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Un'estate quasi perfetta: Harmony Collezione

Un'estate quasi perfetta: Harmony Collezione

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Un'estate quasi perfetta: Harmony Collezione

Lunghezza:
159 pagine
2 ore
Pubblicato:
Feb 10, 2014
ISBN:
9788858919200
Formato:
Libro

Descrizione

Un matrimonio combinato non è certo la massima aspirazione per una ragazza moderna come Lydia Kerr. Quando scopre che il suo futuro marito la tradisce, l'unica cosa che desidera è sparire dalla circolazione. Un piano quasi perfetto, fino a quando un incidente d'auto non la costringe a suonare alla porta di uno sconosciuto. Evan Powell, sceriffo di Placid Springs, è felice di andare in suo soccorso, sicuro che quel che prova per Lydia sia solo attrazione fisica. Oppure c'è qualcosa di più?

Pubblicato:
Feb 10, 2014
ISBN:
9788858919200
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.

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Anteprima del libro

Un'estate quasi perfetta - Katherine Garbera

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Baby at His Door

Silhouette Desire

© 2001 Katherine Garbera

Traduzione di Federica Ressi

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.

© 2011 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5891-920-0

a

www.eHarmony.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. In caso di consenso, tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.

1

Evan Powell maledisse il destino che aveva fatto suonare il campanello proprio nel preciso istante in cui era uscito dalla doccia. In tutta la giornata, riusciva ad assaporare solo il momento di relax che seguiva all’allenamento di arti marziali.

Il campanello suonò di nuovo. Meglio sbrigarsi, prima che svegliasse suo padre. Dannazione.

Avvolgendosi un ampio asciugamano intorno alla vita, diede un rapido sguardo al riflesso del proprio viso nello specchio. Sembrava un duro. Il genere d’uomo che aveva avuto una vita difficile. Lo specchio non mentiva.

Se qualcosa avesse ammorbidito il suo aspetto...

Pregò Dio che fosse uno dei suoi vice. Magari Hobbs, il nuovo acquisto con la bocca ancora sporca di latte.

Percorse la casa buia. L’orologio nell’ingresso suonò l’una. Se quella mucca non avesse deciso di partorire, sarebbe già stato a riposare da un pezzo. A quell’ora poteva trattarsi solo di un’emergenza.

Avrebbe dovuto mettersi un paio di pantaloni, pensò. Ma non c’era motivo di fare lo sforzo di vestirsi. Si fermò davanti allo stipetto delle armi per prendere la pistola.

I pantaloni erano un optional, ma la sua Colt 45 no.

Da quando tutto era diventato questione di vita o di morte?, si chiese.

Sapeva che questo atteggiamento aveva a che fare con l’addestramento ricevuto a Quantico.

Accese la luce del portico, poi spalancò la porta nascondendovi dietro la pistola. Una donna esile con i capelli biondi era ferma davanti all’uscio. Aveva una lacerazione sulla fronte che sanguinava, e gli occhi azzurri erano sbarrati per lo shock.

«Ho distrutto la mia auto» disse. La sua voce aveva una nota leggermente stridula e nessun accento. Vacillò, e lui si protese per sostenerla. La seta costosa sotto le dita era qualcosa di sconosciuto per lui. Per un attimo desiderò godere della sensazione di accarezzare il lusso, ma non poteva. La gente ferma davanti alle vetrine a fissare cose che non poteva permettersi finiva sempre col sentirsi peggio.

«Dove?» le chiese, ricordandosi che aveva giurato di servire e proteggere i cittadini.

La donna gesticolò in modo frenetico, indicando il lungo viale d’accesso e la strada. Era arrivata fin lì a piedi? Doveva essere esausta.

La spietata inclemenza della lampada fluorescente sottolineava lo shock e la fatica nel minimo dettaglio. La pelle di lei era tanto sottile da apparire trasparente. Voleva toccarla. Non poteva essere morbida come sembrava. Contrariato, si accorse che si stava eccitando. Doveva essere più stanco di quanto pensasse, se questa donna era riuscita a coglierlo con la guardia abbassata.

I vestiti e il taglio di capelli indicavano che apparteneva a un ambiente elegante e sofisticato, tuttavia c’era qualcosa di fragile e innocente in lei. Non la noia e la superficialità che aveva riscontrato un’infinità di volte nella gente ricca.

Non si sarebbe aspettato quelle emozioni in un tipo come lei. La sua ex moglie Shanna aveva lo stesso aspetto elegante, ma non c’era alcuna innocenza in lei. Shanna era un barracuda e nuotava tra la miriade di uomini che le si affollavano attorno in cerca del più debole da far fuori.

«Dov’è la sua auto?» ripeté.

«Sul confine della sua proprietà, almeno credo sia la sua proprietà. È suo il Rocking PJP Ranch? C’era una mucca e...» La voce si affievolì mentre percorreva con lo sguardo il corpo di lui e capiva che aveva addosso solo l’asciugamano.

Quando spalancò gli occhi, Evan colse una curiosità prettamente femminile che ben presto fu sostituita dalla paura. Cercò di divincolarsi. Lui posò la pistola sul tavolo in ingresso. La tenne per le spalle, temendo che cadesse dagli scalini del portico e si ferisse ulteriormente nel tentativo di fuggire.

«Stia ferma, maledizione. Non voglio farle del male.» Curioso che dovesse rassicurarla. Era un rappresentante della legge, di solito la gente veniva da lui in cerca di protezione. Il fatto che non indossasse l’uniforme doveva essere la causa di quella reazione spaventata. Non era un uomo dall’aspetto rassicurante. Era un macho, pensò, ricordando la descrizione spiritosa di un suo vice.

