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Una bionda in fuga (eLit): eLit

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Una bionda in fuga (eLit): eLit

Lunghezza:
154 pagine
1 ora
Pubblicato:
May 31, 2017
ISBN:
9788858970447
Formato:
Libro

Descrizione

Lacey McCade, avvocato di successo in procinto di sposare il classico scapolo d'oro californiano, all'improvviso fugge in Canada, dove l'attende un mondo nuovo, fatto di spazi innevati, un ranch, un cowboy, due bambini e un indiano. E molto altro ancora: la realizzazione di una vita completamente diversa e di un amore grande, totale, eterno.
Pubblicato:
May 31, 2017
ISBN:
9788858970447
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.


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Anteprima del libro

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1

Ethan Black alzò gli occhi dal lavello della cucina e guardò fuori della finestra. Aveva le braccia immerse fino al gomito nell'acqua saponata.

L'ultima luce della giornata stava svanendo nel cielo. Alberi spogli e sempreverdi incappucciati di neve si stagliavano come cupe forme contro le strisce arancio e rosa del tramonto. Una mucca muggì, un suono basso e melodioso al tempo stesso.

Appariva ancora il contorno rischiarato delle colline tondeggianti che si stendevano sino all'orizzonte. Non si scorgeva più, invece, il nastro asfaltato, quasi sempre deserto, che serpeggiava per chilometri e chilometri, arrampicandosi sulla cresta dello Sheep Creek Ridge, per poi attraversare la vallata in ombra e risalire verso la casa di Ethan, sul Black's Bluff, un promontorio ripido a tavoliere. In notti come quella, Ethan poteva distinguere i fari a distanza di oltre sei chilometri.

Ma non c'era traccia del tanto auspicato arrivo della cavalleria.

Ethan corrugò la fronte. Gumpy, il suo anziano aiutante, sarebbe ormai dovuto essere rientrato da Calgary. Con i rinforzi, naturalmente!

Già, i rinforzi! Cioè la signora Betty-Anne Bishop.

L'attesa era snervante.

Ethan abbassò di nuovo lo sguardo, quasi con disgusto, al contenuto dell'acquaio dove stava lavando i piatti. Una montagna di piatti! Non ci era abituato, per sé e per Gumpy, infatti, ne erano sempre bastati due. Ma ora...

Da una quindicina di giorni sembrava che rigovernare fosse diventata una delle sue occupazioni principali. Possibile che due settimane fossero tanto lunghe ed estenuanti?

Risate argentine gli giunsero dal fondo del corridoio. Per reazione istintiva, Ethan chiuse gli occhi e sospirò.

Meglio dare una controllata.

Si allontanò dal lavello e sbirciò. Era accesa la luce nella sua camera e i due bambini stavano saltando su e giù dal suo letto, strillando con gioia sfre nata.

Erano gemelli e, seppure non identici, si assomigliavano parecchio. Entrambi avevano corti capelli scuri, ma gli occhi di Doreen erano azzurri mentre quelli di Danny erano di un grigio intenso come l'ardesia. Danny e Doreen avevano zigomi alti che ricordavano vagamente quelli di Tsuu-T'ina, la nonna, madre di Ethan, una indiana Sarcee. Gli venne spontaneo pensare con sollievo che i due nipoti non avrebbero dovuto subire lazzi e frecciatine dai coetanei a scuola, come invece era capitato a lui, chiamato mezzo sangue o peggio per l'ascendenza indiana. Per questo, in seguito, lui si era sentito costretto a dimostrare di essere bravo quanto gli altri, anzi, migliore. Certamente più forte, più indomito e corag gioso. Osservò ancora un po' i bambini. Prima o poi uno dei due sarebbe caduto dal letto, forse era opportuno chiamarli e ordinare che si calmassero.

D'altro canto... si stavano divertendo.

Così, tornò a occuparsi dell'odiato compito che lo attendeva al lavandino. Bene, aveva finito di pulire le stoviglie della colazione e del pranzo, gli restavano solo quelle della cena, ancora sul tavolo. Si consolò pensando che presto tutto ciò sarebbe stato solo un brutto sogno, nel preciso istante in cui la signora Betty-Anne Bishop fosse entrata dalla porta.

