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Trattativa privata: Harmony Destiny

Trattativa privata: Harmony Destiny

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Trattativa privata: Harmony Destiny

Lunghezza:
163 pagine
2 ore
Pubblicato:
Nov 10, 2017
ISBN:
9788858974971
Formato:
Libro

Descrizione

È più difficile trovare un'ottima assistente o una focosa amante? L'ideale è averle entrambe!



Il lavoro non spaventa Zac Prescott, costruttore in ascesa, neppure ora che deve accollarsi l'onere di dirigere, oltre alla propria, anche la compagnia di famiglia. Sa infatti di poter contare su un valido aiuto, Emily Reynolds, il suo braccio destro tutto tailleur impeccabili e severi chignon. Ma dietro l'apparenza di segretaria modello, Emily nasconde cuore, cervello e curve femminili da infarto. Così, tra una riunione e l'ennesimo straordinario, Zac non riesce a controllarsi e la bacia. Follia di un momento o l'inizio di qualcosa d'importante? Difficile dirlo dato che l'irreprensibile assistente opta per una terza soluzione: la fuga.
Pubblicato:
Nov 10, 2017
ISBN:
9788858974971
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.

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Anteprima del libro

Trattativa privata - Paula Roe

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Promoted to Wife?

Silhouette Desire

© 2011 Paula Roe

Traduzione di Lara Zandanel

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

© 2011 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5897-497-1

1

«Hai fatto cosa

Emily Reynolds allontanò la cornetta dall’orecchio con una smorfia. «Ho baciato il mio capo.»

«Aspetta, ricapitoliamo» disse AJ, sua sorella maggiore. «Hai baciato Zac Prescott.»

«Già.»

«Quel dio in terra, creato per far sospirare di desiderio una donna.»

«Proprio lui.»

«Tu, la mia sorellina che odia gli imprevisti e non sopporta la compagnia degli uomini?»

«Non c’è bisogno di mettere il dito nella piaga, so di essere la donna più stupida del mondo.» Al sicuro nel suo appartamento, Emily sperava che sarebbe stato più facile credere che l’ultima settimana fosse stata solo frutto della sua immaginazione troppo fervida. Ma la sensazione di calore sulla pelle le ricordava in continuazione che era tutto vero.

«Emmy, tu sei la donna più fortunata del mondo! È stato bello?»

«Non mi stavi ascoltando? È il mio capo. Ero finalmente riuscita a costruire un rapporto professionale solido e rispettoso, e poi combino una cosa così stupida. Sembra proprio un déjà vu

«Cosa intendi con ero? Dammi i dettagli.»

«La settimana scorsa ero in ferie. Giovedì notte Zac mi ha chiamato dall’ufficio, completamente ubriaco. L’ho portato a casa e l’ho accompagnato fino alla porta, siamo inciampati... ed è successo.»

«Ah, la vecchia storia dell’inciampare e baciarsi

Emily sapeva che non poteva addurre come scusante al proprio comportamento il fatto che Zac fosse ubriaco. Inoltre, non poteva negare a se stessa di aver segretamente desiderato quell’uomo durante tutto l’anno passato, il che non faceva che aggravare la sua stupidità.

«Non è divertente. Sono stata presa dal panico, mi sono chiusa in casa e ho passato il weekend a pensare.»

«Questo è pericoloso. E poi?»

«Mi sono licenziata. Proprio questa mattina. Via e-mail.»

«Oh, Emmy! A parte il bacio ubriaco, perché?»

«Sai perché.» Si passò una mano fra i capelli ancora umidi. «Non posso affrontare un’altra accusa per cattiva condotta.»

«Ma Zac non è come quell’altro idiota bugiardo!»

Emily sospirò, una rabbia indicibile le pesava sullo stomaco. Era convinta che nel mondo del lavoro contassero talento e dedizione, non quanto biondi fossero i suoi capelli e quanto corte le minigonne. Si era sempre vestita in modo professionale, e aveva lavorato sodo nella speranza che, un giorno, un datore di lavoro riconoscesse il suo talento.