Tuttavia, ben poche persone fuggivano da lui. E se lo facevano era per un buon motivo. Questa non aveva nulla da temere.

Lei gli rivolse uno sguardo altezzoso, mettendo in evidenza la classe che lui poco prima aveva solo immaginato.

Evan la lasciò andare e sollevò le mani per mostrargliele. «Sono lo sceriffo.»

«Dov’è il distintivo? E no, non voglio vedere il suo manganello.»

Evan tenne a freno la risata che gli stava nascendo in gola. Gli piaceva questa donna combattiva, anche se aveva disturbato la sua pace notturna.

Voleva toccarla ancora. Per vedere se reagiva così rapidamente anche alla passione, non solo alla collera. Doveva essere morbida e levigata. Aveva un’aria così... lussuosa.

«Non si muova. Vado a prendere pantaloni e distintivo, e poi penseremo alla sua macchina.»

«Okay» disse lei, e il suo corpo si rilassò. L’espressione scioccata lasciò il posto a un debole sorriso.

«Vuole aspettare dentro o si sente più al sicuro sotto il portico?» le domandò.

«Aspetterò qui fuori.»

Non poteva biasimarla. Lui non voleva farle del male, ma lei non poteva fidarsi finché non le avesse dimostrato chi era.

«Abbiamo due cani che fanno la guardia, quindi se dovessero farsi vedere mentre sono via non si allarmi. Abbaiano ma non mordono» disse entrando in casa.

«Come il padrone» mormorò lei.

Evan tornò indietro. «Io non abbaio.»

La schiena di lei si irrigidì. Quando parlò, lo scintillio dei suoi occhi fece capire a Evan che la ferita non era seria. «Non ho detto questo.»

Lui allungò una mano per sfiorarle la guancia con un dito. Dannazione, era morbida come aveva immaginato. «Invece sì, dolcezza. Ha solo sperato che non sentissi.»

Indietreggiò, sapendo che se le fosse stato troppo vicino avrebbe avuto la tentazione... di sfiorarla con le labbra. Di stringere quel corpo soffice e sinuoso tra le braccia muscolose. Di lasciar perdere il buonsenso e prendere ciò che quegli occhi magnetici non sapevano di offrire.

«Se non avessi voluto farmi sentire, non lo avrei detto a voce alta.»

Gli piaceva la sua grinta.

«Cerchi di ricordare che sono la sua unica speranza di evitare una notte all’addiaccio.»

«Lo farò. Mi scusi. Sono solo stanca e spaventata.»

Evan si impietosì. Sembrava così fragile e lui voleva confortarla. Quante volte ancora avrebbe dovuto imparare quella lezione? Sapeva bene come sarebbe andata a finire.

Le donne non erano il sesso debole, come gli uomini avevano stupidamente creduto per secoli. Nessuno lo sapeva meglio di Evan Powell.

«È tutto a posto. In realtà assomiglio ai cani sotto certi aspetti.»

«Quali?» chiese lei, gli occhi non più illuminati dallo shock, ma dalla curiosità.

Sono leale e fedele, pensò lui. Ma non lo disse perché questo lo avrebbe reso vulnerabile.

«Lo lascerò scoprire a lei.» Si voltò, ma non riuscì a evitare di aggiungere un commento andandosene. «A proposito, dolcezza. Non faccio vedere il manganello a chiunque.»

Evan la lasciò fuori nella brezza notturna, ma non chiuse la porta. Avrebbe potuto cambiare idea ed entrare in casa una volta che si fosse allontanato. Prese la pistola, la richiuse nello stipetto prima di andare di sopra a vestirsi. Non lasciava mai le armi incustodite.

Pensò alla donna in attesa sotto il portico. Era il genere di donna con cui era meglio non immischiarsi, eppure una parte di lui desiderava fare proprio quello. Voleva curarle quella ferita, e poi confortarla tenendola tra le braccia.

Dannazione, vecchio mio, non hai ancora imparato la lezione? Non si diede una risposta.

Lydia non riusciva a credere di trovarsi sotto il portico dello sceriffo. La Florida era sorprendentemente fredda in quella notte di maggio, e spaventosa. Rumori sconosciuti crescevano di volume nell’oscurità. Quel posto dimenticato da Dio non aveva nulla a che fare con la casa della zia all’estremo sud.

Ma non era un’esperienza del tutto spiacevole. Il profumo dei fiori d’arancio aleggiava nell’aria, e la luna piena disegnava ombre affascinanti sul terreno. Con un respiro profondo, osservò il cielo.

Rabbrividì e fece scorrere le mani sulle braccia nude. Il tailleur pantalone con la mezza manica poteva risultare grazioso al chiuso, ma all’aperto non offriva alcuna protezione. Costoso ma inutile. Come lei?

Quel pensiero era troppo deprimente. La sua auto era un rottame. Non poteva fornire alla polizia né il suo nome né qualsiasi altra informazione. Avrebbero chiamato suo padre, e lei non poteva tornare a casa.

Almeno non per il momento.

Non poteva raggiungere la casa della zia perché la macchina era distrutta. Il futuro era già scolpito nella pietra e le appariva triste e solitario.

Doveva andarsene alla svelta. Ma non era capace di prendere decisioni estemporanee. L’ultima volta che aveva cercato di essere spontanea aveva trovato il fidanzato a letto con un’altra.

Non aveva mai amato Paul Draper, ma aveva pensato che per loro un matrimonio rispettabile fosse possibile. Invece Paul non era in grado di impegnarsi con una sola donna, specie con una moglie.

Trovarlo a letto con la sua amante non le aveva spezzato il cuore, ma l’aveva spinta a riflettere

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