«Zio, detesto questa roba» gli aveva detto Doreen mezz'ora prima.

«Anche se non ti piace, mangiala lo stesso» le aveva risposto.

Gli occhioni color azzurro fiordaliso della bambina si erano riempiti di lacrime, ma non aveva pianto.

Grazie al cielo!

Naturalmente, Doreen non aveva voluto ingoiare neppure un pezzetto dell'eccellente costoletta che aveva nel piatto. E neanche le patate al forno che, bisognava ammetterlo, non erano ben cotte. Si era limitata a mangiucchiare una foglia d'insalata che però doveva averla nutrita abbastanza, a giudicare dalle grida e dai salti che faceva sul letto.

Con un sospiro di rassegnazione e frustrazione, Ethan fece scivolare i piatti sporchi nell'acqua saponata.

Cominciava a dolergli la schiena, per la posizione scomoda al lavandino. Forse la tensione muscolare era da attribuirsi ai tanti tori che aveva incontrato nei sette anni dedicati ai rodeo come cowboy professionista. A dire la verità tutti i suoi acciacchi, e ne aveva parecchi nonostante avesse appena passato i trent'anni, erano da imputarsi a qualche rodeo.

Ma ogni difficoltà passata gli era sembrata un nulla, un mero scherzo a paragone del panico che lo aveva assalito appena si era trovato davanti Doreen e suo fratello Danny, all'aeroporto, due bimbi soli e spaventati che da quel momento sarebbero stati sua totale responsabilità.

Sentì un tonfo. Evidentemente, uno dei gemelli era caduto dal letto.

Attese di udire un grido che non venne. Un attimo dopo, le molle della rete cigolavano di nuovo, protestando per i salti dei due monelli.

Ormai, Doreen e Danny non erano più in ansia, come il giorno del loro arrivo. O magari era stato lui a immaginarli spaventati e a leggere nei loro occhi la propria paura. L'ipotesi, certo, era umiliante. Ma come? Lui che aveva sempre affrontato ogni sorta di pericolo e di rischio si era lasciato prendere dal terrore davanti a meno di cinquanta chili messi insieme? Eppure, era la verità.

La sorella di Ethan, Nancy, insieme al marito Andrew, erano medici missionari in un paese chiamato Rotanbonga. Che nome impronunziabile! I gemelli erano nati là ed Ethan si era tenuto al corrente sui progressi della loro crescita... da lontano, cosa che gli era andata benissimo. Il suo compito principale, come zio, era stato ricordarsi di inviare entro fine settembre i pacchi dei doni natalizi così che arrivassero in tempo per le feste. Ogni anno, Ethan aveva spedito un orsacchiotto e una bambola, comprati con il catalogo della catena dei grandi magazzini Sears, così non era neppure dovuto andare di persona ad acquistare quei regali. Sarebbe stato troppo imbarazzante!

Settimane addietro, però, aveva ricevuto una telefonata urgente e angosciata da parte di Nancy. Si era preoccupato davvero perché non l'aveva mai sentita così, lei che era sempre stata imperturbabile, persino troppo flemmatica. La linea era terribilmente disturbata, però Ethan aveva compreso che era scoppiata un'epidemia che stava mietendo molte vittime. I bambini non erano al sicuro, d'altra parte Nancy e Andrew non se la sentivano di abbandonare tante vite che potevano contare solo su di loro.

Che cosa si suppone che possa rispondere uno zio, in simili circostanze? Ho un ranch di cui occu parmi, non sono in grado di prendermi cura dei vostri figli!? Figuriamoci!

Naturalmente, in quel momento, lui non si era affatto reso conto che due soldi di cacio di cinque anni gli avrebbero praticamente impedito di continuare a badare al ranch.

I nipoti, infatti, lo tenevano costantemente impegnato e lo esaurivano a tal punto che la sera lui si buttava sul letto, sentendosi tutto rotto, come se avesse dovuto lottare da solo contro un'intera mandria.

«Coraggio, Gumpy, arriva» implorò, tornando a guardare la strada buia.

Si augurava che il vecchio camion non si fosse fermato lungo la strada. Gumpy teneva sempre a portata di mano un rotolo di filo elettrico e varie parti di ricambio e con poco operava miracoli. Certo, restare bloccati per strada non sarebbe stato un bell'inizio, per la signora Bishop. Era ormai novembre e faceva freddo la notte.

Ed Ethan voleva che la signora Bishop fosse con tenta, perché così avrebbe accettato di prendersi cura dei bambini. Betty-Anne Bishop era la cugina di un suo vicino, uno dei tanti a cui si era rivolto. Solo tre giorni dopo l'arrivo dei nipoti, ormai nel panico, aveva lanciato un grido d'aiuto a tutti i conoscenti e finalmente aveva trovato chi potesse occuparsi di quei due ragazzini.

Aveva subito telefonato alla signora Bishop e lei gli era sembrata la soluzione perfetta: aveva cinquantasette anni e aveva già cresciuto quattro figli di cui nessuno era finito in prigione. Era già abbastanza per lui, come referenza.

Non si era invece preoccupato del fatto che lei vivesse a Ottawa, a quasi duemilacinquecento chilometri di distanza. Senza batter ciglio, infatti, le aveva pagato il biglietto aereo.

«È mio!» strillò all'improvviso Doreen.

«No!» le urlò Danny di rimando.

Ethan sospirò e chiuse gli occhi.

Adesso i bambini stavano litigando.

Ancora una volta abbandonò il lavello e guardò nel corridoio che portava alle camere. Li vide, stavano contendendosi a furia di strattoni il suo cappello. Dannazione, non sapevano che il cappello di un uomo è sacro?

«Ehi!» gridò in tono di rimprovero.

Doreen trasalì e mollò il cappello, perdendo l'equilibrio e cadendo sul sedere rotondetto. Si girò verso lo zio e lo guardò con occhi colmi di accusa e di lacrime.

Ethan appese il telo asciugapiatti con più vigore del necessario, borbottò un'imprecazione che avrebbe lasciato costernata la sorella e si diresse verso la camera.

Qualche minuto dopo, si sistemò sul divano, con Doreen e Danny appoggiati a lui, stretti stretti, e aprì il libro delle fiabe figurate.

«Zio, quante volte l'abbiamo già visto?» chiese Doreen, con allegria.

«Ventisette» fu la cupa risposta di Ethan.

Lei sospirò, contenta e Danny intonò la canzone di apertura, a voce spiegata. Le palpebre dello zio, intanto, diventavano sempre più pesanti.

Gli sembrò che fossero passati solo pochi minuti quando si destò di soprassalto. Ma la TV aveva finito di trasmettere i programmi e Danny e Doreen dormivano beati, con il capo appoggiato al suo petto. Danny respirava rumorosamente e Doreen aveva la bocca socchiusa, da cui usciva un po' di saliva che gli imbrattava la camicia.

Se non fosse stato per quella piccola chiazza umida, Ethan avrebbe pensato di sognare.

Perché, nella stanza con loro, c'era un angelo.

Un angelo di sesso femminile, assolutamente meraviglioso. Aveva capelli lunghi e folti, biondo miele, in parte raccolti, mentre l'altra metà le incorniciava il volto e ricadeva su una spalla. Aveva occhi color cioccolato, zigomi alti, un nasino delizioso, una bocca voluttuosa, che ancora portava tracce di rossetto. Rossetto? E da quando gli angeli usano il rossetto?

Ethan sbatté le palpebre e scrollò la testa per chiarirsi le idee.

E poi, da quando gli angeli indossano tailleur mini color rosa, in seta? La gonna mostrava infatti generosamente lunghe gambe ben modellate.

«Dolcezza, siamo a casa» disse Gumpy con la sua solita risatina chioccia.

Ethan si girò di

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