E quattro anni prima era successo, ma non nel modo in cui si era immaginata. Il tanto agognato posto fisso, in una delle principali aziende di Perth, era arrivato insieme a obblighi di ben altra natura, come aveva scoperto alla festa di Natale aziendale, sei mesi dopo. Era la prima volta che indossava una minigonna e un top carino, e un dirigente dell’amministrazione le aveva messo le mani addosso.

Emily rabbrividì. Allora aveva ventidue anni, umiliata e sola al mondo. Niente famiglia, niente casa, niente. Finché uno zio che non aveva mai conosciuto le aveva lasciato in eredità il suo appartamento sulla Gold Coast. Così si era trasferita dall’altra parte del Paese e aveva ricominciato daccapo, con le ferite quasi rimarginate e un nuovo stile decisamente sottotono. Raccoglieva i capelli, portava gli occhiali, indossava tailleur rigorosi e scarpe basse, per apparire una seria professionista. E la strategia si era rivelata vincente quando era stata assunta come assistente personale di Zac Prescott, due anni prima.

«Forse la situazione non è così terribile come pensi» stava dicendo AJ.

«No, è molto peggio. Ho chiuso con gli uomini.»

AJ sputò quello che stava bevendo. «Così, dopo una serie di fidanzati idioti, una falsa accusa di cattiva condotta e un perdente per ex marito, ora sei diventata lesbica?»

«No.» Emily soffocò una risata. «Intendo dire che non mi lascerò più coinvolgere emotivamente dai loro giochetti.»

«Ah! Stai finalmente passando al Lato Oscuro?»

Emily rise. «Almeno il Lato Oscuro ha il vantaggio del sesso senza impegno.»

«Ma quella sono io. Tu sei la brava ragazza sempre organizzata, con forti valori morali, che aspetta Quello Giusto

«Già, e guarda come sono finita.» Emily tese l’orecchio verso l’ingresso. «C’è qualcuno alla porta.»

«Dannazione, avevo detto allo spogliarellista di arrivare dopo le sette.»

«Molto divertente. Senti, ci vediamo domani alle 20.30 al Jupiters, va bene?»

«Sì. E ricorda che dovrai darmi maggiori dettagli. Buon ventiseiesimo compleanno, sorellina.»

Emily riagganciò il telefono, mentre bussavano con maggiore impazienza. «Va bene, arrivo!»

Non erano gli uomini a essere il problema, ma lei. Dopo due anni trascorsi a organizzare ogni minuto della vita di Zac Prescott, dopo aver lavorato venti ore al giorno e risparmiato ogni centesimo, aveva finalmente abbastanza liquidità per mettersi in proprio. Aveva pensato di sfruttare quella settimana di ferie per spianare la strada alle proprie dimissioni, in modo da rendere la situazione più semplice a Zac. Invece, si era trasformata nel suo servizio di assistenza telefonica personale.

I colpi non accennavano a smettere.

«Dannazione.» Afferrò la maniglia della porta e la spalancò.

«Cosa diavolo è questo?» Zac Prescott era in piedi sul pianerottolo, furioso, un pezzo di carta stretto nel pugno chiuso.

Lei fece un cauto passo indietro. Zac non era solito alzare la voce. L’unica volta che lo aveva visto perdere il controllo era stato durante una telefonata con suo padre, circa un anno prima.

«Le mie dimissioni» rispose calma.

Gli occhi verde oliva di Zac si strinsero su di lei. «Perché?»

Zac Prescott indossava dei pantaloni grigio scuro spiegazzati ad arte, una camicia bianca a maniche lunghe di taglio sartoriale e una cravatta di seta con sottili ricami blu e verdi, che gli aveva regalato lei il Natale precedente. La figura era imponente, ma fu il viso a colpirla, con quei tratti bellissimi e duri, risultato di un padre di carnagione scura e una madre svedese dai capelli biondi e occhi verdi. L’elegante e quasi artistica combinazione dei lineamenti e della pelle abbronzata, rasata di fresco, le faceva scorrere una potente scarica di desiderio nelle vene.

«Perché me ne vado.»

«Non puoi andartene.» Si fece avanti ed Emily non ebbe altra scelta che lasciarlo entrare. Il suo corpo imponente invase lo spazio, catturando tutta l’aria del piccolo monolocale. Era irresistibile.

Fece un respiro misurato, e il caratteristico profumo fresco e peccaminoso di lui la investì, riportandole alla mente piacevoli ricordi. Inghiottì il groppo alla gola e chiuse la porta.

Emily incrociò le braccia mentre lo sguardo di Zac scorreva su di lei, soffermandosi sul suo viso senza trucco e sui capelli umidi.

Sei praticamente nuda. Il calore la riempì mentre stringeva la cintura dell’accappatoio. Zac la fissava come se volesse carpire i suoi segreti più intimi. Era completamente diverso da giovedì notte, quando era privo di difese, quasi vulnerabile.

«Non puoi andartene.»

Lei sbatté le palpebre. «Perché no?»

«Be’, per prima cosa, la tua sostituta – Amber? – fa pena.»

«Si chiama Ebony. È venuta dal marketing per farmi un favore.»

«Ha impallato l’archivio.»

«Capisco.» Con occhio attento notò che si massaggiava il collo. Due anni a stretto contatto le avevano insegnato che doveva avere un principio di mal di testa.

«E mi mette lo zucchero nel caffè.»

Oh cielo, l’ho viziato. «E lasciami indovinare, non ti ricorda di mangiare?»

Zac aggrottò la fronte, continuando a strofinarsi la nuca. «E il suo terribile profumo mi fa venire l’emicrania. Non è divertente. Tutto è andato storto questa settimana. Ho bisogno di te.»

A quelle parole Emily si sentì sciogliere come neve al sole. Avrebbe voluto gemere ad alta voce, invece deglutì con cautela. «Tu hai bisogno di me?» ripeté debolmente.

Zac annuì. «Per qualche insana ragione, Victor Prescott ha intenzione di nominarmi suo successore.»

«Tuo padre? Cosa... della VP Tech

«Già.»

Sbalordita, Emily spalancò la bocca. Zac non parlava mai della sua famiglia. Era comparso quasi dal nulla, riuscendo a imporsi in brevissimo tempo nel mercato immobiliare della Gold Coast, alla guida di un giro d’affari del valore di più di un milione di dollari l’anno. Certo, lei sapeva che suo padre era l’amministratore delegato dal pugno di ferro di una prestigiosa compagnia di software, ma quello era tutto. Zac non la pagava per ascoltare i pettegolezzi.

«Per questo eri...» si fermò per riguardo, ma lui cancellò l’esitazione con un cenno imperioso.

«Ubriaco nel mio ufficio, sì. Non ho fatto una buona impressione all’impresa di pulizie.»

Il suo capo non beveva mai al lavoro. Ecco perché aveva chiamato lei, la sua leale assistente, perché lo accompagnasse a casa. Fantastico.

«Zac» sospirò, «per due anni sono stata la migliore assistente che tu abbia mai avuto. Ho organizzato il tuo lavoro e la tua vita privata senza fare commenti. Ho calmato clienti, organizzato viaggi di lavoro e appuntamenti. Ho fatto gli straordinari e lavorato nei weekend più volte di quante ne possa contare.»

«Non mi ero accorto che odiassi così tanto il tuo lavoro» intervenne rigido.

«Non lo odio! Non lo odiavo. È solo arrivato il momento di cambiare.»

«E aiutarmi a uscire da questo caos con la VP Tech non sarebbe un cambiamento sufficiente?»

«No... sì. È solo che... me ne vado, okay?»

Per un attimo calò un silenzio denso e palpabile, finché Zac disse: «Allora dimmi chi mi ha portato via la mia migliore assistente, proprio ora che ho più bisogno di lei».

Di nuovo quella parola. Bisogno.

All’improvviso, folli fantasie le affollarono la mente, e riguardavano molto più di un bacio rubato.

Sbatté le palpebre in attesa che lui parlasse di quella notte. Ma il tempo passava e Zac non faceva altro che guardarla. E alla fine capì.

Lui non ricordava.

Emily sentì il rossore propagarsi gradualmente lungo il collo, per poi raggiungere le guance, segno evidente della sua stupidità. Mentre lei, durante le ultime ore, aveva rivissuto quel bacio in continuazione, pareva che Zac non ci avesse perso nemmeno un secondo.

Be’, cosa ti aspettavi, con la faccenda della VP Tech che gli è appena piombata addosso?

Emily sospirò. «Posso insegnare

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