che ricominciava ad agitarsi gli sorrise. «Non le farò male, glielo garantisco, però deve lasciarci fare tutti gli accertamenti necessari.»

«L’abbiamo stabilizzato» annunciò un paramedico. «Ma ho paura che...»

Rita lo zittì con uno sguardo ammonitore. L’ultima cosa di cui quel poveraccio aveva bisogno era di apprendere che si trovava ancora in pericolo di vita. Ma l’uomo aveva intuito qualcosa.

«Sono...?» cominciò incerto, fissandola con gli occhi sbarrati, cercando parole che non osava pronunciare. «Sto... sto per morire?»

«No» replicò lei con fermezza, lanciando un’occhiata dura al paramedico, che si strinse nelle spalle. «Presto starà bene. Può dirmi il suo nome, intanto?»

Per qualche istante lo sguardo dell’uomo rimase vacuo, come se non avesse sentito o capito. «Joe» disse poi con un filo di voce.

«Ha una famiglia, Joe?» domandò Rita, mentre i suoi colleghi preparavano l’ossigeno e l’elettrocardiogramma. «C’è qualcuno che possiamo chiamare o che vorrebbe avere vicino, in questo momento?»

Lui scosse la testa. «No, niente famiglia» mormorò, guardandola in modo curioso, come se la vedesse per la prima volta. «Però lei...»

«Coraggio.»

«Mi stia vicino» la supplicò l’uomo tutto d’un fiato, come se si vergognasse di chiedere una cosa del genere a una sconosciuta.

«Lo farò» gli promise Rita sorridendo. «Come si sente adesso?»

«Abbastanza bene... però non vada via. Me lo promette?»

«Non vado da nessuna parte, promesso. Non sono di passaggio. Io lavoro qui... e certe volte mi sembra di esserci nata.»

Questo strappò a Joe un debolissimo sorriso, che durò soltanto un attimo, e Rita provò un improvviso senso di pena. Eppure quell’uomo doveva essere abituato a lottare, se era riuscito a sopravvivere fino alla sua età nelle condizioni in cui viveva. Ce l’avrebbe fatta anche stavolta.

«Questo è il dottor Grayson» disse indicandolo col mento. «Si occuperà di lei tra poco. Glielo assicuro, Joe, è il migliore in assoluto.»

Guardandolo, Rita scoprì che Matthew Grayson la stava studiando con attenzione. Sembrava sul punto di chiederle qualcosa, e poiché non si decideva, fu lei ad aprire la bocca per domandargli che cosa volesse. Ma il vecchio scelse proprio quel momento per mettersi a gridare.

All’inizio lei pensò che avesse avuto un altro attacco, ma guardandolo si rese conto che quel povero disgraziato aveva alzato gli occhi sul medico che si sarebbe occupato di lui ed era rimasto terrorizzato alla vista delle cicatrici. Chissà cosa gli era passato per la testa o cosa gli ricordavano segni profondi come quelli...

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Seduzione in limousine

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori