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La migliore delle ex: eLit

La migliore delle ex: eLit

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La migliore delle ex: eLit

Lunghezza:
177 pagine
2 ore
Pubblicato:
Oct 30, 2014
ISBN:
9788858928141
Formato:
Libro

Descrizione

Sbagliare è umano, ma quanto è eccitante perseverare!

Kate Anderson, sei un'ex reginetta e un'ex moglie, ma non sarai mai un'ex del sesso! Questo lei non lo potrebbe proprio sopportare. Non è una tipa che si abbatte facilmente, e alla festa con i suoi vecchi compagni di scuola si presenterà più brillante che mai, e soprattutto non da sola! A tal proposito ha già individuato il suo cavaliere: Menphis James, l'uomo più canaglia ed eccitante che lei abbia mai conosciuto, e non solo per sentito dire. Il suo corpo ha voglia di essere stropicciato a dovere ancora una volta. No, Kate Anderson non diventerà mai una ex del sesso!

Pubblicato:
Oct 30, 2014
ISBN:
9788858928141
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La migliore delle ex - Aimee Carson

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

The Best Mistake Of Her Life

Harlequin Mills & Boon Modern Heat

© 2012 Aimee Carson

Traduzione di Caterina Pietrobon

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

© 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 9788858928141

www.harlequinmondadori.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. In caso di consenso, tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.

1

Dal ventiduesimo piano dell’edificio al centro di Miami Memphis James abbassò lo sguardo sui cameraman e sugli spettatori allineati lungo le transenne, simili a tante formichine incuriosite. C’era un’unica possibilità di riprendere la caduta nel modo giusto, rifarla sarebbe stato impossibile. Con gli ingegneri e gli altri stuntman aveva controllato e ricontrollato meticolosamente ogni dettaglio, imbracatura, cavo di collegamento e condizioni del vento compresi. Per quanto si trattasse di un lancio pazzesco, la morte era improbabile. Niente di più di una remota possibilità, che sussisteva, ma poteva dipendere solo da un errore meccanico o da un calcolo errato e pertanto non si lasciava mai nulla al caso. Memphis non lasciava mai nulla al caso.

In quel suo strano mestiere in cui ci si faceva beffe della gravità, se si era deconcentrati, si potevano verificare degli errori e ci si poteva restare secchi, o quantomeno riportare lesioni devastanti.

Oppure, peggio ancora, poteva essere qualcun altro a pagarne le conseguenze.

Per un istante il ricordo riaffiorò alla mente, puntuale come prima di ogni lancio da una simile altezza. In una sequenza di reazioni ormai familiari il torace gli si contrasse, lo stomaco gli si serrò in una morsa e il cuore gli martellò spietato le costole.

Costringendo i muscoli a rilassarsi, Memphis scacciò il ricordo dalla memoria e abbassò lo sguardo sulla sessantina di metri che lo separavano dal marciapiede deserto. Nulla avrebbe arrestato la sua caduta, tranne la telecamera a terra che l’avrebbe ripreso. Strinse le labbra sarcastico. Gli piaceva l’idea che, se qualcosa fosse andato storto ‒ nel qual caso si sarebbe sfracellato sul marciapiede a circa cento chilometri all’ora ‒ gli ultimi istanti della sua vita sarebbero stati immortalati per i posteri.

«Tutto sistemato, allora. Vento costante a sei chilometri all’ora.» La voce di un ingegnere interruppe i suoi pensieri.

Un ultimo sguardo di sotto. «Non si può chiedere di meglio» disse Memphis.

«Pronto?»

Saldo come una roccia, il polso regolare, Memphis prese posizione di fronte alla vetrata provvisoria in vetro antirapina.

«Sono sempre pronto» asserì con un sorriso. «Ma la gravità è una grandissima stronza.»

«Già, una che non perdona mai» aggiunse l’uomo con una risata soffocata.

Il sorriso di Memphis si fece più ampio. «Non facciamola aspettare, allora.»

Appoggiata con una mano alla transenna, Kate Anderson si schermò gli occhi dal sole con l’altra, sollevandoli su quel minuto brulicare di attività ventidue piani sopra la sua testa. Un venticello leggero diffondeva nell’aria il sottile profumo salmastro dell’oceano Atlantico che si mescolava all’odore dell’asfalto bollente e a quello della folla di curiosi intontiti che le si accalcava addosso, rendendo quella calda giornata di Miami ancora più calda.

O forse erano solo i suoi nervi a essere surriscaldati.

Fino a quel momento l’istinto di sopravvivenza le aveva impedito di pensare al ritorno in città di Memphis. Ma quella mattina l’articolo apparso su un giornale scandalistico a proposito di Dalton e della sua fidanzata, Olivia, le aveva procurato almeno otto sguardi grondanti commiserazione, tre abbracci di condoglianze e un discorsetto d’incoraggiamento da parte di una divorziata amareggiata che nemmeno conosceva. E il tutto mentre faceva solo la fila in un caffè!

In qualità di recente ex moglie dell’uomo politico che a Miami godeva di maggiori consensi, a Kate era impossibile defilarsi, soprattutto con quell’elenco di impegni sociali ad attenderla. E per la prima volta da quando a sedici anni era uscita con Dalton, si trovava a dover partecipare a un evento pubblico da sola.

Gli sguardi commiserevoli da parte di perfette sconosciute erano già stati una tortura, ma erano nulla in confronto all’esame minuzioso a cui l’avrebbero sottoposta. Già se li sentiva i giornali scandalistici se fosse apparsa alla sua riunione degli ex alunni della scuola da sola...

L’ex reginetta del ballo di fine anno mollata dal suo re. Kate Anderson, respinta, partecipa alla riunione da sola.

Traendo un respiro profondo per calmarsi, rilassò i muscoli e rinnovò il proposito di chiedere aiuto a Memphis, anche se lui era la nemesi della sua adolescenza trasformata in uno stuntman famosissimo nonché nel ricordo vivente del più grande sbaglio della sua vita. Avvertendo che l’apprensione minacciava di incrinare il suo contegno, Kate portò lo sguardo verso l’alto, su quella finestra vicino al cielo.

Ma dov’erano gli abbracci di condoglianza quando ne avevi davvero bisogno?

Un gracchiare di walkie-talkie e Kate trattenne il fiato. Un attimo dopo la finestra esplose, i frammenti di vetro sprizzarono nell’aria intorno alla figura dello stuntman ‒ Memphis ‒ che compì un arco aggraziato sullo sfondo del cielo prima di piombare a tutta velocità verso il marciapiede duro come il marmo.

Kate si sentì seccare la gola e il cuore le si fermò mentre per diversi orribili secondi, Memphis precipitava in caduta libera davanti a ventuno file di finestre. All’ultimo momento il cavo di sicurezza rallentò il lancio fino ad arrestarlo, proprio a pochi centimetri dalla telecamera sul marciapiede.

Intorno a lei scoppiò un applauso. Frastornata, Kate inspirò mentre il cuore riprendeva a battere. Lasciò andare la transenna e si tolse dal palmo sudato i granelli di sabbia che c’erano rimasti appiccati. Quindi un po’ seccata e ancora sconvolta, osservò Memphis che, freddo e distaccato, si levava l’imbracatura, mentre la folla gli impazziva intorno.

Era stato lui a lanciarsi nel vuoto a una velocità pazzesca, allora perché in quei pochi secondi era invecchiata lei di cinque anni? Fin dal giorno in cui il suo fratello gemello aveva stretto amicizia con quel casinaro di Memphis, allora tredicenne, il cuore le aveva battuto talmente forte talmente tante volte che, se il sistema nervoso le fosse andato in tilt, la colpa sarebbe stata al novantanove per cento del signor James.

Quando lo vide allontanarsi, però, Kate mise da parte ogni dubbio. Senza riflettere nemmeno un istante, girò intorno alla transenna, dirigendosi verso di lui. Il dorso ben disegnato e quelle sue gambe forti avvolte dai jeans le scatenarono nella mente ricordi che avrebbe fatto meglio a stroncare sul nascere.

Un addetto alla sicurezza la richiamò, ma lei lo ignorò e gridò forte: «Memphis! Aspetta!».

Lui si arrestò e girò sui tacchi. Kate capì subito che l’aveva riconosciuta. L’espressione del volto divenne di ghiaccio e a quella reazione Kate si bloccò quando però era ormai a soli cinque metri dall’uomo che la guardava con due incantevoli occhi color caramello...

Come grazie all’effetto speciale di un film, si ritrovò a rivivere l’attimo in cui si erano visti per l’ultima volta, cinque anni prima. Gli aveva appena urlato di uscire dalla stanza d’ospedale del fratello, un grido dettato dalla paura per Brian, dalla rabbia nei confronti di Memphis e dalla confusione al ricordo di lui che faceva l’amore con lei con una passione che l’aveva privata di qualsiasi capacità di funzionare. Peccato che a quella sensazione di ebbrezza sensuale fosse seguito l’inevitabile schianto del ritorno sulla terra.

L’apice travolgente delle emozioni e gli abissi della disperazione.

Estasi e sciagura.

Memphis però non provocava mai emozioni monotone, doveva ricordarlo. Ma il suo corpo era troppo preso dall’apprezzare quei suoi capelli castano chiaro dal taglio spettinato, quella bocca da sciogliere sulla propria, quegli occhi dalle ciglia folte e quella mascella maschile e sexy coperta com’era dalla barba di un giorno.

Per un istante Kate si chiese se la sua non fosse un’idea pazzesca. Forse partecipare agli eventi sociali da sola ed esporsi al pubblico scherno era la soluzione migliore.

L’addetto alla sicurezza la afferrò per un braccio spiegandole che non poteva stare lì.

Ma Kate piantò i piedi e non si mosse, lo sguardo fisso negli occhi di Memphis.

«Lasciala andare, Hal!» ordinò lui avvicinandosi e facendole aumentare il battito del cuore a ogni passo. «La conosco. E bene.»

A quell’ultima parola, pronunciata con una certa enfasi, Kate si sentì avvampare e i palmi delle mani divennero ancora più sudati al ricordo della passione... Del piacere...

Inspirando di nuovo profondamente per calmarsi, estrasse una salviettina alla lavanda dalla borsetta. Considerato il modo in cui Memphis la stava guardando, le ci sarebbe voluta una doccia fredda, ma rinfrescarsi le mani era quanto di meglio potesse fare in quel momento.

Per un breve istante si sentì riprendere dall’apprensione e scacciò la certezza che lui non avrebbe mai accettato la sua proposta. Per esperienza personale sapeva bene che Memphis James faceva solo quello che Memphis James voleva. Era sempre stato così e lo sarebbe sempre stato. Convincerlo a cooperare avrebbe richiesto tutta quell’abilità diplomatica che lei aveva affinato nel corso degli anni.

Quale figlia e nipote di due giganti della politica e quale ex moglie di un politico, aveva un sacco di pratica nel parlare del più e del meno. E considerata la storia avuta con l’uomo che le stava davanti, era più che assennato mantenere la conversazione a un livello superficiale.

Lanciò uno sguardo all’altissimo edificio. «A quanto vedo, il tuo desiderio di morire è ancora inalterato» osservò in tono indifferente.

«Se l’avessi, sarei saltato senza fune» considerò lui con aria divertita.

«Ma durante le riprese di The Indistructibles l’hai fatto, però.»

«Era una situazione particolare.»

«Cioè più folle del solito?»

Lui scrollò le spalle. «Normale lavoro.»

«Normale? Buttarsi giù da un palazzo? Saltare da un elicottero?» Kate arcuò un sopracciglio. «Precipitare in macchina da una scogliera?»

Quando al cinema aveva visto la scena divenuta tanto famosa, le si era fermato il cuore.

Memphis aggrottò le sopracciglia divertito. «Che fai? Segui la mia carriera adesso, Angioletto?»

Il soprannome fu un colpo basso e l’emozione le cancellò la protesta dalle labbra. «Non chiamarmi così, per piacere» lo pregò, sforzandosi di mantenere un tono indifferente. Da ragazzina aveva sempre detestato quell’appellativo e da adulta aveva trovato ulteriori motivi per odiarlo.

«Be’, in effetti Angioletto era un termine adatto alla ragazzina tranquilla e rispettosa delle regole che eri» considerò lui con un lampo di allegria nello sguardo malizioso. Ma un attimo dopo quello stesso sguardo avvampò di un’intensità che rese l’aria elettrica e innescò in lei un’inaspettata sensazione di calore. Memphis le si avvicinò scrutandola con gli occhi di chi conosceva tutti i suoi segreti. «Ma tutti e due ricordiamo bene un episodio in cui il soprannome era del tutto inappropriato, vero?» indagò con voce profonda.

Lottando per mantenere la calma, Kate gli rivolse quello che si augurò fosse il suo leggendario sorriso da campagna elettorale. «Angioletto era tanto inappropriato quanto diavolo calzava a pennello per te.» Era tempo di definire le regole base del loro nuovo rapporto. Erano entrambi adulti, potevano lasciarsi il passato alle spalle e dare vita a un’amicizia più... tranquilla.

O almeno si poteva sperarlo.

«Quindi scordati di provarci, Memphis» proseguì, ignorando il disagio provocato dalla sua vicinanza. «Non sono più la ragazzina che intimidivi tanto facilmente. Con gli anni ho imparato a conservare padronanza e dignità anche nelle avversità.» E quel divorzio umiliante, per giunta sezionato dai giornali scandalistici, l’aveva aiutata un bel po’.

«Sarei un’avversità adesso?»

«Sì. Per te fare sempre il bastiancontrario è un punto d’orgoglio.»

«Un uomo deve pur essere famoso per qualcosa» minimizzò lui. «Allora sei qui solo per testare le tue nuove capacità?»

«Si tratta di una sfortunata coincidenza. Sono qui anche perché ho bisogno del tuo aiuto.»

Un

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